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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL PIEDE IN TROPPE SCARPE PARTE 4

  • 1/10/1990, mercoledì
  • San Girolamo

Stamattina alle 10,30 ho telefonato a casa di Orlando convinto di trovare come al solito la segreteria telefonica, per lasciargli un messaggio e vedere se mi avrebbe richiamato. Invece ha risposto Mik, assonnato perché ieri sera era andato a bere con gli amici. Gli ho chiesto scusa e gli ho detto di dire a Orlando che ho chiamato. Non so se, nello stato in cui era, se ne ricorderà. Comunque sta di fatto che Orlando in tutta questa settimana non mi ha mai chiamato. Ogni giorno, al ritorno a casa, speravo che ci fosse magari un suo messaggio nella segreteria telefonica, ma niente. Forse davvero Orlando preferisce che fra me e lui tutto finisca. La cosa mi rende triste anche se, tutto sommato, lo capisco. Eppure non posso fare a meno di sperare ancora.

Comunque, questa sera, visto che mi avevano regalato un biglietto per entrare gratis alla sauna gay, l'Antares, ci sono andato verso le 7,30. C'era anche un locale piccolo con la TV, una ventina di posti a sedere in cui davano filmetti gay passabili. Poi c'è un corridoio con sedili e macchinette per bevande, cose da sgranocchiare e sigarette, una sala con riviste gay, in cui si può fumare, un corridoio semibuio tutto segmentato di tende che formano un percorso a zigzag con due piccoli séparé di tende in cui una coppia può appartarsi, in piedi, e due camerette con un divano, chiuse a chiave, che si possono affittare. E poi la sauna vera e propria con accanto le docce.

Ho guardato uno dei film poi ho cominciato a girare sperando di agganciare uno dei numerosi giovani (il 90%) che gironzolavano incessantemente. Per ore non è successo niente. Il fatto è anche che, oltre alla mia timidezza, non so come fanno qui ad agganciare, è la prima volta che metto piede in una sauna gay, e il timore di fare passi falsi o di sembrare aggressivo, mi impediva di fare il primo passo nonostante ce ne fosse più di uno che mi piaceva. Poi, mentre stavo accanto a una delle tende ho sentito che c'era qualcuno dall'altra parte e mi è sembrato che fosse uno dei ragazzi che mi piacevano. Sfiorava la tenda come me, così ad un certo punto la mia mano ha sfiorato la sua attraverso la tenda e lui non l'ha tolta. Ho spinto e lui non la toglieva ancora. Allora mi sono deciso ad infilare la mano dall'altra parte e le nostre dita si sono intrecciate, strette. Ho scostato la tenda: non era quello che avevo pensato, comunque non mi dispiaceva affatto. Lui mi ha baciato. Gli ho chiesto se veniva con me in una delle stanzette per due e lui ha detto di sì. Sono andato a pagarla e prendere la chiave. Erano le 10,50. Entrati, ci siamo baciati, carezzati e, a poco a poco, spogliati. Anche se non era bello di volto (carino, comunque) il suo corpo mi piaceva molto.

Abbiamo fatto l'amore baciandoci, carezzandoci, succhiandocelo a vicenda e leccandoci ma senza venire e senza che io lo penetrassi, anche se gli piaceva sentire il mio dito sul suo buchetto. Mi si stringeva contro e gli piaceva essere coccolato e credo che cercasse più tenerezza che non sesso vero e proprio (anche se comunque gli piaceva). Mi sorrideva, mi poggiava la guancia sul petto o su una spalla e sembrava felice quando lo stringevo a me e lo cullavo. Sembrava stregato dal mio membro: gli piaceva toccarmelo, succhiarmelo. Siamo stati così fino alle 11,40: è stato molto piacevole. Non ha voluto dirmi il suo nome. Ha venti anni ed è studente all'accademia di belle arti e io gli ho detto che sono pittore. Gli ho detto che mi piace, che voglio rivederlo. Lui mi ha detto che sta con uno. Ma più tardi, quando gli ho ripetuto che avrei voluto rivederlo, mi ha chiesto quando. Gli ho chiesto quando avesse tempo libero. Mentre ci pensava gli ho chiesto: "Domani? io sono libero tutto il giorno." e lui: "Io sono impegnato la sera, ma il giorno no." "Allora possiamo vederci di giorno." "Sì." "A che ora?" "All'una, va bene?" "Certo, davanti al cinema Ideal ti va bene? Sai dove è?" "Sì, certo." "Vieni davvero? Piuttosto dimmi subito di no ma non farmi aspettare inutilmente." "Vengo davvero." "Promesso?" "Sì."

Siamo usciti assieme ed abbiamo camminato fino alla stazione dove lui doveva prendere il treno. Non fa sport, ora. Fuma, ma poco. Non va ai bar gay né a ballare. Quando ci siamo lasciati ho chiesto conferma per l'appuntamento e lui ha confermato.

È carino, molto timido. Gli ho detto che capivo la sua ritrosia a dirmi il nome: ancora non ci conosciamo; ma volevo appunto che ci conoscessimo meglio e magari diventare amici. Lui ha detto di sì. Chissà se e come avrà un seguito questa storia? Abbiamo fatto l'amore in modo molto dolce e, anche se lui mi ha detto che preferiva non venire e non siamo venuti, è stato molto piacevole. Quando eravamo entrati nella stanzetta aveva voluto che spegnessi la luce, ma anche senza luce c'era un chiarore sufficiente per vedere il suo corpo e le sue espressioni. E dopo poco l'ha accesa lui per guardarmi meglio. Mi piaceva il suo sorriso...

Però perché devo sempre trovare ragazzi che hanno già un amante? Possibile che non riesca a trovare chi possa innamorarsi tranquillamente di me?

Mah, adesso è già quasi l'una e vado a dormire. Fra dodici ore sarò davanti all'Ideal ad aspettarlo: speriamo che non mi faccia il bidone. Se passeremo assieme il pomeriggio gli darò il mio indirizzo in modo che possa eventualmente telefonarmi lui, se non vuole darmi il suo.

Ma in fondo spero ancora che da Orlando arrivi un cenno...



  • 3/10/1990, venerdì
  • San Candido

Come temevo il tizio non è venuto ieri pomeriggio. L'ho aspettato fino all'una e mezza. Non capisco che gusto ci sia a promettere poi a far aspettare a vuoto. Ma in fondo è meglio così: dopo tutto l'uva è ancora acerba, disse la volpe. Comunque sono proprio candido.

Dopo sono tornato alla sauna Antares dove sono rimasto per circa cinque ore senza battere un chiodo. Ce n'era uno in particolare, molto caruccio, che però, nonostante non battesse un chiodo neppure lui, non mi ha fatto mai nessun segnale per farmi capire se gli interessavo o no e comunque non rispondeva ai miei: questione di convenzioni o proprio non gli piacevo?

Alle 20 sono andato al Triangolo, dove c'era solo il gestore. Così ne ho approfittato per farmi spiegare come si batte in sauna e anche come si batte nei bar gay. È stato utile ed istruttivo. Verso le 22 sono andato al pub gay Garibaldi per la prima volta. Un posto simpatico ma, come al solito, me ne stavo seduto al bancone in silenzio da solo, così avevo deciso di tornare a casa verso mezzanotte. Ho visto entrare tre tizi che sono andati a sedersi ad un tavolinetto; non ci ho fatto molto caso. Dopo poco uno dei tre è venuto accanto a me: era Mik, l'amico di Orlando. Avendomi riconosciuto è venuto a salutarmi e mi ha invitato a sedermi con loro. Sono andato; abbiamo chiacchierato. Ad un certo punto Mik ha visto il mio portachiavi di legno di rosa e mi ha chiesto se ero io che ne avevo regalato uno a Orlando. Gli ho detto di sì e gli ho chiesto perché: lui allora m'ha detto che quando l'aveva visto a Orlando gli aveva chiesto insistentemente di regalarglielo ma Orlando aveva risposto risolutamente di no!

Poi Mik ha detto: "Orlando è molto grazioso e dolce, vero?" "Sì, davvero molto." ho detto io. Poi, mentre gli altri non sentivano, gli ho chiesto se avrebbe saputo mantenere un segreto. Ha promesso. Gli ho detto che sono innamorato cotto di Orlando ma che, sapendo che lui ha un altro, non glielo avevo detto. Lui mi ha di nuovo promesso di non dire niente a Orlando poi mi ha detto che Orlando è ancora molto giovane e incerto, più della sua età. Che il suo Willy vive nel paese da cui proviene Orlando, che ha sessantatré anni, che Orlando ha anche un amante più giovane qui in città: un francese, e che è confuso perché non sa dire di no a nessuno dei due, ma che gli ci vuole solo tempo. Allora io gli ho detto che non ho speranze. Mik ha detto che, al contrario, devo solo avere pazienza e, per ora, dargli la mia amicizia senza costringerlo a fare scelte o rischio di farlo scappare via, ma che alla lunga posso avere successo. Ha aggiunto che avrebbe fatto in modo di trovarci tutti e tre assieme per farmi stare con Orlando. "Sei affascinante, credo che Orlando possa innamorarti di te..." ha detto dolce.

Non gli ho detto che in realtà io e Orlando avevamo già fatto l'amore, perché non mi sentivo di dirgli cose che riguardavano Orlando. Ma ora la speranza si è riaccesa nel mio cuore anche se capisco che anche se Orlando non mi sta sfuggendo, ci vorrà comunque parecchio tempo. Insomma, ora il ragazzo ha ben tre amanti, me compreso. O più?

Mik mi ha detto che alle 2 sarebbero andati ad una spaghetteria e mi ha proposto di andare con loro. Ho accettato: con Mik si sta veramente bene. Alle due, stavo per alzarmi ed andare con loro, mi è venuto vicino un giovane (28 anni?) molto carino e mi ha chiesto di dove ero, cosa facevo e un sacco di altre domande. Io però, visto che gli altri stavano salutando gli amici per uscire, ho preso la mia borsa e mi sono alzato per seguirli. Lui allora mi ha detto: "Come, vai già via? Fermati ancora, dai!" "Non posso." "Solo un po'..." "Sono con amici e ho promesso che vado con loro." "Vieni spesso qui?" "No è la prima volta." "Ah, ma tornerai?" "Sì, senz'altro." "Ah, bene, allora potremo vederci ancora." Insomma ho l'impressione di aver fatto colpo su quel giovanotto. È molto, molto carino e se non fossi così preso di Orlando credo che mi sarebbe piaciuto conoscerlo e...

Siamo stati nella spaghetteria fino alle cinque. Ho promesso a Mik che gli darò lezioni di disegno che vuole imparare. Quando ci siamo lasciati Mik ha detto che si farà dare il mio numero di telefono da Orlando e che mi telefonerà. Credo di avere in Mik un alleato, in qualche modo. È sembrato disposto a fare qualcosa per il mio amore per Orlando.

Avere saputo che Orlando ha non uno ma due altri amanti non mi ha affatto scosso. Probabilmente sta ancora cercando la sua via e, visto che è solo mezzo anno che vive da solo, si sta godendo una libertà che prima non aveva mai avuto. Mik dice che Orlando è attratto da gente della mia età, sottintendendo abbastanza chiaramente che il giovane francese non è un serio rivale. E Willy, anche se Orlando torna al paese ogni quindici giorni circa, è lontano...

Non so se mi sto illudendo da solo o no. La prossima volta che sarò solo con Mik vedrò di farmi dire più esattamente quali sono, secondo lui, le mie chance. E di farmi consigliare come fare a conquistare completamente Orlando. Credo di essere simpatico a Mik e che mi aiuterà.

Tra l'altro Mik la sera prima aveva conosciuto Silvio; non sa che è il mio ex. Mik mi ha anche detto che Orlando va da solo al Garibaldi e, raramente, al Triangolo. Credo che finirò per frequentare solo il Garibaldi. L'ambiente è simpatico.

Adesso capisco perché Orlando si era comprato un libro per studiare francese. Chissà se riesco a convincerlo a studiare disegno invece del francese? Magari assieme a Mik. Non abbandono il sogno di arrivare a qualcosa di serio con Orlando.

Raffaele mi ha chiesto se Orlando mi piace molto e basta o se ne sono veramente innamorato. Non lo so, ma mi pare che sia già innamoramento, il mio. Certo, l'incertezza della risposta mi frena parecchio nei miei sentimenti ma comunque Orlando resta il primo in classifica e non faccio che pensare a lui.



Certo che papà era innamorato di Orlando: bastava che gli chiedessi notizie del ragazzo che gli brillavano gli occhi.

Quando mi disse dei tre amanti del ragazzo, e io feci un'osservazione un po' critica su Orlando, lui lo difese:

"Deve capire lui stesso, deve arrivare a far coincidere desiderio e amore e ancora non ne è capace. Devi capirlo. Vedi, quando io avevo scoperto di essere gay, o bisex, chissà, avevo diciotto anni. Avevo la ragazza, si chiamava Anna. Anche lei aveva diciotto anni. Era la mia seconda ragazza. La desideravo, volevo fare l'amore con lei, ma lei era un po' restia. Mi carezzava e si faceva carezzare, anche piuttosto intimamente, ci si baciava, ma non voleva mai andare oltre. Io la rispettavo e tenevo a freno il mio desiderio, che però era davvero forte.

Anna aveva un fratello, Dolfo, di ventiquattro anni. Dolfo era gay, ma io non lo sapevo. Lo trovavo molto simpatico, era carino, elegante, spiritoso, stavo volentieri in sua compagnia. Un giorno, parlando proprio di me e Anna, mi chiese se avevamo già fatto l'amore. Gli dissi di no, sembrò stupito, gli spiegai il perché. "Ma riesci a controllarti?" mi chiese lui. "Per ora sì." gli risposi. "Già... anche io desidero una persona ma non le ho mai detto niente, mi controllo." disse. Non capii che si riferiva proprio a me.

Ma un altro giorno, mentre stavamo soli assieme, Dolfo si decise a dirmi che mi desiderava. Non so, forse il momento speciale, forse l'affetto che provavo per lui, forse il desiderio represso, fatto sta che mi lasciai abbracciare, carezzare, baciare... e non solo baciare. Facemmo l'amore e quando mi volle in sé mi sembrò bellissimo: sia lui che il fatto di unirmi a lui. E mi sentii innamorato di lui, pur continuando ad amare e desiderare la sorella... Capivo, sentivo che avrei dovuto fare una scelta, ma ne ero del tutto incapace. E, per capire meglio, pur continuando a filare Anna e a fare l'amore con Dolfo, in quel periodo andai anche con un altro ragazzo, un amico gay di Dolfo, che mi affascinava per il modo appassionato con cui faceva l'amore con me. E mi era sempre più difficile decidere, scegliere. Perciò capisco Orlando. E poi, in fondo, anche io, non sto provandoci contemporaneamente con tre ragazzi? Come potrei giudicare Orlando?"

Già, come giudicare? Papà diceva sempre che nessuno di noi ha diritto ad ergersi a giudice di qualcun altro. Si giudicano le azioni, non chi le fa.



  • 5/10/1990, domenica
  • San Placido

Ieri notte (anzi stamattina) tornando a casa dal pub Garibaldi, ho trovato un foglietto infilato nella fessura della porta: è di Nuccio!!!

Ieri pomeriggio è venuto qui a casa per incontrarmi perché lui s'era segnato il 4 ottobre e non il 27 settembre come avevo segnato io. Scrive che mi ha aspettato per un'ora e mezza. Si scusa se non mi ha telefonato prima ma ha perso il foglietto in cui gli avevo segnato il mio numero di telefono ed indirizzo, così era venuto direttamente. Mi chiede di scrivergli o di telefonargli. E mi ha scritto il suo indirizzo. Scrive che gli dispiace di non essere venuto da me prima, ma fra straordinari al lavoro e il matrimonio della sorella (di cui m'aveva parlato) è stato molto preso... Nella lettera, scrive in modo abbastanza corretto, mi chiede anche se sono disposto dare lezioni private ad una sua amica di 27 anni che abita qui vicino, che sa che lui è gay e che gli vuole bene.

Così ecco svelato il mistero della sua non venuta.

Ma Orlando ancora non si fa vivo...

Il mio cuore è molto combattuto. Che faccio? Devo ancora sperare in Orlando o devo ripensare a Nuccio? Ma Nuccio è così incerto... e io non so se gli piaccio fisicamente: devo sembrargli troppo vecchio e in fondo per lui lo sono... Nuccio mi attrae molto, sento che potrei innamorarmene.

Io ho bisogno di amore, un bisogno enorme e forse questo non mi permette di vedere con sufficiente distacco che cosa è giusto fare. Mi sento solo: non poter amare qualcuno ed esserne riamato spegne gran parte della mia voglia, del mio piacere di vivere.

Ieri sera, al bar, ad un certo punto si era soli io e i due camerieri e così si è parlato: che tipo mi piace, eccetera. Quando io ho detto che se qualcuno mi piace divento così timido che non riesco ad agganciarlo, loro, molto carini, mi hanno detto di dirlo a loro che possono dirlo al posto mio e, logicamente se all'altro non interesso, niente da fare, ma se invece gli interessassi... Ho avuto l'impressione che non lo dicessero solo perché nei bar gay si fa così, ma anche per vera simpatia nei miei confronti. Specialmente Marcello che è bruttino ma molto dolce e simpatico. Poi l'altro barista mi ha mostrato la foto di un suo caro amico, un ragazzo sui venticinque anni che a volte va lì al bar e mi ha chiesto se mi piaceva. Dalla foto sembra un ragazzo carino e gli ho detto di sì. Allora mi ha detto che me lo presenterà e che chissà che ne possa nascere qualcosa.

E poi c'è il bello sconosciuto del Garibaldi, quello che voleva che mi fermassi e che chissà se lo incontro di nuovo... e poi Orlando... e poi Nuccio...

Insomma, comincio di nuovo a sentirmi libero, visto che Orlando non si fa vivo e che a quanto pare non è che ci tenga molto a me. E Nuccio comunque non sarebbe affatto un ripiego, anche se è così giovane...



Di mia madre forse all'inizio non era veramente innamorato, anche se poi sicuramente la amò molto. All'inizio era solo una cara amica con cui stava bene. E fu lei che lo portò piano piano a farci l'amore: a mia madre papà piaceva molto. Non ne era veramente innamorato, lui, infatti pur facendo l'amore con lei, continuava ad avere avventure con ragazzi.

Ma quando lei gli disse che era in cinta di me, papà non solo volle sposarla, ma troncò subito tutte le altre relazioni. Mamma non ha mai saputo che papà fosse gay, né credo che l'abbia mai neppure sospettato. Papà era sicuro di poter essere per lei un buon marito, di non farle mancare niente né affettivamente né fisicamente, perciò non si sentì in dovere di dirle nulla del suo passato. "Il passato è passato, non esiste più. La sincerità va riservata al presente. Non avrei mai detto una bugia a mamma sulla nostra vita comune." mi disse papà.

Papà aveva venticinque anni quando si sposò con mamma. Io nacqui sei mesi dopo il loro matrimonio. Mi misero nome Raffaele come mio nonno: così aveva deciso mamma, e papà, anche se avrebbe preferito chiamarmi Giacomo, cedette. Spesso papà cedeva con mamma, eppure non era affatto un uomo debole, tutt'altro. Ma la sua forza stava nel non impuntarsi nelle cose non essenziali. Infatti, quando io avevo detto loro che ero gay, mio padre non cedette di un millimetro con mamma e in qualche modo la costrinse ad accettarmi.

Gli chiesi, in seguito, che cosa si fossero detti quella notte. "Molte cose." "Ma cosa, in particolare?" insistetti io. "Che ti volevamo tanto bene, questa era la cosa fondamentale. Tutti gli altri discorsi, solo corollari di poca importanza." "Ma a mamma non era andata giù di avere il suo figlio unico gay, vero?" "Non era preparata, lì per lì ne fu scossa. Ma era una donna buona ed intelligente, quindi ti accettò." "In quell'occasione le dicesti di te?" "No, l'avrei distrutta e mi avrebbe ascoltato di meno, avrebbe pensato che difendevo me stesso. Non serviva, non era opportuno." "Ma non ti è pesato tenerti dentro la tua vera identità?" "La mia vera identità? Ma la mia vera identità era che amavo profondamente mia moglie ed ero felice con lei. Non avevo nulla da nascondere." mi rispose papà con un sorriso dolce.


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