- 29/10/1990, mercoledì
- San Simone
Ieri sera fortunatamente al Garibaldi ho incontrato Mik, l'amico di Orlando. Fortunatamente perché così ho saputo che il suo compleanno cade esattamente domani. Dice Mik che mi telefona stasera per farmi sapere se il party è domani o no. Dice anche che la prossima settimana mi telefona per cominciare le lezioni di disegno.
Stamattina perciò, prima che iniziassero le lezioni al liceo, sono andato in giro per comprare i regali per Orlando. Gli ho comprato un gilè che mi pare carino e adatto a lui, una scatola di cioccolatini, un biglietto di auguri molto carino a cui unirò il libro del "Piccolo principe" ed un mazzo di roselline rosa chiaro quasi bianche. Ho speso un po' meno di quanto pensavo di spendere ma spero che sia contento.
Sia che domani ci sia il party che no, domani mattina verso le otto vado a casa di Orlando, senza dirgli niente, e lascio fuori dalla sua porta una busta con i regali ed il biglietto di auguri e torno a casa. Se poi c'è il party, torno, se no, comunque gli faccio la sorpresa. Spero che sia contento...
Bene, ora, in attesa della eventuale telefonata di Mik, mi metto a scrivere il biglietto di auguri...
- 30/10/1990, giovedì
- San Germano
Mik non ha telefonato e allora stamattina sono andato a depositare la scatola con i fiori ed i regali davanti alla porta di casa di Orlando. Temevo di rischiare di incontrarlo, ma è andata bene. Ora aspetto che esca di casa e che trovi la scatola (sperando che nessuno la rubi prima) e che quindi, eventualmente, mi telefoni... Così, resto in casa, in attesa...
Spero che sia contento dei regali.
- 31/10/1990, venerdì
- Santa Lucilla
Orlando mi ha telefonato alle 12,38. Era felice per i regali ("tanti e belli" ha detto). E mi ha detto che devo andare quando fa il party, ma che spera anche di incontrarmi prima. Ha detto che il gilet gli piace molto e che non lo cambia certo. Ha detto che ha cominciato a leggere il "Piccolo principe" e che gli piace molto. Poi mi ha detto che le cose che ho scritto sul biglietto di auguri lo hanno commosso e gli hanno fatto piacere. La sua voce aveva un tono allegro, felice, che mi ha fatto tanto piacere. Ho potuto sentire tutta la sua dolcezza...
Mi ha chiesto di telefonargli quando sono libero, perché ha voglia di incontrarmi. Lui, ora, lavora sempre di pomeriggio-sera ed è libero di mattina, ma io non sono libero di mattina che a partire da dicembre. Poi lui ha riposo di sabato e di domenica, ma io purtroppo il sabato lavoro sempre fino alle 18,30 e non riesco ad essere libero prima delle 19 o 19,30. Non sarà facile far coincidere il nostro tempo libero, per ora, ma... L'importante è che voglia vedermi, che lo desideri. Forse qualche volta potremmo passare assieme la domenica, chi sa. Poi, da dicembre, io sarò libero di mattina come lui.
Insomma, la speranza si è riaccesa forte in me e mi sento felice. Risentire la sua voce dopo tanto tempo, è stato molto bello.
Mi ha chiesto quando comincio a dare lezione di disegno a Mik e mi ha detto che, se per me va bene, posso andare a casa sua. Poi mi ha chiesto se ho voglia di insegnargli il francese. Gli ho detto che lo farò volentieri e sembrava molto contento.
Bene, adesso so che gli posso telefonare tranquillamente, che le mie paure passate erano infondate, e posso recuperare il tempo perduto. E chissà che, oltre a rafforzare la nostra amicizia, non riesca anche a conquistarne l'amore. Mi piace davvero troppo, Orlando. Non vedo l'ora di incontrarlo di nuovo, di guardarlo, di starci assieme. Ho avuto l'impressione che anche lui lo desideri, e che abbia anche voglia di vedermi a quattr'occhi, non solo assieme ad altri amici. Sì, credo proprio di piacergli. Certo che lui mi piace da matti. E lo desidero moltissimo.
- 1/11/1990, sabato
- Ognisanti
È venuto Nuccio a lezione. Quando entra mi abbraccia e mi da un bacetto, e anche quando va via. Io a volte gli metto una mano su una gamba, o su un braccio, ma niente di più. Mi piace moltissimo. Mi sento attratto da lui. Ma continuiamo a fare solo lezioni di disegno, e non cerco di spingere la cosa oltre, come d'altronde al liceo con Livio.
Durante la lezione mi ha telefonato Orlando. Ero felice. Mi ha detto che non ha ancora fissato il party, ma che non devo mancare. Abbiamo parlato poco, ma era così carino, dolce. Anche se però mi ha detto che oggi pomeriggio non aveva lavoro e che ora era assieme a Gianni: sono un po' geloso: mica mi ha invitato per incontrarci!
Mah, devo avere pazienza. L'importante è che ci si senta, ci si veda, non si perdano più i contatti e (come al solito) se son rose, fioriranno! Mi ha detto di telefonargli, qualche volta... Si capisce che ha piacere di parlare (almeno) con me. Anche se per telefono è diverso che di persona, ma anche solo sentire la sua voce per me è una gioia...
Nuccio tornerà a lezione sabato prossimo; si sta impegnando parecchio e sta imparando a disegnare discretamente. Dice che vuole diventare bravo nel nudo maschile perché gli piacerebbe disegnare dei fumetti gay.
Ma quando potrò rivedere Orlando? Spero presto...
Dei tre ragazzi, in questa fase, è innamorato di Orlando, e questo, oltre che da queste righe, è confermato da quanto mi andava confidando. Certo, non era paragonabile a quando aveva conosciuto te e si era innamorato di te. Me lo ricordo bene: ero a pranzo da lui, appena entrato in casa mi accolse con un sorriso radioso e mi disse: "Raffaele, mi sono innamorato, cotto!" "Bene, sono contento, lo conosco?" "No, ma te lo farò conoscere presto. Si chiama Silvio, ha ventisei anni." "Come vi siete conosciuti?" gli chiesi incuriosito, sentendo l'intensità della sua felicità: vederlo così felice mi fece subito provare simpatia nei tuoi confronti, visto che ne eri tu la causa.
"Alla mostra delle fotografie di Van Gloeden. Stava guardando una delle foto con espressione particolarmente intensa e lo trovai affascinante. Guardavo il suo profilo assorto e provai un incredibile gioia assieme al desiderio di posare le mie labbra sulle sue. Allora gli sono andato vicino e gli ho detto: bella questa foto, vero? Lui si è girato verso di me e mi ha guardato con i suoi occhi luminosi, nocciola ed oro, e mi ha detto: non è veramente bella, ma è sensuale. Quel ragazzo ha uno sguardo, un corpo, una posa sensuale. Pare che dica: prendimi, voglio essere tuo."
Allora papà ti chiese se ti sarebbe piaciuto prendere quel ragazzo e tu gli dicesti che non credevi, che non è tutto il corpo. E cominciaste a parlare. Papà era affascinato da te e tu da lui. Ma mentre lui era affascinato da te completamente, dal tuo corpo, dalla tua anima, dalla tua mentalità, da mille piccoli particolari, purtroppo per te era diverso. Comunque vi siete messi assieme e, almeno in alcuni momenti, sembravate felici tutti e due. Papà non ha mai amato nessuno quanto ha amato te, né prima di conoscerti né dopo. Me l'ha detto lui e so che era sincero.
Comunque gli hai regalato gli undici anni più splendidi della sua vita, me lo ripeteva spesso, nonostante le crisi che li hanno costellati. Si rammaricava solo di non averti saputo dare quello di cui avevi profondamente bisogno: l'ha scritto anche in questo suo breve diario.
Dare all'altro tutto quello di cui ha bisogno, compresa la libertà di tradirlo, di andarsene, di lasciarlo... Eppure diceva di non averti saputo, o potuto, dare abbastanza: di questo era profondamente dispiaciuto e in qualche modo non se lo è mai perdonato, anche se sapeva che non poteva darti ciò che non aveva..
- 2/11/1990, domenica
- Giorno dei defunti
Alle 20,48 Orlando mi ha telefonato di nuovo! Mi ha detto che le rose si sono aperte e sono molto belle. Poi mi ha detto che si è licenziato dal lavoro, perché non ne poteva più, anche se non ha ancora un nuovo lavoro. Gli ho detto che ha fatto bene. Abbiamo parlato ancora, poi mi ha detto che Mik stava preparando cena. Pensavo che volesse invitarmi, ma non l'ha fatto... Però, poi, mi ha detto che sperava di potermi incontrare presto. Gli ho detto che io, purtroppo, questa settimana sono molto impegnato, ma che domenica prossima sono completamente libero e che se lui non torna al paese e se non ha altri impegni, potremmo vederci. Ha detto che non sa ancora, ma che se è libero ci possiamo incontrare domenica, che mi farà sapere.
Poi mi ha passato Mik, che mi ha detto che Orlando, quando ha aperto la scatola con i miei regali (tutti belli, ha notato Mik) era felice come un bambino. E che è bello avere amici come me, che lui invidia Orlando...
Poi di nuovo ho parlato con lui. "Ho voglia di vederti." gli ho detto. "Anche io..." ha risposto. Ci siamo lasciati e lui ha detto: "Ti telefono ancora; ci sentiamo presto..."
Se oggi pomeriggio era libero, perché mi ha telefonato così tardi? Se mi telefonava prima, potevamo anche vederci. D'altra parte mi aveva telefonato solo ieri, non aveva alcun bisogno di telefonarmi oggi. Non so come interpretare il tutto. Comunque è chiaro che gli fa piacere sentirmi, parlarmi, e questo mi fa molto piacere e mi fa sperare. Peccato che per domani ho già preso un impegno, se no... Forse sperava che gli proponessi di vederci domani? Ho come l'impressione che faccia mezzo passo e che attenda che io faccia l'altro mezzo. Forse è ancora indeciso: mi vuole ma non sa staccarsi dal suo amante?
Dovrei vedermi a quattr'occhi con Mik per poter sentire cosa ne pensa lui. Devo insistere perché cominciamo presto le lezioni, mi sa. Comunque, mi pare che le cose stiano andando meglio di quanto potessi prevedere anche solo una decina di giorni fa...
- 3/11/1990, lunedì
- San Martino
Alle 20,08 mi ha telefonato Orlando. Mi ha chiesto se fossi impegnato. Gli ho detto di no. Allora mi ha detto che telefonava da qui vicino. Gli ho chiesto se voleva venire.
È venuto. Abbiamo parlato pochi minuti (neanche il tempo di fumare una sigaretta) e io gli carezzavo una mano, lui mi stringeva le dita. L'ho baciato, lui mi è venuto accanto ed abbiamo cominciato a fare l'amore. Dio, quant'era bello! Lui, come al solito, pieno di passione. Gli ho detto che, non avendolo sentito per tanto tempo, temevo che non volesse più vedermi, che non gli piacessi più. Lui ha sorriso, mi ha carezzato e mi ha detto con dolcezza: "No, non è così!" Dopo un po' che ci baciavamo, carezzavamo, che io lo titillavo con la lingua dappertutto (quanto gli piace farsi succhiare i capezzoli!) facendolo eccitare sempre più, mi ha chiesto di penetrarlo. "Ti faccio male..." gli ho detto. "Non importa, prendimi!" ha sospirato lui.
Il problema era che io mi ero già masturbato due volte, oggi, e all'inizio non riuscivo a penetrarlo. Ma lui mi voleva assolutamente in sé e infine ci sono riuscito e siamo giunti entrambi all'orgasmo... è stato molto bello.
Dopo, restando nudi come piace a lui (ma anche a me!) ci siamo carezzati a lungo e lui mi si accucciava contro, tenero come un cucciolo. Gli ho detto più volte che lo amo. Lui sorrideva dolce, senza rispondere, ma mi carezzava la nuca e mi baciava.
Gli ho regalato il tronchetto con i due scoiattolini che si baciano che avevo scolpito; l'ha trovato bello e mi ha chiesto se siamo noi due. Gli ho detto di sì. Abbiamo bevuto un po' di succo di mela, fumato un altro paio di sigarette, parlando un po' del più e del meno, lui seduto fra le mie gambe, la guancia appoggiata al mio petto. Quando ci incontriamo lui inizia subito a fare l'amore ed è bellissimo, ma dopo sono anche splendide le ore che passiamo nudi e semiabbracciati a parlare teneramente. Orlando: tenerezza e passionalità, in un mirabile mélange.
Alle 21,30 ha detto che doveva andare via. Mi ha salutato abbracciandomi e baciandomi profondamente in bocca. Ha dimenticato qui il suo ombrello, me ne sono accorto in ritardo.
Dice che ora deve trovare lavoro, poi, assieme a Mik, vuole iniziare le lezioni (di disegno o di francese? a questo punto non mi è chiaro, ma non è che abbia importanza).
Dire che sono felice, è dire poco. Sì, è evidente che gli piaccio... Forse si innamorerà anche, di me? Posso sperare di nuovo...
- 12/11/1990, mercoledì
- San Diego
Orlando mi ha telefonato, dopo qualche giorno di silenzio. Non ha ancora trovato lavoro, gira tutto il giorno per cercarlo. Mi ha telefonato (dio, che piacere sentire la sua voce piena di calore) per chiedermi un favore: con alcuni amici vorrebbe poter usare un campo di pallacanestro del liceo in cui insegno ma è necessario che la richiesta sia firmata da un professore della scuola. Posso firmare la petizione per loro?
Certamente, volentieri, gli ho detto. Era contento, mi ha ringraziato molto. Ha detto che ora cercano il sesto per la squadra, poi mi farà sapere qualcosa. Poi mi ha detto che ha voglia di vedermi, ma non è che si sia fissato un appuntamento. Dice che mi ritelefona.
Mi chiedo: si ricorda di me solo quando ha bisogno (un favore, o desiderio di fare l'amore) o per lui sono veramente almeno un po' importante? Vorrei vederlo più spesso, ma lui? Forse gli sta bene così. Non è facile capire. Da una parte ancora sento che fra noi non c'è un vero legame, dall'altra non voglio neppure perdere la speranza che nasca (o si rafforzi).
Non è che papà fosse ingenuo, l'idea che Orlando potesse essere egoista e tendesse a profittare di lui c'è, eppure non gli importa. Quasi sorride a questa eventualità (mi pare di vederlo) che è una debolezza dell'altro che lui, per amore o per amicizia, è disposto a sopportare. Non era un ingenuo, anche se a volte diceva di esserlo.
Anche con gli amici, anche se a volte notava aspetti che gli piacevano poco, e che magari lo facevano anche un po' arrabbiare, era portato a non dar peso ai lati negativi.
E sembrava stupito quando qualcuno gli faceva notare i suoi lati negativi, pur ammettendoli, forse si aspettava che anche gli altri lo accettassero come era senza rinfacciargli le sue debolezze. Non è che non accettasse la critica costruttiva, cercava di essere onesto con se stesso, ma sentiva la critica fatta con serietà quasi come una mancanza di amore.
Era diverso se gli si dicevano le stesse cose con dolcezza, sorridendo, quasi scherzando: gli era più facile accettarle, le sentiva meno come un'accusa. Forse anche in questo era un po' bambino, mio padre.
Eppure era al tempo stesso reputato, da molti, un uomo saggio. Anche se, quando qualcuno glielo diceva, buttava la cosa sullo scherzo, era a disagio, negava di esserlo; non era una posa la sua, qualsiasi tipo di lode lo metteva altrettanto a disagio di qualsiasi tipo di critica. Anzi, più le lodi che le critiche. Il massimo che ammetteva, quando lo lodavano, era: "Cerco di esserlo, magari lo fossi!"
E trovava sempre che gli altri erano meglio di lui, pur stimandosi, in fondo. Parlava sempre in modo positivo di tutti o quasi. Era rarissimo sentirlo dire: quella persona non mi piace. Il massimo che ammetteva è: non mi attira, non mi dà fastidio...
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