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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL PIEDE IN TROPPE SCARPE PARTE 8

  • 24/12/1990, mercoledì
  • Vigilia di Natale

Tornato a casa, nella segreteria telefonica c'era un messaggio di Gianni che si scusava per il lungo silenzio (e io allora che non gli ho mai più telefonato?) che diceva di vederci, e mi faceva gli auguri di buon Natale e buon anno, poi ha passato il telefono a Orlando che ha semplicemente detto buon anno. Orlando, evidentemente, non vuol far sapere agli altri di me e di lui. Quando ci sono altri con lui è laconico, completamente diverso da quando siamo soli. Mah!



  • 29/12/1990, lunedì
  • San Tommaso

Alle 15 esatte mi ha telefonato Livio chiedendomi se poteva passare a trovarmi. Un po' sorpreso gli ho detto di sì. È arrivato alle 15,38. Quando gli ho aperto aveva il suo solito sorriso stampato sulle labbra e la sua aria sensuale che mi ha fatto subito provare un forte desiderio nei suoi confronti. L'ho fatto entrare ed accomodare in soggiorno. Mi ha porto un pacchetto e mi ha detto che era un pensierino per il nuovo anno. Abbiamo parlato un po' d'arte, poi gli ho mostrato un libro di riproduzioni di arte per illustrargli alcune tecniche di cui stavamo parlando. Ero chinato su di lui e, quasi senza pensarci, ho preso a carezzargli il collo e dopo poco lui ha appoggiato la guancia sul mio petto girando in su il volto. Sono sceso a baciarlo e lui ha cominciato a giocare con la sua lingua con la mia. Ero terribilmente emozionato. Gli ho carezzato il petto e lui si è abbandonato ancora più contro di me. Il nostro bacio è diventato profondo, e allora sono sceso con la mano a carezzarlo fra le gambe e attraverso la tela dei calzoni gli palpavo e sottolineavo la prepotente erezione che aveva. Mi lasciava fare ma mi aspettavo che, come l'altra volta, mi fermasse.

Invece lui si è abbandonato sul divano tirandomi giù su di sé per continuare a giocare con la mia lingua. Gli ho slacciato la cintura, poi gli ho sbottonato la patta e ne ho scostato i lembi. Attraverso il jersey grigio perla delle mutande che rendevano evidente il suo membro turgido, ho cominciato a sottolinearlo con i polpastrelli. Mi lasciava fare. Lo carezzai con più vigore e lui iniziò ad ansimare con forza, gli occhi chiusi, specialmente quando, infilatagli l'altra mano sotto maglione e camicia, gli stuzzicai i capezzoli. Allora gli liberai il membro dall'ultima protezione e lo strinsi in mano. Emise un mugolio e fremette. Allora mi sono chinato su di lui ed ho cominciato a succhiarglielo. Ha emesso come un gemito ed ha spinto il pube verso di me e mi carezzava la schiena.

Non mi pareva vero. Pian piano, continuando a succhiarlo e carezzarlo, l'ho denudato, poi mi sono spogliato a mia volta. Quando ha sentito il mio corpo nudo sul suo ha sussultato ma mi ha carezzato i fianchi e la schiena. Era tutto un fremito. Sono scivolato fra le sue gambe ed ho spinto il mio membro sotto i suoi testicoli gonfi, cercando pian piano di farmi strada verso il suo culetto.

"No, lì no..." ha mormorato. "Ti desidero, Livio." ho detto io. "Non l'ho mai fatto con un maschio. Ti prego, lì no." ha insistito. Allora ho smesso di tentare di prenderlo. Ci siamo sfregati l'uno contro l'altro finché siamo venuti tutti e due e lui gemeva sussultando. Poi siamo restati così finché i nostri respiri sono tornati alla normalità.

Lui, senza parlare, si è ripulito e rivestito ed anche io. "Vuoi un caffè?' gli ho chiesto per rompere l'imbarazzo che sentivo nell'aria. "Sì, grazie." ha detto lui.

Dopo poco era di nuovo chiacchierino e allegro, grazioso e gentile come sempre, ma era chiaro che non voleva parlare di quanto era accaduto.

È rimasto ancora un'oretta e infine è andato via rinnovandomi gli auguri di buon anno e dicendomi con un ampio sorriso: "Ci rivediamo a scuola dopo le vacanze, professore."

Era curioso di provare una volta con un maschio? Si sentiva attratto da me? È venuto con quell'idea o si è lasciato coinvolgere dalle mie carezze? Si ripeterà questa esperienza? Avrei desiderato tanto prenderlo, ma capisco la sua ritrosia. Vedremo...



  • 10/1/1991, sabato
  • Sant Aldo

Orlando non si è più fatto vivo.

Nuccio non è venuto la settimana scorsa perché, avendo passato tre giorni fuori casa col suo boy-friend, i suoi genitori erano furiosi con lui che non li aveva avvertiti. Così mi aveva dato appuntamento per oggi alle cinque.

Arrivato, alle cinque e dieci, era distrutto. Veniva da casa del suo boy-friend e ha rotto con lui, era depresso, aveva mal di stomaco, si sentiva male. Mi ha detto che in questo periodo non si sente proprio di prendere lezioni di disegno. Mi ha chiesto scusa, mi ha abbracciato, dato un bacetto, poi mi ha detto che appena si sentirà meglio mi telefonerà per ricominciare a vederci. È andato via pochi minuti dopo (non si era neanche tolto il cappotto).

Mi ha fatto tanta tenerezza, mi dispiaceva vederlo stare così male. Da una parte dovrei essere contento, perché ora Nuccio è libero, ma non ci riesco, perché mi dispiace tanto vederlo star male. Non so perché ha rotto, non mi sono sentito di chiederglielo né lui me l'ha ancora detto. Forse me ne parlerà quando starà meno male. Ma a me, quella volta che l'avevo visto, non m'era piaciuto: Nuccio è un ragazzo così carino, dolce e gentile, premuroso, sorridente, lui aveva l'aria proprio del menefreghista: e non dico questo solo perché era il mio concorrente.

Anche oggi Nuccio era carino, sembrava persino più giovane di quello che è, un ragazzino di quindici anni, sperso, affranto, gli occhi vuoti. Povero Nuccio. Vorrei poter fare qualcosa per lui, ma purtroppo non posso che aspettare che si senta meglio.



Alle 20 mi ha telefonato Orlando. Mi ha ringraziato per la cartolina di auguri di Capodanno: dice che, non avendo dato a nessuno il suo indirizzo, pensava di non ricevere neppure una cartolina, così la mia è stata l'unica e gli ha fatto un grande piacere. Si è scusato di non avermela mandata, ma non aveva il mio indirizzo. Abbiamo parlato un po', ha detto che stava facendo le grandi pulizie ed era un po' stanco, si è parlato del più e del meno, poi gli ho chiesto quando voleva cominciare a studiare francese. Mi ha detto che sarebbe stato contento di studiarlo ma si vergognava a chiedermelo. Allora gli ho chiesto quando voleva cominciare. Mi ha detto domani sera, ma domani sera ho un'altra lezione. Così abbiamo fissato per sabato prossimo: andrò a casa sua alle sette.
Al telefono, carino come al solito, dolce e se cominciamo le lezioni, lo vedrò più o meno almeno una volta alla settimana. Forse però ci sarà anche Mik? Non gliel'ho chiesto, comunque anche se c'è Mik, già solo vederlo spesso è una cosa che mi dà molto piacere e poi si vedrà: da cosa nasce cosa, come si dice. E comunque so di piacergli. Certo è che mi piace molto.
E così, mi ritrovo di nuovo con i piedi in due scarpe diverse. Anzi, in tre.



In un certo senso era contento che in un modo o nell'altro, tutti e tre i ragazzi avesser voluto fare l'amore con lui: si sentiva desiderabile, desiderato, penso, e questo gli faceva piacere. Ma al tempo stesso desiderava che uno dei tre gli dicesse: voglio essere il tuo ragazzo. Gli si sarebbe donato anima e corpo. Ma chi?

Una volta mi disse che si sentiva quasi come "un pezzo d'antiquariato messo all'asta: se qualcuno offrisse anche solo mille lire, se lo aggiudicherebbe, visto che non è molto richiesto..." Il d'antiquariato faceva riferimento alla sua età, con senso di autoironia: lui non si era mai sentito vecchio, eppure sapeva che era giudicato così da molti. E diceva di essere all'asta perché aspettava che uno dei tre ragazzi dicesse: ti amo, per essere suo.

Sorrisi a questa sua immagine e gli dissi che, chiunque avesse vinto l'asta, avrebbe scoperto di aver acquistato un vero tesoro, una rarità.

Mi disse sottovoce: "Piantala!" ma sorrise. "Sei tu che hai cominciato." gli risposi. E mi accorsi che era commosso.



  • 13/1/1991, martedì
  • Sant Ilario

Ieri sera (o stamattina) alle 24,15, mi ha telefonato Orlando. Dopo pochi convenevoli, mi ha detto che doveva chiedermi una cosa. Che cosa? gli ho chiesto, ma lui ha fatto marcia indietro dicendo che no, era una cosa egoista, che era meglio lasciar perdere. Io ho intuito ed ho insistito perché me la chiedesse. Così lui, alla fine, mi ha detto che Mik non c'era e avrebbe avuto piacere se fossi andato da lui.

Mi sono rivestito in fretta, ho preso un taxi e sono arrivato da lui alle 24,45 portando i soliti choux à la crème. Mi aspettava già a letto. Ci siamo abbracciati, baciati, io mi sono spogliato ed abbiamo cominciato a fare l'amore. Mi piace da matti, solo che ieri sera per me c'erano due problemi: il primo è che mi ero masturbato nel pomeriggio, ma comunque ero piuttosto eccitato; il secondo, come le altre volte, è che lui, pur desiderando da matti essere penetrato da me ("fottimi" mi sussurra pieno di desiderio) all'atto pratico gli fa male e questo mi smonta. Così alla fine l'ho fatto venire succhiandoglielo e io non sono venuto. Ma ero contento lo stesso, anche solo di stare con lui.

Ci siamo messi a dormire nudi come eravamo, le nostre membra intrecciate, abbracciati. Non ho dormito molto bene, mi svegliavo spesso, ma sentirlo accanto a me, carezzarlo lievemente, era molto, molto bello: è la prima volta che passo l'intera notte con lui. Lui, nel sonno. mi si stringeva contro.

Poi, stamattina, ci siamo svegliati alle sette, eccitati, ed abbiamo ricominciato a fare l'amore. Io questa volta ero più eccitato, così sono riuscito a penetrarlo con reciproco forte piacere. Poi abbiamo mangiato gli choux, sono andato a farmi la doccia, poi è andato lui.

Quando è uscito dalla doccia mi si è accoccolato contro e, pian piano, abbiamo ricominciato a fare l'amore e lui è venuto di nuovo masturbandosi mentre io lo prendevo ancora e lui mi si agitava contro eccitatissimo, per farsi penetrare più a fondo. Mi piace , anche se vorrei che mi carezzasse, toccasse un po' di più di quello che fa, mentre lo prendo: mi ecciterei di più. Ma mi piace moltissimo: è dolce, passionale, e carino un sacco. Ci siamo coccolati, lui mi carezzava e mi sorrideva beato e mi carezzava fra le gambe e mi stava facendo eccitare di nuovo.

Ma abbiamo dovuto smettere perché lui doveva andare al lavoro. Così ci siamo rivestiti (per la prima volta l'ho visto in giacca e cravatta: non sta niente male) e alle 9,15 siamo usciti ed abbiamo preso l'autobus assieme. In autobus mi ha detto che qualche volta dobbiamo andare al cinema o a passeggio assieme. Mi ha fatto piacere. Poi, lui è sceso una fermata prima di me, mi ha ringraziato col suo solito sorriso fra il dolce e il birichino.

Ah, Orlando, Orlando! Stamattina gli ho ripetuto che lo amo. Non ha detto niente. Che gli piaccio è chiaro, ma forse lui ancora non mi ama. Chi lo sa? Diceva Mik che gli devo lasciare tempo, ma quanto? Mi piacerebbe tanto che diventasse il mio amante, e non solo farci l'amore ogni tanto, quando gli viene voglia. Fino ad ora, comunque, l'iniziativa di fare l'amore è partita sempre da lui: quindi lo desidera, mi desidera.



  • 17/1/1991, sabato
  • Sant Antonio

Sono stato da Orlando per la prima lezione di francese. Abbiamo fatto proprio solo la lezione, anche perché quando era cominciata da poco è arrivato un suo amico a prendere un videoregistratore e si è fermato per tutto il tempo della lezione. Orlando, dopo, mi ha ringraziato infinitamente e ci siamo dati appuntamento per domenica prossima.

Al solito, anche solo vederlo, stargli vicino, mi è piaciuto moltissimo.



  • 25/1/1991, domenica
  • Conv. di San Paolo

Nuccio ancora non si fa vivo.

Sono andato a fare lezione di francese a Orlando. C'era una sua amica e Mik che dormiva di là, così abbiamo fatto solo lezione, al solito. Mah! Comunque sono contento di vederlo, anche se solo per dargli lezione. Chissà come andrà a finire? Orlando mi attrae sempre molto, anche se Raffaele, che l'ha incontrato sabato scorso al Garibaldi, dice che non gli è piaciuto granché. Comunque il mio biglietto di auguri per il compleanno ed i miei due scoiattolini sono sempre in bella mostra.

Vedremo. Io continuo a desiderarlo e a volergli bene.



È vero, forse anche perché, dalle descrizioni di papà, mi aspettavo chissà che cosa. Ci siamo appena salutati, Orlando era con un ragazzo che conosco e che mi ha presentato. Non so se si era reso conto, se sapeva o aveva capito che ero il figlio dell'uomo con cui faceva l'amore. In fondo non è che non mi sia piaciuto, in realtà, ma m'ha fatto un'impressione meno interessante e attraente di quanto mi ero aspettato.

Mi è sembrato un ragazzo... banale. Eppure, se papà ne era tanto preso, doveva essere un ragazzo speciale. Come avevo detto a papà allora, forse avrei dovuto solo conoscerlo meglio. Non credo proprio che quello che entusiasmasse tanto papà fosse solo la sensualità di Orlando a letto. Avrei voluto conoscerlo meglio, ma quella è stata l'unica occasione che ho avuto di incontrare Orlando.



  • 7/2/1991, sabato
  • San Teodoro

Livio, all'uscita da scuola, mi è venuto vicino e mi ha detto con aria casuale: "Oggi non ho nessuno a casa, perciò vado a mangiare al ristorante." Io allora l'ho invitato a venire a mangiare a casa mia. Ha accettato subito.

Per la strada lo studiavo e mi chiedevo se volesse farsi invitare, se vuole che si ripeta quello che è successo l'altra volta e ho sentito il desiderio accendersi prepotente in me. E ho pensato che se per caso fosse così, questa volta devo metterlo in condizione di non potermi dire di no: sa che cosa desidero...

Arrivati a casa, ho riscaldato il pranzo e ci siamo messi a tavola. Livio chiacchierava allegro come sempre ed i suoi occhi sorridenti, il suo volto dall'aria dolce, mi attraevano sempre più. Per rendere le cose più semplici, gli versavo il vino rosé che pur essendo delicato, fa effetto. Infatti era sempre più allegro e disinvolto. Non volevo farlo ubriacare, lo volevo cosciente e consenziente. Solo che allentasse un po' il proprio autocontrollo.

Dopo pranzo, ci siamo seduti sul sofà chiacchierando e gli ho messo una mano sulla coscia, carezzandolo lieve. Lui si è lasciato andare sullo schienale ed ho capito che era pronto...

Dopo poco era nudo fra le mie braccia, pienamente eccitato. Allora gli ho detto di venire di là sul mio letto. Mi ha seguito tranquillo. Ci siamo stesi, abbracciati, e l'ho fatto eccitare ben bene. Ho preso il gel, vi ho immerso un dito ed ho cominciato a stuzzicarlo lieve fra le natiche. Non si è sottratto. Mordicchiandogli i capezzoli gli massaggiavo l'ano senza ancora penetrarlo e lui mi lasciava fare gemendo di piacere. Dovevo portarlo al massimo dell'eccitazione, in modo che non mi si sottraesse.

Ci andai lentamente, in un crescendo di carezze e baci, studiando le sue reazioni. Ero terribilmente eccitato, ma anche lui lo era sempre più. Cercava di masturbarsi ma io gli scostavo le mani impedendoglielo. Poi, mentre mi chinavo su di lui ed iniziavo a succhiarglielo, gli infilai il dito nel buchetto massaggiandolo nell'interno mentre lo continuavo succhiavo ad arte. Tremò ed emise un lungo gemito di piacere.

Finalmente, pian piano, mi misi in posizione per prenderlo e, sostituito il dito col mio membro, ho cominciato a farglielo sentire. "No..." ha mormorato lui, ma io ho sussurrato: "Sì..." e l'ho baciato profondamente in bocca, tenendogli i polsi bloccati di fianco al corpo ed iniziando a spingere. "No..." ha mormorato ancora lui. "Ti voglio." gli ho detto spingendo con più determinazione e forzando il suo foro vergine.

"Mi farai male." ha detto Livio fremendo e divincolandosi lievemente. "Sì, forse, ma ti piacerà anche. E io ti voglio, l'hai sempre saputo. Per questo sei venuto qui da me, no?" ho detto sicuro. "No..." ha detto Livio in un gemito sentendo che stavo iniziando ad entrare in lui. Ma ormai stava cedendo ed iniziai ad affondargli dentro e Livio chiuse gli occhi, li strinse ma smise di divincolarsi. Allora lo baciai in bocca e lui rispose al mio bacio mentre continuavo a penetrare in lui.

Livio si è lasciato prendere, finché ho raggiunto un forte orgasmo in lui e mi sono abbandonato su di lui abbracciandolo stretto. Poi, toltomi lentamente da lui, gli ho detto che l'avrei fatto godere succhiandoglielo. Livio ha aperto gli occhi e mi ha detto che non aveva importanza. Preferiva tornare in soggiorno, ora. Non aveva un'espressione arrabbiata, era sorridente come sempre, ma, con cortese decisione, ha voluto che ci rivestissimo.

È rimasto con me ancora un paio di ore, ma quando avevo cercato di parlare di quello che avevamo fatto, lui, sempre con un sorriso, ma deciso, mi ha detto che preferiva non parlarne.

Ora è appena andato via. Mi ha salutato con la consueta gentilezza, dicendo che ci saremmo rivisti a lezione. Mi piace tanto Livio... Non ho mai provato emozioni così intense quanto poco fa in lui... Forse perché ero il suo primo maschio? Perché ho preso la sua verginità? O perché, in qualche modo, l'ho piegato al mio desidero? Eppure non ho mai provato piacere nel costringere l'altro, anzi.... che mi sta succedendo?



Di questo incontro con Livio, papà, non me ne aveva parlato. Probabilmente si vergognava un po' (avergli fatto bere abbondante vino, l'aver insistito anche se Livio diceva di no, "averlo piegato al proprio desiderio"...) Comunque non è che papà mi raccontasse tutto, specialmente per quanto riguardava il suo modo di fare l'amore, aveva un forte senso del pudore. Per esempio, prima di leggere questo diario, non ho mai saputo se mio padre fosse solo attivo, solo passivo o entrambi, che cosa gli piacesse fare.

Non che la cosa fosse importante, anzi.

Certo, il fatto che papà usasse mezzucci come servire generosamente il vino per giungere al proprio scopo, in qualche modo me lo rende più simpatico, più umano, meno perfetto, non so. Mi ha dato un gran senso di tenerezza leggere queste righe. Proprio perché non era da lui, eppure l'ha fatto. E, nel suo diario, non ha tentato di giustificarsi. Ha scritto semplicemente come sono andate le cose e quello che ha pensato, prima, durante, dopo.


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