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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 17 giugno 1991
INTRODUZIONE

Poletto si girò verso Lorenzo, lo guardò per un po' senza parlare, poi chiese: "Ma... quanti anni avete, padrone?"

"Oh, tanti, tanti, ma ancora non troppi."

"Tanti? Ma se siete ancora un giovanotto!"

"Ma va là! Mi lusinghi perché sono il padrone? O perché speri che ti chiami ancora con me?"

"Ma no, padrone! Cioè... sì, certo, se mi chiamate ancora sarò contento, sarà un onore grande per me avere le vostre attenzioni..."

"Ah sì? E io che speravo che fosse un piacere, più che un onore, per te... Non ti è piaciuto?"

"Certo che sì, padrone, è stato davvero un piacere. Non credevo che fosse tanto bello... quando l'ho fatto con Florindo non era mica così... Voi padrone siete... molto bravo."

"Beh, sarà servito a qualcosa aver tanti anni e averlo fatto con bianchi e mori e gialli..."

"Davvero? E è tanto diverso?"

"Sì e no. Ogni uomo è diverso e sono tutti uguali. E se tu li sai prendere, ottieni il meglio dalla vita."

"Eh, ma voi padrone siete un signore, mica un poveretto come me. Avete sempre il meglio dalla vita."

"Adesso sì, devo ammetterlo. Ma sta tranquillo che ne ho passate di belle e di brutte, altro che poveretto come te. Una volta sono stato anche in prigione... E quante volte ho dovuto scappare, nascondermi, prendere legnate. O anche chiedere l'elemosina. Però ho avuto anche storie belle: come quando ero a corte del Califfo... o del Maraja... Ah, quanti bei ricordi. Ecco, sì: ma io ho sempre saputo adattarmi, aspettare... per poi fare il salto. Mica come voi giovanotti che volete avere tutto e subito... e poi per forza siete delusi. Io non sono bello come te, eppure ho saputo far perdere la testa a tanti..."

"Ma voi siete un bell'uomo, padrone. Devo dire che mi ha fatto meraviglia. Avete un corpo proprio fatto bene, forte, proporzionato. Le vostre vesti non fanno giustizia al vostro corpo. Chissà a quante donne avete fatto perdere la testa, voi!"

"È possibile, ma io non l'ho mai persa per una donna, ma solo per uomini belli e giovani. E poi..."

Lorenzo si fermò come assorto in lontani ricordi.

Poletto finì di rivestirsi, poi guardò di nuovo l'uomo. Dopo un po' gli chiese: "Però, padrone, non mi avete ancora detto la vostra età..."

"Curioso come una serva! Son nato trentasette anni fa."

"Dite davvero? Io ve ne davo almeno dieci di meno, padrone!"

"Lusingatore."

"Ma no. E... sono scortese se vi chiedo quando è stata la vostra prima volta?"

Lorenzo rise divertito, poi rispose: "A far l'amore? Avevo quattordici anni... ventitré anni fa..."

"Carambola! È stato precoce il signor padrone."

"E tu?"

"Io? La prima volta sarà stata tre mesi fa con il signor Florindo. Ho cominciato con ben tre anni di ritardo rispetto a voi, padrone."

"Meglio tardi che mai. Ma con le donne... ne hai mai baciata una? Ci sei mai stato a letto?"

"Signornò. A me le donne mi mettono in imbarazzo. Non mi tirano proprio per niente."

"Ah, sei proprio perso come me, allora. E, dì un po' a parte il Florindo, l'hai fatto con altri?"

"Signornò. Col signor Florindo e con voi, soltanto. Qualche volta però qualche uomo mi ha fatto montare il desiderio alla testa, ma non potevo mica andar là e dire: lo volete fare con me, signore? Così, anche se mi sarebbe piaciuto, non ho avuto mai altre occasioni."

Lorenzo rise di nuovo e diede uno scappellotto scherzoso al ragazzo. "Non c'è bisogno di andare a dire: venite con me, signore. Ci son mille modi per riuscire. Ma come ti dicevo prima, ci vuole pazienza e perseveranza, astuzia e... e se non riesci, beh, un'alzata di spalle e si cerca altrove..."

"A sentir voi, padrone, è tutto facile..."

"A pensarci sembra tutto difficile, Poletto. Ma a provarci, molte volte è facile, più facile di quel che s'era creduto... anche se qualche volta non lo è."

"Ma a provarci, non si rischia?"

"Certo che sì. Ma chi non rischia, non ottiene. Chi non lavora non mangia e chi non fa un passo non cammina."

"Sapete, signore padrone, mi piacerebbe che mi contaste le vostre storie. Chissà quante belle cose potrei imparare."

"Adesso non ho tempo. Fra poco ho un'udienza col segretario del Doge per una questione importante. Ma se stasera verrai qui nel mio letto, ti racconterò una delle mie avventure."

"Non mancherò, signore, non dubitate!"

Lorenzo finì di prepararsi mentre Poletto gli faceva preparare il gondolino, quindi partì per il palazzo Ducale.

Il ragazzo allora tornò nella camera del padrone a riassettare. Stava finendo quando s'aprì la porta e Florindo mise dentro la testa.

"Poletto... è arrabbiato il padrone?"

Il ragazzo rise lieve: "Con me no. Io sono solo un ragazzo... mi ha perdonato. Ma voi piuttosto che mi avete insegnato questo brutto vizio... Non vi ha detto niente il padrone?"

"Ancora no. Spero che non mi licenzi... dovevamo chiudere la porta o andare a farlo altrove..."

"Ci siete rimasto di sale, eh! Eravate bianco come un cencio. Non riuscivate manco a risistemarvi le braghesse." rise il ragazzo.

"Ridi, ridi, demonio!"

"Non mi chiamavate demonio però quando volevate che vi facessi quel servizietto che vi piace tanto. Allora ero l'angelo vostro, il vostro bene, occhi dolci e tante belle parolette piene di miele..."

"Lo sai che mi piaci, Poletto. Quando ti vedo... mi si scombussola tutto dentro, mi metti addosso un'agitazione che mi muove il cuore..."

"Ah, lo chiamate cuore? A me pare che vi scombussolo altrove, un po' più in basso del cuore."

"Scherza, scherza tu. Ma anche adesso il mio cuore è sottosopra per te..."

"Ah sì? Ma non si vede nulla lì fra le vostre gambe..." replicò il ragazzo ridendo ancora e facendo spallucce.

"Vien qua. Voglio finire quel che il padrone ha interrotto. Adesso che è andato via siamo al sicuro..."

"Eh no, signor mio! Non qui nella camera del padrone!"

"Ma lui non c'è. Vieni..."

"No no, dimenticatevi di me. Il padrone m'ha perdonato, ma solo quando gli ho giurato che non lo farò mai più..." mentì il ragazzo.

"Ah, ma io non resisto..."

"Dovete. E se proprio non resistete, signor segretario, cercatevi un altro, fuori da questa casa onorata." rispose Poletto sfuggendogli ed uscendo veloce dalla camera da letto. Florindo lo inseguì nel corridoio, lo raggiunse e lo prese per un braccio.

"Ven qua, vieni in camera mia. Ci chiudiamo dentro a chiave e ti faccio divertire. Vieni..."

"Lasciatemi stare o grido e faccio correr gente. Ve l'ho detto, quelle brutte cose con voi non le voglio fare più."

"Non mi dicevi così, prima. Pure a te piaceva!"

"Perché ero un povero ragazzo ingenuo. Ma il signor padrone mi ha spiegato, e ha detto che non lo devo più fare. Lasciatemi, signor segretario. Non lo sapete che la Serenissima punisce con la morte due maschi che fanno di queste cose? Il padrone m'ha perdonato solo perché sono un ragazzo, inesperto. Ma voi, uomo fatto, volete proprio che il padrone vi denunci?"

"Ah, Poletto, e tu mi denunceresti al padrone, allora?"

"Se ci provate ancora con me, vi giuro che lo farò."

"Ah, sei crudele!" esclamò Florindo, ma lasciò il ragazzo. Poletto, prima che gli scappasse da ridere, si allontanò.

Ripensava a come il padrone li aveva sorpresi, Florindo con la braga slacciata, appoggiato al tavolo dello studio, e lui accoccolato lì davanti che glielo succhiava goloso mentre se lo menava... Quando entrò il padrone, Florindo diventò pallido come la cera vergine e cercò di richiudersi la braga, balbettando sottovoce: "Il padrone... il padrone..."

Lui, Poletto, era caduto a sedere per terra e guardava il padrone con gli occhi sbarrati, sentendosi rosso come la brace.

Il padrone aveva detto solo: "Signor Florindo, si ricomponga ed esca di qui. E tu, ragazzo, vieni con me."

Poletto aveva seguito mogio mogio il padrone con la mente in subbuglio.

Erano andati nella camera da letto e, appena entrati, il padrone gli aveva detto: "Allora, Poletto, sei l'amante di Florindo, tu?"

"No, signor padrone. Mi perdoni, non mi cacci via!"

"Cacciarti? Non ci penso certo. Ascolta: non devi aver paura. Anche a me piacciono i maschi, perciò ti capisco. E anzi, se anche tu ne hai voglia... mi piacerebbe assai farlo con te."

"Con me, signor padrone? Dite davvero? Non scherzate?"

"Sì, sei un bel ragazzo ed è da un po' che ti guardavo e che ci pensavo... A me piacerebbe. Se piace anche a te, se anche tu ne hai voglia, potremmo farlo assieme, io e te."

"Oh... Sì signor padrone! Sì che mi piacerebbe. Io... l'avevo sognato, ma pensavo che non sarebbe mai potuto succedere..."

Lorenzo gli aveva sorriso e gli aveva detto: "Allora chiudi bene a chiave la porta della camera, che così ci spogliamo nudi e lo facciamo, io e te."

"Nudi, signor padrone? Tutti nudi come mamma ci ha fatti?" chiese Poletto sgranando gli occhi.

"Certo, nudi e sul letto. È molto più bello che come facevate tu con Florindo. Non l'avete mai fatto nudi a letto, voi due?"

"No, mai, signor padrone. Dev'essere bello davvero..."

"Allora sbrigati."

Così, chiusa la porta e spogliatisi, Lorenzo aveva preso il ragazzo con sé sul grande letto, sotto il baldacchino, ed aveva cominciato a baciarlo ed a carezzarlo.

"Oh... così sì che è bello, padrone mio! E che bella stanga avete, voi! Posso prendervela tutta in bocca come facevo col signor Florindo?"

"Puoi fare tutto quello che vuoi e che ti piace, ragazzo mio. Girati, così mentre tu lo prendi in bocca a me, io posso farlo a te. Ecco, bravo, così. Anche tu hai davvero un bel batocco, qui fra le gambe... e sei un gran bel ragazzo. Dai, Poletto, divertiamoci tutti e due..."

"Vi piaccio davvero?"

"Sì, certo, e non poco. Sei davvero bello..." rispose Lorenzo, poi tacquero, le loro bocche impegnate in più piacevoli attività, e si dettero reciproco piacere.



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