Poletto, tutto nudo, finì di sistemare gli abiti del padrone, sotto lo sguardo attento dell'uomo. A Lorenzo piaceva guardare il ragazzo girare per la stanza nudo, con la sua incipiente erezione. Quando il ragazzo ebbe finito, si accostò al letto.
"Ecco fatto, signor padrone. Adesso posso venire nel letto con voi?"
"Ma a far che, Poletto, a far che?" chiese Lorenzo scherzoso passandogli una mano fra i capelli.
Il ragazzo lo guardò sorridendo maliziosetto, poi disse: "A farmi fare tre o quattro coccolette ed a mostrarvi tutta la mia riconoscenza."
"E dove le vorresti, tu, queste coccolette?"
"Dai capelli all'unghie dei piedi, tutto dove volete voi, padrone caro, dove, come e quanto più vi piace."
"Ma... prima o dopo la storia?"
"Dopo, dopo, lo sapete bene, no?"
"E... dopo la storia, me lo darai questo bell'uccelletto che hai qui fra le gambe?"
"E come no, padrone, come no."
"E il bel buchetto caldo che è nascosto qua dietro?"
"È tutto vostro, lo sapete bene, ormai, no? E lo conoscete bene..."
"Sì, e mi piace tanto. E questa bella bocca, me la dai?"
"Sì, certo, purché non me la lasciate vuota, s'intende."
"E queste tue mani abili?"
Continuarono per un po' in quel gioco, mentre Lorenzo lo toccava e lo carezzava, poi, quando vide che il ragazzo era pienamente eccitato per i suoi toccamenti, lo prese con sé sul suo lettone, lo abbracciò e gli disse: "Ma prima vuoi la mia storia, non è vero?"
"Sì. Vi avevo lasciato in letto con Guy, non è vero?"
"Sì, ed era di pomeriggio. Dopo aver fatto l'amore come ti dicevo ieri, gli detti le nuove istruzioni, un altro pezzo d'argento e ci salutammo. Quella sera stessa tornai da Aaron come al solito, ma un po' più tardi. Abdul e Guy erano seduti allo stesso tavolo e stavano parlando. Sedetti accanto a loro e li salutai.
Abdul chiese al marinaio: "Stavi dicendo?"
"Che lo ricordo. Ma non lo conoscevo bene, perché io cambiai nave quando stavamo a Marsiglia e così lo persi di vista."
"Ti ha mai parlato di... Istambul?"
"No... o almeno non ricordo."
"Sai se aveva un amante?"
"Maschio? Non lo so, ma non credo. Non l'ho mai visto appartarsi con nessuno, né mi ha mai parlato di nessuno. Tra noi marinai si parla spesso delle nostre avventure, siano con femmine o con maschi. Alano non mi ha mai raccontato niente. Ma perché ti interessa tanto?
Abdul non rispose.
Allora Guy si rivolse a me: "Che fai questa sera?"
"Perché?"
"Mah... io sono libero e pensavo... abiti lontano da qui?"
"No."
"E... vivi da solo?"
"Sì."
"Perché non mi inviti da te? Da come mi guardi, direi che sono il tuo tipo..."
"Un'altra volta, forse. Non ho ancora voglia di rientrare."
"Peccato. Beh, allora vado in un'altra taverna e chissà che trovo compagnia... Non mi va di passare un'altra notte da solo. Grazie per il vino, comunque, amico."
Appena il marinaio fu uscito, Abdul mi chiese: "Non m'avevi detto ieri sera che il ragazzo ti piace?"
"Sì, mi piace abbastanza."
"Allora perché non te lo sei portato a casa? Lui aveva voglia, e tu gli piaci..."
"Non volevo lasciarti solo: t'avevo promesso che sarei stato qui, stasera."
Mi guardò aggrottando le sopracciglia, ma non disse nulla. Stavo pensando che dirgli, come farlo parlare, quando lui mi chiese: "Mai stato innamorato, tu?"
"Non ancora. Ma sono giovane. C'è tempo, no? E poi, forse, ho paura di innamorarmi, perché dopo si può anche soffrire molto."
"Ma ne vale la pena. È molto bello. Comunque non puoi mica decidere tu: quando incontri la persona giusta accade e basta. Non puoi né innamorarti né disamorarti di tua volontà."
"Ti anca molto il tuo Alano, vero?"
"Sì."
"Non hai avuto nessuno, dopo lui?"
"Sì, qualche avventura. Ma nel mio cuore c'è solo lui, come pure nella mia mente. Non c'è posto per nessun altro."
"Soffri molto?"
"Sì."
"Vorrei... vorrei fare qualcosa per te, Ma cosa?"
"Non importa. Non c'è niente da fare."
Di nuovo tacemmo.
Dopo un po' mi alzai: "Io vado. Ci si vede giovedì?"
"Sì. Rientro anch'io. T'accompagno."
Camminammo in silenzio fino di fronte a casa mia. Qui mi salutò. Avrei voluto invitarlo a salire, ma non me la sentii, non mi pareva ancora giunto il momento giusto. Lui, dopo due passi, si fermò, si girò verso di me e tornò indietro.
"Verresti dal genovese, domani sera?"
"Non mi va molto. Perché non vieni tu qui da me, invece?" chiesi col cuore in gola.
Lui ci pensò un po' su, poi disse: ""Prima passo dal genovese, non posso mancare. Poi... vedrò. Sarai in casa, tu?"
"Si. Ricordi come s'arriva alla mia stanza?"
"Certo."
"Ti aspetterò."
"Non so se vengo." disse e si allontanò velocemente.
Ma la sera dopo, sul tardi, sentii bussare alla mia porta. Era lui. Io ero emozionato. Sedemmo vicini e gli offrii da fumare. Mi parlò ancora del suo Alano. Poi tacque.
Poi mi guardò dritto negli occhi e mi disse: "Mi piaci, Lorenzo, ma tu non sei il mio Alano."
"Anche tu mi piaci molto. E so bene che non potrei mai sostituire il tuo Alano."
"Ho voglia di fare l'amore. Ne sento il bisogno. E con te lo farei volentieri. Ma è solo una cosa fisica, lo capisci, no?"
"Sì certo. Anche io ho voglia di te, dal primo giorno che t'ho visto. Ma non avevo il coraggio di dirtelo."
"Spogliamoci."
Finalmente c'ero riuscito! Mi sentivo elettrizzato, emozionato. Alla tremula luce delle lucerne lo vidi alzarsi e cominciare a togliersi gli abiti ad uno ad uno. Lo imitai e le mani mi tremavano per l'eccitazione.
Quando fu nudo, sedette sul mio letto, le gambe aperte, appoggiato su un gomito, e cominciò a massaggiarsi lentamente fra le gambe fino a provocarsi un'erezione. Aveva un corpo scarno ma bello. Una cicatrice gli passava di traverso sotto il capezzolo sinistro scendendo sul fianco, eppure non deturpava la sua bellezza. Sul petto aveva un folto triangolo di peli biondi ed altri coprivano come un velluto dorato le braccia e le gambe. Tutto in lui mi piaceva molto e mi eccitava. Lui mi guardava con la sua solita aria corrucciata, ma osservava con attenzione il mio corpo man mano che lo svelavo al suo sguardo.
Quando mi avvicinai a lui, finalmente nudo, avevo già una completa erezione e tremavo lievemente nell'anticipazione del contatto con quel bel corpo sensuale e tanto desiderato. I miei occhi erano affascinati, calamitati dalla sua mano che ancora massaggiava lievemente per tutta la lunghezza la sua mazza fremente, ora completamente ritta, palpitante. Era circonciso e la punta del suo membro brillava lucida come purpureo raso ed era adornata da una minuta, liquida perla tremula.
Salii in ginocchio sul letto e lui mi afferrò per i fianchi e mi tirò a sé. Mi baciò dritto sulla bocca, con forza e la sua lingua cercò la mia, quasi assetata. Poi mi fece stendere al suo fianco e si stese a sua volta. Le mie mani scivolarono sul suo corpo esplorandolo per tutta la sua lunghezza e ne scoprirono la soda consistenza e il calore intenso che ne emanava.
In preda all'eccitazione, mormorai: "Lo sai che sei bello?"
Lui mi guardò serio, poi disse: "Tu sei eccitante. Avevo davvero bisogno di un bel corpo da guardare, da toccare..."
Una sua mano mi carezzò fra le gambe, poi si impadronì del mio arnese, Con l'altra mano mi sfregò i capezzoli, poi mi carezzò su e giù per un fianco, poi le spalle, infine si soffermò sul mio viso, provocandomi un piacevole fremito quando mi passò lieve la punta di un dito sulle labbra. Quel fremito mi percorse dalla radice dei capelli fino alla punta dei piedi, poi tornò su, focalizzandosi sulla mia verga ormai durissima, ancora stretta nella sua forte mano.
Mi fece girare su un fianco e mi si addossò da dietro, premendomi la sua mazza fra le natiche e carezzandomi il petto e il ventre con entrambe le mani. Mi spinsi contro di lui in una muta richiesta di essere penetrato, ma lui non lo fece. Continuò a stringermi e carezzarmi, a premermisi contro facendomi sentire tutta la sua voglia.
Sussurrò: "Non c'è fretta, Lorenzo. Ti prenderò, ma non ancora. Adesso voglio sentirti, stringerti... sentire tutto il tuo desiderio per me..."
Continuammo a carezzarci, a sfregarci l'uno contro l'altro, lasciando fluire libere le nostre emozioni, ma trattenendo le nostre crescenti eccitazioni.
Ad un certo punto Abdul non fu piu in grado di trattenersi e mi fece mettere carponi, con una certa rude decisione, mi si inginocchiò dietro fra le gambe, mi afferrò per i fianchi, puntò deciso la sua dura mazza bollente sul mio foro e spinse, facendola affondare completamente in me.
Quindi si chinò su di me, mi afferrò saldamente sulle spalle e, mentre mi mordicchiava i lobi delle orecchie ed il collo, cominciò ad impalarmi con vigore in un deciso va e vieni. Era bellissimo sentirmelo scivolare dentro e fuori così tosto e duro. A mezze parole lo incitai e allora lui si scatenò, procurandomi un piacere intensissimo. Me lo muoveva dentro con tale arte da provocarmi un'eccitazione fortissima e crescente.
Quando finalmente venne, profondamente infisso in me, venni anche io abbondantemente pur senza essermelo toccato. Abdul batté alcuni ultimi colpi con vigore, poi mi restò dentro, immobile, mentre lentamente si rilassava. Scivolammo pian piano sul piano del letto, il respiro ancora affannato, lui ancora profondamente infisso in me, e ci calmammo a poco a poco.
Allora Abdul si staccò da me e si stese al mio fianco, supino, gli occhi coperti con un braccio ripiegato. Io lo carezzai delicatamente su una guancia.
"C'è qualcosa che non va?"
"No. Ma era troppo tempo che non facevo più l'amore bene. Solo qualche rapido incontro all'hamam, qualche avventura veloce nei boschetti, con sconosciuti... Avrei voluto farlo meglio, con te. Ma non ho saputo trattenermi."
"A me comunque è piaciuto molto. E se tu vuoi avremo altre occasioni per fare l'amore con più calma, più a lungo. Ti va di incontrarci ancora?"
"Sì. Ma te l'ho detto: io aspetto sempre il mio Alano. Non devi farti illusioni."
"Lo so, certo. Quando lui tornerà, io mi tirerò in disparte, non temere."
Quando si fu rilassato Abdul fece per rivestirsi, ma io lo fermai con una mano.
Gli dissi: "Non ancora, ti prego. Mi piace guardarti nudo."
"Che ci trovi di bello in me?"
"Molto. Sei un maschio virile, eppure così dolce, nonostante la tua apparente durezza. Mi chiedo quanto saresti bello se tu sorridessi. Da quando ti ho visto la prima volta, non ti ho mai visto sorridere."
"Quando c'era Alano, sorridevo... La vita, a parte lui, mi ha dato poco di cui sorridere. Non ricordo i miei genitori, fui rapito che ero molto piccolo. Fui venduto schiavo. Quando avevo otto anni, il padrone mi violentò. Quando fui più grande, riuscii a fuggire. Così entrai nei giannizzeri: disciplina dura, ma molti privilegi. Poi ho incontrato Alano, e mi parve di rinascere. Finalmente la mia vita aveva un senso, un valore... ma presto me lo tolsero... ci separarono... Che ho da sorridere?"
"Perché non sei andato via con lui?"
"L'avrei fatto, ma l'hanno caricato su una nave prima che io potessi saperlo. E mi hanno confinato in caserma per un mese... Davamo troppo scandalo col nostro amore che non facevamo nulla per nascondere."
"Non potresti andarlo a cercare?"
"E dove? Il mondo è troppo vasto, non ho idea di dove possa essere ora."
Non sapendo più che dire, lo carezzai. Lui mi lasciava fare, lo sguardo fisso, perso nel vuoto, la sua mente immersa in chissà quali pensieri. Poi si girò a guardarmi senza cambiare espressione, ma mi dette una lieve carezza.
"Ora devo andare."
"Tornerai?"
"Se mi vuoi."
"Domani sera?"
"Prima devo andare ad aspettarlo, come oggi."
"Vuoi che venga a tenerti compagnia?"
"No. Aspettami qui."
Ci vedemmo quasi tutte le sere, quando non era di turno di guardia. A poco a poco il suo modo di fare l'amore con me si addolcì, pur restando piano di vigore e mai sdolcinato. Ma non lo vidi mai sorridere. A volte si confidava con me, ma era sempre di poche parole.
Frattanto i miei commerci, lentamente ma sicuramente, stavano migliorando. Non ero certamente ricco però me la cavavo abbastanza bene, Ero anche riuscito a prendere in affitto una botteguccia al bazar e vi avevo messo una bella insegna dipinta, su cui avevo fatto scrivere, in più lingue "il veneziano".
Passò così circa un anno e mezzo. Abdul era di fatto il mio amante fisso, né io né lui si cercavano altre avventure. Ma era chiaro che tra noi c'era solo una forte amicizia, desiderio fisico reciproco, ma non amore. Però a poco a poco, oltre a fare l'amore, avevamo cominciato a passare anche altro tempo assieme. A volte si andava semplicemente a passeggio, ma anche a vedere qualche spettacolo.
Una sera lo stavo aspettando, come al solito, ma tardava a venire. Ero incerto se aspettarlo ancora o se uscire per andarlo a cercare, quando qualcuno bussò alla porta. Andai ad aprire: era Abdul.
"Entra. Temevo che non venissi più..."
Entrò, chiuse la porta, poi mi disse sottovoce ma con un tono d'urgenza: "Devo chiederti un grosso favore. Non saprei di chi altro fidarmi. Se rifiuti, ti capirò, non la prenderò male."
Vista la sua espressione tesa, sentito il tono della voce così secco, lo guardai preoccupato e gli chiesi: "Di che si tratta? Che succede? Corri qualche pericolo?"
"Potrei, ma non ancora. C'è qui sotto una persona... Potresti ospitarla tu?"
Riflettei un attimo e mi sentii tremare, non certo per paura ma per l'emozione che sentivo in lui.
"Alano? È qui?"
"Sì, e non voglio che lo scoprano. Non posso portarlo a casa mia, capisci? E non è bene che stia in una locanda..."
"Fallo salire subito, allora."
"Davvero vuoi?"
"Certo! Sono o non sono un tuo amico?"
Annuì, scese e dopo poco risalì con un'altra persona e la fece entrare. Alano era molto diverso da come me l'ero immaginato. Era un tipo un po' più alto di me, solido, capelli castani appena mossi ed occhi anche castani ma ravvivati da pagliuzze dorate che brillavano ad ogni movimento, dando al suo sguardo un che di vivace. Aveva il classico abbigliamento dei marinai di Francia ed una sacca a spalla. Entrati e chiusa accuratamente la porta, mi salutò con una vigorosa stretta di mano, guardandomi negli occhi con un'espressione vagamente sorridente.
"Così tu sei Lorenzo."
"Già, e tu sei Alano. Sono lieto che tu sia tornato."
"Anche io. Abdul mi ha parlato di te."
"Ed a me di te."
Abdul era teso e visibilmente emozionato. Non smetteva di guardare e riguardare il suo amato. Parlammo. Alano era riuscito finalmente a tornare e non aveva dimenticato il suo Abdul, di cui era fortemente innamorato. Quando l'avevano costretto a partire, gli avevano fatto credere che Abdul si fosse stancato di lui e l'avevano diffidato dal tornare ad Istambul. Perciò Alano non s'era più fatto vedere, anzi aveva cercato di dimenticarlo. Ma non c'era riuscito. Così infine aveva deciso che doveva rivederlo, parlargli per un'ultima volta. Appena sbarcato, era andato dal genovese, dove si erano incontrati tante volte, per chiedere notizie di Abdul, ed aveva saputo che l'avrebbe sicuramente trovato lì quella sera stessa. Così aveva atteso e si erano finalmente incontrati ed Alano scoprì che Abdul non aveva mai cessato di amarlo e di aspettarlo.
Chiesi loro che intendessero fare ora. Abdul disse che avrebbe abbandonato tutto e sarebbe ripartito con Alano. Ma sulla nave di Alano non c'era possibiltà di imbarco, inoltre Abdul avrebbe dovuto allontanarsi in incognito o l'avrebbero certamente bloccato. Discutemmo. Dovevano anche fare attenzione a non farsi vedere insieme in città, perché qualche funzionario zelante avrebbe potuto ricordarsi del fatto accaduto quattro anni prima. Sarebbe stato troppo pericoloso.
Osservando come si guardavano, lessi il reciproco desiderio nei loro occhi. Allora mi alzai.
"Vado a fare un giro. Chiudetevi dentro e state tranquilli. Quando tornerò busserò due volte, poi una, poi due. Aprite solamente a me."
Abdul si alzò e mi strinse tutte e due le mani, guardandomi dritto negli occhi. "Grazie Lorenzo. Sei veramente un amico, un amico caro."
Uscii. Camminai a lungo, in modo di lasciare loro tutto il tempo di cui avevano bisogno: dopo anni era la prima volta che i due amanti potevano stare soli. Da una parte mi dispiaceva, perché capivo che ora Abdul non avrebbe più avuto interesse per me. Ma dall'altra ero contento che i due si fossero finalmente ritrovati. Bastava vedere come si guardavano per capire quanto si amassero. Doveva esser bello essere così innamorati. Era più di quattro anni che non si vedevano e nulla era cambiato nel loro amore.
La notte era calda e silenziosa. Per le strade non c'era nessuno. Solo quando arrivai al porto vidi un po' di animazione: al lume di torce, stavano scaricando mercanzie da una nave pisana. Sedetti su un grosso rotolo di gomene e mi fermai a guardare I marinai che scaricavano. Alcuni erano giovani e piuttosto attraenti. Dopo un po' uno di loro venne a sedere accanto a me. Non era il mio tipo, purtroppo. Scambiammo qualche parola, finché il caposquadra lo richiamò ed il marinaio tornò a lavorare.
Quando mi accorsi che il cielo già iniziava impercettibilmente a rischiarare, pensai che fosse tempo che tornassi a casa: presto avrei dovuto andare al bazar ad aprire la mia botteguccia. Ora i più mattinieri stavano già uscendo dalle loro case per recarsi al lavoro.
Salii e bussai col segnale convenuto. Dopo poco mi venne ad aprire Alano. Aveva un'espressione assonnata. Era solo, Abdul era dovuto rientrare.
"Grazie per questa notte, sei stato grande. Hai passato la notte in bianco per noi."
"Avevate diritto ad un po' di intimità, penso."
"Ma tu? Ti ho portato via Abdul..."
"Sai di me e lui?" chiesi sorpreso.
"Sì, Abdul mi ha raccontato tutto, per questo ho detto che te l'ho portato via."
"Non è mai stato mio. Lui pensava sempre e solo a te. Io sono stato solo... un passatempo, per lui."
"No, non un passatempo. Sei stato un buon amico e lo stai dimostrando anche ora. Sono contento che abbia conosciuto proprio te."
"Non sei geloso?"
"Con che diritto? E poi, ora so che mi ama, che non ha mai smesso di amarmi."
"Avete deciso che fare?"
Alano mi disse che ci stavano pensando. Abdul doveva vendere la sua casa, raccogliere tutti i suoi averi, poi avrebbero tentato di scappare in Provenza, da dove Alano proveniva. Ma dovevano fare il tutto in modo di non destare sospetti, perché un giannizzero non può andarsene come e quando vuole e non l'avrebbero lasciato andare. Un giannizzero può lasciare il suo posto solo se muore. Oltretutto lui, nel frattempo, non doveva farsi vedere in giro.
Andai al bazar, ma il mio pensiero era completamente preso dai fatti che stavano accadendo. A sera, comprato un po' di cibo e chiusa la mia botteguccia, tornai a casa. Preparai la cena e mangiammo. Essendo molto caldo, Alano era a torso nudo ed aveva indosso solamente le sue braghe da marinaio. Aveva spalle ampie e il suo petto era muscoloso e lievemente villoso nella parte alta. Il ventre era glabro, piatto e sodo.
Mi sentivo attratto da lui ma cercai di non farglielo vedere per non metterlo in imbarazzo. Inoltre non mi pareva bello provarci con l'amante del mio amico. Però il desiderio di vederlo nudo aumentava in me, il desiderio di toccare quel corpo decisamente conturbante. Quando una cosa è, per così dire, proibita, spesso diventa molto più appetibile.
Più tardi arrivò Abdul ed io li lasciai di nuovo soli. Frattanto avevo fatto fare una copia della chiave della mia porta in modo di poter essere più liberi entrambi, e l'avevo data ad Abdul. Gli avevo anche suggerito di mettere un segnale sulla porta per farmi capire quando potevo entrare senza rischiare di disturbarli durante le loro effusioni.
Quando tornai, vidi il segnale sulla porta, perciò entrai. Erano ancora tutti e due in casa. Abdul aveva già trovato da vendere la sua casa e pensava che sarebbe potuto partire entro la settimana. Stavano pensando come lasciare la città senza troppi problemi o pericoli, quando io feci loro la mia proposta.
"Ho intenzione di viaggiare, di cambiare. Perciò pensavo di partire anch'io. Se prendete una nave che va direttamente in Europa, lo sapete, i controlli sono più accurati e severi. Che ne direste se prima andiamo in Egitto, poi di lì voi potreste prendere una nave per la Sicilia e da lì risalire? Alano potrebbe viaggiare con me, passando per un mercante, un mio socio in affari. Tu Abdul dovresti travestirti e viaggiare da solo fino in Egitto. Io ed Alano potremmo trasportare anche la tua roba ed i tuoi soldi, così tu viaggeresti più sicuro. Come mercanti non sarebbe strano per noi avere parecchio danaro ed un grosso carico..."
Discutemmo, ma la mia idea fu subito accettata, e con gratitudine. Ne mettemmo a punto i particolari. Abdul si sarebbe tagliato i lunghi baffi ed i capelli biondi e li avrebbe tinti in castano chiaro. Io gli avrei procurato un abito nella foggia dei romani e lui era certo di riuscire a procurarsi un falso lasciapassare rilasciato dal Papa, in cui risultava come un certo Flavio di Giulio, abitante in Roma. Alano invece si sarebbe fatto passare per un suddito del Duca di Savoia, mio socio. Abdul sarebbe partito, ufficialmente, per il Marocco, fermandosi però in Egitto, alcuni giorni prima di noi.
Quando tutto fu a punto, appena Abdul ebbe radunato le sue cose e le sue non poche ricchezze, Alano ed io portammo tutto nel mio magazzino ed Abdul partì. Su mio consiglio portò con sé un po' di danaro ed ingoiò alcune pietre preziose di valore. Non lo accompagnammo al porto per non farci vedere assieme, ma io di lontano lo vidi imbarcarsi superando senza problemi i controlli, e vidi la nave salpare.
La settimana seguente Alano ed io avevamo finito tutti i nostri preparativi e, con tutta la mia merce ed i beni di Abdul, anche noi salpammo per l'Egitto senza alcun problema."
"Che bella storia, signor padrone. Mi ha proprio commosso. Ma a voi non è dispiaciuto perdere un amante bravo come Abdul?"
"Certo, ma nello stesso tempo ero anche sinceramente contento che avesse ritrovato il suo Alano. E comunque Abdul era stato il mio amante per un anno e mezzo ed era stato molto bello fare l'amore con lui."
"Peccato che non l'abbiate fatto anche con Alano, però!"
"La storia non finisce mica qui, sai?"
"Volete dire che avete fatto l'amore anche con Alano, signor padrone?"
"Te lo racconterò domani, Poletto. Adesso ho voglia di... fare qualcos'altro con te."
"Questa volta mi prendete come faceva Abdul con voi, vero signor padrone?"
"Se ti va..."
"Eccome! Sono bravi a fare l'amore, i turchi?"
"Abdul lo era moltissimo."
"In che posizione devo mettermi, per farmi prendere come vi prendeva Abdul, padrone?"
"Ecco, vieni qui, così sul fianco. Io mi stendo dietro a te, così. Adesso tira su questo ginocchio..."
"Ma così non potete baciarmi in bocca, padrone."
"Abdul mi baciava dopo che mi aveva preso, quando faceva venire anche me."
"Allora facciamo anche noi così, questa volta, giusto?"
"Certo, Poletto."
"Ma facevano così anche fra loro due?"
"E che ne so, mica li ho mai spiati quando facevano l'amore! Ma sta un po' zitto ora. Hai voglia di far l'amore con me o no, stanotte? O vuoi solo cianciare?"
"No, no, non voglio solo parlare. Con voi ho sempre voglia di fare l'amore, siete così bravo..."
Lorenzo spalmò di crema il buchetto del ragazzo, gli si addossò da dietro, lo abbracciò stretto e cominciò a penetrarlo. Poletto gemette.
"Ti faccio male?" chiese l'uomo fermandosi per un attimo.
"No, ormai quasi più per niente. Mi piace sempre più, proprio come dicevate voi, padrone caro."
"E ti piace?"
"Eccome! Spingete più forte, non abbiate paura di farmi male. Fate come la prima volta di Abdul, quando non aveva saputo trattenersi. Anche a me piacerà molto, lo sento..."
Lorenzo finì di penetrarlo ed iniziò a muoverglisi dentro con lunghi e lenti va e vieni, gustandosi quel culetto ancora stretto ma così accogliente. Il ragazzo ansimava in preda ad un crescente piacere.
"Ti piace, Poletto, vero?"
"Oh sì, signor padrone. Ogni volta mi prendete in un modo diverso e ogni volta mi pare più bello che la volta prima. Spingete di più, fatemelo sentire tutto, non abbiate paura di farmi male." disse il ragazzo e cominciò a masturbarsi.
Lorenzo scostò la mano del ragazzo e cominciò a carezzarne con delicatezza il membro duro e fremente.
"Non devi ancora venire, Polo, non voglio. Abdul non mi faceva mai venire mentre m'inculava, a parte quella prima volta, ma dopo. Gli piaceva guardarmi mentre mi faceva raggiungere l'orgasmo."
"Come volete voi... come volete voi... che bello..."
"Cosa senti, Poletto? Dimmelo..."
"Il vostro bel palo duro che mi riempie tutto e che mi massaggia dentro al mio culetto in fiamme."
"E poi, Polo, e poi?"
"E poi mi piace come mi sfregate i capezzoli, mi fa impazzire dal piacere."
"E poi?"
"E poi mi piace come mi carezzate il mio uccello."
Continuarono così finché Lorenzo strinse a sé il ragazzo e cominciò a dare colpi più forti e decisi, più veloci. Poletto vibrava tutto per il piacere e si spingeva contro quel palo che lo martellava dentro, e mormorava in preda al delirio dei sensi: "Sì, così... sì, che bello... sì..."
Lorenzo vibrò un ultimo affondo con tutte le proprie forze e gli restò dentro spingendo e tirando a sé il ragazzo, svuotandosi in lui con una lunga serie di potenti getti. Restarono così, incollati, il respiro affannoso, per alcuni dolcissimi istanti, poi pian piano Lorenzo si sfilò. Si stese sulla schiena, fece girare il ragazzo, lo fece stendere sopra di sé, lo abbracciò e lo baciò.
"Adesso, Polo, voglio che sia tu ad infilarmi ed a sbattermi, finché mi vieni dentro."
"Io a voi, signor padrone?" chiese il ragazzo incredulo.
"Certo, lo sai bene che mi piace, no?"
"Ma Abdul non se l'è mai fatto mettere, vero?"
"Lui no. Ma qui ci siamo io e tu ed è già un po' che penso che mi piacerebbe sentirmi il tuo bel manico tutto dentro di me. Prendimi, dai, fammi contento."
Lorenzo allargò le gambe e le sollevò piegandole contro il proprio petto, offrendosi così al ragazzo. Poletto tentò di penetrare l'uomo, ma non riusciva. Allora Lorenzo glielo prese e lo guidò sul proprio ano palpitante. Poletto, quando sentì il calore del foro, iniziò a spingere.
"Ti piace, Poletto?"
"Sì... ci sto scivolando dentro... che bello... è così caldo... Ma anche a voi piace, signor padrone?"
"Sì, spingi, dai, infilamelo tutto dentro. Ecco, così... Ecco, bravo... adesso fottimi, dai, fammelo sentire bene..."
Così per la prima volta Poletto provò anche le gioie di metterlo, e gli piacque talmente che raggiunse un fortissimo orgasmo dopo pochi colpi. Mentre si svuotava in Lorenzo, lanciò come un rauco grido di piacere, poi si afflosciò tremante sul corpo dell'uomo. Questi lo carezzò lungamente, finché lo sentì rilassarsi.
Allora gli mormorò: "Mi sei piaciuto, sai, mio dolce maschietto. Stai diventando sempre più bravo a fare l'amore."