logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
SESTA NOTTE
IL DANNO E LA BEFFA

"Signor padrone, posso chiedervi una cosa?"

"Certo, dimmi, ragazzo mio."

"Ieri sera m'avete detto che vi piaccio e che sto diventando sempre più bravo a fare l'amore."

"Si certo, perché me lo chiedi?"

Poletto fece un sorriso birichino: "Perché mi piace sentirvelo dire..."

"Ma tu, ragazzo, sei davvero contento di fare l'amore con me?"

"Oh, signor padrone, talmente contento che... che... che non so neanche come dirvelo, non so trovare le parole giuste."

"E ti è piaciuto, ier sera, infilarmi col tuo batoccolo?"

"Oh, sì che sì!"

"Ti piace di più mettermelo o fartelo mettere?"

"Tutt'e due, tutt'e due, parola mia. Ma la cosa che mi piace di più è vedervi godere e sapere che sono io la causa del vostro godimento. Ma adesso, mi raccontate com'è che avete fatto l'amore anche con Alano?"

"Sì, certo. Poi ti racconto anche di come un certo egiziano abbia avuto il danno e la beffa, e di come abbia fatto l'amore con me, convinto che io fossi sua moglie."

"Davvero? Questa sì che è bella. Allora aspettate, che mi tolgo le vesti e vengo in letto con voi."

"Sì, svelto. Anzi, sai che ti dico? Da domani fatti trovare già nel mio letto, quando vengo su."

"Come comanda, signor padrone. E con piacere."

"Bene, Allora, arrivati ad Alessandria d'Egitto, dove ci aspettava Abdul, ci fermammo per poche settimane. Aiutato dai miei due amici, vendemmo, con ottimi profitti, tutti i loro beni e tutte le mie mercanzie. Quando dividemmo le parti loro vollero che io prendessi la metà di quanto s'era guadagnato vendendo i loro beni, per rigraziarmi per l'aiuto che avevo dato loro. Era una grossa somma e io l'accettai volentieri perché così potevo incrementare i miei commerci.

Nei giorni in cui restammo ad Alessandria, per prudenza poiché lì ancora comandava il Soldano di Turchia, Alano e Flavio (come ora lo chiamavamo), si videro di rado ed il marinaio francese, che ufficialmente figurava come mio socio d'affari, viveva con me, mentre Abdul si era fermato in un'altra locanda. La sera prima della loro partenza io ed Alano eravamo assieme nella nostra locanda e, come il solito, andammo a letto. La nostra stanza aveva un solo letto, anche se grande, così in tutti quei giorni si era sempre dormito assieme. Io, anche se spesso avevo delle erezioni ad averlo così vicino, avevo cercato di fare in modo che lui non se ne accorgesse, per non metterlo in imbarazzo."

"Doveva essere difficile, vero, signor padrone?"

"Sì, Poletto, è vero. Ma per me lui era prima di tutto l'amante di un mio amico e non volevo mettere in imbarazzo Alano né fare un torto ad Abdul. Così, quell'ultima notte, io ed Alano ci stavamo addormentando uno accanto all'altro, quando il ragazzo mi passò una mano sul petto, carezzandomelo. Io provai come un calore intenso e subito mi svegliai di nuovo completamente.

Impacciato, ma più che mai deciso a comportarmi bene, gli dissi: "Ti, prego, Alano, smetti. Ho già fatto tanta fatica a stare nello stesso letto con te senza toccarti... così mi rendi tutto più difficile, non lo capisci?"

Lui non smise e mi disse: "Sì che lo so, me ne sono accorto. So bene che tu mi desideri. Ma questa è l'ultima notte che stiamo assieme, e anche io ti desidero. Facciamo l'amore, dai."

"Ma... e Abdul? Non voglio fargli questo torto."

"Flavio? Gliene ho parlato, lo sa. E non è contrario. Tanto, lo sa che io amo solo lui."

"E non è geloso di te?"

"Sì che lo è, ma non questa volta. Non essere così teso, Lorenzo, dai. Godiamoci quest'ultima notte."

Mentre mi diceva così, al buio, aveva scostato il lenzuolo e mi cominciò a slegare le braghe. Io ero ancora turbato e combattuto, indeciso. Lui me le calò fin sulle anche e mi carezzò fra le gambe fino a farmelo rizzare. Allora appoggiò la guancia sul mio ventre e posò le sue belle labbra sensuali sulla punta del mio palo. Per un po' cercai di resistere, ma poi lo abbracciai stretto e cominciai a carezzarlo a mia volta.

Lui allora si spogliò, finì di spogliarmi poi mi venne sopra, abbracciandomi e baciandomi. Mi piaceva moltissimo sentire il suo corpo nudo fremere sopra al mio.

Dopo un po' gli dissi: "Accendiamo il lume, Alano: voglio vedere il tuo bel corpo nudo, ammirarlo finalmente senza niente indosso, goderlo anche con gli occhi."

Scese subito dal letto, armeggiò un poco battendo sull'acciarino finché la tenue e calda luce della lucerna invase la piccola stanza. Portò il lume accanto al letto e restò in piedi lì, le gambe un po' divaricate, splendido nella sua dorata nudità. Mi guardò sorridendo. Aveva davvero un corpo molto bello ed eccitante.

Allargò le braccia e mi chiese: "Eccomi. Ti piace quello che vedi?"

"Sì..." ebbi appena la forza di dire.

Ero affascinato da quel corpo che si offriva alla mia ammirazione ed al mio desiderio, dal suo sguardo malizioso e dolcemente lascivo, dal suo bel membro incirconciso ed appena scappucciato che palpitava lievemente, ritto verso di me.

Il suo sguardo scorreva su e giù per il mio corpo in una silenziosa carezza piena di evidente desiderio. Mi passai lentamente le mani sul corpo, in preda ad un desiderio crescente.

Poi gli mormorai, la voce roca per l'emozione: "Ti voglio, Alano, vieni..."

Lui si accostò alla testiera del letto, mi pose una mano dietro la nuca e mi forzò lievemente verso il suo arnese che ora svettava ritto, puntato verso la mia bocca, e spinse in avanti il bacino in una muta offerta. Le mie labbra si schiusero ed accolsero quel bel palo di carne fremente. Cominciai a succhiarlo e gli misi le mani sul bel culo piccolo e sodo, tirandolo a me. Mentre lo succhiavo con piacere, con un dito cominciai a farmi strada fra le sue natiche nervose, ed individuato il suo foro, iniziai a titillarlo. Lui emise un breve sospiro di piacere e mi lasciò fare. Guardavo di sotto in su il suo bel corpo, poi l'espressione del suo viso e vidi che stava godendosi beato le mie prime attenzioni erotiche, gli occhi socchiusi, la testa lievemente piegata all'indietro.

Poi si avvicinò di più a me, mi sospinse supino e mi salì sopra a quattro zampe in modo che potessimo succhiarcelo contemporaneamente. Quando sentì che ero ben pronto, si staccò da me e mi si mise sopra cavalcioni, quindi scese ad impalarsi sulla mia asta pronta e dura, resa scivolosa dalla sua saliva, facendosela penetrare dentro fino in fondo. Quindi si sistemò meglio e cominciò a molleggiare su e giù con un ritmo svelto e forte, facendosi così prendere da me. Vedevo il suo bell'arnese ancora duro ballonzolarmi a ritmo davanti agli occhi. Lo afferrai con entrambe le mani, appoggiandolo sul palmo di una e massaggiandolo con l'altra, accompagnando il suo ritmo.

Man mano che si avvicinava il momento del culmine dell'estasi, Alano si faceva sempre più bello. Ero molto eccitato per questa imprevista e piacevolissima cavalcata, e quando Alano, ormai prossimo all'esplosione dell'orgasmo, iniziò a far palpitare l'ano attorno al mio palo, anche io non riuscii più a controllarmi ed eruttammo getti su getti di lava infuocata, quasi all'unisono.

Ma Alano aveva deciso di lasciarmi un ricordo indelebile di quella notte, così fece abilmente in modo di non farmi perdere il desiderio né l'erezione. Continuammo a far l'amore per tutta la notte, in tutte le posizioni. Fu davvero una notte fantastica, di una bellezza indescrivibile. Quel ragazzo aveva davvero il fuoco nelle vene e pensai che Abdul era fortunato ad avere un simile amante.

Quando però il giorno seguente andai con loro al porto, all'imbarcadero, per salutarli, io mi sentivo un po' imbarazzato nei confronti di Flavio-Abdul.

Lui se ne rese conto e mi disse: "Lorenzo! Non devi starci male, ora. Tu hai fatto l'amore con me per più di un anno: era giusto che lo facessi col mio Alano almeno una volta. Lo desideravate tutti e due, no? Io sono contento, devi credermi. Sono stato io a suggerirlo ad Alano... Onestamente, forse anche perché ora non temo piu di perderlo e stiamo andando via..."

"È stato molto bello conoscervi, tutti e due." dissi io a voce bassa, emozionato.

"Anche per noi due conoscere te... e fare l'amore con te. Addio, Lorenzo, e grazie. Per tutto." disse Flavio e, per la prima volta, lo vidi sorridere.

"Quanto sei bello quando sorridi, Fallo spesso." gli dissi allora.

"Certo. Ora ne ho un buon motivo. Addio, caro amico, e grazie ancora."

Ci abbracciammo. Felici, salirono sulla nave che salpò per la Sicilia. Tornai alla mia locanda e sentii acutamente che mi sarebbero mancati molto tutti e due."

Lorenzo fece una pausa, perso in quei bei ricordi.

Poletto gli carezzò una mano e gli sussurrò: "Vi mancano ancora, padrone?"

"No. Ma mi ha commosso ricordarli. E ricordare quella speciale notte d'amore con Alano."

"Vorrei essere capace io di darvi tanto piacere..."

"Sì, Poletto, lo so. Me ne stai dando già molto, comunque."

"Non sono ancora veramente bravo, però, vero?"

"Ma stai imparando bene, in fretta. E sei molto dolce." disse Lorenzo carezzandolo per un po' con tenerezza. "Ma adesso andiamo avanti con la seconda parte della mia storia di stanotte, d'accordo?"

"Certo, signor padrone."

"Mi tuffai nei miei commerci. Dovevo comprare nuove mercanzie locali per poi andare verso oriente a rivenderle. Avevo sentito dire che a Bagdad si commerciava bene, perciò avevo deciso di unirmi ad una carovana che sarebbe partita una decina di giorni più tardi. Avevamo pattuito il prezzo per i cammelli e per la protezione armata, infatti sapevo che la strada che dovevamo percorrere era anche battuta da predoni.

Il capo carovana era un egiziano di nome Najib. Ci eravamo già incontrati diverse volte per contrattare il viaggio e definirne i particolari. Najib era un uomo sulla quarantina, aperto e simpatico. Era sposato ed aveva cinque figli: due maschi e tre femmine. I maschi, uno di ventuno ed uno di diciannove anni (io allora ne avevo venti), avrebbero fatto parte della carovana. Tanto mi era simpatico Najib, tanto i suoi due figli erano antipatici, e neanche belli. Il padre, invece, era davvero un bell'uomo, attraente, oltre che di piacevole compagnia. Solo che, almeno apparentemente, con quell'uomo non c'era nulla da fare. A poco a poco era nata una specie di amicizia e di familiarità con Najib. Così un giorno mi confidò che si era invaghito della moglie di un suo amico. Avrebbe voluto riuscire a far l'amore con lei, che da discreti segni pareva essere disponibile nei suoi confronti, ma non sapeva come fare perché il suo amico, specialmente quando c'erano altri maschi per casa, non perdeva mai d'occhio la propria moglie: era molto sopettoso e anche molto geloso.

L'amico di Najib si chiamava Shabri ed era un bell'uomo sui trentacinque anni. Erano amici fin dall'infanzia e, m'aveva confidato Najib, da ragazzi s'erano spesso divertiti assieme. Non lo disse mai in modo esplicito, ma immaginai che cosa intendesse dire quando parlava di divertimenti fra amici.

Ero nell'hamam con Najib, quando questi mi disse: "Una volta che ero ospite di Shabri, ho intravisto sua moglie che si spogliava per fare il bagno. L'ho vista solo per un istante, e da dietro. Ha un corpo snello, simile al tuo."

"Ehi, non penserai mica di farlo con me al posto di quella donna, no?" chiesi allora io, un po' per scherzo ma un po' forse anche sperandoci.

Lui rise forte e mi diede una pacca: "Stai tranquillo, non intendevo quello. Solo che la somiglianza è notevole, specialmente da dietro. Shabri forse ti prenderebbe anche volentieri, non io. So che a lui piacciono i culetti, anche se dice che prende solo quelli di donna... ma io so che a volte si fa qualche ragazzino."

Allora cominciò a formarsi nella mia testa un'idea vaga, che però a poco a poco prese forma.

Così dissi a Najib: "Forse c'è un modo, amico mio..."

Gli esposi il mio piano. Se fosse riuscito a mettersi d'accordo con la moglie del suo amico, forse potevamo ingannare Shabri. Najib avrebbe dovuto portarmi a casa dell'amico travestito da donna, e presentandomi come una cugina della moglie, io avrei chiesto di conoscere la moglie di Shabri e quindi sarei stato ammesso nelle stanze delle donne. Quando fossimo restati soli, io e la moglie di Shabri ci saremmo scambiati gli abiti. Frattanto lui doveva "confidare" all'amico che avrebbe voluto fare l'amore con la cugina della moglie, che era d'accordo, ma che a casa sua o in quella della cugina sarebbe stato impossibile per loro restare soli. Così doveva chiedere all'amico di permettergli di appartarsi con la cugina lì in casa sua. Quando l'amico avesse accettato, come era quasi certo che facesse, Najib si sarebbe appartato con la moglie di Shabri che ora avrebbe indossato i miei abiti, mentre io sarei rimasto nella stanza della moglie vestito con gli abiti di questa. Shabri avrebbe pensato di non perdere di vista la propria moglie, non sapendo che invece ero io...

Najib all'inizio rise, prendendolo come uno scherzo, ma poi cominciò a pensarci seriamente. Fece parecchie obbiezioni: "Ma se per caso a Shabri venisse voglia di fare l'amore con la moglie mentre invece ci sei tu?"

"Basta far dire alla donna, poco prima della nostra visita, che si sente indisposta e che ha bisogno di stare tranquilla."

"Ma se volesse parlare con la moglie?"

"Fingerò di star dormendo..."

Continuammo così a discutere per un po' ma alla fine era così eccitato all'idea che si convinse. Allora cominciammo a fare tutti i preparativi. Per prima cosa riuscimmo a parlare con la serva della donna, per avvertirla. Poi decidemmo di andare da Shabri un paio di volte prima che lui gli facesse la sua richiesta, in modo che l'amico mi vedesse e che io potessi accordarmi direttamente con la moglie del suo amico.

Najib mi procurò abiti femminili ed andammo a fare la prima visita a Shabri. Senza nessuna difficoltà, mentre gli uomini parlavano fra di loro, io potei appartarmi con la moglie di Shabri nelle sue stanze. Allora le svelai la parte del mio piano che non avevo detto a Najib: se lei voleva fare l'amore col mio amico, doveva fare in modo che io potessi farlo con suo marito. Avuta conferma che al marito non dispiaceva infilarla a volte anche dal di dietro, specialmente quando la donna aveva le mestruazioni, ci accordammo per andarla a visitare nei giorni in cui le sarebbe venuto il ciclo. La donna, all'idea di ingannare il marito andando a letto con il suo migliore amico nella sua stessa casa, e di beffarlo facendo in modo che facesse l'amore con un maschio, aderì subito alla mia proposta.

Tornammo di nuovo da Shabri a fargli una seconda visita, io sempre travestito da donna. La moglie mi disse che tutto stava andando secondo i miei piani e che lei aveva detto al marito che aveva un'irritazione alle mammelle, sì che lui non cercasse di toccarmele mentre avrebbe fatto l'amore con me. Inoltre avrebbe anche finto di avere un'afonia, così anche il problema della voce era risolto. Quella donna era furba e la sua serva, che era a parte del complotto, ci diede non pochi utili consigli. Tra l'altro mi diede i profumi che usava la donna ed il suo trucco, sì che io potessi profumarmi come lei e truccarmi gli occhi nello stesso modo.

Così finalmente venne il giorno della nostra terza visita, quella decisiva. Io, al solito, mi appartai con le donne e subito scambiai i miei abiti con la moglie, comprese le vesti intime. Lei si mise il velo ed io mi stesi sul suo letto. Quando Shabri venne a chiamare la cugina di Najib, la serva gli disse di parlar sottovoce perché la moglie si era appena addormentata e che per questo aveva chiuso le persiane, sì che la stanza era ora in una complice semioscurità. Appena uscita la moglie vestita con i miei abiti, Shabri stava per uscire quando io mi mossi e mormorai qualcosa d'indistinto.

Shabri allora mi si avvicinò: "Che hai, moglie mia, stai male?"

"Sta sognando." Rispose la serva, poi soggiunse: "Se voi, signore, vi occupaste un po' della poverina... Non voleva che ve lo dicessi, ma vi desidera, e voi invece la trascurate..."

"Lo sai anche tu che ha le sue cose, e che sta male, no?" si giustificò l'uomo.

"Io adesso esco, per lasciarvi soli..."

"Ma lo sai bene che ultimamente, coi suoi malesseri, non ho potuto nemmeno sfiorarla." protestò l'uomo a voce bassa.

La serva, sulla porta, gli disse, sempre sottovoce: "Eh via, padrone, è solo davanti che soffre tanto, che non dovete nemmeno sfiorarla. Ma la potete accontentare lo stesso, la poverina. Non devo mica insegnarvi io come darle e prendere da lei piacere, no?"

Io frattanto m'ero scoperto il sedere, come eravamo d'accordo.

La serva aggiunse: "Ma guardatela, avete mai visto un sederino così bianco e delicato? Più fresco di una rosa..."

Mi veniva da ridere ma mi controllai. L'uomo mi si avvicinò e lo sentii sedersi sul letto, alle mie spalle. Appena la serva uscì, le sue mani cominciarono a carezzarmi le natiche. Era molto gradevole. Io avevo le braccia ripiegate, una davanti al petto e l'altra a coprirmi l'arnese per evitare che nonostante tutto lui cercasse di carezzarmi in quei due punti critici, che mi avrebbero tradito.

Lo sentii armeggiare, poi stendersi dietro di me e presto sentii il suo palo, durissimo e fremente, poggiarsi nella piega fra le mie natiche. Mugolai appena e mi spinsi contro di lui. Allora l'uomo cominciò a spingere con più decisione, carezzandomi pieno di libidine la schiena e le natiche. La situazione era molto eccitante, soprattutto pensando che l'uomo era ignaro del doppio inganno che stava subendo.

Finalmente la punta del suo arnese indiduò il mio buco e cominciò a divaricarlo, dirigendo la sua lancia con la mano ed agitandovelo contro lievemente per farsi strada. Ero eccitatissimo e l'avevo durissimo anche io. Shabri stava perdendo il controllo e cominciò a spingere con crescente irruenza. Io lo assecondavo e lo sentii iniziare finalmente a penetrarmi.

L'uomo mormorò con voce roca dalla passione, fremendo tutto: "Vedi che non ti trascuro, luce dei miei occhi... senti quanto mi ecciti, quanto di desidero..."

Io mormorai con voce quasi impercettibile le parole che la moglie mi aveva detto di dirgli: "Ah... Shabri... marito mio... mio toro..." e mi spinsi di più contro di lui.

Finalmente riuscì a mettermelo tutto dentro: era grosso, duro, piacevolissimo. Si agitava dentro di me con vigore, muovendolo in tutti i modi: ci sapeva fare davvero, mi stava facendo eccitare sempre più e davvero facevo fatica a non tradirmi. Ad un tratto una sua mano scivolò sul mio ventre e temetti che tentasse di muoverla più su o più giù, così strinsi di più le mie braccia contro il mio corpo. Ma fortunatamente non mosse la mano da lì. Tenendomi fermo così, mi impalò con maggiore vigore. Era un uomo davvero passionale e mi dispiaceva di non poter fare all'amore con lui liberamente, ma al tempo stesso ero terribilmente eccitato proprio da quella situazione.

Finalmente raggiunse le vette del godimento e cominciò a scaricare in me con rochi mugolii di piacere, ondate dopo ondate di bollente seme.

"Hai un culetto delizioso, moglie mia, meglio di quello di un ragazzetto. Ma adesso riposa tranquilla, mia colombella e cerca di rimetterti presto in salute, ché ho voglia di prenderti anche nel solito modo. Ora purtroppo devo andare, forse anche il mio amico ha finito con la cuginetta della moglie..."

Lo sentii scendere dal letto, rimettersi a posto gli abiti, quindi uscire. Subito dopo entrò la serva. Io mi stavo appena ricomponendo le vesti.

"È andata, vero? Adesso aspetta la signora. Dovete scambiarvi subito gli abiti. Com'era, il padrone?"

"Scatenato. Non ha sospettato nulla e anzi, m'ha detto che il mio culetto è meglio di quello di un ragazzo!"

La donna rise di gusto. Dopo poco rientrò la moglie di Shabri e subito ci scambiammo gli abiti.

"Come è andata, signora, con Najib?"

"È stato bellissimo, devo ringraziarvi davvero. Da molto desideravo farlo con Najib, come sapete. Tornerete ancora a fare il cambio?"

"No, signora. Sto per partire. Inoltre è andata bene una volta, non bisogna tentare troppo la fortuna."

"Tenete, vi voglio regalare questo bracciale d'oro in segno di gratitudine. Najib è davvero un uomo appassionato."

"Anche vostro marito non scherza, quanto a passione, signora mia. È piaciuto molto anche a me."

"Sì, avete ragione. Ma ogni tanto fa piacere cambiare, non credete? E anche sconfiggere la sua gelosia morbosa."

Dopo poco mi vennero a chiamare: Najib voleva tornare a casa. Appena usciti, volle sapere com'era andata. Logicamente non gli dissi nulla di quello che era successo fra me e il suo amico. Ma dentro di me ero molto soddisfatto. Lui volle farmi un dono per ringraziarmi di essermi prestato per quella sua avventura, che mi raccontò in dettaglio.

Finalmente la carovana fu pronta. Caricate tutte le mie mercanzie, all'alba partimmo alla volta di Bagdad. Il viaggio si preannunciava lungo e lento. Ma io avevo già adocchiato uno dei giovani cammellieri e pensavo che, se avessi avuto un po' di fortuna, non mi sarei annoiato neppure in quella occasione.

Il ragazzo si chiamava Omar, doveva avere un paio di anni meno di me, aveva una fitta capigliatura nera e crespa, pelle olivastra, naso piccolo, labbra sensualmente morbide e piene, occhi che ti guardavano di sotto in su con aria sbarazzina e maliziosetta. Secondo me il ragazzo poteva essere disposto ad intrattenersi con me. L'ampia tunica che indossava ne nascondeva completamente le proporzioni del corpo, ma se era bello come il suo viso, quello sarebbe stato un bocconcino prelibato, da non perdere.

Appena partiti, parlai con Najib: "Stavo pensando che sarà dura, tutto questo viaggio senza neppure una donna... A te non pesa?"

"Non troppo. Mi diverto sempre con uno o l'altro dei miei cammellieri. Ho sempre qualche ragazzino con me, in carovana, per me o per i miei figli."

"Ma sei sicuro che ci stanno e soprattutto che ci sanno fare?"

"Certo. Tutti i miei cammellieri più giovani, prima di ingaggiarli, li provo io personalmente. Per una buona carovana ci vogliono cammelli forti, uomini abili e fidati, armi sicure e ragazzini pronti a soddisfare gli uomini, non lo sai?"

"Non è proprio come avere una donna, però." dissi io per continuare a farlo parlare.

"Può essere anche meglio, se sei fortunato. Sai come dice il proverbio, no? Una donna per far figli, una capra per sfogarsi e un ragazzino per il piacere."

"Ma... e come fai per appartarti col ragazzino che scegli?"

"Appartarmi? Non c'è nessun problema. Di notte viene sotto la mia coperta. Al buio nessuno ci vede e comunque lo sanno e lo fanno tutti, quindi non c'è problema. Ogni adulto stende la sua coperta fra due cammelli e fra le merci, di notte. E al fuoco, prima di andare a dormire, i ragazzini servono il tè agli uomini. Uno si fa servire il tè dal ragazzino che ha scelto per la notte, e gliene fa bere un po' dalla propria tazza: quello è il segnale."

"Ma e se due facessero bere lo stesso ragazzino?"

"Non capita. Se io ho fatto bere un ragazzino dalla mia tazza, nessuno gli chiederà più il tè, per quella sera. E se anche gliene offrisse, il ragazzino dovrebbe rifiutare. Inoltre si chiede sempre da bere in un ordine stabilito. Prima io, poi gli altri, in ordine di età. A te, se ti interessa, toccherà dopo il mio figlio maggiore e prima dell'altro mio figlio. Se invece non ti interessa, chiedi da bere a chiunque, ma non gli offri la tua tazza."

"Capisco. E... hai già provato anche con Omar?"

"Sicuro, quando era più giovane. Solo che ormai è troppo adulto per i miei gusti, ed è lui, a volte, a offrir da bere a un ragazzino. Ma quand'era un ragazzino lui, era uno dei migliori, aveva il fuoco nelle vene."

"Sai... mi piacerebbe offrirgli da bere..."

"No, lo offenderesti, ormai è un adulto. Anche se penso che a lui piacciano di più gli uomini che le donne. Ti piace, Omar?"

"Sì, e mi piacerebbe provarci con lui..."

"Se vuoi, posso parlargli io, in modo discreto, amico mio. Sono in debito con te e, se glielo chiedo io, non credo proprio che mi dirà di no."

Passò la giornata ma non accadde nulla e pensai che Najib se ne fosse dimenticato o che Omar avesse rifiutato. Infatti il ragazzo non m'aveva fatto nessun segno, lanciato nessuno sguardo particolare, non m'aveva detto nulla. A sera, dopo aver mangiato attorno al fuoco, vidi svolgersi quella specie di tacito rituale che Najib m'aveva descritto. Io non offrii da bere a nessun ragazzino e neppure Omar, perché i ragazzini erano già stati tutti scelti dagli uomini più anziani di noi. Andai alla mia coperta, stesa fra i due cammelli e le mie mercanzie, e mi disposi a dormire tranquillamente. M'ero appena addormentato quando sentii che qualcuno mi toccava. Balzai a sedere e vidi che era Omar.

"Ah, sei tu?" chiesi contento di vederlo.

"Ho saputo che mi aspettavi..."

"Certo, vieni."

Sorrise, si sfilò la tunica, si sciolse le braghe e, alla luce della luna, lo vidi nudo: aveva davvero un corpo degno del suo volto. Il petto era completamente glabro a parte una fine peluria che gli copriva la parte bassa del ventre e che s'infoltiva sul pube. Aveva un arnese di tutto rispetto, lungo, logicamente circonciso, leggermente curvo verso destra, ancora molle. Mi chiesi come sarebbe stato, duro. I piccoli capezzoli scuri segnavano i suoi pettorali appena pronunciati. Le gambe erano due pilastri perfetti e le braccia erano muscolose. Una lieve cicatrice gli segnava l'interno della coscia sinistra.

Anche io mi spogliai nudo e lui si infilò sotto la mia coperta.

"Sai, non l'ho mai fatto con uno straniero. Che pelle chiara hai! Ti trovo molto eccitante. Quando Najib m'ha detto che mi desideri, sono stato contento. Io, appena t'ho visto, ho fantasticato di venire sotto la tua coperta, ma pensavo che non potesse succedere, visto che non sono più un ragazzino." disse Omar cominciando a carezzarmi in modo sensuale per tutto il corpo.

"A me non interessano a ragazzini, preferisco gente come te o anche più adulta."

"Anche io, ma non bisogna dirlo sennò ti prendono in giro. Ma Najib non parlerà, è un brav'uomo. Io ho steso la mia coperta qui dietro e la metterò sempre vicino alla tua. Nessuno si accorgerà di noi due così potremo divertirci assieme tutte le volte che vogliamo."

Ormai io ero pienamente eccitato. Allora Omar mi si offrì e facemmo all'amore. Aveva davvero il fuoco nelle vene, quel ragazzo. L'unica cosa che non sapeva fare era baciare, ma gliela insegnai ed imparò subito e gli piaceva molto.

Dopo quella prima notte, venne a dormire con me tutte le sere. Durante il giorno mi trattava come tutti gli altri, ma durante notte mi faceva sentire un principe. Faceva in modo di compiacermi in tutti i modi, con quel suo corpo splendido, ed ogni volta che lo prendevo, collaborava ai miei assalti con un calore ed una passione che aumentavano incredibilmente la mia eccitazione. Sapeva usare molto bene anche la bocca e la sua lingua sapeva frugare sapientemente in tutte le zone del mio corpo in cui più acuto si rivelava il piacere.

Fu un viaggio molto, molto piacevole. Alla fine, arrivati finalmente a Bagdad, mi dispiacque che ci si dovesse separare."

Poletto aveva ascoltato il racconto con attenzione.

"Padrone, come volete che vi compiaccia stasera, come Alano, o come il marito egiziano, o come Omar?"

"Come vuoi tu, ragazzo mio."

"A me è piaciuto il modo in cui Alano si è infilato sul vostro bel palo duro. E voi l'avete già bello ritto e duro. Oh quanto siete bello, padrone mio, specialmente quando siete eccitato come in questo momento."

Il ragazzo cominciò a carezzare Lorenzo per tutto il corpo, ed a passarvi le labbra e la lingua, mentre Lorenzo gli faceva un trattamento simile e lo guidava a scoprire le parti del corpo in cui più acuto si sente il piacere. Dopo un po' che erano intrecciati in quei gradevolissimi preliminari, Poletto si dedicò a preparare accuratamente l'asta fieramente eretta di Lorenzo, leccandola e succhiandola, insalivandola accuratamente e finalmente si mise cavalcioni e si calò giù. Lorenzo guidò il suo membro fra le natiche che il ragazzo si divaricava, e Poletto vi si impalò lasciandosi scivolar giù e premendovi sopra con tutto il proprio peso.

"Ah, com'è bello sentirvi tutto dentro, signor padrone!"

"Non ti fa più male?"

"Quasi per niente, e invece il piacere ogni volta è più forte. Tenetemi, signor padrone, che comincio la cavalcata."

Lorenzo sorrise, afferrò Poletto per la vita e questi iniziò a molleggiare su e giù con allegro vigore. Ogni volta che il ragazzo si lasciava andar giù, l'uomo arcuava in su il bacino per andargli incontro e penetrarlo più a fondo. Si accorse che questo piaceva al ragazzo. Cominciò a carezzargli il petto e il ventre, le natiche e le cosce. Poi, quando si sentì vicino all'orgasmo, si alzò a sedere, abbracciò il ragazzo stringendolo contro il proprio petto e lo baciò profondamente in bocca. Poi gli fece serrare le gambe attorno alla sua vita, le braccia attorno al collo quindi lui, con pochi movimenti, prima si mise in ginocchio, poi si alzò in piedi, col ragazzo sempre profondamente impalato sul suo membro, abbracciato e quasi appeso a lui. Quindi scese dal letto e cominciò a camminare a passi cadenzati per la stanza. Ad ogni passo dell'uomo, Poletto sobbalzava e sentiva il duro palo di Lorenzo muoversi dentro di lui.

"Ah, quant'è bello... quanto mi state facendo godere, così... Oh, che bello, che bello... Non me l'avete mai raccontato, questo modo di fare l'amore, signor padrone... con chi facevate così?"

"Sei tu il primo, ragazzo mio. Ti piace?"

"Da morire, da morire! Ed a voi?"

"Anche a me, ma ora ti appoggio con la schiena sul tavolo, senza sfilarti, e ti finisco a fottere lì sopra."

"Come volete voi. Ma volevo essere io a dare piacere a voi e invece lo state dando voi a me..."

"Avrai altre occasioni e comunque me ne stai dando. E cerca di non venire tu, ora, perché dopo voglio che sia tu ad infilzare me con quel tuo bello spiedo di carne."

"Sì, tutto quello che volete voi... oooh, che bello... che bello..."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
6oScaffale
scaffale 6
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008