Lorenzo entrò nella propria camera da letto, si spogliò rapidamente e nascose i propri abiti, quindi spense il lume e si nascose dietro la grande tenda. Dopo pochi minuti di attesa sentì Poletto entrare con un candeliere in mano. Spiò e lo vide accendere tutti i lumi, poi lo osservò mentre si spogliava e riponeva i propri abiti sulla cassapanca, piegandoli con cura. Gli piaceva guardarne il corpo snello e sodo, flessuoso e ben formato. Gli piaceva ammirare i genitali perfetti del ragazzo, già semieccitato, il petto liscio, il ventre sodo, il volto sereno dagli occhi luminosi.
Poletto, ignaro di essere spiato, prese dal tavolo il ritratto che rappresentava Ahddin, quindi salì sul grande letto e vi si sdraiò prono e si mise ad osservare la miniatura. Lorenzo ora vedeva la schiena ed il sedere piccolo e sodo del ragazzo e sentì che quella deliziosa visione gli stava procurando una piacevole erezione.
Poletto stava immobile, in ammirazione del ritratto. Dopo un po, Lorenzo, vedendo che non accadeva più nulla, uscì da dietro la tenda.
"Ti piace, Polo?"
Il ragazzo sussultò lanciando un breve grido e si girò spaventato. Quando vide il suo padrone già completamente nudo ed eccitato, si aprì in un ampio sorriso.
"M'avete fatto paura, signor padrone. Credevo d'essere ancora solo."
"Ti piace Ahddin?"
"Sì, era davvero bello."
"Preferiresti che ci fosse lui, ora, qui, invece di me?"
"Oh no, padrone, preferisco voi. Voi, piuttosto, non preferireste avere Ahddin qui, invece di me?"
"Ahddin non è che un bel ricordo. Tu invece sei qui in carne ed ossa, vero, reale, desiderabile... e non proibito per me."
"Lo vedo, lo vedo padrone mio che mi desiderate."
"Te ne dispiace, forse?"
"Al contrario, mi lusinga. E poi è così bello guardarvi tutto nudo... Quando avete gli abiti indosso siete elegante, non si può negare, ma io vi preferisco così."
"Anche a me piace guardarti quando sei completamente nudo ed osservare come ti ecciti a guardarmi, come in questo momento."
"Non fa freddo in questi giorni. Potremmo restare sopra le coperte, così mentre mi raccontate il seguito delle vostre belle storie possiamo godere nel guardarci. Venite qui sul letto, padrone mio, accanto a me..."
"Eccomi, Poletto caro. Mi piace tanto accarezzarti, sentire come tutto il tuo corpo freme quando ti tocco."
"Oh sì, anche a me piace tanto toccarvi e moltissimo come mi toccate, ma..."
"Ma prima la storia, lo so. Appoggia il capo qui sul mio grembo, che comincio a raccontartela."
"Così, però, mi vien voglia di baciarlo, di succhiarvelo..."
"Cerca di resistere. Ma se non ci riuscissi, fai tranquillamente come ti senti, d'accordo? Sì, così va bene. Stai comodo?
Dunque: con tutti i miei averi mi allontanai in gran fretta da Bagdad, unendomi ad una carovana che scendeva verso sud. Non avevo ancora deciso dove stabilirmi, ma ascoltando i discorsi dei miei compagni di viaggio pensai che forse valeva la pena di fermarsi almeno per un po' a Ta'izz, città famosa per il suo mercato di schiavi e per la sua bella moschea.
Giunti così nel regno Zaidita, mi aggregai a quella parte della carovana che proseguiva per Ta'izz. Teoricamente quel regno dipendeva dal Califfo di Bagdad, ma praticamente era autonomo, quindi ero al sicuro.
Certo, la città non aveva paragone con le meraviglie di Bagdad, comunque era un centro di una qualche importanza. Inoltre, come sede di uno dei più importanti mercati di schiavi della zona, era anche un centro commerciale assai frequentato. Le mercanzie che avevo con me erano alquanto pregiate, così presto potei farmi un buon nome e riuscii anche ad avere una bottega tutta mia nel locale bazar, soprattutto quando si seppe che non avevo nulla a che fare con i portoghesi che solo pochi anni prima avevano assalito Aden tentando di occupare tutta quella zona. Anche la mia buona conoscenza dell'arabo e delle usanze dei mussulmani mi aiutò molto. Inoltre, poco dopo il mio arrivo in città, avevo stretto amicizia con un mercante locale, di nome Yahya Sallal.
Yahya era un giovanotto quasi trentenne. Non era particolarmente bello, ma era molto simpatico. L'avevo conosciuto un pomeriggio, quando ero andato al vicino uidian per bagnarmi. Mi stavo lavando quando arrivò Yahya a cavallo. Si fermò accanto al corso d'acqua e mi guardò a lungo, restando in sella al suo cavallo. Allora lo salutai in buon arabo.
Lui si aprì in un grande sorriso e mi gridò: "Conosci la nostra lingua, straniero?"
"Un poco. Tanto da parlare d'affari o di amore, ma non abbastanza da parlare di religione o di filosofia."
"E preferisci parlare di affari o di amore?"
"Dipende da chi ho di fronte. E tu, signore?"
"Come te, straniero, dipende da chi ho davanti. Di dove vieni?"
"Venezia."
"Mai sentita nominare." Mi rispose lui.
"Mai sentita nominare?" ripeté Poletto stupito.
Lorenzo sorrise: "Sì, può sembrarti impossibile, ma più mi allontanavo meno la gente sapeva dell'esitenza della nostra bella città. Poi, quell'uomo mi chiese: "Sei di passaggio?"
"Per ora abito a Ta'izz."
"Anche io. Che fai nella mia città?"
"Il mercante. E tu?"
"Anche io." rispose l'uomo.
"Non ti ho mai visto al bazar."
"Certo, non commercio lì io. Sono un mercante di schiavi, specializzato in giovani maschi da harem."
La cosa mi incuriosì. Così uscii dall'acqua e mi avvicinai a lui che frattanto era sceso da cavallo.
"Il mio nome è Lorenzo Zorzi e, come ho detto, sono mercante."
"Io mi chiamo Yahya Sallal."
"E siete mercante di ragazzini per gli harem, avete detto?"
"Sì."
"Eunuchi, volete dire?"
"Non necessariamente. Anzi, sono pochi quelli che faccio castrare. A non pochi potenti piace avere uno o più ragazzini che sappiano rallegrare il loro letto, e li preferiscono integri. E i meno ricchi pagano bene per assaggiare le mie primizie, prima che siano vendute."
"Volete dire che si può venire da voi per assaggiare le grazie dei vostri ragazzini?"
"Sicuro. La cosa vi interessa?"
"Che età hanno?"
"Dai dieci ai quattordici anni."
"Peccato. Sono troppo giovani per me."
"Sono i bocconcini più deliziosi."
"Può darsi, ma io li preferisco dai diciassette anni in su. E non castrati."
"Giovani già maturi, perciò. A quell'età non riuscirei più a venderli, se non dopo averli castrati. Vedi, quando arriva una carovana con nuovi schiavi, io mi scelgo i maschietti più giovani e carini, d'età compresa fra i sei e gli otto anni. Per due o tre anni li allevo e li istruisco e poi, dopo averli fatti collaudare, li pongo in vendita. Se verso i tredici anni non ho ancora trovato un acquirente, se sono belli li castro e li vendo come eunuchi. Se no, o li vendo ad un bordello o come schiavi comuni. Solo qualcuno resta nella mia casa, come mio servo e collaudatore."
"Dite che li istruite? E come?"
"Ho bravi insegnanti di musica perché imparino a suonare e cantare. Poi insegnanti di danza perché imparino a muoversi in modo aggraziato e, soprattutto, erotico. Poi insegnanti di massaggio, in modo che imparino sia a far rilassare sia a far eccitare un maschio a seconda della bisogna. Infine insegnanti di arti amatorie, perché imparino ad usare perfettamente tutto il proprio corpo per procurare il massimo del piacere al loro futuro padrone. Finiti tutti i corsi, entra in gioco il collaudatore che deve valutarne le capacità e soprattutto, e questa è la cosa più delicata, collaudarne il culetto, sì che non sia troppo stretto ma neppure troppo largo. Un culetto troppo stretto farebbe soffrire il membro del loro futuro padrone ma uno troppo largo gli toglierebbe gran parte del piacere. Ecco perché il collaudatore deve avere un pene di giusto calibro e deve saperlo usare in modo corretto in modo di non guastare l'ano del ragazzino. Passato il collaudo e sentito il parere del collaudatore, posso fissare il prezzo e metterli in vendita."
Yahya mi spiegò ogni cosa in dettaglio finché si accorse che i suoi discorsi mi avevano provocato una vistosa erezione.
Allora, puntando il dito verso i miei panni bagnati, tesi a causa del mio membro ritto, disse: "Vedo che ti ho provocato un piccolo inconveniente. Vorresti forse venire anche tu ad assaggiare uno dei miei ragazzetti? Anche se, da quel che posso vedere, forse il tuo pene è un po' troppo grande..."
"No, grazie. Resto dell'idea che preferisco maschi più adulti. Ma se ne aveste, non mi dispiacerebbe affatto provarne uno."
"In questo momento, fra servi e collaudatori, ho solo sette schiavi in casa, di età fra i sedici ed i ventisei anni. Potresti comunque venire a vederli. Se uno di essi dovesse attrarti, sarebbe un piacere per me metterlo a tua disposizione per acquietare il desiderio che ho fatto risvegliare in te con i miei discorsi."
"Voi mi tentate, Yahya..."
"Vedo che hai qui il tuo cavallo. Abbi la cortesia di seguirmi, dunque."
Non mi feci pregare, infatti era tempo che non avevo incontri sessuali. Indossata la mia tunica sui panni ancora bagnati, saltai a cavallo e lo seguii. Abitava in una vasta casa disposta attorno ad un bel giardino. Fattomi accomodare su ampi cuscini in una bella stanza dalla fresca penombra, Yahya mi offrì del tè e mandò subito a chiamare i suoi schiavi. Ad uno ad uno fece spogliare i ragazzi ed ognuno, oltre a dirmi il proprio nome e la propria età, mi disse quali fossero le sue specialità nelle arti amatorie. Io ero lievemente imbarazzato, ma i ragazzi non lo erano affatto. Tre mi attraevano più degli altri e Yahya se ne accorse subito, anche prima che io parlassi. Perciò mandò via gli altri quattro.
"Lorenzo, fra questi tre ti consiglio Ibrahim, per cominciare. Un altro giorno, se mi onorerai di una tua visita, potrai provare Salem, poi anche Qahtan. Così potrai scegliere quello che più ti piace e te lo donerò come tuo schiavo personale."
"La tua generosità mi mette in imbarazzo, Yahya, non posso accettare..."
"No, Lorenzo, mi sei molto simpatico e spero con questo dono di cementare la nostra amicizia. Ti prego di accettare, dunque. Non farmi questo affronto."
"Mi prendi per il mio lato debole. Come rifiutare una così squisita offerta?"
"Bene. Allora, Ibrahim, porta il mio ospite nella stanza verde e vedi di renderlo felice e di non far sfigurare la mia ospitalità. A più tardi, Lorenzo e non aver fretta: goditi Ibrahim come e finché ti aggrada."
Il ragazzo, indossata di nuovo la leggera tunica bianca e presa in mano la fusciacca azzurra, si inchinò e mi fece cenno di seguirlo. Giunti nell stanza, che doveva il suo nome al verde dell'alcova che vi campeggiava, Ibrahim si denudò di nuovo e quando vide che io stavo iniziando a spogliarmi, mi venne accanto e mi fermò con un lieve gesto.
Con un sorriso malizioso disse: "Permetti che sia io a spogliarti, signore."
Lo lasciai fare mentre ne ammiravo le nudità, Ibrahim aveva diciassette anni appena compiuti ed il suo corpo era molto armonioso. Mentre mi spogliava, mi carezzava lievemente ed in modo molto sapiente. Il suo corpo glabro, la sua pelle olivastra, il suo sorriso malizioso mi stavano conquistando e mi facevano eccitare sempre più. Un'altra cosa mi piaceva: il suo membro, man mano che mi spogliava, si stava rizzando, palpitante e duro. Evidentemente il ragazzo provava piacere nel darmi piacere. Quando mi ebbe denudato cominciò a girarmi attorno lentamente ed a leccarmi per tutto il corpo mentre le sue dita, lievi ed instancabili, mi sfioravano abilmente nei punti giusti. Ero letteralmente fuori di me per il piacere. Ad un tratto lo fermai, lo afferrai per la vita e lo tirai a me baciandolo con forza sulla bocca. Rispose con abbandono al mio lungo bacio, partecipandovi attivamente. Allora lo feci girare e, così in piedi, cercai di penetrarlo. Ibrahim collaborò con sincero entusiasmo, facilitandomi con sapienti movimenti la penetrazione.
Ne serravo il petto fra le mie braccia, tirandolo a me ad ogni colpo, e lui si spingeva tutto contro di me, quasi ad essere penetrato più a fondo, ed ondeggiava ad arte il bacino e faceva palpitare l'ano aumentando così incredibilmente il mio piacere. Ma quando sentì che stavo accelerando il ritmo ed il vigore dei miei affondo dentro di lui, Ibrahim si staccò da me.
Con un sorriso malizioso, mi disse: "Non ancora. Non c'è fretta, mio bel signore. Lascia che prima ti carezzi ancora un poco."
Mi affidai alle sue sapienti cure, ben lieto di centellinate in quel modo il piacere. Il ragazzo allora, preso un prezioso vasetto di unguento profumato da un basso tavolo, iniziò a spalmarmelo per tutto il corpo. Presto provai strane sensazioni di freschezza e di calore, acuite ad arte dalle sue mani che scivolavano sicure per tutto il mio corpo, soffermandosi su alcuni punti e scivolando via veloci su altri, in un lungo massaggio altamente erotico. Frattanto io carezzavo il suo bel corpo non più da efebo ma non ancora da uomo, godendo intensamente a quel contatto intimo ed eccitante.
Poi Ibrahim mi si offrì di nuovo e nuovamente lo presi, con una specie di gioia scatenata, finché lui nuovamente mi fece rallentare. Continuammo così, in un'alternanza di frenesia e di dolce calma, finché non riuscii più a trattenermi e venni in lui mugolando per l'intensità del piacere che il ragazzo aveva saputo darmi. Lui venne contemporaneamente a me, pur senza essersi toccato.
Quando tutto fu finito, Ibrahim riprese a carezzarmi il corpo con un massaggio rilassante, finché si accorse che il mio respiro era tornato normale. Allora, presa una caraffa, mi servì una bevanda fresca di uno strano sapore, ma molto dissetante e corroborante.
Quindi, aiutatomi a rivestirmi, mi chiese: "Sei contento di me, mio signore? Sei soddisfatto di Ibrahim?"
"Sì, ragazzo, sono molto soddisfatto. Sei davvero un mago nel fare l'amore."
"Grazie, mio signore. Ora permetti che ti riaccompagni dal mio padrone..."
Quando riincontrai Yahya gli espressi tutto il mio entusiasmo.
"Sono lieto che il mio Ibrahim ti sia piaciuto. Ma aspetta prima di provare anche gli altri due. Ibrahim, essendo il più giovane dei tre, è anche il meno esperto. Se comunque alla fine sarà lui quello che preferisci, Ibrahim sarà tuo."
Non volendo profittare della sua gentilezza, tornai da Yahya sono alcuni giorni dopo, ma prima di recarmi da lui gli mandai in dono un bellissimo taglio di broccato.
Quando mi presentai alla sua casa, Yahya mi sgridò per quel regalo: "Non dovevi! In questo modo sono ancor più di prima in debito con te."
"No, caro amico, sono io in debito con te. Il tempo passato con Ibrahim vale molto più di quel misero pezzo di tela."
"Bene, non posso rifiutare. Quest'oggi, se ti aggrada, potresti appartarti con Salem... che ne dici?"
Lo fece chiamare ed il ragazzo arrivò prontamente. Indossava una tunica verde quasi trasparente, con una fusciacca di seta bianca e babbucce di broccato, anche bianche.
Salem era un sangue misto, nato da un padre arabo e da una negra. Aveva diciotto anni ed era di una rara bellezza. Aveva un aspetto nobile e fiero, sì che aveva più l'apparenza di un principe che non di uno schiavo.
Salem mi condusse nella sala del bagno. Qui, appena ci fummo spogliati, volle lavarmi. Fu qualcosa di mezzo fra l'estasi e la tortura. Era abilissimo ed in breve era riuscito ad farmi eccitare a punto tale che credevo di non poter più resistere.
Anche lui era bravissimo nel portarmi ad un passo dall'esplosione dei sensi senza farmi oltrepassare il punto fatidico. Ma il mio corpo ancora non s'era unito al suo ed il desiderio in me stava crescendo vertiginosamente.
"Salem, ti voglio!" gli dissi ad un tratto con voce roca per la passione.
"Certo, mio signore, mi avrai. Sono qui per questo. Ma attendi ancora, ti prego, e non sarai deluso."
Non mentiva. Quando per l'ennesima volta mi ebbe portato alle soglie dell'estasi, le sue labbra color porpora si schiusero sul mio membro che era ormai al calor rosso, e lo presero con una delicatezza ed un'abilità tali che mi parve di aver raggiunto il paradiso. Lo lasciai fare, affidandomi completamente alla sua dolce e sapiente azione.
La sua pelle di un ricco color bronzo era liscia e vellutata, quasi completamente priva di peli se non per un lieve strato serico sul pube, che coronava il bel membro color cioccolato. A differenza di Ibrahim, Salem non era un collaudatore, viste le rispettabili dimensioni dei suoi attributi maschili. Con golosità mi curvai a leccarglieli e succhiarglieli prodigandogli le stesse cure che lui stava dedicando a me. Eravamo così allacciati, le nostre membra strettamente intrecciate e sentivo che il ragazzo stava a poco a poco perdendo parte del proprio autocontrollo e questo mi eccitò ancora di più. Allora pompai nella sua bocca con maggiore determinazione, finché mi scaricai in lui che, quasi contemporaneamente, mi donò il suo saporoso seme.
Ma io ancora non ero pago di lui e gli dissi: "Salem, voglio prendere questo tuo bel culetto sodo. Fammi vedere come sei bravo anche in questo."
"Come il mio signore desidera." rispose prontamente il ragazzo con occhi brillanti per l'anticipazione e, ripreso a massaggiare il mio corpo, con le labbra fece riprendere vigore al mio membro. Quando sentì che ero pronto, mi sedette in grembo e con pochi movimenti esperti si infilò sul mio palo, mi cinse il collo con le braccia ed inizio a muoversi su e giù, sorridendomi felice.
Il suo volto era di fronte al mio e potevo vedere il piacere brillare nei suoi occhi. Sentivo il suo membro palpitante sfregare contro il mio ventre ad ogni suo molleggio e la sensazione era piacevolissima. Lo tirai a me e lo baciai: la sua bocca profumava di rose.
Quando mi sentì prossimo all'orgasmo, senza lasciar sfilare il mio palo dal suo caldo, delizioso culetto, si staccò da me, si girò e, guidandomi, fece in modo di mettersi a quattro zampe con me, ancora saldamente piantato in lui, inginocchiato alle sue spalle.
Allora, abbracciatolo e sfregandogli i piccoli capezzoli duri, lo impalai con forti colpi finché sentii che stavo di nuovo per scaricarmi in lui. Salem raggiunse l'orgasmo un attimo prima di me. Il suo godimento scatenò una serie di deliziose pulsazioni nel suo ano e questo mi fece raggiungere le vette del piacere, amplificando le mie sensazioni, e gli donai per la seconda volta tutto il mio seme.
Dopo quel bellissimo amplesso, mentre Salem mi lavava di nuovo il corpo e poi mi asciugava delicatamente, mi chiedevo quale dei due ragazzi avrei preferito, quale avrei scelto. Non era una facile decisione. L'irruenza selvaggia di Ibrahim o la dolcezza di Salem? Il corpo d'ambra o quello di bronzo? Il culetto voglioso o la bocca esperta?
Finalmente venne il giorno in cui provai anche Qahtan. Era un ragazzo di vent'anni, figlio di una schiava araba e di un portoghese. Dei tre era forse quello che aveva il corpo più maschio, pur avendo forme di una notevole dolcezza. Il suo sguardo era di un'intensità incredibile e nelle sue iridi danzava una moltitudine di pagliuzze dorate. La pelle aveva appena una sfumatura olivastra e dei tre era il più peloso, pur non senza esserlo troppo per i miei gusti. Aveva solo un po' di pelo attorno ai capezzoli ed una striscia che dall'ombelico scendeva allargandosi poi a ventaglio attorno al membro che aveva vistosamente eretto in su, verso l'alto.
Quando si fu spogliato davanti a me, quella sua gloriosa erezione mi fece capire quanto il ragazzo fosse eccitato all'idea di fare l'amore con me e questo mi lusingò. Spogliatomi anch'io, mi avvicinai a lui e ne sfiorai l'asta con le punte delle dita.
Lui fremette in risposta e mi disse: "Mio signore, permetti che io danzi per te?"
"Come vuoi, Qahtan."
Allora iniziò a mormorare come una nenia, a labbra appena socchiuse, ed iniziò a muoversi al ritmo del suo canto, dapprima lentamente, in modo veramente sensuale, poi man mano più velocemente. I suoi occhi non lasciavano un solo istante il mio corpo e quando vide la mia erezione risvegliarsi, ebbero come un guizzo di luce ed un lieve sorriso aleggiò sul suo bel volto.
"Ti piace, signore, il mio corpo?"
"Sì, sei bello."
"Sta danzando per te, perché sa che presto sarà tuo e già ne pregusta la gioia. Questo mio corpo freme in attesa di compiacerti, di appartenerti."
"Avvicinati, voglio accarezzarlo."
"Attendi, signore. L'attesa rende più piacevole quel che verrà. Vedi come ogni parte di questo corpo freme nella speranza di darti piacere?"
Qahtan continuò così, parlandomi con una voce calda e sensuale, sempre più carica di passione, ed ora il suo corpo a volte sfiorava il mio, donandomi sensazioni di indicibile piacere ed aumentando in me il desiderio. Era davvero bravo, sapeva come risvegliare tutti i miei sensi.
Mossi un passo verso di lui: "Ti voglio, Qahtan!"
"Sì, mio bel signore, sarò presto tuo e potrai fare di me tutto ciò che desideri. Sarò tuo... il tuo schiavo... ma attendi ancora un poco. Frena il tuo ardore..."
"Non è possibile. Io ti voglio." gli dissi in preda ad una frenesia mai prima provata.
Volevo quel ragazzo con un'intensità incredibile. Forse proprio perché era così maschio, così sicuro di sé, così forte, volevo piegarlo al mio desiderio. Lui lesse la determinazione nei miei occhi e si fermò, attendendomi. Il suo corpo fremeva appena, ma restava immobile. Lo raggiunsi e le mie mani lo ghermirono, si impadronirono di lui e sentirono la soda consistenza di quel corpo maschio. Lo abbraccia e le mie labbra cercarono le sue. Qahtan rispose al mio bacio, poi mi sospinse delicatamente verso il giaciglio dell'alcova pieno di cuscini.
Sentivo in lui una forza animale, magnetica, una determinazione che, pur non giungendo alla sfida, si confrontava con la mia. Si lasciava guidare, ma a sua volta mi guidava.
Quando giacemmo nell'alcova, mi fu sopra ed iniziò a baciarmi ed a leccarmi per tutto il corpo. Anche io lo baciavo nello stesso modo esplorando con le labbra e le dita tutto il suo bel corpo e lui mi si offriva senza riserva, ma nello stesso tempo sentivo che senza riserva prendeva il mio corpo per il suo piacere. Obbediva ai miei ordini, prontamente, ma prendeva anche le sue iniziative. Mi piaceva questo misto di sottomissione e di autonomia, mi piaceva questa forza che sentivo promanare da lui.
Più che uno schiavo dispensatore di piacere, mi dava l'impressione di un amante pronto sì a tutto per compiacermi, ma nello stesso tempo alla ricerca del proprio piacere. Mi piaceva! E mi era difficile non abbandonarmi a lui, non diventare io il suo schiavo. Ne ero quasi soggiogato.
Ad un certo punto gli mormorai: "Che vuoi che faccia, Qahtan?"
"Abbandonati, lasciati amare. Ti prometto i piaceri più belli, più dolci. Tu sei il maschio più bello che io abbia mai visto..."
"Non è possibile. Vi sono certamente maschi più belli di me. Tu mi aduli."
"Certo, perché non si può non adulare il proprio signore. Vorrei appartenerti per sempre e poterti dispensare per sempre il massimo del piacere. Solo questo è il mio desiderio. Essere il tuo schiavo, vivere per te."
Qahtan non mi deluse. Riuscì a darmi un tale piacere che avrei voluto che non finisse mai.
Ad un tratto gli dissi: "Qahtan, saresti capace di darmi il sommo piacere penetrandomi con quel tuo stupendo palo di carne?"
Qahtan sorrise appena, non rispose, prese una pomata e cominciò a prepararmi con un lungo erotico massaggio. Quando raggiunse il mio buco palpitante, scoprii tutta la sua arte. Le sue dita indugiavano lì, spalmando la crema, a volte forzavano l'apertura per poi allontanarsi, penetravano appena, indugiavano poi subitamente uscivano, un dito s'immergeva e mi carezzava tutto l'interno inondandomi di un fuoco di sensazioni di lancinante piacere. Mi preparò a lungo, finché lo invocai di non indugiare oltre, di penetrarmi. Lo supplicai. Allora finalmente sostituì le dita con il suo bel palo duro e fremente, infocato come l'inferno e soave come il paradiso, e riiniziò quel gioco che già aveva fatto con le dita, facendomi morire di desiderio.
Quando finalmente mi invase e fu completamente in me, iniziò una danza d'amore che mi mandò in visibilio e che mi fece quasi perdere i sensi. Sentivo il mio corpo vibrare ad ogni suo affondo come un'arpa suonata dal migliore dei musici. Quando infine si svuotò in me ero talmente eccitato che subito mi tolsi di sotto a lui, lo feci stendere sulla schiena, gli allargai le gambe e lo impalai con forza. Vidi che gli piaceva e questo mi eccitò ancora di più. Lo inculai con un ritmo forsennato, tutto il suo corpo sobbalzava sotto i miei colpi implacabili. Qahtan sotto di me mugolava di piacere, leccandosi le labbra in preda all'estasi. Eravamo entrambi preda di un piacere selvaggio.
Riuscì a farmi giungere all'apice del godimento ben tre volte di seguito, eppure non mi sentivo ancora sazio.
Quando finalmente, rivestitomi, tornai alla presenza di Yahya, questi mi accolse con un ampio sorriso.
"Ebbene, amico mio, ora che hai provato tutti e tre i miei schiavi che ti interessavano, hai fatto la tua scelta?"
"Tu mi hai proposto tre perle preziose. Non è facile scegliere. Perciò, ti prego, rinuncio al tuo generoso dono, ma finché resterò qui a Ta'izz, lasciami ancora godere di tutti e tre i ragazzi."
"Come tu preferisci. Ogni giorno manderò a casa tua uno dei tre, a turno, e passerà la notte con te. Ma il giorno in cui ci lascerai, dovrai portartene via uno con te come tuo schiavo. Quel che ho promesso mantengo sempre."
"Non ti spiace privarti così di uno di quei splendidi ragazzi?"
"Te l'ho detto, a me, come d'altronde anche ai miei clienti, piacciono solo i ragazzini sotto i quattordici anni. Questi sono troppo grandi ormai, anche se sono bravi. E per uno schiavo che perdo, ne troverò altri, non dubitare."
Mi fermai a Ta'izz per otto mesi ed ogni giorno venne da me uno dei tre schiavi a turno e passai ogni notte con uno di loro, provando le estasi dell'amore. Ognuno dei tre infatti faceva a gara per darmi il massimo del piacere. Quando decisi di ripartire, unendomi ad una carovana che andava alla volta di Isfàn, Yahya insisté perché facessi la mia scelta.
Allora gli chiesi di donarmi ibrahim. Yahya sembrò stupito.
"È raro che io mi sbagli, eppure avrei scommesso che avresti scelto Qahtan. Mi sembrava che dei tre fosse quello con cui provavi maggior piacere..."
"Sì è vero. Ma sento che se scegliessi lui, presto sarei io il suo schiavo. Quel ragazzo è troppo forte, troppo bello, troppo bravo. Anche Salem è molto, molto bravo a letto, ma Ibrahim è il più dolce dei tre. E poi, soprattutto, mi piace molto parlare con lui, è anche il più intelligente dei tre. Credo che fra i tre Ibrahim sarà quello che mi resterà più fedele e che sarà per me, oltre che uno splendido compagno di letto, un ottimo servo."
"Credo che tu abbia ragione. Sarà come tu desideri. Faccio preparare il ragazzo ed il certificato di proprietà a tuo nome. Buon viaggio, amico mio. E se tornerai qui, sai che hai una casa aperta ed un amico fidato. Che Allah ti protegga."
Partimmo con la carovana. La sera della prima sosta Ibrahim, dopo aver fatto l'amore con me, mi disse: "Perché avete scelto me, signore? Ero certo che avreste scelto Salem o forse anche Qahtan..."
"Ti spiace che abbia scelto te?"
"Oh no, signore, ne sono lietissimo ed onorato!"
"Ho scelto te perché mi piaci più di tutti. Qahtan è forte e saprà farsi strada. Salem è indipendente, sarebbe stato forse un buon compagno di letto, ma non un buon servo. Tu sei diverso. Sei dolce, remissivo... Inoltre è molto gradevole conversare con te, sei il più intelligente dei tre. Quello che voglio non è solo un compagno di letto, ma anche qualcuno con cui comunicare."
"Grazie, mio signore. Ti sarò sempre grato e fedele. Potrai fare di me tutto ciò che vorrai ed io sarò sempre lieto di compiacerti in ogni modo."
"Bene, ma adesso dormiamo, ragazzo. Il viaggio sarà lungo e faticoso." gli dissi io abbracciandolo ed accingendomi a dormire."
"Tutti e tre erano affascinati da voi, padrone."
"Pare proprio di sì."
"Eh, lo capisco, siete davvero affascinante, voi. Qahtan era molto bello?"
"Uno dei più bei maschi che abbia incontrato."
"Più di me, vero?"
"Forse. Ma anche tu sei bellissimo e terribilmente desiderabile. E vedo che sei già in tiro. Sai che ho voglia di sentire quel tuo bel bischerone infilarsi in me?" disse Lorenzo allargando le gambe e guidandolo a sé.
Ma Poletto gli resistette e con aria maliziosa gli disse: "Frenate il vostro desiderio, padrone. Vi prometto i piaceri più belli, i più dolci. Voi siete il maschio più desiderabile del mondo ed io stanotte sarò il vostro schiavo, il vostro schiavo d'amore..."