Poletto stava ancora riassettando la camera di Lorenzo quando questi entrò.
"Oh, padrone, quest'oggi sono in ritardo... perdonatemi."
"E come mai sei in ritardo?"
"Mi vergogno a confessarvelo..."
"Ti vergogni? E che hai fatto di così brutto?"
"Ho perso tempo nel pomeriggio."
"Ah sì? E a far che?" chiese Lorenzo con finta severità.
Poletto abbassò il capo, arrossì lievemente e quasi sottovoce rispose: "È che... qui sul campiello... s'è fermato il teatrino delle marionette e io... sono andato a vederle."
"Ah, a te piacciono le marionette."
"Un po' tutti gli spettacoli, signor padrone. Lo so che prima avrei dovuto finire tutti i miei lavori, ma... pensavo di guardare solo un pezzettino dello spettacolo e invece... mi son lasciato prendere e non mi sono accorto che il tempo passava e... Ma vi giuro che non accadrà più. Perdonatemi!"
Il tono del ragazzo era così accorato che Lorenzo non riuscì più a fingere di essere corrucciato. Si accostò al suo servo e lo abbracciò con tenerezza.
"Hai fatto benissimo, ragazzo mio. Non devi preoccuparti. Anzi, sai che ti dico? Se a te piacciono tanto gli spettacoli, domani sera ti porto con me alla Commedia dell'Arte, a vedere attori veri. Che ne dici?"
"Non me lo merito, signor padrone..."
"Se non lo meriti tu, ragazzo mio, non lo merita nessuno in tutta Venezia. E poi a me farebbe piacere non andarci da solo. Che ne dici, Poletto, d'ora in poi mi accompagnerai sempre a tutti gli spettacoli a cui vado io, se ti fa piacere."
"Il padrone è troppo buono con me."
Lorenzo lo strinse di più a sé e lo baciò carezzandolo teneramente.
"Tu, Poletto mio, stai facendo di tutto per rendermi felice e ci stai riuscendo. Mi sembra giusto quindi che anche io faccia qualcosa per te, no?"
"Oh, padrone, ma voi mi state di già rendendo più che felice, ogni volta che mi permettete di fare l'amore con voi!"
"Comunque, ho deciso. Ma adesso smetti di riassettare, spogliamoci ed andiamo a letto. I lavori li finirai domani. Anzi, meglio, d'ora in poi una parte dei tuoi lavori li affiderò all'Alvise, così avrai più tempo libero e potrai andare a divertirti di tanto in tanto. E dirò anche al Florindo di darti uno zecchino in più al mese, perché tu possa pagarti ciò che ti piace o che ti serve."
"Ma non ho bisogno di nulla io, signor padrone. Qui in casa vostra ho tutto quel che mi occorre. Da mangiare, da vestire, un riparo e... e voi, padron mio!"
"Ma non voglio che tu stia tutto il giorno chiuso in casa. Voglio che tu esca, faccia amicizie con altri ragazzi, ti diverta. Guarda, l'Alvise farà tutti i lavori che facevi tu in casa, e tu dovrai occuparti solo della mia camera da letto, che non ci voglio nessun altro qui dentro. Intesi?"
"Ma allora, che farò io, tutto il giorno?"
"Starai con me, e quando io sono in giro per affari uscirai, ti divertirai, conoscerai gente... sarai libero di fare tutto quel che vuoi, dopo che hai riassettato questa stanza ed i miei abiti."
"Gli altri servi saranno invidiosi di me..."
"Ebbene, da domani non sarai più un servo, ma il mio valletto personale. E comunque non curarti dell'invidia degli altri. D'accordo, Poletto?"
"Tutto quel che comanda il padrone per me va bene."
"Allora d'accordo. Ma adesso svelto, andiamo a letto. Stasera voglio raccontarti di come riuscii a far l'amore con Sanjar e poi con Bahram, due dei fratelli di Nàdir."
Saliti sul grande letto, sotto il ricco baldacchino, Lorenzo tirò a sé Poletto, l'abbracciò ed iniziò: "La prima cosa che feci per riuscire a portarmi a letto Sanjar, fu cercare una maga. Dopo alcune ricerche ne scelsi una famosa, una donna di bell'aspetto, di età avanzata e dallo sguardo vivace e furbo. Mi feci ricevere da lei.
Appena mi vide, mi disse: "Vieni, straniero. Vedo la buona sorte attorno al tuo capo... Tu farai molta strada... Che cosa chiedi che io faccia par te? Hai qualche problema di amore, di danaro o di salute?"
"No, non esattamente. Vedi, voglio che un uomo mi chieda di fare l'amore con lui."
"Ne sei innamorato? Vuoi un filtro d'amore?" chiese lei con naturalezza.
"No..." risposi e le spiegai che avevo fatto una scommessa. La maga sembrò subito interessata e divertita. Le spiegai che, essendo Sanjar molto superstizioso ed anche avido, lei doveva fargli credere che per arricchirsi davvero, lui avrebbe dovuto farsi penetrare da me. La donna rise molto all'idea e cominciò a farmi alcune domande. Così a poco a poco iniziammo a stendere un piano. La donna era davvero molto astuta, e conosceva bene il proprio mestiere. Per prima cosa mi vendette alcuni oggetti che portavano il malocchio che io, tramite Nàdir, dovevo introdurre fra le cose di Sanjar, in modo di fargli credere che un qualche nemico stesse tentando di nuocergli. Poi, quando Sanjar fosse stato abbastanza spaventato, avremmo fatto in modo che consultasse lei. Allora lei l'avrebbe spinto fra le mie braccia... o fra le mie gambe, per essere più esatti.
Quando Nàdir venne a trovarmi, dopo aver fatto l'amore con reciproco piacere, gli spiegai che cosa avevo progettato e che cosa dovesse fare.
Lo vidi incerto, allora gli dissi: "Ascolta, se Senjar mi prega di incularlo, poi non potrà mai più rimproverarti se anche scoprisse che a te piace farti prendere dai maschi. Se ci provasse tu potresti facilmente metterlo a tacere, dicendogli che sai che lui si è lasciato inculare da me..."
Nàdir annuì sorridendo maliziosamente: "Beh, sì, hai ragione. Farò come mi dici. E con più dei miei fratelli riuscirai a far sesso, più io potrò vivere tranquillo. Spero proprio che tu riesca a portarteli tutti a letto, Lorenzo!"
Tramite Nàdir seguii lo svolgersi degli eventi. Per alcuni giorni Sanjar trovò gli oggetti porta malocchio, che avevo comprato, fra le sue cose. Così si convinse che un suo nemico stava tentando di danneggiarlo. All'inizio tentò di reagire con le classiche pratiche tradizionali, ma era talmente spaventato che i suoi affari iniziarono davvero a peggiorare. Al momento giusto Nàdir gli suggerì di consultare una maga. La prima che consultò, logicamente, gli dette dei consigli che non sortirono nessun effetto, infatti i presagi funesti si moltiplicavano. Sanjar era davvero spaventato, a questo punto. Finché, sempre su suggerimento di Nàdir, consultò la maga con cui mi ero accordato.
Questa, fatto finta di consultare un oracolo, gli disse: "È un caso quasi disperato, il tuo. Ci sarebbe forse un rimedio, ma è qualcosa di quasi impossibile..."
"Un rimedio sicuro?"
"Beh, sì, sarebbe un rimedio sicuro, certamente, ma..."
"Dimmi allora che devo fare."
"Tu... hai mai fatto sesso con un maschio?"
"Beh, quando sono in carovana mi faccio spesso qualche ragazzino, come tutti."
"No, intendo dire con un uomo adulto."
"Ma no, mai! Sono un uomo normale, io!"
"Come temevo..."
"Ma perché, che c'entra?"
"Vedi, chi ti ha gettato il malocchio ha usato un sistema antico e potente... il più efficace. Ha suggellato l'incantesimo usando il suo sperma."
"E allora?"
"E allora, solo uno sperma più potente può rompere l'incantesimo. Ma non sarà facile trovare la persona giusta..."
"La cercherò. Dimmi solo come faccio a riconoscere un uomo che abbia uno sperma davvero potente."
"Innanzitutto deve essere un forestiero, dalla pelle chiara come il latte, Poi deve avere un'età sicuramente inferiore ai ventiquattro anni ma non deve più essere un ragazzino. E per di più, deve essere vergine, non deve ancora aver conosciuto donna. Vedi che è un'impresa quasi disperata, purtroppo. Comunque, ammesso che tu possa trovarlo, devi anche convincerlo a donarti il suo sperma e se è vergine, non sarà certo una cosa facile..."
"Donarmi il suo sperma? E per farne che, poi?"
"Dovrebbe impregnartici, o in bocca o in culo, o meglio ancora, per essere sicuri che funzioni, in tutti e due i posti."
"Dovrei cioè... fare sesso con lui? Farmi fottere da lui? Ma non c'è un altro modo?"
"Eh no, purtroppo. E il seme deve essere sparso dentro di te direttamente, senza che esca all'aria, o perde tutti i suoi poteri. Quindi dovresti fatti fottere da lui proprio come se tu fossi una donna, capisci? Se posso darti un consiglio, rinuncia... La situazione è comunque disperata, credi a me."
"Ma se rinuncio, perdo tutto. No, grazie. Ci sono alcuni stranieri in città, troverò quello che fa al caso mio."
"Ma deve essere vergine, e non deve assolutamente aver compiuto ventiquattro anni, ricorda..."
Io avevo seguito tutto il colloquio da dietro una tenda e quando finalmente l'uomo se ne andò, uscii fuori ridendo forte e facendole i miei complimenti. Ora non mi restava che aspettare.
Passarono un paio di giorni e finalmente Sanjar si presentò alla mia bottega. Chiese di parlarmi a quattr'occhi. Appena fummo soli, mi chiese quanti anni avessi, poi mi chiese anche se avessi già fatto l'amore con una donna. Infine, dopo molte esitazioni e vincendo il proprio imbarazzo, mi spiegò quel che voleva da me.
Io risposi fingendomi sorpreso, offeso e disgustato: "Signore, io sono vergine, non ho mai conosciuto donna, per un voto al mio dio. E tanto meno ho mai avuto sesso con uomini. Mi spiace per voi, ma non potrei mai fare una cosa come quella che mi state chiedendo. E non so come non vi vergognate a farmi una simile proposta!"
Il poveretto allora iniziò a pregarmi, a scongiurarmi, ma io finsi di essere irremovibile. Gli suggerii di cercare altri per le sue voglie insane.
Lui arrossì violentemente e mi disse: "Ne farei volentieri a meno, credetemi! Ma questo è l'unico mezzo che ho e voi siete la sola persona qui a Isfàn con tutti i giusti requisiti, fate proprio al caso mio. Se accettate di aiutarmi a rompere la mala sorte che mi sta perseguitando, vi ricompenserò generosamente e vi sarò riconoscente per sempre, ve lo giuro!"
"La vostra richiesta mi sconvolge. Io vorrei potervi aiutare, ma capite..."
"La mia fortuna, la mia vita, tutto è nelle vostre mani! Vi scongiuro..."
"È una cosa brutta, quella che mi chiedete. Capisco che siate disperato, ma..."
"Vi ricompenserò abbondantemente... Siete anche voi un mercante... Ebbene, se mi aiuterete vi farò pagare tutta la mia merce la metà del suo prezzo..."
"Devo pensarci. Mi state chiedendo molto... Tornate domani e vi darò una risposta."
Si accomiatò da me, raccomandandosi ancora al mio buon cuore. Allora mandai subito Ibrahim ad avvertire i miei compari che si trovassero da me il giorno dopo.
Quando Sanjar tornò da me, tre compari erano già nascosti in casa mia ed attendevano. Ibrahim lo portò subito nella mia camera da letto.
Appena entrato, Sanjar mi chiese: "Allora, che mi dite?"
"Farò quello che mi avete chiesto di fare, anche se non è certo una bella cosa. Purché si finisca in fretta..."
"Allah vi benedica! Ma ricordate, dovete versare tutto il vostro seme sia nella mia bocca sia nel mio culo, senza farne uscire una sola goccia... o bisognerà rifare tutto da capo."
"Farò del mio meglio per accontentarvi. Da dove volete che cominciamo?"
"Dalla bocca, se per voi va bene."
Mi sollevai la tunica, mi slacciai le brache e sedetti, le gambe larghe, su uno sgabello offrendomi a lui. Sanjar s'inginocchiò prontamente fra le mie gambe e, chinatosi, prese subito a succhiarmelo con impegno. Non era granché bravo, ma riuscì a farmi eccitare e continuò finché mi fece raggiungere l'orgasmo. Allora, afferratolo per le orecchie, gli tirai la testa verso il mio grembo, gli spinsi il mio palo fino in gola e mi scaricai, mentre lui ingoiava accuratamente i miei getti facendo ben attenzione a non lasciarsene sfuggire neppure una goccia. Avevo finito, ma lui continuava a succhiare con forza,
Allora gli dissi: "Non ce n'è più! L'avete bevuto tutto."
Si rialzò. Aveva il volto congestionato e con un filo di voce mi disse: "Grazie. Volete mettermelo in culo ora, per favore?"
"Come desiderate voi. Mettetevi in posizione, poggiate la mani sul piano dello sgabello e chinatevi."
"Aspettate, ho portato dell'unguento in modo che riusciate a penetrarmi senza farmi troppo male..."
Sanjar tirò fuori da una tasca una minuscola giara di agata che aprì, poi si calò le brache e si unse abbondantemente l'ano. Poi si mise in posizione. Io, che frattanto m'ero massaggiato il membro per non perdere l'erezione, mi avvicinai alle sue spalle e gli puntai il mio palo dritto nel foro. Devo dire che aveva un bel culo, al di là delle mie aspettative: asciutto, sodo, nervoso e senza peli. Faticavo a penetrarlo, poiché era davvero molto stretto. Il vero vergine lì era lui... Lui, fra un gemito di dolore a l'altro, mi incitava. Al terzo o quarto tentativo lui mi chiese di aspettare e si lubrificò di nuovo. Finalmente riuscii a penetrarlo per uno o due dita e lui lanciò un grido strozzato.
"Volete che smetta?" gli chiesi.
"No, no, continuate, per favore. Dovete mettermelo dentro bene, tutto. Spingete, su, spingete più forte!" ansimò.
Allora lo afferrai per le anche ed iniziai a dare forti colpi di reni. Ad ogni spinta io affondavo ancora un po' e lui gemeva e mugolava, finché finalmente le mie palle furono ben premute contro le sue chiappe. Allora cominciai a muovermi avanti e dietro, sfilandolo lentamente e poi riimmergendolo di colpo, con forza.
Sanjar ora guaiva a voce bassa, mormorando di tanto in tanto incomprensibili parole. Io, essendo venuto da poco, questa volta ci misi parecchio a venire e mi godetti quella cavalcata in quel culo vergine. Infine, provando un piacere selvaggio, mi scaricai dentro di lui per la seconda volta, spingendomi bene a fondo ed inondandolo col mio seme.
Per un po' restai fermo, dentro di lui. Entrambi ansimavamo. Poi lentamente mi sfilai da lui e quando ne fui fuori entrambi emettemmo un forte sospiro. Io mi ripulii e ci riassettammo gli abiti.
"Allah vi benedica, straniero. Vi sarò eternamente grato per questo che avete fatto per me. Solo di una cosa vi prego: non dite mai a nessuno ciò che è avvenuto qui oggi, soprattutto ai miei fratelli. All mia età, preso come quando ero un ragazzino... ne morirei dalla vergogna!"
"Anche voi non dite mai nulla, non sono fiero di aver fatto queste cose con voi. L'ho fatto solo perché mi avete pregato tanto... Venite, vi accompagno alla porta."
Tornato su di nuovo, i tre compari volevano sapere come avessi fatto a convincere Sanjar, ma non svelai loro nulla. Mi feci rilasciare la seconda dichiarazione firmata e riscossi altri due pezzi d'oro.
Quando rividi Nàdir, gli raccontai come era andata, poi gli chiesi con chi mi consigliava di provarci per terzo. Ormai il ragazzo ci stava prendendo gusto, Mi disse che forse potevo tentare col fratello minore, Bahram, di diciotto anni. Si era sposato da poco. Ma Nàdir sospettava che il fratello in realtà amasse fare l'amore con entrambi i sessi. Non ne era veramente sicuro, ma il fatto che Bahram avesse spesso affermato che "un bel culo è sempre un bel culo, che sia di un uomo o di una donna" l'aveva già da tempo reso sospettoso. Inoltre a volte l'aveva visto appartarsi con uno schiavo nubiano di ventidue anni con cui anche Nàdir aveva già fatto sesso un paio di volte.
"Ma non saprei come fare a sincerarmene. Forse tu potresti provarci, comunque..." concluse pensieroso.
"No, io devo andare sul sicuro. Ma forse ho un'idea..." dissi e gliela esposi.
Nàdir mi guardò divertito: "Sei incredibile, tu. Potrebbe funzionare. Proverò a fare questo discorso a mio fratello e, se abbocca, organizzeremo assieme il tutto. Pensi di trovare la casa adatta?"
"Sicuramente. È solo questione di prezzo."
Dopo alcuni giorni Nàdir mi disse: "Ha abboccato! C'è cascato in pieno! Ho aspettato, come m'avevi suggerito tu, che ripetesse la sua frase e allora gli ho chiesto se secondo lui era possibile riconoscere il culo di un uomo da quello di una donna senza vederlo e senza toccarlo con le mani, ma solo fottendolo. Bene, lui m'ha detto che con la sua esperienza ci riuscirebbe senz'altro. Allora l'ho sfidato a dimostrarmelo e gli ho proposto di fissargli un appuntamento in una casa chiusa con un maschio ed una femmina e lui, bendato e con le mani legate dietro la schiena, deve incularli tutti e due ed indovinare. Se indovina io gli regalo un mio pugnale dalla guaina d'oro che gli pace moltissimo e che desidera, ma se non indovina, lui mi regala il suo cavallo che io desidero da tempo."
"Deve essere sicuro di riuscire, allora." Notai io.
"Non importa, perché ho pensato che invece di trovarsi di fronte te ed una prostituta, quando sarà bendato, di troverà di fronte te e me. Se indovina che siamo due maschi gli regalerò volentieri il mio pugnale."
"Sei un furbo matricolato. Bene, dammi il tempo di mettermi d'accordo con una prostituta, poi faremo la prova col tuo fratello minore."
Così andai in una casa di tolleranza, parlai con la proprietaria spiegandole ogni cosa. Questa fissò il prezzo e si prestò volentieri. Venuto il giorno fatidico, fatti nascondere all'insaputa di Nàdir i miei testimoni al buio dietro una grata protetta da un fitto velo, io e tre donne ci vestimmo in modo identico, con ampie vesti ed il volto coperto da veli impenetrabili, sì che era impossibile sapere chi vi si celasse sotto. Dopo poco arrivarono Nàdir e suo fratello Bahram.
"Ecco, Bahram, qui ci sono due uomini e due donne. Tu ne inculerai due che sceglierò io. Vediamo se indovini. Comincia a spogliarti."
"Certo, e vedrai che vincerò il tuo pugnale! Sarà facile come bere un bicchiere d'acqua." rispose baldanzoso il ragazzo iniziando a denudarsi.
Aveva un bel corpo, anche se un po' troppo peloso per i miei gusti. Fra le gambe aveva un arnese di media stazza, già semieretto, piuttosto ben fatto. Vederlo seminudo ed eccitarmi fu un tutt'uno, e per fortuna le ampie vesti nascondevano tutto.
Mentre Nàdir gli legava le mani dietro la schiena con una sciarpa di seta e con un'altra lo bendava accuratamente, Bahram disse con fare sicuro: "Preparate i vostri culi, maschi e femmine, che fra poco assaggerete e vi godrete tutto il mio palo. E mentre ve lo sbatto dentro, cercate di non mugolare o m'aiuterete a capire!" terminò ridendo.
Appena il ragazzo fu bendato, due delle donne gli si avvicinarono mentre la terza donna scambiava i suoi abiti con Nàdir. Io allora, scopertomi il culo, mi misi in posizione e le due donne guidarono il ragazzo verso di me.
"Prima una bocca te lo succhierà per fartelo rizzare bene, Non importa che indovini, fratello mio, la bocca non fa parte del gioco." gli annunciò Nàdir che s'era appena cambiato e, inginocchiatosi davanti al fratello, cominciò a succhiargli il membro con golosità. Io guardavo sempre più eccitato quella imprevista scena. Bahram in breve l'ebbe dritto e lucido di saliva.
Con voce lievemente ansante per il piacere che stava provando, disse: "Brava, così... solo le donne lo sanno succhiare con tanta devozione!"
Mi rimisi di nuovo in posizione e mentre le due prostitute lo avvicinavano di nuovo a me, Nàdir gli afferrò il membro e lo guidò fino al mio buco che aspettava palpitante. Lo sentii strofinarsi fra le mie natiche, cercare il punto esatto poi, appena cominciò a premere, lo sentii scivolar dentro liscio liscio, duro duro, finché fu completamente affondato in me. Allora Bahram lo agitò un po' ed io feci palpitare l'ano in risposta.
"Mmmmhhh! Ti piace, eh? Senti che bel palo t'ho ficcato dentro? Chissà quanti sono già entrati dalla tua porta posteriore, eh? Sì, muoviti così che mi farai godere meglio... Tu sei sicuramente una femmina! Hai un culo dolce ed accogliente. Brava, così..." disse Bahram pompandomi dentro.
Tutti trattenevamo a stento le risa, ma intanto io mi stavo godendo una delle più gradevoli inculate della mia vita: il ragazzo ci sapeva fare davvero e, oltre che muoversi avanti e dietro, lo muoveva di lato e su e giù, dandomi brividi di piacere intensissimo. Poi il ragazzo cominciò ad accelerare il ritmo, a menare colpi più forti e scomposti man mano che l'orgasmo si avvicinava.
"Mi piace il tuo culetto, bella. Dopo voglio conoscerti, così tornerò a trovarti, sai, colombella? Ecco, senti... eccomi... tieni..." mugolò il ragazzo scaricandosi in me con forza.
Quando si sfilò, Nàdir gli chiese: "Vuoi riposarti un po' o vuoi subito provare il secondo culo? Ma se ti riposi devi restare bendato..."
"No, avanti il secondo, subito. Sono ancora pieno di energia e di voglia. Non mi ammoscio facilmente, io."
Allora Nàdir si scoprì il culo e si mise di fianco a me, e una delle donne guidò il cazzo di Bahram, ancora bello duro, fino all'ano del fratello. Io mi spostai davanti a Nàdir che era chinato a ricevere la visita del fratello e gli offrii il mio membro duro. Nàdir mi sorrise ed abboccò immediatamente, mentre il fratello affondava in lui e cominciava a fotterlo con immutata energia.
"Bel culo anche questo. Ma tu sei un maschio. Il tuo culo è più sodo... ma non meno piacevole, comunque. Vedi, fratello mio che non mentivo quando ti dicevo che me ne intendo! Ho penetrato più culi io nei miei diciotto anni che tutti voi fratelli messi insieme. Sai, ti devo confessare una cosa, quasi tutti i servi di casa, maschi e femmine, hanno preso la mia verga in culo almeno una volta. Se lo sapesse nostro padre come minimo mi frusterebbe o forse mi caccerebbe anche di casa, puritano com'è... Lo sai anche tu, no? Anche questo maschio mi piace, lo sai Nàdir? Dopo voglio conoscere anche lui..."
Nàdir non poteva rispondere, aveva la bocca piena del mio arnese. Aveva chiuso gli occhi e si stava godendo sia gli assalti del fratello che i miei, che stavano diventando sempre più frenetici. Finalmente Bahram venne ed i due fratelli mugolarono assieme per il piacere. Subito venni anche io nella compiacente bocca di Nàdir, che golosamente bevve tutto.
Allora, appena Bahram ebbe sfilato il suo arnese dal culo del fratello, una delle donne gli tolse la benda dagli occhi. Bahram prima vide il fratello col culo ancora scoperto, poi vide me.
Sgranò gli occhi: "Il secondo... eri tu, Nàdir?"
"Si, e il primo era lui. Come vedi ha un bel manico fra le gambe. Se comunque lo vuoi conoscere per rifarlo con lui..."
"Tu Nàdir ti sei fatto inculare da me?"
"Certo. Era un bel pezzo che avevo voglia di assaggiare il tuo arnese, e finalmente ci sono riuscito."
"Ma a te piacciono i maschi? Ti piace prenderlo?"
"Lo trovi così strano? Anche a te piacciono i maschi, no?"
"Sì è vero, ma almeno io lo metto e non lo prendo."
"Anche la bocca all'inizio era mia. Che ne dici, fratellino?"
"Tua? Sei tu che me l'hai succhiato così bene?"
"Sì e se ti va puoi rifarlo con me tutte le volte che vuoi, basta che nessuno lo sappia in casa. Se lo sapesse nostro padre come minimo ci fustigherebbe o forse ci caccerebbe anche di casa, puritano com'è... Lo sai anche tu, no?" disse Nàdir.
Bahram scoppiò a ridere: "Bene, ho perso il mio cavallo, ma in cambio ho trovato un fratello pronto a farmi divertire... Ci ho guadagnato, dopo tutto. Quanto a lui, chissà che non torni qui per riprovarci? È davvero in gamba col suo culetto!"
Allora io gli dissi: "Per questa volta ti ho permesso di mettermelo in culo, ma se vuoi tornare con me deve essere un rapporto alla pari. Io non sono un prostituto e, a differenza di Nàdir, a me piace anche metterlo nel culetto di un maschio... E mi piacerebbe assaggiare un bel culetto come il tuo, Bahram."
"No, io ho smesso di prenderlo da quasi tre anni..."
"Poco male, puoi sempre ricominciare, no? Io saprei come farti godere anche a prenderlo, ti garantisco."
"Il tuo culo mi piace davvero molto..." mi disse Bahram carezzandomelo.
"E io te lo ridarò, ogni volta che tu darai il tuo culetto a me. Promesso."
Bahram non mi rispose ma scosse la testa divertito e si rivestì mentre anche io e Nàdir ci rivestivamo. I due fratelli uscirono assieme. Io raggiunsi i miei compari dietro la grata e mi feci rilasciare la terza testimonianza firmata ed i quattro pezzi d'oro che mi ero guadagnato. Inoltre mi feci promettere che non avrebbero raccontato a nessuno i discorsi di Nàdir e Bahram che avevano appena ascoltato."
Poletto sorrise divertito: "Siete davvero furbo, padron mio. Ma Bahram venne poi di nuovo a fare l'amore con voi?"
"Questo te lo racconterò domani."
"Era davvero tanto bravo Bahram a metterlo?"
"Direi di sì. E gli piaceva."
"Ma a voi, padrone, son capitate solo e sempre cose piacevoli, e con maschi belli?"
"Ma no, Poletto mio. È che se andavo con un maschio era perché a me pareva bello. E che le cose spiacevoli si tende a dimenticarle, quelle piacevoli invece restano. Qualcuno di quei maschi che a me pareva tanto bello magari ad altri sarà sembrato addirittura brutto. Per fortuna non tutti abbiamo gli stessi gusti. Anch'io a qualcuno sembro bello, ma a qualcun altro sembro brutto. È normale."
"Oh no, voi siete bellissimo!"
"Per te, capisco di esserlo e mi fa piacere. Ma ad esempio una volta, a Kabul, ci provai con un giovane che mi attraeva molto, e a cui sicuramente piacevano i maschi, ma a lui io non piacevo e non volle fare l'amore con me."
"Oh, era sicuramente uno stupido, quello. Come è possibile che non gli piaceste? Non riesco proprio ad immaginarlo!"
Lorenzo sorrise e strinse a sé Poletto: "A te piaccio davvero, allora."
"Eccome!"
"Allora che aspetti, mio bel maschietto, a farmi la corte? Se riesci a convincermi..."
Poletto fece un sorriso malizioso e cominciò subito a far l'amore con l'uomo, con entusiasmo. I due, con infaticabile lena, si unirono spaziando sul grande letto, in un'incessante gara nel darsi piacere l'un l'altro. La freschezza del ragazzo commoveva Lorenzo, la dolcezza dell'uomo incantava Poletto. Ognuno dei due era cosciente di ricevere molto dall'altro e perciò faceva a gara nel dare all'altro il meglio di sé. E stavano sempre meglio assieme.