"Allora, Poletto, t'è piaciuta la commedia?"
"Moltissimo, signor padrone. Ho riso a crepapelle, come avete visto. Sono proprio bravi quegli attori."
"Chi t'è piaciuto più di tutti?"
"Quello che faceva la parte d'Arlecchino. Era anche un bell'uomo. Avete visto che bel pacco aveva fra le gambe?"
"Ah, l'hai notato, eh, birichino! Ma quella era solo un'imbottitura che gli attori giovani si mettono apposta per sembrare più ben forniti."
"Davvero? E io che credevo..."
"Ti sarebbe piaciuto metterci le mani, vero?" Poletto arrossì e si schermì, ma Lorenzo gli disse: "Mica c'è nulla di male. È logico che un bel corpo susciti le nostre fantasie. E l'Arlecchino era davvero ben fatto, aveva un bel corpo, anche se non era dotato come pareva. Sai che gli attori giovani spesso, per pochi zecchini, uno se li può anche portare a letto?"
"Gli piacciono i maschi anche a loro?"
"A qualcuno sì, ma qualcuno lo fa solamente per il danaro."
"Vi siete mai portato a letto un attore, signor padrone?"
"Un paio di volte, due o tre anni fa. Ma non è stato nulla di speciale, niente che valga la pena di ricordare."
"Questo Arlecchino vi piacerebbe?"
"Ora che ho te? No, proprio per nulla. Preferisco mille e mille volte te, te l'assicuro, caro Poletto."
"Ma... e se non aveste me?"
"Allora, forse, avrei anche potuto farci un pensierino. E tu, dimmi la verità, te lo saresti voluto portare a letto?"
"Non ci ho neanche pensato. E poi ho voi, no?"
"Ma se non avessi avuto me? Sii sincero..."
"Non lo so. Sono sincero, non dubitate. Ecco, forse se fosse stato lui a propormelo, forse non gli avrei detto di no. Se non avessi conosciuto voi, intendo."
Lorenzo tirò Poletto sopra al proprio corpo e l'abbracciò e baciò a lungo, finché furono entrambi pienamente eccitati.
"Stai così, sopra a me, mentre ti racconto il seguito della storia della scommessa. Appoggia la tua testa sulla mia spalla, così... Mi piace sentire il tuo corpo sul mio e poterti carezzare la schiena e il culetto, mentre ti racconto."
"Anche a me piace da matti sentirvi con tutto il mio corpo. Mi piacerebbe poter stare così come stiamo ora, ma in pieno giorno, su un bel prato verde e pieno di fiori, sotto il sole..."
"Sì sarebbe bello. E chissà che un giorno non lo possiamo fare davvero? Per ora accontentiamoci così, comunque."
"Dite, padrone, era poi venuto Bahram da voi per fare l'amore?"
"Sì, era venuto. Un giorno mi vidi arrivare in bottega Nàdir accompagnato appunto da Bahram. Non credevo di rivedere quest'ultimo e ne fui sorpreso.
Il ragazzo mi chiese: "Puoi lasciare per un po' la bottega e salire su con noi?"
"Certo, Nàdir, Ibrahim può badare alla bottega. Venite."
Mentre salivamo, Bahram mi chiese: "Ibrahim è il tuo amante?"
"È il mio schiavo e quando ne ho voglia, si fa prendere da me, se è questo quel che che vuoi sapere."
"Quanti anni ha?"
"Quasi la tua età, pochi mesi di meno."
"E se lo fa mettere in culo da te?"
"Certo."
"E gli pace."
"Molto."
Eravamo frattanto entrati nella mia camera, Nàdir sorrideva e taceva,
Bahram allora mi disse: "Senti, vorrei provarci anche io, con te... mentre Nàdir me lo succhia, vorrei che tu provassi a mettermelo in culo. Non perché mi piace, ma solo perché poi tu te lo fai mettere in culo da me, come m'hai promesso. Quello sono sicuro che mi piacerà parecchio. Ci stai?"
"Volentieri. Spogliamoci, allora." dissi io divertito.
Detto fatto, in un attimo eravamo tutti e tre nudi. Bahram mi eccitava molto, nonostante fosse un po' troppo peloso era un bel maschio davvero. Lo feci sdraiare sul tavolo, supino, col culo un po' fuori dal bordo. Mentre Nàdir gli teneva le gambe alte e si chinava a succhiargli il bel paletto, facendoglielo subito rizzare, io gli lubrificai ben ben l'ano indugiando a lungo a massaggiare col dito il suo buco stretto. Quando vidi che Bahram cominciava a dimenarsi e lanciava bassi mugolii in preda al piacere, sostituii il dito col mio arnese che era già dritto e duro e cominciai a spingere pian piano. All'inizio la resistenza fu forte, ma questo non faceva che eccitarmi ancora di più. Anche la vista del palo del ragazzo che compariva e spariva fra le labbra del fratello era molto eccitante.
Aggiunsi altro lubrificante e ripresi a spingere con maggiore determinazione, finché sentii che il foro del ragazzo iniziava a cedere, a dilatarsi e la punta del mio arnese si faceva lentamente strada in lui. Mi immersi in lui, a poco a poco, senza fretta ma inesorabilmente. Bahram aveva dipinta sul volto un'espressione che era un misto di dolore e di piacere, ma non tentava di sottrarsi alla mia invasione.
Poiché erano circa tre anni che non prendeva più il palo di un uomo nel suo culetto, era quasi come se fosse vergine di nuovo. Il suo canale era come una fornace ardente, ed il mio arnese, scivolandovi lentamente dentro, lo riempiva e lo dilatava dandomi un forte piacere.
Quando gli fui tutto dentro, mi fermai per un poco per farlo riabituare a quella intrusione, e quando sentii che si stava rilassando, all'improvviso cominciai a fotterlo con foga sì che tutto il tavolo si spostava ad ogni mio affondo.
"Ah, Bahram, come sei stretto! Mi piaci, hai un culo d'oro, ragazzo mio! Mi piace fotterti, è troppo bello!"
"Sì dai, svelto, che poi tocca a me fottere il tuo bel culo, Lo sai che hai il miglior culo che abbia mai assaggiato? E che sai farti fottere con vera arte?"
Venni anche troppo in fretta. Fu un orgasmo intenso, molto bello e forte. Allora scambiammo le parti. Mentre Nàdir lo succhiava a me, Bahram mi infilò con un colpo secco e deciso.
"Ah, che bello! Adesso sì che mi piace. Valeva la pena di sopportare per un po' di tornare a fare il ragazzino, pur di poterti inculare di nuovo! Il culo di mia moglie mi piace, e anche quello di Nàdir, ora che ho scoperto che gli piace, ma il tuo è il migliore di tutti. Sono contento di essermi sbagliato quel giorno. Se tu fossi stato una donna, ti sposerei pur di averti per me ogni notte. Sì, bravo, fallo palpitare, muovilo, così..."
Il ragazzo era come un torello in calore e mi piaceva farmi sbattere da lui con quella irruenza. Ci sapeva veramente fare, sapeva come prendere un culo...
Quando finalmente venne, si adagiò su di me, senza sfilarlo, ansante. Gli presi il capo fra le mani e lo baciai in bocca. Lui dapprima s'irrigidì e tentò di sottrarsi al mio bacio, ma poi cedette e si eccitò di nuovo e cominciò a fottermi lentamente, mentre le sue mani mi carezzavano e palpavano per tutto il corpo. Allora lo carezzai anche io e gli sfregai ad arte i capezzoli.
Appena le nostre bocche si staccarono per un attimo, con tono soave gli mormorai: "Questa però è la seconda volta che mi prendi. Dopo perciò tocca a me incularti di nuovo, chiaro?"
"Tutto quello che vuoi, Mi piace troppo fotterti. E poi... non avevo mai baciato un uomo prima, neanche da ragazzino. Ma tu sai toccare e baciare meglio di una donna, mi fai letteralmente girare la testa. Dai, carezzami, baciami ancora mentre fotto questo tuo delizioso culetto!"
Lo accontentai volentieri. Frattanto afferrai Nàdir e lo feci mettere in modo che il suo arnese duro si trovasse a portata delle nostre due bocche. Cominciai a leccarglielo poi, spingendolo con le mie labbra sul fianco, feci in modo che fosse premuto fra la mia bocca e quella di Bahram. Il ragazzo dapprima tenne la bocca ostinatamente chiusa, ma poi a poco a poco iniziò a schiudere leggermente le labbra, poi a far uscire timidamente la punta della lingua, finché dopo qualche istante finì per aprire la bocca per accogliervi il membro del fratello e succhiarlo.
Non avrei mai creduto di riuscire vincere le resistenze del ragazzo così rapidamente e così totalmente. Nàdir lasciava fare, soddisfatto, e frattanto carezzava, palpeggiava e titillava i nostri due corpi strettamente uniti. Finalmente Bahram venne di nuovo dentro di me, mugolando forte per il piacere e tremando tutto, da capo a piedi, per l'intensità del godimento.
Allora, sceso dal tavolo volli prendere il ragazzo, ma questa volta in piedi. Bahram si assoggettò di buon grado ad essere penetrato da me per la seconda volta, penetrazione che era anche facilitata dalla precedente. Ebbi l'impressione che questa volta fosse meno infastidito che non prima, infatti alla fine, mentre ci rivestivamo, disse guardandomi negli occhi: "Non avrei mai creduto che potesse essere così piacevole fare l'amore fra maschi, fra uomini. Sai, Nàdir, adesso inizio a capire come tu possa preferire gli uomini alle donne. Verremo di nuovo a trovarti, Lorenzo e rifaremo l'amore in tre... mi piace troppo prendere il tuo culetto."
Allora mi venne un'idea: gli parlai del mio desiderio di riuscire a fare l'amore, in un modo o in un altro, anche con gli altri suoi fratelli, logicamente senza parlargli della mia scommessa.
Bahram non sembrò stupito, ma mi disse: "Sei davvero insaziabile, tu! Sarà molto difficile che tu possa riuscire, specialmente con Riza e con Hussein. Anzi, direi che con Riza è del tutto impossibile. Pensa che neanche da piccolo l'ha mai fatto con un maschio, almeno che io sappia. Con Sadìq e Giamàl puoi forse avere qualche possibilità... ma anche con loro sarà comunque difficile, credi a me."
Discutemmo tutti e tre. Alla fine decisi di provarci con Sadìq. Questi, a dire dei due fratelli, si dava arie di gran donnaiolo, ma secondo loro le sue erano più vanterie che non realtà. Allora pensai alle mie amiche prostitute che mi avevano aiutato con Bahram. Spiegai il mio piano ai due fratelli: Sadìq non mi conosceva. I due fratelli, parlando con lui, dovevano fargli sapere che avevo una moglie molto bella e, forse, disponibile. Quando Sadìq se ne fosse convinto, spronato abilmente dai fratelli, quasi sicuramente ci avrebbe provato con quella che pensava essere mia moglie. Questa, dopo un po' di iniziale resistenza ed esitazione per rendere più credibile la commedia, gli avrebbe fissato un appuntamento.
Mentre erano in pieno amplesso sarei arrivato io, avrei fatto una scenata e minacciato di vendicarmi, uccidendolo o castrandolo. Quando Sadìq fosse stato spaventato a sufficienza gli avrei proposto, per aver salva la vita, di farsi inculare da me.
I due ragazzi accettarono subito la mia idea, divertiti. Io allora andai alla casa delle prostitute, spiegai alla padrona il mio piano e lei volentieri mi dette per alcuni giorni la più bella e sensuale delle sue donne, in cambio di una somma ragionevole. La ragazza venne quindi a vivere con me, spacciandosi per mia moglie. Tutto funzionò alla perfezione, Sadìq cadde nella rete ed iniziò a far la corte a "mia moglie". Quando la donna mi disse il giorno e l'ora dell'appuntamento con Sadìq, feci venire i testimoni che si nascosero in casa mia.
Sadìq, sapendo che ero in viaggio, arrivò e salì in casa mia. Dopo pochi minuti io "rientrai" sorprendendo i due sul fatto. Feci una terribile scenata, spaventai ben bene il povero Sadìq che, nudo e tremante, mi guardava terrorizzato.
Allora, il pugnale ancora minacciosamente puntato, gli dissi con voce truce: "Scegli tu: o ti castro qui ed ora, oppure, visto che hai voluto infilare mia moglie, per punizione ti lasci infilare da me. Scegli!"
Sadìq, balbettando, mi disse che avrebbe fatto tutto quello che volevo e mi pregò di lasciargli la vita e di non castrarlo. Dichiarò che si sarebbe lasciato fottere da me come una puttana come a me più piacesse.
Allora dissi alla ragazza: "Tu sgualdrina, prima di morire guarda che cosa capita a chi pensa di farmi cornuto!" mi aprii le brache, feci inginocchiare Sadìq e me lo feci succhiare per un po'. Poi lo feci salire sul letto a quattro zampe, mi inginocchiai dietro a lui e lo impalai di brutto. All'inizio non riuscivo a penetrarlo, tanto era stretto, ma infine con un grido di trionfo da parte mia e di dolore da parte dell'uomo, affondai nel suo sedere. Lo montai con gusto, continuando ad insultarlo mentre lui gemeva sottovoce ed infine mi scaricai in lui. Quando mi sfilai l'uomo restò immobile, tremando ancora impaurito.
"Girati e succhiamelo ancora un po', porco!" gli ordinai.
Lui ubbidì prontamente. Quando mi ebbe soddisfatto per la seconda volta, ancora nudo, lo feci sedere al tavolo, gli detti una penna ed un foglio e gli ingiunsi di scrivere una dichiarazione: "Io, Sadìq figlio di Ismail Egbal dichiaro che mi sono fatto inculare dal mercante Lorenzo Zorzi di Venezia e che ho anche succhiato il suo membro e bevuto il suo seme, come punizione per aver attentato all'onore della di lui moglie. Lo ringrazio di avermi lasciata la vita e di non avermi castrato come avrei meritato." Gli feci apporre il suo sigillo e finalmente lo lasciai libero.
Mentre scendeva in tutta fretta, la ragazza si mise ad urlare: "Pietà, no, no, ti prego marito mio, pietà..." e continuò finché Ibrahim salì a dirci che Sadìq era ormai scappato a gambe levate.
Fatti venir fuori i testimoni, fatta firmar loro la quarta dichiarazione e ricevuti gli otto pezzi d'oro, pagai la ragazza e la rimandai indietro.
"Questa volta. Lorenzo, almeno sappiamo come hai fatto. Sei davvero astuto. Ma per ora hai solamente ripreso i tuoi quindici pezzi d'oro, non hai ancora vinto nulla. E crediamo che ora venga il più difficile."
"Non preoccupatevi per me ma piuttosto per il vostro denaro. Sono sicuro che prima che scada il tempo che abbiamo fissato riuscirò ad avere tutto l'oro che avete scommesso."
Il giorno seguente Bahram venne a trovarmi. Mi disse che Sadìq si vantava di avermi fottuto la moglie e che tutto era filato liscio, quindi il ragazzo mi chiese che cosa non avesse funzionato. Allora io gli mostrai la dichiarazione firmata da Sadìq. Bahram la lesse e scoppiò a ridere.
"Mi sarebbe piaciuto assistere alla scena. Peccato che tu non hai voluto nessuno in casa. Ma dimmi un po', dei nostri quattro culi, quale ti è piaciuto di più?"
"Tutti e quattro, ma forse il tuo potrebbe piacermi più di tutti, se tu sapessi darlo con più piacere e partecipazione."
"Sai che te lo do solo per poter fottere il tuo, no? Ad essere sincero, ora che non c'è Nàdir, posso confessarti che non è che mi dispiace veramente dartelo, ma non provo neppure granché piacere."
"Allora il migliore, per ora, è quello di Nàdir. Come mai oggi non è venuto?"
"Beh, mi piace farlo in tre, ma preferisco farlo con te da solo. Mi vergogno un po' a far vedere a mio fratello che sta cominciando a piacermi farmelo mettere da un maschio... ma con te comincia a piacermi, sei davvero bravo anche a fottere, anche se continuo a preferire fotterti."
"Bene, lasciati spogliare da me, allora e spogliami. Così sarà più eccitante. Vedrai che saprò darti un piacere indimenticabile anche mentre te lo infilo in questo bel culetto sodo e stretto..."
Lo portai fino al mio letto e feci l'amore con lui mettendoci tutta la mia arte, sì da portarlo in breve ad un tale parossismo di piacere da fargli perdere ogni autocontrollo. Prima lo presi io con arte consumata, quindi mi feci prendere da lui. Quando finalmente giacemmo, spossati ma appagati, lui era felice.
Gli chiesi: "Allora, che mi dici ora dell'amore fra maschi?"
"È molto bello, devo ammetterlo. E con te è semplicemente fantastico. Mi piacciono sempre anche le donne, ma mi piace essere preso da te. E mi piace sempre moltissimo impalarti, si capisce. Tu sei un vero artista del sesso. Ma sono venuto anche per parlarti di Giamàl, il mio fratello di ventisette anni. Con Nàdir abbiamo scoperto che, oltre a fare l'amore con le sue tre mogli, a volte gli piace farselo succhiare dal suo eunuco Habib. Che ne dici se noi riuscissimo a sostituirti ad Habib per una volta?"
Riflettei: sarebbe stato interessante, ma come avrei potuto introdurre i miei testimoni? Questa era una condizione indispensabile ma, non avendo parlato con i ragazzi della mia scommessa, sarebbe stato praticamente irrealizzabile.
Perciò risposi: "No, devo trovare un altro modo per fare l'amore con Giamàl. Devo incontrarmi con lui fuori da casa sua. Possibile che Giamàl non abbia un qualche altro punto debole? Avrà ben qualche vizio..."
"No davvero, è molto serio e posato, come anche Hussein. Comunque, la cose che ama di più sono i cavalli e l'unico lusso che si concede è, una volta la settimana, andare al grande Bagno pubblico e farsi fare un bel massaggio..."
"Fino a che punto ama i cavalli?"
"Non abbastanza da..."
Lo interruppi: "Gli piace farsi massaggiare, dici? Forse allora... Va al grande Bagno per questo, vero?"
"Sì, ma lì ci sono massaggiatori specializzati, e..."
"Che tu sappia, Giamàl chiede sempre lo stesso massaggiatore?"
"No, non credo. Sono tutti molto bravi, lì, uno vale l'altro..."
"Allora ho una speranza. Grazie, Bahram."
Mi recai subito al Grande bagno. Qui, parlato con il proprietario, gli feci un bel regalo e gli dissi che avrei desiderato imparare l'arte del massaggio dal suo migliore massaggiatore. L'uomo, sorridendo in modo malizioso, chiamò Raju, un eunuco indiano, e me lo presentò. Combinammo subito. Sarei andato tutti i giorni da lui per imparare a metà mattina, quando c'erano meno clienti. Fissammo il costo di ogni lezione. Già al primo incontro dissi a Raju che volevo imparare soprattutto il massaggio erotico per conquistare un uomo. L'indiano sorrise ed annuì.
Inutile che ti dica che ognuna di quelle lezioni finiva con un amplesso. Raju era veramente un artista e presto imparai da lui molti dei suoi trucchi. Dopo un paio di settimane Raju mi disse che me la cavavo già piuttosto bene.
Frattanto nel Grande Bagno avevo anche individuato Giamàl. Non era un bell'uomo ma, notai, aveva degli attributi virili di tutto rispetto e già pregustavo il piacere di manipolarglieli e di assaggiarli. Allora passai alla seconda parte del mio piano. Fatto un altro bel regalo al proprietario del Grande Bagno, gli dissi che volevo incontrarmi lì dentro con alcuni amici, senza essere disturbati, e che avevo bisogno di avere a disposizione due stanze per i massaggi, contigue ma isolate dalle altre. Lui pensò subito ad una piccola orgia fra uomini.
"Purché siate molto, molto discreti... la cosa sarebbe possibile..." rispose con un sorriso lascivo. Poi chiese: "Volete anche alcuni massaggiatori?"
"No, grazie, farò io i massaggi... Solo non vogliamo essere visti né disturbati."
"Ah, capisco. Per quando ti servono le due stanze e quanti sarete?"
"Saremo cinque o sei. Mi servono per giovedì prossimo, a sera dopo cena."
"Senz'altro. Vieni che ti mostro le stanze."
Giamàl andava al Grande Bagno tutti i giovedì sera dopo cena. Perciò convocai i testimoni e li feci entrare in una delle due stanze, che comunicava con l'altra tramite una porta ed una finestra a grata. Chiusa la porta e tirata la tenda davanti alla grata, andai da Raju e, datagli una buona mancia, gli dissi che, quando Giamàl avesse al solito chiesto un massaggiatore, lo portasse da me. Raju prese i soldi, mi strizzò l'occhio e mi disse di stare tranquillo.Controllò che nella mia stanza ci fosse tutto il necessario per il massaggio e mi lasciò.
L'attesa mi sembrò lunga. Anche i miei testimoni attendevano, in silenzio, nella stanza attigua. Finalmente si aprì la porta della mia stanza e Raju con un inchino fece entrare Giamàl: "Ecco, signore, il nostro nuovo massaggiatore straniero di cui vi ho parlato. Vedrete che è molto bravo, ne sarete contento..."
L'uomo entrò in silenzio, si tolse il panno che cingeva ai fianchi e si stese sull'alta piattaforma per i massaggi.
Io tolsi dal bacile di acqua calda l'anforetta di cristallo, ne presi un po' di lozione per massaggio ed iniziai a stendergliela iniziando dal suo petto villoso. Le mie mani scivolavano per tutto il suo corpo ma si soffermavano un attimo di più sulle zone erogene, passandovi con la giusta pressione sì che a poco a poco il morbido membro di Giamàl iniziò a prendere consistenza, a muoversi lievemente, ad ingrossare pian piano, ad inturgidirsi, finché svettò dritto e fiero dalla massa dei peli del pube. Era una vera colonna, un bel minareto che si ergeva solenne fra le cupole gemelle dei suoi testicoli.
Girando attorno alla piattaforma e massaggiandogli ora il ventre ora le cosce, i miei avambracci di tanto in tanto sfregavano "casualmente" contro quella bella torre di carne. Giamàl ancora non reagiva. Aveva chiuso gli occhi e mi lasciava fare. Continuai a lungo ed ogni volta le mie mani si avvicinavano di più finché, massaggiandogli l'interno delle cosce, il dorso delle mie mani sfregò contro il gonfio sacco delle sue palle. Inutile dire che a mia volta anche io avevo un'erezione terribile, a questo punto.
La seconda volta che gli sfiorai le palle Giamàl allargò un po' le gambe. Interpretando questo come un tacito invito, messa ancora un po' di calda lozione sulle mani, le passai delicatamente fra le cosce e sulle palle su cui mi soffermai un po' più a lungo. L'uomo non reagì ma il suo membro guizzò un paio di volte. Allora, col palmo delle mani aperto, cominciai a massaggiargli anche quel bel palo ritto, dapprima solo alla radice, poi per tutta la lunghezza, infine anche sul glande violaceo.
Giamàl ebbe come un tremito ed il suo respiro si fece più veloce. Afferratogli il membro a piena mano, cominciai a masturbarlo lentamente e, chinata la testa sul suo grembo, iniziai a passare la punta della lingua sulla punta del palo fremente. Una mano allora si posò sulla mia nuca e spinse con decisione la mia testa giù sul suo palo palpitante. Schiusi le labbra e lo presi tutto nella mia calda bocca, cominciando a muovere la testa su e giù.
La sua voce, per la prima volta, uscì, come in un sospiro: "Dai, fammi godere..."
Mentre le mie mani riprendevano a solleticarlo per tutto il corpo, con le labbra e la lingua presi ad occuparmi del suo membro. Una mano di Giamàl si posò sul mio fianco e con uno strattone mi fece cadere il panno che avevo attorno ai fianchi. Quindi si spostò a palparmi il culo, a carezzarlo, a dargli piccoli schiaffi, finché un suo dito s'infilò a solleticarmi l'ano. Io ero tutto un fremito, stava andando anche meglio di quel che sperassi. Il suo dito per un po' si contentò di stuzzicarmi, di saggiarmi, poi si immerse in me. Io gemetti e finalmente ingolfai tutto il suo arnese in bocca, facendomelo scivolare fino in gola. Il suo dito ora mi penetrava con decisione, fottendomi veloce.
Si girò su un fianco, facendomi posto sulla piattaforma e mi fece segno di salirvi. Allora mi stesi a fianco a lui, girandogli le spalle e spinsi verso di lui il mio culo. Lui con una mano dirigeva il suo palo alla meta e con l'altra mi dava lievi schiaffi su una natica. Cominciò a spingerlo con crescente pressione sul mio ano finché la grossa punta scarlatta e bollente iniziò a farsi strada dentro di me. Lo sentii che si immergeva in me con un movimento lento ma continuo, mentre una sua mano sul mio ventre mi tirava lentamente a sé.
Quando tutto il suo arnese fu entrato in me, mi fece girare sullo stomaco venendomi sopra, puntò gomiti e ginocchia ai miei fianchi ed iniziò a dare lunghi, lenti colpi ritmici. Il suo grosso palo mi dava un lieve fastidio, ma non troppo, ed in breve il piacere fu così intenso che superò la pena. Il mio pene duro era compresso fra il mio ventre e la soffice tela del ripiano sì che ad ogni colpo che Giamàl mi dava, era come massaggiato, aumentando così il mio piacere.
Poi il suo ritmo divenne più veloce, i suoi colpi più violenti e quasi d'improvviso raggiunse l'orgasmo. Spinse a fondo un'ultima volta con tutte le sue forze, teso immobile mentre il suo corpo era percorso da forti spasmi corrispondenti ai getti di seme bollente con cui mi riempiva. Venni anche io. Lui giacque immobile su di me per alcuni istanti, rilassandosi ed ansimando lievemente. Poi scivolò di fianco a me, sfilandosi dal mio sedere.
Il tutto era avvenuto nel più totale silenzio. Scesi dalla piattaforma e mi rimisi di nuovo il panno ai fianchi, quindi ripresi a massaggiarlo ad arte per farlo rilassare bene. Il culo mi faceva un po' male, il suo palo era il più grosso che avessi mai preso. Ma ero soddisfatto, perché comunque era stato anche gradevole e mi ero guadagnato ben 16 pezzi d'oro grazie a quella scopata.
Quando smisi di massaggiarlo, gli chiesi a mezza voce, con tono volutamente umile: "Il signore è soddisfatto?"
Giamàl, mentre si alzava, annuì, mi palpò il culo e disse: "Sì, forestiero, sei stato bravo." Ed uscì.
Allora, raggiunti i miei compari nell'altra stanza, riscossi quanto mi spettava. Tre dei quattro uscirono subito ma il quarto si attardò e, quando fummo soli, mi disse: "Ti ho visto tutte e quattro le volte... e ogni volta vederti mi ha fatto eccitare... senti qui quanto ce l'ho ancora duro! Perché adesso non facciamo qualcosa io e te?"
Quell'uomo, pur essendomi simpatico, fisicamente non m'attraeva per nulla, non era assolutamente il mio tipo. Perciò gli dissi: "No. Con tuo figlio Isfàr farei volentieri qualcosa, ma non con te, abbi pazienza."
"Sono meglio di Giamàl, io."
"Sì, ma lui mi ha fruttato 16 pezzi d'oro. Se tu fossi giovane e carino come il tuo figlio mediano..."
"Ti piace tanto mio figlio Isfàr?"
"Sì, non che sia eccezionale, ma con lui farei anche volentieri qualcosa."
"Se ti faccio avere mio figlio, dopo mi prometti di lasciarti fare da me?"
"No, lascia in pace il ragazzo. I miei amanti me li scelgo da solo. Se hai voglia di farlo con un maschio, cercati qualcun altro."
"Non ho mai provato voglia di farlo con un maschio, prima d'ora, a parte i ragazzini a volte. Ma vederti in azione mi ha eccitato. Se riuscirai a farti anche gli altri fratelli, non dubitare che non mancherò mai!"
E infatti fu proprio così, lui fu l'unico che assistette a tutte e sette le volte."
Lorenzo tacque per un po', allora Poletto gli chiese, sussurrandogli all'orecchio: "Padrone, mi prendete come ha fatto Giamàl con voi?"
"Come vuoi tu, ragazzo mio. Ma non ti piacerebbe farlo anche come lo facevamo io e Bahram?"
Poletto sorrise maliziosamente: "Dopo, certo, dopo lo facciamo anche in quel modo. Bahram vi era simpatico, vero?"
"Sì, molto. E mi piaceva come faceva l'amore. Anche perché a poco a poco si sciolse e partecipava davvero con passione anche quando ero io a prendere lui. Ma adesso basta a parlare, preparati ragazzo mio, ho davvero una gran voglia di fare l'amore con te, stanotte. Prima come con Giamàl, poi come con Bahram, va bene?"