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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
PRIMO INTERLUDIO
L'ASSENZA DI LORENZO

L'improvviso rumore di qualcuno che bussava alla porta ed una voce che chiamava "Poletto! Poletto, sveglia!" fecero uscire il ragazzo dal profondo sonno in cui era immerso. Lorenzo ancora dormiva, semiabbracciato a lui. Il bussare, si rese conto, non proveniva dalla porta della camera da letto del padrone ma dalla sua, in cui di fatto non dormiva più da oltre un mese, comunicante con quella del padrone.

Cercando di non svegliarlo, scese dal letto, passò nella propria camera chiudendo silenziosamente la porta comunicante ed infilò un camicione. Stava per aprire quando notò il proprio letto intatto. Andò a scompigliarne le coperte quindi finalmente aprì. Era il lacchè.

"Poletto, svelto, vai a svegliare il padrone. Hanno portato un messaggio urgente per lui, dal fondaco."

"Con questo fracasso l'hai già svegliato di sicuro. Eppoi, potevi bussare alla sua porta, no?"

"Sei tu il suo valletto e tocca al valletto svegliare il padrone e non al lacchè, lo sai no? Digli di far presto, è cosa urgente, dicono." disse il lacchè e scese al piano di sotto.

Poletto accese un lume e tornò nella camera di Lorenzo. Questi era ancora addormentato. Lo guardò con tenerezza: quanto gli piaceva, il suo padrone! Ne scoprì lentamente il corpo e lo ammirò per un istante. Gli dispiaceva svegliarlo. Era così bello quel corpo nudo abbandonato nel sonno! Ma era cosa urgente, aveva detto il lacchè. Salì sul letto a quattro zampe e si mise a carezzare il corpo dell'uomo. Questi si mosse appena ed il suo volto si distese nella parvenza di un sorriso. Il ragazzo lo carezzò ancora e ne vide il bel membro ergersi a poco a poco. Si chinò a baciarlo e lo sentì fremere sotto le proprie labbra.

Finalmente Lorenzo si svegliò: "Che bella sveglia, Poletto. Sei un angelo... Ma perché ti sei messo quel buffo camicione? Avevi freddo? Toglielo, dai!"

"Non c'è tempo, signor padrone, per quel che vorremmo tutti e due. È venuto su il lacchè e dice che c'è un messaggio urgente per voi, giù da basso, e che arriva dal vostro fondaco."

"Che ora è?"

"Poco oltre l'alba. Ancora non si sono sentite le campane della prima messa di san Giorgio."

"Che vorranno mai, a quest'ora? Aiutami a vestirmi, vado a vedere. Peccato, però, avrei fatto volentieri l'amore con te, stamane, prima di recarmi al fondaco..." disse Lorenzo sollevandogli il camicione e carezzandogli con desiderio il corpo nudo.

Il ragazzo fremette per il piacere a quella sapiente carezza, ma si sottrasse ed andò a prendere gli abiti del padrone. "Vi aspetterò in casa, stamane. Se la questione non vi occupa per troppo tempo e potete tornare, potremo fare dopo quello che ora non ci è possibile... Va bene quest'abito, padrone?"

"Sì certo. Aiutami..."

Quando Lorenzo fu vestito abbracciò Poletto e lo baciò in bocca, brevemente ma con passione e desiderio. "Spero di non farti attendere troppo, ragazzo mio."

"Andate. Io resto qui ad aspettarvi e frattanto rassetto e pulisco la vostra stanza. A presto, padron mio."

Lorenzo scese. Uno dei lavoranti del fondaco lo attendeva nell'atrio, con un biglietto. L'aperse e la scorse rapidamente quindi ordinò il gondolino e, salitovi col lavorante, si fece subito portare al fondaco. Qui ebbe qualche notizia in più: una delle sue navi proveniente dall'oriente, carica di mercanzie, aveva una grossa falla ed era ancorata al porto di Ancona nella Marca, dove era riuscita ad arrivare fortunosamente. Non avendo egli agenti in Ancona, il capitano della nave gli chiedeva di inviare qualcuno per risolvere i molti problemi che si presentavano.

Lorenzo discusse con i suoi più fidi collaboratori, che frattanto erano anche arrivati, sul da farsi. Tutti gli fecero intendere che la cosa migliore era che vi si recasse di persona. Ancona infatti, pur non essendo in guerra con Venezia in quel periodo, non era un porto alleato, non faceva parte di un territorio amico.

Lorenzo allora dette ordine che si armasse subito il suo piccolo veliero da corsa, un'imbarcazione piccola ma agile e veloce che aveva acquistato dai turchi. Quindi organizzò il suo viaggio scegliendo le persone che l'avrebbero accompagnato. Quando questi gli chiesero il permesso di andare ad avvertire le loro famiglie di quell'imprevisto viaggio, Lorenzo pensò a Poletto. Doveva avvertirlo che sarebbe mancato per almeno un mese. In un primo momento accarezzò l'idea di portarlo con sé: sapeva che al ragazzo avrebbe fatto molto piacere. Ma poi pensò che, pur stando vicini, abitando sulla nave per tutto quel mese, non avrebbero potuto fare l'amore e rinunciò all'idea.

Poi una seconda idea si fece strada in lui. Com'era uso fare, abbozzò un piano, vi ripensò chiarendosi i particolari, quindi decise di metterlo in atto. Chiamato il suo collaboratore più anziano gli diede le principali dritte perché terminasse a preparare il viaggio ed uscì veloce dal fondaco.

Andò dritto dietro le procuratie e cercò Zane. Questi era un prostituto con cui lui aveva fatto l'amore diverse volte, un giovane sui vent'anni assai avvenente e simpatico, elegante e di classe. Lo trovò in casa che ancora dormiva.

Svegliatolo, gli sedette accanto sul letto e gli disse: "Zane, ho bisogno dei tuoi servigi, pagandoli, si capisce."

Il giovane gli sorrise maliziosamente, si spostò in modo di fargli posto sul suo letto e gli disse: "Lo sapete, illustrissimo, che a voi non dico mai di no. Anche se non mi capita spesso di farlo di mattina, così di buon'ora... Ma venite..."

"No, grazie, non è questo il servizio che sono venuto a chiederti. Vestiti, e mentre ti vesti ascoltami attentamente, ho poco tempo."

Il giovane lo guardò lievemente stupito ma incuriosito, scese da letto e cominciò a vestirsi. Lorenzo allora gli spiegò quello che era andato a chiedergli. Prima di tutto gli accennò a grandi linee della sua relazione con Poletto. Quindi gli spiegò della sua forzata assenza da Venezia per un mese circa. Infine gli disse che desiderava che Poletto, durante la sua assenza, trovasse qualche ragazzo più o meno della sua età con cui fare l'amore. Zane lo ascoltava attentamente.

Lorenzo concluse: "Il ragazzo è giovane ed inesperto, Ora è affascinato da me, ma non ha esperienze. Credo che sia giusto, prima che s'attacchi troppo a me, che conosca un po' la vita, che possa far l'amore con gente della sua età, che possa farsi qualche esperienza. Perciò ho pensato a te. Tu sei esperto, ma sei anche un giovane sensibile e soprattutto fidato. Se non hai problemi, vorrei che in questo mese tu vivessi in casa mia, ufficialmente come mio ospite, che so io, figlio di un mio amico mercante o qualcosa del genere. Dirò a Poletto che in questi giorni si prenda cura di te.

"Tu devi fare in modo che il ragazzo si diverta, che incontri ragazzi che possano attrarlo, con cui possa fare l'amore a suo piacimento. Sceglierai tu chi deve incontrare. Tu conosci i tuoi compagni e sai di chi puoi fidarti. Basta che siano ragazzi giovani, belli, bravi a letto, puliti e fidati. Ti lascio i soldi per pagarne tre o quattro, alla bisogna. Ma Poletto non deve sapere nulla del nostro accordo, né che i ragazzi sono pagati per far l'amore con lui, mi comprendi?"

"Vi sta molto a cuore, questo Poletto?"

"Sì, molto."

"Ne siete innamorato?"

"No, anche se comincio a volergli bene."

"Avete detto che ha diciassette anni, vero?"

"Sì, esatto. È un ragazzo che viene dalla campagna, molto ingenuo, buono, e se anche son pochi mesi che l'ho scoperto, gli piace far l'amore con i maschi. O almeno, con me. Ha il fuoco nelle vene, è molto sensuale e bello."

"Accetto, illustrissimo, se non altro perché m'avete incuriosito su questo piccolo gioiello. Posso provare anch'io a farci l'amore, col vostro protetto?"

"Certo, ma voglio che possa provare con diversi ragazzi. Voglio che non s'attacchi a me solo perché non ha provato altro, di meglio, mi capisci?"

"E se, scoprendo altro e di meglio come dite voi, preferisse qualcun altro a voi?"

"Pazienza, purché Poletto sia felice."

Zane annuì pensieroso, poi disse: "Datemi solo un po' di tempo. Ho già in mente chi posso arruolare per questa impresa. Fabrizio il poeta, che ha ventidue anni, Toffolo di diciassette come il vostro Poletto, Filipeto, di quindici d'età, ma maturo assai e di corpo e di testa e infine Simone di diciotto anni. Sono tutti ragazzi che conosco bene, assai bravi a far l'amore, che fan il mestiere da tempo."

"Son tutti fidati? Non cercheranno di profittare del ragazzo? E sono ragazzi puliti? Saranno capaci di far bene la parte senza tradirsi?"

"Sono il meglio che potrebbe offrire la Serenessima agli amanti delle grazie maschili. E garantisco io per ciascheduno di essi, illustrissimo. E sapranno fare la parte meglio dei commedianti dell'Arte, credete a me. Come vi fidate di me, potete fidarvi di loro. E poi, non ricordate? Col Fabrizio e col Simone avete già fatto l'amore anche voi, illustrissimo. Non sfigurerebbero neanche a palazzo del Doge."

"Quel Filipeto non è troppo giovane?"

"Non certo per il vostro Poletto. E poi non sappiamo ancora se preferirà maschietti più vecchi o più giovani di lui."

"Bene, valli subito a cercare e vedi se sono disponibili. Poi raggiungimi al fondaco per gli ultimi accordi. Prendi le tue vesti più eleganti per trasferirti da me."

"Posso dire, se viene in discorso, al vostro ragazzo che ho fatto l'amore con voi?"

"Forse solo Filippo o Simone. Tu no, visto che fai la parte del figlio di un mio amico. Però puoi dirgli che sai che a me piacciono i maschi come a te, questo sì, se ti facilita il compito."

"E posso eventualmente portarmi uno di loro al vostro palazzo, per farci l'amore o per farlo fare con Poletto?"

"Naturalmente sì. Ma non più d'uno alla volta. E, a parte te che ti pago per l'intero mese, per gli altri ragazzi paga normale: quaranta bajocchi per ogni volta che passan tempo con Poletto e doppia se ci fanno anche l'amore. Ma se lo fanno con te non li pago io, te la sbroglierai tu."

"È naturale. Comunque vi verrà a costare abbastanza..."

"Son soldi che spendo volentieri. Datti da fare, ora. T'aspetto al fondaco con i bagagli. Ricordati che sei in viaggio, ufficialmente."

"Sarà fatto, illustrissimo."

"E non mi chiamare illustrissimo davanti a Poletto, ma semplicemente signor Lorenzo, hai capito?"

"Sì, è naturale. Fidatevi di me. A presto... signor Lorenzo. Però, peccato che non vi vogliate fermare un po' qui con me..."

"No, Zane, anche se ho un bel ricordo di te."

L'uomo tornò soddisfatto al suo fondaco e riprese ad organizzare il suo viaggio e a dare ordini per il periodo della sua assenza. Mancava poco all'ora di pranzo quando arrivò Zane accompagnato dai quattro ragazzi, che fece aspettare fuori dal fondaco. Andato da Lorenzo, lo condusse alla finestra.

"Ecco, quelli sono gli amici di cui v'ho parlato. Hanno accettato tutti. Quello con la casacca a rigoni bianchi e blu è Simone, il biondo è Fabrizio, quello con la braga verde è Toffolo e l'altro che mangia la mela è Filipeto. Volete incontrarli?"

"No. Hai spiegato loro tutto bene?"

"Certo e han capito perfettamente. Io e il vostro Poletto li incontreremo uno dopo l'altro, in giorni diversi, come per caso. E fingeremo di non conoscerci, visto che io vengo di fuori. Vi sembrano belli abbastanza?"

"Sì, mi paiono tutti e quattro bei ragazzi. Almeno per il mio gusto, ma dovranno piacere a Poletto."

"Fra noi cinque ha una buona scelta. Dall'esile come Simone al robusto come Toffolo, dal biondo come Fabrizio al castano come Filipeto e al moro come me, dal giovane come Filipeto al meno giovane come Fabrizio. Vedete che siamo bene assortiti. E anche tutti ben equipaggiati, ed abili, credete a me."

"Tu sei stato a letto con tutti loro?"

"Certamente, fra amici a volte ci si diverte. Siamo tutti genuini amanti dei maschi, oltre che gente del mestiere. Quelli che lo fanno solo per i bajocchi, di solito, a letto valgono ben poco."

"Hai ragione. Bene, puoi mandarli via, ora. Poi torna che concordiamo gli ultimi dettagli della nostra storia, poi ti accompagno a casa a conoscere Poletto e a sistemarti. Ah, t'avverto, prima di partire m'apparterò con lui per fargli le ultime coccole e raccomandazioni."

"Vi mancherà?"

"Sì. Molto. Quel ragazzo mi sta diventando sempre più prezioso e caro."

"Me ne sto rendendo conto. Pur di saperlo felice siete disposto a perderlo... Se non è amore questo..."

"Ma no, mona! È solo attenzione verso una persona che mi è cara, te l'ho detto. E poi è orfano, l'ho semplicemente preso a ben volere."

"Sarà come dite voi, illustrissimo. Ma ora accordiamoci sulla mia identità. Volete che cambi il nome?"

"No, Zane va bene. Dove sei nato e dove vivi?"

"Ditemelo voi."

"No, tu, perché se la storia la inventi tu sarà più difficile che tu faccia errori."

"Visto il mio accento... son nato a Durazzo ma vivo a Chioggia. Anzi, no, vivo a Bergamo ora: conosco la città, saprei descriverla bene. Mio padre è un vostro vecchio impiegato che ora lavora in proprio. Mia madre, poveretta, è morta. Mi chiamo Zane... di Gregorio Canciano. Non so nulla di mercatura perché sto studiando per diventare... per diventare... speziale. Sapete, ho avuto un amante speziale e qualcosetta ne capisco. Va bene fin qui signor Lorenzo illustrissimo?"

L'uomo rise di gusto: "Va bene, va bene. E poi?"

"Mio padre vi deve accompagnare nel vostro viaggio nella Marca così vi ha pregato di ospitarmi perché io veda Venezia. Voi mi conoscete fin da piccino, anche se mi avete visto di rado. Sono un bravo figliolo, ma a cui piace divertirsi. Sono buono, giudizioso, intelligente..."

"Non ti pare di esagerare?"

"Ma no, mi conoscete! Dunque dicevo, son buono, giudizioso, intelligente e... dove mi metterete a dormire?"

"Nella stanza degli ospiti, s'intende."

"Lontana dalla camera del vostro Poletto?"

"No. Nella camera di Poletto vi son tre porte, una mena al corridoio, una alla mia camera ed una alla camera degli ospiti."

"Una sistemazione assai propizia e conveniente. Me ne rallegro. Sapete che son proprio curioso di conoscere questa vostra perla rara?"

"Tra poco, tra poco. Lasciami sistemare ancora un paio di cosette. Frattanto faccio approntare il gondolino poi ti porto a casa mia. È tutto lì, il tuo bagaglio?"

"Sì, a parte quello che porto sempre con me, fra le mie gambe. Volete controllare?"

"Ma no, macaco! Tanto più che li ho già controllati più volte e bene, i tuoi attrezzi. Ora lasciami lavorare, Zane."

Sbrigate le ultime faccende, Lorenzo portò Zane a palazzo. Lo presentò alla servitù come avevano concordato ed anche a Poletto. Dopo il pranzo chiamò Poletto in camera sua.

"Purtroppo, com'hai già capito, devo andare. Suvvia, non fare quella faccia! Mentre sarò assente farai da valletto al signorino Zane e farai in modo che visiti Venezia e che si diverta, d'accordo?"

"Come comandate, signor padrone."

"È un giovane simpatico e di buona indole, ti troverai bene con lui e son certo che anche lui si troverà bene con te."

"Non dubitate, padrone."

"Suvvia, Poletto, fammi un bel sorriso! Ecco, bravo. E vieni qui. Non mi son dimenticato della mia promessa di stamane, tanto più che presto devo partire. Vieni... non hai più voglia di me?"

"Lo sapete bene... il mio più grande piacere è farvi contento. Lasciate che sia io a togliervi le vesti..."

"Sì, certo, ed io a te, mio bel maschietto."

Si misero a letto baciandosi con passione e carezzandosi perdutamente. Poletto sembrò dimenticare la sua tristezza per la partenza del padrone.

Quando entrambi furono in preda della dolce eccitazione dei sensi, Lorenzo disse: "Prendimi, Poletto. Voglio portarmi via una parte di te. Riempimi del tuo seme."

"Sì, ma poi anche voi mi lascerete una parte di voi, allo stesso modo, non è vero padron mio?"

"Cero, mio caro ragazzo. Lo sai che non so negarmi mai a queste tue richieste."

I due si unirono, dimentichi per un momento di tutto e di tutti. Dopo che ognuno ebbe donato all'altro quanto l'altro aveva richiesto, giacquero ancora allacciati a carezzarsi teneramente.

"Poletto, hai qualcosa da chiedermi prima che io parta?"

"Sì, tornate presto..."

"T'ho detto che dovrò star via circa un mesetto, ma cercherò di far più in fretta che posso. Ma a parte questo, c'è altro che desideri?"

"No, null'altro."

"Mi prometti che sarai una buona compagnia per il signorino Zane?"

"Ve lo prometto."

"Ti sembra simpatico?"

"Non lo conosco ancora. Così a prima vista non sembra male. Voi lo conoscete, tanto mi basta."

"Sarei molto contento se voi due diventaste amici in questi giorni. Ha solo tre anni più di te. È un bravo ragazzo ed è anche bello, non trovi?"

"Sì, ha un bel sorriso."

"Ora purtroppo dobbiamo rivestirci, ragazzo mio. Ma prima voglio dare un bel bacio a te... ed uno al tuo bell'uccelletto... o forse, visto come sta ancora ritto, dovrei dire al tuo bell'uccellone... In questi giorni, ma soprattutto in queste notti, mi mancherai moltissimo, mio dolce Poletto."

Si rivestirono. Poletto aiutò Lorenzo a preparare il bagaglio poi, dopo che questi ebbe dato gli ultimi ordini alla servitù, Poletto e Zane salutarono Lorenzo alla porta sul canale. Lo guardarono allontanarsi sul gondolino. Lo salutarono per l'ultima volta agitando un braccio quando l'imbarcazione girò sul Canal Grande.

Allora Zane, vista l'espressione triste sul volto del ragazzo, gli cinse con un braccio le spalle e gli disse: "Sei triste per la partenza del tuo padrone?"

"Sì, signor Zane. Il mio padrone è molto buono."

"Ti capisco. Ma non chiamarmi signore, abbiam solo tre anni di differenza. Chiamami Zane, mi fa più piacere."

"Come volete, Zane."

"Son contento che il signor Lorenzo t'abbia detto di occuparti di me. Mi sentirò meno solo. Senti, Poletto..."

"Comandate sign... Zane."

"Ti va di far due passi per Venezia? Sai, la conosco poco e mi piacerebbe girarla, in questi giorni."

"Volete che si vada subito?"

"Sì, ne sarei lieto."

"Volete che salga a prendervi il mantello?"

"No, il tempo è mite. Andiamo così."

I due si avviarono fianco a fianco. Zane cominciò a parlare fitto fitto con Poletto. Questi partecipava alla conversazione con cortesia, ma si sentiva che la sua mente era altrove: pensava alla partenza del padrone.

Infatti ad un tratto propose, con un timbro di speranza nella voce: "Vi andrebbe di recarci al porto per veder partire la nave con il mio padrone e vostro padre?"

"Perché no. Chissà che li possiam vedere e salutare di nuovo mentre vanno."

"Sarà difficile che loro ci riconoscano, non potremo andare abbastanza vicino, purtroppo."

Andarono. Videro il piccolo veliero lasciare il porto e Zane notò che Poletto tratteneva a stento una lacrima. Provò tenerezza verso il ragazzo.

Quando la nave girò dietro la Giudecca scomparendo alla vista, Zane disse: "Vuoi davvero molto bene al tuo padrone, vero?"

"Chi può non volergli bene? E poi è più di un padrone, per me."

"È raro che un servo si affezioni a tal punto."

"Ma lui mi tratta meglio di un servo, credetemi."

"In che senso?" chiese Zane senza metter malizia nella voce.

"Essendo io il suo valletto personale, il mio principale e unico compito è occuparmi di lui... perciò mi mancherà..."

"Forse per questo ti ha chiesto di occuparti di me in questi giorni, non credi?"

"Sì. Per questo vi dicevo che mi tratta meglio di un servo. I padroni di solito non badano a queste cose."

"Quanti anni ha il signor Lorenzo?"

"Trentasette. Ma ne dimostra circa dieci di meno, non è vero, signor Zane?"

"Zane, solo Zane t'ho detto. Sì, è vero. Ma come mai a trentasette anni non s'è ancora sposato?"

"Probabilmente non ha ancora trovato la persona adatta. Meglio non sposarsi che sposarsi male."

"Già, forse è come dici tu. Eppure è un bell'uomo, oltre che ricco ed intelligente. È davvero un bell'uomo, non trovi? Anche a vederlo con gli abiti indosso pare proprio ben fatto. E tu, essendo il suo valletto personale, l'avrai di certo visto anche completamente ignudo. Com'è il suo corpo?"

"Bello, virile, proporzionato e forte."

"Sì, sembra un uomo forte. Eppure pare anche molto dolce al tempo stesso..."

"È il miglior padrone che si possa sognare."

Zane ammirava il modo di Polo di parlare di Lorenzo. Rispondeva sempre in modo chiaro e diretto, ma senza mai far neppure intravedere il rapporto intimo che lo legava all'uomo. Non volle, per quella sera, spingere troppo oltre quel tipo di discorso. Bighellonarano un po' per la città. Zane a volte, temendo di passare in zone in cui era anche troppo conosciuto, fingendosi curioso di esplorare, cambiava abilmente strada.

Giunti in un campiello, vi erano alcuni saltimbanchi, così si fermarono a guardarli. Ad un tratto Zane riconobbe un'astrologa che conosceva, una sua vicina di casa. Con la scusa d'andarsi a comprare alcuni dolciumi, chiese a Poletto di aspettarlo e, non visto, andò a parlarle. Si accordò rapidamente con lei, le dette una moneta, andò a comprare i dolciumi e tornò a guardare i saltimbanchi a fianco di Poletto. Divise con lui i dolci. Terminato lo spettacolo, mentre lasciavano il campiello, passarono davanti all'astrologa.

"Oh, fermiamoci Poletto. Voglio farmi predire il futuro. Ehi, donna, per due monete ci leggi il futuro a me e al mio amico qui?"

"Certo, illustrissimo. Datemi la mano, lasciatemi vedere. Dunque... avrete vita lunga... una lieve malattia verso i trent'anni, ma nulla di grave. Gli affari... discreti, anche se non vedo grandi ricchezze, ma mai neppure penuria di mezzi... Famiglia... non vi sposerete né avrete figli, qui è scritto chiaro. Amori... ne avrete molti, alcuni passeggeri, altri più duraturi. State per incontrare una persona... o l'avete incontrata da poco... che entrerà nella vostra vita."

"È una donna, forse?"

"No, un uomo... giovane. Poi conoscerete anche un'altra persona... ma non dovete lasciarvi sfuggire l'occasione. Vi associerete con lei, se ci saprete fare."

"Potete dirmi qualcosa in più su questa persona?"

"Leggendo la mano non si può. Con i tarocchi forse... ma vi costa un'altra moneta."

"Eccovene altri due, uno anche per lui. Cominciate a leggermi le carte..."

La vecchia trasse dalla sua borsa sbilenca un vecchio mazzo di tarocchi e cominciò a smazzarli, a farli scegliere a Zane ed a disporli sulla panca su cui sedeva.

Poi cominciò: "Il fante di coppe è la persona che incontrerete. È giovane, il fante, e non patrizio, di coppe e non di danari; non un lavoratore, sarebbe un fante di bastoni, né un militare o sarebbe di spade... probabilmente un chierico. Segue il nove di bastoni, significa che sarà entro nove giorni. Il tre di coppe dice che questa persona berrà con voi ed un'altra. Il cavallo di coppe siete voi, quindi anche voi siete un chierico."

"Sì, studio da speziale."

"Appunto. Avete altre domande da pormi, illustrissimo?"

"No, occupatevi del mio amico, ora."

"Datemi la mano, giovinetto."

Poletto tese il palmo aperto. La vecchia lo scrutò poi disse, con gravità: "Anche voi avrete una vita abbastanza lunga. Non vedo malattie, non malattie serie né incidenti, quindi sarà una vita serena.Quanto alla fortuna, anche voi non sarete mai ricco ma neppure povero. Per gli affari... avrete un momento duro tra non molto, ma vi risolleverete grazie ad una persona che incontrerete quando più vi sembrerà d'essere solo. Vedo che neppure voi vi sposerete né avrete figli. Questo è curioso, non capita spesso e tanto meno di vederne due di fila come ora... Gli amori: ne vedo parecchi, specialmente in gioventù, sì, parecchi ma di breve durata. Avventure, più che amori. Dovrete aspettare verso i... forse i trent'anni prima di trovare un amore che durerà molto a lungo. Ma prima dovrete passare attraverso molte esperienze."

Zane allora chiese: "Potete dire anche a lui se incontrerà qualcuno di interessante in questi giorni?"

"Sì, certo, coi tarocchi posso. Dunque vediamo... ecco, scegliete a caso... ancora... non non guardatele ancora. Un'altra carta..." Fatte scegliere a Poletto le carte la donna le dispose in fila ed iniziò ad interpretarle: "Voi conoscerete diverse nuove persone entro il prossimo mese. Vedete qui, l'asso rappresenta circa una lunazione, cioè ventotto giorni. Dunque... vediamo... saran giovani, più o meno della vostra età. Uno di essi, vedete qui, sarà particolarmente importante per voi, per la vostra vita, se saprete afferrare l'occasione al volo. Da questo può dipendere la vostra felicità futura."

Zane di nuovo intervenne: "Non si può sapere di più su questi incontri, specialmente su quest'ultimo?"

"Qualcosa... non molto... fatemi mescolare di nuovo le carte... ecco, scegliete... Bene. Saranno incontri casuali, nella via, vedete qui la ruota di fortuna? E soprattutto di sera, qui infatti ci sono le stelle. Queste quattro carte rappresentano quattro delle persone fra cui c'è anche quello più importante per voi. Sinceramente... mi spiace, ma le carte sono strane, non ne capisco appieno il messaggio. Ma voi forse lo capirete al momento giusto. Sono le carte del matto, del due di bastoni, del tre di denari e del penduto. Cercate di ricordarvele."

"E delle persone che già conosce, cosa potete dirgli?"

"Vediamo... ma questa è l'ultima domanda o mi pagate un'altra moneta. Vedo una partenza, qualcuno che sta per partire o è appena partito: qui c'è il carro."

Per la prima volta Poletto sembrò animarsi e chiese con un tono d'urgenza nella voce: "Tornerà? Starà bene?"

"Tornerà, starà bene, sarà molto occupato e viaggerà molto. È una persona che vi sta a cuore, vero?"

"Sì..."

"Le carte dicono che questa persona incontrerà qualcuno di importante: vedete qui gli amanti. Poi c'è un'altra persona qui, fra quelli che conoscete: la rappresenta il cavallo di coppe, quindi è più vecchia di voi, ma meno del re e della regina. Poco più vecchia di voi. Poi c'è il due di spade che indica un forte legame con questa persona: vedete che le due spade sono legate con un nastro. E infine c'è il cinque di bastoni che indica che vive accanto a voi. Non vi so dire altro."

Poletto era pensieroso, Zane raggiante: la vecchia aveva fatto un capolavoro. La salutarono e continuarono nel loro bighellonaggio. Per un po' non dissero nulla. Zane avrebbe voluto cosa ne pensava di quel che gli aveva detto l'astrologa ma astutamente rimase in silenzio per un po', guardandosi attorno con aria indifferente, per lasciare a Poletto il tempo di rimuginare.

Poi disse, con tono allegro: "Guarda, Polo, un fabbricante di maschere!"

Il ragazzo dette un'occhiata distratta, poi disse: "Già... Tu ci credi alle astrologhe?"

"Non lo so, un po' sì e un po' no. E tu?"

"Ha detto alcune cose esatte... altre molto strane."

"Dove andiamo ora?"

"Il padrone avrà molto da fare, viaggerà... e conoscerà qualcuno con cui si legherà..."

"E tu farai incontri misteriosi ed interessanti, importanti. Quali erano le carte che dovevi ricordare?"

"Il penduto, il matto, il tre di denari ed il due di spade."

"Caspita che memoria! Ma che significheranno?"

"Se nei prossimi giorni davvero incontrerò queste persone forse lo capirò... ammesso che sia da crederci."

"La persona che ti è vicina e poco più vecchia di te potrei essere io, no? La mia camera è vicina alla tua.."

"Può darsi. E le due spade legate?"

"Che diventeremo amici? Ma amici molto stretti... legati assieme..."

"Io sono solo il vostro valletto."

"Però... io avrei piacere se tu mi dessi del tu e non del voi, e se più che valletto tu mi fossi amico."


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