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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
SECONDO INTERLUDIO
ZANE IL TENTATORE

Il giorno dopo andarono ancora a passeggio. Camminarono finché si trovarono davanti alla chiesa dei Carmelitani. C'era un'osteria aperta.

Zane disse: "Andiamo a sedere lì. Ti offro un po' di vinello."

"Non ne bevo mai, io, di vino. Mi dà alla testa."

"Solo un pocolino per tenermi compagnia. Ti prego."

"Va bene."

Sedettero, Zane ordinò una brocca di bianco del Friuli e due bicchieri. Li riempì tutti e due.

"Alla tua salute, Polo, ed alla tua felicità."

"Grazie, e alla tua anche."

"E smettila di essere così pensieroso! La vita è bella, godiamocela. Sei un bel ragazzo e se sorridi sei ancora più bello. E poi, in questi giorni che non devo vivere in quella città morta che è Bergamo, voglio profittarne per darmi alla bella vita. Mi aiuterai a divertirmi?"

"Io... non saprei neppure che proporti... Tu che vorresti fare?"

"Qualsiasi cosa che mi faccia godere."

"Godere? Come?"

"In qualunque modo. Visto che non c'è il mio signor padre a sorvegliarmi ed a tenermi al guinzaglio, vorrei anche avere qualche avventura... galante."

"Vuoi trovare una ragazza? Non saprei dove portarti, non ne conosco, io."

"Sai tenere un segreto?"

"Certo, ma che segreto?"

"Anche col signor Lorenzo?"

"Se è cosa che non lo riguarda, sì."

"A me non interessano le ragazze. A me piacciono i ragazzi, capisci? Pensi che potrò trovarne?" Poletto lo guardò sorpreso. Allora Zane aggiunse: "Ti stupisce? Non l'avevi immaginato? L'astrologa l'ha detto, e aveva ragione, che non mi sposerò, non avrò figli, ma molti amori. A proposito, ha detto la stessa cosa anche di te. Per caso anche tu, come me... ami i maschi?"

Poletto, confuso, invece di rispondere si scolò il bicchiere di vino. Zane sorrise e subito glielo riempì di nuovo.

"Mica sei tenuto a rispondermi... dopo tutto sono affari tuoi."

"Tu me l'hai detto..."

"Sì, perché mi fido di te e mi sei simpatico e m'hai promesso di tenere il segreto."

"Certo che lo terrò. Anche io... come te... mi sento attratto dai maschi."

"Allora siamo compari, io e tu! Andremo assieme a cercarli, d'accordo?"

"È vero, mi sento attratto, ma... Non mi interessano le avventure galanti... E poi non saprei dove portarti a trovarne, non saprei proprio come fare."

"Se ne trovano dappertutto, non c'è un posto particolare. E quando ne incontri uno, lo capisci."

"Da cosa? Io di te non l'avevo capito per niente."

"Neanche io di te. Però spesso si capisce, specialmente se anche l'altro è attratto da te. Da come ti guarda, ti osserva, ti studia... e magari ti segue."

"Perché, come ti guarda?"

"Per esempio l'altro guarda fra le tue gambe per vedere se la braghetta mostra d'essere gonfia o no. Ma dimmi un po', non sei mai stato con maschi, tu? A far l'amore, intendo."

"Solo con due."

"E come vi siete trovati?"

"Tutte e due le volte è stato l'altro a trovare me."

"Allora è tempo che sia tu a trovare un altro, no?"

"No, non m'interessa, te l'ho detto."

"Un ragazzo giovane e bello e desiderabile come te? Ne troveresti a decine, se solo tu volessi. Specialmente qui a Venezia. Mica è come Bergamo, qui, qui c'è gente da tutto il mondo. Eppure io ne ho trovati persino nella mia città. Qui però deve essere assai più facile, no? Per esempio, lo sai che i marinai, quasi tutti, fan l'amore fra loro e preferiscono i maschi alle femmine? Potremmo bazzicare dalle parti del porto e ne troveremmo sicuramente qualcuno. Ma dimmi un po', i due con cui sei stato, sono più giovani di te?"

"No, son due uomini adulti, maturi."

"Allora dovresti davvero provarci con un giovane. È molto più bello, credi a me che l'ho fatto sia con giovani che con uomini fatti."

"L'hai fatto con molti?"

"Sì, devo confessarlo."

"Ma non hai un ragazzo fisso, a Bergamo?"

"No! Quando si è giovani come noi non ci si deve legare, ci si deve divertire. Per legarsi c'è tempo. Ricordi cosa t'ha detto l'astrologa? Che ti legherai verso i trent'anni, mi pare, no?"

"Ma tu... la prima volta, quando è stato?"

"La prima volta? Quasi non la ricordo più, sarà stato quasi sette anni fa..."

"A quattordici anni? Con un amico?"

"Quattordici non ancora compiuti. No, non con un amico. Era un soldato Schiavone. Con una scusa mi portò sul campanile della chiesa parrocchiale. E lì, fra le campane, mi tirò giù le braghette e me lo ficcò tutto dentro, sverginandomi il culetto, senza tanti complimenti."

"Ti avrà fatto male..."

"No no, per nulla. Vedi, l'aveva lungo ma sottile... e poi ci sapeva fare. Me l'ha fatto piacere subito. Anche se le campane erano mute, io le ho sentite suonare a distesa... solo che il batacchio era suo e io la campana. Mi è piaciuto così tanto che gli chiesi se potevamo farlo anche il giorno dopo... E tu? La tua prima volta?"

"All'inizio di quest'anno."

"Con un ragazzo?"

"No, un uomo, come t'ho detto. Nel posto in cui lavorava. Eravamo soli. Lui mi dice: vieni che ti mostro una cosa. Si è aperto la braghetta e me l'ha mostrato duro. Io lo guardo... non l'avevo mai visto a un uomo... Lui mi dice: toccalo, e mi ci porta la mano. Mi piaceva toccarlo, sentirlo sodo e palpitante. Poi l'ha fatto ancora due o tre volte e un giorno mi dice di baciarlo... E me l'ha messo in bocca e mi piaceva anche di più che solo toccarlo."

"E non avete fatto niente altro?"

"No, con lui no."

"E con l'altro uomo?"

"Oh, con l'altro abbiamo fatto di tutto. È molto bravo. Con lui sì che è fare l'amore."

"E dici che anche questo, t'ha trovato lui? Come?"

"Io già da un po' lo guardavo ma non avrei mai avuto il coraggio di... anche se mi piaceva, mi attirava molto."

"E lui, come ha capito che a te..."

"Lui... ci ha sorpresi, me con l'altro uomo... Così m'ha chiesto se volevo farlo con lui. Ho detto di sì immediatamente, si capisce."

Tornarono a casa. Saliti nella stanza di Zane questi chiese al ragazzo di tirargli fuori dal bagaglio tutti gli abiti e di riordinarli, mentre lui cominciava a spogliarsi. Quando restò a torso nudo, e con la sola braghetta intima indosso, chiese: "Vieni a slacciarmi la braca di dietro, che da solo è scomodo, così me la sfili di dosso."

Notò che Poletto stava carezzando con gli occhi il suo petto nudo. Poi il ragazzo gli girò dietro, slacciò la braca attillata, tornò davanti e gliela sfilò. Zane aveva già una mezza erezione e il ragazzo l'ammirò per un attimo, poi distolse lo sguardo.

"Ti piace quel che vedi?" gli chiese allora Zane.

Poletto annuì in silenzio.

"Puoi toccarmi, se lo desideri. Dai..."

"No, grazie."

"A me farebbe molto piacere, proprio perché ti sento già amico. Avrei piacere che tu mi toccassi qui fra le gambe. Vedi come anche lui ti dice di sì?" disse Zane facendolo palpitare due o tre volte.

Poletto sorrise divertito, ma non allungò la mano. Finì di sfilargli la braca e la ripiegò accuratamente. "Quali vesti vuoi indossare, ora?"

"Non ti va di vedermi nudo? Ti dà imbarazzo?"

"No no. Sei molto bello, ben fatto. Anche lì fra le gambe."

"Allora perché non lo vuoi toccare?"

"Perché... perché... non ne sento il bisogno."

"Polo, io non voglio certo forzarti, però mi dispiace. Speravo che tu... Fra ragazzi, fra amici son cose che si fanno, che è bello fare."

"Mi spiace, Zane, non ti offendere. Mi piace guardarti, sei bello. Ma io preferisco non toccarti... e non essere toccato."

"Ma il tuo uomo... il secondo... lui lo tocchi, e da lui ti fai ben toccare, no?"

"Certo, ma solo con lui."

"Ma via, mica siete sposati, no? E poi, appena si stancherà di te ti mollerà, come fanno sempre gli uomini con noi ragazzi. Ma dimmi un po', il tuo uomo... non è mica il signor Lorenzo, per caso?"

Non aveva ancora finito di pronunciare quel nome che Poletto quasi gridò: "No, è uno dei lavoranti del fondaco. È un uomo sposato, ha due figli e... e..."

Zane sorrise dentro di sé a quella che sapeva essere una bugia, ma fece finta di crederci e decise di non insistere. Scelse i vestiti e si fece aiutare ad indossarli. Quindi scesero per cena. La sera, quando Zane disse che voleva uscire, Poletto gli chiese se lui poteva restare in casa. Zane uscì da solo e ne approfittò per andare a trovare gli altri quattro ragazzi e concordare nei dettagli gli incontri per i giorni seguenti. Spiegò loro anche la questione dei quattro tarocchi e decisero come farli realizzare. Ne approfittò anche per fermarsi a far l'amore con Toffolo, quindi tornò a palazzo Zorzi ed andò a letto, senza chiamare Poletto. Questi però lo sentì rientrare e bussò alla porta della sua camera.

"Avanti."

"Perché non m'hai chiamato per aiutarti?"

"Non volevo disturbarti, è tardi... e poi m'è sembrato che ti desse fastidio vedermi nudo, e io dormo sempre completamente nudo..."

"No, mi dispiace. Io sono il tuo valletto in questi giorni. E non mi dà affatto fastidio vederti nudo, credimi. Mi dispiace di averti dato questa impressione."

"Non importa. Domattina non svegliarmi troppo presto. Aspetta che il sole sia alto. Mi piace dormire, quando sono in vacanza come in questi giorni."

"Ti porto la colazione in camera?"

"Sì, grazie, purché tu la faccia con me."

"Va bene. Hai bisogno d'altro?"

"No, grazie, vai pure a dormire, Polo."

La mattina seguente gli portò la colazione in camera e si fermò a mangiarla con lui. Zane scese dal letto nudo, incurante della sua vistosa erezione mattutina che, notò con piacere, Poletto continuava a guardare di sottecchi. Quindi si fece aiutare a vestirsi. Quando fu pronto fecero una breve passeggiata. Tornarono a casa per pranzo poi Zane volle uscire di nuovo per andare un po' a zonzo. Parlarono a lungo, senza però mai sfiorare argomenti di sesso. Andarono verso il porto e sedettero ad un'osteria. C'erano molti marinai in giro e Zane ne approfittò per mostrare a Poletto quelli che, secondo lui, cercavano un compagni per la notte.

"Tanti così?" chiese ad un certo punto il ragazzo, stupito.

"Oh, forse anche di più. Ti sto facendo notare sono quelli di cui sono quasi sicuro. Con uno o due di quelli mi piacerebbe anche provarci, te lo confesso. Solo che non potrei portarmeli a casa di Lorenzo, si capisce. Ma i marinai saprebbero di sicuro dove andare, molte locande affittano stanze per brevi incontri, proprio per questo tipo di incontri, voglio dire. Anche se la legge è severa con quelli come noi... Guarda quello che bel ragazzo! E come ci guarda... ti piace? È il tuo tipo?"

"No, mi sembra troppo rozzo... e troppo sfrontato."

"Ma ha un bel corpo. E guardalo fra le gambe, che bel rigonfio pieno di promesse."

"Sì, ma credo che non mi piacerebbe farci l'amore. Quello, piuttosto... quel moretto dall'aria timida, quello seduto tutto da solo accanto al pilastro..."

"Sì, piace anche a me. Vuoi che ci andiamo a parlare?"

"No. Se ti interessa, vacci tu. Io ti aspetto."

"Ma via, solo per parlare puoi venire anche tu, no? Se poi ci sta... io provo ad andarci a letto e tu se vuoi vieni con noi e se no ci rivediamo a casa. Vieni, dai."

Si avvicinarono al marinaio. Zane gli si rivolse con un sorriso disinvolto: "Possiamo sedere al tuo tavolo, marinaio?"

"Sì, certo."

"Io mi chiamo Zane e lui Polo. E tu?"

"Tore."

"Come mai così solo?"

"Gli amici sono andati a cercarsi le puttane."

"E tu? Non hai soldi?"

"Sì. Ho la paga intera. Ma non ne ho voglia."

"Vuoi dire che non t'interessano le femmine?"

"Già. Proprio per niente."

"Non ti dà fastidio se stiamo un po' con te, no?"

"No, anzi, mi fa piacere scambiare due parole. Siete fratelli?"

"No, amici. Posso offrirti da bere?"

"Ne ho ancora, grazie. Siete di qui?"

"Lui è di qui, io sono di passaggio. E tu di dive sei?"

"Di Taranto, ma lavoro sulla nave d'un greco."

"Ma ai tuoi amici... interessano solo le femmine?"

"A terra sì, ma sulla nave..."

"Sulla nave?"

"Eh, mi ronzano tutti attorno."

"Almeno così puoi scegliere..." suggerì maliziosamente Zane.

"Eh no, ci mancherebbe altro!"

"Capisco, non ti va di farlo fra maschi..."

"Non mi va di farlo con loro. Se dici di sì a uno, e sei sei giovane, rischi di doverlo fare con tutti."

"Ma... a me diresti di sì?" chiese allora Zane.

Al marinaio sorrisero gli occhi: "Speravo che me lo chiedessi. A tutti e due voi direi di sì. Si potrebbe fare in tre..."

"No, io devo tornare a casa. Andate voi due. Sai tornare a casa da solo, no, Zane?"

"Beh, sì..."

"Allora... buona serata." disse Poletto e quasi scappò via.

Il giorno dopo però chiese a Zane di raccontargli come era andata col marinaio. Questi gli descrisse tutto nei minuti particolari e si rese presto conto che Poletto s'era eccitato, proprio come sperava.

"Vedo che ti ha eccitato il mio racconto... Perché non ci spogliamo e non facciamo l'amore? Anche io ce l'ho duro, sai?"

"No, è meglio di no. Ma stasera usciamo di nuovo, vero?"

"Certo, volentieri. Ma mi dispiace che poi tu scappi via..."

"Non mi va di farlo con altri, io ho il mio uomo."

"Ma in questi giorni non l'hai visto. È per colpa mia?"

"No no. Lui non è al fondaco in questi giorni. È dovuto andare... tornare al paese, perché... la moglie sta male."

"Capisco. Povero Polo, però! Per quanto tempo dovrai fare a meno di lui?"

"Non so. Aspetterò."

"Ma pensi che lui ti sia fedele?"

"Credo di sì."

"Ma ha moglie, e con lei..."

"Quella non conta."

Zane avrebbe voluto smascherare la bugia di Poletto ma non sapeva come fare, visto che aveva deciso di fingere di non sapere che in realtà l'uomo del ragazzo era Lorenzo.

Gli venne un'idea nuova. Disse a Poletto: "Mi andrebbe di fare un bagno. Dici che i servi potrebbero portarmi in camera una tinozza d'acqua calda?"

"Sicuro. Vuoi che vada a ordinarla?"

"Sì. E poi tu mi aiuterai, vero?"

"Certo."

Quando Zane fu a mollo, Poletto con una pezzuola cominciò a lavargli accuratamente il corpo. Presto tutti e due erano eccitati.

Zane gli disse: "Sei bravo. Aiuti a fare il bagno anche il signor Lorenzo?"

"Sì, qualche volta."

"E anche a lui viene duro come a me adesso?"

"Qualche volta."

"E ti piace, il signor Lorenzo?"

"Ha un bel corpo."

"E lui... ti tocca?"

"No, mai."

"Ma tu non ne approfitti per toccarlo, magari proprio lì?"

"No, ci mancherebbe altro!"

"Io lo farei al posto tuo. E credo che ci starebbe, sai? In fondo non si è sposato... forse neanche a lui piacciono le femmine."

Poletto non rispose e continuò a sfregare il corpo dell'altro.

Zane gli prese una mano: "Spogliati, e vieni nella tinozza anche tu, così io lavo te."

"No, grazie."

"Ma dai, tu mi hai visto nudo, no? Mi piacerebbe vedere nudo anche te... e toccarti... devi avere un bel corpo, tu."

"No, per favore. Lo so che tu vorresti fare l'amore con me, ma io appartengo al mio uomo, te l'ho detto."

"Se vieni nella tinozza con me, ti giuro che non facciamo l'amore. Mi contento di lavarti, lo giuro..."

"Quando fossimo lì, nudi tutti e due, così vicini, a lavarci, non so se io riuscirei a restare fedele al mio uomo e tu a rispettare il tuo giuramento. Sono anch'io di carne e tu sei bello. Perciò preferisco di no."

"Ma anche se facessimo l'amore, mica ti porterei via al tuo uomo, no? Tanto più che poi io devo andare via. La tua braghetta gonfia mi fa capire che anche tu lo desideri, e mi fa gola, te lo confesso."

"Ti prego, Zane, se davvero mi vuoi essere amico, lasciami in pace."

"E va bene, come vuoi tu. Ma non ti capisco. Devi proprio essere innamorato cotto, tu, di questo tuo uomo."

"Credo proprio di sì."

"Ma lui, almeno, lo sa? Gliel'hai mai detto?"

"No. Lui ha famiglia. Non voglio creargli problemi."

Zane era ammirato della forza di volontà e della tenacia di Poletto e pensò che Lorenzo era fortunato ad avere un simile amante. Ma era confidente di riuscire, prima o poi, a vincerne la resistenza. Come aveva ammesso lo stesso ragazzo, la carne è carne!

La sera seguente Zane fece in modo che Poletto avesse il primo dei quattro incontri. Passavano in una calle buia tornando a casa, quando Simone li avvicinò.

"Scusate, lustrissimi, se mi permetto. Ma vedo che avete una lanterna. Potreste aiutarmi a cercare le tre monete che mi sono scivolate via di saccoccia? Se torno a casa senza mio padre mi ammazza di legnate."

"Volentieri, vero Polo?" Si misero a cercare ma non trovarono nulla. Zane frattanto sussurò a Poletto: "Le tre monete: sarà quello del tre di danari?"

"Non ci pensavo più... Può darsi..."

Zane allora chiese: "Come ti chiami, tu?"

"Simone, lustrissimo."

"Io sono Zane e questo è il mio amico Polo. Che monete erano? Valevano molto?"

"Due da un bajocco ed una da due bajocchi, lustrissimo. Quattro bajocchi in tutto."

"Non è una gran somma, E tuo padre ti pesterebbe per così poco?"

"Oh sì. Voi non conoscete mio padre. Come faccio adesso? Non ho coraggio di tornare a casa senza le monete."

Poletto cercò in scarsella: "Io ho una moneta da cinque ed una da due. Tu, Zane, hai per caso due monete da un bajocco?"

"Ora guardo... sì, eccole."

"Tieni, Simone. Torna a casa tranquillo." disse Poletto dando le monete al ragazzo.

"Vi ringrazio, lustrissimi! Come faccio a sdebitarmi?"

"Non importa, è poca roba, e io e Zane t'abbiamo aiutato volentieri."

"No no, io devo sdebitarmi in qualche modo. Ditemi dove abitate e se riesco a procurarmene altre, vi riporto le monete."

"Non importa..." disse di nuovo Poletto.

Ma contemporaneamente Zane rispose: "Abitiamo a palazzo Zorzi. Sai dov'è?"

"Oh, sì, lustrissimi. Per adesso grazie, allora. Vi auguro una buona notte." disse Simone e scomparì nel buio.

Allora Zane disse a Poletto: "Che bel ragazzo quel Simone, esile come un giunco ma ben fatto. Hai visto che bel culetto aveva?"

"Sì, l'ho notato."

"A te piace più prenderlo o metterlo?"

Poletto, sorpreso per quella domanda, arrossì ma rispose a mezza voce: "Tutt'e due."

"Anche a me, anche a me. Se questo è il ragazzo del tre di danari, e credo proprio che lo sia, non devi lasciartelo scappare. L'ha detto l'astrologa, ricordi? Se quello si presenta a palazzo, devi portartelo in camera e farci qualcosa, dai retta a me."

Poletto non rispose. Proseguirono per la strada tornando a casa. Aiutato Zane ad andare a letto, Poletto si ritirò in camera sua ed andò a dormire a sua volta.

Durante la notte qualcosa lo svegliò. Accanto al suo lettino c'era Zane, completamente nudo, un doppiere acceso in mano, che lo guardava.

"Mi spiace d'averti svegliato. Ma avevo tanto desiderio di poter guardare il tuo corpo nudo, così sono venuto. Speravo che non ti svegliassi. Sei proprio bello."

Poletto si rese conto che non aveva più la coperta e che la sua nudità era esposta allo sguardo dell'altro. Confuso, fece per coprirsi ma Zane gli fermò la mano.

"No, aspetta. Lasciati guardare ancora un poco. Fortunato il tuo uomo che ha trovato un ragazzo così bello... e così fedele. Hai un corpo che... fa venir voglia di baciarlo, di toccarlo tutto. E anche lì, fra le gambe, vien voglia di poggiarci le labbra, di leccartelo tutto, di succhiarlo... Ti si sta rizzando... No, non ti tocco, stai tranquillo. Visto che non vuoi far godere il mio corpo, lascia almeno godere i miei occhi. Che voglia di morderti quelle belle tettine scure... di baciare quelle tue labbra sensuali. Che voglia di stringerti, di palparti tutto, di carezzarti... No, stai tranquillo, non ti tocco... Anche se per non farlo bisogna essere un eroe o un santo. Mi sa che stanotte mi guadagnerò il paradiso. Ah, Polo, come invidio quell'uomo! Perché non ho io questa fortuna? Guarda il mio palo come s'è rizzato solo a guardarti! E anche il tuo, com'è bello, sodo e ritto come l'albero maestro di una nave. Potessero le mie labbra fargli da vela..."

"Zane?"

"Dimmi, bellissimo."

"Adesso... lasciami dormire, per favore."

"Come vuoi tu. Ma mi sa che io non riuscirò a dormire, questa notte. Tu sei il frutto proibito del paradiso terrestre. Mi farei cacciare volentieri dall'angelo di fuoco, pur di poterti assaggiare. Dormi, angelo mio. Io torno di là... e mi darò soddisfazione da solo... sognando il tuo bel corpo."


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