Due sere dopo, fatto l'ormai consueto giretto per le calli, le piazze ed i campielli, durante la sosta ad un'osteria arrivò Fabrizio. Sedette al loro stesso tavolo, non lontano da Poletto, ma non lo guardò.
Fabrizio la mattina s'era già messo d'accordo col garzone dell'osteria, così questi gli andò vicino e gli chiese: "Che vuoi, matto!"
"Non sono matto, sono un poeta."
Zane dette di gomito a Poletto e con gli occhi gli fece cenno verso Fabrizio.
Il garzone continuò: "Appunto, perciò sei matto. Che vuoi stasera?"
"Un gotto di vino rosso."
"In cambio di una delle tue poesie?"
"Lo sai che ho pochi bajocchi, io."
"Lo so. E tu sai pure che niente bajocchi, niente vino. E ringrazia che ti lascio star seduto qui dentro."
Allora Zane disse: "Ehi, poeta, possiamo offrirti noi un po' di vino?"
"Troppo disturbo, illustrissimi."
"No, niente affatto. Come ti chiami?"
"Matto, l'avete sentito, no?"
"Su via, come ti chiami, davvero."
"Fabrizio, per servirvi."
"E sei un poeta?"
"Scrivo poesie. Ma dan poco da mangiare e ancor meno da bere, Perciò m'arrangio con mille lavoretti e servizi."
"Ne hai con te da leggerci?"
"Non stasera, illustrissimi, mi dispiace."
Poletto, con sorpresa di Zane, intervenne: "Io so a mala pena leggere e scrivere poco più del mio nome. Mi pare meraviglioso che uno possa addirittura scrivere poesie. Siete il primo poeta che conosco. Come si fa a scriverle?"
"Vengono così, come un pensiero che sale leggero come una piuma e volteggia nella testa e si posa ed è poesia. Forse un poeta ha occhi ed orecchie diverse dagli altri uomini, chissà, o forse un cuore più leggero. O magari sono matto davvero..."
"Non mi dispiacerebbe esser matto come voi."
"E quindi scrivere poesie?"
"Sì, ma solo poesie d'amore."
"Voi, signorino..."
"Mi chiamo Polo e non sono un signorino, ma solo il valletto del signorino Zane qui presente."
"Voi Polo siete innamorato?"
"L'amore è la cosa più bella che possa capitare ad un essere umano. Dà sapore, profumo e luce alla vita."
"Questo è un concetto poetico, sapete. E gli innamorati diventano sempre almeno un po' poeti..."
"Perché vedono con altri occhi e sentono con altre orecchie ed hanno il cuore leggero?"
"Esatto."
"E allora, i poeti sono sempre un po' innamorati?"
"Parole sacrosante. Voi, Polo, Mi sembrate una persona davvero fuori dal comune. Ho avuto fortuna, stasera, a sedere qui, proprio accanto a voi."
Poletto arrossì lievemente ed abbassò lo sguardo.
"Animo sensibile e nobile, quello di chi sa ancora aver pudore della propria persona. Voi m'incuriosite, Polo. Vorrei conoscervi meglio. Credete sia possibile?"
"Sono solo un valletto, persona di poco conto..."
"Nessuno è mai persona di poco conto. Tanto meno un valletto, che deve essere attento ai bisogni del suo padrone. Chi sa essere attento agli altri è persona di pregio, non di poco conto. E voi Polo, oltre a belle qualità dell'animo, siete dotato anche di bellezza d'aspetto, e siete giovane, il che fa di voi una persona invidiabile. Non vi sto adulando, credete. Perciò rinnovo la mia preghiera: mi permettete di conoscervi meglio?"
"Vi ringrazio. Sarà anche per me un piacere conoscervi, signor Fabrizio."
"Vi posso venire a trovare?"
A questo punto intervenne Zane, temendo che Poletto facesse difficoltà: "Certamente. Egli abita a Palazzo Zorzi, sulla Riva del Carbone. Quando è libero dai suoi servizi, potrà certamente passare con voi qualche tempo. Ma ascoltatemi, fra noi tre non vi è molta differenza d'età o di condizione: perché non darci del tu?"
"Certo, Zane e Polo, e ne sono onorato."
Dopo aver parlato ancora un po', si salutarono.
Per via, Zane disse a Poletto: "Bel tipo quel Fabrizio, non è vero?"
"Sì, sembra interessante. È davvero il primo poeta che incontro."
"Vedo. E anche fisicamente mi pare un bel ragazzo."
"Ha due begli occhi ed un sorriso accattivante."
"Ed un bel rigonfio nella braghetta." scherzò Zane.
"Non pensi ad altro, tu?"
"Che c'entra. Ma non guasta se oltre ad una testa fina c'è anche un corpo desiderabile. Comunque, vedi, lui pure è uno degli incontri che l'astrologa aveva previsto: il matto, no?"
Il giorno seguente Simone si presentò a palazzo. Quando il lacchè avvertì Zane, questi chiese di farlo salire. Poi Zane chiamò anche Poletto.
Quando Poletto arrivò, Simone disse: "Son venuto a scusarmi, ma ancora non ho potuto racimolare le monete da rendervi. Non volevo che pensaste che non voglio rendervele..."
Zane rispose: "Per quanto riguarda me, non preoccuparti, non ho alcuna fretta. Ma ora vi chiedo scusa, vi devo lasciare..." ed uscì dalla stanza.
Allora Simone disse a Poletto: "Eppure io vorrei sdebitarmi in qualche modo per la vostra gentilezza... Dimmi come posso fare..."
"Simone, anche per me non devi preoccuparti. Sono solo poche monete. Se potrai le renderai, se no, poco male."
"Oh no, restituire, le restituirò. Solo che non mi è facile poterne metter via in fretta, col mio lavoro."
"Che lavoro fai?"
"Aiuto in vetreria, dove soffiano il vetro. Fa molto caldo là dentro, pare di essere all'inferno e si deve lavorare quasi nudi pure in pieno inverno. Siete fortunato voi a lavorare in un così bel palazzo, e ad essere sempre vestito bene."
"Sì, è vero, sono fortunato."
"Polo, scusami se ti sembro sfacciato ma... il signorino Zane, prima che tu arrivassi, m'ha detto che io ti piaccio... e anche tu mi piaci. Allora, pensavo che forse so come sdebitarmi con te. Io sarei ben contento e pronto a compiacerti, capisci?"
"No... non capisco..."
"Voglio dire... se ti andasse di far l'amore con me, a me andrebbe più che bene..."
Poletto lo guardò stupito, poi disse, quasi sottovoce: "No, no no, non in quel modo..."
"Non ti piaccio? Non è vero che anche a te piacciono i ragazzi? Il signorino Zane m'aveva fatto capire che..."
"Zane s'è sbagliato."
"Allora non è vero che ti piacciono i ragazzi?"
"No, non è per quello..."
"Non ti piaccio io?"
"Ma no, sei ben fatto, per quel che si vede."
"Vuoi che mi spoglio? Vuoi vedere, prima?"
"Ma no... è che non mi va di fare l'amore..."
"Peccato. Perché a me piaci molto e con te l'avrei fatto davvero volentieri. Io sono un ragazzo semplice, poco raffinato, devi scusarmi, ma... l'idea di poterti mostrare la mia gratitudine in quel modo mi pareva molto bella ed appropriata e giusta. Ci speravo davvero. Col signorino Zane no, non è il mio tipo, ma tu, Polo, tu sei davvero un ragazzo con cui mi piacerebbe parecchio."
"Ti ringrazio, Simone, davvero. Anche tu sei un bel ragazzo e mi piaci. Ma non mi sento di farlo con altri che non sia il mio uomo."
"È Zane il tuo uomo?"
"No, non lui."
"E il tuo uomo è geloso?"
"Non so. Ma non ne ha il motivo. Da che son suo non ho mai fatto nulla con altri, né intendo farlo."
"Peccato. Vuol dire che non son bello abbastanza per te, sennò l'avresti fatto con me. Peccato, mi dispiace davvero."
"Ma no, tu sei bello. Mi piaci, te l'ho detto, mi piaci davvero. Se non avevo il mio uomo, sarei stato sicuramente felice per la tua offerta, l'avrei accettata subito..."
"Il tuo uomo... è il tuo padrone?"
"No, non è lui."
"Vive qui a palazzo?"
"No no."
"E allora? Non verrebbe mai a saperlo se io e ti si fa qualcosa. Dai, Polo, dimmi di sì. Da quando t'ho visto, l'altra notte, non faccio che pensare a te."
"Dimenticami allora, è meglio."
Zane non si preoccupò, perché aveva ancora due carte da giocare, anzi tre con Fabrizio. Il giorno stesso, mentre bighellonavano dalle parti della chiesa di San Zanipolo, incontrarono Filipeto. Il ragazzo, che li aveva visti arrivare, si fece trovare appeso con le gambe ripiegate, a testa in giù, alla barra orizzontale di ferro che sbarrava un archivolto.
Giuntigli accanto, Zane gli chiese" Ragazzo, che fai appeso così a testa sotto?"
"Guardo il mondo alla rovescia."
"E perché?"
"Perché dalla dritta è meno interessante."
"E che vedi?"
"Vedo due bei ragazzi che mi stanno a guardare e che camminano sul soffitto. Siete proprio buffi."
"Buffo sei tu. Noi stiamo coi piedi per terra. Ti invece stai appeso in giù."
Filipeto fece un'agile giravolta ed atterrò in piedi davanti ai due: "Eccomi dritto come tutti. Adesso non parete più buffi. Come ti chiami tu?"
"Polo."
"E tu?"
"Zane."
"Ah, come la chiesa di san Zanipolo qui vicino. Io mi chiamo Filipeto. Ho quindici anni anche se ne dimostro di più. Ne dimostro di più, non è vero? Sono ben fatto, simpatico, ignorante ma intelligente, e ho fame. Mi offrite qualcosa da mangiare?"
"Vieni con noi, per via ti compreremo qualcosa."
"Volentieri Zanipolo. Se andiamo in quella calle, c'è un venditore di bagiggi e poi una venditrice di frittelle. Tu Poletto sei un chierico?"
"No, sono un valletto. Lui è un chierico."
"Ah, un chierico, un valletto ed un fannullone, che sarei io."
"Sei un fannullone, tu?" gli chiese Poletto, divertito.
"Sì, certo!"
"Certo? E perché?"
"Perché mi piace divertirmi, parlar con la gente, mangiare, bere e dormire in compagnia."
"Mangiare e bere in compagnia, e dormire." Lo corresse Zane.
"Signornò. Anche dormire in compagnia. Specialmente se la compagnia è simpatica. Tipi come voi, per esempio."
"Vuoi dire che tu... che insomma... che vendi il tuo corpo, per danaro?" chiese Zane fingendosi scandalizzato.
"Signornò, per chi mi hai preso. Lo faccio solo per simpatia, non per danaro! E da come prima mi guardavate, specialmente tu Zane, proprio qui fra le gambe, ho capito che anche a voi non dispiace dormire in buona compagnia. Mi sbaglio?"
Poletto, stupito per quella franchezza, disse: "Ma sei ancora un ragazzino!"
"Per via dei quindici anni? Ma il mio corpo è già sviluppato e gli uomini o i ragazzi che han fatto l'amore con me non mi han mai giudicato troppo ragazzino! Sono più esperto di un adulto, credimi!"
"A te piacciono solo i maschi o anche le femmine?" gli chiese Zane.
"Se me lo chiedessero quelli del bargello, giurerei che vado solo con le femmine, che mi possa cascare in testa il cielo! Ma a voi posso dirlo, tanto so che siete come me: solo ed esclusivamente i maschi, signorsì. Specialmente quelli come voi, giovani, belli, ben vestiti e simpatici. E pronti a offrirmi da mangiare. Scommetto che sotto quei bei vestiti nascondete gioielli che farebbero gola a un ladro."
"E tu sei un ladro?" gli chiese scherzoso Zane.
"Di quel tipo di gioielli, sì. Oro e danaro non mi interessano. Se li usi finiscono subito e se non li usi non servono a niente. Quei gioielli, invece, quelli lì nascosti fra le gambe, più li usi e più aumentano!"
Poletto e Zane risero. Comprarono qualcosa da mangiare e lo divisero col ragazzo. Sedettero su una riva, le gambe penzoloni, con Filipeto al centro.
Questi, mentre mangiava di buon appetito, disse: "Sentite, quando abbiano mangiato, venite con me? Conosco un posto dove, mentre uno fa la guardia, per sicurezza, due s'appartano e possono fare l'amore, sotto il sole, nudi come Adamo con Eva. Venite? Prima faccio l'amore con Polo, e poi anche con Zane..."
Poletto disse: "No, grazie..."
Contemporaneamente Zane esclamò: "Certo, con gusto!"
"Andateci voi due..." disse Poletto.
"Ma deve esserci uno di guardia! Solo così non è pericoloso." disse Filipeto.
E Zane aggiunse: "Io ci tengo a farlo con Filipeto, specialmente visto che il ragazzo che mi piace non si vuole neppure far toccare..."
Poletto rimase un po' male, confuso, poi annuì: "Va bene, io farò la guardia."
"Però, Polo... non sai quello che perdi. Guarda che son bravo, io. Non devi sottovalutarmi perché son giovane. E poi neanche tanto più giovane di te."
Poletto fu irremovibile. Andarono tutti e tre dove li guidò Filipeto e Poletto restò di guardia per avvertirli se si fosse avvicinato qualcuno. Zane e Filipeto si denudarono, si stesero sull'erba e si misero a dare l'amore. Di dove era Poletto poteva vederli ed anche sentire i loro gemiti di piacere. Gli piaceva poter guardare i due mentre si univano, e presto si sentì molto eccitato. Erano belli i due ragazzi nudi, sotto il sole, intrecciati in una incessante danza di scatenato erotismo, mentre si davano piacere a vicenda in tutti i modi.
Quando i due ragazzi ebbero raggiunto l'orgasmo e si furono poi rivestiti, Filipeto s'avvicinò a Poletto e prima che l'altro potesse sottrarsi, lo palpò fra le gambe sentendone la forte erezione.
"Vedi che sei in tiro! Vieni anche tu dai, che Zane ci fa la guardia. Vedrai che ti farò divertire, hai visto che ci so fare. E poi tu mi piaci un sacco, mi sta venendo duro di nuovo. Non far la mammoletta, dai!"
Anche Zane insistette, ma non riuscirono a far cambiare idea all'altro. Così, salutatisi, Zane e Poletto tornarono a casa.
Tre giorni dopo arrivò a trovarli Fabrizio. Anche lui fece una corte abile e spietata a Poletto, ma neanche lui riuscì a scalfirne la determinazione.
Quando Fabrizio, arresosi, lasciò il palazzo, Zane disse a Poletto: "Polo, non ti capisco. L'astrologa aveva ragione, hai già incontrato tre dei quattro che i tarocchi avevano detto, ma tu non hai fatto nulla."
"Tre? No, solo due: il tre di danari e il matto."
"E Filipeto che era il penduto, no? Non ti ricordi come l'abbiamo trovato?"
"Già, è vero. Quindi manca solo il due di bastoni."
"Sì, ma a che serve? L'astrologa t'aveva detto che non devi lasciarti sfuggire l'occasione, Tu invece..."
"Se l'occasione significa farci l'amore, non mi interessa proprio. Pensavo si riferisse ad altro."
"Ad altro, che?"
"Non so, ma ad altro."
"A me pare evidente che invece si riferiva proprio a quello. Non hai notato che tutti e tre, e piuttosto in fretta, t'han detto che gli piace farlo coi maschi e che tu gli piaci? Ti pare un caso? O non è il destino che te li ha messi sulla tua strada? Speriamo che almeno col quarto, se e quando verrà, tu sia meno sciocco."
"Ma io ho il mio uomo..."
"Il tuo uomo che ti lascerà presto, da quel che ha detto chiaramente l'astrologa!"
"Ma non mi ha ancora lasciato..." ribatté testardo Poletto.
Pochi giorni dopo avvenne il quarto incontro. Erano andati a Torcello e, sulla via del ritorno, appena scesi dalla barca, Toffolo con due bastoni appoggiati su una spalla, stava ritto a guardare quelli che scendevano.
Zane dette di gomito a Poletto e sussurrò: "Guarda... mi sa che quel ragazzo sia proprio il tuo due di bastoni!"
"Può darsi."
"Ti piace?"
"Sì, mi piace, ma non..."
Toffolo si avvicinò e chiese: "Scusate, lustrissimi, volete comprarmi questi bei bastoni intagliati? Ve li do per un solo bajocco ciascuno. Fate la cortesia di comprarmeli, son gli ultimi due, così mi son guadagnato la giornata. Siate gentili..."
"Li hai intagliati tu?" chiese Poletto guardandoli attentamente.
"Sì, lustrissimo, vi piacciono?"
"Sì, e valgono bene un bajocco l'uno. Te li compro tutti e due io." disse Poletto che tolse dalla scarsella due bajocchi e li diede al ragazzo.
Questi, presagli la mano, gliela baciò: "Grazie! Sapevo che oggi era la mia giornata fortunata. Me l'han detto le carte."
"Le carte?" chiese Poletto incuriosito.
"Sì, i tarocchi. Un'astrologa proprio ieri sera, in cambio di un mio bastone, m'ha letto le carte. E m'ha detto che avrei incontrato due giovani e che uno di essi, quello della mia età, mi avrebbe comprato i bastoni. Voi, lustrissimo, avete diciassette anni come me?"
"Sì." rispose Poletto stupito.
"Allora, vedete, la vecchia aveva ragione. Come son contento, lustrissimo, oh come son contento!"
"Ma due bastoni bene intagliati, con arte, a questo prezzo, chiunque te li avrebbe comprati. Non è poi così difficile prevederlo." obiettò Poletto.
"Ma la vecchia m'ha detto anche altro. M'ha detto che quello della mia età e cioè voi, lustrissimo, avreste anche fatto una cosa che da tanto desidero, una cosa che non ho mai avuto cuore di provare a fare..."
"E cioè? Che cosa?"
"Dovete perdonarmi... un poco mi vergogno, sapete... Ma visto che è destino, e che il destino mi è benigno... la cosa che desidero... e che l'astrologa ha detto che voi esaudirete... sì, ha detto proprio così, che io ho un desiderio segreto e che voi l'esaudirete, anche se lei non poteva sapere cosa fosse questo mio desiderio... Ecco.. come spiegarvelo... io è da tanto che desidero farlo... anche se non ho mai provato... a far l'amore con un uomo!"
Zane esclamò: "Polo! È questo il segno! Più chiaro di così!"
"Temo che la vecchia si sia sbagliata... non sono io quello che... che esaudirà il tuo desiderio segreto. Non posso fare l'amore con te."
"Impossibile. Questa è l'ultima barca da Torcello e voi siete il primo che scende da quella barca e che ha la mia età, ed avete comprato i miei bastoni, quindi... vedete che siete proprio voi che finalmente mi insegnerete, mi inizierete al piacere dell'amore con i maschi!"
"No, mi dispiace, non sarò io. Mi dispiace davvero."
A nulla valsero le insistenze ed i ragionamenti di Zane, e le preghiere di Toffolo. Quando furono a casa da soli, Zane lo sgridò con una certa asprezza.
"Polo, proprio non ti capisco. Tu sputi proprio sulla fortuna! Tutt'e quattro le carte, esattamente come previsto, e tu le hai gettate via. Che tu non volessi farlo con me, posso capirlo, anche se mi dispiace. Ma... questa tua fedeltà a un uomo che ti trascura e che prima o poi ti lascerà... L'astrologa l'ha detto, no, che il tuo uomo durante la sua assenza conoscerà una persona e si legherà a quella! Magari proprio adesso sta a letto con un altro ragazzo! E poi, erano tutti e quattro bei ragazzi, non puoi negarlo."
"Sì, è vero, specialmete Fabrizio, il poeta biondo..."
"Appunto. Neanche fosse un dio, questo tuo uomo!"
"Forse lo è..."
"Non dire bestialità. E Filipeto? Faceva l'amore in modo davvero eccezionale."
"Sono contento per te."
"Sono contento per te!" lo scimmiottò Zane, infuriato per non essere riuscito nel suo compito.
"Non essere arrabbiato con me, Zane. Non potevo, capisci, semplicemente non potevo farlo con altri."
"Eppure spesso t'ho visto eccitato, col batoccolo duro più di un'alabarda delle guardie del palazzo del Doge! Io al posto tuo non avrei voltato la faccia così alla fortuna! Davvero non riesco a capirti!"
"La mia fortuna è il mio uomo."
"Deve chiavarti proprio come un dio per averti stregato così, povero amico mio!"
"Non è solo quello. Tu non puoi capire..."
"Hai ragione, non posso proprio capire! Ti credevo più intelligente, Poletto. Mi sono sbagliato."
"Sì, Zane." rispose semplicemente Poletto, sereno.
Zane non sapeva più che dire. Non avrebbe mai immaginato di fallire in quel che Lorenzo gli aveva chiesto di fare. Ancora arrabbiato, disse: "Ti meriteresti che adesso andassi a cercarli tutti e quattro, e che tutti insieme ti saltassimo addosso e che ti costringessimo a farlo. Ecco!"
"Non cambierebbe nulla. Potresti riuscire a farmi chiavare, a farmi eccitare, a farmi godere... ma sarebbe solo il mio corpo. E solo con la violenza."
"Sì, lo so, hai ragione tu, scusami. Non dovevo neanche dirlo. Ma è che mi hai fatto proprio arrabbiare. Lo sai che sei più testardo di un mulo?"
"Sì, lo so. Quando ne vale la pena lo sono. E so anche essere più arrendevole dell'acqua, quando ne vale la pena. Se solo tu potessi conoscere il mio uomo..."
"Oh, il mio uomo, il mio uomo! Non voglio più sentirtelo dire, mi fai montare in bestia."
"Va bene,"
"Mi fa quasi rabbia dover passar con te il resto del mese! Per fortuna manca poco. Spero che tornino presto."
Poletto abbassò il capo e mormorò: "Mi dispiace di averti fatto arrabbiare, non volevo. Ma tu non puoi pretendere che io... che io faccia quello che non voglio fare. Dirai al padrone che sei scontento di me?"
"Ma no, queste son cose fra te e me, e non posso certo lamentarmi di te come valletto. Come amico, piuttosto..."
"Tu mi sei davvero amico?"
"Certo."
"Se io ti chiedessi di fare l'amore con una donna, per amicizia verso di me, tu lo faresti?"
Zane scoppiò a ridere: "Avrei voglia di dirti di sì, per dispetto. Ma poi magari me lo chiedi davvero. No, certo... ho capito. Sei incredibile, Polo. Ma sono contento di aver conosciuto un ragazzo come te. Restiamo buoni amici, nei giorni che ci restano, va bene?"
"Non chiedo di meglio."
"E scusami se ci ho provato con te, ma tu mi piaci molto."
"Scusato, si capisce,"
Spesero i giorni rimanenti divertendosi in giro, spensierati. E finalmente Lorenzo ritornò. Zane gli fece una relazione accurata di tutto quel che era accaduto.
E concluse: "Caro signor Lorenzo, quel ragazzo è innamorato cotto di voi. Tenetelo ben caro, e non fatelo mai soffrire, è davvero una perla rara. Io, e non solo io, al suo posto avrei ceduto mille e una volta. Ma lui non faceva che pensare e parlare di voi, anche se non mi ha mai svelato né lasciato sospettare la vostra identità, Vi invidio, illustrissimo, vorrei trovare io un amante come Poletto. Smetterei di fare la vita, su due piedi, ve lo giuro!"
Zane salutò poi Poletto e, dicendo che tornava col padre a Bergamo, scomparve.
Quando finalmente Lorenzo e Poletto furono soli, il ragazzo disse: "Ben tornato, signor padrone."
"Ben trovato, Poletto. Ti sono mancato?"
"Moltissimo."
"Ti sei divertito, con Zane?"
"Sì, certo, ma mi mancavate voi. E... a voi sono mancato un pocolino?"
"No, non un pocolino, ma tantissimo. E invece di star qui a chiacchierare, perché non saliamo in camera mia a cercare di recuperare almeno parte del tempo che abbiamo perduto, lontani l'uno dall'altro? È un mese che non faccio l'amore, e che neppure mi soddisfo da solo, e sono pieno di desiderio."
"Anch'io, signor padrone. Mi sento tutto un fuoco addosso, dal momento stesso che vi ho visto!"
"Andiamo su a scaldarci a questo fuoco, allora!"