Lorenzo salì sul letto su cui lo aspettava sorridente il suo ragazzo in dolce attesa. Subito furono nelle braccia l'uno dell'altro e si baciarono con desiderio.
"Poletto mio, stasera a tavola avrei mangiato te. Lo sai che non vedevo l'ora di salire in camera?"
"L'ho letto chiaramente nei vostri occhi, padrone. Per questo mi sono affrettato a precedervi, per farmi trovar pronto quando potevate liberarvi del segretario,"
"Sì, eccomi finalmente. È così bello averti fra le mie braccia, poterti stringere a me... e sapere che tra poco saremo di nuovo uniti, saremo una cosa sola."
Poletto afferrò l'asta fremente dell'uomo e scese sotto il lenzuolo a baciarla.
Lorenzo tentò di scostarlo e disse con dolcezza: "Se fai così stasera non ti racconto nulla. Non ti interessano più le mie storie?"
"Oh, sì, padrone. Cominciate, vi prego." rispose il ragazzo di sotto le lenzuola.
"Allora vieni fuori, birbantello!"
Poletto dette un ultimo bacio alla bella verga ritta dell'uomo, emerse dalle lenzuola e disse, sollevandole un poco: "Tu aspettami lì. Ora devo ascoltare la storia del mio padrone, poi mi occupo di nuovo di te. Non ti muovere, eh!"
Lorenzo rise, gli scompigliò i capelli, gli cinse le spalle con un braccio tirandolo contro il suo petto e cominciò.
"Un giorno infine lasciai anche Varanasi. Salutato Madan ed il Raja, e accompagnato da due soli schiavi, Prema e Bao, mi diressi verso levante. Viaggiammo fino a Fuè, la capitale dell'Annam. Chiesti i necessari permessi al re Iepàn, aprii bottega. Gli affari andavano bene. Le mie mercanzie esotiche, il fatto che io stesso fossi forestiero, mi attirarono presto una buona clientela, fra cui Gilòn, il tesoriere del re.
Ogni volta che Gilòn veniva nella mia bottega era accompagnato da un figlio di nome Guiendai, un giovane di ventuno anni. Tanto il padre era solitamente allegro e sorridente, tanto il figlio era sempre serio e triste. Il giovane aveva subito attratto la mia attenzione, perché era di notevole avvenenza. Un po' tutta la gente del popolo Moi, uno dei popoli dell'Annam, è mediamente bella, ma Guiendai era forse il più bel Moi che avessi visto.
La sua tristezza m'aveva incuriosito, così ogni volta che veniva col padre nella mia bottega lo studiavo di sottecchi. M'ero così accorto di una cosa che sarebbe certo sfuggita ad un meno attento osservatore: quando credeva di non essere osservato, guardava con vero interesse e desiderio sia Bao che Prema. Immaginai perciò che anche il giovane, come me, fosse un estimatore delle grazie maschili.
Un giorno che Gilòn venne alla mia bottega senza essere accompagnato dal figlio, approfittando del fatto che ero andato con il tesoriere nel retro bottega per mostrargli alcune merci rare, gli chiesi: "Come mai vostro figlio, che pure è un bel giovanotto forte e sano, ha sempre quella luce triste negli occhi?"
"Oh, non me ne parlate! È il mio cruccio. Fino a cinque anni fa era una perla di ragazzo, lieto, allegro, una gioia per gli occhi e per il cuore. Ma poi, a poco a poco è sprofondato in una malinconia che sembra aumentare ogni anno che passa. Ho pagato medici, maghi, sacerdoti, saggi e santoni, ma non è valso a nulla. Nessuno è mai riuscito a guarirmelo. Non so più che fare. Gli ho dato le schiave più avvenenti per il suo diletto, ma non c'è stato alcun miglioramento. Ho organizzato giochi e feste per lui, inutilmente. È un bravo figlio, rispettoso, obbediente, volenteroso... Se solo non avesse quella tristezza che gli vela il cuore, sarebbe perfetto, sarebbe l'orgoglio di qualsiasi padre!"
Io allora gli dissi: "Chissà, forse posso aiutarvi io. Non ne sono certo, ma al mio paese vi è una magia per curare certe malinconie. Ma non lo so se potrà funzionare anche qui..."
"Davvero? Vi prego, provatela su mio figlio!"
"Lo farei volentieri, ma non vi posso garantire che avrà effetto. Richiede molto tempo e pazienza. E a volte ha effetti strani: la persona invece di guarire inizia ad avere strane visioni che gli fanno odiare chi cerca di curarlo, accusandolo di cose false ed incredibili. Non vorrei rischiare, capite..."
"Vi prego! Vi pagherò bene per tutto il tempo che impiegherete. E se anche mio figlio dovesse avere una reazione negativa alla vostra cura, vi ricompenserò ugualmente per averci provato. Ma se riuscirete, la mia ricompensa sarà davvero generosa. Vi prego, accettate!"
"Ci penserò e vi farò sapere. Ma i riti devono svolgersi in segreto, lontano da occhi ed orecchie indiscrete e con vostro figlio vi potrò essere solo io con i miei due aiutanti. Avete un posto isolato, ma comodo e confortevole, in cui ci si possa isolare e si possa essere sicuri di non essere disturbati?"
"Sì, il padiglione d'autunno. È una piccola costruzione nel giardino del palazzo. I miei servi chiuderanno i cancelli del giardino sì che nessuno vi disturbi, e darò ordine che nessuno vi si avventuri finché tutto non sarà finito. Verrete?"
"Se deciderò che si può tentare vi invierò il mio aiutante Bao con un messaggio."
Il giorno seguente, dopo aver istruito bene Prema e Bao, inviai quest'ultimo a palazzo per far sapere a Gilòn che avrei tentato la magica cura e per avvertirlo che facesse preparare il padiglione d'autunno, Gli chiesi di fornirlo di molte lampade, bruciaprofumi, un tavolo assai grande e pesante coperto da un tappeto e cuscini, un'alcova con coperte di pelliccia di tigre, ed un ampio bagno con acqua molto calda e morbidi teli per asciugarsi.
Bao tornò dicendomi che il tesoriere era felice e che aveva già dato ordine di preparare tutto quanto richiesto. Bao aveva anche visitato il padiglione e mi assicurò che era sufficientemente isolato e solitario. Io preparai alcune caraffe di buon liquore, i migliori profumi ed incensi d'oriente ed alcuni unguenti. Poi feci indossare a Prema e Bao eleganti abiti di seta color oro, mentre io ne indossai uno di ricco broccato indiano.
Ci recammo a palazzo. Gilòn ci attendeva impaziente. Appena arrivammo mandò a chiamare Guiendai.
"Figlio mio, questo gentile straniero tenterà su di te una cura magica del suo paese, per vedere di guarirti dalla tua malinconia. Obbedirai a tutto quanto ti dirà di fare, qualunque cosa sia, come se fossi io ad ordinartelo. E speriamo che tu possa finalmente guarire."
"Come ordina il mio eccellentissimo padre." rispose il ragazzo, serio, inchinandosi.
I servi ci accompagnarono fino ai cancelli del giardino d'autunno e chiusero i cancelli dietro di noi. Guiendai ci guidò fino al padiglione. Entrati, mentre Prema e Bao sistemavano tutto secondo le istruzioni che avevo dato loro, feci sedere il giovane davanti a me.
"Hai fiducia nella mia cura, Guiendai?"
"Non molta, straniero, senza offesa. Mio padre ha già tentato tutto il possibile..."
"Farai comunque tutto ciò che ti ordinerò di fare?"
"Così mi ha ordinato mio padre, ti obbedirò come obbedisco a lui."
"Anche se la cura dovesse sembrarti... strana, o non piacerti?"
"Anche."
"Molto bene. Allora, ora prima di cominciare, devi bere il contenuto di questa caraffa."
"Tutto?"
"Tutto."
Guien bevve il liquore fino all'ultimo sorso.
Allora gli dissi: "Per prima cosa il tuo corpo deve essere purificato. I miei due assistenti ti spoglieranno e laveranno accuratamente tutte le parti del tuo corpo. Tu devi restare assolutamente immobile e lasciarli fare mentre io ti aspergerò con il magico incenso."
Questa dell'incenso magico, caro Poletto, come molte altre cose che facemmo era tutta messa in scena a beneficio del giovane... nel caso in cui mi fossi sbagliato nel giudicare il motivo del suo strano malessere.
Prema e Bao si erano denudati completamente e notai con piacere che ora il giovane, pur restando immobile come gli avevo ordinato, con la coda dell'occhio ne guardava i corpi nudi con un certo apparente interesse. I miei due schiavi gli si avvicinarono ed iniziarono a spogliarlo con studiata lentezza, sfiorandone il corpo con le dita, in modo sapiente ed esperto, mentre io cominciavo a girare intorno al trio agitando il bruciaprofumi.
Guien lasciava fare, docile, secondo le istruzioni che gli avevo dato. Quando fu completamente nudo, notai che già aveva una mezza erezione. I due ragazzi lo presero delicatamente per le braccia e lo guidarono nell'ampia vasca colma di acqua fumante e profumata, e vi entrarono con lui. Qui, prendendo l'acqua con le mani a coppa, iniziarono a bagnarlo e lavarlo, sfregando delicatamente con le mani e soffermandosi un po' di piu nei punti più sensibili alle carezze erotiche. L'effetto combinato dell'acqua calda, delle mani e dei due corpi nudi che gli giravano attorno, lo fecero presto eccitare e anche se i ragazzi non gli toccarono mai i genitali con le loro mani, presto il suo membro fu completamente eretto.
A volte lo sfioravano appena con i loro corpi, o sfioravano il suo corpo con i loro membri ormai anche dritti, come pure era il mio sotto i miei abiti. Ora a volte Guien chiudeva gli occhi o si mordicchiava un labbro e teneva le mani con i pugni strettamente serrati, strette ai fianchi, quasi ad imporsi di non toccare i bei corpi dei due genietti che si stavano prendendo cura di lui.
Dopo un po' ad un mio discreto cenno, i miei schiavi smisero di "lavarlo", lo guidarono fuori dalla vasca e ne asciugarono accuratamente tutto il corpo, sempre avendo cura di non toccargli mai il membro con le mani, ma solo facendoci a volta scivolar sopra i morbidi panni con cui lo stavano asciugando. Frattanto io, non visto da Guien, m'ero spogliato nudo ed avevo indossato solamente un'ampia tunica di morbida e leggerissima seta bianca, quasi trasparente.
Prema e Bao, restando nudi, fecero indossare a Guien una tunica identica alla mia. Entrambe le nostre tuniche sul davanti erano leggermente sollevate a causa delle nostre rispettive erezioni. Il giovane sembrò accorgersi della mia ma subito distolse lo sguardo.
I due ragazzi lo guidarono fino al tavolo, lo fecero appoggiare con il sedere contro il suo bordo e gli fecero spostare i piedi un po' più avanti e divaricati, sì che ora era inclinato indietro e poteva conservare l'equilibrio solo grazie al fatto che era appoggiato al bordo del tavolo col sedere. Ora la sue erezione era chiaramente visibile sotto la sua tunica. Io posi il bruciaprofumi sul pavimento fra i suoi piedi, sotto la sua tunica, poi mi alzai in piedi sì che ora gli ero di fronte ed i miei piedi erano fra i suoi. Lo guardai fisso negli occhi e con voce molto bassa, quasi in un sussurro, gli ordinai di non distogliere lo sguardo dal mio. Finora tutto s'era svolto in un silenzio assoluto, quasi irreale. Guien mi guardava come ipnotizzato.
Prema fece risuonare un tamburello e Bao iniziò a suonare un flauto, molto piano. Ogni volta che Prema faceva risuonare il tamburello, io facevo un piccolissimo passo verso Guien, avvicinandomi così molto lentamente a lui, i miei occhi sempre fissi nei suoi. Proseguimmo così finché il mio corpo fu quasi a contatto con il suo: in realtà solo i nostri piedi si sfioravano e le nostre erezione, attraverso le due tuniche di seta. Sentivo la sua erezione fremere a fianco della mia.
Lentamente sollevai le mie mani, sciolsi il collo della sua tunica e gliela feci scivolare via dalle spalle fin sul ventre, lasciandolo a petto nudo. Cominciai a sfiorarglielo lievemente con le punte delle dita soffermandomi sui suoi capezzoli che presto furono turgidi e duri, facendomi capire il suo piacere.
Allora, chinatomi su di lui, presi a lavorarglieli con le labbra, a titillarli con la punta della lingua, a stringerli molto delicatamente fra i denti finché lo sentii fremere e non riuscì a trattenere un fievole e breve gemito di piacere. Continuai a stuzzicarlo così, finché ormai il suo gemito era continuo e il suo corpo tremava.
Prema e Bao smisero di suonare, presero la sua tunica e gliela fecero scivolare giù dai fianchi fin sulle caviglie. Io allora mi accoccolai davanti a lui e mentre Prema e Bao lo carezzavano sul petto, sui fianchi, sul ventre e le braccia, cominciai a giocare con la lingua sulla punta del suo bel membro eretto e palpitante. Guien emise un gemito, si appoggiò meglio al tavolo puntandovi indietro le mani e protese in avanti il bacino con la sua lunga mazza vogliosa spingendola contro la mia bocca. Io la schiusi e la lasciai scivolare fra le mie labbra strette nella mia bocca calda ed umida.
Allora i miei due schiavi salirono sul tavolo, afferrarono il giovane sotto le ascelle e lo issarono lentamente sul ripiano. Io, senza lasciarmi sfuggire quella mazza palpitante dalla bocca, lo seguii mentre mi facevo scivolar via di dosso la mia tunica restando così nudo anche io.
Ora Guien era steso sui cuscini del tavolo, solo le sue gambe ancora penzoloni fuori di esso. Prema e Bao, inginocchiati ai suoi fianchi, gli stavano leccando e baciando il corpo che carezzavano incessantemente. Tutto il corpo di Guien tremava ora come in preda ad una forte febbre, come in delirio. Lasciai la mazza di Guien, subito sostituito dalla bocca di Prema. Sollevai le gambe del giovane facendogliele ripiegare sul petto. Ora solo il suo culetto sporgeva leggermente dal tavolo, bello, morbido ed invitante. Vi posi le mani divaricandolo e vi tuffai la lingua in cerca del suo buchetto. Individuatolo, cominciai a leccarlo a lungo, ora delicatamente ora con una certa rudezza, a volte spingendovi contro la punta della mia lingua con colpi vigorosi e forti, scavandomi la strada in quel foro che, lo capivo dalla consistenza, doveva essere ancora inviolato.
Davanti ai miei occhi vedevo il volto di Prema pompare entusiasticamente la mazza di Guien. Sentii l'ano del giovane palpitare con forza, il suo bacino sussultare e capii che si stava scaricando, getto dopo getto, nell'accogliente bocca di Prema. Ma, come eravamo d'accordo, continuammo tutti e tre a leccare, succhiare, palpare, baciare quel corpo,: Appena avuto un orgasmo le sensazioni sono molto più forti ed infatti Guien cominciò ad agitarsi scompostamente ed a gemere con forza.
"Basta, oh, basta per pietà! È troppo... troppo bello... non resisto... pietà..."
Io allora, immerso un dito nell'unguento, lo sostituii alla mia lingua e gradualmente glielo spinsi dentro. Guien emise un gemito più forte, mugolò un "sìiii..." fortissimo e dopo poco che col dito gli massaggiavo ad arte l'interno del suo palpitante canale vergine, si scaricò per la seconda volta nella bocca di Prema.
Allora tutti e tre gli facemmo un massaggio rilassante finché Guien si calmò e scivolò dolcemente in un profondo sonno, anche grazie al soporifero che avevo mescolato col liquore che gli avevo fatto bere.
Allora lo sollevammo di peso e lo trasportammo nell'alcova facendo attenzione di non farlo svegliare. Noi tre poi ci abbandonammo finalmente a soddisfare le nostre eccitazioni che da tempo reclamavano uno sfogo. Mentre i due ragazzi, stesi su un fianco e capovolti, se lo succhiavano golosamente l'un l'altro, io prima mi godetti il culetto di Bao, poi passai a prendere anche quello di Prema.
Lavatici tutti e tre nell'acqua ancora tiepida della vasca, accendemmo tutte le lanterne, ci rivestimmo ed andammo a sedere nell'alcova, attorno al bel corpo nudo di Guien, ora languidamente rilassato, attendendone il risveglio che non avrebbe dovuto tardare. Infatti poco dopo Guiendai si mosse, si stirò voluttuosamente, si passò le mani sul corpo ed aprì gli occhi.
Con un filo di voce, mi chiese: "Non è stato tutto un sogno?"
"Che cosa?" chiesi io con un sorriso malizioso, carezzandogli lievemente il membro, ora morbido e caldo.
"Tutto quello che è successo... là sul tavolo..."
"Tu che cosa preferiresti, che fosse stato solo un sogno, o che fosse tutto reale?"
"Non so... sono confuso... reale, forse."
"Ti è piaciuto quello che hai sperimentato?"
"Sì..."
"È la prima volta?"
"Sì..."
"Ma tu lo desideravi, vero? Ti senti attratto dai maschi, tu, vero?"
"Credo di sì..."
"Quando te ne sei reso conto, di essere attratto dai maschi e non dalle femmine?"
"Circa sei anni fa."
"Hai mai fatto l'amore con un maschio?"
'No, mai... cioè, mai prima di oggi."
"E come mai? Non lo desideravi forse?"
"Sì, lo desidero... Ma quando mi accorsi che desideravo unirmi ai maschi, io ne parlai con mio padre. Lui mi disse che non dovevo assolutamente farlo, perché l'uomo deve unirsi alla donna e procreare figli. Mi disse che dovevo dargli una discendenza, che non potevo deluderlo. Mi ha fatto giurare che non avrei mai avuto sesso con un maschio. E mi ha fatto giacere con alcune schiave giovani e belle ed esperte, anche se a me non piaceva."
"Avresti potuto accontentare tuo padre ma unirti in segreto con maschi, no?"
"Non potevo, io non voglio disobbedire a mio padre. Non gli ho mai disobbedito."
"Capisco. E... ti è piaciuto quello che abbiamo fatto prima?"
"Moltissimo. In vita mia non avevo mai provato emozioni così forti, sensazioni così belle... Non sapevo neppure che fosse possibile."
"Possiamo insegnarti a provarne di più belle e di più forti, se tu lo vuoi."
"Sì, lo vorrei, ma mio padre..."
"Tuo padre mi ha detto di curarti. Questa è la cura segreta che farà svanire la tua melanconia. Tuo padre sa che è una magia... non saprà mai che si tratta solo di permetterti di fare l'amore con i maschi, esaudendo così i tuoi desideri e la tua natura. In questo padiglione non ci disturberà mai nessuno. Se tu lo vuoi, torneremo a dispensarti questa magica cura, cioè a fare l'amore con te."
"Oh, mi piacerebbe moltissimo, ma... ma voi non resterete qui in eterno. Dopo aver provato cose così belle, dovervi rinunciare mi getterà in una malinconia anche più nera..."
"Ho pensato anche a questo, Guiendai. Innanzitutto ho detto a tuo padre che la cura è molto lunga, che andrà ripetuta spesso e per anni... Poi... ho notato che sembri particolarmente attratto dal mio schiavo Bao..."
"Mi piacete moltissimo tutti e tre. Ma è vero, Bao ha attirato il mio sguardo e suscitato i miei desideri e le mie fantasie fin dalla prima volta che l'ho visto..."
"Ebbene, quando dovrò andare via da questa città, ti lasceròBao che ufficialmente dovrà continuare la tua cura e di fatto sarà disponibile a fare l'amore con te. Inoltre, se tu desidererai fare l'amore con un altro maschio, basta che sia fidato e con la scusa di farsi aiutare a compiere i riti magici, Bao lo farà appartare con te qui al padiglione d'autunno, Non ti pare una buona soluzione?"
"Oh sì, magnifica..."
"E per completare l'opera basterà che tu sposi la donna che tuo padre vorrà farti sposare e che tu le faccia fare tutti i nipoti che tuo padre desidera. Una volta ogni tanto puoi anche fare un sacrificio e soddisfare una donna, no? E far felice tuo padre. Specialmente se potrai far l'amore con l'uomo che desideri ogni volta che lo desideri. Che ne dici, mio dolce Guiendai di questa mia cura?"
"Oh, Lorenzo, tu sei un genio. Non solo hai capito la radice del mio male, ma hai anche trovato la cura adatta. Sonno fortunato che il destino ti abbia messo sulla mia strada. Come posso sdebitarmi con te?"
"Facendo l'amore con me fin tanto che resterò qui a Fuè. Non chiedo altro. Tuo padre, inoltre, mi paga per la cura... Tu davvero mi piaci molto, vorrei essere io l'uomo a cui doni la tua verginità."
"Con moltissimo piacere, Lorenzo. Sarò tuo ogni volta che vorrai."
Così avvenne. Gilòn fin da quella prima sera notò un certo miglioramento nell'umore del figlio e me ne fu grato e riconoscente. Io lo avvertii che però la cura andava continuata, probabilmente per tutta la vita del ragazzo, altrimenti ci sarebbe stata una brutta ricaduta. Il padre logicamente si disse d'accordo.
Due giorni dopo ci presentammo a palazzo per la seconda seduta della magica cura e ci chiudemmo nel padiglione d'autunno già preparato per i riti. Ripetemmo più o meno quel che avevamo fatto la volta precedente con alcune varianti: partecipai anche io al bagno e Guien poté prendere parte attiva lavandoci e toccandoci, partecipando liberamente.
Quando sul tavolo lo penetrai di nuovo con un dito, il ragazzo mi chiese di prenderlo con la mia verga. Gli dissi di pazientare un poco, essendo ancora vergine a ventuno anni di età era meglio che si abituasse alla preparazione gradualmente. In compenso, quando mi chiese se poteva provare a penetrare Bao, gli dissi di sì e il ragazzo gli si offrì più che volentieri. Appena Guien affondò nell'accogliente culetto del ragazzo, ebbe immediatamente un fortissimo orgasmo.
Dopo poche sedute era diventato bravo a succhiare ed a fare tutto il resto. Mancava ancora solamente che perdesse finalmente la sua verginità. E finalmente venne il giorno in cui sentii che era pronto: il suo buco era ora pienamente rilassato, pieno di voglia, palpitante.
Così non mi limitai più a farli sentire il mio palo sfregarsi e palpitare sul suo buco voglioso come le altre volte, ma iniziai a spingere, ad aprirmi la strada in lui. Quando sentii che si spingeva pieno di speranza contro il mio palo, cominciai a spingere con più energia e Guien, capita la mia intenzione di fargli fare finalmente il gran salto, prese a spingersi contro di me con maggior forza.
Mi disse: "Ti prego, Lorenzo, Ho davvero voglia di sentirti finalmente tutto in me. Anche se dovessi provare un po' di dolore, sono deciso ad andare fino in fondo, questa volta. Immergi tutta la tua spada nella mia guaina, pianta il tuo albero nel mio giardino, penetra con il tuo valoroso guerriero nel mio castello che agogna di essere espugnato. Senti come ti sto aprendo le porte: entra in me e danza e fammi provare l'estasi! Ti prego, Lorenzo!"
"Sì mio bel ragazzo assetato di piacere. Questa volta non esiterò più: ti sento fremere di desiderio, ti sento pronto a perdere finalmente la tua verginità. Ecco, questa è la tua completa iniziazione all'amore fra maschi. E dopo di me potrai provare anche i pali di Prema e Bao se lo desideri. Eccomi a te!" gli risposi e glielo immersi tutto nello stretto canale bollente, ben lubrificato, mentre Bao succhiava con arte e con passione il bel palo fremente di Guien e questi accoglieva in bocca la verga palpitante di Prema, facendosela scivolare fino in gola con ghiotta passione. Per un po' si udirono solo mugolii e gemiti di piacere. I miei due abili schiavi si regolarono su di me, così riuscimmo a raggiungere l'orgasmo tutti e quattro assieme. Continuammo a fare l'amore e smettemmo solo quando Guien ebbe assaggiato nel suo canale d'amore e fu riempito anche dai miei due schiavi.
Quando finalmente ci rilassammo, ancora semiabbracciati tutti e quattro, Guien era raggiante. "È stato bellissimo, amici miei, sentire finalmente i vostri forti e bei membri vibrarmi dentro, pieni di vita. È tutto bellissimo. Ecco, ricomincio finalmente a vivere grazie a questa vostra miracolosa cura. Spero che possa durare ancora a lungo. Grazie Lorenzo per aver diagnosticato così bene la mia malattia e per avermi somministrato la cura adatta. Non avrei mai creduto che potesse essere così splendido fare l'amore fra maschi, o non avrei certo obbedito a mio padre per tutti questi anni. Mi aveva convinto, sapete, mi aveva spaventato e nonostante provassi il desiderio, non avevo mai osato disobbedirgli..."
"A volte anche essere troppo obbedienti può essere un male, mio caro ragazzo... Ma dimmi, Guien, ora che hai provato tutto quello che due maschi possono fare fra di loro, che cosa ti piace di più fare?"
"Tutto! Ognuno di voi è speciale per qualche cosa. Mi piace molto come Prema me lo lavora con le sue labbra e la sua lingua e come mi fa esplodere dentro la sua calda ed accogliente bocca. Mi piace come Bao mi dona il suo culetto voglioso, caldo e morbido, e come mi si agita contro ogni volta che lo prendo, facendomi sentire tutto il suo piacere per essere preso da me. Mi piace come ognuno dei vostri pali mi riempie la bocca e mi disseta con il suo liquore inebriante. Mi piace come il tuo palo rovente, Lorenzo, mi mi freme dentro le viscere, come vi rovista e preme e batte, come vi danza e come mi riempie. Non saprei davvero scegliere. E da quando voi mi avete fatto scoprire e sperimentare tutte queste delizie, ho scoperto che guardo i maschi ben fatti e desiderabili anche con maggior libidine di prima. La vita è bella, grazie a voi tre. Ho ritrovato la gioia di vivere, grazie alla vostra magica cura segreta. Davvero non so come ringraziarvi."
Continuai a fare l'amore con il figlio di Gilòn per tutto il tempo che rimasi in Annam e fui onorato e rispettato a corte per quella miracolosa guarigione. E questa fama mi procurava anche eccellenti affari. Guien ormai era diventato esperto e disinvolto nel fare l'amore, e completamente disinibito, anche se logicamente doveva sempre farlo di nascosto del padre e dell'altra gente di corte, poiché secondo la mentalità di quel luogo, come pure qui a Venezia, l'amore fra maschi era ufficialmente reputato una cosa contraria al costume ed alla legge.
Quando infine lasciai Fuè, come promesso lasciai Bao a Guien, spiegando al padre che il mio assistente era pienamente qualificato a continuare la mia cura. Aggiunsi che poteva a volte aver bisogno di un assistente e che in questo caso si sarebbe occupato lui di cercarlo. Gilòn mi fu molto riconoscente e così Bao andò a vivere nella casa di Guiendai.
L'ultimo giorno che passai a Fuè, Gilòn volle dare una grande festa d'addio in mio onore ed invitò Prema e me a palazzo. Dopo la festa, al momento della partenza, arrivarono venti servitori recando ognuno un dono di commiato. Fra i venti doni ne ho conservato uno in ricordo del giovane e bel Moi: la statuetta d'oro del dio Gina che è rappresentato come un bellissimo maschio completamente nudo, ritto in piedi, col membro morbido ma di belle dimensioni. Sotto il piedestallo Guien aveva fatto incidere nella sua lingua la frase "Al mio glorioso Gina venuto dall'Occidente per guarirmi". Ogni volta che guardo la statuetta ripenso al bel Guiendai del popolo Moi, figlio di Gilòn, tesoriere del re Iepàn dell'Annam."
Poletto annuì poi disse: "Me la farete vedere, la statuetta?"
"Certamente. È nel mio piccolo forziere assieme a tutte le cose rare e preziose che mi ricordano queste mie avventure e che a volte ti ho fatto vedere."
"E adesso, padrone, mi fate fare l'amore come facevate con il bel Moi?"
"Mancano Prema e Bao, però."
"Bastate voi. Anzi credo che sarei in imbarazzo se ci fossero altri a guardare mentre voi mi date piacere..."
"Perché, ti vergogni forse di quello che facciamo?"
"Vergognarmi? No, al contrario ne sono molto fiero! Ma io voglio essere solo vostro, e non di altri e... vorrei bastarvi io... Se non vi basto vuol dire che non sono abbastanza bravo per quel che meritate e desiderate. Però vi capirei e... e se cercaste un altro ragazzo oltre me... accetterei quel che decidete voi di fare."
"No, stai tranquillo, non sento affatto il bisogno di altri, finché ho te."
"Davvero vi basto io?"
"Ma certo, mio splendido ragazzo pieno di fuoco."
"Ma quando siete lontano, a lungo, come il mese che avete passato nella Marca di Ancona... non avete cercato chi potesse darvi piacere?"
"Non mi è neanche passato in mente. Anche se il tempo non passava mai e mi mancavi molto. No, non ho cercato nessuno in quel mese, mio caro ragazzo."
"Grazie, padrone caro. Anche io vi ho aspettato con tanto desiderio e con tanto affetto, ma non ho voluto fare nulla con nessun altro."
"Ma dimmi un po, quel Zane, non era un bel ragazzo?"
"Sì, lo era."
"E... non hai avuto l'impressione che se tu glielo avessi chiesto, avrebbe volentieri fatto l'amore con te?"
"Può darsi, ma io non gliel'ho mica chiesto, non mi interessava per niente fare l'amore con lui. Io aspettavo voi."
"Se tu e Zane aveste fatto l'amore, con lui o anche con qualche altro ragazzo, a me non sarebbe dispiaciuto, lo sai. "
"Va bene, ma ve l'ho detto, io voglio essere solo vostro. Non mi interessa nessun altro, ragazzo o uomo che sia, ve lo giuro."
"E... io, quanto ti interesso?"
"Volete che ve lo faccia vedere?"
"E perché no?"
"Allora preparatevi, non smetterò finché non me lo ordinerete voi!"