Lorenzo si girò verso Poletto: "Per oggi basta, possiamo tornare a casa. Hai osservato bene tutto? Cominci a renderti conto in che cosa consiste il lavoro della mercatura?"
"Sì, padrone, e ho paura che non imparerò mai. Bisogna conoscere bene le merci, e poi capire quel che passa per la mente della gente, saper trattare..."
"Poletto, questo è solo il tuo primo giorno... All'inizio può sembrare complicato ma come ho imparato io e come avevano imparato Prema ed Ibrahim e gli altri, che non erano né più istruiti né più intelligenti di te, imparerai sicuramente anche tu. Tanto più perché sai bene che il premio se impari è che potrò portarti con me quando viaggio..."
"Sì, padrone, ce la metterò tutta e spero di non deludervi. Ma per ora ho solo una gran confusione dentro la testa."
Lorenzo, profittando del fatto che erano soli, prese Poletto a cavalcioni sulle sue gambe, lo abbracciò e lo baciò, poi scese a carezzarlo fra le gambe e ne sentì la nascente erezione palpitare sotto i panni.
Con un sorriso disse: "Mi sa che è meglio che andiamo subito a casa, ora, se no mi viene voglia di farlo qui..."
"Non ci sarebbe un posto tranquillo, sicuro, qui al fondaco?"
"No, Poletto, almeno finché c'è gente."
"Peccato, mi dispiace di dover aspettare fino a dopo cena. Sento che anche il vostro è già sveglio e pronto..."
"Sarà meglio che scendi dalle mie gambe e che la smettiamo di toccarci così. Su, fammi dare gli ultimi ordini per la chiusura, poi andiamo. Tu frattanto fai preparare il gondolino."
Tornati a palazzo cenarono, poi Lorenzo si fermò a parlare col segretario e col personale di casa mentre Poletto, com'era ormai solito, saliva in camera del padrone per prepararla e farsi trovare pronto. Finalmente salì anche Lorenzo.
"Poletto, se non hai freddo scopriti, che ti voglio guardare mentre mi spoglio."
"Ma vengo a spogliarvi io, signor padrone."
"No, tu resta sul letto e toccati, accarezzati, fattelo venire duro."
"Non c'è bisogno che mi tocchi, guardate, è già bello ritto e duro!"
Appena Lorenzo si sciolse la braghetta e ne saltò fuori il bel membro turgido e palpitante, Poletto protese il capo fuori dal letto.
"Fottetemi in bocca con quel vostro bel palo, mentre finite di spogliarvi."
"Sì, però tu sdraiati sulla schiena e toccati e menatelo mentre io te lo infilo in bocca. Ecco, così, rovescia indietro la testa... bravo... così... tieni."
Mentre glielo spingeva in gola, Lorenzo finì di spogliarsi poi si chinò sul letto, su Poletto, fino a riuscire a prendere tutto il palo del ragazzo fra le labbra. Continuando a fottere quella bocca vogliosa, lo succhiò con arte al ragazzo, finché entrambi poterono gustare il dolce frutto del reciproco orgasmo.
Allora Lorenzo salì sul letto, abbracciò il ragazzo e lo baciò in bocca.
"Questo era solo un anticipo, Poletto mio." gli disse con un sorriso.
"Lo so, padrone. Il resto dopo la storia, vero?"
"E la storia di oggi credo proprio che ti piacerà. Allora, ascolta.
Eravamo giunti ad Alessandria d'Egitto, dove avevo fatto imbarcare Alfèo per Siracusa, dopo un'ultima notte di amore. Io alloggiavo in una locanda non lontana dal porto attendendo il ritorno del mercante che avrebbe dovuto cambiarmi la lettera di credito, così che potessi finalmente tornarmene a Venezia.
Per passare il tempo, spesso oziavo in uno dei locali del porto dove, tra un tè alla menta e l'altro, chiacchieravo con uno dei numerosi marinai di passaggio, turchi, greci, genovesi o veneziani, spagnoli o portoghesi e dalmati, francesi o algerini le cui navi si fermavano in quel porto.
Come puoi ben immaginare, questa era anche un'occasione per poter conoscere tipi interessanti e poter così avere l'opportunità di portarmene di tanto in tanto uno a letto. I marinai infatti sono spesso assai disponibili e in quella variegata popolazione c'era di che divertirsi. Si può dire che erano rare le notti in cui dovevo dormire da solo.
Proprio una notte in cui avevo dovuto rassegnarmi di tornare alla locanda senza un compagno, m'ero da poco messo a letto e stavo già addormentandomi, quando una particolare sensazione mi svegliò nuovamente: qualcuno stava succhiando, con notevole perizia, il mio arnese che già era ritto per il piacere.
Inizialmente restai immobile ed in silenzio a gustarmi quella imprevista ma assai gradevole visita. La stanza era nel buio più completo sì che non riuscivo assolutamente a distinguere l'aspetto del mio sconosciuto amatore.
Allungai una mano per carezzarne il corpo: dapprima sentii una massa di capelli morbidi ed appena ondulati, non molto lunghi. Continuando la mia carezza-esplorazione con entrambe le mani, sentii un volto fine e regolare, dal naso dritto e proporzionato, un collo con un pomo d'adamo appena sporgente, spalle larghe, braccia muscolose ed una pelle liscia liscia come pelle di una pesca matura. Il petto non aveva quasi peli ed era sodo, il ventre piatto e incavato.
L'immagine mentale che mi stavo creando era quella di qualcuno giovane, probabilmente di bell'aspetto, comunque ben fatto. Allora chiesi in un sussurro all'invisibile e piacevole intruso: "Chi sei?"
L'altro non rispose ma continuò a succhiarmelo con immutata dedizione e bravura.
Di nuovo chiesi: "Chi sei? Mi piace come me lo succhi... Dimmi, chi sei?"
Nulla, quasi non mi avesse sentito. Ero incuriosito ma anche compiaciuto, così non insistetti e lo lasciai continuare nella sua piacevole opera. Quando ebbi raggiunto l'acme del piacere esplosi nell'orgasmo e gli donai tutto il mio seme che lui bevve in rapide sorsate.
Allora, soddisfatto, gli dissi: "Vieni sul letto, adesso voglio far godere anche te."
Ma lo sentii allontanarsi, poi sentii come un fruscio e poi più nulla. Allora, preso l'acciarino che avevo accanto al letto, detti più colpi finché riuscii a farne sprizzare una scintilla con cui accesi il lume. La stanza era vuota.
Mi alzai, controllai la porta, la finestra, ma entrambe erano ancora chiuse da dentro come le avevo lasciate prima di andare a letto. Nella stanza non vi erano possibili nascondigli. Dove mai poteva essere scomparso l'imprevisto ma gradito ospite? Rimandai all'indomani mattina ulteriori indagini, tornai a letto e mi addormentai, pieno di curiosità ma anche pienamente soddisfatto.
Ma la mattina, riesaminai tutto con cura e non riuscii a trovare nulla di nulla. Mi prese un sospetto e guardai fra le mie cose ma non mancava niente. Dalla finestra non poteva essere passato perché era difesa da una solida inferriata a maglie strette. La porta, quand'anche avesse avuto modo di aprirla dall'esterno in qualche modo, cigolava nell'aprirsi e nel chiudersi e la sera precedente non aveva fatto alcun rumore. O forse non avevo fatto caso al cigolio? L'avevo forse coperto con i miei rumori mentre battevo l'acciarino e mi alzavo dal letto?
Comunque fosse, per quanto strana, era stata un'esperienza assai piacevole.
La notte dopo mi portai in camera un gradevole marinaio algerino, giovane ed assai disponibile, con cui mi divertii e che presi a lungo così non pensai più alla misteriosa visita della notte precedente.
La notte seguente però ero di nuovo solo e a metà notte fui di nuovo svegliato dal misterioso e sconosciuto amante. Quando lo toccai al buio, fui sicuro che fosse lo stesso di due notti prima. Questa volta le mie mani raggiunsero anche il suo membro, che aveva già pienamente eretto. Era di buone dimensioni, liscio e ritto, circonciso e duro come roccia. Essendo circonciso doveva essere un arabo o un ebreo, pensai. Lo feci venire più vicino a me e cominciai a succhiarlo a mia volta. Lo sconosciuto mi lasciò fare. Lui stava ritto a fianco al mio letto e s'era chinato su di me per raggiungere con la sua bocca il mio arnese, ed io avevo dovuto sollevarmi appena su un fianco e sporgermi un poco dal letto per raggiungere il suo palo. I peli che lo circondavano erano folti e ricci, morbidi. Il suo sedere era piccolo e sodo.
Venni prima io ma continuai a succhiarlo impedendogli di staccarsi da me. Quando, dopo poco, anche lui venne, mi decisi a tentare di parlargli di nuovo.
"Voglio conoscerti, mi piace come fai l'amore. Dimmi chi sei, fatti riconoscere."
Mentre gli dicevo queste parole lo tenevo semiabbracciato e gli carezzavo le natiche nude. Lui non parlò. Sembrò abbracciarmi e chinarsi su di me per farmi spostare sul letto, per fargli posto. Pensando che volesse sdraiarsi accanto a me, lo lasciai per puntare sul letto le braccia e spostarmi facendogli spazio. Ma sentii il consueto fruscio e poi più nulla.
Di nuovo, acceso il lume, lo cercai ma non vi era più alcuna traccia di lui. Pensai che comunque doveva essere uscito dalla mia stanza completamente nudo, perché ero certo che non avesse assolutamente nulla indosso e non aveva avuto certo il tempo di rivestirsi. Chi mai, se pure a notte fonda, poteva andare in giro completamente nudo? Forse uno degli altri clienti della locanda, o uno del personale che lavorava lì. E come mai la porta non cigolava quando la usava lui?
Forse, pensai, vi era un altro passaggio di cui io non ero a conoscenza, una specie di passaggio segreto. L'indomani mattina controllai bene tutte le pareti, il pavimento, il soffitto ma non trovai nessuna traccia di possibili passaggi nascosti.
Sceso da basso guardai e studiai tutti gli uomini che alloggiavano o lavoravano in quella locanda, ma nessuno sembrava poter corrispondere a quello che le mie mani avevano toccato. Essendo un circonciso, comunque, come avevo già pensato, doveva essere per forza un abitante della zona araba del Mediterraneo, anche se non necessariamente un arabo o un ebreo lui stesso. Ma questa considerazione non mi dava alcun elemento utile per scoprire chi fosse il misterioso amatore. Nessuno inoltre pareva avere nei miei confronti un atteggiamento che potesse farmi sospettare che fosse lo sconosciuto visitatore notturno.
Ero sempre più incuriosito e deciso a scoprirne l'identità. Feci diversi piani, pensai a diverse soluzioni. Infine la più semplice mi parve quella di andare a dormire lasciando la lampada accesa e nello stesso tempo di sbarrare bene la porta dall'interno, legandone con uno spago il catenaccio in modo che nessuno potesse aprirla dall'esterno.
Per un po' non riuscii ad addormentarmi. Ma poi, piombato finalmente nel sonno, mi sentii risvegliare nel solito modo. La lampada era stata spenta. Con le mani sentii che era sempre lo stesso misterioso visitatore. Questa volta, invece di godermi quel che mi faceva e di renderglielo, deciso a scoprirne l'identità, lo afferrai per i polsi.
"Non ti lascerò andare finché non saprò chi sei." gli dissi. "Rispondimi, come fai ad entrare qui, e chi sei?"
L'altro non si divincolava ma neanche mi rispondeva. Io insistetti, cercai di lusingarlo. Pensando che forse non capiva l'arabo, mi rivolsi a lui nelle varie lingue che conoscevo ma l'altro continuava a tacere. Allora di nuovo presi l'acciarino cercando di far fuoco ma così dovetti lasciarlo e quando finalmente riuscii a far luce, lo sconosciuto era scomparso.
La porta era intatta, bloccata con lo spago. Sicuramente non era passato di lì. A quel punto ero deciso più che mai a trovare la chiave di quel mistero. Giunta la mattina parlai con il proprietario della locanda lamentandomi che qualcuno durante la notte era entrato nella mia stanza. L'uomo sembrò sorpreso, specialmente quando gli dissi che io avevo bloccato la porta e che perciò non poteva essere entrato di lì. Venne con me a controllare le inferriate della finestra, ma erano davvero solide e fra le sbarre sarebbe passato un gatto ma non certo un uomo, neppure un bambino, ed il mio visitatore era indubbiamente un adulto.
Alla fine il locandiere concluse che dovevo aver sognato il tutto. Ma io ero certo che la cosa si fosse ripetuta per tre notti e che fosse reale, non frutto di un sogno o di una fantasia.
La quarta notte non portai nessuno nella mia stanza. Chiusi la porta e per maggiore sicurezza la bloccai anche col mio pesante baule. Quindi, oltre a lasciare accese tre lanterne, andando a letto sparsi a terra della farina: se la notte fosse tornato lo sconosciuto, avevo deciso, ci avrei fatto l'amore senza parlare, senza tentare di bloccarlo. Ma l'indomani mattina avrei visto le sue orme e capito di dove entrava.
Mi addormentai tranquillo. A notte fui di nuovo svegliato dalla solita bocca esperta e sensuale sul mio palo ritto. Le tre lanterne erano spente. Riuscii a farlo salire sul letto e me lo godetti, e, senza parlare, mi offrii a lui che capì e mi penetrò con lunghi colpi calibrati ad arte, godendomi e facendomi godere moltissimo.
Dopo essermi venuto dentro, mi carezzò per un poco, si sfilò e scese dal letto. Un lieve fruscio, poi il silenzio. Sorridendo, mi riaddormentai, tranquillo e soddisfatto. Quando la mattina mi svegliai immediatamente guardai il pavimento: c'erano le orme di piedi nudi. Le seguii con lo sguardo e restai a bocca aperta, incredulo, incapace di credere ai miei occhi. Ce ne erano parecchie, confuse, accanto al mio letto ma non conducevano né provenivano da alcun punto della stanza! Non era stato certo un sogno, né uno spirito, quello che mi aveva penetrato (ancora ne sentivo i segni e le tracce fra le mie natiche) o che aveva lasciato le sue orme sulla farina del pavimento.
Perplesso riflettei a lungo su quel rompicapo. L'unica soluzione poteva essere che si fosse calato da una botola del soffitto, anche se pareva che non ce ne fossero. Studiai a lungo il soffitto. Se avessi avuto una scala avrei potuto osservarlo meglio, più da vicino. Ma non mi andava di parlarne di nuovo col locandiere.
Durante la giornata, mentre camminavo per il bazar, vidi in vendita le ampie, sottili reti che si mettono attorno al letto come zanzariere. Ebbi un'idea. Ne comprai quattro abbastanza grandi, dello spago ed un grosso ago, poi alcuni chiodi. Tornato nella mia stanza, cucii assieme i quattro teli in modo di farne uno unico che fissai alle pareti, in orizzontale, abbastanza in alto per potervi camminare sotto. Se fosse sceso dal soffitto si sarebbe impigliato nella rete.
Soddisfatto, a sera andai di nuovo a letto senza portare con me nessuno. Non lasciai neppure le lampade accese così che il mio misterioso visitatore non potesse notare la rete. Mi addormentai quasi subito.
Fui risvegliato nella solita maniera. Questa volta, dopo che l'ebbi carezzato un po', quando sentì che il mio palo nella sua bocca era ben ritto e duro, salì sul letto e si calò su di me auto-impalandosi fino in fondo. Allora cominciò a titillarmi per tutto il corpo con le sue mani forti e delicate ad un tempo, e prese a sollevarsi e a scendere giù, dapprima con studiata lentezza poi man mano più veloce fino a raggiungere un ritmo sfrenato come in una cavalcata selvaggia. Poi rallentava di nuovo e si dimenava sul mio palo roteando il bacino come in una danza del ventre...
Il modo in cui il mio misterioso amante conduceva il rapporto sessuale con me era assai erotico ed incredibilmente piacevole. Forse anche il mistero di quelle visite aumentava in qualche modo il mio piacere. Ma anche a lui doveva piacere parecchio, vista la sua assiduità ed il leggero suo ansimare in preda al piacere durante il rapporto, finché raggiunse l'orgasmo.
Quella notte cavalcò a lungo sul mio palo ed il suo, altrettanto duro e ritto del mio, ad ogni affondo che dava batteva sul mio ventre di piatto, finché lo presi in mano e lo carezzai. Quando mi scaricai in lui gemendo in preda ad un intenso piacere, lui mi asperse il ventre ed il petto con i potenti getti del proprio seme.
Allora, afferratolo stretto, lo tirai a me, lo baciai tenendolo con forza contro di me e gli sussurrai: "Non andar via, resta con me. Mi piaci, ti voglio conoscere. Voglio fare l'amore con te alla luce del giorno."
Lui non parlò, si divincolò. Ingaggiai una breve lotta e durante la lotta mi resi conto che entrambi ci stavamo eccitando di nuovo. Presto la nostra lotta si trasformò in un nuovo amplesso pieno di foga, in cui finalmente lui mi fu sopra e mi prese e mi cavalcò con altrettanta selvaggia energia con cui prima si era impalato su di me.
Ma alla fine di questo secondo orgasmo, approfittando di un attimo in cui io mi stavo rilassando, lui riuscì a sfuggirmi e mi resi conto che ero rimasto nuovamente da solo. Mi abbandonai sul letto, deluso e contrariato. Quando il mattino mi svegliai di nuovo, il mio petto ancora recava le chiare tracce del suo seme. Mi ripulii e lo odorai: aveva il classico, buonissimo, amato odore di maschio, sano e naturale.
La rete era perfettamente al suo posto, senza tagli né strappi né scuciture. Ero sempre più perplesso. Decisi allora di passare la notte seguente ben sveglio, all'erta, per sentire da dove sarebbe provenuto il fruscio che probabilmente, come accompagnava la sua scomparsa, avrebbe accompagnato anche la sua venuta. Inoltre tenni le lampade accese, ognuna in un angolo della stanza, e sparsi di nuovo la farina sul pavimento mentre mi ritiravo verso il mio letto.
Vidi spuntare l'alba, ma lo sconosciuto amante non era venuto. Avevo inutilmente passato la notte in bianco. Mi alzai ed uscii dalla locanda, teso e nervoso. Da un lato volevo che tornasse a fare l'amore con me ma dall'altro volevo scoprire chi fosse, volevo vederlo alla luce del giorno, volevo scoprire anche come facesse ad entrare nella mia stanza...
Quando la sera mi ritirai nell mia camera, sempre solo, trovai sul mio letto un foglietto di carta. In bella calligrafia, in veneziano, erano vergate queste parole: "Se mi vuoi ancora con te, non tentare più di sapere chi sono, non tentare di trattenermi. Accoglimi nel tuo letto, mio bel Lorenzo, e facciamo semplicemente l'amore. Tu mi piaci molto, dovresti averlo capito. Ti basti questo."
Ero incerto. Dovevo accettare questa strana offerta o perseguire ugualmente il mio scopo? Ci pensai a lungo. Poi decisi che preferivo non perderlo che conoscerlo. Così, già quella notte, mi misi a dormire, agitato ma deciso a godermelo, se fosse tornato. Niente lanterne accese, niente farina sul pavimento...
Tornò.
Lo sentii svegliarmi con una serie di passionali leccate sul mio arnese che già aveva alzato fieramente il capo, e al tatto riconobbi subito la sua testa, il suo corpo, il suo membro. Salì sul mio letto in silenzio e ci abbracciammo. Quella volta fu più bella che non le precedenti. Facemmo l'amore a lungo, unendoci in tutti i modi ed il mio amante misterioso e sconosciuto mi donò una notte indimenticabile.
Forse era anche tutto quel mistero che mi faceva sembrare più piacevole l'unione con quel dolce maschio appassionato, ma comunque lo godetti immensamente. Dopo aver fatto l'amore mi carezzò a lungo per tutto il corpo, in modo molto dolce, finché scivolai nel sonno.
Al mattino non c'era più. Ma tornò, notte dopo notte, ed ogni volta fu bellissimo. Notai che arrivava sempre solo quando io dormivo. Come poteva, visto che la stanza era nel buio più nero, sapere quando dormivo e quando fingevo di dormire?
Non sono mai riuscito a capirlo. Mi svegliava sempre allo stesso modo, leccandomi e succhiandomi l'asta. Ma poi ogni volta facevamo l'amore in modo diverso, comunque sempre assai piacevole, e dimostrava di avere una libidine ed una fantasia inesauribili.
Faceva l'amore con forza, con foga, sia quando assumeva il ruolo passivo che quello attivo, ma poi sempre, dopo l'orgasmo, diventava di una tenerezza e di una dolcezza inenarrabili. Poi scompariva. Ormai non cercavo più nessun marinaio né nessun altro da portarmi a letto. Mi bastava il mio sconosciuto e misterioso amante notturno. Due o tre volte gli lasciai dei messaggi scritti. Scomparivano, quindi li leggeva, ma non rispose mai.
Quando giunse l'ultima notte, infatti l'indomani mi dovevo imbarcare su una nave pisana che faceva scalo a Napoli e poi alle foci dell'Arno, e lui mi risvegliò, gli dissi: "Questa è l'ultima nostra notte."
Lui mi pose un dito sulle labbra in un muto cenno di silenzio, poi mi baciò in bocca. Quella sera, contrariamente al solito, mi carezzò e mi baciò a lungo prima che ci unissimo, e mi portò diverse volte fino all'orlo dell'esplosione dei sensi, fino al limite del punto senza ritorno, per poi rallentare e prolungare così il piacere.
Mi fece giungere al punto di invocarlo di porre fine a quella sublime tortura e nello stesso tempo di desiderare che non mi ascoltasse. Lui di nuovo mi fece cenno di tacere.
Ci unimmo di nuovo in tutti i possibili modi, ma fra un'unione e l'altra riaccendeva il mio desiderio con le sue sapienti carezze e con i suoi lussuriosi baci. Tutta la mia pelle era in fiamme, tutto il mio corpo era preda della passione e mi faceva vibrare come un'arpa melodiosa, come un tamburo di guerra, come i sistri dei mitici satiri e fauni del dio Pane.
Il suo corpo vibrava col mio in una sinfonia, in un concerto di meravigliose sensazioni. Il suo membro era come la spada, lo scettro, l'albero maestro di una nave, un dolce flauto pastorale, la mazza del tamburo maggiore, l'albero della vita, la lancia di un cavaliere, tutto questo e mille altre cose ad un tempo. Cavalcammo le onde della passione, i venti del piacere, ci ubriacammo reciprocamente alla coppa degli dei.
Quando alla fine mi lasciò, esausto, appagato, felice, avevamo avuto ciascuno innumerevoli, splendidi orgasmi.
Mancava poco all'aurora. La attesi, solo sul mio letto che ancora conservava il suo maschio profumo e l'impronta del suo corpo. Quando la prima luce penetrò nella mia stanza vidi che sul mio baule c'era qualcosa. Scesi dal letto ed andai a vedere. Era una busta di tela come quelle in cui i marinai mettono i loro documenti, poggiata su un foglio.
Aprii la busta: conteneva un foglio arrotolato ed una statuetta scolpita nell'onice, rappresentante un genio alato rappresentato con il corpo nudo di un maschio a metà fra l'efebo e l'uomo maturo. Con un bellissimo membro dritto e aderente al ventre in una vistosa erezione. Era un'opera molto bella e certamente preziosa, di squisita fattura, per nulla sconcia ma anzi molto, molto sensuale.
Non c'era ancora abbastanza luce per decifrare la scrittura del testo sul foglio. Accesi allora la lampada e finalmente potei leggere, sempre vergato nella bella calligrafia e nella mia lingua, "Addio mio dolce ed eccitante straniero. Conserva questa antica statuetta in ricordo delle nostre bellissime notti di virile passione. Il tuo Genio dell'Amore."
Conservo gelosamente, assieme agli altri miei ricordi, i suoi unici due messaggi scritti e la statuetta, così almeno, col passare degli anni, non potrò mai dubitare della realtà e della concretezza di questo bellissimo sogno."
"Che storia fantastica, signor padrone! Non avete mai scoperto chi era e come faceva ad entrare?"
"No, mai. È sempre rimasto un mistero. Vedi, nella vita ci sono, a volte, misteri. Bisogna saperli accettare come tali, penso. Ma ora, Poletto, smettiamo di parlare. Vedo che il tuo bel palo è già in tiro da un bel po'. Lasciatelo succhiare..."
"Anche il vostro, padrone, non scherza. Io non sono il vostro Genio dell'Amore, ma mi piacerebbe fare con voi l'amore come lo facevate voi."
"E che aspetti, allora? Spegni i lumi; con lui facevamo sempre l'amore al buio."
Poletto scese agilmente dal grande letto ed andò a soffiare su tutte le fiammelle. Lorenzo si stese sul letto, in attesa. Sentì un fruscio, poi due labbra calde e morbide si posarono sul suo membro e sognò che lo sconosciuto e misterioso amante fosse tornato.
Ma le sue mani riconobbero senza ombra di dubbio il fresco corpo dell'appassionato Poletto, i suoi capelli fini come pregiato bisso di mare, la sua pelle di velluto come quella delle pesche mature, il suo membro perfetto e non gli dispiacque. Quel ragazzo gli piaceva davvero moltissimo ed era felice di poterlo avere tutto per sé.
Ricordò come il ragazzo, durante la sua ultima assenza, avesse resistito alle abili seduzioni di Zane e degli altri quattro ragazzi e provò tenerezza per quel suo giovane e fedele amante.
Altri erano stati più esperti di Poletto e forse anche più belli, altri avevano avuto almeno altrettanta dedizione, altri l'avevano colmato di attenzioni e di affetto, ma sentiva che nel ragazzo, oltre a tutto ciò, c'era qualcosa in più. Qualcosa che Lorenzo non sapeva ancora definire ma che lo stava conquistando.
Tirò a sé il ragazzo, lo fece sedere fra le sue gambe e gli si offrì. Poletto lo prese con un misto di dolcezza e di forza e mentre lo penetrava, scese col capo a suggergli i capezzoli mentre le sue mani lo carezzavano provocandogli scintille di godimento. Poletto scese con le mani fra i due ventri sodi e caldi e s'impadronì della soda verga del padrone, carezzandola e massaggiandola con manovre esperte.
"Voglio che sia bene in forma, questo vostro bel palo, padrone mio, perché dopo dovete farmelo sentire tutto dentro, forte e duro..."
"Sì, ma ora lasciami godere il tuo bel palo. Mi piace come me lo sai muovere dentro."
"Peccato che, come si può succhiarcelo nello stesso momento, non ci si possa anche penetrare contemporaneamente. Sarebbe bellissimo, non credete?"
"Forse. Ma è già bellissimo così, Poletto mio. Cerca di non venire troppo in fretta, voglio godermi questa tua splendida lancia da torneo il più a lungo possibile. Dimmi, ti piace il mio culo, Poletto?"
"Da impazzire. E a voi il mio?"
"Lo sai, l'adoro. Come adoro ogni cosa di te. Se quel giorno non t'avessi scoperto mentre lo succhiavi al signor Florindo, e se lui non t'avesse prima iniziato all'amore fra maschi, forse ora non t'avrei qui... Pensa che peccato."
"È il destino che ci ha uniti, padrone mio."
"Sì. Tua madre t'ha partorito e cresciuto apposta per me. Ed io t'ho atteso per anni. Mi sembra di conoscerti da sempre, lo sai, mio bel ragazzo?"
"Ed io son vostro da sempre... e per sempre."