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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
DICIANNOVESIMA NOTTE
IL LADRO PUNITO

Mentre si stavano preparando per lasciare il fondaco, Poletto chiese a Lorenzo: "Fra tutto il personale che lavora qui e quello a palazzo, padrone, chissà con quanti avrete fatto all'amore, vero, padrone?"

"No, Poletto, a parte te, mai con nessuno."

"Ma come mai? L'aiutante del cuoco, il Toni, per esempio, è un bel ragazzo, ed anche il gondoliere è un bel giovane. E qui, il signor Santolo è un uomo piacente e ben fatto e il Bortolo ha un bel corpo e, almeno da come mi guarda, giurerei che gli piace farlo con i maschi..."

"Vedo che abbiamo gli stessi gusti, io e te. Ma prima di tutto non è che io cerchi di andare a letto con ogni maschio che vedo e che mi piace. E poi, il signor Santolo parla sempre e solo di donne, di Bortolo non mi fido, se facessi qualcosa lui è il tipo che andrebbe poi in giro a vantarsene. Il gondoliere è bello, ma troppo poco intelligente... e l'aiuto del cuoco mi pare un tipo troppo grossolano. Perciò, vedi, non mi sono mai sentito di provare ad avere un'avventura con nessuno di loro."

Tornati a palazzo, dopo cena si ritrovarono in camera.

Lorenzo, mentre carezzava il corpo di Poletto, gli chiese: "A te piacerebbe fare l'amore con uno dei quattro di cui si parlava oggi pomeriggio al fondaco?"

"No, padrone, ho voi e non m'interessa nessuno, ve l'ho già detto tante volte."

"Sì, sì, lo so, ma se tu non avessi me?"

"Beh... allora forse col Bortolo e col gondoliere. Il Bortolo, sapete, l'ho spiato mentre pisciava... Ha una stanga che vale la pena di guardare, credetemi. E viene proprio voglia di prendergliela in mano..."

"Ah, malandrino! E tu vai a spiare la gente quando va a fare i suoi bisogni?"

"Ma no, signor padrone. Io stavo solo controllando i sigilli sulle balle da spedire, come m'avevate detto voi, quando arriva il Bortolo zufolando, si guarda intorno per vedere che non ci sia nessuno e non so come mai non si accorge di me, forse perché lui era al sole e io all'ombra, o forse perché io ero chinato a controllare i sigilli, chi sa... Allora lui si apre la braghetta, se lo tira fuori e comincia a pisciare nel canale. E così io ne ho approfittato per guardarglielo, no?"

"E se ti scopriva?"

"Non credo che gli sarebbe dispiaciuto, signor padrone. Anzi, adesso che ci penso, magari ha fatto finta di non avermi visto, proprio per farmelo guardare."

"Se lo menava?"

"No, quello no... ma l'aveva bello dritto."

"Me l'hai fatto venir dritto pure a me, con questi tuoi discorsi. Guardalo! Non ti viene voglia di palparmelo un po', di prenderti un po' cura di lui?"

"Eccome, padrone caro! Ma frattanto, perché non andate avanti a raccontarmi la vostra storia?"

"Allora. M'ero imbarcato sulla nave dei pisani, che mi stava conducendo da Alessandria verso Firenze dove avrei potuto cambiare la mia lettera di credito. Avevamo davanti parecchi giorni di navigazione. A bordo, oltre a me, c'erano parecchi passeggeri. Tra questi, salito al porto di Siracusa, avevo notato uno strano giovane che diceva di chiamarsi Domenico Adeodato, e che avrà avuto ventuno o ventidue anni."

"Voi che età avevate a questo punto, padrone?"

"Hai perso il conto? Avevo ventinove anni. Dico che quel ragazzo era strano perché, pur essendo vestito come un borghese e pur avendo tratti fini, l'avevo sorpreso a far l'occhiolino ad un paio di marinai.

In un primo momento pensai che cercasse di agganciarli per avere con essi un'avventura erotica, ma poi lo vidi appartato con una fantesca di un altro viaggiatore, che stavano evidentemente amoreggiando. Infatti lui le stava carezzando con vera libidine le prosperose mammelle, con evidente piacere da parte della donna.

A Siracusa s'era anche imbarcata una nobile famiglia di pisani, di cui non ti dico il nome perché è assai famosa anche qui da noi. Oltre a padre e madre, c'era il figlio maggiore che chiamerò Carlo, di vent'anni, la figlia di diciotto ed il cadetto Feliciano di diciassette.

Carlo aveva subito attratto la mia attenzione per il suo aspetto sensuale, accentuato dagli abiti e sottolineato dal suo sorriso. Non era veramente bello, ma aveva un volto attraente e se non mi sbagliavo guardava, cercando di non darlo a vedere, i bei marinai, un po' troppo spesso per essere interessato alle femmine.

Anche Feliciano non era niente male, era più grazioso del fratello, benché il suo corpo ancora in sviluppo fosse un po' troppo asciutto ed esile, almeno per i miei gusti.

Sentendomi subito attratto da Carlo, cercai di fare in modo di conoscerlo, di attaccare bottone con lui. Non fu difficile, a bordo. E a poco a poco mi convinsi di averci visto giusto: a quel ragazzo, come a me, le femmine proprio non interessavano. Così, già durante il secondo giorno di navigazione da Siracusa, decisi di abbordarlo senza mezzi termini.

La sera lo trovai sul ponte, affacciato a guardare i flutti illuminati dalla luce morente del sole. Approfittando del fatto che in quel momento non vi era nessuno sul ponte accanto a noi, mi affiancai a lui.

Con fare scherzoso gli chiesi: "Che fai, stai aspettando per vedere se affiora una bella sirena?"

Lui mi guardò, mi riconobbe e, sorridendo, rispose: "No, ero immerso in riflessioni. Non mi interessano le sirene, ammesso che esistano."

"Allora tu sei come me, preferisci i marinai. Quelli almeno esistono, e spesso sono anche disponibili."

Notai che arrossiva, dopo avermi lanciato uno sguardo sorpreso, distolse gli occhi e chiese: "Perché mi dici queste cose?"

"Ho notato come li guardi. Chi come me apprezza la bellezza maschile nota subito un intenditore. E poi, il fatto che tu ora sia arrossito mi fa capire che ho colto nel segno. Ma non c'è nulla da arrossire, almeno non con me."

"Vuoi dire che anche tu ami... unirti con i maschi?"

"Certo. Per questo tu mi interessi tanto ed ho fatto in modo di conoscerti subito. Il viaggio non sarà breve ma neppure abbastanza lungo. Potrebbe essere piacevole avere un amico a bordo con cui appartarsi di tanto in tanto."

"Sì, concordo con te. Ma se pensi che possa essere io quell'amico, temo che tu ti illuda."

"E perché mai? Non ti piacerebbe venire ogni tanto nella mia cabina? Saprei farti provare bellissime emozioni, credimi."

"Ti credo. Il fatto è che non posso."

Dopo molte insistenze e con molte reticenze, infine mi svelò il perché. Pur piacendogli i maschi e pur piacendogli molto anche io, era costretto a rifiutare la mia offerta perché egli era l'amante di suo fratello. Essendo anche questi a bordo ed essendo molto possessivo, lui non poteva accompagnarsi ad altri.

Gli chiesi chi di loro due avesse coinvolto l'altro in quella relazione e mi rispose che era stato il fratello minore. Circa un anno prima lo aveva scoperto a far l'amore con un servo ed allora gli aveva svelato la sua segreta passione per i maschi. Da allora, a parte qualche rara scappatella, avevan sempre e solo fatto l'amore fra loro.

L'idea di due fratelli-amanti mi eccitava. Allora, visto che era inutile insistere con lui, pensai che forse valesse la pena di provarci col fratello minore per aver poi nel mio letto anche il fratello maggiore... e magari tutti e due assieme.

Così il giorno seguente feci in modo di trovarmi da solo con il più giovane ed abbordai anche lui, ma con un piccolo trucco. Gli feci credere di saper leggere le carte e, come capita spesso in questi casi, il ragazzo mi chiese di leggergliele. Estratti gli arcani dei tarocchi marsigliesi dal mio tascapane, dopo aver messo in scena un po' di rituale, cominciai.

Gli dissi che leggevo che aveva una relazione carnale, poi aggiunsi che l'aveva da un anno. Mentre parlavo ne spiavo le reazioni: sembrava colpito. Aggiunsi anche che i genitori ne erano all'oscuro altrimenti si sarebbero opposti con tutte le loro forze a quella relazione. Ora il ragazzo era leggermente scosso. Allora continuai nella mia finzione dicendogli che avrei cercato di individuare chi fosse la persona in questione. Lui reagì dicendomi che dopo tutto lui non ci credeva, alle carte, e che comunque ora doveva tornare in cabina dai genitori. Alzatosi se ne andò in fretta.

Il giorno seguente, passandogli accanto, gli sussurrai: "So chi è. Non lo dirò a nessuno, stai tranquillo." e lo lasciai.

Dopo poco fu lui che venne a cercarmi: "Possiamo andare nella tua cabina per parlare tranquilli?" mi chiese.

Logicamente accettai subito e andammo. Appena soli, mi chiese in tono nervoso: "Davvero sai chi è?"

"Certo, le carte parlano chiaro a chi le sa leggere. Guarda, tu sei la prima carta che io estrarrò dal mazzo, ed il tuo amante sarà la seconda carta che sceglierai tu. Dunque, la prima carta è il fante di coppe. Ora ne scegli una tu dal mazzo."

Con un trucco che avevo imparato dai persiani, feci in modo che scegliesse ed estraesse la carta che volevo io: il cavallo di coppe.

Allora gli dissi: "Vedi, esattamente lo stesso risultato che era venuto ieri sera a me. Se tu sei il fante di coppe, chi ti è lievemente superiore, ma inferiore al re e alla regina di coppe che rappresentano tuo padre e tua madre? Il cavallo, cioè tuo fratello Carlo. È lui il tuo amante segreto."

Feliciano era confuso. Io continuai a fargli tirar fuori altre carte e continuai nella mia interpretazione.

"Tu l'hai costretto a diventare il tuo amante perché hai scoperto qualcosa di compromettente sul suo conto..."

"No, non l'ho costretto, lui ha accettato subito."

"Può darsi, non so. Ma io qui leggo costrizione. Forse allora ho sbagliato ad interpretare, la costrizione è venuta dopo. Forse significa che tu sei geloso di lui e non vuoi che vada con altri maschi."

"Questo è vero, non mi va che lo faccia con i servi."

"Ah, lui andava con i servi? Questo non l'ho letto nelle carte..." dissi fingendo stupore.

"Sì, l'ho sopreso che si stava unendo con un nostro famiglio... Prima non sapevo che anche a lui piacessero i maschi... e io da tempo nutrivo una speciale attrazione verso mio fratello..."

"Così ne hai subito approfittato per legarlo a te. Ma tu, prima, eri già andato a letto con un maschio?"

"Poche volte... solo con un mio cugino..."

Tirai ad indovinare, fingendo di consultare le carte: "Di poco più grande di te... ed è stato lui a cominciare."

"Sì, ha due anni più di me."

"Ma tu, a tuo cugino, non hai mai detto che anche Carlo..."

"Certo che no."

"Tu però ci sei ancora andato, con tuo cugino, no?"

"Solo un paio di volte..."

Tentai la mia ultima carta per impressionarlo, sperando che mi andasse ancora bene e dissi: "Sì, le carte mi dicono anche quando è successo. Quand'è venuto a trovarvi a Pisa e poi di nuovo prima di lasciarlo a Palermo."

Quest'ultima idea m'era venuta perché sapevo che tornavano da Palermo dove avevano visitato alcuni parenti. La madre infatti proveniva da una nobile famiglia siciliana. Feci centro: Feliciano mi guardava con occhi sgranati. Io, approfittando della sua momentanea confusione allungai una mano e gliela posai con fare amichevole su una coscia.

"Ti capisco, ragazzo mio. Anche se, sinceramente, penso che tu sia un po' troppo egoista. Tu quando capita ti diverti, ma non vuoi che lo faccia anche tuo fratello. A parte i servi, ci sono altre persone degne. E se tu lo tieni troppo stretto, prima o poi lo perderai, stai attento."

Ora la mia mano era risalita lungo la sua coscia e quasi sfiorava l'evidente bozzo fra le sue gambe."

"Adesso capisco!" esclamò improvvisamente Poletto.

Lorenzo, stupito per quell'inattesa interruzione, gli chiese: "Capisci, cosa?"

"Il trucco dei tarocchi! Zane aveva organizzato tutto!"

"Di che parli, Poletto?" chiese Lorenzo, che già sapeva tutto da Zane.

"Oh, niente, signor padrone, solo uno scherzo che Zane mi aveva fatto, ma io per fortuna non c'ero cascato. Andate avanti nella storia, per favore..."

"D'accordo. Continuando a parlare con Feliciano proseguii nella mia manovra e quando finalmente raggiunsi il mio obiettivo fra le sue gambe, Feliciano ebbe solo un lieve sussulto, ma non si sottrasse alla mia mano né reagì. Lo carezzai allora, lo palpai, finché sentii crescere la risposta sotto la sua calzamaglia.

Allora finalmente dissi: "Rilassati, Feliciano. È dal primo momento che t'ho visto che desidero fare l'amore con te. Slacciati il giustacuore, almeno posso carezzare liberamente questo tuo bel corpo..."

Fece come gli avevo chiesto, quasi con fretta, e dopo poco eravamo allacciati, stesi sul mio pagliericcio, impegnati a toglierci di dosso l'un l'altro gli abiti in una specie di frenesia di godimento.

Il ragazzo era abbastanza inesperto, ma cooperava con un certo entusiasmo. Quando l'ebbi denudato, vidi che aveva un membro già da adulto che subito attirò la mia attenzione. Dovevo dargli un tale piacere da fargli desiderare di rifare l'amore con me.

Mi dedicai a lui con tutte le mie arti ed a poco a poco sentii che stavo riuscendo nel mio intento. Io ero eccitato solo a metà, ma non mi importava. Feliciano invece aveva perso ogni controllo ed inseguiva accanitamente il proprio piacere che io gli dispensavo e rafforzavo dedicandomi completamente a lui. Quando lo sentii pronto, gli diedi il colpo di grazia facendogli raggiungere un orgasmo talmente intenso che si contorceva tutto fra le mie mani. Poi lo carezzai per portare il suo corpo a rilassarsi.

Quando infine ci rivestimmo, lui mi prese una mano e mi disse in tono implorante: "Vero che ci ritroveremo ancora nella tua cabina come ora, per fare l'amore?"

"Sì, certo. Ma io non ho mai visto due fratelli fare l'amore, mi piacerebbe avervi qui tutti e due. E partecipare con voi, è chiaro. Penso che sarebbe molto bello."

"Come vuoi, purché tu mi faccia provare di nuovo questo piacere. Dimmi quando ed io porterò anche mio fratello e faremo l'amore in tre."

"Ma tuo fratello sarà d'accordo?"

"So io come prenderlo e come fargli fare quel che voglio. Tu dimmi solo quando possiamo rivederci."

"Domattina, alla campana del secondo turno."

"Arriveremo, non dubitare."

C'ero riuscito. L'indomani mattina avrei finalmente potuto godermi il corpo procace e sensuale del bel Carlo. Già pregustavo l'incontro. Il mattino seguente, difatti, arrivarono puntuali i due fratelli. Appena entrati Feliciano chiuse accuratamente la porta e cominciò subito a denudarsi. Carlo sembrava imbarazzato, io allora gli andai accanto e presi a spogliarlo, mentre Feliciano, ormai nudo, aveva cominciato a spogliare me.

"Cominciate voi due, ragazzi, voglio ammirare come fanno l'amore due fratelli." dissi.

Non si fecero pregare e cominciarono subito. Come avevo immaginato, dopo un po' che si stavano eccitando a vicenda, fu il minore che penetrò il maggiore, con evidente piacere di tutti e due. Allora m'intromisi e feci in modo che Feliciano prendesse me mentre io penetravo il bel Carlo. Misi in atto tutti i miei trucchi affinché i due fratelli provassero un forte piacere. Fu talmente gradevole che alla fine i due fratelli, e per primo il minore, mi chiesero se ci saremmo potuti unire ancora in quel modo.

"Per tutta la durata del viaggio, non c'è problema: venite nella mia cabina tutte le volte che volete."

Così fu. Quando arrivammo in vista del porto di Napoli, tutti eravamo sul ponte a guardare la città avvicinarsi, sia quelli che sarebbero scesi lì, sia quelli come noi che avrebbero proseguito. Ad un certo punto Carlo mi venne accanto e mi propose, mentre tutti erano intenti ad osservare il panorama, di ritirarci nella mia cabina. Accettai subito e tutti e tre assieme scivolammo sotto ponte. Avevo appena aperto la porta che vidi una ragazza china sul mio baule aperto che vi frugava dentro.

Subito, istintivamente, le saltai addosso e tentai di immobilizzarla. Lei mi sfuggì ma cadde dritta fra le braccia dei due fratelli che stavano entrando dietro di me e che si resero subito conto che quella era una ladra. Ne seguì una breve colluttazione ma avemmo subito la meglio noi essendo in tre contro uno. E appena riuscimmo ad immobilizzarla, le cadde di capo il grande fazzoletto annodato.

Guardandola meglio, io esclamai: "Ma... sei Domenico Adeodato!"

Era proprio il ragazzo. Vidi a terra un fagotto, l'aprii e vidi che conteneva diversa refurtiva, il bottino che doveva aver fatto nelle altre cabine. Capii il suo piano: derubare i passeggeri mentre erano tutti sul ponte e, grazie al suo travestimento, scendere indisturbato a Napoli.

I due fratelli dissero che dovevamo consegnarlo alle guardie del porto perché fosse messo in galera. Ma a me stava venendo un'altra idea: quel ragazzo aveva un corpo assai piacevole ed ora era in mano nostra...

Così dissi: "No, ascoltatemi. Ora lo lasciamo qui nella mia cabina, ben legato ed imbavagliato. Torniamo fra gli altri portando con noi il fagotto con la refurtiva. Diremo che l'abbiamo sorpreso a rubare ma che lui è riuscito a scappare gettandosi a mare dall'altra fiancata della nave. Così nessuno troverà strana la sua assenza. E noi potremo divertirci con lui mettendoglielo in culo per tutta la durata del viaggio, fino a Pisa. Non vi pare una buona idea?"

I due fratelli acconsentirono immediatamente, divertiti ed eccitati.

Il nostro prigioniero sbiancò in viso e, quasi balbettando, disse: "No, vi prego, non l'ho mai preso, io... Non mi piace... non l'ho neppure mai messo... Non fatemi questo!"

"E invece sarà proprio questa la tua punizione." replicò Feliciano soddisfatto della mia idea.

Domenico implorò, aveva quasi le lagrime agli occhi, ma fummo tutti e tre irremovibili. Lo lasciammo sul mio letto, legato ed imbavagliato, chiudemmo accuratamente la porta e tornammo sul ponte a denunciare la fuga del ladro ed a restituire la refurtiva. La cosa suscitò molta emozione ma tutti erano contenti che avessimo almeno recuperato i loro beni.

Quindi, mentre attraccavamo nel porto di Napoli, tornammo nella mia cabina. Per prima cosa denudammo completamente il ragazzo: aveva davvero un corpo assai piacevole. Quindi, mentre gli altri due lo tenevano fermo, io gli spalmai ben bene d'unguento il vergine foro fra le sue natiche, e l'impalai. Non con violenza, ma incurante dei suoi gemiti. Frattanto Carlo gli tolse il bavaglio e gli presentò il proprio arnese ordinandogli di succhiarlo. Domenico serrò le labbra e scosse la testa.

Feliciano allora gli mise un pezzo di corda attorno al collo e gli disse: "Se non obbedisci, stringo. E anche se provi a far sentire i tuoi denti, stringo. Chiaro, ladruncolo da strapazzo? Succhia!"

Domenico allora spalancò la bocca, avendo capito che il ragazzo non scherzava, ed accolse il palo di Carlo cominciando subito a succhiarlo mentre io continuavo a martellargli nel culo. Quando gli fui venuto dentro, fu la volta di Feliciano di impalarlo con vero gusto, ed infine lo prese Carlo, riempiendolo anche del suo seme.

Quando tutti e tre fummo soddisfatti, i due fratelli ci lasciarono soli. Allora io, sedendomi sul mio letto accanto a Domenico, ben legato, cominciai a carezzarlo per tutto il corpo. Avevo deciso di dare anche a lui un po' di piacere. Il ragazzo mi guardava con un'espressione a metà fra il furioso e l'umiliato. Continuai imperterrito finché il suo corpo iniziò a reagire. Usai i miei massaggi erotici, poi, quando il suo arnese fu ben ritto, mi chinai sul suo pube a succhiarglielo, e continuai finché Domenico raggiunse l'orgasmo.

Allora gli dissi: "Questa è la tua prima volta con un maschio, dici... Vedrai che ti ci abituerai e che ti piacerà. Molto meglio che finire in galera, no? A Pisa ti lasceremo libero di andare, travestito da ragazza così gli altri non ti riconosceranno. Hai solo da guadagnarci, no? Frattanto però mi voglio divertire con te, visto che condivideremo il letto. Lo faremo spesso da soli, io e tu, ma qualche volta anche con quei due miei amici. Un gran bel programma, non ti pare, mio bel ladro?"

Domenico ora aveva lo sguardo fisso sulla parete della cabina e non parlava. Passarono i giorni. Io gli portavo da bere e da mangiare e facevo spesso l'amore con lui, ogni volta facendo in modo di farlo eccitare al massimo e di farlo godere. Anche i miei due complici, dopo un primo momento in cui si limitavano ad assalirlo ed a sfogarsi con lui, avevano presto preso a coinvolgerlo nei loro giochi erotici. Così a poco a poco Domenico non riuscì più a nascondere il suo crescente piacere per quelle continue attenzioni sessuali. Specialmente la notte, quando eravamo soli io e lui. Sempre più spesso si lasciava andare a manifestare il proprio piacere, dapprima solo con bassi mugolii, poi anche incitandomi a prenderlo ed a farlo finalmente godere.

Allora decisi di rischiare ed una notte gli proposi: "Se tu mi giuri che non tenterai la fuga, io ti slego..."

"Sì, lo giuro. D'altronde siamo in alto mare, dove potrei fuggire? E poi, tu m'hai promesso che a Pisa mi lascerai andare libero. Manterrai la tua promessa?"

"Certo. E tu continuerai a fare l'amore con me?"

"Sì, te lo prometto. Non credevo che anche tra maschi potesse essere così piacevole. All'inizio ti odiavo, devo dire la verità. Ma adesso sono quasi contento, specialmente quando siamo soli tu e io a farlo. Beh, anche in quattro non è male... ma tu sei il migliore. Mi sai dare un piacere così forte come nessuna femmina aveva mai saputo darmi. Mi piace come mi fotti..."

Lo sciolsi e lui subito cominciò a fare l'amore con me. Ora che era libero di muoversi, di prendere l'iniziativa, era anche più piacevole di prima. Domenico non tentò la fuga, rimase chiuso nella mia stanza. Devo dire che anche a me, dei tre ragazzi con cui mi divertivo in quel viaggio, Domenico era quello che mi piaceva di più. Aveva anche imparato a succhiarlo piuttosto bene ma quello che preferiva era essere penetrato da me. Quando lo prendevo si eccitava molto ed era evidente che si gustava ogni affondo nel suo bel culo sodo ed ancora molto stretto.

Quanto a lui, l'avevo anche invitato a penetrarmi ed una volta ci aveva provato, ma poi mi disse che preferiva prima essere penetrato poi venirmi in bocca.

Gli ultimi giorni che passammo a bordo non di rado era lui a chiedermi di fare l'amore. Non dissi mai di no, logicamente.

Arrivati a Pisa e sbarcati, mi separai da Feliciano e Carlo che tornarono a casa con i genitori. Quindi salutai anche Domenico.

Il ragazzo allora mi chiese: "Prendimi con te, come tuo servitore. Non ruberò più, te lo giuro. Ma io voglio continuare a fare l'amore con te."

"No, qui ci separiamo. Troverai un altro uomo con cui metterti, se ti piace così tanto farlo."

"Sì, devo ammettere che mi piace. Ma mi piace soprattutto il tuo bel palo, come tu lo sai usare dentro di me. Mi piace come mi godi e come mi fai godere. Carlo e Feliciano non mi piacevano così tanto, a loro non l'avrei mai chiesto... Sarò un servo fedele, prendimi con te."

Rifiutai di nuovo e ci separammo.

Lui, come ultima cosa mi disse: "Mi dispiace che non mi vuoi. Questa per me è la vera punizione per aver tentato di derubarti, quella volta. Mi hai fatto scoprire quanto è bello fare l'amore con te e ora mi mandi via. Sì, certo, troverò altri uomini, ma tu sei quello che si è presa la mia verginità di dietro... Non ti dimenticherò mai, Lorenzo."

Così ci separammo..."

"Anche a me, signor padrone, avete tolto voi la verginità di dietro, perciò lo capisco..."

"Ti dispiace?"

"No, anzi, ne sono felice. Ma perché non avete tenuto con voi Domenico?"

"Perché non mi fidavo completamente di lui. Prima o poi si sarebbe forse stancato ed avrebbe cercato di derubarmi di nuovo. Non lo conoscevo abbastanza."

"Credo che sia impossibile stancarsi di voi, padrone mio. Ogni volta che mi prendete a me sembra come la prima volta."

Lorenzo sorrise, gli andò sopra col corpo e cominciò a farci l'amore. Poletto lo accolse con un sospiro di piacere.

Non sentirono la ronda di notte passare, tanto erano immersi nel darsi reciproco piacere. La notte era fonda quando, raggiunto finalmente l'orgasmo, Lorenzo spense la lanterna e chiuse le cortine del baldacchino. Appagati, si stesero sul grande letto, inanimato testimone delle loro lunghe ed appassionate notti d'amore, si abbracciarono intrecciando le braccia e le gambe e scivolarono in un dolce sonno ristoratore, cullati dal battito dei loro cuori che sembravano pulsare allo stesso ritmo.


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