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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
VENTESIMA NOTTE
LO SCRIVANO FIORENTINO

"Lo sai, Poletto, oggi quando eravamo al fondaco ho notato come ti guarda il Bortolo. Credo che tu abbia proprio ragione, quel ragazzo ha voglia di far l'amore con te. Mi sa che prima o poi quello ci prova."

"Peggio per lui."

"Ma tu mi hai detto che ha un bel manico fra le gambe e mi pare che abbia anche un bel culetto..."

"Potrebbe avere il dio dei manici ed un culetto da paradiso, non mi interessa. Piuttosto, non interessa mica voi, per caso, signor padrone?"

"Se mi interessasse... tu ne saresti geloso?"

"Il padrone siete voi, io non ho nessun diritto."

"Ho capito, saresti geloso. Stai tranquillo, da quando ho te non ho mai neanche solo desiderato far l'amore con nessun altro ragazzo o uomo. Mi sa che dovrò stare attento o finirò col prendermi una cotta per te... mi piaci troppo."

Poletto non rispose ma si sdraiò in modo di appoggiare la testa su una coscia di Lorenzo e cominciò a titillargli il membro morbido con la punta della lingua e delle dita. L'uomo sospirò ed allargò le gambe per far sistemare meglio il ragazzo, poi gli carezzò i capelli e la nuca.

Gli disse: "Girati in modo di infilarmelo tutto in bocca. Ho una gran voglia di ubriacarmi di te..."

"Più tardi, padrone caro. Se ve lo mettessi in bocca ora, non potreste raccontarmi cosa vi accadde quando lasciaste Pisa."

"Ah, Poletto, tu vuoi proprio farmi soffrire! Ti piace farti desiderare, vero? Ti piace farmi fare a modo tuo..."

"No, padrone. Io voglio fare a modo vostro. Se proprio volete, io mi giro subito. Tutto come volete voi, padrone."

"Ma tu adesso avresti voglia di sentire il seguito della storia, vero?"

"Solo se al padrone fa davvero piacere raccontarmela..."

"E va bene, raccontiamo la storia, allora. Ma poi preparati, che sarò così pieno di voglia che...

Dunque, ti dicevo, sulla via del ritorno a Venezia dovevo fermarmi a Firenze per andare da un certo mercante a cui presentare la mia lettera di credito e farmene finalmente rilasciare un'ultima per un suo qualche corrispondente in Venezia.

Così, giunto a Firenze, cercai quel mercante. Stavo appunto cercando il suo fondaco ma tutte le porte nel vicolo che m'era stato indicato erano chiuse e non sapevo a chi chiedere ulteriori informazioni. Guardandomi attorno notai un finestrino aperto e pensai che forse dentro vi potesse essere qualcuno.

Perciò, messo il piede in una fessura del muro, mi issai quel tanto da potervi guardare dentro. La scena che si presentò ai miei occhi mi fece trattenere il respiro: un giovane uomo sui venticinque anni, con le spalle addossate al muro di quello che pareva essere un deposito, la braghetta aperta, un palo di tutto rispetto esposto all'aria ritto e duro, si stava facendo succhiare da un garzone. Dall'espressione estatica del volto del giovanotto capii che doveva godersi molto quel che il ragazzo, inginocchiato davanti a lui, gli stava prodigando.

Infatti lo udii mormorare sottovoce: "Dai, succhia, Lapo, succhiamelo bene."

Quasi a sottolineare quel pressante invito, pose le mani sul capo del ragazzo per imprimergli un ritmo più deciso. Avrei voluto restar lì a godermi la scena, ma la posizione era scomoda così scesi, senza far rumore. Appena in tempo, perché s'aprì una porta e ne uscì una donna. Allora le chiesi quale fosse la porta del fondaco del mercante che stavo cercando. Lei mi indicò una porta chiusa e disse che era lì e che però il mercante era assente.

Poi aggiunse: "Però gli è strano, dovrebbe esservi il Giorgio, il suo scrivano, lì a quella porticina. Poco fa era aperta. Provate a bussare, magari sarà solo sul retro a riordinare qualcosa."

Andai alla porticina indicatami e bussai con forza, due o tre volte. Stavo per andarmene, non avendo ancora ottenuto risposta, quando la porticina s'aprì e vi comparve proprio il giovanotto che avevo spiato poco prima. Facendo finta di nulla, gli spiegai perché fossi lì e lui mi fece entrare. Sedutosi ad un grande tavolo coperto da un drappo che giungeva fino a terra, esaminò accuratamente la mia lettera di credito.

"Sì, è tutto regolare, ma io non vi posso pagare fin tanto che non torna il mio padrone. Dovreste tornare posdimani, che forse gli è già di ritorno."

Mi restituì il foglio con un ampio sorriso. Era davvero un bel giovane e il ricordo della scena che avevo carpito poco prima, unito al suo bel sorriso, mi fecero venire la tentazione di fargli una proposta esplicita, ma poi ritenni che fosse più prudente soprassedere. Così lo ringraziai con cortesia e me ne andai.

Ero tornato all'ostello ove alloggiavo quando mi venne in mente che avrei potuto chiedere a quel giovane alcune informazioni riguardo la città ed i commerci ivi condotti. Uscii quindi nuovamente in strada e tornai verso il fondaco. Ora la porticina era aperta quindi entrai, ma nella stanza non vi era nessuno.

Allora mi venne una delle mie folli idee: svelto m'infilai sotto al gran tavolo e restai nascosto lì, in attesa. Il lungo drappo che lo ricopriva mi rendeva invisibile. Dopo poco sentii rumore di passi e qualcuno sedette al tavolo. Dai colori della calzamaglia capii che era proprio Giorgio, lo scrivano. Il drappo sollevato sulle sue gambe mi permetteva di vedere fra le sue cosce la sua bella braghetta gonfia e provai fortissima la tentazione di infilarvi le mie dita a frugarvi. Ma il piano che avevo in mente era diverso.

Attesi con pazienza. Ogni tanto il giovanotto allungava una gamba e dovevo fare attenzione che non mi colpisse, in modo che non potesse scoprirmi. Il mio sguardo era fisso fra le sue gambe, quindi notai che di tanto in tanto scendeva con la mano sulla braghetta gonfia a carezzarsela. Evidentemente quel che s'era fatto fare non molto tempo prima non l'aveva pienamente soddisfatto.

Dopo poco accadde esattamente quello che avevo sperato: entrò qualcuno e si mise a parlare con lo scrivano. Allora misi in atto il mio piano: allungai una mano e gli palpai la braghetta. Sobbalzò ma, come avevo previsto, continuò a parlare con l'altro come se nulla fosse. Infilatomi fra le sue gambe, gli cominciai a slacciare la braghetta. Lui abbassò una mano cercando di fermarmi, ma non vi riuscì."

"Avete avuto un bell'ardire, padrone! E se quel Giorgio avesse invece detto qualcosa e vi avesse così svergognato?"

"No, Poletto, mi sentivo abbastanza sicuro, poiché infatti il giovanotto non poteva rischiare di far sospettare a quello con cui stava parlando ciò che stava accadendo sotto il tavolo. Così, apertagli la braghetta e tiratone fuori il suo bell'arnese palpitante e già semieretto, tuffai il viso fra quelle sode cosce fasciate di seta e glielo presi in bocca. Lui sussultò nuovamente, ma mi lasciò fare, anzi divaricò un po' le gambe in modo che potessi fare con più agio quel che gli stavo facendo.

Lo succhiai e lo leccai lentamente, godendomi l'eccitazione per quella situazione così inconsueta. E mi venne da ridere quando notai che la sua voce si stava arrochendo per il piacere che stava provando. Finalmente il colloquio giunse alla fine e il suo interlocutore uscì.

Allora Giorgio esclamò: "Ohi Lapo, prima di là mi facevi tante storie, e proprio ora ti sei deciso a darmi un po' di piacere? Ma sai che stavolta me lo stai succhiando proprio be..."

Dicendo così aveva sollevato il drappo e guardato sotto il tavolo ed aveva visto che lì sotto non c'era Lapo come aveva pensato, ma io. Lo vidi strabuzzare gli occhi, poi saltò in piedi facendo cadere il suo sedile, guardandomi con due occhi tondi come uova di quaglia, mentre io mi affacciavo di lì sotto.

Gli dissi, con un sorriso: "Tornate a sedervi, se ora entrasse qualcuno sarebbe assai imbarazzante per voi farvi vedere in quello stato."

Giorgio arrossì e cercò di riallacciarsi e di mettersi a posto la braghetta, ma era talmente agitato e il suo palo così duro e dritto, che non ci riusciva. Uscii di sotto il tavolo, lo fermai con una mano e con l'altra gli carezzai l'arnese, guardandolo dritto negli occhi e sorridendogli.

"No, non ritiratelo ancora in clausura. Lasciatemi portare a termine quel che ho iniziato poch'anzi. O vi sedete di nuovo al vostro posto oppure andiamo di là, dove staremo più comodi e tranquilli. E magari, oltre a succhiarvelo, potremmo anche fare altre piacevoli cose."

Il giovanotto sembrò esitare un poco, ma poi disse: "Venite di là."

Lo seguii nella stanza accanto e appena vi fummo entrati io lo abbracciai tirandolo a me e lo baciai in bocca con passione. Il giovanotto in un primo momento restò rigido ma poi rispose al mio bacio.

"Mi piaci, Giorgio. Voglio fare l'amore con te." gli dissi.

Lui mi guardò con aria strana e mi chiese: "Voi fate sempre così quando un giovanotto vi piace? Non vi siete mai preso un pugno... o di peggio? Non sapete che qui in Firenze la legge punisce i sodomiti con la galera?"

"Ma io so che a te piace, perciò l'ho fatto tranquillamente. Dai, spogliati ora. E chiamami Lorenzo e dammi del tu. T'ho visto, questo pomeriggio, t'ho visto dalla finestrella quando te lo facevi succhiare da Lapo. Non ti pare che sappia succhiarlo assai meglio io?" gli dissi continuando a palpargli la verga fremente.

"Sì, mi pareva strano che il Lapo di colpo non solo non facesse tante storie ma che addirittura lo facesse così bene. Ma qui potrebbe essere pericoloso, la porta di là è aperta..."

"Allora dimmi dove possiamo andare. Ho davvero una gran voglia di vederti nudo e di gioire con te. Tu no?"

"Sì che ne ho voglia, Lorenzo, specialmente se continui a palparmi in codesto modo. Anche perché, prima con Lapo, poi con te, non ho ancora portato a compimento la cosa. Però lasciami rimettere a posto, ora. Prima devo terminare un lavoro, poi mando a casa il ragazzino, poi ci potremo chiudere qui dentro e faremo tutto quello che hai in mente, tranquilli e sicuri. E lontani da pericolose finestrelle."

"Non mi pare che sia stato tanto pericolosa la finestrella, visto che è grazie a lei se ora siamo qui..."

"Non è detto che si abbia sempre codesta fortuna. Ma lo sai che sei davvero uno sfacciato? Come t'è venuto in mente di nasconderti sotto il tavolo e di fare quelle cose?"

"Te l'ho detto, vi avevo visti, e questo mi ha fatto venir voglia di te."

"Ma allora perché non hai fatto subito ciò che t'era venuto in mente? Hai fatto finta di nulla, hai parlato con me, sei uscito... poi sei tornato a nasconderti..."

"Ispirazione improvvisa. E poi, se t'avessi abbordato subito non so se avresti accettato tanto facilmente una mia proposta."

"Hai ragione... Ma sai che hai una bocca deliziosa? Sai baciare, e far altro, proprio bene!"

"E non hai ancora visto tutto il resto! Non ho solo la bocca, di meraviglioso."

"Modesto, l'amico!"

"No, semplicemente sincero. Allora, dovrò attendere ancora molto per dimostrarti che non mento?"

"Andiamo di là, ora. Te l'ho detto, finisco solo a mettere a posto alcune carte, mando via il Lapo, poi siamo tranquilli."

"Col ragazzino... è la prima volta che ci provi?"

"No, la quarta o la quinta. Lui dice che non gli va, ma poi lo succhia con tale golosità da smentirsi, anche se ancora non ci sa fare. E se davvero non volesse, avrebbe solo da andare via quando escono gli altri garzoni, invece se io sono solo, si attarda sempre."

"L'hai già visto nudo? È ben dotato? Quanti anni ha? Gliel'hai già infilato di dietro?"

"Eh, quante domande! Ha diciotto anni, non l'ho ancora mai spogliato ma pian piano ci voglio arrivare. Voglio riuscire a fare l'amore con lui come si deve... mi sono invaghito di lui."

"Allora non mandarlo via quando chiudi. Lo coinvolgiamo in un bel triangolo e vedrai che in due gli faremo venire la febbre terzana."

"No, credo che non funzionerebbe. Però, quando lo manderò via, voglio che capisca che fra me e te accadrà qualcosa..."

"Vuoi che mi veda aprirti la braghetta e palpartelo?"

"No, non proprio... basterà che tu mi baci in bocca. A lui piace quando lo bacio in bocca, freme tutto... Ma per il momento, appena abbasso una mano a palparlo fra le gambe, lui mi si sottrae."

"Ma allora, come fai a convincerlo a succhiartelo?"

"Basta che io mi appoggi in un punto in ombra e che me lo tiri fuori, che me lo meni per un po'... Lui si ferma a guardarmi fra le gambe, come affascinato, poi s'avvicina senza dir nulla, mi s'inginocchia davanti e comincia. Dopo che sono venuto lui, la bocca ancora odorosa del mio seme, si alza, mi bacia in bocca, poi si allontana veloce... È uno strano ragazzo..."

"Forse è solo timido. Per questo ti dicevo che può valer la pena di tentare di sbloccarlo in due..."

"Un'altra volta, forse. Stavolta voglio goderti da solo. E poi credo che in due Lapo si sentirebbe ancor più bloccato. Non voglio rischiare di perderlo, sono tre mesi che me lo sto lavorando."

Così mi fermai, lui terminò il proprio lavoro poi chiamò Lapo e lo congedò. Mentre in un angolo, nascosto ma non troppo, baciavo intimamente Giorgio vidi Lapo guardarci con due occhioni spalancati, sembrò esitare un attimo sulla soglia, ed io già speravo che volesse fermarsi con noi, quindi uscì rapidamente tirandosi dietro la porta come Giorgio gli aveva ordinato di fare.

Io non m'ero staccato dal bello scrivano ed oltre a baciarlo ora ci si stava palpando l'un l'altro, frugando fra i nostri vestiti, slacciandoci i legacci del corpetto e delle braghe, entrambi infiammati dal desiderio. Come avevo immaginato e sperato, il corpo di Giorgio era molto bello ed eccitante. Anche lui sembrò compiaciuto dal mio corpo e così, entrambi totalmente nudi, prendemmo a carezzarci a vicenda quasi ad esplorare e sottolineare a vicenda tutte le nostre forme.

Poi, lasciando gli abiti in disordine a terra, Giorgio mi guidò fino al deposito dei tappeti, dove accese alcune lanterne e ci stendemmo su una bassa pila di preziosi arazzi di seta coperti da un fitto telo. Iniziammo allora a fare l'amore in un modo molto dolce e sensuale. Ci sfregavamo i corpi l'uno sull'altro, ci carezzavamo senza fretta, assaporando l'uno il corpo dell'altro in un crescendo lieve ma inesorabile di piacevoli sensazioni.

Avevo l'impressione di aver trovato un degno compare, altrettanto esperto nell'arte di amare quanto io lo ero. Gli chiesi dove avesse imparato a fare l'amore in modo così bello e sensuale. Mi spiegò che quando era piccolo, durante un viaggio con i suoi genitori, era stato rapito da pirati algerini che avevano attaccato la loro nave. Il loro bey l'aveva visto e l'aveva voluto nel proprio harem di ragazzini. Poi, quando era poco più che diciassettenne, era stato venduto ad un tenutario di bordelli del porto. Ma lui era riuscito presto a fuggire, infatti lì non c'era la stretta sorveglianza che c'era stata nell'harem del bey. Era riuscito a rifugiarsi su una nave genovese che stava per salpare, così era potuto finalmente tornare a Firenze. Qui aveva ritrovato la propria famiglia.

Gli chiesi se ora, a Firenze, avesse un amante. Mi disse che ne aveva avuto uno con cui era rimasto per cinque anni, ma che due anni prima quest'uomo, più grande di lui di otto anni, l'aveva lasciato per mettersi con un ragazzo più giovane di lui. Gli dissi che il suo ex amante era davvero un pazzo ad aver rinunciato ad uno come lui che non solo era bello, ma anche assai esperto nel fare l'amore. Smettemmo di parlare e riprendemmo a darci reciproco piacere. Stavo bene con Giorgio ed evidentemente anche lui con me.

Continuammo a fare l'amore a lungo e quando finalmente ci lasciammo afferrare dall'acme del piacere e, finalmente soddisfatti, ci rivestimmo ed uscimmo dal fondaco, fummo sorpresi nel vedere che era già calata la notte.

Ci demmo appuntamento per il giorno seguente, a tardo pomeriggio. Quando mi presentai al fondaco, Giorgio stava dando istruzioni a Lapo riguardo ad alcune merci. Il ragazzino, quando mi vide entrare, mi lanciò un'occhiata ostile. Giorgio mi venne incontro e mi baciò in bocca. Lapo uscì dalla stanza, accigliato.

Allora chiesi al mio novello amico: "Ho l'impressione di non essere simpatico a Lapo. Penso che sia geloso di me..."

"È proprio quel che spero."

"Ti ha detto niente oggi? Avete parlato di te e di me?"

"No. Ma ho notato che appena andavo nei magazzini lui trovava tutte le scuse per essere nei paraggi. Probabilmente aspettava che me lo tirassi fuori come le altre volte..."

"E tu non l'hai fatto? Non credi che così rischi di perdere l'opportunità di conquistarlo?"

"Al contrario. Ed in ogni modo deve essere lui a fare il primo passo, a questo punto, a dirmi che vuole fare l'amore con me. Non può continuare a dire che a lui non piace ed al tempo stesso desiderarlo e sperare che sia io a fare il primo passo ogni volta. A me piacerebbe farne il mio amante, ma deve prima di tutto esserne convinto lui."

"Ti auguro di riuscire nell'impresa. Ma ora ci sono qui io, ed ho voglia di te, Giorgio."

"Anch'io. Tra poco mando via Lapo e staremo tranquilli."

"Anche perché domani dovrebbe tornare il mercante e non potremo più fare l'amore qui dentro."

"Sì, ci ho pensato. Forse ho trovato un altro posto. Ma tu, ti tratterrai molto a Firenze?"

"No, appena avrò la lettera, vorrei tornare a Venezia."

"Peccato. Non puoi fermarti qualche giorno in più?"

"Sì, mi fermerò volentieri qualche giorno in più, per te."

Quando Lapo stava per uscire io di nuovo baciai Giorgio e gli carezzai la braghetta. Il ragazzo uscì sbattendo la porta. Ci mettemmo a ridere, consci tutti e due del significato di quel gesto di stizza. Facemmo di nuovo l'amore a lungo, come il giorno precedente. Quando uscimmo a me sembrò di intravedere Lapo che sgattaiolava dietro l'angolo della via. Giorgio aveva avuto la mia stessa impressione.

"Dici che ha aspettato tutto questo tempo qui fuori?" mi chiese Giorgio divertito.

"Mi sa di sì. Domani chiedigli se era lui. Ma quando tornerà il mercante, come farete voi due?"

"Non sta sempre nel fondaco. E poi non è difficile isolarci nel magazzino, in un punto in cui, se arrivasse qualcuno, potremmo accorgercene in tempo."

"Allora ho un'idea... Se domani il mercante non fosse ancora rientrato, perché io e tu non facciamo l'amore mentre c'è Lapo? Diamogli la possibilità di spiarci... Che ne dici?"

Facemmo così. L'indomani andai al fondaco di mattina. Il mercante non era ancora arrivato. Giorgio mi portò nel magazzino.

Chiamò Lapo e gli disse: "Tu stai di guardia nella stanza delle carte. Se arrivasse qualcuno fallo aspettare lì e vienimi a chiamare."

Il ragazzo mi guardò quasi con odio ma annuì serio e ci lasciò soli. Giorgio mi fece notare che dalla porta della stanza delle carte non si poteva vedere il punto in cui ci eravamo messi, ma Lapo avrebbe potuto spiarci se fosse salito su una pila di casse che era accanto alla porta.

Cominciammo subito a fare l'amore, ma senza perdere di vista la sommità delle casse in questione. Non passò molto tempo che, controluce, vedemmo affacciarsi di lì il capo del ragazzo. Fingemmo di non averlo scorto e continuammo a fare l'amore. Anzi, di tanto in tanto lanciavamo, a suo beneficio, un gemito di piacere più forte. Quando, anche grazie ai nostri gemiti, il ragazzo pensò che fossimo prossimi all'orgasmo, chiamò Giorgio.

Questi rispose ad alta voce: "Vengo subito!" poi disse a me, sottovoce, "Scommetto che non c'è nessuno! Aspettami."

"Ma se ci fosse davvero qualcuno? Magari proprio il mercante?"

"Ti manderò Lapo o verrò io ad avvertirti."

Si riassettò rapidamente gli abiti e mi lasciò. Io per prudenza mi riassettai a mia volta gli abiti. Dopo poco Giorgio era di ritorno.

"Avevo ragione. Mi ha detto che era entrato un tale chiedendo di me, ma che poi è andato via senza aspettarmi. Era evidente che era una bugia e gliel'ho detto. Lui ha negato, ma è arrossito."

"Comunque per ora è meglio che vado. Dove ci vediamo, oggi?"

"Aspettami davanti al Bargello. Ho trovato un posto lì vicino, dove possiamo stare tranquilli e comodi."

Uscii e notai l'aria soddisfatta di Lapo. A sera mi recai all'appuntamento con Giorgio. Arrivò tutto sorridente.

"Dopo che tu sei andato via, Lapo mi ha chiesto: ma quanto si trattiene quel forestiero? Io gli ho chiesto perché mi facesse quella domanda ed ho aggiunto che avevo affari importanti da trattare con te. Lui ha fatto una specie di smorfia e mi ha detto: da quando c'è lui tu non mi guardi più, e poi so che razza di affari avete da trattare, voi due. Io allora gli ho detto: tu hai sempre fatto storie quando ti mostravo le mie attenzioni, che vuoi ora da me? E lui, subito: se mi fai fermare quando chiudi, ti spiego quello che voglio. Io allora gli ho detto: oggi non posso, non ti va bene domattina? E lui a me: se come stamattina non fai venire gli altri garzoni, per me va bene. Io a questo punto gli ho parlato chiaro. Gli ho detto che lui mi piace molto, ma che da lui non volevo solo qualche minuto di piacere, ma che diventasse il mio ragazzo. Lui mi ha risposto, serio: se tu mi giuri che non vai con nessun altro, io farò tutto quello che mi chiederai e sarò il tuo ragazzo."

Allora io gli dissi: "Quindi ora è meglio che noi due non si vada assieme, non credi? Anche se lui non lo venisse a sapere, non mi pare bello che tu prendi in giro quel ragazzo."

"No ti preoccupare. Quando lui mi ha detto così, io invece gli ho dato appuntamento proprio per stasera. Ci aspetta, non lontano di qui."

"Non capisco... vuoi forse fare l'amore in tre? Per me ci posso anche stare, non mi dispiacerebbe, ma lui..."

"No, anche peggio di quello, se tu sei d'accordo. Vorrei che tu fossi presente la prima volta che noi due facciamo l'amore sul serio, ma senza partecipare. A meno che non sia lui a chiedertelo."

"Per me non sarebbe un problema, ma credo che il ragazzo ne sarà terribilmente imbarazzato, non credi?"

"Questa è la condizione che gli ho posto. Gli ho detto che sapevo che lui ci aveva spiati mentre facevamo l'amore e gli ho detto che era solo giusto che tu questa volta guardassi noi. Lui prima ha detto di no ma poi, quando gli ho detto che solo così mi poteva dimostrare fino a che punto ci tenesse a me e fosse disposto a fare davvero tutto quello che gli chiedevo, ha acconsentito."

Seguii Giorgio, Lapo ci attendeva in strada. Salimmo fino alla casa di una donna a cui Giorgio dette alcune monete e lei ci condusse fino ad una cameretta sotto il tetto, con un grande letto. Ci chiudemmo dentro. Ed assistetti al battesimo di sesso di Lapo.

All'inizio il ragazzo era evidentemente imbarazzato per la mia presenza ma poi, man mano che Giorgio faceva crescere la sua eccitazione con le sue sapienti carezze, si disinibì e si unì col giovanotto senza più alcun ritegno. Mi dette l'impressione di vedere un argine che trattiene la piena di un fiume, finché si rompe e lascia straripare le acque. Lapo fece tutto quello che Giorgio gli chiedeva, e gli si dette senza esitazioni. La scena era così eccitante che io feci fatica a non tirarmelo fuori e menarmelo o addirittura a non unirmi a loro.

Quando, finalmente appagati, si furono rilassati e Lapo si stava rivestendo, io mi avvicinai a loro. Il ragazzo mi guardò imbarazzato ed arrossì. Io allora gli carezzai il capo.

"Ti faccio tutti i miei auguri, ragazzo. Giorgio è un amante splendido, non lasciartelo sfuggire. Sei fortunato ad aver accettato la sua offerta di amore. Sappi comunque che Giorgio era venuto con me solamente per farti ingelosire e farti decidere ad accettare la sua corte. Sono lieto che questo sia riuscito. Io non appena arriva il vostro padrone andrò via, comunque non devi temere nulla da parte mia."

Il ragazzo mormorò un grazie quasi indistinto e si alzò dal letto.

Mi disse: "Devo confessarvi, signore, che vi ho odiato. Però è vero, devo a voi se ho trovato il coraggio di accettare di diventare il ragazzo di Giorgio. Perciò dovrei esservi grato, ora..."

"Non pretendo tanto, Lapo, mi basta che tu non mi odii più..."

"Certamente non più. E se all'inizio la vostra presenza qui mi dava fastidio, ora mi piace pensare a voi un po' come ad una specie di... testimone di nozze,"

"Non l'avevo vista così, ragazzo, ma in fondo non hai torto."

Tornati in strada, ci separammo. L'indomani, quando tornai al fondaco, finalmente c'era il mercante. In breve mi cambiò la lettera di credito, poi si scusò con me ed uscì per un importante appuntamento. Io ne approfittai e dissi a Giorgio di chiamare Lapo.

Quando furono entrambi davanti a me, dissi loro: "Io sono a posto, ora. Partirò appena troverò un mezzo che mi porti o almeno mi avvicini a Venezia. Prima di lasciarvi, però, volevo farvi un regalo, come usa fare un testimone di nozze."

"Che bella storia, padrone!" disse Poletto, "Ma non vi è dispiaciuto non aver fatto l'amore con Lapo?"

"No, a me attraeva Giorgio e con lui l'ho fatto. Lapo, quando l'ho visto nudo, era grazioso, ma niente di più, per me."

"Ma adesso, padrone, vero che fate l'amore con me come l'aveva fatto quella prima volta Giorgio con Lapo?"

"Mi pare un po' difficile, primo perché tu mi piaci molto più di Lapo e secondo perché tu non sei un novellino come quel ragazzo. Comunque ci posso provare, Poletto mio. Leccami l'uccello finché sarà dritto e duro come un fuso, preparalo ben bene, che poi te lo metto tutto dentro quel tuo bel culetto..." disse Lorenzo divaricando le gambe e dando così inizio a quel gioco.

Poletto mormorò, con un sorriso birichino: "Mi vergogno..." e vi si tuffò prontamente, pieno di libidine mal dissimulata.


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