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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
VENTUNESIMA NOTTE
I SOLDATI DEL PAPA

Lorenzo congedò il signor Florindo e finalmente salì in camera. Appena entrato, chiusa la porta, si avvicinò al letto. Poletto, che già lo attendeva, gli sorrise. L'uomo tolse il lenzuolo che copriva il ragazzo e ne ammirò il bel corpo nudo.

"Più ti guardo e più mi piaci." gli mormorò.

Poletto con aria furbetta gli disse: "Allora non smettete mai di guardarmi, padrone caro."

"Oggi al fondaco ho fatto fatica a non venirti a toccare, lo sai?"

"Ve l'ho letto negli occhi. Per quello sono andato ad aiutare il signor Felice. Se aveste continuato a guardarmi in quel modo, sarebbe stato difficile anche per me non venirvi accanto e toccarvi."

"Ma adesso puoi toccarmi... che aspetti?"

Poletto gli carezzò la braghetta gonfia: "Mi pare che l'avete già bello duro!"

"Ti pare? Perché non te ne accerti?"

Il ragazzo gliela slacciò e con poche mosse gli liberò il membro che subito saltò fuori libero e ritto.

"Poveretto, t'ho liberato dalla tua prigione, finalmente, eh? Avevi voglia di coccole tu, nevvero? Ma adesso c'è il tuo Poletto che si prenderà cura di te." Cominciò a carezzarlo ed a coprirlo di piccoli baci finché lo sentì fremere. "Hai freddo che tremi così? Vieni, vieni al caldo, allora!" esclamò e lo prese tutto in bocca.

Lorenzo sorrise a quel gioco ma anche provò un intenso piacere. Accarezzò la testa del ragazzo poi scese giù a carezzargli il corpo e si chinò a palpargli il bel palo ritto e duro.

"Lasciami spogliare, ragazzo mio. Ti voglio sentire con tutto il mio corpo."

"No no, voglio spogliarvi io. Mi piace troppo." esclamò il ragazzo saltando giù dal letto e cominciando subito ad occuparsi degli abiti del padrone. Man mano che ne rivelava il corpo, Poletto lo carezzava, lo baciava, lo leccava. Lorenzo in breve fu tutto un fremito. Prese il ragazzo per la vita, lo fece girare, lo ripiegò sul letto, con entrambe le mani gli divaricò le piccole natiche e si chinò a leccarlo con vigore sull'ano palpitante. Poi, rialzatosi, vi poggiò la punta della sua asta turgida e spinse con energia rattenuta, agitandola gentilmente mentre gli affondava dentro. Il ragazzo spinse indietro il bacino quasi a dare maggiore impeto a quella gradita intrusione.

Quando Lorenzo gli fu completamente immerso dentro, lo afferrò nuovamente per la vita ed iniziò a pompare con trasporto. Poi scese con una mano ad afferrare il turgido palo del ragazzo e glielo menò a ritmo con il suo va e vieni nel culetto. Erano entrambi talmente carichi di desiderio che in breve vennero in una sinfonia di bassi e caldi gemiti. Allora salirono finalmente sul letto dove si abbracciarono e si baciarono con passione e tenerezza.

"Scusami, Poletto mio, ma non sono riuscito a resistere..."

"Il che vuol dire che io sono irresistibile, giusto?" chiese ridacchiando il ragazzo.

"Giusto, sì. Tu m'hai stregato, ragazzo. Per fortuna non ci è possibile far l'amore giù al fondaco, altrimenti dimenticherei di curare i miei affari."

"Se fosse possibile farlo anche al fondaco... forse vi stanchereste di me, padrone."

"No, impossibile! Tu m'hai fatto ritrovare l'irruenza dei miei vent'anni. Tu se il mio elisir di giovinezza."

"E voi siete il mio elisir di lunga vita."

"Adesso riposiamoci un poco e poi... a me non è ancora passata la voglia di te."

"Mi raccontate la storia, allora, mentre ci riposiamo un poco?"

"Esatto. Allora... Quando lasciai Firenze con l'ultima lettera di credito, comprai un cavallo ed un mulo, su cui caricai i miei bagagli, e mi avviai sulla strada che, passando per Bologna, mi avrebbe portato a Venezia. Risalii la val di Sieve, poi il Mugello. Sorpassata Pietramala, entrai nel territorio del Papa. Fatto il passo della Raticosa, scesi fino a Monghidoro ed essendo sopraggiunta la sera cercai una locanda.

Il locandiere mi chiese: "Intendete passare l'Appennino, domani?"

"Certamente."

"Da solo?"

"Sì, perché?"

"Non ve lo consiglio. Si dice che la via sia infestata di briganti. Sareste una ghiotta e facile preda per loro."

"E che mi consigliate, allora? Io devo comunque proseguire il mio viaggio."

"Avete fretta?"

"Non particolarmente... Perché?"

"Si sta aspettando da Roma alcuni drappelli dei soldati del Papa che si recano a Bologna. Se poteste attenderli ed unirvi alla loro colonna, stareste assai più al sicuro. Basterà che doniate un paio di paoli d'oro al loro comandante."

"È un buon consiglio. Tarderanno molto a passare di qui?"

"Meno di una settimana, da quel che ne so."

"Ottimo. Li aspetterò qui da voi, dunque."

Restai alla locanda solo tre giorni, poi giunsero i soldati. Si trattava di tre drappelli delle guardie svizzere, ognuno col suo capo ed un officiale. Parlai con l'officiale che li comandava, gli detti un po' di oro e lui disse che potevo seguirli. Ma, precisò, quando avessero pernottato io non avrei potuto dormire nel loro campo ma ai confini di questo. Accettai, era meglio di niente.

Dopo aver bevuto ed essersi rinfrescati alla fontana del paese, si rimisero in marcia ed io mi accodai all'ultimo drappello. Era bello vedere quei ragazzoni dalla pelle chiara, dai capelli biondi, tutti vestiti di blu chiaro, con le loro alabarde ed elmi lucenti al sole autunnale. Ne avevo notati alcuni che mi parevano assai belli ma certo non potevo sperare di farci qualcosa, almeno fin tanto che erano così inquadrati. Perciò mi accontentavo di guardarli e di fantasticare.

La colonna, marciando a piedi e carica di bagagli, procedeva piuttosto lenta. A sera eravamo in vista di Loiano. Si fermarono per accamparsi e rizzarono la tenda in cui avrebbe dormito l'officiale con i tre capi. Accesero i fuochi, stabilirono i turni di guardia e si misero a preparare da mangiare. Io, restando ai bordi del limitare del loro campo, scaricai l'asino, legai le due bestie fissando al loro muso i sacchetti del fieno, accesi un focherello, aprii la bisaccia e mi misi a mangiare del buon formaggio col pane, inaffiandolo con un buon vinello. Non lontano da me, ritto con la sua alabarda, c'era uno svizzero. Era piuttosto tozzo e per nulla interessante, ma io per cortesia gli offrii qualcosa.

"No, non serve. Più tardi mi da il cambio il collega che farà la notte e io così vado a mangiare."

Dal campo provenivano risa, canti. Ormai faceva buio. Sistemai le mie coperte, deciso di andare a dormire. Dal buio vidi giungere due lanterne: era il capo con il cambio. Uno nuovo prese il posto della sentinella e quello di prima tornò indietro col capo. Io, seduto sulle mie coperte, non avendo ancora sonno, stavo a contemplare il cielo stellato ed a seguire le costellazioni. Dopo poco mi giunse una voce, era la sentinella.

"Messere?"

"Sì?"

"Se volete dormire, potete farlo senza tema. Veglierò anche su di voi. Non correte rischi."

"Grazie, ragazzo. Ma non ho ancora sonno. È il tuo capo che ti ha detto di vegliare su di me?"

"No, anzi, non potrei, voi siete un estraneo. Ma visto che sto qui, non mi costa nulla vegliare anche su di voi e lo faccio volentieri."

"Ti ringrazio, sei molto gentile. Posso offrirti un po' di vino?"

"Un poco... Non potrei bere quando sono di sentinella, sapete, ma solo un sorso..."

Mi avvicinai con la fiasca e gliela porsi. E lo vidi in volto: aveva un viso d'angelo, veramente bello, che faceva venire voglia di baciarlo. Il ragazzo bevve davvero solamente un sorso e mi rese la fiaschetta.

Gli chiesi: "Qual è il tuo nome?"

"Gustav, messere. E voi come vi chiamate?"

"Lorenzo."

Chiacchierammo un po'. Poi, sentendomi stanco, gli augurai la buona notte e mi stesi, a due passi da lui, sulla mia coperta. Gustav di tanto in tanto faceva alcuni passi avanti e dietro, probabilmente per tenersi sveglio. Mentre mi stavo addormentando ne guardavo l'ombra agile e snella. Dopo poco lo sentii avvicinarsi a me. Tenni gli occhi chiusi. Lui mi si accoccolò accanto.

Chiese in un sussurro: "Dormite?"

Non so perché, ma non risposi. Socchiusi appena gli occhi e riuscii a vedere che mi stava guardando attentamente. Poi una sua mano sfiorò il mio volto in una specie di carezza lieve. Emise un impercettibile sospiro e si rialzò in piedi. Mi chiesi perché mi avesse fatto quella specie di carezza e per un attimo sperai che avesse desiderio di fare qualcosa con me. Ma ero quasi in preda al sonno perciò non mi risolsi a far nulla e mi addormentai.

In piena notte mi svegliai perché avevo bisogno di orinare. Mi alzai.

Gustav sussurrò: "Qualche problema, messere?"

"No, devo solo orinare."

"Non allontanatevi troppo, al buio potreste inciampare. Fatela qui vicino, tanto non avete da vergognarvi di me."

Feci come aveva detto ed ebbi l'impressione che lui mi guardasse. Mi riallacciai la braghetta e mi accostai a lui.

"Deve esser noioso vegliare da soli per tutta la notte..."

"Lo è. Ma per fortuna mi capita solo ogni cinque giorni."

"In due sarebbe forse meno pesante..."

"No, il regolamento lo vieta. Perché sennò ci si mette a parlare, magari a giocare, e così non si fa la guardia come si deve."

"Giocare? A che gioco, così al buio?"

Gustav ridacchiò sofficemente, poi sussurrò: "Sapete... fra compagni, quando nessuno ci vede, a volte capita che ci si diverta un po'... si è giovani..."

Credevo d'aver capito che cosa intendesse dire e l'idea mi stava facendo eccitare. Pensai che valesse la pena di approfondire la cosa.

"Giocate ai dadi?" chiesi con fare ingenuo.

"No, messere, e neppure a carte. Dovete capire, noi di truppa non ci si può sposare, solo gli officiali possono farlo. Perciò, per almeno quattro anni, non ci è permesso aver donne. In città, a chi piace, può a volte pagarsi una puttana. Ma mica troppo spesso, che il soldo è basso. Così, di norma, si... gioca fra di noi, capite? Anche in questo momento ci sarà di certo qualcuno dei miei compagni che gioca fra i cespugli. Basta non farsi vedere dai capi... Oh, loro lo sanno bene, ma se ci vedessero dovrebbero punirci..."

"E... a te piace giocare coi tuoi compagni o preferisci farlo con le puttane?"

"Oh no, a me con le puttane non piace. Preferisco con i compagni, specialmente con uno di essi..."

Io ormai ero pienamente eccitato e quel ragazzo mi piaceva molto. Volevo però andare sul sicuro.

"Ma tu... sei mai stato con una donna? A far l'amore, intendo dire."

"No, signore, sono ancora un ragazzo. Quando avrò finito i miei quattro anni tornerò al paese e dovrò sposare la donna che mio padre mi ha scelto."

"Quanti anni hai?"

"Diciannove, messere."

"E con i tuoi compagni... ce n'è qualcuno che preferisci agli altri, per giocare?"

"Uno o due."

"Che hanno di speciale, questi uno o due?"

"Lo sanno fare meglio degli altri. Ed hanno un corpo bello, come piace a me."

"E a te, come piace che sia, il corpo?"

"Un po' come il mio... o come il vostro, messere."

A quel punto ero sicuro. Allungai una mano e lo palpai fra le gambe. Lui per un po' mi lasciò fare, sorridente. Poi con una mano scostò delicatamente ma con decisione la mia.

"Adesso basta, messere. Devo fare la guardia."

"Un po' come col vino, un sorso e basta?" dissi io sorridendogli.

Ridacchiò ed annuì. Poi disse: "Adesso tornate a dormire, sennò mi distraete troppo. La vostra compagnia è di molto gradevole, ma..."

"Anche di questa, solo un sorso... ho capito."

Il giorno dopo marciarono tutta la giornata. A volte mi capitava di intravedere Gustav e il ragazzo mi sorrideva di lontano. Traversammo Loiano e piazzammo il campo più a valle. La sera venne la sentinella, poi il cambio. Dopo aver chiacchierato un po' con la sentinella di notte, anche questi un bel ragazzo, piazzai la mia coperta e mi ci sdraiai. Mi addormentai quasi subito. Fui svegliato da un sommesso chiacchiericcio. Guardai e vidi che c'era qualcuno che parlottava con la sentinella. Poi la sentinella fece alcuni passi allontanandosi verso il campo mentre il nuovo arrivato veniva verso di me.

Quando fu a un passo da me, sussurrò: "Sei sveglio, Lorenzo? Sono Gustav..."

"Ah, sei tu, ragazzo? Vieni, sono qui, mi vedi?"

"A mala pena. Eccomi..."

L'ombra si accoccolò accanto a me e alla vaga luce della luna riconobbi il bel profilo del ragazzo.

"Avevo voglia di parlare con voi... vi ho svegliato?"

"Sì, ma sono contento che tu sia qui. Vuoi un po' di vino, stasera che non sei di guardia?"

"Ne ho già bevuto abbastanza prima coi compagni... Fa un po' freddo, stasera..."

"Potresti stenderti qui sotto la mia coperta, con me..."

"Se non vi infastidisce...", mormorò e si infilò svelto accanto a me.

Io ero già eccitato ma non volevo fare il primo passo. Lui si girò su un fianco, verso di me.

Mi disse, in un sussurro: "Se i capi scoprono che sono uscito dal campo, sono guai... non avrei dovuto..."

"Ma e il tuo compagno? Lui t'ha visto..."

"Lui non mi tradisce, è un vero amico."

"Ma se ti cercassero al campo?"

"Improbabile... e comunque penserebbero che sono fra i cespugli per un bisogno, o con un compagno..."

"A giocare?"

"Sì, a giocare." Rispose Gustav e finalmente una sua mano scese a frugare nella mia braghetta. "Mmmmhhhh, come ce l'hai duro! Avevi già capito che avevo voglia di giocare con te?"

"Lo speravo."

"Anche a te piacciono questi giochi."

"Non l'avevi capito ier notte quando t'ho toccato?"

"Sì certo, l'ho immaginato. E tu mi piaci assai, Lorenzo. Dai, toccami ancora come ier notte... Il mio compagno fa la guardia e se ci fosse pericolo ci farà il segnale."

"Lo sa il tuo compagno che sei venuto qui apposta per giocare con me?"

Gustav ridacchiò e mi disse di sì. Frattanto m'aveva slacciato la braghetta ed ora aveva il mio membro in mano. Io manovrai fra le sue gambe finché anche la sua braghetta fu slacciata e a mia volta glielo tirai fuori. Allora mi chinai su di lui e lo baciai in bocca. Dapprima accettò, inerte, ma poi iniziò a rispondere al mio intimo bacio. Dopo un po' ci staccammo per riprendere fiato.

Gustav esclamò: "Questo non l'avevo mai fatto coi compagni! Mi piace!"

"Denudiamoci e ti farò provare un sacco di altre cose che ti piacciono, vedrai."

Gustav obbedì prontamente ed io lo imitai. Quindi, tenendo serrate le nostre erezioni fra i nostri ventri, cominciai a sfregarmi contro di lui e ripresi a baciarlo in bocca.

"Che bello, Lorenzo! Tu sai fare giochi che noi non conosciamo... È eccitante, così..."

"Che giochi fate, fra di voi?"

"Ci si tocca un po' poi, quando è ben duro, ci si incula, prima uno, poi l'altro."

"E non fate altro?"

"E che altro?"

Non gli risposi ma sempre sfregandomi contro di lui e carezzandogli il corpo, scesi pian piano leccandolo finché raggiunsi la sua asta dura ed iniziai a succhiargliela. Lui ebbe un sobbalzo ed un gemito. Le sue dita mi sfiorarono il volto, poi le labbra strette attorno alla sua asta fremente.

Con voce roca, mormorò: "Che bello! È eccitante così. Oh, che bello!"

"Non l'hai mai fatto, coi tuoi compagni?"

"No, non sapevo neppure che si facesse con la bocca... Quant'è bello, così!"

"Adesso io mi giro così anche tu puoi farlo a me, d'accordo?"

"Certo, d'accordo!"

Ce lo succhiammo per un po', poi io scivolai a leccargli il foro fra le natiche e Gustav tremò come in preda alla febbre. Tornai a leccargli ed a succhiargli il bel membro mentre con le dita gli stuzzicavo l'ano umido e finalmente venimmo, l'uno nella gola dell'altro. Lui tossì, fece per sottrarsi, ma quando s'accorse che io non mi levavo ed anzi ingoiavo tutto, si rituffò e mi imitò. Quando finimmo di bere anche l'ultima goccia, ci staccammo, mi girai, l'abbracciai e lo baciai di nuovo in bocca.

"Che strano sapore..." sussurò.

Lo carezzai su una guancia: "Non ti piace?"

"No, non lo so... non è male... è come miele un po' aspro. Non sapevo che la crema di maschio fosse anche buona da bere. Dio, che goduta m'hai fatto fare!"

"Gliela fai a farne un'altra? Io ho ancora voglia, Gustav, mi piacerebbe prendere i tuo bel culetto, adesso, poi darti il mio..."

"Certo che gliela faccio. Ma prima carezziamoci ancora e giochiamo un po' con le nostre bocche. Ti va?"

"Lo sai Gustav che sono contento di averti conosciuto?"

"Anche io! Mi hai insegnato più cose tu in pochi minuti che i miei compagni in quattro mesi di giochi."

"Ma dimmi un po', Gustav, come fate quando ve lo mettete, con i compagni?"

"Come facciamo? A quattro zampe come i cani, no? Perché?"

"Perché ci sono diversi altri modi divertenti di farlo. Se ti va, stanotte te ne insegno un paio."

Così, prima lo presi da davanti, facendolo sdraiare sulla schiena e facendogli mettere le gambe sulle mie spalle; poi, dopo aver goduto in lui mentre lo baciavo in bocca, facendolo restare sdraiato com'era, m'impalai sul suo bell'arnese ritto sedendomici sopra e scendendo giù pian piano. Poi cominciai a molleggiare su e giù a giusto ritmo, finché lo portai all'orgasmo. Gustav era letteralmente stravolto per il piacere. Dopo aver goduto, ci carezzammo ancora per un bel po', poi ci rivestimmo.

"Sai, Lorenzo, mi dispiace di dover andar via, adesso, ma abbiamo già fatto assai tardi. Domani notte potrei tornare da te per giocare di nuovo?"

"Certo, ne avrò molto piacere. Ti aspetterò. Mi piace fare l'amore con te."

"Anche a me, moltissimo. Peccato che dopodomani saremo di già a Bologna..."

"Non ci si potrebbe vedere anche a Bologna? Io potrei fermarmici per alcuni giorni..."

"Non credo proprio. Lì saremo alloggiati nella caserma e sarò già fortunato se potrò isolarmi per farlo con qualcuno dei miei compagni... Ma domani notte verrò di certo da te. È troppo bello. E mi insegnerai altro, vero?"

"Ma se domani non ci fosse di sentinella uno dei tuoi amici, come possiamo fare?"

"Se mettono di guardia qualcuno che non conosco o di cui non mi fido, chiederò a uno dei miei amici di sostituirlo. È semplice. Ognuno di noi accetta subito, se c'è qualcuno che si offre di sostituirlo. Non c'è problema, lascia fare a me. Vedrai che anche domani notte verrò a giocare con te, stai tranquillo, Lorenzo." mi disse sorridendomi confidente, e scomparve nel buio lesto e silenzioso.

Il giorno seguente traversammo il paese di Pianoro. Quando a sera ci accampammo, io per sicurezza esplorai il terreno ed individuai un buon punto riparato. Poco dopo il cambio della guardia Gustav sgattaiolò accanto a me, sorridente.

"Tutto a posto. Di guardia c'è un mio amico. Peccato solo che questa è la nostra ultima volta..."

"Ho pensato che stanotte potremmo farlo tre volte invece di due, se ti puoi fermare con me un po' più a lungo."

"Oh, sì, Lorenzo. Spogliamoci, dai, non perdiamo tempo. È tutto il giorno che ci penso e che ce l'ho duro, sai?"

"Aspetta, io spoglio te e tu spogli me, è più divertente. E mentre ci spogliamo, possiamo toccarci..."

La luna quasi piena e la quasi assenza di alberi in quel punto mi permetteva di vedere meglio del solito la pelle candida di Gustav: era molto eccitante e bello. Quando fummo nudi e pronti, lo feci alzare in piedi di fronte a me e gli insegnai a fottermi in bocca. Gli alti cespugli ci proteggevano. Poi lo feci sedere sulla mia coperta, mi alzai e lo fottei in bocca io. Ci alternammo finché ci sentimmo prossimi all'esplosione, allora lo tirai giù con me sulla coperta e ci scaricammo l'uno nella bocca dell'altro, bevendo con golosità l'elisir del compagno.

Poi ci penetrammo in tutte le posizioni e gli feci avere altri due orgasmi come gli avevo promesso e lui ne fece avere due a me. Era felice. Dopo esserci baciati a lungo e salutati più volte, perché ci dispiaceva separarci, lui tornò infine al campo.

Il giorno seguente entrammo in Bologna dove ci separammo. Lui, mentre scompariva nel portone della caserma, mi salutò di lontano, facendomi un ampio sorriso.

Mi fermai a Bologna per pochi giorni ma non riuscii più a rivederlo se non una volta e di lontano, mentre era di guardia davanti al palazzo dell'Arcivescovo. Infine mi decisi a riprendere il mio viaggio per Venezia."

"Questa volta, padrone, è stato quasi il soldato a conquistare voi e non viceversa, vero?"

"È vero, il primo passo l'ha fatto lui."

"Era bello, quel Gustav?"

"Sì, piuttosto. Ma soprattutto era fresco e genuino, un ragazzo semplice, ma non un sempliciotto. Mi era piaciuto, sì. Anche a me sarebbe piaciuto poterci passare più tempo assieme."

"E doveva essere bello farlo all'aperto, con la luna, vero?"

"Sì, era suggestivo. Come pure era eccitante il fatto di non doverci far sentire dagli altri che dormivano non molto lontani. È stata una bella esperienza."

"Ma adesso, padrone, facciamo l'amore noi due... ho tanta voglia, sapete?"

"Anche io ho tanta voglia di te, mio dolce Poletto. Anche se purtroppo non siamo all'aperto, possiamo giocare ugualmente, non credi?"

"Certo. Ma una volta mi piacerebbe poterlo fare all'aperto, sotto la luna piena o meglio ancora sotto il sole. Vero che cercherete l'occasione per farlo all'aperto con me?"

"Promesso. Ma ora vieni qui, ragazzo mio..."


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