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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
VENTIDUESIMA NOTTE
VISITA INATTESA

Seduti sul grande letto uno di fronte all'altro, si carezzarono reciprocamente i corpi godendo l'uno della crescente eccitazione dell'altro. Ad un tratto il ragazzo emise un sospiro.

"Che c'è, Poletto?"

"Sto così bene con voi, padrone."

"E io con te. Non smetterei mai di carezzarti, di guardarti, di fare l'amore con te. Anche quando siamo al fondaco mi viene sempre più spesso voglia di appartarmi con te. A volte penso che mi spiace non averti trovato prima. Tutte le avventure che ti ho raccontato, ora che ho te, mi sembrano molto meno interessanti di prima."

"Ma a me ha fatto molto piacere sentirvele raccontare. Sapete, ora mi pare quasi di conoscervi meglio. Continuate a raccontarmene, vi prego."

"Ormai non mi resta che un solo racconto da farti. Quello di stasera sarà l'ultimo. Perché dopo questo fatto, la cosa più degna di nota e più bella che mi sia capitata... sei tu."

"Quindi è cosa recente?"

"Sì, accadde proprio due anni fa, ed è stata una delle più grandi gioie della mia vita. Dico davvero, non sto esagerando. Molte volte una gioia, mentre la si vive, pare essere la più grande di tutte. Ma questa lo è stata veramente. Ma cominciamo da capo.

Due anni fa fu eletto il nuovo Doge e, come certamente ben sai, ci furono tutte quelle grandissime e fastosissime cerimonie che sempre attirano i potenti di mezza Europa. Venezia era perciò colma di forestieri e di gente in festa. Un mattino, stavo traversando Piazza San marco di ritorno da Palazzo Ducale dove ero stato invitato per un'udienza del nuovo Doge, quando sento una mano posarmisi su una spalla ed una voce interrogarmi.

"Lorenzo?"

Mi girai e vidi due volti che mi guardavano con un lieve sorriso incerto. Ebbi un attimo di esitazione...

Ma poi esclamai: "Flavio? Alano? Possibile? Siete proprio voi?"

"Sì! Aveva ragione Flavio, sei proprio Lorenzo, dunque!"

"Quanti anni sono passati? Dodici? Tredici? Che fate ora, come mai siete qui a Venezia? Che gioia rivedervi!"

Mi raccontarono che da una decina d'anni vivevano in Provenza dove Flavio, grazie anche alla sua passata esperienza di giannizzero, era diventato il capo delle guardie del Duca ed Alano il suo capitano di mare. Ora erano al seguito del Duca per le cerimonie di investitura del nostro nuovo doge. Vivevano sempre assieme e si amavano sempre. Tutti li credevano fratelli e per giustificare agli occhi del mondo il fatto che nessuno dei due si sposava, erano diventati cavalieri professi di Santo Spirito, un ordine monastico-cavalleresco i cui membri continuavano a vivere nelle loro case, riunendosi solo in speciali occasioni. Anche ora, difatti, ne indossavano la pittoresca uniforme bianca rossa ed oro, con una colomba d'oro ricamata sul lato destro del mantello.

Ero immensamente lieto di rivederli ed anche lodo di rivedere me. Mi dissero che, non ricordando il mio cognome, non avevano saputo come fare per rintracciarmi, ma che quando erano partiti per Venezia col loro Duca, ricordando che ero originario di qui, avevano sperato che io fossi ritornato in città e quindi di potermi rintracciare e soprattutto riconoscere dopo tanti anni.

Chiesi loro dove fossero alloggiati. Mi dissero che erano ospiti della famiglia Foscari, assieme al loro Duca, poiché questi aveva sposato una parente dei Foscari. Avendo saputo che si sarebbero fermati per tutta la durata dei festeggiamenti chiesi loro se potevano trasferirsi nel mio palazzo ed essere miei ospiti. Accettarono volentieri, così, in quello stesso pomeriggio, si trasferirono da me.

Raccontai loro dei miei viaggi e delle mie avventure dopo che ci si era separati e loro mi narrarono del loro viaggio fino in Provenza e di come avessero conosciuto il Duca e fossero entrati al suo servizio. Parlammo a lungo, quella prima sera, finché venne l'ora di andare a dormire. Il giorno seguente giunse un invito per me da palazzo Foscari dove si dava una festa in onore del loro ospite, il Duca di Provenza. Logicamente andai e Flavio mi presentò al suo Duca.

Questi aveva saputo, pur non nei particolari logicamente, come avessi aiutato Flavio a fuggire da Istambul per ricongiungersi al "fratello" e quindi mi volle ringraziare perché, grazie al mio intervento, ora aveva al suo servizio due uomini fedeli e capaci come Flavio ed Alano, quindi volle darmi un'onorificenza della sua corte, il Collare dell'Ordine di Santa Maria Maddalena. Terminato il ricevimento, tornai a casa con Flavio ed Alano.

"Non m'avevate detto che avevate narrato al vostro Sovrano anche di me." dissi loro.

"Ma è naturale. In questi anni anche fra di noi si è parlato spesso di te. Non solo anche grazie a te ora siamo assieme, ma tu sei l'unica persona con cui, da quando ci siamo innamorati l'uno dell'altro, entrambi abbiamo fatto l'amore. E ricordiamo con molto piacere anche questo particolare. Anzi, a proposito di questo, la notte scorsa Alano ed io si diceva che, visto che abbiamo la fortuna di essere di nuovo tutti e tre assieme, almeno per qualche giorno, e dato che sappiamo che in questo momento tu non hai un compagno, ci piacerebbe condividere con te non solo il tetto ma anche il letto... sempre che anche tu lo desideri."

"Se dicessi di non desiderarlo sarei un imperdonabile bugiardo. Siete più maturi di quando ci si è separati, ma anche più belli, in un certo senso. Inoltre nutro un grande affetto per voi. Vedervi e desiderarvi nuovamente, perciò, è stato e resta naturale e spontaneo per me."

"Flavio ed io ci si è chiesti come sia possibile che una persona bella ed eccezionale come te non abbia ancora un amante. Ne siamo davvero sorpresi, sai?"

"Ho avuto parecchi amori e molte belle avventure, tante esperienze con maschi di ogni età e colore e livello sociale e carattere e terra e religione... Ma non ho ancora un amante, è vero. Probabilmente non ho ancora trovato la persona giusta. Le poche volte che mi sono invaghito di qualcuno, o che mi accorgevo che mi stavo innamorando, e che magari ero anche ricambiato, c'è sempre stato un qualche impedimento al mio amore. Chissà, forse io sono destinato a vivere... ed anche a morire da solo..."

"Non lo credo possibile. Vedrai che prima o poi anche tu troverai la persona giusta, adatta a te. Ma ora basta con le chiacchiere. Vieni qui, Lorenzo, lascia che io ed Alano ti si possa dimostrare tutto il nostro affetto."

Mi accostai a loro e ci abbracciammo tutti e tre e ci baciammo. Sentirmi stretto fra quei due corpi virili ed amati mi procurò subito brividi di intensa emozione. Mi abbandonai alle loro carezze, ai loro baci e mi sentii improvvisamente debole di una dolcezza infinita e, quasi in sogno, mi lasciai spogliare e trasportare sul grande letto. Li vidi spogliarsi l'un l'altro in una specie di rituale di erotica bellezza, poi li sentii nuovamente racchiudermi nel loro caldo abbraccio.

Era molto bello, perché avevo la netta sensazione che non stavano facendo l'amore con me, ma fra di loro, includendomi però nel loro amore. Sì, potevo sentire che facevo parte del loro amore, capisci? I nostri tre corpi nudi erano così strettamente intrecciati che era arduo percepire dove finisse uno e cominciasse l'altro, sì che una carezza data ad uno era anche destinata all'altro.

Sapevano farmi sentire che non ero un intruso, non ero il terzo. Ed anche per me c'era la bella sensazione che non fossero due, ma una cosa sola. Così, non so spiegarmi meglio, Poletto, ma era come se non fossimo in tre a fare l'amore ma solo in due: io, Lorenzo, con lui, Flavialano. Ma credo che anche Flavio stesse facendo l'amore con Alanrenzo ed Alano con Flavirenzo... Non so se riesco a spiegarmi, mio caro Poletto, non sto facendo solo un gioco di parole, vedi, ma molto di più...

Credo di non aver mai sperimentato in vita mia una sensazione più bella e più completa di fusione. Anche la dolce irruenza con cui ci si dava reciproco piacere, con cui manifestavamo la gioia di essere assieme, sgorgava con tale naturalezza dai nostri corpi da rendere quell'unione appassionata un vero poema d'amore. E per la prima volta, da tempo, non pensavo a come dare piacere, non applicavo le mie arti amatorie ma vivevo istintivamente e spontaneamente quegli istanti, anzi quelle ore di dolcissima fusione.

Quella sera stessa, commosso dalla carica d'amore che entrambi m'avevano donato, mi sentii in dovere di raccontare a Flavio di come avessi fatto del tutto per conquistarlo, là ad Istambul, quando ancora si faceva chiamare Abdul. Gli confessai la falsa aggressione che avevo messo in scena, per portarlo in camera mia e farmi toccare da lui, del mio accordo segreto con Guy, il marinaio francese. E gli chiesi perdono.

Flavio sorrise: "Sei stato molto abile, devo ammetterlo. Ma certo che sei perdonato, se non altro perché hai prontamente ceduto il posto al mio Alano, perché ci hai aiutato a fuggire e perché, se non fosse stato Alano a chiederti di fare l'amore quell'ultima notte ad Alessandria d'Egitto, tu nonostante lo desiderassi non lo avresti neppure sfiorato pur dormendo nello stesso letto. Ho sempre pensato che tu fossi una persona eccezionale, l'abbiamo sempre pensato tutti e due. E la tua sincerità di questa sera non fa che confermarcelo."

"Grazie. Ora che non ci sono più segreti con voi, e che mi accettate ugualmente, mi sento assai meglio, come liberato."

Alano mi abbracciò stretto e mi sussurrò: "Con noi devi sentirti sempre e solo bene. Tu sei quanto di più caro abbiamo al mondo, non dimenticarlo mai!"

Dopo quella notte, durante il giorno li portavo a vedere le bellezze della nostra città, o si prendeva parte a cerimonie e riti e festeggiamenti, o si era invitati nei palazzi dei vari patrizi e dei ricchi mercanti per feste che gareggiavano in opulenza e in eleganza. Ma a sera, tornati qui nel mio palazzo, dopo che la servitù s'era ritirata nei suoi quartieri, ci si trovava tutti e tre nella camera che avevo loro assegnato e si passava l'intera notte assieme, un po' facendo l'amore, un po' parlando dolcemente fra noi, un po' dormendo, finché il nuovo giorno ci rituffava nella vita di società.

Che notti stupende. Benché in fondo si dormisse assai poco, come puoi immaginare, nessuno di noi tre mostrava il minimo segno di stanchezza.

Una cosa avevo notato: il loro modo di fare l'amore era maturato, era cambiato da come lo ricordavo. Ora era di una virile dolcezza, ed era così simile che, se avessi chiuso gli occhi, non avrei saputo dire chi mi stava penetrando o chi mi si offriva, chi stessi baciando, chi mi carezzava. Quando raccoglievo i loro forti membri in me, l'uno in bocca e l'altro dietro, era come se fosse lo stesso membro che mi penetrava contemporaneamente e misteriosamente al tempo stesso dalle due parti. E quando penetravo l'uno e succhiavo l'altro, era come se stessi penetrando e succhiando la stessa persona al tempo stesso. E quando l'uno mi suggeva il membro mentre l'altro mi penetrava, per me era sempre come se fosse uno solo a succhiarmi e penetrarmi contemporaneamente. Era bellissimo.

A parte le differenze fisiche, i capelli, il volto, il membro dritto e circonciso di Flavio e quello lievemente arcuato verso l'alto e incirconciso di Alano, il petto quasi glabro di Flavio segnato dalla sua lunga, sensuale cicatrice e quello livemente villoso di una pelurie morbida come seta di Alano, a parte tutto questo, ora facevano l'amore nello stesso, identico, meraviglioso modo. Erano e li sentivo come una realtà unica. Quando si dice che due diventano una cosa sola, ecco, quello era ciò che era avvenuto in loro.

Pensai che, se si fossero fermati a Venezia più a lungo, certamente mi sarei innamorato di tutti e due. Cioè, non di ognuno dei due, ma di tutti e due assieme. Inoltre sentivo che anche per loro non si trattava tanto di avere rapporti puramente fisici con me, quanto di dimostrarmi tutto intero l'affetto profondo che provavano nei miei confronti. Era davvero qualcosa di sublime.

Quella per me, oltre ad essere un'esperienza bellissima, fu anche un'esperienza importante perché mi fece capire come tutte le mie famose arti amatorie non sono nulla se non c'è anche quel meraviglioso sentire. Questo mi mise indosso una pungente nostalgia nei riguardi dell'amore. Sì, certo, avevo avuto e potevo ancora avere decine di corpi di bei maschi con cui gioire, ma quello di cui avevo veramente bisogno, di cui ogni uomo ha veramente bisogno, è qualcuno da amare.

Sì, certo, mio caro Poletto, succhiare un bell'arnese, farselo mettere da qualche parte o metterlo, è veramente bello, piacevole. Ma succhiarlo per amore, metterlo o farselo mettere per amore, se anche fisicamente è esattamente lo stesso gesto, diventa qualcosa di completamente diverso e di molto più bello. In ogni rapporto fisico gradevole, oltre all'aspetto puramente materiale, c'è sempre almeno un po' di amore. Perché se non ci fosse sarebbe un rapporto fisico che, dopo l'illusione del piacere di un attimo, ti lascia vuoto, assetato come e più di prima.

Ma se c'è amore vero, amore totale, allora lo stesso gesto ne viene trasfigurato. Io, in fondo, posso affermare in tutta sincerità che ho amato quasi tutti quelli con cui mi sono unito, ma non ho mai avuto la grazia di questo grande amore, ed ora che me ne rendevo conto, mi mancava.

Mi confidai con Alano e Flavio. Mi dissero che mi capivano, e che avevo ragione, ma di non preoccuparmi, che un giorno avrei sicuramente trovato il vero amore, se solo avessi saputo riconoscerlo in tempo. Comunque con loro passai giorni indimenticabili, di una bellezza e di una pienezza inusuali per me.

Un giorno, mentre facevo visitare loro il mio fondaco, chiesi loro se non avrebbero preferito, almeno qualche volta, unirsi da soli, solo loro due. Mi risposero che no, finché stavano qui a Venezia mi volevano con loro.

"In tutti questi anni, da quando ti lasciammo ad Alessandria fino ad oggi, nessuno di noi due ha mai fatto l'amore con un altro maschio, anche se di certo non ci sarebbero mancate le occasioni. Fra noi due non c'è posto per un altro. Ma tu... tu non sei un altro, tu sei il nostro Lorenzo. Escluderti in questi giorni ci sembrerebbe quasi come se ci mancasse qualcosa. Farti partecipe del nostro amore ci sembra il modo più semplice e naturale, e giusto, per farti capire quanto tu sia importante per noi."

Sì, indubbiamente anche loro sentivano come sentivo io. Così continuammo tutti e tre a fare l'amore assieme con gioia, giorno dopo giorno, in un crescendo di emozioni. Ero sempre in mezzo a loro. Era bello, credimi, Poletto, penetrare il morbido foro di Alano e frattanto essere penetrato dal forte palo di Flavio, o agitarmi nel sodo sedere di Flavio mentre Alano danzava nel mio... era bello succhiarcelo contemporaneamente tutti e tre in un dolce triangolo di virile passione. Era bello addormentarsi appagati fra quei due corpi maschi per poi svegliarsi in piena notte, di nuovo pieni di desiderio, sentendo due bocche sul mio arnese già desto o sui miei capezzoli inturgiditi per il piacere. Era bello spalancare la bocca per accogliere quei due bei pali turgidi stretti assieme, fino a sentirli versare in me il loro duplice tributo che bevevo a grandi sorsate, come il viaggiatore assetato che finalmente trova una fonte a cui dissetarsi. E non sapere distinguere il gusto dell'uno e dell'altro.

Ma infine venne purtroppo il momento della nuova inevitabile separazione.

"Mi mancherete, amici miei."

"Tu no, ormai ti portiamo con noi."

Queste parole sono state la loro ultima lezione. Ci separammo. Fisicamente. Ma io so che lo porto sempre con me, in un angolo segreto del mio cuore, il mio Favialano.

Facemmo l'amore assieme per l'ultima volta, godendoci ogni attimo di quella dolcissima notte di reciproca dedizione. L'alba ci trovò ancora allacciati nel nostro triplice amplesso e solo quando il sole fu alto in cielo, dopo aver dato nuovamente sfogo per l'ultima volta al nostro reciproco piacere, a malincuore ci staccammo e ci rivestimmo.

Mah, tu penserai che sto diventando troppo sdolcinato, vero Poletto?"

Il ragazzo guardava Lorenzo con occhi sognanti e rispose con un lungo sospiro. L'uomo gli scompigliò i capelli in un gesto affettuoso, gli carezzò una guancia con tenerezza. Poletto rispose al bacio con trasporto, poi si chinò su di lui e lo baciò, addossandosi di più e sfregando il proprio piatto e sodo ventre contro la crescente eccitazione dell'uomo. Poi sospirò di nuovo, profondamente.

Allora Lorenzo gli chiese: "Perché tutti questi sospiri, ragazzo mio? A che stai pensando?"

"Io non sono... Flavialano, padrone. Ma vi voglio tanto bene."

"Ah sì? E perché mi vuoi bene? Perché ti piace come faccio l'amore? Perché con me ti diverti e puoi godere?"

"Perché voi siete l'uomo più eccezionale, straordinario che io abbia incontrato nella mia vita. Anche se smetterete di fare l'amore con me, io vi adorerò sempre. Come se mi aveste comprato, padrone, io vorrei essere vostro per tutta la vita. Anche quando troverete il vostro vero amante e vi dimenticherete di me, io vi servirò con devozione e con amore. E vi giuro che non farò mai più l'amore con nessun altro, ora che ho conosciuto voi e che sono stato vostro. Da quando sono con voi non ho mai più fatto l'amore con nessuno, lo sapete?"

Lorenzo sorrise con tenerezza: "Sembra quasi che tu mi stia facendo una dichiarazione d'amore. Ma sei tanto giovane... Aspetta di incontrare un bel maschietto che ti faccia girare la testa, e mi dimenticherai. È naturale, fa parte della vita."

"Oh no, padrone mio. Può darsi che ci sia al mondo un uomo più bello di voi, più eccitante di voi, più generoso di voi, può darsi, anche se ne dubito assai. Ma io non lo vedrò neanche, perché non mi interessa, perché io ormai ho conosciuto voi. Prima voi eravate il padrone e basta, poi un bell'uomo con cui era molto bello fare l'amore. Ma da quando m'avete aperto anche il vostro cuore, e mi avete palesato i vostri ricordi ed i vostri sentimenti più intimi, voi m'avete conquistato completamente.

"Ormai sono il vostro schiavo. E il giorno in cui doveste gettarmi via, in cui non mi vorrete tenere più al vostro servizio, io mi lascerò morire, morire d'inedia."

"Parole mio caro Poletto. Non sto dicendo che tu menti, no, ma solo che ti stai illudendo. Quando tu provassi davvero i morsi della fame, cambieresti subito idea." disse Lorenzo sorridendo.

Il ragazzo non rispose. L'uomo lo baciò ancora, facendogli sentire il proprio desiderio ed il giovane servo si schiuse felice a quell'abbraccio virile, e fecero l'amore con appassionato trasporto. Lorenzo sentì l'intensità della passione del ragazzo e decise di dargli il meglio di se stesso, portandolo all'estasi come solo lui sapeva fare. Fece all'amore con Poletto lungamente, con estenuante dedizione. Quando finalmente il ragazzo gridò alto il proprio piacere, nell'atto dell'acme dell'orgasmo, l'uomo si svuotò in lui condividendo lo stesso intenso godimento. Quindi, abbandonati l'uno nelle braccia dell'altro, esausti ed appagati, si addormentarono felici.


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