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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LO MERCATANTE VENETIANO
ovvero
LE 24 NOTTI DI LORENZO E POLETTO
VENTITREESIMA NOTTE
IL SEGRETARIO DEL DOGE

Poletto guardò a lungo gli abiti carezzandoli con lo sguardo e sfiorandoli appena con le punte delle dita. Poi si girò radioso verso Lorenzo.

"Ma davvero sono tutte per me queste belle vesti nuove?"

"Certo, le ho fatte fare apposta. Visto che ora lavori con me e viaggerai con me, voglio che tu sia sempre elegante. Non vuoi provarli?"

"Subito, padrone."

Il ragazzo si spogliò rapidamente ed indossò gli abiti nuovi.

"Mi stanno alla perfezione... come avete fatto, signor padrone, senza farmi prendere le misure dal sarto?"

"Volevo farti una sorpresa, così gli ho portato una delle tue livree come modello. Ti piacciono?"

"Mi pare di essere anche troppo elegante, ora. Così non sembro più un valletto, ma un vero e proprio signorino!"

"Sì, è vero. E ti stanno davvero bene indosso. Ma adesso lasciati spogliare. Lo sai che a me piaci assai di più quando sei nudo, no?"

"Anche voi, padrone, nudo siete molto più bello."

Si spogliarono a vicenda, poi salirono sul letto. Poletto si accucciò subito contro il corpo dell'uomo, che a quel contatto vibrò di piacere. Lorenzo lo carezzò, subito ricambiato.

Poi, datogli un bacio, disse: "Ormai resta ben poco da raccontarti. Vuoi che comunque continui nella mia storia?"

"Certo, mi piacerebbe sapere tutto di voi, fino al giorno in cui mi prendeste al vostro servizio..."

"Bene. Quando giunsi finalmente a Venezia, andai subito a presentare la mia lettera di credito. La somma che dovevo riscuotere, più tutto quello che durante i miei anni di viaggi avevo fatto pervenire a vari mercanti a nome mio, facevano di me un uomo assai ricco. Raccolto il tutto senza problemi, decisi di comprarmi un fondaco al porto ed una casa in città, che è questo palazzo, e di sistemarmi comodamente. Nel giro di un mese tutta Venezia sapeva del mio ritorno e della mia fortuna. Ma non conoscevo nessuno perciò mi sentivo, ed ero, piuttosto isolato.

La nobiltà e la borghesia qui a Venezia sono assai chiuse. Col tempo sarei comunque riuscito senza dubbio a farmi accettare, accogliere, ma sapevo che ci sarebbe voluto parecchio tempo.

Stavo ancora sistemando questo palazzo, quando giunse un messo dal palazzo ducale: il segretario particolare del Doge, che in quel tempo era Marco Querini San Polo, mi convocava. Andai, un po' preoccupato. La mia preoccupazione aumentò quando, appena introdotto in sua presenza, mi accolse dicendo che aveva fatto svolgere indagini sul mio conto. Non capivo dove volesse arrivare.

Mi disse che i verbali delle varie indagini svolte erano ora lì, davanti a lui e che dipendeva solo da lui renderli di pubblico dominio, in toto o in parte, o di farli conservare in archivio oppure di distruggerli. Io allora gli chiesi che cosa potessero contenere di tanto importante e delicato ad un tempo da esser degno di esser o pubblicato o distrutto.

"Tutte le informazioni vi dipingono come uomo ricco, pieno d'esperienza, abile nel mercanteggiare nonostante la vostra ancor giovane età. Tutte doti assai apprezzate nella nostra Serenissima Repubblica, come probabilmente sapete. Voi potreste diventare una delle figure illustri di questa nostra città e forse anche, un giorno neppure troppo lontano, essere iscritto nel novero dei patrizi della Repubblica.

"Ma, come potete ben immaginare, noi teniamo d'occhio i nostri potenzialmente influenti cittadini, per salvaguardare il buon nome della Serenessima e per proteggere la nostra repubblica da male intenzionati. Pertanto, mancandomi informazioni sulla vostra infanzia e sulle vostre reali origini veneziane, ho ordinato indagini negli archivi soprattutto riguardo ai censimenti degli anni passati, cioe del periodo in cui dovevate esser nato ed aver vissuto nella nostra amata città.

"È così risultato che un certo Lorenzo Zorzi è effettivamente esistito. E siamo stati anche tanto fortunati da trovare ancora vivo il patrigno di questo Lorenzo. Egli è attualmente in galera per omicidio, ma è ancora vivo. Sono andato personalmente ad interrogarlo, sapete... ed egli mi ha detto che il ragazzino, il suo figliastro, si... prostituiva ai maschi della città ed ai forestieri... Ho qui la sua deposizione. Noi amiamo la giustizia, e sappiamo bene che le sue potevano essere menzogne, dette per qualche suo oscuro motivo... Poiché egli qui aveva fatto i nomi di alcuni nobili uomini che a suo dire si sarebbero accompagnati al Lorenzo Zorzi, promettendo loro il completo anonimato e l'impunità, chiedemmo loro se ci confermavano le accuse.

"Ebbene, alcuni di loro, vedete, hanno confermato che questo Lorenzo Zorzi effettivamente si prostituiva... Voi sapete che secondo le nostre giustissime leggi, il maschio che ha commercio sessuale con uno del proprio sesso viene punito con la morte... naturalmente solo se la cosa divenisse di pubblico dominio. E forse sapete anche che tutti i suoi beni, qualora non abbia famiglia, vengono confiscati dalla Serenissima Repubblica...

"Ma d'altra parte un buon avvocato, come ve ne sono parecchi qui in città, avrebbe potuto dire che era stato solamente un errore di gioventù, sono passati parecchi anni da allora... oppure anche che non siete voi quel Lorenzo Zorzi, che si tratta solo di uno spiacevole caso di omonimia...

"Pertanto, per essere certo di non incorrere in un errore imperdonabile, dovevo esser certo non solo che voi siete lo stesso lorenzo Zorzi di questi verbali, ma pure che il vostro crimine non era solo un errore di gioventù, ma che ancora vi compiacete in rapporti sessuali con gente del vostro medesimo sesso...

"Da persona scrupolosa quale mi vanto di essere, per essere certo di non sbagliarmi, ho fatto cercare alcuni giovani prostituti maschi che operano nella nostra città e, promettendo loro protezione, li ho convinti di cercare di appurare e di verificare se voi amate unirvi carnalmente con maschi oppure no... Ed ecco qui le loro deposizioni giurate, tutte concordi... Ve ne siete portati a letto ben undici in pochi mesi! Avete qualcosa da dire?"

Mi sentii perso. Ma l'esperienza mi ha insegnato a non darmi per vinto tanto facilmente. Riflettei un attimo e pensai che evidentemente mi aveva convocato per propormi qualcosa, infatti se così non fosse stato non mi avrebbe fatto convocare inviandomi un messo, ma mi avrebbe mandato direttamente le guardie.

Così risposi: "Eccellentissimo, non posso negare l'evidenza dei fatti. Sono nelle vostre mani. Non cerco neppure di giustificarmi. Quel che posso dire è una sola cosa: ho sempre cercato di non rendere pubblico questo lato della mia vita, del mio carattere. Ma la vostra lungimiranza e la vostra abilità han saputo scovare ciò che credevo un segreto sicuro. Sono pertanto completamente nelle vostre mani."

Lui annuì ed abbozzò un lieve sorriso: "Vedo che non vi manca la saggezza. Se avessi già deciso di denunciarvi non vi avrei fatto convocare a palazzo. No, ma dipende da voi se lo farò o no. Dipende solo ed esclusivamente da voi. Ma ora che vi ho conosciuto... mi dispiacerebbe davvero doverlo fare."

In un primo momento avevo pensato che volesse da me soldi, oro, ricchezze. Ma questa sua ultima frase fece scattare in me un pensiero diverso. Ma non potevo esserne sicuro, né potevo rischiare di sbagliarmi o sarei letteralmente caduto dalla padella alla brace.

Così finalmente dissi: "Ditemi, ve ne prego, che cosa posso fare per essere accolto dalla Serenissima come un buon figlio ed un degno cittadino. Guidatemi voi, ve ne prego, eccellentissimo."

"Questi giovani... prostituti, da me personalmente interrogati, han tutti detto che siete molto esperto nelle... arti amatorie. Quasi tutti han decantato le vostre lodi, sapete? La cosa mi ha incuriosito. Siete davvero così... straordinario?"

Ero sempre più certo di averci visto giusto. Risposi: "Ho molta esperienza, avendo provato di persona il modo di comportarsi di popoli e genti diverse nel segreto di un'alcova. Ma vedete, non è facile giudicarsi da soli, gli altri lo possono indubbiamente fare assai meglio di me."

Il segretario si grattò leggermente sotto la parrucca, poi mi disse con una specie di ammiccamento: "Mi incuriosite, messer Lorenzo Zorzi. Sì, davvero mi incuriosite. Sapete, io ho la potestà di fare di voi un condannato a morte oppure un insospettato ed insospettabile cittadino della Serenissima... Che cosa potreste dirmi per convincermi di scegliere la seconda ipotesi... e far così scomparire per sempre queste carte così compromettenti?"

"Una persona come voi, nobile, ricca, temuta e rispettata, non può certo essere tentata dal denaro, dalle ricchezze... pensare così sarebbe offendervi. Ma se l'eccellentissimo volesse mostrarmi la sua benignità... io cercherei a mia volta di mostrargli tutta la mia riconoscenza con tutto me stesso, pur sapendo bene che, per quanto io possa fare, non riuscirei mai a sdebitarmi completamente."

Stavamo giocando a rimbalzarci la palla, ognuno aspettando che fosse l'altro a dire quello che ormai era abbastanza chiaro. Io frattanto mi chiedevo come sarebbe potuto essere andare a letto con quell'uomo di cui potevo vedere solamente le mani ed il volto, essendo tutto il resto coperto e nascosto da abbondanti paludamenti lussuosi e da una cospicua parrucca. Anche se fosse stato poco piacevole, comunque, ero più che disposto a pagare quel prezzo per non perdere la vita.

Il segretario allora mi disse: "Certo, non mi lascerei corrompere da oro o denaro. No. Ma provo simpatia per voi, nel fiore della virilità e della vita, non lo nascondo. Così... vorrei potervi aiutare, vedete? Ma voi... sapreste essere discreto nelle vostre cose? Sapreste comportarvi da vero gentiluomo?"

"Se mi conosceste meglio, eccellentissimo, non avreste alcun dubbio a proposito. I nobili signori che avete interrogato sulla mia adolescenza lo possono confermare. Essendo io allora un ragazzo povero, ho forse mai cercato di profittare della loro benevolenza e protezione?"

"Questo è vero. Lo stesso vostro patrigno mi aveva detto che lui aveva scoperto le vostre relazioni solamente perché vi aveva spiato, ma che voi avevate sempre negato ogni cosa. Chi voleva nuocervi, dopo tutto, ha testimoniato in vostro favore, in un certo senso... Oltre ad essere un uomo avvenente, mi date l'impressione di essere un uomo di senno. Mi piacerebbe conoscervi meglio, per poter prendere la giusta decisione nei vostri confronti."

"Sarei onorato e felice di farmi conoscere da voi, nel modo più completo e... intimo possibile. Ditemi solo come potrei fare..."

"Sì, credo davvero che possa valer la pena di conoscervi più intimamente. E... spero anche che sarà una piacevole esperienza..."

"Farò tutto quanto è in mio potere per renderla piacevole, eccellentissimo."

Ad un tratto il segretario sembrò perdere ogni prudenza. Mi guardò dritto negli occhi e mi disse: "Lorenzo, non deludermi a letto e io non ti farò mancare la mia protezione. A me non piacciono i ragazzini, ma gli uomini. Dimostrami che sei un vero uomo. I ragazzi m'han detto che ce l'hai grosso e che lo sai usare bene, è vero?"

"Volete sincerarvene subito?"

"No, non qui. Ma vienimi vicino, voglio almeno sentirlo sotto i panni. Ecco, bravo... Sì, madre natura è stata generosa con te, sento. Mi fai venire l'acquolina in bocca. M'han detto che puoi farlo anche più volte di seguito... è vero?"

"Certo, eccellentissimo."

"Bene bene. E cosa ti piace fare?"

"Veramente di tutto, eccellentissimo."

"Ti piace infilarlo in un culo voglioso?"

"Certo, eccellentissimo, mi piace spingerlo tutto dentro fino in fondo e poi sbatterlo con forza."

"E dove altro ti piace infilarlo?"

"In una bocca calda e golosa, eccellentissimo."

Parlando così, lui continuava a palparmelo e se lo sentiva crescere in mano e ci mancava poco che sbavasse dal piacere. Avevo capito cosa si aspettava da me, e gli stavo dando corda. Gli piacevano le volgarità, non le cose romantiche.

"E cosa gli faresti, Lorenzo, al mio uccello?"

"Lo farei sbrodare, eccellentissimo."

"E come, Lorenzo, dimmi, con le tue mani o... con cosa?"

"Con la mia bocca, eccellentissimo. Sarei lusingato di poter leccare e succhiare il vostro uccello, fino a farvi sbrodare per il piacere."

Smise di palparmi, arrotolò le carte che mi riguardavano, si alzò in piedi, mi prese per un braccio e mi disse, guardandomi dritto negli occhi: "E quando mi darai piacere con la tua virilità?"

"Tutte le volte che vorrete... anche subito..."

"Allora non perdiamo tempo. Venite con me, al mio palazzo, caro Lorenzo. Non vedo l'ora di mettervi alla prova." Tirò un cordone e dopo poco entrò un lacchè. "Fai preparare la mia gondola. Per oggi ho finito. Dì che facciano in fretta, sto scendendo." Poi, rivolto a me, disse: "Aspettami un attimo qui, mi tolgo queste robe di dosso ed andiamo."

Appena giunti nel suo palazzo, saliti nelle sue stanze, dette ordine ai servi di non disturbarlo per nessun motivo e di non far entrare nessuno nei suoi quartieri, nemmeno la moglie o le figlie. Quindi, chiusa accuratamente la porta con un chiavistello, mi guidò fino ad una sontuosa camera da letto e cominciò a spogliarsi, invitandomi a fare lo stesso. Mentre si spogliava lo guardavo: aveva un corpo non male per un uomo della sua età, ed i peli argentei sul petto asciutto gli conferivano persino una certa sensualità. Pensai che sarebbe stato meno male di quel che temevo. E fra le gambe aveva un ciondolo non eccezionale ma di tutto rispetto. Anche lui guardava il mio corpo man mano che si rivelava al suo sguardo, con evidente compiacimento, e quando vide il mio batacchio già semieretto, espresse il suo apprezzamento.

"Bello, bello. Vien qua, bel maschione."

"Sì, eccellentissimo."

"No, niente eccellentissimo. Quando siamo nudi puoi darmi del tu. Siccome questo è un esame, dimmi tu come vuoi cominciare, maschiaccio."

"Sdraiati sul letto ed allarga bene le gambe: voglio leccarti ben bene quel tuo battacchio fino a farti gridare dal piacere e farlo diventare più duro dello scettro del Doge."

"Sì, maialone, e poi?"

"E poi voglio leccarti il buco del culo finché mi scongiurerai di montarti."

"Sì stallone in fregola... e poi?"

"E poi te lo schiaffo tutto dentro e te lo sbatto come un pestello in un mortaio, finché sbanderai e sgropperai come una cavalla in calore."

"Oh sì, bravo, sì, e poi?"

"E poi me lo farai diventare ancora più duro leccandomelo e prendendolo tutto in quella tua bocca porca, e te lo spingerò fino in gola e ti affogo col mio latte di maschio infoiato."

"Bravo, bravo. E poi? E poi?"

"E poi te lo ficco di nuovo in quel tuo forno ardente di culo e ti fotto con tutte le mie forze fino a riempirti di broda tutte le budella. Poi ti succhio il bigolone e te lo slinguo tutto e te lo strapazzo finché mi sbrodi di nuovo in faccia..."

Lui s'era steso con le gambe larghe sul letto, allora detti inizio a quel mio programmino. Dopo poco era già completamente partito. Quando lo infilai, notai con piacere che ancora aveva un culo abbastanza sodo e non troppo largo, e che era gradevole prenderlo. Tenni fede al programma e quando alla fine venne per la seconda volta, era esausto ma contento. Mi tese un panno per ripulirmi.

Mentre mi rivestivo, mi disse: "Bravo, bravo. Sei il miglior maschio che abbia mai avuto. Sei anche meglio di quel che potevo sognare. Continua così e queste carte resteranno nascoste nel mio forziere personale."

"Grazie, eccellentissimo. Consideratemi il vostro devotissimo servitore."

Per mia fortuna, mi faceva chiamare a palazzo solo una volta alla settimana, sempre il mercoledì sera a vespro. Dopo quattro o cinque volte che andavo da lui per far sesso, mi fece vedere che stracciava e gettava nel fuoco tutte le mie carte.

Poi mi disse: "Adesso, se vuoi, puoi anche non venire più qui da me, quando ti faccio chiamare..."

"L'eccellentissimo si è stancato di me?"

"Io no. Ma adesso il tuo problema è risolto. Non è più necessario che tu venga solo per il mio piacere..."

"Eccellentissimo, a me piacerebbe continuare, se a voi non dispiace. Io non sono venuto qui solamente per la questione delle carte compromettenti, ma anche perché vi son devoto."

"Allora continuerai a venire qui da me?"

"Tutte le volte che l'eccellentissimo lo desidera. Per me va bene continuare il mercoledì."

"Lorenzo, se non avessi moglie e figli, ti prenderei qui con me. Non immagini quanto ti son grato. Ma te lo saprò dimostrare. E adesso, brucio per davvero tutte le tue carte, anzi, te le do in mano, che le brucerai tu di persona."

Nonostante tutta la mia esperienza, non avevo pensato che mi avesse messo alla prova e ringraziai la mia buona stella. Comunque, bruciate per davvero le carte, continuai ad andare da lui. E lui mi dimostrò veramente la sua gratitudine. Mi invitò a tutte le sue feste e mi presentò al bel mondo di Venezia, sì che in breve fui accettato nei migliori salotti ed invitato dalle migliori famiglie.

Lui sapeva che oltre che con lui io andavo anche con altri maschi, ma non solo non me lo impediva, ma voleva anche che gli raccontassi nei dettagli che cosa facevo con gli altri maschi e questo lo eccitava moltissimo. Tutto sommato era un uomo simpatico e di gradevole compagnia, e mi ero un po' affezionato a lui.

Continuammo a vederci per quasi un anno. Lui mi confidò che si faceva sbattere anche dal suo gondoliere e dal suo cameriere personale, ma mi disse che io ero e restavo il migliore. Grazie alla sua amicizia ebbi anche notevoli appoggi per i miei commerci, così arricchii anche più di prima.

Per il suo sessantacinquesimo compleanno, per dimostrargli la mia gratitudine ed amicizia, lo invitai qui a palazzo da me. Avevo organizzato nella mia camera da letto una piccola orgia tutta per lui, pagando i migliori prostituti della città. Credo che non abbia mai preso tanti cazzi in una volta sola in tutta la sua vita...

Avevo istruito bene i ragazzi e, come loro, anche io feci del tutto per farlo godere al massimo. Come avevo immaginato, il finale lo eccitò moltissimo: mentre io lo infilavo ed uno dei ragazzi glielo pompava in bocca, tutti gli altri lo circondavano e se lo smanettavano in modo che, cercando di venire tutti assieme, lo coprirono di schizzi in tutto il corpo. A quel punto era talmente eccitato che venne anche lui senza nemmeno toccarselo. Allora i ragazzi lo sollevarono dal letto, lo portarono fino ad una grossa tinozza colma d'acqua calda e profumata che avevo fatto preparare dietro un paravento e lo lavarono e lo asciugarono. Quindi si ritirarono nella stanza di fianco dove si rivestirono ed andarono via, lasciandoci soli.

Marco, ancora con il fiato grosso, mi disse: "Lorenzo, tu mi volevi uccidere! Troppo bello, tutti quei batoccoli, tutte quelle mani, tutte quelle bocche! È stato il più bel regalo di compleanno della mia vita. Ma sto diventando vecchio. Un altr'anno, ti prego, fammi un regalo più... tranquillo."

Ma l'anno seguente non potei fargli nessun regalo. Tre mesi più tardi morì d'un colpo, mentre lavorava a palazzo ducale."

"Così, padrone, avete fatto quell'orgia proprio qui, su questo letto?"

"Sì, Poletto, proprio qui."

Poletto si guardò intorno, poi chiese: "Quando pagavate un ragazzo, lo portavate sempre qui?"

"No, di rado. Di solito i ragazzi che lo fanno per mestiere hanno una cameretta o un quartierino dove portano i loro clienti."

"Ma ce ne sono tanti di ragazzi che lo fanno in cambio dei zecchini?"

"In una città come Venezia, piena di forestieri e di gente ricca, ce ne sono parecchi, sì. Oltre ai marinai, s'intende."

"E come si fa a riconoscerli?"

"Per prima cosa capisci che han voglia di fare qualcosa con te. Poi, quando tu gli chiedi se verrebbero con te, ti dicono che lo fanno per zecchini."

"Ma son bravi a fare l'amore?"

"Alcuni sì, altri no. Dipende. Dipende prima di tutto se lo fanno solo per i soldi o se lo fanno anche perché gli piace farlo. E poi dipende dall'esperienza che hanno, e anche dal carattere... Alcuni di quelli con cui sono stato erano molto bravi."

"Se vedeste me per la strada, mi offrireste qualche zecchino per fare l'amore con voi?"

"No, neanche uno."

"Neanche uno?"

"No. Ti rapirei e ti terrei mio prigioniero per sempre."

"Mi mettereste alla catena?"

"No, in una gabbia... in una gabbia d'oro."

Scherzarono ancora un po' ma presto smisero perché il reciproco desiderio li spinse l'uno nelle braccia dell'altro.


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