"Hai delle mani d'oro, Prof. Se non avessi Carlo, credo che mi lascerei sedurre volentieri da te!" esclamò Fiorenzo.
Silvano ridacchiò: "Ma va là, bugiardo! Lo sanno tutti che a te tira solo per i teen-agers!"
"Perché, a te no?"
"Sì e no..."
"Ma se Giusto è più giovane di Carlo!" insisté Fiorenzo. "... e è appena maggiorenne. A proposito, com'è che non è venuto, Giusto, oggi?"
"Lavora, purtroppo."
Silvano si spalmò altra crema abbronzante sul palmo delle mani e le passò sulle gambe dell'amico con lunghi e lenti movimenti elicoidali. Carlo accese due sigarette e ne porse una al proprio amante che, mentre la metteva fra le labra, allungò una mano e carezzò il petto di Carlo. Il ragazzo ebbe un lieve fremito e gli sorrise dolce.
Silvano chiuse il flacone della crema abbronzante, mise gli occhiali da sole e si stese sul proprio telo.
"Vuoi una sigaretta, Prof.?" gli chiese Carlo.
"No, grazie. Più tardi, forse. Che or'è?" chiese Silvano.
"Le quattro meno un quarto." rispose Carlo stendendosi ed appoggiando la testa sul petto di Fiorenzo.
Questi gli infilò le dita fra i capelli e gli carezzò il capo. Carlo assunse l'aria di un gattino soddisfatto: Silvano pensò che non si sarebbe stupito se il ragazzo si fosse messo a fare le fusa.
Dal viottolo sbucarono due ragazzi. Silvano s'alzò a sedere e si illuminò in un grande sorriso riconoscendo uno dei due: "Giusto! Avevi detto che non saresti potuto venire, oggi."
"E invece eccomi qui. T'ho scombussolato qualche bel progettino, per caso, Prof?"
"No, anzi. Ma come hai fatto a venire fin qua?"
"Mi ha dato un passaggio lui con la sua moto." rispose Giusto indicando il ragazzo che lo accompagnava.
Era un ragazzo di venti, venticinque anni, vestito tutto in pelle nera attillata, con una grossa cintura borchiata allacciata morbida sui fianchi, a puro scopo ornamentale. I calzoni mettevano in evidenza un bel pacco sotto la patta ed un sedere piccolo e tondo, perfetto. Il volto triangolare, coronato da un folto e morbido casco di capelli castano chiari mossi da ampi ricci, era reso luminoso da due vivaci occhi verdi, adornato da un naso fine e dritto, da due labbra non carnose né sottili, sensuali. Un'ombra di barba rendeva più virile quel volto che, diversamente, sarebbe sembrato quello di un ragazzino, anzi di un monello.
Giusto fece le presentazioni: "Lui è Dario Nocera. È il batterista dei Mad Boys. Lui è Fiorenzo Calza, questo è il suo ragazzo, Carlo Ferrara e questo è Silvano rinaldi, il Prof, il mio uomo."
Dario fece un cenno di saluto a tutti.
"Spogliatevi, abbiamo ancora quasi tre ore di sole." li invitò Silvano.
Giusto si liberò in fretta degli abiti, imitato prontamente da Dario. Gli occhi di tutti erano puntati sul nuovo arrivato e ne scrutavano il corpo snello che si stava gradualmente rivelando. Giusto, appena nudo, si stese sul telo di Silvano e lo abbracciò, baciandolo in bocca. L'uomo gli carezzò con piacere il sedere.
Dario finì di spogliarsi e, appena si calò i calzoni, sotto cui non portava le mutande, Carlo emise un lieve sibilo fra i denti: "Ci credo che fai il batterista, tu, con quella mazza!" disse e tutti ridacchiarono.
Dario arrossì lievemente ma sorrise, e sedette sulla sabbia erbosa.
Il Prof e Giusto si stavano baciando e carezzando incuranti della presenza degli amici. Ma dopo un po' il Prof si alzò tirando su anche il suo ragazzo: "Noi andiamo all'isola..." annunciò agli altri, ripiegò il telo e, con Giusto, traversato il basso corso d'acqua, si inoltrarono fra gli arbusti dell'isolotto lì di fronte scomparendo alla vista degli altri.
Carlo, sorridendo malizioso a Dario, commentò: "Ancora un po' e si mettevano a farlo qui davanti a noi. Giusto sarebbe stato capacissimo, ma il Prof è ancora pittosto all'antica..."
"Che c'entra all'antica, " intervenne Fiorenzo, "il Prof ha semplicemente il senso del pudore, no? tu lo faresti l'amore con me qui davanti a lui?"
"Beh, davanti a lui no, ma lui mica ancora lo conosco..." rispose Carlo, poi diretto al nuovo arrivato gli chiese: "Tu ti chiami Dario, vero?"
"Sì."
"È da molto che conosci Giusto?"
"No... solo da lunedì, quando abbiamo fatto la nostra prima registrazione alla TV dove lavora lui."
"Ah, solo quattro giorni, quindi. E... com'è che vi siete... scoperti, allora?"
"Solo oggi. Giuseppe durante un intervallo m'ha avvertito che avevo la bottega aperta e m'ha detto: o te la chiudi, o l'apri completamente. Io che già avevo una mezza idea che lui potesse essere come me e visto che in quel momento eravamo soli, gli ho chiesto: tu cosa dici che dovrei fare? E lui subito: dovresti spogliarti nudo, se fosse per me. Allora io gli ho detto che anche a me sarebbe piaciuto vederlo nudo e lui m'ha detto che era facile e m'ha parlato di voi e di questo posto e m'ha chiesto se, finite le registrazioni, lo portavo qui. E così... eccomi qui."
"Già, e nudo come diceva Giusto. Così questa è la prima volta che vieni qui. E anche che vedi Giusto nudo."
"Sì."
"E che te ne pare?"
"Di cosa? Di questo posto o di Giusep... di Giusto?"
"Mah, di tutti e due." rispose con un sorriso malizioso Carlo.
"Beh... Giusto è ben fatto e qui si sta bene."
"Hai il ragazzo, tu?" chiese Carlo.
"No, non ancora."
"E come mai? Un bel figo come te dovrebbe avere la coda, no, Fiore?"
"Sì, sei davvero un bel ragazzo," disse l'uomo, "non dovrebbero mancarti le occasioni."
"Beh, quelle non mancano. Avventure ne ho avute, ne ho parecchie, ma... niente di serio, ancora. Forse m'aspetto troppo da un compagno, chissà..."
"Quanti anni hai?" gli chiese Fiorenzo."
"Ventidue."
"Beh, hai tutto il tempo che vuoi, allora..." gli disse Carlo.
Chiacchierarono in po'. Poi il Prof con Giusto tornarono dall'isola. Dario li guardò avvicinarsi studiandone i corpi da capo a piedi, senza sfacciataggine ma senza neppure nascondere il proprio interesse.
L'uomo che chiamavano Prof era sui quaranta anni, lievemente stempiato, capelli ed occhi castano scuro. Il corpo era normale, né bello né brutto, con un lievissimo accenno di pinguedine ma con braccia e gambe lunghe e nervose. Fra le gambe, da un folto ciuffo di ricci peli scuri, pendeva un membro morbido di discrete dimensioni, ben fatto, adornato da un bel sacco con i testicoli, quasi glabro. Camminava eretto, con un portamento quasi fiero, con un incedere elastico ed agile.
Il suo amichetto, Giuseppe detto Giusto, aveva diciotto anni ed un corpo in parte da efebo ed in parte da uomo. Era comunque troppo giovane per interessare veramente Dario: al massimo buono per un notte, pensò il ragazzo.
I due stesero il telo e vi si sdraiarono, semiabbracciati. Dario guardò l'altra coppia. Ora Carlo stava carezazndo il corpo dell'amico che era semiecciato. Il professore si mise a parlare con Dario che distolse lo sguardo dai due amanti.
"Mi diceva Giusto che tu e il tuo complesso fate musica molto bella..."
"Beh, a noi piace, è naturale. Chi ama il jazz, di solito, apprezza la nostra musica."
"Eseguite solo pezzi vostri o anche classici?"
"Nostri, ormai. Cominciamo ad avere un repertorio abbastanza vasto."
"È molto che fai jazz, tu?"
"Da sette anni. Ho cominciato che avevo quindici anni. Ma col mio complesso solo da quattro anni."
"Hai sempre fatto jazz?"
"Sì, sempre. A te... posso darti del tu, vero? A te piace il jazz?"
"Sì, e mi piace soprattutto il jazz-rock."
"Allora dovrebbe piacerti il nostro modo di suonare. Noi siamo proprio nel filone del jazz-rock..."
Intervenne Giusto: "Sì, credo proprio che al Prof piacerebbe la musica che fate voi Mad Boys. È un intenditore, sai?"
"Perché non venite domani sera al Club 21 allora? Suoniamo lì..."
"Può essere un'idea," disse Giusto, "eh, Prof? Che ne pensi, ci andiamo?"
"Sì, volentieri. Quanto costa l'ingresso?"
"Per i soci è libero, e i non soci non possono entrare, è un club privato. Ma fate chiedere di me, dite che siete amici di Riccetto... che sarei io. Così vi faccio entrare gratis." disse sorridendo Dario.
Ma la testa di Dario era altrove. Di tanto in tanto lanciava un'occhiata verso Fiorenzo, ora pienamente eccitato, che stava carezzando con desiderio e tenerezza il proprio ragazzo. Fiorenzo aveva un corpo molto sensuale, nella piena maturità dei suoi trent'anni, un corpo atletico e proporzionato, palestrato ma senza esagerare. Dario pensò che gli sarebbe piaciuto essere al posto del ragazzo (Carlo si chiamava?) per godere quel corpo sodo ed asciutto, vigoroso e proporzionato e delle sue attenzioni.
Gli piaceva quella spiaggetta appartata in riva al fiume, protetta da un folto di alberi, in cui si poteva prendere il sole in completa nudità, con gli amici. Ed anche il vicino isolotto in cui era possibile imboscarsi per fare l'amore, come poco prima avevano fatto Giuseppe col Professore. A dire il vero sembrava che Carlo e Fiorenzo, nonostante i discorsi di poco prima, stessero per mettersi a fare l'amore lì, sotto gli occhi di tutti...
Dario si accorse che questi pensieri lo stavano facendo eccitare e gli stavano procurando un'erezione e, vergognandosi leggermente di essere visto in quello stato dagli altri, si girò e si stese sul ventre.
Il sole stava iniziando a scendere ma i suoi raggi ancora riscaldavano il greto del fiume e carezzavano piacevolmente i corpi nudi dei cinque maschi lì stesi. Quel calore svegliava ed accentuava la sensualità ed il desiderio in tutti e cinque. Anche il professore aveva preso a carezzare di nuovo il corpo di Giusto che era steso languidamente accanto a lui.
Dario si accese una sigaretta e cercò di pensare ad altro. Dopo un po' Carlo e Giusto scesero al fiume e giocarono a spruzzarsi con l'acqua a grandi manate, ridendo e scherzando spensierati. Fiorenzo e il Professore si misero a discutere di economia. Dario pensava che la semplicità e la libertà con cui i quattro amici si stavano godendo il sole, la natura, l'aria libera, la loro nudità completa, erano molto belle e piacevoli.
Si sentiva fortemente attratto da Fiorenzo, e di nuovo pensò che se l'uomo non fosse già stato in coppia con Carlo, gli sarebbe piaciuto provarci. Doveva essere bello, piacevole fare l'amore con un uomo dal corpo così bello. Ma a Dario non piaceva intromettersi in una coppia. Anche se lui non aveva ancora mai avuto una storia seria o di lunga durata, aveva troppo rispetto ed ammirazione per il rapporto di coppia per pensare di minacciarlo con una sua intromissione.
Ripensò al suo primo uomo. Si chiamava Patrizio. Aveva dieci anni più di lui. Era già un anno che faceva sesso con altri ragazzi, di solito più grandi di lui, ma di solito si limitavano a masturbarsi a vicenda o, raramente a succhiarlo. Sì, s'era innamorato di Patrizio, ma questi non era innamorato di lui, voleva solamente divertirsi con lui. Così, dopo averlo convinto a donargli la propria verginità, s'era messo a caccia di altri ragazzini e l'aveva lasciato. Dopo la breve relazione con Patrizio non contava più le avventure che aveva avuto, ma non s'era mai più innamorato di nessuno.
I compagni del suo complesso sapevano che Dario era gay. A loro non interessava, lo rispettavano, ma a volte lo prendevano un po' in giro per la sua incostanza.
"Voi gay non riuscite mai a fare coppia fissa," gli aveva detto una volta il suo amico Marcello, "vagate eternamente da un'avventura ad un'altra, come le farfalle, di fiore in fiore."
"Non credo che dipenda da noi," gli aveva risposto Dario, "è che, a differenza di voi etero noi dobbiamo farlo sempre di nascosto, in fretta... Noi non abbiamo la possibilità di corteggiare, di far nascere un amore a poco a poco, di coltivarlo. Noi non si può andare in giro col nostro ragazzo come fate voi con una ragazza. E allora per noi viene prima il sesso e poi, a volte, può anche nascere qualcosa di più serio. Vedi, mica tutti ci accettano come fate voi amici con me..."
Dario fu scosso dai suoi pensieri da Fiorenzo che gli stava chiedendo qualcosa.
"Eh? Cosa?" chiese il ragazzo, "Ero sovrappensiero, scusa..."
"Niente di speciale. Dicevo solo che forse è ora di rivestirci e rientrare. Il sole sta per andarsene."
"Ah, va bene." Rispose Dario.
Si alzò e con le mani si spazzolò via di dosso la sabbia ed i fili d'erba. Mentre si chinava a prendere i propri vestiti notò che il professore lo stava guardando con aperta ammirazione. Gli fece piacere. È sempre bello, gratificante sentirsi ammirati. Anche quando si esibiva col suo complesso spesso leggeva negli occhi di qualche spettatore quello stesso sguardo di ammirazione. Uno sguardo caldo, avvolgente, sensuale...
Forse era proprio quello, dopo il piacere di far musica, il motivo per cui amava esibirsi in pubblico. Per quegli sguardi di ammirazione e, a volte anche di desiderio. Anche per quello aveva scelto i suoi abiti in pelle che indossava senza biancheria intima, sì che fasciavano il suo corpo come una seconda pelle, coprendolo e mettendolo in mostra al tempo stesso, esaltandone le forme.
Sapeva di avere un bel corpo e ne era orgoglioso, senza essere per questo un narcisista. Si rendeva comunque conto perfettamente che di solito, quelli che gli facevano capire di desiderarlo, in realtà non desideravano lui, Dario, con la sua personalità e mentalità e sensibilità, ma volevano solo il suo corpo.
Era inevitabile, pensava, anche se poco gratificante. D'altronde se fosse stato brutto qualcuno si sarebbe mai accorto di lui, si sarebbe mai sentito attratto da lui? Lui stesso, dopo tutto, non era attratto soprattutto e prima di tutto da un bell'aspetto? Anche lì, fra Fiorenzo e il Professore, non s'era perso in ammirazione per Fiorenzo, ignorando quasi il professore, che pure non era brutto, ma era meno bello dell'amico, senza sapere quale dei due potesse in realtà avere una personalità più affascinante?
Rivestitisi tutti e cinque, risalirono fino alla strada. Gli altri quattro salirono sull'auto di Fiorenzo e, salutato Dario, partirono, dopo che Giusto gli ebbe confermato che si sarebbero rivisti la sera del giorno seguente.
"Allora a domani sera. Ci si vede al Club 21." aveva detto il ragazzo.
"Certo, chiedete di me, di Riccetto. A domani!" rispose Dario e messo in moto partì rombando verso la città.