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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI LUMINOSI CAPITOLO 2

Dario condivideva un appartamentino con Gustavo, il sassofonista del suo complesso. Gustavo era l'unico del gruppo, oltre a Dario, a non avere una relazione fissa. A volte si portava una ragazza in casa e allora, come faceva anche Dario quando era lui a portarsi un uomo in casa, mettevano una bottiglia del latte vuota, come segnale, fuori della porta. Così l'altro non entrava ma andava a farsi un giro per lasciare all'amico la necessaria intimità. Ma il patto era che si poteva tornare a casa due ore più tardi e, se il segnale fosse stato ancora lì, si sarebbe suonato alla porta.

Dario, salito al secondo piano, stava per inserire la chiave nella toppa, quando vide di fianco alla porta la bottiglia del latte vuota. Sorrise e scese di nuovo in strada. Guardò l'orologio: erano le 19,20. Questo voleva dire che sarebbe potuto rientrare solo dopo le 21,20. Avendo un po' fame, decise di andare a cenare nella vicina Trattoria Toscana. Ci andavano abbastanza spesso, lui e Gustavo, a volte da soli ed a volte assieme, specialmente quando nessuno dei due aveva voglia di cucinare.

Il cameriere lo salutò con un ampio sorriso: "Ciao Riccetto, come va?"

"Bene." rispose Dario con un sorriso e sedette al tavolo.

Mario, il cameriere, era sempre molto gentile con lui, più che con Gustavo, e più volte Dario s'era chiesto se Mario non stesse facendogli il filo, sia pure in modo assai discreto. Ma a Dario non andava di fare il primo passo, di incoraggiarlo, anche perché in fondo non si sentiva granché attratto da Mario.

"Che cosa ti diamo di buono stasera?" gli chiese il cameriere porgendogli il menù.

Dario scelse. Mario non era brutto. Doveva avere una trentina d'anni. Era calabrese, scuro di pelle e di capelli. Aveva un corpo un po' massiccio ma non grasso. I neri calzoni morbidi non permettevano di intuire nulla di ciò che vi si celava sotto. Le mani erano belle, affusolate e lunghe, da pianista, curate. Doveva essere piacevole essere accarezzati da quelle mani.

Mentre aspettava di essere servito, Dario si guiardò attorno pigramente. Niente di interessante, a parte una coppietta in un angolo. Lei era di spalle, aveva lunghi capelli neri. Lui di fronte. Bello. Dario lo guardò con interesse, pensando che un tipo bello così era sprecato con una ragazza...

Il ragazzo doveva avere sui venticinque anni. Era proteso a parlare con lei, sorridente, con l'evidente intento di affascinarla, di sedurla. Bello com'era, pensò Dario, non avrebbe dovuto faticare poi molto. Aveva labbra molto sensuali ed occhi vivi e dolci. Non sentiva che cosa il ragazzo le stesse dicendo ma erano certamente parole tenere: tutta l'espressione del volto lo diceva.

Peccato, pensò di nuovo Dario, che quello si sprechi con una donna. Se stesse parlando così con me... gli cadrei immediatamente fra le braccia, farei tutto quello che vuole... Il ragazzo allungò una mano a toccare quella della ragazza ma questa la scostò, quasi con bruschezza. Dovevano aver litigato...

Venne Mario col primo piatto e Dario si distrasse per un po'. Poi li guardò di nuovo: stavano mangiando. Il ragazzo di tanto in tanto la guardava e le sorrideva accattivante. Diceva qualcosa con un sorriso ma lei scuoteva la testa. Erano frasi brevi, staccate l'una dall'altra. Lui forse stava cercando di convincerla di qualcosa... pensò Dario, divertito da quel suo spiarli discreto.

Mario gli portò un altro piatto. Dario iniziò a mangiare la pietanza. Poi ebbe un'idea: si alzò e si avviò verso il gabinetto. Passando così accanto ai due, udì lui dire: "... ma può capitare!" poi il giovane tacque e mentre Dario gli passava acacnto, gli occhi del giovanotto si fissarono per un attimo sui suoi.

A quell'occhiata Dario provò come una lieve scossa. Entrò nella toilette. Giacché c'era si mise ad uno dei due orinatoi per svuotarsi. Stava per rimettersi a posto quando entrò qualcuno. Era il ragazzo, che si mise all'altro orinatoio. Dario restò immobile, il cuore in gola. L'altro se lo tirò fuori e si mise ad orinare. Dario lanciò un'occhiata discreta e quel che vide gli mandò il sangue alla testa.

Guardò il volto del ragazzo. Questi guardava fisso davanti a sé, l'espressione lievemente accigliata. Dario si tolse rimettendosi a posto ed andò a sciacquarsi le dita al lavandino lì di fronte. Il ragazzo gli giunse alle spalle aspettando il suo turno per sciacquarsi. Di nuovo i loro sguardi si incontrarono nello specchio e di nuovo Dario provò come una scossa, una lieve vertigine.

L'altro disse a mezza voce: "La stronza!"

"Eh?" chiese Dario girandosi.

"Quella stronza. Prima mi dice che ci sta, poi si tira indietro..."

"Capita..." disse Dario incerto, non sapendo che dire.

"Sì, ma... tu ce l'hai la donna?"

"No, io no..."

"Beato te! Almeno non hai 'sti problemi."

"Già..."

"Mi verrebbe voglia di mollarla lì e di farle pagare il conto!"

"Puoi farlo."

"Se lo meriterebbe. Sergio qua, Sergio là... fa la smorfiosa e poi... Al cinema mi tocca, me lo tira fuori, la porca... E poi dice no, io sono una ragazza seria! Sai che ti dico? Io pago la cena, la mollo e vado a cercarmi una puttana."

"Beh, non è che sia granché come alternativa, una puttana." gli rispose Dario chiedendosi perché si stesse trattenendo lì a parlare con quello. Tanto, mica avrebbe potuto sperare di portarselo a letto, no? Quello era irrimediabilemnte etero, dalla testa ai piedi...

L'altro fece spallucce e mormorò: "Bah, vado a provarci di nuovo. Non si sa mai." ed uscì.

Dario uscì poco dopo e tornò al proprio tavolo. Si chiese perché non avesse provato a lanciar lì qualche battuta a quel giovanotto... a volte anche gli etero... gli era capitato un paio di volte. Dopotutto poteva non essere un etero puro, ma un bisex... pare che vadano di moda, pensò.

Ma quello ora era tutto lanciato alla conquista della sua ragazza. Aveva fatto bene a non provarci, sarebbe stata solo una perdita di tempo.

Dario finì di mangiare. I due erano ancora lì che discutevano. Dario pagò ed uscì. Erano le 21 esatte, ancora venti minuti, secondo i patti. Comunque provò a risalire in casa. La bottiglia del latte non c'era più. Con un sospiro di sollievo tirò fuori la chiave ed aprì la porta di casa, entrando.

Gustavo era seduto sul sofà, in canottiera e mutande, e guardava la TV.

"Ciao, Gus. Com'è andata?" gli chiese con un sorriso complice.

"Di merda!"

"Come? Due ore fa c'era il segnale, e pensavo..."

"Sì. La stronza!" disse Gustavo.

Dario sorrise e pensò al ragazzo del ristorante. "Com'è, prima te l'ha fatto andare in tiro e poi non te l'ha mollata?" chiese piuttosto divertito.

"Proprio così. Cos'hai da fare quel sorrisetto idiota? A te non è mai capitato?" lo investì l'amico piuttosto arrabbiato.

"No, mai. Fra noi froci è più facile partire da un no e finire con un sì che viceversa." rispose ridendo Dario e, sedutosi accanto a Gustavo, gli dette una pacca sulla spalla.

Il compagno, allargando un po' le gambe e mostrandogli il rigonfio sotto le mutande, gli disse: "Guarda! Non riesco a farlo tornare giù. La stronza m'ha lasciato così, in questo stato."

"Ehi, amico, non farmi vedere certi spettacoli. Sai quali sono i miei gusti, no? Non indurmi in tentazione." disse Dario ridendo.

L'altro lo guardò serio, quasi accigliato: "Quasi quasi..." gli disse.

"Eh no! Guarda che io non ci sto a farti godere e a non avere la mia parte! Se proprio ti tira, fatti una sega da solo e in camera tua o al cesso. Ma non chiedere niente a me, non sarebbe onesto." disse Dario in tono amichevole ma deciso.

"No, scusa. Hai ragione tu. È che è brutto essere lasciati a metà. Mi sa che è meglio che adesso vada a farmi una bella doccia e a... a farmela passare!" disse Gustavo alzandosi in piedi ed andando verso il bagno.

Quando gli passò davanti con le mutande tese allo spasmo, Dario provò la tentazione di allungare una mano per palparlo, ma si trattenne. Non voleva aver storie con gli amici. Una volta s'era quasi lasciato andare con Luca... Avevano cominciato a toccarsi, ad eccitarsi ed a lui piaceva.

Poi Luca gli aveva detto: "Che bello, fammi da donna, Dario. Fammi una bella pompa, che poi ti fotto in culo!"

A Dario non era piaciuto quel tono. Sì, glielo avrebbe anche succhiato con piacere, sì, se lo sarebbe anche fatto mettere in culo... ma non gli andava di essere trattato da donna, anzi da puttana.

Così gli aveva risposto: "Oh! Ma credevo che saresti stato tu a farmi una bella pompa, e con l'ingoio!"

Al che l'amico aveva preferito smettere... E non era mai più successo nulla con nessuno dei ragazzi della banda. E ora Gustavo. Gustavo era forse quello che gli piaceva più dei tre amici maschi del complesso, almeno fisicamente. Ci avrebbe fatto volentieri qualcosa, ma solo se alla pari. E chiaramente questo non era possibile. Perciò, niente.

Sentì l'acqua scorrere in bagno ed immaginò che l'amico si stesse masturbando sotto il getto della doccia. Questo pensiero lo fece eccitare. Quel giorno aveva avuto anche troppe occasioni per eccitarsi senza potersi sfogare, pensò.

"Forse dovrei farmi una doccia anch'io..." disse a mezza voce.

Si alzò per cambiare canale per trovare la MTV, perché non sapeva dove fosse finito il telecomando. Si tolse la giacca di pelle e la camicia e sedette di nuovo, a torso nudo, a guardare il programma all TV. Stavano traspettendo uno special su Jim Morrison.

"Cazzo, se avrei scopato volentieri con Jim!" mormorò godendosi le sensuali immagini del cantante che scorrevano sullo schermo. Guardando il cantante seminudo che si agitava su un palco dando spettacolo, Dario si eccitò.

Gustavo, un asciugamano attorno ai fianchi, arrivò e si sedette accanto a lui. Lo guardò divertito e disse: "Ma anche tu ce l'hai in tiro..."

"Sì," rispose Dario senza staccare gli occhi dallo schermo, "è Jim che me lo fa venire duro."

"Ti piace? Fisicamente, voglio dire. È il tuo tipo. Jim?"

"Sì, certo..."

"E cosa ti piacerebbe farci, con lui?" chiese Gusatavo.

"Per cominciare, un bel sessantanove!"

"E... non lo faresti un bel sessantanove con me?" gli chiese Gustavo a voce bassa, carezzandogli il pacco fra le gambe.

"Eh? Io e te? Ma scherzi?"

"No..."

"Non ti sei fatto la sega?"

"No. Volevo... provarci con te..."

"Ma... Gus... capisco, quella ragazza prima... ma..."

"Non c'era nessuna ragazza, prima. Era tutta una messa in scena... per te."

"Ma la bottiglia..."

"Non avevo il coraggio di chiedertelo così... e allora... la messa in scena... pensavo che magari..." disse il compagno esitante e deciso ad un tempo.

"Ma io..." ribatté Dario preso completamente alla sprovvista.

"Guarda qui..." disse Gustavo togliendosi l'asciugamano dai fianchi e mostrandogli il proprio membro eretto. "vedi che ho voglia di farlo con te? Un'erezione è una prova che non è possibile falsificare, no?"

Dario era tentato, ma disse ancora: "Gus, senza offesa, ma... Io ero eccitato per Jim, non per te."

"Non... non sono il tuo tipo, vuoi dire?" disse l'amico cercando di capire.

"Non esattamente. Ti trovo... molto ben fatto. Ma tu sei un amico e mi farebbe... strano, farlo con un amico."

"Io pensavo che, al contrario, fra amici potesse anche essere... naturale, farlo."

Dario scosse il capo sorridendo: "Vedi Gus, se tu fossi come me potresti capirlo. Almeno, per me è così. I maschi che incontro, per me, si dividono in tre categorie: i possibili amanti, i possibili amici e gli altri. E tu ormai sei nella categoria degli amici, capisci? D'altronde non credo proprio che tu voglia entrare in quella dei miei amanti, no?"

"Beh, no, certo. Ma pensavo che fra amici... magari solo per questa volta... E poi forse con un altro non ci riuscirei nemmeno a provarci. Con te invece... Lo vedi che continua a non voler tornare giù..."

"Mi dispiace, Gus. Se tu insistessi forse potrei anche cedere alla fine. Ma so già che sarebbe una cosa che non darebbe sicuramente soddisfazione a me e, molto probabilmente, nemmeno a te. Io ti voglio bene, Gus, ma come ad un amico."

"Adesso mi fai vergognare..." disse il compagno coprendosi di nuovo con l'asciugamano.

"Non ne hai motivo, Gus. Non è questo che può rovinare la nostra amicizia, no?"

"Spero di no. Ma io... è già da un po' che penso che mi piacerebbe provarci, con te... e... adesso che lo sai... se venisse voglia anche a te, una volta o l'altra..."

"D'accordo. Ma non aspettartelo, adesso."

"Certo. Ora... forse è meglio che io vada a letto."

"Sì. Vado anch'io. Mi sento un po' stanco, oggi."

Andarono in camera ed ognuno s'infilò nel proprio letto. Dario spense la luce. Dopo un po' chiese; "Dormi?"

"No, non ancora."

"Hai voglia di parlare?"

"Di cosa?"

"Volevo... spiegarti qualcosa."

"Sì, parla."

"Vedi, non è che uno, solo perché è gay, si butta subito fra le braccia o fra le gambe di qualsiasi maschio. È un po' come per te, mica tu scoperesti qualsiasi donna ti passa vicino, no? Sbaglio?"

"No, certo, ma se è bella...."

"Solo quello? Se fosse bella ma antipatica?"

"Beh, credo di no."

"Oppure se con lei c'è già da tempo un'amicizia come se fosse tua sorella?"

"Beh, credo che sia difficile per un uomo e una donna essere amici come fratello e sorella."

"Non lo so, però credo che potrebbe essere possibile, no?"

"Forse."

"Beh, per noi gay è possibile vedere un uomo più come un fratello che come un maschio da scopare, comunque."

"Sì, capisco. Ma tu, sinceramente, non ti sei mai eccitato vedendomi nudo per casa, o pensando a me?"

"Qualche volta sì, specialmente i primi tempi che si era assieme qui in questo appartamento, solo io e tu."

"Cioè vuoi dire che allora io ero a metà fra i possibili amici ed i possibili amanti?"

"Già, più o meno. E ora sei nella categoria degli amici, come t'ho detto."

"Io invece, all'inizio ti vedevo solo ed esclusivamente come un amico. Ma a poco a poco... pensando a quello che facevi qui dentro con quelli che ti ci portavi... ho cominciato a vederti sotto un'altra luce e a pensare che... che magari mi sarebbe anche potuto piacere provarci."

"Ma non diventare il mio amante, no?"

"No, certo. Però so che tu con molti, mica diventate amanti, no? La fai solo così, per divertitrti, magare anche solo una volta, perché ti piace. Proprio come faccio anche io con certe ragazzze."

"È vero. Ma mica ci vivo assieme, a quelli, no? E poi anche quelli, anche solo per quell'unica volta, sono un po' come amanti, capisci? L'esperienza fra due gay è importante anche se è solo un rapporto occasionale. Non so se riesco a spiegarmi, ma penso non sia molto diverso che fra te e certe ragazze... Verdi, non è solo una goduta a due, più o meno in contemporanea. È uno scambio... almeno per me. Tu a me cosa puoi dare? A te piacerebbe provare a godere con un maschio, almeno per una volta, per vedere com'è. Ma non ti interessa di far godere o no quel maschio. Sbaglio?"

"Forse no..."

"Allora capisci un altro motivo per cui dovevo dirti di no?"

"Sì..."

"D'altronde, che effetto ti farebbe se la ragazza di Luca ti dicesse: senti, andiamo a fare una scopata per una volta. Mi va di provarci con te."

"Beh, ci rimarrei male. Ma solo perché è la ragazza di Luca."

"E se invece te lo chiedesse Roberta?"

"Ci rimarrei male lo stesso, credo, ma..."

"Sono solo esempi e nessun esempio è mai perfetto. Sto solo cercando di farti capire il mio no, Gus."

Tacquero a lungo. Poi Gustavo disse: "Comunque sei un caro amico, Riccetto! Sono contento di conoscerti. Sono orgoglioso di esserti amico. Voglio dire, sono fiero di avere un amico gay come te."

"Grazie. So che voi mi accettate come sono, e questo è bello per me."

"Certo, tutti ti accettiamo. Ma io ti stimo e ti ammiro, anche. Ecco, questo volevo che tu lo sapessi."

Dario pensò: "Ecco, adesso sarei anche contento di fare l'amore con te, Gus..." ma non disse nulla.

Ripensò invece all'amico di Carlo, a Fiorenzo, che aveva conosciuto là al fiume, e immediatamente si eccitò di nuovo. Sì, desiderava quell'uomo! Doveva stare attento, se l'avesse incontrato di nuovo, a non lasciarsi attrarre troppo dal suo fascino.

Essere affascinati da qualcuno è come vedere un punto di luce nel buio o nella penombra: si vorrebbe correre verso quel punto per potersi immergere nella luce. Ma se non si conosce il cammino, si ha paura a percorrerlo. Oppure si sa già che è un cammino pericoloso e non lo si vuole percorrere. Ma il richiamo di quel punto di luce resta, forte, imperioso. Bisognerebbe forse avere il coraggio di chiudere gli occhi, o di guardare altrove per esplorare se non vi siano altri punti di luce...

Ma sia l'una che l'altra soluzione lasciavano dentro come un senso di rammarico, almeno finché non si intravede un altro punto di luce, che magari ci sembra anche più luminoso del primo. Se uno sapesse aprire bene gli occhi della mente e del cuore, si accorgerebbe che si è circondati da punti luminosi, da esseri affascinanti...

Eppure, pensava Dario mentre scivolava insensibilmente e dolcemente nel sonno, Lui ancora non aveva trovato il suo punto di luce, quello la cui strada per raggiungerlo fosse priva di pericoli, di ostacoli, di inganni... quella che avrebbe portato allo splendore dell'incontro erotico, sensuale, di amore completo di due anime e di due corpi.

No, Gustavo non era un punto di luce vera, ma solo uno specchietto che rifletteva luce... aveva fatto bene a non lasciarsi affascinare...


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