Giusto pensava spesso a Riccetto. Certamente stava bene col Prof, ma non riusciva a non desiderare anche Riccetto. A dire il vero, lui desiderava un po' tutti, nelle sue frequenti fantasie erotiche. Avrebbe voluto far l'amore con Riccetto, ma anche con Carlo e con Fiore e con Lallo... "Sono un po' una puttana!" si diceva a volte, quando aveva queste fantasie.
Aveva conosciuto Lallo pochi mesi prima. Lallo era un vigile urbano. Era andato a Videosei, la TV privata dove lavorava Giusto, per portare un documento, o qualcosa del genere. Poi aveva chiesto se gli facevano visitare gli studi e così aveano chiesto a Giusto di fargli da cicerone. Ma il ragazzo aveva avuto l'impressione che il vigile osservasse più lui che non le cose che gli stava mostrando.
Quando furono nell'archivio delle registrazioni, mentre Giusto gli mostrava la cineteca, Lallo gli chiese: "Avete anche il film Amici, complici, amanti?"
"No, non l'abbiamo."
"Ah, peccato. È una bellissima storia d'amore. La conosci?"
"Sì, l'ho visto..."
"Quando è morto il secondo, mi sono commosso moltissimo."
"Sì, anche io. Era così bello, e giovane e..."
"Anche tu sei bello e giovane..." gli disse Lallo guardandolo dritto negli occhi. Le loro mani si sfiorarono. Lallo allora gli disse: "Vorrei conoscerti meglio... Possiamo vederci?"
"Sì.."
S'erano rivisti la sera stessa. Giusto forse lo preferiva in uniforme. Parlarono. Giusto gli disse che lui era già in coppia, perciò poteva offrirgli solo amicizia. Lallo gli disse che anche lui era in coppia, ma che loro erano una coppia libera, senza problemi di gelosie. Giusto aveva la tentazione di cedere all'evidente interesse dell'altro, ma non lo fece. Preferì che con Lallo nascesse una semplice amicizia. L'altro non inisté troppo.
Così un giorno, in riva al fiume, arrivarono anche Lallo col suo uomo, Vezio.
Verio era un uomo alto, con un bel corpo, pochi capelli neri tagliati corti ed un'ombra di dura barba che rendeva la sua espressione estremamente virile ed erotica. Ed era anche il più ben dotato di tutti.
Verio era sposato ed aveva due figli, uno di otto ed uno di quattro anni. Aveva Lallo come amico fisso, da circa cinque anni. Ma non si tirava mai indietro quando poteva avere qualche altra avventura. E quando una volta, al fiume, arrivò anche Riccetto, i due si riconobbero: avevano già fatto l'amore assieme un paio di volte.
"Dario! Questa sì che è una sorpresa. Mi fa un sacco di piacere rivederti. Come stai?"
"Bene, Saverio, grazie. E tu?"
"Mi vedi, sto bene." rispose l'uomo mentre Dario si spogliava, dopo aver salutato gli altri.
Verio gli fece cenno di sdraiarsi accanto a lui e appena il ragazzo si stese, l'uomo lo abbracciò e lo baciò in bocca. A Dario non dispiaceva affatto il contatto con quel bel corpo, la stretta di quelle braccia muscolose. E vinse subito il lieve disagio che provava ad essere abbracciato e toccato in modo così intimo in presenza degli altri.
Poco più in là Giusto e Carlo stavano giocando a scacchi mentre il Prof chiacchierava con Fiore. Verio parlava con Riccetto, continuando a carezzarlo lievemente.
"Sta bene la tua famiglia?" gli chiese il ragazzo.
"Sì, grazie. Con mia moglie abbiamo deciso di mettere in cantiere un terzo figlio. Lei spera che almeno questa volta sia una femminuccia."
"Sai, Verio, mi chiedo che effetto faccia avere una famiglia e..."
"E anche fare l'amore con tanti bei ragazzi come te? È bello. Ho il meglio dalla vita. Non rinuncerei mai a mia moglie, ai miei figli. Ma neanche ai bei ragazzi come te. Lo sai che io sono bisex, no?"
"Sì, ma... se ti capitasse di innamorarti di un uomo?"
"Beh, nessun problema. L'uomo è fondamentalmente un animale poligamo, no?"
"Ma se tua moglie sapesse..."
"Ah, ma lei lo sa. Prima di sposarci io ho messo tutto in chiaro."
"E... e lei ha accettato? E non è gelosa?"
"Se avessi un'altra donna sarebbe gelosa di sicuro. Ma dei miei uomini no. Sa che ne ho bisogno. Lei non può infilarmi un bel cazzo in bocca o in culo... come puoi fare tu, invece. Sai, il mio sogno segreto sarebbe fottere lei mentre tu fotti me..."
"Non ci riuscirei mai, credo. Sarei troppo imbarazzato..."
"Sì, lo so. E anche lei non ci starebbe, comunque. Così mi devo accontentare di una sola cosa alla volta. Ma adesso... ti andrebbe di venire all'isolotto, Dario?"
Il ragazzo era già semieccitato per le insistenti, intime carezze dell'uomo ed annuì, sorridendogli. Anche lui ne aveva voglia: da troppe settimane non aveva un rapporto sessuale e Verio gli piaceva. Si alzarono ed andarono all'isolotto. Era la prima volta che Dario vi andava. Nel folto dei cespugli c'era una piccola radura, non visibile dalle rive, grande giusto abbastanza per stenderci l'asciugamano e per farci l'amore.
"Sembra fatta apposta..." notò Dario mentre si stendeva accanto all'uomo.
"Sì. Dice Fiore che qualche anno fa hanno liberato loro questo spazio dai cespugli e hanno piantato zolle d'erba e la tengono sgombra apposta..." rispose Verio chinandosi a baciare il corpo del compagno.
"È la prima volta che posso farlo così, all'aperto, sotto il sole... mi piace." mormorò Dario iniziando a fremere di piacere per le attenzioni dell'altro e rendendogli baci e carezze.
"Non ti ricordavo così bello!" gli sussurrò Saverio tirandoselo sopra ed avvolgendolo fra le braccia e le gambe. "Me la infili questa tua bella mazza nel culo, Riccetto?"
"Sì, tra poco. Godiamoci ancora un po' questa intimità, prima. Non mi va di venire subito. Non abbiamo fretta, no?"
"Certo, mio bel maschiotto. Siediti sul mio petto e mettimelo in bocca, così te lo preparo ben bene..."
Dario sorrise e fece quel che gli chiedeva l'uomo. Sedette sul suo forte petto ed incrociò le gambe sotto la testa di Saverio, in modo di sollevargliela verso il proprio pube. L'uomo con una mano teneva in posizione il membro turgido del giovane amico e lo leccava e succhiava, mentre con l'altra mano gli carezzava il ventre e il petto, gli stuzzicava i capezzoli.
Dario poggiò le mani all'indietro e si abbandonò a quelle piacevoli ed esperte attenzioni. Il suo palo bollente appariva e spariva lentamente fra le labbra serrate del compagno, mentre all'interno la lingua giocava sapientemente con il glande, mandandogli ogni volta forti ondate di piacere. Le risate degli amici dalla riva aggiungevano a quel che stavano facendo un pizzico di sale e di pepe. Sapere che altri sapevano, rendeva ancora più eccitanti questi loro giochi erotici.
"Ehi, no! Perché ti sei tolto?" chiese Saverio lievemente contrariato di essere stato interrotto in quell'attività che amava molto.
"Aspetta, voglio succhiarterlo anch'io... facciamo un bel sessantanove." disse Dario girandosi e mettendosi su un fianco.
Saverio si girò verso di lui ed ognuno dei due maschi eccitati si tuffò ad impadronirsi golosamente della gloriosa virilità dell'altro. Dario riusciva a contenere nella sua bocca poco più di metà del poderoso uccello del compagno e si chiese con un brivido di preoccupazione ma anche di piacere che cosa si potesse provare ad essere riempiti da quell'imponente ariete.
"Ci credo che la moglie è disposta a scendere a compromessi pur di averlo!" pensò confusamente mentre si applicava a succhiarlo con passione, "io però non riuscirei a prenderlo, grosso com'è..."
La bocca dell'uomo sulla sua mazza stava facendo meraviglie ed il piacere che l'uno provocava all'altro circolava fra di loro come in un anello, accelerando rapidamente il reciproco godimento.
"Smetti un attimo, sennò vengo..." ansimò Dario.
Anche l'uomo si staccò da lui: "No, devi venirmi dentro il culo, Riccetto..." disse, e si girò a baciarlo in bocca.
"Tua moglie è brava a succhairtelo?"
"No, non lo fa mai. A lei piace solo fottere nel modo tradizionale."
"Ma è brava?"
"Sì, certo, sa farmi godere bene. E io so far godere lei. Ma con lei mi manca questo..." disse l'uomo palpando il membro duro del ragazzo.
Dopo un po' Saverio si girò su un fianco e sporse il suo culo verso il pube del ragazzo, in una muta ma eloquente richiesta. Dario non si fece pregare. Gli inumidì il foro con la saliva e vi applicò la punta della propria mazza dura. L'uomo spinse con vigore indietro il bacino ed inglobò tutta quella dura asta in un solo colpo. Dario sentì un forte e piacevole calore avvolgergli il membro, poi invaderlo per tutto il corpo, concentrandosi infine nella sua testa.
"Dai, fottimi, ora. Sbattimi bene, fammelo sentire tutto. Oh sì, così, bravo... dai, più forte..." ansimò l'uomo.
Dario non aveva bisogno di essere incitato. Dava forti colpi avanti e dietro, mentre roteava il bacino in modo che il suo palo si muoveva dentro il compagno come un pestello in un mortaio. Mentre Saverio si masturbava focosamente, Dario gli pizzicava lieve i piccoli capezzoli turgidi e duri sull'ampio petto da atleta.
Giunsero ad un passo dall'orgasmo e si fermarono ansanti, come in un tacito accordo, per prolungare il piacere di quella vigorosa unione, per poi riprendere lentamente i loro giochi sessuali. Continuarono così in quell'alternarsi di momenti di irruenta unione e momenti di pausa, finché entrambi non furono più in grado di controllarsi ed allora si abbandonarono ad un orgasmo lungo ed intenso.
Poi Saverio si girò, lo prese fra le braccia e lo baciò lieve. "Sei uno schianto, Riccetto, come sempre! È piaciuto anche a te?"
"Sì, certo."
"Sono contento di aver ritrovato un torello focoso come te. Avevo proprio bisogno di questa scopata."
"Era tanto anche per te che non..."
"Beh, no, solo l'altroieri. Ma Lallo non è focoso come te. Lui è dolce... Mi piace anche con lui, certo, ma... qualche volta ci vuole un po' di fuoco, no?"
"Lallo? Chi è? Il tuo ragazzo?"
"Più o meno. Diciamo che con lui è un po' più che una semplice avventura."
"Siete innamorati?"
"No, non proprio. Stiamo molto bene assieme, c'è affetto... Ma ognuno di noi due è libero di avere le sue storie."
"Quant'è che state assieme?"
"Un bel po'... ma parliamo di noi, piuttosto. Tu ti sei fatto un ragazzo?"
"No, per ora non c'è nessuno."
"Allora ci si può rivedere, qualche volta, io e te."
"Può darsi. Tu mi piaci."
"Anche tu. Perché non vieni a trovarmi nel mio negozio? Sai dov'è, no?"
"Sì. Verrò."
"Se poi t'interessasse qualche capo firmato, te lo venderei a prezzo d'ingrosso."
"Vendi abiti troppo classici per i miei gusti..."
"Oh, ma ora ho anche capi interessanti, moderni, più giovani... così la mia clientela sta cambiando e a volte posso anche rimorchiare qualche bel ragazzo..." disse l'uomo ridacchiando.
"Sempre a caccia, tu, eh?"
"Ogni lasciata è persa!"
"Ma il tuo... come si chiama..."
"Lallo?"
"Sì, Lallo. Davvero non è geloso?"
"No, assolutamente. Te l'ho detto, non siamo una vera e propria coppia. Credo che tu piaceresti a Lallo. Devo farvi conoscere..."
"Stai pensando a un incontro... a tre?"
"Bah, chissà? Perché no? A te piacerebbe?"
"Non lo so, non credo. Non m'è mai capitato... Ma adesso torniamo con gli altri o ci daranno per dispersi!" disse Dario ridendo ed alzandosi in piedi.
Anche Saverio si alzò e raccolse l'ampio ascigamano. Scesero in acqua, si risciacquarono e risalirono con gli altri.
Carlo li salutò con una battuta: "Ah, vi degnate di tornare fra i comuni mortali, voi due? Credevamo che avremmo dovuto telefonare a Chi l'ha visto!"
"Visto? Visto e sentito, direi..." aggiunse Fiorenzo ridacchiando.
I due si stesero di nuovo accanto agli amici.
Dario offrì una sigaretta a Saverio: "Fumi?" gli chiese.
"No," rispose per lui Giusto, ridacchiando, "lui preferisce aver altro fra le labbra, non è vero?"
"Sì, ma più grosso di quello..." rispose ridendo Saverio indicando con un gesto degli occhi il membro di Giusto.
"Non questo, comunque. Questo è proprità privata del Prof, vero Silvano?"
L'uomo annuì con occhi ridenti, e disse: "Tanto per cambiare, però, gradirei io una sigaretta, Riccetto."
Dario si alzò ed andò ad offrire una sigaretta all'uomo. Notò che questi, mentre l'accendeva, lo guardava assorto fra le gambe. Il professore era il più vecchio della compagnia, eppure aveva ancora un bel corpo e Dario lo guardò per un attimo prima di tornare a sdraiarsi. Mentalmente fece una graduatoria: come corpo, gli piaceva più di tutti Fiore, poi Verio, poi Giusto, poi Gus, poi il professore ed infine Carlo. E Carlo comunque era carino, di gradevole aspetto.
Notò che Saverio stava divorando con gli occhi Giusto e che il ragazzo, pur carezzando il corpo del professore, era conscio delle occhiate di Saverio e di tanto in tanto gliele rendeva.
"Se non ci fosse il professore," pensò Dario, "quei due sarebbero già sull'isolotto..."
Dario si sentì a disagio per il professore e, per far cessare quello scambio di sguardi, Dario si mise a carezzare Saverio.
Questi lo guardò compiaciuto e stupito e gli sussurrò: "Hai ancora voglia, Riccio?"
"Un po'..." mentì il ragazzo.
"Vuoi che... torniamo la?" chiese l'uomo iniziando ad eccitarsdi.
"No, non ora. Mi vergogno un po' a farlo due volte di seguito."
"Io no, anzi..." mormorò Saverio con un sorriso malizioso, sistemandosi in modo di godersi meglio le carezze del ragazzo.
"Ehi, che avete voi due da complottare?" chiese Fiorenzo ammiccando.
"Niente..." rispose Dario smettendo di carezzare l'uomo.
"Che or'è?" chiese Giusto.
"Le 15,28." rispose il professore.
"Bene. Chi ha voglia di venire a fare una bella nuotata con me? Fino alla Rocca?" chiese Giusto alzandosi ed andando verso il fiume, e lanciando un'eloquente occhiata a Saverio.
L'uomo si alzò prontamente: "Io. Chi viene di voi?"
Dario stava per alzarsi, combattuto se andare o no, chiedendosi se aveva senso che lui s'intromettesse fra Giusto e Saverio... quando s'alzò Carlo che corse verso l'acqua. "Io, vengo anch'io!" gridò.
I tre si tuffarono e nuotarono controcorrente con vigorose bracciate. Saverio fu il primo a raggiungere la Rocca. Salì sulla riva e scomparve dietro il roccione dalla vaga forma di castello che era perciò chiamato "la Rocca". Poi, quasi contemporaneamente, arrivarono anche Carlo e Giusto. Anche loro scomparvero subito dietro la Rocca. Dario era teso e guardava senza averne l'aria verso i due uomini restati a riva con lui.
Il professore sembrava sonnecchiare tranquillamente e Fiorenzo ascoltava musica nelle cuffiette, seduto girando le spalle al fiume, battendo il ritmo col piede e fumandosi una sigaretta. Dario si chiese se i due uomini si fidassero dei loro ragazzi o se semplicemente non gli importasse di quel che poteva star succedendo dietro la Rocca.
I tre ancora non si vedevano e Dario ora era quasi certo di sapere in che cosa fossero impegnati. Fiorenzo guardò Dario e gli sorrise.
"A che stai pensando, Riccetto? Sei così assorto..."
"Niente... niente di speciale." Rispose il ragazzo.
"Ti scoccia che Verio sia... là dietro?"
"No, Fiore. Non è il mio uomo, lui."
"Già. Lui sta con Lallo e con tutti quelli che gli capitano a tiro. Ma non è pericoloso, Verio. Non è uno sfascia-coppie..."
"Io però sarei geloso se..."
"Se adesso stesse col tuo ragazzo? Io no, non troppo, almeno. So che Carlo tornerà da me, comunque. Sono ragazzi giovani, hanno bisogno di un po' di varietà, ogni tanto. Vero, Prof?"
"Sì... Non sanno cosa significhi fedeltà, questi ragazzini. Non è nel loro vocabolario, questa parola." rispose l'uomo restando sdraiato.
"Io ci starei male..." insisté Dario.
"Vedi, le nostre relazioni sono fatte così. Legate ad un filo sottile. Se tenti di incatenarle, muoiono."
"Ma non rischiano di morire anche a lasciarle... troppo libere?" obiettò Dario.
Il professore si alzò a sedere e guardò il ragazzo. "Se devono morire, muoiono comunque, che tu le leghi o no. Ma è meglio che muoiano per troppa libertà che per troppa oppressione. Tutti aspiriamo all'eterno, che lo si ammetta o no, ma che cosa c'è di eterno, di infinito, a questo mondo? Al massimo l'uomo può sperimentare un attimo di eternità, un lampo di infinito. È uno stato particolarissimo, eterno e superiore al tempo, al finito. E questo stato di grazia ci è dato, di solito, dall'incontro erotico, dal rapporto sessuale in cui ci si sa immergere con totalità, con completezza. E tanto più l'incontro è autentico, tanto più dopo subentra la nostalgia, il ricordo, che ci fa sentire il tempo solo come un ostacolo, un inciampo, una caduta, una distrazione insopportabile dalla nostra vera natura, che è di vivere nell'eterno. Ed è proprio la nostalgia che permette ad un incontro erotico di ripetersi, e ripetersi ancora, fino a diventare una relazione esclusiva."
"Io... io non ho ancora avuto questo incontro, questo incotro luminoso... a parte forse il primo, quando avevo sedici anni. Ma l'altro... beh, era una luce fasulla, per così dire. Ma se c'è davero questo incotro luminoso... non si dovrebbe andare a cercare altre... altre luci, no?"
Il professore indicò verso la rocca con un cenno del capo: "Ti riferisci a loro, vero? Beh, forse loro... ancora non la sanno riconosccere, perciò sono attratti da mille luci. È una cosa che non si può insegnare, vedi. La si deve sperimentare in prima persona, da soli. E loro... stanno sperimentando, per così dire. Stanno esplorando, esplorando se stessi e la vita. Se e quando l'incontro avviene con una luce abbastanza abbagliante... non si vedono più le altre possibili luci. Allora è l'amore, quello con l'A maiuscola. Per ora, fra noi, c'è solo un amore con l'a minuscola... Meglio di niente, comunque, no?"
Dario annuì, pensieroso. Nella voce del professore non c'era dolore, né rassegnazione, ma una specie di benevola accettaazione dell'inevitabile, un pacato realismo.
Dario sentì che cominciava ad ammirare profondamente quell'uomo.