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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI LUMINOSI CAPITOLO 4

Marcello, Roberta, Gustavo, Luca e Dario stavano provando un nuovo pezzo. Le ragazze di Marcello e Luca erano sedute lì accanto ed ascoltavano, masticando senza cessa una gomma. Quando i cinque suonavano, dimenticavano tutto e si capivano fra di loro con un solo sguardo, tale e tanto era il loro affiatamento. Gli strumenti a fiato ed il contrabbasso tacquero per dare spazio all'assolo di batteria e Dario si lanciò. Poi guardò Marcello che subito s'inserì con la tromba, poi iniziò Roberta quindi Gustavo e Luca entrarono all'unisono. E, come ad un segnale convenuto, smisero tutti assieme, improvvisi.

Le due ragazze batterono le mani.

Ma la ragazza di Luca disse: "Però lasciate troppo poco spazio al clarinetto..."

Luca intervenne: "No, è perfetto così."

"Niente vero, Luchino. A te lasciano sempre troppo poco spazio. E invece ne lasciano troppo a quello là..."

"Guarda Rosy che 'quello là' ha un nome!" ribatté seccato Gustavo.

"Ah, sì, hai ragione... Daria!" ribatté la ragazza acida.

Luca le si avvicinò e le dette un ceffone.

"Ahi, ma che ti piglia?" protestò la ragazza massaggiandosi la guancia, "lo sappiamo tutti che gli piace far la femmina, no?"

"Di' ancora una parola e ti sbatto fuori a calci in culo." le disse Luca irato.

"Lascia perdere, Luca..." disse Dario sorridendo, cercando di riportare pace.

"Col cavolo! O Rosy ti chiede subito scusa o le spacco la faccia!"

"Beh, che aspetti? Spaccami la faccia! Cos'è, preferisci scopare lui invece di me, ora? State diventando tutti froci, qua dentro?" urlò la ragazza velenosa.

Luca fece per picchiarla ma Marcello lo bloccò e Tania, l'altra ragazza, cercò di trascinare fuori Rosy. Quando le due ragazze furono uscite Luca si girò verso Dario.

"Ti chiedo scusa io per quella stronza, Riccetto..."

"Lascia perdere, non ha importanza." disse pacato Dario.

"Col cavolo che non ha importanza. Tu sei uno di noi e nessuno ha il diritto di offenderti."

"Beh, io non mi sento offeso." rispose Dario sorridendogli tranquillo.

"Ma noi sì," disse allora Roberta, "e Luca ha ragione. O Rosy ti chiede scusa o... ha ragione a incazzarsi."

Marcello annuì vigorosamente: "Tania l'ha capito che noi siamo come i tre moschettieri e che a nessuno conviene mettersi fra di noi."

Gustavo rise: "Ma siamo in quattro, noi, mica in tre. E poi c'è anche Roberta..."

"Prima di tutto i tre moschettieri erano in quattro, scemo! Portos, Aramis, Amos a d'Artagnan!"

"E chi dei quattro era frocio?" chiese scherzoso Dario.

"Ma d'Artagnan, è chiaro!" rispose ridendo Marcello, "È lui che si era occupato dei gioielli della regina, no?"

Risero tutti. Roberta chiese: "Ma e io? Sono gelosa... Che sarei io, la quinta moschettiera? La ruota di scorta?"

"No," rispose Marcello, "Tu sei Richelieu!"

"Ah, grazie mille! Sarei il vostro nemico, allora?" chiese Roberta fingendosi offesa.

"No, ma sei la nostra eminenza grigia." disse Gustavo e tutti risero di nuovo. La tensione era svanita.

Riposero gli strumenti e lasciarono la sala. Fuori c'era solo Tania.

"Rosy ha voluto andarsene... mi dispiace, Riccetto, davvero."

"Non ti preoccupare, Tania, d'Artagnan è superiore a certe cose." rispose Dario e sorrise al volto stupito della ragazza.

Dario tornò a casa con Gustavo.

"Davvero Riccetto non ti sei offeso?"

"Ma no, certo. Avrà avuto le mestruazioni, Rosy. Non è una cattiva ragazza."

"Non lo so. Ho l'impressione che non t'abbia mai potuto sopportare, in realtà. Beh, anche me e Marce, ma te in particolare. Sa che Luca ti ammira molto... che tutti ti ammiriamo molto, e è gelosa."

"Gelosa? Di me?" chiese Dario sinceramente stupito.

"Gelosa di te, sì. Perché mi sa che tu le piaci, e anche parecchio, ma lei sa bene che non può averti."

"Ma Luca è un gran bel ragazzo. Che gli manca?"

"Il più figo sei tu, però. Lascialo dire a me che ti vedo spesso nudo. Lo sai che mi piaci... che effetto mi fai, no?"

"Gus!"

"Sì, lo so. Ma è la verità. E il tuo no non fa che aumentare la mia voglia di provarci con te..."

"Sono solo fantasie, le tue. A te piacciono le ragazze, non i ragazzi."

"Sì, certo, le ragazze e... e Riccetto."

"Ma piantala, dai!" disse Dario sedendo sul divano ed accendendo il televisore.

Gustavo girò dietro al sofà e posò le mani sulle spalle dell'amico in un lieve massaggio: "Io ho voglia, davvero, Riccetto. Accetto il tuo no... ma vorrei tanto fare un sessantanove con te..."

Dario girò in su la testa a guardarlo. Gustavo gli tirò il capo verso la propria patta e gli premette l'erezione contro la guancia.

"Sentilo come ce l'ho duro. Per te... Davvero non provi proprio niente per me? Se invece di essere tuo amico fossi un tuo ammiratore... non lo faresti con me?"

"Forse sì, Gus, ma..."

"Ti prego, Riccetto, vieni di là con me..."

"No Gus... non mi sento... pronto."

"Riccetto, io ti voglio..." disse l'amico e le sue mani scesero sul petto a sbottonargli la camicia.

"No Gus, ti prego."

"M'hai detto tu che a volte i no possono diventare sì..." insisté suadente l'amico facendogli scivolare le mani sotto la camicia sul petto nudo e titillandogli i capezzoli.

Dario cercò di fermargli le mani: "No dai... così mi... mia stai facendo eccitare."

"Proprio quello che voglio." rispose l'altro scavalcando lo schienale del divano e scivolandogli accanto.

"Ma io..." tentò di protestare Dario, ma l'amico lo abbracciò e lo baciò in bocca.

Dario si lasciò andare mentre l'amico riprendeva a spogliarlo, continuando a baciarlo profondamente in bocca.

Suonarono alla porta. Gustavo si staccò da lui di colpo e Dario si riassettò gli abiti.

"Aspetti qualcuno, tu?" chiese Gustavo mentre andava ad aprire.

Era Luca. "Ciao Gus. C'è Riccetto?"

"Sì, è di là che guarda la TV..."

"Ciao Riccio."

"Ciao Luca."

"Ho rotto con Rosy."

"Per colpa mia? Mi dispiace."

"Macché per colpa tua! Per colpa sua. Dio che stronza! Ha avuto il coraggio di dirmi: o me o lui! Io allora le ho detto che fra lei e il gruppo sceglievo mille volte il gruppo. Ma che stronza! E quando l'ho mandata a cagare lei m'ha gridato: sì, lo so, tu invece del clarinetto vorresti avere un cazzo fra le labbra! Io allora le ho detto: meglio un cazzo fra le labbra che un clarinetto nella tua fica rotta! E sono venuto via sennò glielo infilavo davvero lì. E dire che sono stato per un anno e mezzo con quella puttana!"

"Dai, non prendertela, Luca. Ne troverai mille altre meglio di lei." disse Gustavo dandogli una pacca sulla spalla. "Vado a prendere delle birre in frigo..." disse poi ed andò in cucina.

"Hai ragione tu ad essere gay! Sono proprio stronze, le donne..." disse Luca sedendo accanto all'amico.

"Beh, mica uno sceglie come essere, no?" gli rispose Dario con un sorriso.

"No, certo che no. Ma tu... sei sempre stato... così?"

"Da quando mi ricordo, mi hanno sempre attratto i ragazzi, sì..."

"Non me ne hai mai parlato."

"Neanche tu delle tue storie."

"Già. E in fondo ci conosciamo poco. Eppure mi sembra di non conoscere nessuno bene come voi..."

"È la musica che ci lega, che ci unisce, che ci permette di comunicare fra di noi al di là delle parole, no?"

"Parole sacrosante. Però mi piacerebbe conoscerci meglio. Forse dovremmo parlare un po' più spesso fra di noi, di noi..."

Gustavo era tornato con le birre: "È vero, l'ho pensato anch'io." disse sedendo accanto a Luca e porgendo agli amici due lattine.

"Sì," continuò Luca "sarebbe bello se ci fossero anche Marcello e Roby qui, ora. A farci le nostre confidenze. Tu prima dicevi che non ho mai parlato delle mie storie. È vero. Io... avevo quindici anni. Un'amica di mia madre mi veniva a fare le iniezioni quando stavo male. Come al solito mi tira giù le coperte, mi giro, mi cala i calzoni del pigiama e mi sfrega con l'alcool. Io avevo un po' paura dell'iniezione e come al solito le dico: sfrega a lungo, per favore. E lei: sì, stai tranquillo. E mette l'ago, e lo toglie e riprende a sfregare.

"Ma quella volta invece di smettere lascia lì il batuffolo e mi carezza le chiappe con tutta la mano. Mi piace e non dico niente. E lei mi fa come un massaggio e sento che mi viene duro. E lei mi dice: girati, che ti massaggio anche davanti. Io mi vergogno un po', ma mi giro e quella mi fa uno di quei massaggi da levarmi il fiato. E me lo tocca, me lo carezza e quand'è proprio ben duro, me lo prende in bocca e mi fa la prima pompa della mia vita. Era brava, mi pareva di morire per il piacere. Quella volta ci si è fermati lì... Ma dopo, ogni iniezione finiva con una bella pompa, profittando del fatto che mia madre arrivava più tardi. Poi quando sono guarito andavo a trovarla a casa e allora lei si faceva anche fottere da me.

"Ce l'avevo già grosso, anche se non come adesso, e a quella piaceva. Beh, pure a me. Era sposata e mi diceva: sei più bravo di mio marito. Questo mi faceva sentire uomo, capite? Succhiare le sue tettone mentre la fottevo mi faceva impazzire. Siamo andati avanti per quasi un anno. M'ha insegnato tutto lei, posso dire. Ma poi io ho trovato un'altra, più giovane e carina, così l'ho mollata. Ma le pompe bene come lei, non me le ha mai più fatte nessuna... Ecco, questa è la mia prima volta. E tu, Gus?"

L'amico annuì e cominciò subito a raccontare: "Io invece avevo già diciassette anni. Prima avevo avuto tre o quattro flirt con delle amiche, ma ci si toccava solo, senza mai arrivare al dunque. Avevo diciassette anni ed ero andato a ballare in collina, era carnevale. Io ero vestito da Dracula, col mantello e coi denti finti. Vedo una ragazza vestita da zingara. Allora le vado vicino e le dico: posso morderti il collo, bellezza? E lei mi fa: anche altro, mio bel draculone!

"Balliamo. Lei mi si strofina tutta contro finché sente che me l'ha fatto venire duro. Allora mi dice: sai, sotto la sottana non ho niente... prova. Io le metto il mantello attorno così le sollevo la sottana davanti e tocco. Le carezzo i peli, e la fessura. Quella freme tutta e mi dice: ci vorrei un altro dito lì... e mi tocca il pacco. Me lo apre, me lo tira fuori e, aiutato da lei, glielo ficco tutto dentro lì in pista, ballando il lento, protetti dal mio mantello a ruota che tengo ben chiuso alle sue spalle... pensate se si fosse aperto! Dopo un po' lei mi dice: andiamo, dai... Aveva una stanza con una sua amica. E insieme a noi vengono su anche quella sua amica con un altro ragazzo.

"Avevano solo un letto matrimoniale e io all'inizio mi vergognavo ma poi a vedere l'altro ragazzo che si stava già cominciando a fare la tizia, mi sono eccitato e ho cominciato a scopare anche io. L'altro era più esperto di me, e io cercavo di imitarlo per non fare brutta figura, L'altro ci sapeva fare e la sua ragazza lanciava gridolini eccitati. Ma anche io me la stavo cavando benino. E finalmente siamo venuti. E mentre io e quello ai lati del letto ci si stava rilassando, quelle due fra di noi hanno cominciato a toccarsi fra di loro e a baciarsi. Ma che cazzo, siete lesbiche? Chiede quel ragazzo. Ma no, stronzo. Solo che voi maschi non sapete farci godere come si deve. Pensate sempre solo a voi stessi... dice quella. Io sono pronto a ricominciare, bellezza, dice quel ragazzo sventolando il suo arnese di nuovo duro.

"Anche a me era tornato in tiro e così abbiamo ricominciato tutti e quattro e quella volta anche le ragazze hanno goduto, ed è stata anche meglio della prima volta. Io quella non l'ho mai più vista, Ma dopo di lei ne ho avute altre. E ho imparato a stargli dentro abbastanza a lungo per farle godere pure a loro. Poi, la mia seconda donna..."

"Ehi, no. Adesso tocca a Riccetto..." disse Luca sistemandosi il pacco gonfio.

Allora Dario cominciò: "Io avevo sedici anni. Da un pezzo desideravo provarci con un maschio, però non sapevo come fare. Con i compagni, un paio di anni prima, ci si era fatti qualche sega, a chi schizzava più lontano, ma erano solo giochetti, quelli. A sedici anni conobbi Patrizio. Lui ne aveva ventisei. Io ero al mare con la mia famiglia. Una sera andai al cinema. La sala era quasi deserta. Ricordo che davano Laguna Blu, con Christopher Atkins. Quell'attore mi piaceva, anche se di solito mi sentivo più attratto da ragazzi più grandi di me.

"Durante il film arriva Patrizio e mi si siede vicino. Io lì per lì lo noto appena, un'ombra che siede nel sedile vicino al mio. Ero attratto dal film. E viene la scena quando Christopher si fa una sega seduto sulla roccia in riva la mare e io mi eccito. E sento una mano di quello seduto vicino a me che si posa sulla mia patta e mi tocca il coso duro. Provo come una scossa elettrica ma non mi muovo e non ho nemmeno il coraggio di guardarlo.

"Lui mi palpa per un po', poi sento che mi sbottona la patta. Mi sento come bruciare, avvampare. Continuo a guardare lo schermo ma tutta la mia attenzione è su quella mano che non guardo ma che sento farsi strada fra i miei panni. Lui me lo libera, me lo prende in mano, poi sento la sua voce che sussurra nel buio: ti piace? Io finalmente mi giro a guardarlo e vedo che i suoi occhi luccicano e sorridono. Faccio di sì con la testa e mi sento come ipnotizzato. Lui allora mi fa: vieni con me, andiamo in un posto tranquillo...

"Lo seguo come in trance, dopo essermelo rimesso a posto, ma lo sento duro come mai che spinge sotto la patta... Fuori dal cinema lui ha la macchina. Mi porta fino alla pineta. Ferma al buio e mi fa scendere. Qui? Chiedo io un po' impaurito. No, vieni, fa lui e mi porta a una villetta lì vicino. Tira fuori delle chiavi e mi fa entrare. Mi porta su una terrazza dove c'è già un materassino e una coperta. Mi spoglia, mi bacia, mi tocca dappertutto. Lì in piedi. Mi fa eccitare da matti. Poi, mentre si spoglia, mi chiede cosa mi piace fare. Non lo so, dico io, è la prima volta...

"Lui sembra contento. Mi tira giù sul materassino, mi insegna a baciare. Mi piace. Mi insegna a succhiarlo, e a toccare i posti giusti nel modo giusto... Poi prova a mettermelo, ma io ho paura e gli dico di no. Per fortuna non insiste. E alla fine mi fa godere così tanto che non lo credevo possibile. Quando mi chiede di rivedermi, accetto subito. Tutte le mie paure, le mie esitazioni sono volate via. Finalmente ho trovato un uomo, e che uomo!

"Così ci si vede quasi tutte le sere. Lui, piano piano, sera dopo sera, riesce a convincermi a lasciarmi penetrare. E ci riesce. È bravo e non mi fa male anzi mi da piacere. Ci sa fare, è carino e gentile e premuroso... così io mi innamoro di lui. Ma quello, dopo avermelo messo per quattro o cinque volte, comincia a dirmi che ha da fare, a diradare i nostri incontri... E un giorno lo vedo con altri ragazzi più o meno della mia età. Quando gli chiedo perché, lui mi dice papale papale che a lui piace la conquista... e che perciò ormai non lo interesso più. Insomma, io mi sono sentito... usa e getta.

"Lì per lì l'ho odiato. Ma poi ho capito che Patrizio è semplicemente un dongiovanni. A lui non interessa amare, ma solamente conquistare. Non deve essere una gran bella vita, non essere capaci di amare. Quando ho capito questo, non l'ho più odiato. Lo compiango, semplicemente."

"Cazzo! Primo uomo, primo amore, prima fregatura e prima delusione tutto assieme e a sedici anni! Hai bruciato le tappe, tu." commentò Gustavo.

Luca gli chiese: "Per questo non hai mai voluto una relazione fissa, dopo?"

"No. Semplicemente non ho ancora trovato nessuno che mi abbia fatto innamorare. Ma lo vorrei..."

"È brutto innamorarsi di qualcuno che ti usa..." disse Luca.

"Sì, ma anche così si impara qualcosa."

"A non farsi più fregare!" disse Gustavo.

"No. A non usare gli altri." lo corresse con dolcezza Dario.

"Perché tu sei un buono." disse Luca, "Ma tu... tu ti sei subito accettato... gay?"

"Sì. Non ho mai avuto problemi. Lo so che la società non ci accetta. Ma so anche che la società non ha mai accettato le minoranze, i diversi. Che c'è razzismo. E ho pensato che chi deve vergognarsi è il razzista, non chi è discriminato. Forse perché già a scuola ho sempre fatto il tifo per i perdenti: per i troiani, per gli schiavi, per i negri, per gli zingari, per gli ebrei..."

"Ma allora, tu ti consideri un perdente?" chiese Luca.

"No, macché. I cosiddetti perdenti sono definiti così dai vincenti, ma poi in fondo vincono loro. I troiani le hanno prese dai greci, ma uno di loro ha fondato Roma che le ha date ai greci. Gli schiavi han vinto la battaglia contro la schiavitù. I negri hanno influenzato le nostre arti, la nostra musica.... No, non mi sono mai sentito un perdente, io. Sono gay. Bene. Così come sono maschio, o italiano, o ho gli occhi verdi... Tutto qui."

"Riccetto, sei un drago!" esclamò Luca.

"No, sono solo Dario. Sapete cosa significa Dario? Da dove viene questo nome?"

"No..." disse Luca,

"È il nome dell'imperatore persiano, no?" disse Gustavo.

"Sì. E il nome significa 'colui che ha in sé il bene'. Ecco, io mi sento così, mi sento Dario." rispose il ragazzo sorridendo agli amici.

"Cazzo, però quel tizio, come si chiamava il tuo primo uomo..."

"Patrizio?"

"Sì, lui. È stato un bel fetente."

"A volte lo siamo un po' tutti, no?"

"Sì, ma lui ventisei anni e tu sedici. Lui doveva sapere quello che stava facendo. Ti meritavi uno migliore."

"Anche lui mi ha dato qualcosa, comunque."

"Sarà, ma suo malgrado. Io, uno così, gliel'avrei fatta pagare." disse Luca bellicoso, poi gli chiese, "Ma non credi che se la tua prima esperienza fosse stata con una donna invece che con un uomo, adesso ti piacerebbero di più le donne?"

"No, assolutamente. E poi, una donna non me l'avrebbe neanche fatto venire duro, capisci? Non è possibile costringere un maschio ad avere un'erezione e un rapporto sessuale partecipato con qualcuno che non lo attira, che non gli piace, che dentro di sé rifiuta. E poi, conosco gente che all'inizio ha avuto rapporti solo con maschi e che poi ha preferito le femmine, e anche viceversa. Ognuno deve solo scoprire la propria sessualità. C'è pure chi si sente attratto più o meno nello stesso modo sia da un maschio che da una femmina. Non ci sono due uomini uguali su questa terra, davvero. Ognuno è quello che è."

"In fondo," disse Gustavo, "chi riesce ad andare senza problemi sia coi maschi che con le femmine è forse il più fortunato, ha il doppio delle scelte."

"Sì, ma tanto prima o poi deve scegliere. Deve fermarsi. E quindi alla fine è sempre uno solo, maschio o femmina che sia." ribatté Luca.

"A meno che sia un dongiovanni..." commentò Dario pensando a Patrizio ed a Saverio.

"Sì, ma i dongiovanni hanno tutti e non hanno nessuno. Sono da compiangere, come dicevi tu prima." disse Luca convinto.

"Finché si è giovani va bene provare, no?" chiese Gustavo guardando Dario.

"Beh, certo," rispose Luca, "uno deve farsi un'esperienza sennò mica può scegliere per davvero. Ma non a spese dell'altro, dico io. Io non lo farei mai con una pivella di quindici o sedici anni. Anche se magari a venti anni sono ancora stronze come Rosy."

"Non credi che dovreste fare pace?" gli chiese Dario.

"No. A meno che venga a chiedere scusa a te... e anche a me, a questo punto."

"Quando si è arrabbiati, a volte si dicono cose che non si pensano..."

"No, quella è stronza e basta. Non le è mai andata giù che io stimassi e fossi amico di un gay. Perché, poi, devo ancora capirlo. No, quella ha la testa bacata e sono contento di aver rotto con lei. Anzi, dovevo farlo prima. No, Riccetto. La mia donna... o vorrà bene anche a te o non è la mia donna. Ti ricordi quella volta, Riccetto? Tu m'hai insegnato una gran cosa. Il rispetto per l'altro. Guarda che ci ripenso e te ne sono grato, sai. Allora ero io un po' stronzo..."

Gustavo guardò incuriosito i due amici, ma non fece domande.


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