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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI LUMINOSI CAPITOLO 5

Dopo il concerto Lallo andò a salutare Dario.

"Ciao, Riccetto. Siete stati fantastici! E tu più di tutti, davvero. Sai che eri straordinario mentre suonavi? Non sono riuscito a toglierti gli occhi di dosso un solo momento. M'hai stregato, tu!"

Dario sorrise a quei complimenti e guardò il piccolo vigile urbano e pensò che dovevano aver cambiato le regole per prenderlo. Una volta prendevano solo quelli alti. Comunque Lallo era di gradevole aspetto.

"Posso offrirti qualcosa, Riccetto?"

"Sì, grazie, ho sempre bisogno di bere dopo aver suonato."

"Ti prende un sacco di energie, eh?"

"Esatto."

"Più che a fare l'amore?" chiese Lallo maliziosamente.

"No, uguale." rispose Dario ridendo lieve.

"Lo immaginavo... mi piacerebbe provare..."

"Suonare?" chiese Dario con un tono lievemente ironico.

"No, l'altra cosa... io e te..."

"Si potrebbe anche fare." rispose Dario.

"Dici sul serio?"

"Certo. Ma... dimmi un po', tu non ti chiami Calza di cognome come Fiore?"

"Sì, ma è solo un caso. Non siamo parenti. O forse per le costole di Adamo..."

"Eppure un po' vi assomigliate."

"A parte i sette centimetri più di me che ha, in altezza, dico, non lì. E che lui è un figo."

"Ma il buon vino è nelle botti piccole, dicono."

"Dicono. Ma chissà se è vero?"

"Beh... mi lascerai provare, no?"

"Altroché! Non credevo che mi avresti detto di sì, sai?"

"Oh, guarda, c'è anche il Prof con Giusto." disse Dario facendo un cenno di saluto ed un sorriso ai due che si stavano avvicinando.

"Riccetto! Più ascolto i vostri pezzi, più mi piacete. Dovreste esibirvi in posti più importanti di questo, penso." disse Silvano con tono entusiasta.

"Eh, la gavetta è lunga. Ma chissà, poco per volta. Suonare qui comunque ci serve per farci le ossa. E i vostri applausi ci incoraggiano."

"Come si chiama quello che suona il clarino?" chiese Giusto.

"Luca."

"Dio, che bonazzo!" esclamò il ragazzo.

"Toglitelo dalla testa, è un etero convinto, come pure gli altri due." gli disse ridendo Dario.

"Sarà, ma ogni volta che lo vedo... e poi suona quel clarino in un modo..."

"Che ti piacerebbe che suonasse così il tuo, scommetto!" gli disse Lallo ridendo.

"Cavolo, sì!" disse Giusto convinto.

"Vuol dire che prenderò lezioni di clarinetto." disse Silvano simulando un'espressione sconsolata.

Chiacchierarono per un po' tutti e quattro, poi Silvano e Giuseppe se ne andarono.

Lallo chiese subito: "Hai un posto, tu?"

"Sì e no... tu?"

"No, vivo con i miei, ancora..."

"Vuoi... stanotte?"

"Beh, mi piacerebbe..."

"Aspetta un momento, allora." disse Dario e si avvicinò a Gustavo. "Ehi, se io andassi subito a casa con un amico... ti dispiace?"

"Cazzo, è tardi! Proprio stanotte devi andarci?"

"Beh..." rispose Dario.

Luca, che era lì accanto e che aveva ascoltato, propose: "Tanto adesso sono solo, non c'è più Rosy con me. Se vuoi, Gus, potresti venire a dormire da me, per stanotte..."

"Nel tuo letto?"

"Guarda che mica sei il mio tipo, tu. E poi è un letto matrimoniale, c'è posto per due. E se vuoi puoi metterti le mutande di latta, no?"

"Ok. Allora casa è tutta tua, Riccio! E per tutta la notte, se vuoi."

"Grazie, a tutti e due." disse Dario con un sorriso grato e tornò da Lallo: "D'accordo, via libera. E senza fretta. Abbiamo tutta la notte per noi, se puoi fermarti."

"Tutta la notte! Cazzo, questa sì che è fortuna. Aspetta solo che avverto a casa che non rientro, stanotte."

"Non fanno storie, i tuoi?"

"No... dico che mi fermo da un'amica... capiranno."

"Non sanno niente di te?"

"Ci mancherebbe! Mio padre mi diserederebbe, come minimo. No, mi credono pieno di ragazze. E domani mio fratello mi chiederà come si chiamava la ragazza..."

"Ah sì? E come si chiamerà... la ragazza?"

"Guardo sempre il calendario, per inventare il nome. Vedi, questo qui. Ecco, tu sarai... Adalgisa. Beh, facciamo Adele, vah!" disse Lallo ridendo e tirò fuori il telefonino per chiamare casa.

Dario finì di bere la spremuta di arance che gli aveva offerto l'amico. Lallo chiuse il telefono, lo mise in tasca e disse: "Fatto. Andiamo?"

"Metto via gli strumenti e saluto gli amici. Mi aspetti su, al guardaroba?"

"D'accordo. Non farmi aspettare troppo, però."

"Abbiamo tutta la notte, no?"

"Sì, ma cerchiamo di non accorciarla troppo. Domattina sono di servizio alle nove e prima devo andare a casa a cambiarmi."

Lallo lo aspettava su. Presero la moto di Dario ed andarono. Lallo si teneva alla vita dell'amico e lo carezzava lievemente.

Saliti in casa, Dario gli chiese: "Vuoi bere qualcosa, prima?"

"No.... dopo, se mai. Se aspetto ancora un po' mi saltano tutti i bottoni della patta. M'ha detto Verio che sei fantastico. Non vedo l'ora di verificare di persona."

"Ah... t'ha detto..."

"Tutto. Ci raccontiamo sempre tutto noi due mentre facciamo l'amore. È molto eccitante..." disse Lallo carezzando l'altro fra le gambe. "Ma come, Riccetto, non sei ancora in tiro, tu?" chiese il giovane palpandolo con aria un po' delusa.

"No, ma sta tranquillo che non ci vorrà niente." rispose l'altro ridendo e lo sospinse verso la camera da letto, carezzandogli il sedere.

"Oh. Peccato, due lettini singoli! Chi dorme lì?"

"Gus, il sassofonista."

"Fate l'amore, tu e Gus?"

"No, a lui piacciono le donne."

"Anche a Verio piacciono le donne... però scopa con me... e con altri. Anzi, si fa scopare. A te piace scopare o essere scopato?"

"Tutt'e due, ma preferisco un po' più scopare. E tu?"

"Anche a me tutt'e due. Ma Verio non mi scopa quasi mai, e così..."

"E poi a me piace fare i sessantanove..." disse Dario tirandolo a sé e baciandolo in bocca.

"Mmhh... mi sa che faremo scintille allora io e te, stanotte..."

Si staccarono e si denudarono rapidamente. Lallo guardò il corpo di Dario con apprezzamento."Oh, vedo che finalmente hai anche tu l'alzabandiera." notò compiaciuto carezzando con gli occhi l'erezione dell'altro.

"Non fai il saluto alla bandiera, allora?" chiese Dario ridendo lieve.

"Saluto? Mi ci inginocchio davanti e la bacio, io, la bandiera!"

"Patriota!" scherzò Dario salendo sul letto ed invitando con un gesto il compagno a raggiungerlo.

Lallo si accostò al letto senza però salirvi e si chinò a baciare il corpo di Dario.

"Cazzo, Riccetto, sai che sei un gran bel maschio?" disse continuando a scorrere su e giù per quel corpo con le mani, la lingua e le labbra. "Mi piaci." mormorò leccandogli l'asta eretta con grandi lappate, poi con una mano gli fece scivolar giù la pelle del glande e lo lecchettò ora di punta ora di piatto fino a farlo fremere con forza.

"vieni sul letto, dai, anche io ho voglia di assaggiarti..." l'invocò Dario in preda all'estasi.

"No, non ancora. Prima voglio portarti in paradiso..."

"Ci sto già..." ansimò Dario.

"No... aspetta, lascia fare a me, bel maschione. Poi mi prepari con la vaselina. Sono un po' stretto, io..." disse Lallo e si mise a succhiare golosamente il bel palo eretto del compagno.

Dario gli carezzava i capelli biondi, lisci come seta, mentre l'altro muoveva il capo su e giù, spingendosi l'asta fino in gola e premendo il naso fra gli odorosi peli del pube di Dario ad ogni affondo.

"Oh, Lallo, così mi farai venire subito..." l'ammonì ansando per l'intensità del piacere.

Allora l'altro smise e finalmente salì sul letto. Dario gli mise le mani sulle piccole natiche dure e sode e lo tirò verso la propria bocca. Lallo inserì le ginocchia sotto le ascelle dell'altro, appoggiò le mani alla spalliera del letto e scese ad immergere il suo arnese nella bocca accogliente del compagno. Molleggiando il corpo su braccia e gambe, iniziò a fotterlo in bocca. Dario si godeva quel va e vieni calibrato e lo carezzava per tutto il corpo.

"È troppo bello, Riccetto! Tu sei il meglio del meglio!" mormorò Lallo eccitatissimo.

Quindi si tolse e scese a stendersi sul corpo del compagno e si baciarono in bocca, abbracciandosi e stringendosi con forza. Lallo mosse il bacino in modo di sfregare la propria erezione contro quella dell'altro. Dario allungò una mano e prese dal comodino il vasetto del lubrificante. L'aprì, vi immerse un dito e scese a frugare fra le natiche dell'altro. Individuato il foro vi appoggiò il dito ricoperto di gel ed iniziò ad immergervelo lentamente. Lallo emise un sospiro soddisfatto e si rilassò per accogliere quel dito inquisitore, quell'avanguardia di una prossima, piacevole, desiderata invasione.

"Sì... fottimi bene col dito... che poi lo sostituisci con qualcosa di più sostanzioso..." mugolò il vigile fremendo.

Dario mosse il dito su e giù, e torno torno in modo di lubrificare bene il condotto che fra poco l'avrebbe accolto e di farlo rilassare bene. Lallo lo baciò per tutto il viso, sfregando tutto il proprio corpo contro l'altro sotto di lui, mentre Dario continuava a fotterlo con il dito.

"Sei un mago, Riccetto. Sei il più fottuto ragazzo sexy che abbia mai incontrato. Tu faresti convertire pure un etero!" ansimò Lallo in estasi.

Dario infilò due dita nello stretto canale e riprese a preparalo con cura.

"Dio, che libidine! Mi fai sentire una troia, tu! Non ho mai desiderato tanto un cazzo in culo, giuro! Dio, mettimelo, non resisto..."

"No, adesso tocca a me portarti in paradiso."

"Ma tu mi porti all'inferno, parola! Non resisto, Riccetto. Ti prego, fottimi!"

"No... aspetta..."

"Se aspetto ancora un po', vengo così... ti prego, chiavami..."

Dario sorrise. Tolse la mano dal culetto fremente del compagno che, lesto, si alzò e, accoccolatosi sul bacino di Dario, afferratagli l'asta dura e tenendola ferma verso l'alto, ci si impalò con decisione. Dario sentì le strette pareti del retto dell'altro aderirgli calde e frementi sul palo duro ed inghiottirlo avide.

"Oh, Lallo! È troppo bello!" gemette Dario spingendo in su il bacino per penetrare fino in fondo l'amico, e tirandolo giù a sé con le mani saldamente ancorate alla sua vita.

Poi, mentre Lallo si sollevava di pochi centimetri, Dario iniziò a dare forti spinte verso l'alto con una serie di scatti dei suoi lombi, facendo sobbalzare il compagno ed anche il letto, ad ogni colpo.

"Sì, Riccetto, così..." gemette Lallo in preda ad un piacere acuto.

Ad ogni colpo il palo dritto di Lallo sobbalzava battendo sul ventre di Dario ed il sacco coi testicoli veniva lievemente compresso contro i suoi peli pubici. Le mani di Lallo presero a stuzzicare il petto di Dario, soffermandosi in particolare sui suoi capezzoli piccoli e sodi come due ceci, ed i due erano in estasi per quella cavalcata selvaggia, per quel rodeo pieno di libidine.

I due si incitavano a vicenda, le voci arrochite dalla passione. Tutto il corpo di Dario brillava alla luce calda della lampada per un minuto velo di goccioline di sudore. Lallo lo contemplava, guizzante sotto di sé, lo godeva, guizzante dentro di sé.

E finalmente, in una serie di bassi gemiti rochi, di spinte forsennate, Dario zampillò in Lallo riversandogli dentro tutto il proprio seme caldo, finché glielo ebbe donato tutto e finalmente si rilassò fremente, ansante, momentaneamente appagato.

Per un po; restarono immobili, strettamente connessi, ansando profondamente. Ogni tanto il corpo di Dario era scosso da un tremito. Lallo lo carezzava lieve, senza togliersi ancora dal forte palo che non accennava a tornare a riposo.

"Rilassiamoci un po', ora..." disse lallo sfilandosi pian piano e stendendosi accanto all'amico. Dario annuì. Sentiva ancora il proprio cuore battere forte per il prolungato sforzo fisico sostenuto. Lallo invece era tranquillo, languido e solo il suo membro turgido tradiva l'entità del suo non ancora appagato desiderio. A poco a poco le carezze del piccolo vigile si fecero più intime, più insistenti. Dario fremette ed il suo corpo rispose subito a quegli stimoli esperti.

"Come vuoi prendermi, Lallo?" chiese, sentendo il desiderio di sentirlo in sé.

L'altro lo baciò: "Così... di fianco, da davanti... almeno ti posso baciare..." mormorò il ragazzo. "Allarga le gambe, lasciami inserire..."

Dario sollevò una gamba e l'amico vi si inserì in mezzo, scivolando un po' più giù, piegò il corpo a L ruotando in su il bacino e tentando col suo arnese ritto e fremente il buco dell'altro.

"Aspetta, ci metto un po' di gel..." disse Dario pregustando la piacevole invasione.

Si preparò, poi Lallo gli si insinuò dentro con una serie di piccole spinte calibrate. Quindi aderì al corpo del compagno e le sue labbra erano giusto all'altezza dei capezzoli di Dario. Li mordicchiò lieve, iniziando a stantuffare il suo duro palo nel foro accogliente del compagno, mentre Dario gli carezzava la schiena, le spalle ed i capelli.

"Oh, Lallo, tu mi fai morire, stanotte!" ansimò Dario gustandosi il lento ma vigoroso va e vieni del virile membro del compagno, completamente immerso in lui.

L'alba li trovò ancora allacciati in altre posizioni, ancora alla ricerca del reciproco piacere, spossati ma non appagati. E quando raggiunsero entrambi il loro terzo orgasmo, l'uno nella bocca dell'altro, contemporaneamente, finalmente giacquero abbracciati, respirando l'uno il respiro dell'altro.

"Che notte!" sospirò felice Lallo.

"Devi andare?" chiese in un sussurro Dario.

"Tra poco. Ancora cinque minuti così. Poi andiamo a fare la doccia, assieme, ti va?"

"Sì, certo. Riuscirai a lavorare, oggi?"

"Certo, e mi farà compagnia il ricordo di questa splendida notte." rispose lieto e lieve Lallo, gli occhi brillanti.


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