Silvano e Giusto avevano invitato a cena Dario. Questi arrivò portando una bottiglia di buon vino ed una registrazione dei loro brani. Entrato in casa di Silvano fu gradevolmente sorpreso: s'era immaginato la casa di un professore in un modo diverso, più tradizionale, più grigio, o almeno più classico. Invece l'appartamento era luminoso, moderno, allegro e pieno di cose belle ed interessanti.
La cucina era tutta bianca ed azzurra, compresi alcuni vetri a mano esposti sugli scaffali. Giusto stava apparecchiando. Silvano portò Dario a visitare il resto dell'alloggio. Alle pareti del corridoio erano appese alcune belle realizzazioni grafiche di Silvano. Erano disegni a pastello di bei nudi maschili, di un realismo incredibile, che Dario in un primo momento prese per fotografie d'arte.
La camera da letto era piccola, una vera e propria alcova soffice, come un nido, col letto, se così lo si poteva chiamare, da parete a parete, di circa tre metri per tre, e le pareti attrezzate con video, stereo, ripiani con libri ed oggetti, luci sapientemente dissimulate... e sulla sua superficie cuscini di varie dimensioni e due piumini arrotolati su un lato. La finestra era una vetrata colorata, sempre realizzata dal professore. Tutta la stanza era giocata su diverse tonalità di verde.
C'era poi il bagno, bianco e nero, ampio, con una ampia doccia a cabina. Infine lo studio-laboratorio. Era la stanza più grande dell'alloggio e vi regnava una gradevole confusione. Era tutta bianca, piena dei vari colori degli oggetti. Faretti orientabili la inondavano di luce.
"Ecco, tutto qui." disse Silvano mentre tornavano in cucina.
"È bellissimo... mai visto un alloggio così piacevole. Tu sei davvero un artista, Prof." disse Dario sedendo al tavolo, "anche questa cucina pare uscita da una rivista di arredamento. Deve essere bello vivere qui."
"Un alloggio è un po' il ritratto di chi ci vive, specialmente se uno può arredarselo a modo proprio. Io ci sto bene, è chiaro. Proprio perché me lo sono arredato io a poco a poco."
"Sì. Casa mia, invece, è piuttosto... insipida. Forse non l'ho mai curata troppo, né io né Gustavo. Ma ora che ho visto questa... appena potrò avere un alloggio tutto mio, lo arrederò meglio. Ne vale la pena."
Silvano trafficò un po' ai fornelli. Giusto s'era seduto davanti a Dario.
"A proposito, Riccetto... Ho una buona notizia da darti. L'altro ieri è venuto in visita a Videosei Steno, sai, l'impresario. Vuole organizzare una specie di Giro d'Italia Jazz e sta contattando le varie TV private, una per regione, per la copertura video. E dice che vuole una band per regione. E, te lo do al 95%, vuole voi. Credo che si metterà in contatto con voi quanto prima..."
"Cavolo! Sarebbe un colpo di fortuna. Steno è uno dei migliori in Italia ed è ben piazzato pure all'estero. Chissà se ha già contattato Marce?"
"Credo che lo farà presto. Sarà un Giro organizzato un po' come un campionato di calcio. Ogni band suonerà in casa e fuori casa. E le telefonate degli spettatori diranno per ogni incontro quale band vince e con che punteggio. Così si formerà la graduatoria e alla fine, la band che vincerà sarà proclamata Jazz-Band d'Italia e come premio inciderà il proprio repertorio su CD e farà una tournée europea. Ci sta buttando miliardi, credo... e gliene verranno molti in tasca."
"Ma... e le altre band?"
"A seconda della graduatoria. Comunque alle ultime saranno pagate le spese, non ci guadagneranno niente ma non ci rimetteranno neppure."
"Le band le sceglie lui?"
"Ogni TV regionale ne deve proporre tre e lui sceglie. Videosei ha proposto voi, i Think Pink ed i Raemen..."
"Due buone band, specialmente i Raemen." disse Dario pensieroso.
"Sì, ma Steno m'è sembrato decisamente orientato verso voi."
"Mah, speriamo. Sarebbe davvero un bel colpo, anche se non dovessimo vincere."
Silvano mise in tavola ed iniziarono a mangiare.
"Dio, Prof, ma tu sei meglio di un cuoco professionista! Non finisci mai di stupirmi!" disse Dario gustando i cibi. "Cos'altro sai fare così bene?"
Silvano sorrise ma non rispose.
Giusto disse: "L'amore!"
Dario guardò negli occhi Silvano e notò che questi, per la prima volta, pareva imbarazzato.
"È bello saper fare l'amore..." disse allora Dario, "Non è solo questione di tecnica, penso. Anche se la tecnica ha comunque il suo peso..."
"Come per la musica, no?" mormorò quasi Silvano.
"Già, proprio così." annuì Dario con convinzione, "È questione di feeling, di intesa... più di anima che di cervello. Più di istinto che di ragionamento. Il cervello, il ragionamento ce li devi mettere quando inizi ad impostare il pezzo... ma poi deve essere diverso. E se non c'è un enorme affiatamento in una band, il pezzo viene fuori freddo, morto, anche se fosse tecnicamente perfetto. I membri di una band, in fondo, sono un po' come... amanti, se no non è una band, è un... boh? È un insieme di gente che suona... non saprei spiegarmi..."
"No no, Riccetto, ti sei spiegato benissimo. È un po' come la differenza fra scopare e far l'amore. In tutti e due i casi c'è sesso, e magari anche grande sesso, piacevole. Ma se c'è anche amore... cambia tutto. Non è solo piacevole, diventa sublime."
"Ah, Prof, sei un inguaribile romantico, tu!" esclamò Giusto allegramente, "ma comunque è molto bello fare l'amore con te." aggiunse carezzando una mano dell'uomo, "tu m'hai sedotto, Prof. Sei mai stato sedotto tu, Riccetto?"
"Sedotto? No, non credo. Non sono neanche sicuro di sapere che cosa sia la seduzione..."
"Sedurre è avvincere, allettare, attrarre fortemente a sé, esercitare un forte fascino. Ma chi seduce non prova mai un senso di superiorità, ma piuttosto di stupore che l'altro si lasci sedurre, e di riconoscenza. Non gli dà un senso di trionfo, ma di meraviglia. Il vero seduttore è al tempo stesso sedotto dall'altro. E quando la seduzione è reciproca, produce la vera passione. E questo tipo di passione si manifesta in una disponibilità senza riserve, in un'avidità verso il corpo e l'anima dell'altro, in un desiderio profondo di essere coinvolti in tutti e cinque i sensi: il gusto, l'odorato, il tatto, la vista, l'udito.... Gustare il sapore dell'altro, riconoscerne l'odore fra mille, sentirne tutto il corpo con tutto il proprio corpo, ammirare l'altro da capo a piedi, bearsi del suono della sua voce, dei suoi gemiti... e suscita una sfrenatezza senza pudori, un'impudicizia dolce e piena. È una metamorfosi inattesa e perciò meravigliosa. E culmina nel trionfo dell'atto sessuale che è pienezza di comunicazione, fusione, estasi. E tutti i sensi sono finalmente appagati. Ci si sente vinti e vincitori..." disse Silvano con voce così calda e bassa che fece fremere intimamente Dario.
"No... non ho mai provato nulla di simile, purtroppo. Ma credo che forse può capitare una sola volta nella vita, no? Se capita."
"No, Riccetto. Se si ama, accade di nuovo ad ogni incontro, in ogni momento di intimità. La seduzione si rinnova giorno per giorno, ora per ora... Almeno, quando c'è amore."
"Tu sai dare un sapore speciale alle parole, Prof. Voglio dire: di solito si dice sedotto e abbandonato... così invece..."
"Beh, ogni parola può essere usata in modi diversi. Sedurre vuol dire anche condurre fuori. Fuori da ciò che è giusto, da ciò che è bene. Ma non è in questo senso negativo che io uso il termine."
"È evidente, direi. Chissà se capiterà mai che qualcuno mi seduca..."
"O che tu seduca qualcuno. La seduzione dell'amore deve essere reciproca." osservò Silvano.
"Non mi sono mai sentito un seduttore, io." mormorò Dario.
"Ogni uomo lo è... o può esserlo." rispose Silvano.
"Uno bello come te, poi..." s'intromise Giusto ammiccando a Dario.
"Sì, la bellezza può aiutare. Ma non è un elemento necessario. È la bellezza interiore quella che veramente seduce. Bisogna coltivare la propria bellezza interiore molto più che quella fisica." disse Silvano.
"Cavolo, quante cose ho da imparare, io! Tu sei un saggio, un giusto, Prof. Continua a dirmi queste cose, dai!" esclamò Dario con entusiasmo.
Silvano sorrise schivo: "E cosa dovrei dirti? Ho già giocato a fare il gufo saggio anche troppo, oggi..."
Giusto si alzò a fare il caffè. "Quanto zucchero, Riccetto?"
"Senza, grazie."
"Per la linea?" chiese Giusto.
"No, mi piace amaro, lascia un gusto migliore in bocca, dopo."
Bevuto il caffè Giusto propose di andare a sentire le registrazioni che aveva portato Dario. Andarono tutti e tre nella camera da letto, si tolsero le scarpe e si stesero fra i cuscini mentre Giusto accendeva lo stereo mettendolo a metà volume.
"È uno schianto questa camera. Pare di stare in un nido..."
"Sì, Riccetto, il Prof l'ha pensata proprio come un nido d'amore, vero, Prof?"
"Sì, certo. Volevo un posto in cui sentirsi accolti, protetti... In cui anche se si è soli, oppure con amici come ora, si possa stare bene. Non ho mai amato i letti tradizionali, io. Qui... ho cercato di eliminare quella sensazione di limite che un letto da. Perciò il pavimento è tutto letto e si confonde con le pareti, non c'è spigolo, cambiamento. Avevo in mente l'interno di un uovo, più che un nido. O un utero, se preferisci: morbido, avvolgente, sicuro..."
"È vero, Prof, e ci sei riuscito perfettamente. Qui dentro ci si sente abbracciati. Anche se si fosse soli, come hai detto tu."
Dario cercò di immaginare come potesse essere fare l'amore lì dentro... e gli sembrò che ogni camera da letto dovrebbe essere fatta in quel modo. O così o anche come la radura nell'isolotto. Il letto tradizionale era un po' come... un ring, pensò divertito.
Dallo studio giunse lo squillo del telefono. Silvano prese la derivazione lì in camera da letto.
Scambiò alcune parole poi disse: "Un attimo, passo al telefono dello studio così posso consultare i miei appunti. Resta in linea..."
Mentre si alzava, Giusto gli chiese: "Chi è?"
"L'editore, per il mio libro."
"A quest'ora?"
"Quello non ha orari. Scusate, spero di non metterci troppo..." disse, ed usci dalla camera.
"Sei fortunato ad aver trovato uno come il Prof, Giusto." gli disse Dario appena furono soli.
"Sì, credo di sì. È un tipo affascinante. Non è bello, certo, ma è affascinante. Anche se a volte..."
"A volte?"
"Uno come te mi fa andare in orbita..." rispose Giuseppe allungando una mano a sfiorare una guancia di Dario.
"No... che fai? Lui vale dieci volte me..." disse il ragazzo irrigidendosi un poco.
"Ma tu sei così bello, così sexy..." insistette l'altro scendendo a carezzargli lieve il petto.
"No, smetti... non è... leale."
"A te non piacerebbe fare l'amore con me?"
"Sì, credo di sì, ma... se tu non fossi il suo ragazzo. Come puoi... anche quel giorno là al fiume... con Verio e Carlo..."
"Era solo curiosità. E poi il Prof non è geloso..."
"No, a me non piace. Se uno è in coppia... Smettila, Giusto, dai!"
"Poteri venire a trovarti, a casa tua..."
"No." rispose secco Dario allontanando la mano del ragazzo.
"In sette mesi che sto con lui, quella volta là al fiume è stata la seconda... e con te sarebbe solo la terza..."
"Ma scusa, non stai bene col Prof? Non ti basta lui?"
"Ma sì, di solito sì... Però qualche volta... Ho solo diciotto anni, io. Ho il diritto di godermi un po' la vita, no?"
"E allora non stare con lui. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca. Se vuoi fare quello che ti pare, lascialo."
"No, non mi va di lasciarlo. Sto troppo bene con lui. Silvano sa fare l'amore... mi fa sentire speciale."
"E allora non lo tradire."
"Sei più borghese di quello che pensavo."
"Non è questione di essere borghesi, questa. È solo questione di rispetto verso se stessi e verso quelli con cui si è scelto di stare. E tanto più con una persona in gamba come il Prof."
Questi rientrò in camera e si stese accanto a Giuseppe: "Bene, dice che per Natale farà uscire il mio libro."
"Bello! La prima copia la regalerai a me, vero?"
"Certo, Giusto."
"Cos'è, un romanzo?" chiese Dario incuriosito.
"No, è una raccolta di miei disegni."
"Come i nudi in corridoio?"
"Ce ne saranno due o tre, ma anche altri miei disegni. Una panoramica della mia produzione, commentata da brani di miei scritti. E molto probabilmente con un'introduzione di Bruno Munari, il mio maestro."
A Dario piaceva l'espressione di gioia quasi infantile che rischiarava il volto di Silvano. Quel sorriso fresco lo rendeva più giovane di una decina d'anni. E gli piaceva la tenerezza con cui stava carezzando, lieve, il corpo del suo giovane amante. Giuseppe gli si accucciò contro come un gattino che fa le fusa. E a Dario sembrò incredibile che quello stesso ragazzo, solo pochi minuti prima, gli avesse fatto quelle avances. È ancora immaturo, pensò dentro di sé, quasi con tenerezza. Ma poi pensò anche che il Prof si meritava un amante più fedele.
"Tu... cosa insegni?"
"Grafica pubblicitaria."
"Ti piace?"
"Molto."
"Lavori anche in campo pubblicitario?"
"A volte, come free-lance e se mi piace il prodotto."
"Ti andrebbe di creare un poster per la mia banda?"
"Sì, molto."
"Sei caro?"
"Non credo. Comunque ci si può mettere d'accordo."
"Ne voglio parlare agli altri, e se siamo tutti d'accordo, ti telefono. Mi piacerebbe avere un poster fatto da te."
"Grazie."
Parlarono un po' poi Giusto si alzò per andare al gabinetto.
"Prof, secondo te in una coppia è importante la fedeltà?" chiese Dario.
"Beh, sì. Ma deve essere soprattutto una fedeltà mentale, più che fisica. E comunque la fedeltà deve essere un dono fatto all'altro, non una pretesa verso l'altro."
"Io... io non riuscirei ad accettare l'infedeltà del mio ragazzo."
"Sì, l'avevi già detto al fiume, ricordi?"
"Appunto."
"Oh, è un discorso complesso. La fedeltà richiede stabilità di sentimenti. E la stabilità richiede maturità. E la maturità, esperienza. La fedeltà deve essere una conquista, non un dato stabilito a priori..."
"Può darsi. Ma io sarei fedele e... m'aspetterei fedeltà."
"L'uomo, nelle sue fantasie erotiche, desidera tutti, sogna di far l'amore con tutti."
"Ma devono restare solo fantasie... se si ama. Io non ho ancora mai amato veramente, né mi sono mai sentito veramente amato. Ma credo che sia così."
"Le tue esperienze ti hanno maturato, probabilmente."
"Tu... sei fedele?"
"Credo di sì. Sono arrivato ad essere fedele. Ma quand'ero ragazzo... credevo che tutto mi fosse permesso, capisci? Non ero molto fedele. Con uno come te... ci avrei provato subito, allora. Per questo capisco Giusto."
Dario lo guardò sorpreso.
Allora Silvano sorrise. "Non ci ha provato, con te? So che si sente molto attratto da te..."
"E questo... non ti ferisce?"
"No. Per Giusto, vedi, io sono solo un momento della sua vita. Importante, spero. Ma prima o poi mi lascerà."
"Perché dici così?"
"Perché lo conosco. È un gran bravo ragazzo, ma non sa ancora esattamente che cosa vuole. Cosa vuole dalla vita, dagli altri, da se stesso."
"Ma non puoi escludere a priori che possa capire che sei proprio tu l'uomo adatto a lui, no?"
"Certo, non posso escluderlo. E ne sarei felice. Ma non lo credo. Giuseppe ha bisogno di uno più giovane di me."
"L'età non conta..."
"A volte sì, a volte no. Ma Giusto vede in me più un... maestro che un amante. E l'allievo, prima o poi, si stacca sempre dal suo maestro. Deve staccarsi. Per ora Giusto è affascinato da me. Ma prima o poi incontrerà l'amante, chi lo sedurrà davvero, ed allora mi lascerà."
"Non è triste, questo?"
"No, anzi, è bello."
"Ma tu... resterai solo."
"Spero di no. Spero di trovare anche io il mio amante, prima o poi."
"Prima di Giusto, non hai avuto un amante?"
"Sì, più d'uno."
"E... come mai è finita?"
"Beh... il primo s'è dovuto trasferire per lavoro. Il secondo ha deciso di sposarsi. Il terzo l'ho dovuto mandare via io: stava sviluppando una forte carica di sadismo e non lo reggevo più. Il quarto è morto di Aids, tre anni fa."
"Ti ha... contagiato?"
"No. Sapevamo che lui era siero-positivo quando ci siamo messi assieme, ed abbiamo preso le nostre precauzioni."
"Avete fatto l'amore... fino alla fine?"
"Sì, certo."
"Hai sofferto molto?"
"Per lui, certo. Ma almeno sono riuscito a farlo sentire amato fino in fondo."
"Quanto siete stati assieme?"
"Sette anni. Sta tornando Giusto. A lui non piace sentire questi discorsi. Lo spaventano, credo..." disse con dolcezza Silvano e quando Giusto rientrò nella camera, gli tese una mano e lo attirò a sé.
Parlarono ancora un po, poi Dario li lasciò e tornò a casa.