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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI LUMINOSI CAPITOLO 7

Lallo cominciò a vedersi sempre più spesso con Dario. A tutti e due piaceva molto far l'amore con l'altro così alla fine decisero di mettersi assieme.

Dario gli disse: "Se tu e io facciamo coppia fissa, non dobbiamo più fare l'amore con altri, d'accordo?"

"Per me va bene. Se continuiamo a fare l'amore così, non ho certo bisogno di altri, io."

Lallo però continuò a vivere con i suoi. Per non disturbare troppo Gustavo, facevano l'amore più che altro durante la giornata, cercando di conciliare i turni di lavoro di Lallo con le prove di Dario. Qualche volta Gustavo andava a dormire da Luca per lasciare loro l'appartamento per tutta la notte. Dario comunque cambiò il suo letto e ne prese uno ad una piazza e mezza per essere più comodi quando faceva l'amore con Lallo. Facevano l'amore sempre con irruenza, passione, entusiasmo. L'erotismo dell'uno accendeva, infiammava, esaltava e scatenava l'erotismo dell'altro.

La band aveva accettato Lallo senza problemi ed anche Tania lo trattava con sincera amicizia. D'altronde Lallo era simpatico e disponibile con tutti quelli della band e si faceva ben volere.

Era iniziato il Giro d'Italia Jazz e loro erano stati una delle venti band prescelte. Man mano che passavano le settimane i Mad Boys si trovarono fra le prime band della classifica provvisoria, assieme ad una band della Campania, una del Molise e quella della Sardegna.

Quando riusciva ad ottenere un permesso, Lallo li seguiva nelle trasferte. Allora prendevano tre camere doppie, una per Marcello e Tania, una per Dario e Lallo e una per Gustavo e Luca, i due "scapoli". Roberta prendeva sempre una camera singola, perché non portava mai il suo ragazzo.

Un problema sorse quando Gustavo si fece la ragazza fissa, Letizia. Chi lo risolse fu Luca, come sempre disponibile, che offrì alla coppia il proprio appartamento e si trasferì al posto di Gustavo nell'appartamento con Dario.

La band era in trasferta a Napoli, quando accadde un incidente. Prima dell'esibizione-confronto con la band locale, i Mad Boys erano stati invitati ad una festa in una villa a Pagani. Il proprietario della villa era un influente politico locale, un uomo sui quarantotto anni, prestante, brillante, elegante.

Questi ad un certo punto invitò i quattro ragazzi nel suo studio, lasciando fuori solo Roberta. Li fece sedere, offrì loro dei liquori.

"Bene, amici. Vedo che siete i secondi in classifica, state andando bene. La nostra band qui è prima in classifica, per ora, ma per un solo punto. Se vincete voi, diventate i primi. Se perdete, i terzi..."

"Faremo del nostro meglio per vincere, non dubiti." disse ridendo Luca.

"Sì certo, non lo dubito. Ma vedete, io ci terrei a far vincere i nostri. E voi siete l'ostacolo più serio, la minaccia più forte. Così ho pensato... ho qui cinque assegni generosi, molto generosi... se li accettate..."

"Cioè?" chiese Marcello bellicosamente.

"Cioè? Ma è chiaro, no? Voi suonate un po' meno bene del solito, e così..."

"Scherza!" disse Luca duro.

"No, ragazzi, mai stato più serio. E se non accettate, oltre a non prendere i soldi... sapete, potrebbe sempre capitare un incidente... sarebbe assai spiacevole, no, ragazzi? Un ragazzo bello come te, per esempio... ti chiamano Riccetto, no? E tu scopi con quel biondino, vero?"

"Che c'entra questo"? chiese Gustavo bellicoso.

"Niente, niente. È solo per farvi vedere che vi conosco bene. Ti capisco, sai, Riccetto... anche a me piacciono i bei ragazzi, eh sì. Sono il mio debole, i bei ragazzi. E quelli della nostra band, che volete, han saputo prendermi per il verso giusto... Si sono impegnati così bene a... suonare per me... in privato, capite... Così io gli ho promesso che li avrei fatti vincere. Loro sono sempre gentili e disponibili con me, così io devo esserlo con loro, no? Sono bravi, sia sul palco che a letto, credetemi. Oh dio, anche voi siete ben fatti... così... se decideste di essere gentili e disponibili con me, allora la gara si potrebbe fare senza problemi e... e allora vinca il migliore."

"Cioè, dovremmo venire a letto con te?" chiese Gustavo teso, passando inconsciamente al tu.

"Esatto. Tutti assieme o uno per volta, non importa. Specialmente tu, Luca ti chiami, vero? Mi piaci. E tu pure Riccetto. Ma anche Gus, che sei tu, no? E Marcello... solo la ragazza, Roberta, proprio non mi interessa, perciò l'ho lasciata fuori. Vedete che sono gentile, io, no? Vi offro tre possibilità: o i soldi e perdete, o a letto con me e vada come deve andare, oppure... Eh via, non fate quelle facce, ragazzi. Siamo uomini di mondo, no? Guardate, vi lascio tre ore per decidere. Un altro liquore, magari?"

"La nostra risposta è no, comunque." disse Luca deciso.

"Eh via! Mica puoi decidere tu per tutti, no? dovete discuterne, parlarne fra voi, valutare i pro ed i contro... Guardate, vi lascio qui gli assegni, per aiutarvi a decidere. Vi lascio discutere. Scendete nel salone quando volete... Ma fra tre ore dovrete darmi una risposta definitiva, chiaro? E ricordate, io sono un uomo di parola: o i soldi, o il letto, o un incidente..." disse l'uomo con un sorriso sicuro ed uscì dalla stanza.

I quattro si guardarono un attimo, quasi increduli.

"Ma quello è pazzo!" disse Luca. "Comunque per me la risposta è no!"

"Potremmo prendere i soldi... se anche perdiamo questo incontro possiamo facilmente risalire, in fondo siamo solo a due terzi della gara, no?" propose Marcello.

"No, è troppo rischioso. No, dobbiamo vincere noi, possiamo fargliela. Ma un incidente... quello mica scherzava. Io credo che preferirei farmi scopare dal porco..." mormorò Gustavo.

Allora Luca guardò Dario: "Questo lascia la scelta finale a te, Riccetto. Noi abbiamo scelto tre soluzioni diverse, perciò tocca a te decidere e far pendere la bilancia in un senso o nell'altro."

"A me? Anche se io scegliessi una delle tre soluzioni, sarebbe sempre due su quattro. La soluzione deve essere di almeno tre, e meglio ancora tutti e cinque d'accordo. C'è anche Roby coinvolta in questo casino, anche se il porco l'ha lasciata fuori."

"Sì, hai ragione, ma tu, comunque, cosa ne pensi?" chiese Luca.

"Io... prendere i soldi e perdere... no. Mi sentirei... non lo so, ma non mi piace per niente l'idea di vendermi così. Quanto a scopare con quello... io non ho mai scopato con qualcuno che cercava di forzarmi. Non faccio sesso in cambio di qualcosa, neanche con uno che fosse bellissimo. È vero che poi la gara sarebbe onesta, ma... Dio, mi fa schifo solo l'idea. D'altronde fare una gara onesta, magari perdere, ma dover subire la vendetta di quello..."

"No, se perdessimo quello ci lascerebbe in pace..." disse Gustavo.

"Sì, ma perdere e non prendere manco i soldi, sarebbe da fessi." replicò Marcello.

"Il fatto è che noi vinceremo." disse deciso Dario. "comunque io preferirei forse vincere e rischiare."

Luca lo approvò con gli occhi.

"Però siamo solo in due a pensarla così..." aggiunse Dario, "Bisogna sentire Roby. Anche lei rischia come noi."

"Quel fottuto schifoso di merda!" esclamò Gustavo, "Magari gli piace prenderlo in culo e io glielo metterei proprio di gusto!"

"Sì, e magari invece gli piace mettercelo in culo. Te lo faresti mettere con altrettanto gusto, tu?" gli chiese Marcello secco.

"No, certo che no. Non da quello, comunque."

"Scommetto che quelli sono i primi solo perché lo stronzo ha già fatto i suoi giochetti con altre band." disse Luca.

"Comunque sono bravi." fece notare Dario.

"Sì, a fare le puttane!" ribatté Marcello.

"Così non stiamo decidendo niente, cazzo!" osservò seccato Luca.

Dario allora chiese: "Tu Gus, tu davvero ti lasceresti scopare da quello?"

"Beh, no... credo di no."

"Allora cosa scegli? I soldi o il rischio?"

"Io... io il rischio, credo."

"Bene, adesso siamo tre!" disse Luca soddisfatto.

"No, non basta. Non possiamo far rischiare anche Marce e Roby, se non se la sentono. Devono scegliere anche loro. E se Marce insiste che è meglio prendere i soldi, io voto per i soldi." disse deciso Dario.

"Ma che cazzo dici? Così saremmo da capo..." disse Luca contrariato.

Marcello era pensieroso. Poi si avvicinò alla scrivania e prese in mano i quattro assegni.

"Non volete sapere la cifra? È alta, molto alta..."

Gli altri tacquero. Allora Marcello stracciò i quattro assegni e prese i brandelli in mano. "Andiamo a renderglieli, dopo tutto sono suoi." disse accigliato.

Gli altri tre non fecero manifestazioni di gioia per la scelta del compagno, sentivano che non c'era da rallegrarsi. Scesero nel salone. Marcello si avvicinò al padrone di casa e gli porse la manciata di carta straccia.

L'uomo la prese e la intascò con un sorriso: "Una possibilità in meno. Quale delle altre due avete scelto, dunque?" chiese tranquillo.

Luca rispose: "Di vincere noi. Con i nostri strumenti musicali e non con i nostri... organi."

"Mi meraviglio. Tu Riccetto non sei riuscito a convincere i tuoi compagni? Le tre ore non sono passate, e..."

"Io? Io sono perfettamente d'accordo con loro. Mi va di fare il musicista, non la puttana."

"Oh oh, il ragazzo puro di cuore! Il cavaliere senza macchia e senza paura! Bene, ragazzi, ve la sarete voluta voi... qui detto legge io, lo scoprirete presto." disse l'uomo allontanandosi dai quattro.

Dario allora si girò verso i compagni: "Portate subito qui Roby, Tania, Lallo e Letizia, svelti!"

"Ma..."

"Svelti, e senza dare nell'occhio. Svelti. Io cerco Steno. Ci ritroviamo là, accanto al pianoforte."

Gli amici lo guardarono con aria interrogativa ma gli obbedirono. Dario cercò l'impresario e lo trovò che parlava con una tizia.

"Steno, mi scusi, ma le devo parlare urgentemente."

"Mi scusi, baronessa... che c'è, Nocera?"

"Le spiego più tardi, in albergo. Le spiegherò tutto. Ma ora deve venire con me e restarci sempre vicino, qualunque cosa succeda..."

"Ma che succede?" chiese l'uomo impensierito dall'aria scura e tesa di Dario.

"È troppo lungo da spiegare adesso e qui. Può fidarsi di me, per ora?"

"Sì... credo di sì..."

Quando furono tutti riuniti accanto al pianoforte, Dario prese il microfono da cui poco prima una cantante aveva cantato canzoni napoletane. Vi soffiò dentro e chiese: "Si sente?"

Nel salone tutti tacquero di colpo e si girarono a guardare verso il gruppetto accanto al pianoforte. Dario notò lo sguardo allarmato del padrone di casa.

Con un sorriso e con voce lieta, Dario disse: "Signore, signori, volevo cogliere l'occasione per ringraziarvi tutti a nome dei Mad Boys per la splendida accoglienza. Innanzitutto il senatore, il nostro squisito anfitrione. Noi siamo, di fatto, gli avversari della vostra band, e per questo il vostro caloroso benvenuto ci ha commosso."

Tutti applaudirono con cortesia.

Dario proseguì. "È chiaro, e logico, che voi tifiate per la vostra band, gli Angels. Innanzitutto perché la loro musica merita ammirazione, poi anche perché in qualche modo rappresentano la vostra splendida città e regione."

Altri applausi.

"Il tifo è una grossa molla, in ogni tipo di competizione. Anche se a volte può capitare che trascenda, come purtroppo è capitato e capita a volte negli stadi di calcio..."

Mormorii di approvazione si levarono dal salone. Dario non perdeva di vista il padrone di casa.

Proseguì. "O come purtroppo è capitato in questo salone, poco fa. Uno dei presenti infatti ci ha detto in modo molto chiaro che, o perdiamo contro gli Angels, oppure ci capiterà uno spiacevole incidente."

Un forte mormorio si levò dalla sala. Dario riprese, a voce più alta.

"Ora, se noi perderemo, non sarà certo per paura, ma solo se gli Angels riceveranno più voti di noi, voti meritati. Ma se invece fossimo noi a vincere, ebbene, quella minaccia che proveniva da un ospite importante, potrebbe avverarsi..."

Altri forti mormorii sottolinearono le sue parole. Dario guardò un attimo verso Steno e lo vide quasi pallido. Guardò il padrone di casa e lo vide sorridere...

"Ora, quando una minaccia è profferita da una persona potente, non resta che mettersi al riparo facendosi proteggere da una persona anche più potente."

"Denuncialo alla polizia!" gridò qualcuno.

Dario rispose: "Senza prove, una denuncia per minacce può provocare una controdenuncia per calunnia. E la persona in questione è stata abbastanza astuta e pratica per averci minacciato senza testimoni né prove, logicamente. Perciò noi chiediamo ora la protezione del nostro anfitrione, il signor Senatore. Siamo certi che lui è perfettamente in grado di garantire la nostra incolumità, evitando che ci possa accadere un qualsiasi incidente, sia che vinciamo noi o gli Angels. Signor Senatore... ci assicura la sua protezione?"

L'uomo l'aveva guardato per un attimo sbalordito ma si era subito ripreso e col suo solito sorriso, avanzò verso il microfono.

"Amici... forse i nostri amici hanno travisato il senso di quanto qualcuno di voi, nell'entusiasmo del tifo, può aver detto loro... Noi napoletani a volte siamo un po' troppo enfatici, forti nelle nostre espressioni. Magari, invece di dire vi sconfiggeremo, diciamo vi facciamo fuori!"

Dalla sala salirono risate divertite.

"Comunque... comunque, nell'eventualità che possano aver capito correttamente, e comunque per tranquillizzarli in modo che possano gareggiare senza timori, certamente mi impegno qui davanti a tutti voi a far sì che non possa capitare loro nulla di spiacevole."

Tutti applaudirono.

Il senatore, sempre parlando nel microfono ma girandosi verso i ragazzi, della band, aggiunse: "Siete fra amici, qui, ragazzi. E, tutti ce lo auguriamo... vinca il migliore! Ed ora divertiamoci e vediamo di finire la serata in allegria!"

Tutti applaudirono di nuovo ed il senatore, rimesso a posto il microfono, fronteggiò i ragazzi.

"Suvvia, credo che siate troppo tesi... impressionabili. Chi sarebbe dunque ad avervi minacciato?"

"Qualcuno che lei conosce molto bene, senatore." disse serio Luca guardandolo dritto negli occhi.

Intervenne Steno: "Conosco molto bene i ragazzi. Non sono tipi da inventarsi una cosa del genere, né da capire fischi per fiaschi, senatore, glielo posso garantire."

"Per carità, per carità, mica dicevo questo. No, forse semplicemente hanno frainteso, semplicemente..."

"No, senatore. Il discorso ci è stato fatto con estrema chiarezza, non per allusioni." rispose Marcello squadrandolo.

"Beh, se dite così... Potevate parlarmene a quattr'occhi, comunque..."

"No. così abbiamo scoperto il bluff del nostro... nemico." rispose Gustavo.

"La cosa è grave, comunque." disse Steno, "Tentativi di corruzione, posso anche aspettarmeli. Ma minacce! Senatore, lei può garantirmi che ai ragazzi non capiterà nulla? Diversamente io pago una squadra di vigilantes..."

"Ma no, ma no, non serve. Chiunque li possa avere minacciati, ora che la cosa è di pubblico dominio e che io personalmente mi sono impegnato a proteggerli, non s'azzarderà a fare un passo falso."

"Grazie, senatore. Ero certo che potevamo contare su di lei." disse Dario serafico.

"Sì, sì, certo... Ma ora non pensateci più e divertitevi, ragazzi. Niente deve guastare la festa in vostro onore..."

Quando l'uomo si fu allontanato, Steno chiese: "Ma chi è che vi ha minacciato?"

"In albergo, Steno. In albergo le spiegheremo tutto. Ma non ci perda mai di vista, la prego. E noi otto non ci si deve mai separare per nessun motivo, chiaro?" disse Dario.

"Ma... ma il senatore si è impegnato..." disse Letizia visibilmente spaventata, stringendosi a Gustavo.

"Ha ragione Riccetto. Restiamo sempre uniti, è meglio." disse Luca. Poi, posata una mano sul braccio di Dario, gli sussurrò: "Sei stato grande, uomo!"

"Vero?" disse Dario sorridendo amaro.

Roberta chiese: "Ma da chi ci dovremo guardare?"

"Da tutti, è più semplice. Ma qui dentro, almeno credo, non ci dovrebbe capitare nulla, specialmente se non ci perdiamo di vista fra noi." disse Gustavo.

Finita la serata gli otto ragazzi furono divisi in due gruppi ed uno rientrò in albergo sull'auto guidata da Steno e l'altro fu accompagnato personalmente dal senatore. Questi, durante il tragitto, parlò disinvoltamente del più e del meno come se nulla fosse capitato.

Entrarono. Dopo poco arrivarono anche Steno con gli altri.

"Allora? Luca e Gus non m'hanno voluto dire nulla per la strada. Volete spiegarmi, finalmente?" chiese l'uomo.

"Saliamo in camera..." rispose Luca.

E qui raccontarono all'allibito Steno, a Lallo, Letizia, Tania e Roberta tutto l'accaduto.

"Oh cavolo, Nocera! Hai agito nel modo migliore. Quel porco bastardo... Tu Marcello avresti dovuto conservare gli assegni stracciati, sarebbero stati una prova..."

"No, va bene così, Steno. E se perdessimo, credo che sicuramente non ci capiterà nulla..." disse Roberta.

"Al contrario. Secondo me abbiamo più da temere se perdiamo. Potrebbe volersi vendicare, ed avrebbe anche un alibi." fece notare Luca.

"Bene, allora vinceremo! Vero ragazzi?" disse Dario con forzata allegria.

Steno annuì, poi disse: "Comunque io mi sentirò più tranquillo se avrete delle guardie del corpo, in questi due giorni che ci restano da passare qui a Napoli. Telefono subito ad un'agenzia di vigilantes..."

"E chi le garantisce che non sia controllata proprio dal senatore?" obiettò Roberta.

"Già... bene, mi costerà più caro ma possiamo pagare una scorta della polizia di stato. Quattro poliziotti per quarantotto ore..."

"Ne possono bastare due..." disse Luca.

"No, ne voglio quattro. Telefono subito ad un mio amico qui di Napoli. Se non mi ricordo male è il cugino del prefetto. Lui ci può aiutare."

"Lei, Steno, ha un amico importante in ogni città!" disse ridendo Gustavo.

"Sì. E per vostra fortuna, questa volta." disse l'uomo.

Ebbero la scorta. Fecero la gara alla TV di Napoli. Vinsero di stretta misura, ma vinsero. Avevano suonato i loro pezzi mettendocela tutta. Ma anche gli Angels erano bravi e per di più giocavano in casa.

Tornarono indietro senza nessun incidente. Quando scesero dall'aereo, una hostess li avvicinò e disse loro: "Siete voi i Mad Boys, vero?"

"Sì..."

"Ecco, questo pacchetto è per voi."

"Da parte di chi?"

"Non so. È arrivato con l'aereo di ieri da Napoli."

Luca lo aprì. Dentro c'erano cinque fermagli per banconote, a molla, d'oro, ed un biglietto anonimo, battuto a macchina, che diceva: "Avete vinto voi, comunque. Sapete giocare bene. Meno male che non vi ho come avversari in politica. Pago pegno."

"È meno stronzo di quello che pensavo." disse Gustavo rigirando fra le mani l'oggetto d'oro.

"Al contrario, è più stronzo di quello che pensavo io. Visto che ha perso, ora cerca di recuperare l'immagine, così. Di sembrare innocuo." disse Marcello duro, ficcandosi in tasca il proprio ferma-soldi

"Mi verrebbe voglia di mettermi in politica per davvero..." commentò Dario porgendo il proprio fermaglio a Lallo: "Ecco, prendilo tu. Hai corso un rischio tu pure, a stare con me."


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