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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI LUMINOSI CAPITOLO 9

Steno aveva fatto un contratto con un night club di Cortina per la stagione invernale. Era un ottimo contratto che, oltre a compensarli bene, lasciava ai ragazzi il tempo di fare anche un po' di sport sulla neve. Al solito, in albergo, avevano preso una camera per Marcello e Tania, una per Luca e Gianna, una per Steno, una per Roberta, ed una per Gustavo e Dario.

"Eri triste, oggi..." gli disse una notte Gustavo, quando erano a letto.

"Un po'..."

"Come mai?"

"Pensieri..."

"Pensi ancora a Lallo?"

"Sì..."

"Ti manca?"

"Beh... un po'. Mi ha deluso."

"Meno male che non eravate innamorati..." disse Gustavo nel buio, con lieve, amichevole ironia.

Dario non rispose. I loro letti erano separati solo dal comodino. Gustavo allungò un braccio e posò la mano sul letto di Dario,

"Dammi la mano, dai..." gli sussurrò muovendola sulla coperta per fargli sentire dov'era.

Dario gliel'afferrò e la strinse. Per un po' restarono così, in silenzio, stringendosi la mano nel buio, fra i due letti. Poi Gustavo cominciò a tirare la mano verso di sé, con forza crescente.

"Vieni qui, dai..." sussurrò.

Dario resistette per pochi secondi, ma poi scese dal letto. Gustavo sollevò il proprio piumone e gli fece posto. Dario gli si stese accanto e Gustavo lo coprì.

"Ti passerà, vedrai. Passa sempre..."

"Sì..." mormorò Dario.

Tutti e due indossavano solo i calzoni del pigiama. Siccome stavano entrambi supini, le loro braccia erano premute l'una contro l'altra.

"Ti voglio bene, Riccetto."

"Lo so. Grazie."

Tacquero a lungo, immobili, ascoltando ciascuno il respiro dell'altro.

"Non devi sentirti solo, Riccetto. Ci siamo noi. Ci sono io."

"No... non mi sento solo, ora."

"Dormi qui, stanotte."

"Grazie."

S'addormentarono tranquilli.

Il mattino andarono a sciare, poi giocarono a palle di neve con gli amici. Gianna era rimasta in albergo con Tania, che era incinta di due mesi. Il pomeriggio passeggiarono tutti assieme per Cortina e non di rado qualcuno li fermava per chiedere un autografo. Dopo cena andarono a suonare al night. E finalmente andarono a dormire.

Gustavo s'infilò nel proprio letto. Dario stava uscendo dal bagno e l'amico sollevò il piumone.

"Vieni?" gli disse con semplicità.

Dario annuì sorridendo e si stese sul lettino accanto all'amico che sistemò bene il piumone.

"Spengo?" chiese Gustavo,

"Sì."

"Stai meglio, oggi?"

"Abbastanza."

Gustavo emise un lieve sospiro.

"Gus?"

"Che c'è?"

"Sei davvero un amico!"

"Te ne accorgi solo adesso?" rispose scherzoso l'altro.

Erano tutti e due supini e di nuovo solo le loro braccia si toccavano.

"Quant'è che ci conosciamo?" chiese Dario quasi sottovoce.

"Un sacco! Perché?"

"Perché... non finisco mai di conoscerti, di scoprirti."

"Beh, sai, sono un animale complicato, io." ridacchiò l'amico.

"È bello, però."

"Cosa?"

"Continuare a scoprire l'altro."

"Se continui a scoprirmi ancora un po, mi farai prendere freddo."

"Oh, Gus! Sto parlando sul serio, io!"

"Lo so... forse per questo io scherzo."

"Non capisco..."

"Se non scherzassi... potrei dare troppo peso alle tue parole. Più di quello che forse hanno." rispose serio e sommesso Gustavo.

"Sei molto dolce, Gus." mormorò Dario.

L'amico tacque ma Dario si rese conto che stava trattenendo il respiro.

"Sto molto bene qui con te..." aggiunse Dario dopo un po'"

"Smettila..." lo pregò l'amico.

"Perché? È vero."

"Appunto. Dormiamo, adesso. Non sei stanco?"

"Sì. Molto."

"Buona notte, amico. E sogni d'oro."

"Anche a te, Gus..."

Poco dopo Gustavo sentì il respiro regolare dell'amico addormentato. Sospirò e si rilassò e finalmente anche lui riuscì ad addormentarsi.

Il giorno dopo non avevano spettacoli così ne approfittarono per andare in auto fino a Bolzano dove passarono tutta la giornata. A sera tornarono a Cortina. Dopo cena giocarono un po' a Taboo fra di loro e si divertirono parecchio. Quindi andarono a dormire.

Dario s'infilò nel letto di Gustavo e quando questi uscì dal bagno, gli sorrise e lo raggiunse. Spense la luce,

"Bella giornata, oggi, vero Riccetto?"

"Sì, molto. Tania sembra ogni giorno più bella."

"È l'aria fredda e la gravidanza, assieme."

"E la bella compagnia. Stiamo bene noi sette assieme, vero?"

"Sì, molto."

"Gus?"

"Eh?"

"Io sto molto bene, qui con te."

"Anch'io."

Dario spostò il braccio libero e lo ripiegò a raggiungere il braccio di Gustavo che era premuto contro il suo. Lo carezzò su e giù, lievemente, poggiando la mano sul proprio braccio e sfiorando l'altro solo con i polpastrelli. Gustavo ebbe un lieve fremito ma né si mosse né parlò. Dario spostò la mano sul braccio dell'amico e con i polpastrelli gli carezzò ora il fianco ed il petto. Gustavo fremette di nuovo, appena appena.

"Gus?"

"Sì..."

"Ti voglio bene."

"Anch'io." rispose l'amico con voce emozionata.

Dario spostò ulteriormente la mano e prese a carezzargli il petto, da un capezzolo all'altro. Gustavo emise una specie di singhiozzo trattenuto.

"Ti dà... fastidio?" chiese Dario in un sussurro.

"No..." mormorò l'amico.

Dario allora si girò sul fianco e posò un braccio ed una gamba sul corpo dell'altro. Gustavo fremette brevemente ma con intensità. Dario si sollevò un po' sul fianco e con i polpastrelli sfiorò il volto dell'amico, indugiando sulle sue labbra. Gustavo le schiuse e gli afferrò le dita, mordicchiandole appena. Poi sollevò un braccio, posò una mano sulla nuca di Dario e lo tirò a sé, verso il proprio volto. Dario spostò la mano sotto la nuca dell'amico e posò le sue labbra calde su quelle dell'altro, che si schiusero ad accogliere quel bacio tutt'altro che casto.

Gustavo attirò l'amico su di sé e finalmente le loro erezioni si incontrarono, si toccarono attraverso la tela dei calzoni dei loro pigiami.

"Oh, Gus!"

"Sì, Riccetto."

"Gus... mi vuoi?"

"E tu, vuoi me?"

"Sì, sì..."

"Anch'io,"

"Gus... ma io non ho voglia di scopare. Ho voglia di fare l'amore, con te. Mi capisci?"

"Certo. Anche io vorrei fare l'amore con te. Anche se mi sento come uno scolaretto al suo primo incontro..."

"Te l'ho fatto sospirare tanto, questo... primo incontro, vero?"

"Sì. Ma se poi ti deludo?"

"Potrei essere io a deludere te. Ma non é un esame, questo. Baciami ancora, Gus. Mi piace come baci."

"Sì..."

Quella prima notte non fecero l'amore completo. Si toccarono, ognuno esplorò il corpo dell'altro, a lungo, per conoscersi meglio, più intimamente. A Dario piaceva quella mancanza di fretta dell'amico, quella dolce calma con cui lo toccava, lo carezzava, lo palpava per tutto il corpo. Gli piaceva il modo di baciare di Gustavo, intimo ma tenue, fresco, attento... Si chiese se l'amico fosse così anche con le ragazze, o se fosse solo perché era la sua prima volta con un uomo... Non l'aveva mai visto fare l'amore. Ma così gli piaceva molto.

Gli sarebbe piaciuto accendere la luce, guardarlo... ma pensò che forse proprio il buio rendeva più facile all'amico quella loro nuova intimità, tenera e delicata.

Pian piano le loro carezze rallentarono, cessarono e rimasero abbracciati, stesi su un fianco, respirando l'uno l'alito dell'altro. Gustavo sfiorò con un dito il volto dell'amico.

"Riccetto..." sussurrò dolcemente.

"Sì, Gus."

"Mi piaci."

"Sì, è bello."

Tacquero, ognuno perso nelle proprie sensazioni, nei propri pensieri, eppure sentendosi uniti. Entrambi sentivano che non c'era bisogno di parole. Ognuno sentiva che, attraverso la pelle, stava comunicando con la psiche dell'altro. No, non avevano bisogno di parole.

Il mattino dopo Gustavo svegliò Dario con un bacio lieve e tenero sulle labbra. Dario aprì gli occhi ed incontrò lo sguardo sorridente e luminoso dell'altro.

"Buongiorno, Riccetto."

"Ciao, Gus."

"Dormito bene?"

"D'incanto. E tu?"

"Splendidamente. Gli amici ci aspettano. Sono già le 8,23."

"Ok." disse Dario carezzando lieve il petto dell'amico.

Questi gli prese la mano, la portò alle labbra e la baciò, quindi scese dal letto, agile e fresco, ed andò a lavarsi.

Lo sguardo limpido dell'amico aveva detto a Dario più di mille parole. Si alzò da letto sentendosi leggero e felice.

Si unirono agli amici, fecero colazione ed andarono a sciare.

Durante il pranzo nel piccolo ristorante su in cima alla pista, Roberta chiese ai due amici: "Che avete, voi due, stamattina?"

"Noi? Niente, perché?" rispose Dario.

"No lo so. Vi guardate in un modo...come se stesse preparando uno scherzo a uno di noi..."

"No, niente del genere." rispose Gustavo.

"Eppure... avete uno sguardo... complice," insisté Roberta.

Dario guardò Gustavo e si sorrisero.

"Ecco, come adesso! C'è qualcosa..." insisté Roberta.

Dario capì che Gustavo era d'accordo, così disse, con semplicità: "Gus e io ci siamo... incontrati."

"Incontrati? Ma se sono cinque giorni che stiamo insieme?" Roberta disse.

Gustavo sorrise e disse: "Io e lui... da stanotte, stiamo veramente assieme."

Marcello li guardò con attenzione rendendosi conto che erano seri, allora chiese: "Vuoi dire che Riccetto ti ha... convertito?"

"No, sono io che ho convertito Riccetto." rispose Gustavo e carezzò una mano di Dario.

"Come sarebbe che tu hai convertito lui?" chiese Marcello cercando di capire.

"Da un pezzo io gli facevo il filo, inutilmente. E stanotte finalmente ha accettato." rispose Gustavo.

Luca e Marcello si guardarono, poi Luca disse: "Tu sei riuscito a... quello che io non mi sono sentito di fare?"

"Più o meno, Luca. Sono riuscito a considerarlo uno come me, esattamente come me. E in fondo m'hai aiutato tu, Luca, e te ne sono grato."

"Cosicché voi due ora siete in coppia." disse Marcello e la sua era un'affermazione, non una domanda.

"Credo di sì." rispose tranquillo Gustavo, "Ma siamo solo agli inizi. Ho appena cominciato a corteggiarlo, a farmi corteggiare... Ci vuole tempo, lo sai, quando non si tratta solo di scopare."

Gli altri amici tacevano, allora Gustavo con tono lievemente ironico chiese: "Cos'è, vi abbiamo shoccati?"

"Eh? No no. Se va bene a voi, noi siamo felici, no Luca? Roby?"

"Sì, certo. E si vede che vi va bene. Adesso capisco i vostri sguardi. Bene, sono davvero contenta. Così almeno più nessuno di noi è un single, adesso."

"Lo dite voi alle ragazze?" chiese Dario.

"Oh, se fossero state qui sono sicura che ci sarebbero arrivate da sole. Volete che glielo diciamo?" chiese Roberta.

"Abbiamo sempre condiviso tutto, no?" disse Gustavo.

Gianna ne prese atto tranquillamente. Tania ne fu contenta e disse che li vedeva bene assieme.

Quella notte, al ritorno dal night dopo il loro spettacolo, i due amici si stesero subito a letto l'uno nelle braccia dell'altro. Come la notte precedente ripresero a carezzarsi ed a baciarsi, esplorandosi l'un l'altro per tutto il corpo. Si liberarono dai calzoni del pigiama. Si cercarono, si esplorarono con le labbra. Quando Gustavo giunse sul pube dell'amico, vi affondò il viso ed aspirò...

"Hai un buon odore, Riccetto..." gli disse e saggiò con la punta della lingua il membro turgido dell'amico.

Dario si girò e prese a rendergli le stesse attenzioni. Ma neanche quella sera giunsero all'unione, pur andandoci molto vicini. Si giravano e si rigiravano, esplorandosi dall'alto in basso, davanti e dietro, instancabili, con le dita, le labbra, la lingua. Si baciavano, si premevano uno contro l'altro, si sfregavano l'uno sull'altro. Intrecciavano le loro membra, giocavano con le loro lingue...

"Dio, quanto mi piace sentirti così, Riccetto!"

"Grazie..."

"Hai un bellissimo odore di maschio."

"Anche tu..."

"Mi piace l'odore di Riccetto. Il tuo odore, il tuo calore..." mormorò Gustavo ed appoggiò la guancia contro l'erezione palpitante dell'amico, "e mi piace la tua virilità."

Dario lo tirò su a sé, lo abbracciò e lo baciò. Gustavo si accoccolò fra le braccia e contro il corpo dell'amico, gustandone il tepore.

La mattina seguente fu di nuovo Gustavo a svegliare Dario con un bacio. Ne aveva scoperto il corpo e siccome non s'erano rimessi i calzoni del pigiama, ora ne ammirava e carezzava liberamente le nudità.

"Stanotte lasciamo la luce accesa. Ti va?" chiese Gustavo in un soffio.

"Certo. Mi piace come mi guardi. Mi fai sentire veramente bello."

"Tu sei veramente bello."

"Anche tu, Gus. Dio, credo che mi sto innamorando di te, sai?"

"Anch'io, credo. Ma non corriamo."

"No, hai ragione, ma..."

"Riccetto!"

"Sì?"

"Niente. Mi piace chiamarti."

"Gli antichi dicevano che pronunciare un nome voleva dire possedere l'essenza del nome pronunciato."

"Allora tu devi pronunciare il mio..."

"Sì, Gus!"

"Vieni a fare la doccia con me?"

"Certo."

Si lavarono l'un l'altro con lunghe, estenuanti carezze, felici come due scolaretti al loro primo giorno di vacanza.

"È bello sentirsi desiderati, Riccetto. Più ancora che desiderare."

"Sì, è vero."

Si asciugarono a vicenda. Si fecero la barba assieme, guardandosi attraverso lo specchio e sorridendosi felici.

E la terza notte, finalmente, si unirono nel loro primo sessantanove. Si univano, si staccavano, intrecciavano le loro membra, si univano di nuovo. Sentivano le rispettive eccitazioni crescere, salire, rafforzarsi, lente ed inesorabili.

"Voglio scoprire il tuo sapore, Riccetto, questa notte..."

"Gus, non ci sei abituato. Potrebbe non piacerti. Non è necessario che tu..."

"No, sono sicuro che mi piacerà. M'è piaciuto tutto di te, finora."

"A volte la prima volta è difficile..."

"Beh, lasciami provare, no? Io voglio bere alla tua fontana. Voglio nutrirmi del tuo seme..."

"Non devi forzarti, non voglio..."

"Non mi sforzo, te lo giuro. Lo desidero davvero. Non ti togliere quando è ora, per favore..."

Ripresero a succhiarsi a vicenda con avido piacere. Dario era stupito di come Gustavo sapesse farlo bene. Eppure sapeva che era la sua prima volta... Raggiunse l'orgasmo e non fu come una diga che crolla, ma piuttosto come la marea che si alza, si alza e sommerge la spiaggia ed infine trabocca ed allaga la pianura in un largo e lento flutto solenne.

Dario sentì l'amico ingoiare, mentre anche lui beveva avidamente. E quando anche l'ultima goccia fu sorbita, ed i due si staccarono, Dario spiò preoccupato l'espressione sul volto di Gustavo. E vi lesse una serena felicità. Si abbracciarono.

"È bello, sì, è bello, Riccetto. Hai un sapore dolce e salato... non ho mai provato niente di simile. Come poteva non piacermi, il tuo sapore?"

"Sei caro, sei dolce..."

"Perché abbiamo aspettato tanto?"

"Perché doveva essere il momento giusto, Gus."

"Già, hai ragione. Sai, prima stavo pensando che il fatto che un po' di me è entrato in te e di te in me, è bello. Anche se un giorno ci separeremo, ormai siamo più che fratelli, più che fratelli di sangue. Capisci quello che voglio dire?"

"Sì, certo."

"Questo non è possibile fra un uomo ed una donna, ma solo fra due uomini. Tu sei il mio uomo"

"Gus..."

"Sì. E io sono il tuo uomo. Tu mi stai facendo scoprire un mondo nuovo. Nuovo e bello."


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