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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI LUMINOSI CAPITOLO 11

Con la buona stagione, Dario portò Gustavo al fiume. Qui incontrarono Fiorenzo e Carlo. Gustavo legò subito con i due. Chiacchierarono tutti e quattro con piacere.

Poi Dario portò Gustavo nell'isola: "Ecco, questo è il posto di cui ti avevo parlato. Qui mi piacerebbe fare l'amore con te, sotto il sole, fra il verde, col sottofondo del rumore dell'acqua..."

"È molto bello. Sì, è un vero paradiso terrestre. Vieni qui..." gli disse l'amico attirandolo a sé sul telo da spiaggia che Dario aveva già steso sull'erba.

Dario si lasciò accogliere dal forte corpo dell'amico.

"Riccetto, ti desidero tanto. Ed è bello desiderarti."

"Sì, fammi sentire tutto il tuo desiderio. La tua virilità esalta la mia..."

"Sì. Come fa la gente a pensare che gay è sinonimo di femmina? Anche la tua virilità esalta la mia."

"Ci sono anche i gay effeminati, però..."

"Può darsi, ma non è certo il tuo caso. Forse è per questo, penso, che mi piaci così tanto. Neanche i tuoi amici, là, sono effeminati, e mi piacciono."

"Faresti l'amore con Carlo, o con Fiore?"

"Non lo so. Se li conoscessi meglio, chissà. Ma ora sono pieno di te, non ho tempo di guardare gli altri."

"E con Luca, o Marcello, ci faresti l'amore?"

"Forse sì. Ma ora sono pieno di te..." ripeté Gustavo baciandolo e carezzandolo.

"Io vorrei essere pieno di te, Gus... Prendimi!"

"Sì... Vieni qui... ecco... così..."

"Oh, Gus..."

"Riccetto... mi piaci tanto!" mormorò Gustavo sospingendogli le gambe contro il petto ed immergendosi in lui lentamente, mentre un radioso sorriso illuminava la sua bella faccia.

Dario allargò le gambe per far posto al petto dell'amico che poté così stendersi su di lui e baciarlo in bocca. Dario lo sentì fremere dentro di sé. Si sfregarono l'un l'altro i capezzoli fra i polpastrelli e finalmente Gustavo iniziò a muoversi in un ritmo dolce e vigoroso.

"È bello sotto il sole, vero Gus?"

"È bello sempre con te, Riccetto."

"Mi piace quando mi prendi così, perché posso vederti in faccia, negli occhi."

"E cosa ci vedi?"

"Amore, passione, piacere, forza, tenerezza, desiderio, virilità, dolcezza..."

"E basta?" chiese sorridendo l'amico e scese di nuovo a baciarlo, continuando deciso ma lieve ad affondare in lui ed a ritrarsi in un ritmo forte e solenne.

"Dio, quanto sei bello, Gus!"

"Anche tu, Riccetto!"

Quando tornarono a riva, Carlo disse sorridendo: "Ehi, voi due, volete battere il record di durata?"

Gustavo arrossì lievemente ma sorrise. Frattanto era arrivato anche Silvano. Dario presentò Gustavo al professore.

"Ah, così sei tu Gus! Piacere di rivederti. Riccetto mi ha parlato molto di te."

"Anche a me di lei." rispose il ragazzo dandogli la mano.

"Diamoci del tu, anche se sono vecchio."

"Vecchio? Tu? Non mi pare proprio. E comunque l'età è l'ultima cosa."

"Grazie, Gus. Tu suoni il sassofono, vero? Sono venuto diverse volte ad ascoltarvi. Mi piace molto la vostra band."

"Mi pareva di averti visto... Sei tu che stai facendo il nostro nuovo poster, vero?"

"Sì. È già in tipografia..."

"Sì, ho visto il prototipo. È molto bello."

"Grazie."

Si stesero a chiacchierare. Dario offrì una sigaretta al professore. Fiore e Carlo si avviarono verso l'isola. Gus li guardò allontanarsi, sorridente.

Poi chiese a Silvano: "Hai un ragazzo, tu, Prof?"

"Non ora."

"Riccetto m'ha mostrato il tuo libro. Quei nudi che hai disegnato sono stati tutti tuoi ragazzi?"

"No, non li avrei fatti pubblicare se fosse così. Sono disegni inventati."

"Ah. C'è molto... sentimento in quei disegni."

"Amo il corpo maschile, le sue forme."

"Già, capisco. Dicevi che ti piace la nostra musica..."

"Molto. La gusto... con tutto il corpo."

"Bello. Un po' come quando noi suoniamo, allora."

"Sì Gus. La fisicità è importante. La nostra civiltà, la nostra cultura tende sempre a separare ciò che è spirituale da ciò che è materiale, fisico. Credo che sia un grave errore. L'uomo è spirito-corpo in un tutt'uno idissolubile. Per questo anela all'eterno."

"Sei un credente, tu?"

"Sì, nel senso che credo che esista dio, che esista l'anima."

"E l'inferno e il paradiso?"

"Anche, ma nel senso che ce li creiamo noi. Ne scegliamo uno o l'altro con tutta la nostra vita. Non è un premio o un castigo che ci viene dato da... un altro."

"Ce li creiamo noi qui, nella vita quotidiana." disse Gustavo.

"Anche, ma anche per la vita che seguirà."

"Credi perciò che non moriamo?"

"Esatto. L'uomo secondo me non cessa di esistere con la morte."

"Reincarnazione?"

"No, il corpo è unico, non è un vestito che si cambia. Ogni anima ha il suo corpo, l'unico giusto."

"Ma allora chi è brutto ha un'anima brutta?"

"No, chi ci pare brutto è perché non sappiamo guardare. Non esiste nessuno che sia brutto, in realtà."

"Ma allora non esiste neanche nessuno che sia bello in realtà?" chiese Gustavo interessato.

"Esatto. Siamo noi che crediamo di vedere il bello e il brutto. Per la formazione... o de-formazione, che riceviamo fin da piccoli. Per la moda, per l'abitudine. Per superficialità, anche."

"Ma c'è ciò che ci piace e ciò che non ci piace..." insisté Gustavo.

"Certo, come nei cibi. Ma sappiamo bene che un cibo che non ci piace può essere giudicato delizioso da altri. È solo questione di abitudine, di educazione. Perciò dovremmo imparare a dire: mi piace, non mi piace, invece che: è bello, è brutto. Sarebbe molto più onesto e vero."

Dario guardava Gustavo e Silvano impegnati nella loro conversazione. E s'accorse che il suo amico era letteralmente affascinato dal professore. Sì, certo, pensò, il Prof è davvero un uomo straordinario. Stargli vicino, parlare con lui, guardarlo, dava un senso di calma dorata, di sicurezza, di pace. Dal professore emanava saggezza, forza, attenzione, generosità... E sapeva parlare, il Prof, ma anche ascoltare, capire. Era davvero un uomo completo.

E per la prima volta Dario si accorse che il professore era bello! Fu quasi una sorpresa per il ragazzo. Già confusamente aveva sentito che quell'uomo era più bello di quello che potesse sembrare a prima vista. Ma ora, la stessa nudità dell'uomo, gli sembrò bella. Indossava la propria nudità con semplicità, con grazia, con inconscia eleganza.

Per la prima volta Dario percepì quel corpo come attraente. Non solo l'uomo, la sua personalità, ma anche il suo corpo.

Fu distratto da quella sua contemplazione dalle risate e dalle voci di Fiorenzo e Carlo che tornavano dall'isola. Guardò Fiorenzo. Certo, aveva un gran bel corpo. Più muscoloso e sodo di quello del professore, più atletico e giovane. Ma non per questo più bello, pensò per la prima volta. Questo capovolgimento di giudizio, anche estetico, lo lasciò sorpreso.

Guardò Gustavo. Il suo corpo suscitava in lui la tenerezza dell'intimità condivisa, il fascino di un corpo conosciuto e goduto in ogni sua piega, in ogni sua curva. Era una bellezza diversa...

Tornò a guardare il corpo di Silvano...

Quando tornarono a casa, mentre Gustavo preparava la cena, Dario gli chiese: "Che ne dici, del Prof?"

"Una persona eccezionale! Davvero affascinante."

"Sì. Ma c'è una cosa che mi ha stupito, oggi."

"Cosa?"

"Mentre parlavate, oggi, ho avuto la netta percezione che anche fisicamente è bellissimo. Eppure Fiore è obiettivamente molto più bello di lui, e anche tu, o Carlo, o..."

"La bellezza di Fiore è appariscente, quella del Prof è discreta. Quella di Fiore è statuaria, quella del Prof è... umana."

"Allora anche a te è sembrato bello, il Prof?"

"Sì, molto. Credo che mi piacerebbe molto conoscerlo meglio, diventargli amico. Lui ti guarda dentro, ti ascolta davvero, ti fa sentire importante anche quando ti dice che non è d'accordo con te..."

Si misero a tavola e parlarono d'altro.

Ma ad un certo punto Gustavo disse, guardando negli occhi l'amico: "Vi vedrei bene voi due assieme, sì. Tu e il Prof."

"Io e il Prof? Ma non credo di interessargli nemmeno..."

"Dici? Io ho avuto un'altra impressione."

"No... Poi mica succede così, no? O è che ti sei stancato di me?" gli chiese scherzoso.

Gustavo gli diede una carezza: "No, non mi sono per niente stancato di te. Ma sai che la nostra relazione finirà, prima o poi. E io... ti vorrei vedere sistemato e felice. Vorrei che fossi tu a lasciare me, prima che sia io a farlo. Io ti voglio molto bene, lo sai. E davvero credo che tu potresti essere felice con lui... e lui con te."

"Sei dolce, Gus..."

"Ti voglio bene, semplicemente. Perché non ci pensi, non ci provi? Non ti piace il Prof?"

"Sì, molto, te l'ho detto. Anzi, mi piace sempre più. Ma lui non m'ha mai fatto capire niente, intuire niente."

"Forse solo perché sa che stai con me, no? e prima con Lallo."

"Dici?"

"Credo."

"Gus..."

"Sì, Riccetto?"

"Ma per ora... mi vuoi ancora, vero?"

"Certo! Vieni qui, siedi sulle mie gambe... certo che ti voglio ancora, Riccetto. Sto così bene, con te..."

"Non ti dispiacerebbe, se ti lasciassi?"

"No, se ti vedrò felice. Io e te siamo compagni di strada per un tratto, non per sempre, lo sai bene, lo sappiamo bene. Ma tu non sei mio, io non sono tuo. Anche se è bella questa nostra intimità, anche se è molto bello fare l'amore assieme. Tu mi hai arricchito molto col tuo affetto, Riccetto. Ma devi fare la tua vita..."

"Noi non siamo solo amici..."

"No, molto di più."

"Ma neppure amanti..."

"No, neppure."

"Cosa siamo, allora?"

"Forse bisognerebbe inventare una parola nuova."

"La inventiamo?"

Gustavo sorrise e scompigliò i capelli all'amico con un gesto pieno d'affetto. Dario lo carezzò sul petto e gli appoggiò il capo fra la spalla e il collo, posandogli le labbra sotto la mascella.

"Mi fai eccitare, così..."

"Ti dispiace, Gus?"

"No... mi piace..." rispose il ragazzo carezzandolo fra le gambe sull'erezione incipiente.

Dario scese dalle gambe dell'amico e lo fece alzare: "Vieni a letto..."

"Sì, al nostro bel lettone."

Da quando avevano cominciato a fare l'amore avevano unito il letto da una piazza e mezzo di Dario con quello ad una piazza di Gustavo, ottenendo così una vasta superficie su cui scambiarsi le loro appassionate effusioni.

Vi salirono tenendosi per le mani, pieni di reciproco desiderio, e si misero a fare l'amore.

Dario si alzò silenziosamente dal letto. Gustavo dormiva sereno, languidamente abbandonato fra le lenzuola stazzonate. Andò a prendere la macchina fotografica dell'amico, ne controllò il contapose: c'erano ancora undici scatti. Montò il flash, tornò accanto al letto. Studiò l'inquadratura e scattò la prima foto. Notò soddisfatto che il lampo non aveva disturbato il sonno dell'amico. Studiò una seconda inquadratura e scattò di nuovo. Poi la terza, la quarta. Quindi mise a fuoco lo zoom su particolari di quel bel corpo che amava. Fotografò le gambe muscolose, il bacino col bel membro grande e morbido, il petto, le mani, il volto.

Quindi ebbe un'idea. Si avvicinò all'amico e gli carezzò lievemente i genitali finché ne ottenne una risposta e gli provocò una gloriosa erezione. E la fotografò in un primissimo piano. Quindi si allontanò di nuovo, preparò l'inquadratura e chiamò l'amico. Quando questi si svegliò ed aprì gli occhi, lo fotografò e scattò l'ultima foto quando Gustavo, resosi conto di quel che stava facendo Dario, si sollevò sul letto sorridendogli.

"Ehi, vuoi venderle ad una rivista porno?"

"No, voglio conservarle in cassaforte."

"Ma se non ce l'hai, la cassaforte!" scherzò Gustavo stirandosi pigramente.

"La comprerò apposta."

"Però non vale... Anche io voglio fotografare te."

"Finito il rullino, mi spiace..."

"Ehi, ma tu m'hai fotografato col coso duro!"

"Certo, è bello anche lui."

"Non dirglierlo, o ci crede!" scherzò Gustavo.

"È talmente bello che ho voglia di baciarlo!"

"Oh! Lui non aspetta altro, sai?"

Dario dopo aver riavvolto ed estratto il rullino posò la macchina fotografica quindi tornò sul letto.

"No, aspetta Riccetto. Prima devi baciare me poi, se vuoi, anche lui..." disse Gustavo tirandolo a sé e baciandolo in bocca con abbandono.

Si erano appena stesi uniti in quel tenero ed appassionato bacio, quando suonò il campanello della porta.

"Chi è? Che or'è?" chiese Gustavo guardando la sveglia sul comodino, "Già le nove! Abbiamo dormito un sacco..."

Il campanello suonò di nuovo.

"Vai tu ad aprire?" chiese Gustavo.

"Sì, va bene. Ma tu aspettami, eh!"

"Certo."

Dario s'infilò la vestaglia e, allacciandosela, andò ad aprire. Era Luca.

"Dormivate ancora?" chiese allegro.

"No, eravamo già svegli..."

"Ah. Vi ho... interrotto?"

"Sì. Ma entra, ormai."

"Volevo parlarvi di un'idea... ma se vuoi torno più tardi..."

Gustavo comparve sulla porta dell camera con i jeans indosso: "Luca! Vieni. Adesso preparo colazione. Mangi con noi?"

"Solo un caffè, grazie. Mi dispiace di avervi interrotto, però..."

"È colpa nostra. Avremmo dovuto metter fuori la bottiglia del latte come si faceva una volta..." rispose scherzando Gustavo.

Luca, che sapeva di quel segnale, rise di gusto. "Potevate non rispondere, comunque..."

"Oh, stavamo appena cominciando. Non ti preoccupare, recupereremo. Ma cos'è che ci volevi dire?" chiese Dario sedendo accanto a Luca.

"Aspettiamo che torni anche Gus, Riccetto. Ah, Gianna mi ha detto di salutarvi."

"Come sta?"

"Bene. Sì, sta bene."

Gustavo portò i due piatti, per sé e Dario, ed i tre caffè. Mentre i due mangiavano, Luca cominciò a parlare con loro della sua idea.

"È Gianna che m'ha dato questa idea. Ne ho già parlato con Roby. Avrei voluto parlarne anche con Marce ma lui adesso è al paese con Tania, così comincia a parlarne a voi due. Che ne direste di una tournée nei paesi dell'Est? Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Ukraina, Russia..."

"I paesi ex-comunisti? Beh... perché no?"

"Gianna dice che è un mercato che si sta aprendo. Potremmo vendere bene là, se ci facciamo un giro per farci conoscere. Dice che lo zio potrebbe organizzare la cosa, ci costerebbe poco e potremmo avere un grosso successo. Forse anche raddoppiare, triplicare le vendite..."

"Ma non dovrebbe cominciare il secondo Giro Jazz italiano?" chiese Gustavo.

"Dice Gianna che ci renderebbe di più se facciamo il giro nei paesi dell'Est. Al Giro Jazz si potrebbe partecipare un altr'anno. In Italia siamo conosciuto, ormai, ed abbastanza anche in Europa Occidentale. E magari, dopo l'est, il Giappone, l'Australia, le Americhe..."

"Ehi, ehi, ehi! Non vedi un po' troppo in grande, tu?" chiese Gustavo ridendo.

"No. siamo perfettamente in grado di fare concorrenza alle Jazz band straniere. Anche agli americani, però credo che sarebbe bene lasciarli per ultimi."

"Tania e il piccolo?"

"Beh... possono restare qui con la famiglia di lei, credo."

"Marce accetterà? E Tania? Non si vedrebbero per mesi..." fece notare Dario.

"Beh, spero di sì. A volte fa anche bene stare lontani per un po', no?" rispose Luca.

"Comunque deve deciderlo Marce. Lui è il meno libero di noi." rispose Gustavo.

"Ma voi, sareste d'accordo?"

"Luca, ti ricordi quella volta che dovevamo rispondere al senatore, là a Napoli? Non è molto diverso. Si deve decidere tutti assieme." rispose Dario.

"Sì, avete ragione. La nostra forza è sempre stata la nostra unione. Ma bisogna decidere in fretta. Che ne dite di andare oggi da Marce e Tania al paese? Con la mia auto ci arriviamo in meno di un'ora."

"D'accordo, Luca. Dacci il tempo di rivestirci e ci andiamo subito."


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