Marce era incerto, Tania lo spingeva ad accettare.
"Ma, Tania, È appena nato Stefano... Vorrei godermelo un po'. Se magari veniste anche voi due..."
"Avrai modo di godertelo, non aver paura. In fondo sono solo pochi mesi. Ma è importante che facciate questa tournée, ora. Quando Stefano sarà più grandicello, verremo anche noi, non dubitare."
Alla fine Marcello si lasciò convincere. Steno organizzò subito il giro e i primi di aprile partirono. Prima di partire Dario andò a salutare Silvano.
"Bene. Dicono che i paesi dell'Est siano molto belli. Sarà una bella esperienza, Riccetto."
"Sì, Prof. Mi dispiace solo che non ci vedremo per mesi. Torneremo solo a fine agosto..."
"Anche a me dispiace di non poterti vedere per cinque mesi. Ma è la vita..." rispose serio Silvano.
"Mi mancherai..."
"Anche tu, Riccetto. Ma tu sei fortunato, hai Gustavo con te."
"Sì, Gustavo..." rispose pensieroso Dario.
"C'è qualcosa che non va, fra te e lui?" chiese Silvano, sinceramente preoccupato.
"No, va tutto bene. Solo che la nostra relazione... finirà, lo sai."
"Sì, me l'hai spiegato. Ci stai molto male?"
"No... So che ha ragione lui. E so che comunque ci vorremo sempre bene. Lui... mi sta spingendo a lasciarlo."
"Perché?"
"Perché dice che se fosse lui a lasciare me, io ne soffrirei troppo."
"È un ragazzo buono, intelligente e sensibile..."
"Sì, Prof."
"Così tu... lo vuoi lasciare?"
"Dopo la tournée. Siamo d'accordo così. E a settembre... saremo liberi tutti e due." Disse Dario chiedendosi se l'uomo avrebbe capito che i due non erano lui e Gustavo, ma lui e il professore.
"Sì e... che pensi di fare, a settembre?"
"Fare? In che senso?"
"Tu... c'è qualcuno che senti di... con cui vorresti provare a..."
"C'è qualcuno che mi affascina, sì."
"E lui lo sa?"
"Non lo so. Non ce lo siamo mai detto. Non so neppure se lui si è accorto di me..."
"È molto difficile non accorgersi di te."
"Beh, voglio dire... non so se lui mi desidera."
"Ma tu, lo desideri?"
"Sì, credo di sì."
"E non glielo hai mai fatto capire?"
"Credo di no. Non so come fare."
"Diglielo."
"Non vorrei metterlo in imbarazzo. Se a lui non interesso, capisci..."
L'uomo gli sorrise: "Il più delle volte quello che veramente ci frega è la paura di essere rifiutati, non è così?"
"Sì, forse."
"Abbiamo sempre bisogno di sentirci accettati, specialmente da chi sentiamo di amare. Anche se tu a dire il vero non hai detto di amarlo, ma solo di esserne affascinato e di desiderarlo..."
"Io... io in fondo amo ancora Gus..."
"... e probabilmente lo amerai sempre. Ma questo, come t'ho già detto, non ti impedirà di amare un altro."
"Fissarci lo sguardo, no?"
"Sì, più o meno. Riccetto, dammi retta, vai a dirglielo. Accetta il rischio."
Dario lo guardò negli occhi e disse a mezza voce: "Non è necessario che ci vada..."
Lesse un lampo di comprensione negli occhi dell'uomo che, quasi emozionato, gli rispose: "E allora... dillo."
Dario si sentì percorso da un lieve, piacevole tremito: "Mi aspetterai, a settembre?"
"Certo, Riccetto, con ansia."
"Io... credo che tu mi abbia sedotto, Prof."
"E tu hai sedotto me, Riccetto."
"Perché non me l'hai mai fatto capire?"
"Stavi con Gustavo. Non potevo essere io a staccarti da lui."
"Sì, è quello che m'ha detto Gus."
"È un ragazzo intelligente e sensibile."
"Oh dio..."
"Che c'è, ora?"
"C'è che... durante questa tournée staremo assieme e..."
"Io e tu ancora non stiamo assieme. Ci proveremo a settembre, no?"
"Tu proprio non sei geloso..."
"Certo che no. Tu stai bene con Gus."
"Sì, molto. Ma comunque deve finire..."
"Perché privarti di questi mesi? Anche Gus credo sarebbe più contento così, no?"
"Credo di sì."
"E allora, vivete tranquilli questa tournée. Poi a settembre ne riparleremo, io e te."
"Ma tu... credi di potermi amare?"
"Io credo di amarti già, da parecchio tempo."
"Da parecchio tempo?"
"Sì, da almeno due anni, da quando ho cominciato a conoscerti meglio."
"Oh... io invece me ne sono accorto pochi mesi fa. Quel pomeriggio in cui ho portato per la prima volta Gus al fiume, ricordi? Ti guardavo parlare con lui e... e è successo qualcosa. Ho sentito di amarvi tutti e due, anche se in modo diverso."
"Sì, ti capisco."
"E ne ho parlato con Gus. E lui, già allora, mi ha detto che dovevo parlartene. Lui ha detto che ci vedeva molto bene assieme. Ma io... avevo bisogno di pensarci."
"Di capirti meglio."
"Già, di capirmi meglio. Tu m'hai sempre aiutato molto a capirmi meglio. Sei l'uomo più eccezionale che abbia mai incontrato, tu."
"Grazie." rispose Silvano con semplicità.
"Se Gus fosse gay... onestamente... forse non mi sarei innamorato di te. Spero di non offenderti a dire questo."
"Offendermi? No. Se io non fossi gay, non mi sarei innamorato di te... È la stessa cosa, no? Se noi due non fossimo gay, molto probabilmente non ci si sarebbe neppure incontrati."
"Ci pensi che è stato Giusto a farci incontrare?"
"Sì. Stava con me al momento giusto e mi ha lasciato al momento giusto."
"Per questo lo chiamano Giusto, no?" disse sorridendo Dario. Poi aggiunse: "Quando t'ho visto la prima volta non ti trovavo né bello né brutto, fisicamente. Ora invece ti trovo bello..."
"Sono cose che capitano. Quando si ama. Siamo noi che facciamo belli gli altri. Tu mi fai bello."
Si lasciarono. Non s'erano scambiati neppure un bacio, neppure una carezza. Eppure ora era tutto diverso. Tornato a casa, mentre finivano di preparare le valigie, Dario raccontò a Gustavo il suo incontro con Silvano. L'amico si mostrò felice.
"Te l'avevo detto io! Dio, se sono contento!"
"Dice che io e te... possiamo continuare a fare l'amore in questi mesi, in tournée..."
"Sì, certo."
"Tu lo desideri?"
"Sì. Tu no?"
"Sì, anche io. Anche se mi sento strano. A cavallo di due selle, con il piede in due scarpe..."
"Se vuoi... possiamo anche chiedere camere separate. Io o tu potremmo dormire con Marcello."
"No. Sarà una specie di luna di miele al contrario..."
Gustavo sorrise: "Già, è vero. Siamo proprio una strana coppia, io e tu!"
"Strana ma bella."
"Sì, strana ma bella."
Partirono. I loro concerti ottennero un successo straordinario. Ovunque furono accolti con calore ed entusiasmo, specialmente in Ukraina. Dario e Gustavo fecero l'amore con dolce abbandono per tutto il tempo del loro viaggio ed anzi, l'avvicinarsi della data del ritorno sembrava rendere più dolce e tenero il loro rapporto.
Passarono la loro ultima notte a San Pietroburgo, da dove sarebbero rientrati direttamente, in aereo. Come le altre volte, Steno aveva chiesto due matrimoniali e tre singole. E come le altre volte Marcello e Roby andavano a dormire nelle singole e loro due in una matrimoniale.
"Gus... è l'ultima nostra notte..."
"Sì, Riccetto, l'ultima."
"Non voglio dormire, stanotte."
"Neanche io. Mi dispiace lasciarti, Riccetto, ma dobbiamo. È meglio per tutti e due."
"Lo so. Ti porterò sempre con me."
"Anch'io. E stanotte voglio che tu mi prendi, Riccetto."
"Ma a te non piace..."
"Stanotte mi piacerà. È una notte speciale, questa. Ti voglio sentire in me. So che a te piace e la tua gioia sarà la mia. Credimi."
"Ti credo. La notte è lunga. Faremo tutto... tutto..."
"Perché desidero così tanto avere una famiglia, una moglie, dei figli?"
"Perché sei Gus... amore."
"È la prima volta che mi chiami amore."
"Sì."
Si baciarono. Il tempo si fermò. Tutto cessò di esistere. C'erano solo loro due, i loro corpi, le loro anime messe a nudo.
Si carezzarono, si baciarono, s'intrecciarono, si unirono, si separarono per cominciare di nuovo e di nuovo, dandosi l'uno all'altro senza remore, senza limiti, senza esitazioni. Si parlarono, si contemplarono, si eccitarono a vicenda e composero poemi con i loro corpi. Si cercarono, si fusero, si offrirono e si presero in tutti i modi che la fantasia e la passione suggeriva loro. Non avvertivano la stanchezza, erano invece pieni di energia. Fu un tripudio per tutti i loro sensi.
Quando la luce del sole di primo mattino rese luminosa la tenda della loro stanza, Gustavo si stese sulla schiena, si lubrificò, sollevò le gambe e si offrì a Dario.
"Prendimi, ora, entra in me. Voglio che sia questo il nostro ultimo atto d'amore."
Dario sentì come una stretta al cuore. Gustavo lo guardava con occhi luminosi. Dario si mise in posizione ed iniziò a spingere pian piano. Sentì l'amico aprirsi per lui, schiudersi sotto di lui, accoglierlo, e gli scivolò dolcemente dentro. E gli occhi di Gustavo brillarono e la sua voce disse tenera, in un dolce mormorio: "Sì... amore!"
Dario sentì di essergli tutto dentro, premuto fino in fondo.
"Ti da fastidio?" chiese trepido.
"No, non aver paura. Fammelo sentire."
Dario iniziò a muoversi in lui. Gustavo lo tirò a sé e lo baciò. E gli occhi di entrambi si velarono di lagrime di gioia e di tristezza.
"Ti amerò sempre, Gus..."
"Anch'io t'amerò sempre, Riccetto." rispose commosso l'amico.
È buffo dirsi "ti amo" nell'atto della separazione, pensò confusamente Dario, ma sapeva che era incredibilmente vero. E sentiva che era proprio il suo membro turgido che entrava ed usciva dal corpo del suo Gus che lo stava ripetendo in un'eco dolce, infinita. Sentiva che era il piacere che aumentava a poco a poco, inesorabile, che lo sanciva. Sentiva che erano i loro occhi magnetizzati negli occhi dell'altro che lo giuravano.
E quando sentì l'orgasmo afferrarli, sì che mentre lui donava la propria essenza al corpo di Gustavo, anche questi spargeva il proprio seme fra i loro ventri tesi e premuti, quasi ad incollarli per sempre, ripeté con voce appena percettibile: "Ti amo... ti amo..."
Giacquero ancora uniti, stretti l'uno all'altro, persi l'uno nelle braccia dell'altro, finché il membro di Dario si ritirò pian piano dal corpo di Gustavo.
"Andiamo a fare la doccia, ora." mormorò commosso Gustavo.
L'acqua sui loro volti nascose le lacrime che entrambi avevano fino ad allora a stento trattenuto, ma che ora sgorgavano libere e copiose.
Si rivestirono in silenzio. Raggiunsero i compagni nella hall ed andarono tutti assieme a fare colazione.
"Che avete?" chiese Marcello con voce preoccupata.
"Ci lasciamo, io e Gus..." mormorò Dario.
"Vi lasciate?" chiese Luca sgranando gli occhi, "Ma che è successo? Andavate così bene, assieme..."
"Sì, è vero, ma ci lasciamo." ripeté Dario.
Gustavo aggiunse: "È per causa mia. Io non merito Riccetto. Non so amarlo abbastanza da rinunciare ad una famiglia mia, come Marcello, cioè, a figli..."
"Io non vorrei mai che tu rinunciassi, Gus." disse Dario con dolcezza, ma deciso.
"Cazzo, ragazzi, ma voi due..." iniziò Roberta, poi, a voce più bassa, aggiunse: "Sapete quello che fate, quello che è meglio per tutti e due. Ma voi due vi volete bene, lo vedrebbe anche un cieco!"
"Sì, è vero. E ci vorremo sempre bene. Qualunque cosa ci riserverà la vita. Vero, Riccetto?"
"Puoi giurarci."
Luca emise un profondo sospiro: "Siete una strana coppia, voi due."
Dario rise: "Sì, lo sappiamo. Più che amici, meno che amanti... dovevamo trovare una parola nuova per esprimerlo, ma non ci siamo riusciti. Tutte quelle che ci sono venute in mente erano inappropriate..."
Luca li guardò, poi disse: "Mica c'è bisogno di una parola nuova. Ce n'è una molto bella, quella centrale del titolo di un film..."
"Sarebbe?" chiese Marcello.
"Complici." rispose Luca.
"Complici?" chiese Marcello senza capire.
"Sì, Amici, Complici, Amanti." rispose Gustavo annuendo, "Sì, io e Riccetto siamo complici, è vero. È una parola bellissima. Grazie, Luca."
Tornati a casa, Dario e Gustavo separarono i loro letti.
"Telefoni al Prof?" chiese Gustavo.
"Sì, certo."
"Andrai ad abitare con lui?"
"Se me lo chiederà, sì. Ti dispiace, Gus?"
"No, lo trovo logico."
"E così tu non dovrai più mettere fuori la bottiglia del latte..." disse sorridendo Dario.
"Ti amo, complice!" gli disse Gustavo, "non dimenticarlo mai!"
"Anch'io, complice. E non lo dimenticheremo mai."
Dario telefonò a Silvano, ma non lo trovò in casa. Riprovò nel pomeriggio.
"Silvano? Sono Riccetto."
"Ah, sei tornato!"
"Sì."
"Quando vieni qui da me?"
"Quando vuoi tu."
"Subito?"
"Subito, va bene."
"Ti ho pensato sempre, in questi mesi."
"Anch'io. Ti ho pensato anch'io, Silvano."
"Dario..."
"Sì?"
"Conterò i minuti. Fai presto, per favore."
"Sì, certo. Volevo solo cambiarmi."
"Vieni così, come sei."
"In vestaglia?" chiese ridendo Dario.
"Beh... forse è meglio che ti cambi. È vero." rispose l'uomo, poi disse: "Dario?"
"Dimmi."
"Non hai cambiato idea, per noi due!?"
"No, certo. E tu?"
"No, assolutamente. Sai che, anche se ho quarantatré anni, mi sento emozionato come un collegiale?"
"Ti capisco. Anche a me batte il cuore... furiosamente."
"Ti aspetto. Vola!"
"Volo!"
Mentre Dario si vestiva, Gustavo lo guardava in silenzio, sorridente. E quando fu pronto gli andò vicino, lo strinse forte forte fra le braccia, gli depose un bacio lieve sulle labbra e gli sussurrò: "Auguri, complice."
"Grazie, complice!"