La campana annunciava la messa delle 10. Mentre la madre finiva di acconciare Madelon, Jacques controllava che Jean fosse pronto. Jules e Marie aspettavano fuori della porta, già pronti ed impazienti.
Passarono i Teissier e Sylvestre accennò un sorriso in direzione di Marie che arrossì lievemente e distolse immediatamente lo sguardo dal bel giovanotto.
Jules, quando i padroni si furono allontanati, sussurrò alla sorella: "Padron Sylvestre ti fa gli occhi dolci, eh?"
"Ma no, tutte fantasie, le tue..." rispose turbata la ragazza.
"Fantasie? Ma se non fa che guardarti, ogni volta che ne ha l'occasione! Gli piaci, è evidente."
"Ma non dire sciocchezze. Ti puoi immaginare se fa caso a una come me..."
"Carina sei, carina più di tante smorfiosette del villaggio. E padron Sylvestre sarebbe la tua fortuna, comunque."
In quel momento uscì la madre con Madelon per mano.
"Voi due, sbrigatevi!" gridò verso la porta, poi chiese, severa, a Jules: "Che hai da dire su padron Sylvestre, tu?"
"Che fa gli occhi dolci a Marie..."
La donna guardò accigliata la ragazza: "Non ti mettere idee in testa, tu. Quelli non hanno mai intenzioni oneste con gente come noi. Al massimo gli va bene divertirsi. Stanne alla larga, chiaro?"
"Ma mamma! Sono solo fantasie di Jules..."
"Basta che non siano fantasie tue!" troncò brusca la madre e dopo aver lanciato un secondo richiamo verso la porta si avviò a passo svelto verso la chiesa, seguita dai figli.
Uscì Jean che di corsa raggiunse la madre ed i fratelli, quindi Jacques che accostò con cura la porta e, a sua volta, andò svelto dietro ai suoi.
Gli si affiancò Junot: "Ehi, Marandin, dopo messa vieni all'osteria?"
"No, Junot. Domenica prossima, forse."
"Dici sempre domenica prossima, domenica prossima, ma non vieni mai."
"Ma sai... la famiglia... e poi..." rispose imbarazzato Jacques calciando via un sasso sul viottolo.
Si vergognava a dire al compagno che non avevano soldi da sperperare, che la madre doveva fare miracoli con l'ago e col filo per far stare assieme gli abiti dei figli e sperare che qualche anima pia regalasse loro un qualche indumento di scarto. Si vergognava a dirgli che, se avesse avuto qualche moneta d'avanzo non l'avrebbe certo spesa in vino, ma avrebbe voluto comprarsi un paio di scarpe perché quelle che aveva ai piedi, che metteva solo la domenica, non avrebbero più sopportato un'ulteriore riparazione.
Entrato in chiesa, dopo aver fatto un rapido segno di croce ed un abbozzo di genuflessione, andò a destra, dalla parte degli uomini, con Jean e Jules. Si infilò su per il passaggio risalendo verso l'altare e si fermò, in piedi, semiappoggiato alla parete, di fianco alla statua di san Giacomo.
Di lì poteva vedere il banco privato dei Teissier, con gli sportelli ai lati, e poteva vedere padron Sylvestre, di tre quarti, da dietro.
"In nomine Patris et Filii et Spiritui Sancti!" intonò il prete.
"Amen." risposero in coro i fedeli alzandosi rumorosamente in piedi.
"Introibo ad altare Dei."
"Ad Deum qui laetificat juventutem meam..."
Jacques rispondeva, assieme agli altri. Un tempo pensava al significato di quelle parole in latino, la lingua della Chiesa. Il parroco al catechismo le aveva spiegate e rispiegate inculcandogliele bene in testa. Ma da un po' di tempo aveva preso a rispondere meccanicamente, senza riflettere, perché tutta la sua attenzione era focalizzata sul giovane padron Sylvestre.
Erano quasi cresciuti assieme, anche se l'uno nella bella fattoria padronale e l'altro in una delle casette cadenti che la fiancheggiavano. Sylvestre aveva solo un anno più di Jacques. Avevano anche spesso giocato assieme. E quando otto ani prima era morto il papà di Jacques, Sylvestre aveva portato la croce al funerale. E chi porta la croce al funerale, diventa "affine per la croce" che è qualcosa di non dissimile dal padrino di battesimo o di cresima, o dal testimone di nozze.
Ma il vero cambiamento per Jacques era avvenuto circa quattro anni prima. Era stato un cambiamento quasi improvviso, anche se non traumatico. Quando Jacques era stato fra i tredici ed i sedici anni erano accadute alcune cose che il ragazzo conservava gelosamente nel segreto del suo cuore.
La prima fu che, con la pubertà, Jacques s'accorse che amici e compagni, invece di restare uniti fra loro con l'antica amicizia, si orientavano sempre più verso le ragazze che erano diventate non solo l'argomento di quasi tutte le loro conversazioni, ma anche delle loro attenzioni. Per lui invece le ragazze restavano "altro" proprio come prima della pubertà e si sentiva bene solo con i compagni e gli amici maschi. Le ragazze davvero non lo interessavano.
Inizialmente il suo interesse verso i ragazzi non aveva ancora chiare connotazioni di attrazione sessuale e Jacques le scambiava per sentimenti di amicizia. Ma a poco a poco sentì, dapprima confusamente, poi sempre più chiaramente, che vi era anche un coinvolgimento fisico ed emotivo, una componente erotica.
La seconda cosa che accadde fu quando aveva circa quindici anni. Era estate e Jacques, una domenica pomeriggio, stava risalendo a piedi nudi lungo il greto del torrente con una reticella improvvisata, nella speranza di catturare qualche pesce per rendere un po' più ricca la loro cena. I calzoni arrotolati fin sulle ginocchia, camminava lentamente nell'acqua spiando il movimento dei pesci. Ne vide due, grossi, poco lontano da sé. Si immobilizzò, la reticella in acqua, sperando che giungessero a tiro. Trattenne il fiato. Li vide avvicinarsi guizzando per lottare contro la corrente. E finalmente Jacques scattò ed uno dei due finì nella sua rete che il ragazzo sollevò trionfante. Era grosso e guizzava disperato nella reticella ripiegata e sollevata in aria. Jacques era soddisfatto.
Stava per tornare a riva dove aveva appoggiato il cestino con gli altri due pesci, quando qualcosa attrasse la sua attenzione: il folto dei cespugli si muoveva come se dentro vi fosse intrappolato un animale imbizzarrito. Stupito, Jacques s'avvicinò agli arbusti mentre si chiedeva che animale potesse essere a far muovere così i rami. Forse un cinghiale... non certo un animale piccolo. Un cinghiale poteva anche essere pericoloso. S'avvicinò ancora, con prudenza, pronto a fuggire.
E vide due corpi, avvinti in una specie di lotta. Non animali ma uomini. Una lotta silenziosa... strana... Notò con stupore che avevano le braghe abbassate... e infine si rese conto che in realtà non stavano affatto lottando: uno dei due si stava muovendo a ritmo alle spalle dell'altro, tenendolo abbracciato. Stavano avendo un rapporto sessuale. Ed erano maschi tutti e due.
Li conosceva appena di vista: quello dietro era il mugnaio e quello davanti era il garzone del maniscalco. E il ragazzo, di circa tre anni più vecchio di Jacques, ad un tratto mormorò: "Fottimi più forte... mi piace!"
Jacques si sentì turbato nel vedere quella scena che si svolgeva fra i rami e gli arbusti, ma anche affascinato. Sapeva, per sentito dire, che quelle erano cose che avvenivano fra un maschio e una femmina, e non sospettava che potessero accadere anche fra due maschi. E tutti e due parevano godersi un mondo quello che stavano facendo. Il turbamento di Jacques si mutò presto in eccitazione. Era completamente affascinato ed avrebbe voluto inoltrarsi nel folto di cespugli, per osservarli meglio, più da vicino.
Ma un guizzo del pesce nella reticella lo riportò alla realtà ed intuì che ai due non avrebbe fatto piacere essere visti in quella occasione, essere spiati. Così, se pure a malincuore, si allontanò senza fare rumore. Trovò il proprio cestino e vi infilò la sua preda, quindi presi cestino e reticella risalì ancora il torrente allontanandosi da quei cespugli che continuavano a muoversi a ritmo, girandosi a guardarli di tanto in tanto finché furono fuori vista. Giunto ad un pietrone vi si sedette, i piedi ancora a mollo, a riflettere su quanto aveva appena visto.
Fottimi più forte, mi piace, aveva detto il ragazzo. Sembrava qualcosa di piacevole davvero, a giudicare dalle espressioni dei volti dei due maschi. Aveva anche intravisto il membro del ragazzo, eretto, duro, grande. Il ragazzo se lo stava accarezzando... Inconsciamente Jacques s'accarezzò fra le gambe, attraverso la lisa tela delle sue braghe, a sentire la propria erezione. Provò un brivido piacevole. Mi piace... pensò confuso.
Dopo aver saputo che lui non aveva avuto ancora "rapporti carnali", "ti tocchi il tuo affare per provare piacere?" gli aveva chiesto il curato alla confessione di Pasqua a cui ogni anno andavano tutti gli uomini del villaggio. Ecco, ora si stava "toccando" ripensando a quei due là fra i cespugli, che stavano avendo un "rapporto carnale". Il curato diceva che è un peccato mortale toccarsi, e lui ci aveva creduto. Ma ora non ne era più tanto sicuro. Come può mai una cosa bella essere peccato? si chiese. Il peccato, aveva spiegato il parroco un sacco di volte, è una cosa brutta, proprio brutta... rubare, ammazzare, desiderare la donna d'altri...
In seguito a questa esperienza Jacques si accorse che stava iniziando a guardare i compagni con occhi diversi: immaginava di essere lui, ora con l'uno ora con l'altro, là fra i cespugli ad avere quel "rapporto carnale". A volte immaginava di essere lui quello davanti, a volte quello dietro, indifferentemente. Fottimi più forte, mi piace. E queste fantasie lo facevano eccitare.
Una volta, quando un suo amico durante una sosta nel lavoro dei campi di padron Teissier, gli raccontava di aver baciato una ragazza del villaggio e di averla toccata fra le gambe, Jacques gli disse: "Io una decina di giorni fa ho visto due maschi farlo, su al torrente."
L'altro rise: "Davvero? E chi erano?"
"Non li ho riconosciuti..." mentì Jacques.
"Ma... fottevano proprio? In culo?" insisté l'altro divertito.
"Sì, sì, in culo."
"Ah, i pervertiti! Se si sapesse chi sono... dovrebbero andarsene dal villaggio!"
"Andarsene dal villaggio? E perché?" chiese Jacques stupito.
"Perché perderebbero la faccia davanti a tutti, no? Un uomo, certe cose, le fa solo con una donna. Ma davvero non li hai riconosciuti? Non sai chi sono i due pervertiti? Dio, se si sapesse..."
"No... dovevano essere due stranieri di passaggio..." mentì ancora Jacques, sentendo chiaramente che non poteva tradire il segreto di quei due.
Li rivide ogni domenica a messa. I due sembravano ignorarsi, non conoscersi. Il mugnaio, un bell'uomo sui trentacinque anni, era sposato ed aveva quattro figli. Il garzone del maniscalco doveva avere diciassette o diciotto anni. Era un ragazzone forte e robusto e aveva un'espressione aperta e simpatica. Il mugnaio stava sempre seduto nei banchi, a metà chiesa. Il garzone invece stava in fondo, accanto all'acquasantiera, con suo padre ed il fratello maggiore. Jacques si chiedeva se quei due l'avessero fatto solo quella volta, o se lo facessero spesso... se si trovavano sempre là, lungo il torrente o se lo facevano anche altrove...
Quando la domenica pomeriggio andava a pescare, ora divideva la sua attenzione e il suo tempo fra la pesca e l'osservazione dei cespugli, ma nulla tradì mai più gli eventuali incontri dei due uomini.
La terza cosa accadde quando aveva già compiuto i sedici anni. Un mattino, poco prima dell'ora di pranzo, doveva salire su un albero per tagliare un ramo spezzato da un fulmine che rischiava di cadere. Aveva messo a spalle la corda e il saracco e s'era arrampicato, svelto e agile come uno scoiattolo, fino alla biforcazione del grosso ramo. Stava legando la parte del ramo che doveva tagliare in modo che non potesse cadere mentre la stava segando e s'era messo cavalcioni della parte sana del grosso ramo, quando udì una voce giungere cantando stornelli.
Era il figlio di padron Teissier, Sylvestre. Stava per chiamarlo e salutarlo, ma qualcosa lo trattenne. Sylvestre si avvicinò alla riva del laghetto che c'era lì accanto, in realtà poco più di una grossa polla di acqua pulita, s'era guardato attorno ed aveva iniziato a spogliarsi. Jacques lo guardò in silenzio, immobile. Man mano che Sylvestre si spogliava ripiegava accuratamente i propri panni e li depositava su un ceppo. Si spogliò completamente nudo e si tuffò in acqua, prendendo subito a nuotare con vigorose bracciate.
Jacques si sentì affascinato dal corpo dell'altro ragazzo, che vedeva per la prima volta nudo. Dalla superficie dell'acqua affioravano appena la testa e le spalle larghe, le braccia sode, il piccolo sedere tondo e chiaro, le gambe forti e snelle che battevano a ritmo. Jacques lo ammirò e pensò che Sylvestre era bellissimo. Aveva sempre provato ammirazione e simpatia per padron Sylvestre, ed ora lo poteva contemplare indisturbato.
Il ragazzo nuotò per alcuni minuti, poi tornò verso riva. Uscì dall'acqua e Jacques lo poté guardare davanti: ne ammirò il petto ampio, a trapezio, il ventre piatto, il folto ciuffo sul pube da cui pendeva un bel membro a riposo. I suoi occhi si soffermarono sui genitali dell'altro ragazzo e questo gli procurò un'istantanea erezione.
Sylvestre si scrollò di dosso l'acqua e si stese sull'erba, restando nudo. Il sole faceva brillare quel giovane e forte corpo bagnato che a Jacques sembrò bellissimo. Il ragazzo sull'albero si carezzò l'erezione fra le gambe, immaginando che fosse l'altro, lì sotto, a farlo e ne provò un piacere intenso. Immaginò che lui stesse carezzando il membro dell'altro ed il piacere si fece ancora più forte.
Asciugato dal sole, Sylvestre si alzò e si rivestì, quindi se ne andò zufolando verso la fattoria. Jacques emise allora un profondo sospiro e si mise finalmente a segare il ramo che doveva tagliare. Ma il ragazzo aveva gli occhi e la mente e il cuore pieni dell'immagine dell'altro. Ora non gli capitava più di guardare i suoi amici e compagni con occhi sensuali, perché ormai in tutti i propri pensieri, in tutte le sue fantasie aveva fatto irruzione il bel corpo di padron Sylvestre.
Prese a spiare il figlio del padrone e si resse conto che questi si recava spesso al laghetto, e solitamente poco prima dell'ora di pranzo. Jacques allora, ogni volta che poteva, quando vedeva Sylvestre avviarsi tranquillo per fare il suo consueto bagno, correva fra gli alberi facendo un giro in modo di non essere visto e di arrivare prima dell'altro ragazzo, s'arrampicava svelto sulla chioma di un albero più vicino alla riva del lago di quello su cui s'era trovato quella prima volta, ed attendeva l'arrivo dell'altro.
Lo spiava allora mentre si denudava, mentre nuotava, mentre s'asciugava al sole. Non riusciva ad andarci ogni volta, ma comunque mai meno di una volta alla settimana. Ed una volta a Jacques si fermò il cuore in gola e credette di morire per l'emozione. Mentre Sylvestre si asciugava al sole, Jacques notò che al ragazzo stava venendo un'erezione. Sylvestre dapprima si carezzò lievemente il membro ma poi se lo prese a piena mano ed iniziò ad agitarlo lentamente, a ritmo, su e giù... Il membro sembrava diventare più grosso, più bello, il volto di Sylvestre si trasfigurò a poco a poco... Jacques vide il corpo dell'altro tendersi, lo "sentì" quasi vibrare finché sentì il ragazzo mugolare mentre dalla punta dell'asta rigida uscivano bianchi fiotti brillanti al sole, come collane di perle che in ampie parabole ricadevano a fianco del giovane corpo, sull'erba.
Sylvestre si fermò, fremente, rilassandosi a poco a poco. La sua asta ora libera si abbassava lentamente tornando alle sue dimensioni di riposo. Jacques tratteneva il fiato, turbato, eccitato, emozionato. L'altro emise un sospiro, si alzo in piedi, si stirò voluttuosamente, si rivestì e se ne andò via, un'aria soddisfatta dipinta sul suo bel volto, ignaro del suo silenzioso spettatore.
Jacques allora scese dall'albero, individuò grazie all'erba schiacciata il punto esatto in cui il corpo dell'altro aveva giaciuto, e cercò... finché individuò sui fili d'erba alcune lucide perle, come di traslucida rugiada. Le raccolse con le punte delle dita e le guardò. Le annusò: il profumo era lieve, peculiare, muschiato, buono. Istintivamente portò le dita alle labbra e con la punta della lingua saggiò quelle gocce carpite alle foglie del prato: avevano un gusto dolce e come di funghi crudi, gradevole, non dissimile da quello che aveva gustato quando aveva fatto una prova dopo una delle sue polluzioni notturne.
Allora, seduto dove poco prima era stato sdraiato padron Sylvestre, si aprì la braga, afferrò il proprio membro ancora turgido e, imitando ciò che aveva visto fare all'altro, per la prima volta si masturbò e fu lui a provocare, volontariamente per la prima volta, la fuoriuscita del proprio seme e si rese conto che questo gli procurava sensazioni molto intense e bellissime.
Dopo quella volta, quando riusciva ad andare a spiare Sylvestre, Jacques ogni volta si masturbava, anche se capitava di rado che Sylvestre lo facesse di nuovo, e godeva sognando di essere nudo accanto al suo eroe nudo. E le poche volte in cui anche l'altro ragazzo si masturbava per Jacques l'emozione ed il godimento erano più che raddoppiati. E allora pensava a quelle parole che aveva carpito parecchio tempo prima là al torrente "fottimi piu forte, mi piace"!
Quando venne la cattiva stagione Sylvestre smise le sue puntate solitarie al laghetto e Jacques non poté più vederlo nudo e tanto meno in azione. Proprio questa improvvisa mancanza acuì il desiderio del ragazzo che s'accorse così di essere perdutamente innamorato del figlio del padrone. Ma sapeva anche che il suo era un amore senza speranza.
Jacques non perdeva occasione per guardare Sylvestre, per fargli qualche piccolo servizio, per essergli utile. Sylvestre lo trattava con simpatia, ma senza mai dargli vera e propria confidenza. Nonostante solo un anno di età li dividesse, appartenevano a due mondi diversi. Jacques si accorse anche che l'altro sembrava interessato a sua sorella Marie, e questo da una parte lo rendeva vagamente geloso, ma dall'altra gli faceva piacere: chissà, pensava, che se si fosse messo a filare con Marie, loro due sarebbero potuti diventare più amici...
Le sue fantasie allora si sbrigliavano: dall'idea di spiarlo mentre faceva l'amore con sua sorella, a quella di sostituirsi a lei nel letto, e Sylvestre che se ne accorgeva ma lo accettava, dicendogli che dopo tutto per lui era uguale, anzi... fantasie erotiche, dolci, inverosimili...
Jacques aveva anche notato che quando Sylvestre indossava gli abiti della domenica, metteva calzoni alla moda, più attillati dei soliti, che lasciavano indovinare la piena consistenza di quel che aveva fra le gambe, in un rilievo di dolci curve... e lui allora poteva rivedere con gli occhi del ricordo quel che era nascosto sotto quei panni, quel tesoro che aveva potuto più volte ammirare svelato...
Così ogni domenica, dal nuovo posto che s'era scelto, ammirava in segreto il suo idolo, l'essere amato, desiderato...
"Sursum corda." intonò il sacerdote dall'altare.
"Habemus ad domino." rispose Jacques con i fedeli, ma sapeva chiaramente che il suo cuore non era rivolto a Dio, ma totalmente e unicamente al suo Sylvestre.
E pensò che Dio non doveva essere arrabbiato con lui, non doveva essere geloso di Sylvestre. Dio, diceva il parroco, è un dio d'amore, e lui amava il suo bel Sylvestre dal sorriso dolce e buono, perciò questo non poteva che fare piacere a Dio...
"Ite missa est." disse il prete.
"Deo gratias." rispose Jacques ed in cuor suo ringraziò davvero il buon Dio per aver creato Sylvestre e per aver permesso a lui di incontrarlo, di conoscerlo, di vederlo.
Sylvestre si girò per uscire ed il suo sguardo incontrò quello di Jacques. Mentre gli passava davanti per uscire dalla chiesa, gli sorrise facendogli un cenno di saluto. Jacques, emozionatissimo, s'appogiò alla parete per un attimo, finché Jean gli tirò una manica.
"Andiamo? Jules è già avanti..."
"Sì, Jean, andiamo..." rispose il fratello maggiore sentendosi felice per aver potuto ammirare ancora una volta le belle fattezze ed il dolce sorriso del suo amato Sylvestre.