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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MALGRE TOUT CAPITOLO 6
CHE SIGNIFICA, DESIDERIO?

I due, pur senza capirsi, sentivano nelle loro voci, leggevano nei loro occhi la reciproca amicizia che stava fiorendo a poco a poco. Senza poterselo dire, avevano entrambi deciso di restare assieme. Jacques, per far capire al ragazzo che non aveva più nulla da temere da lui, preso il proprio fucile, lo scaricò.

Quindi, indicando la parte della selva da cui era arrivato, Jacques disse: "Là, francesi... bum, bum! Francesi. Capisci?"

"Francesi?" chiese Kurt. Poi, indicando la parte da cui era provenuto lui, aggiunse: "L'esercito prussiano è là. Tu capisci? Prussiani, bum bum, là."

"Prussiani? Prussiani là? E allora noi andiamo da quella parte?" disse Jacques indicando una terza direzione, "Jacques e Kurt là?"

"Sì, Jacques e Kurt là!" annuì il ragazzo biondo, e per essere più chiaro, disse: "Là prussiani, là francesi, e là Jacques e Kurt, giusto?"

"Sì, là prussiani, là francesi e là noi due!" annuì Jacques avviandosi assieme all'altro.

Camminarono a lungo, in silenzio. Di tanto in tanto Jacques si fermava a raccogliere erbe e frutti selvatici che divideva col suo nuovo amico. Dopo due giorni di marcia in cui scambiavano lunghe chiacchierate senza capirsi, ma solo per il gusto di sentire l'uno la voce dell'altro, solo per non sentirsi soli, giunsero al limitare della selva.

Intravidero una fattoria e si acquattarono fra i cespugli. Osservando bene, stando uno accanto all'altro, Jacques toccò il braccio del compagno ed indicò in una direzione: c'erano dei panni stesi ad asciugare.

"Guarda! Quei vestiti! Ci sono anche abiti da uomo, vedi? Se riuscissimo a rubarne ci potremmo togliere le uniformi e passare per due civili. Se non li tolgono di lì prima, quando è un po' più buio potremmo andare a prenderli. Che ne dici?"

Kurt guardò nella direzione indicata dal compagno e, visti gli abiti e poi i gesti di Jacques, intuì che cosa l'altro gli stesse dicendo.

"Prendiamo quei vestiti e così possiamo gettare via queste uniformi? Ma se ci vedono... chissà chi abita lì? Sono molti i vestiti, deve essere una famiglia numerosa... sarebbe bello poterci togliere queste uniformi... Proviamo ad andare a rubarne alcuni?" chiese e fece per alzarsi.

Jacques lo tirò giù ed indicando il sole e facendo il gesto che andava verso il basso, disse: "Aspetta che sia un po' più buio. E poi è meglio che vada solo io perché qui siamo in Francia e quelli sono francesi come me... Se mi scoprono, almeno io non sono un nemico, no? Tu mi aspetterai qui, anzi, ti lascio il mio fucile caricato, almeno se dovesse succedermi qualcosa puoi sparare e spaventarli..."

Kurt lo guardò accigliato e scosse il capo cercando di comunicargli che non aveva capito. Allora Jacques ripeté il suo discorso facendo gesti e mimando.

"Casa... vestiti... Jacques... va, prende vestiti... Kurt, fucile... uomini da casa... gridano... Jacques corre... Kurt spara, bum bum... uomini paura... scappano a casa... Jacques corre qui... cambiamo abiti e torniamo là nella selva... capito?"

"Io col fucile sparo, bum bum, sugli uomini?"

"Ehi, non su me bum bum! No bum bum a Jacques, chiaro?"

"Kurt no bum bum Jacques!" disse il ragazzo prussiano sorridendo, poi aggiunse, mimando: "Kurt e Jacques pace, amici!"

I due si sorrisero. Il sole si stava abbassando. Videro un carro tirato da buoi arrivare alla fattoria e scomparire dietro di essa. Dal camino si alzò una pigra colonna di fumo. Attesero ancora un po'. Ormai era l'imbrunire. Jacques affidò il proprio fucile carico a Kurt.

"Ecco, tu aspetta qui. Credo che stiano mangiando, ora. Io vado a rubare i vestiti. Che dio me la mandi buona. Tu tieni d'occhio la casa e spara, se escono e mi inseguono. Mi fido di te, Kurt! Vado."

Il ragazzo prussiano annuì e spianò il fucile puntandolo su un punto fra la casa ed i panni stesi.

"Vai, io ti difendo!" disse quasi sottovoce.

Jacques si alzò. Si portò il più vicino possibile al prato passando di albero in albero, di cespuglio in cespuglio. Quindi, giunto al limitare del prato, studiò con attenzione l'ultima parte del percorso. Guardò verso Kurt e questi gli fece un cenno con la mano per dirgli che lui era pronto. Allora Jacques, quasi piegato in due, corse verso i panni e raccolse brache, camiciotti, giacchette e, veloce, tornò correndo verso la foresta con il fagotto di abiti.

Non un suono, non una voce si levarono dal casolare.

Jacques arrivò trafelato accanto a Kurt.

"È andata bene! Allontaniamoci subito. Ci cambieremo più lontano." disse ansante.

Kurt si alzò e tese il fucile al francese.

"No, tienilo tu, ora. Andiamo, svelti." disse Jacques, poi, indicando il proprio zaino, gli disse: "Prendi anche quello, tu."

Kurt capì e raccolse lo zaino. Si inoltrarono nuovamente nella selva risalendo ed allontanandosi il più possibile dal luogo del furto. Camminarono a lungo, finché il buio rese troppo difficoltosa la loro marcia. Decisero di fermarsi. Jacques depose il fagotto degli abiti rubati. Stese la coperta e fece cenno a Kurt di sdraiarvisi accanto a lui. Stesi nell'oscurità, Jacques sentì il corpo dell'altro sfiorare il suo.

"Domattina ci toglieremo le uniformi e le nasconderemo qui nel bosco. Vestiti senza uniformi ci sarà più facile scappare. Resta solo il problema delle lingue... Dovremo anche lasciare il fucile, e tutto quello che può far capire che siamo soldati..."

"A casa dormivo sempre con mio fratello, nello stesso letto. Ora sei tu mio fratello. Quando si andava a dormire parlavamo sempre di tante cose, prima di addormentarci. Lui, anche se è più giovane di me, piaceva molto alle ragazze e mi parlava delle sue conquiste. Beh, anche io avevo le mie avventure, anche se molto meno delle sue. Tu avevi una ragazza, al tuo paese?"

"Certo, io non posso più tornare a casa, ormai. E forse neanche tu, se hai disertato come me. Dove potremo andare? Cosa potremo fare? Se solo questa guerra finisse presto... A te andrebbe di restare con me? Magari potremmo trovare lavoro in una qualche fattoria, chi sa?"

"Otto aveva sempre voglia di fare l'amore, lui. Ma mica parlavamo solo di ragazze e di fare l'amore, sai! A volte facevamo progetti per il futuro. Tutti e due pensavamo che non avremmo voluto fare i contadini per tutta la vita. Avevamo progettato di andare a Freiburg a cercare lavoro. In città sarebbe stato più facile. C'è anche un nostro cugino che lavora a Freiburg. Lui fa il carpentiere e dice che la vita in città è bella. E magari lui ci poteva insegnare il mestiere..."

"Chissà perché i nostri imperatori hanno deciso di farsi la guerra? E per di più a spese nostre... Mi piace stare qui vicino a te. Io... io sento una gran voglia di abbracciarti, di toccarti. Non ho mai potuto farlo con un uomo. Ma neppure con una donna, comunque. Ma a me le donne... Tu sei così bello. E sei così vicino a me, ora, che mi è difficile non toccarti. Se adesso ti baciassi... forse non vorresti più essermi amico... chissà?"

"Io e Otto eravamo più amici che fratelli, sai? Quando mi hanno scelto per fare la guerra voleva venire anche lui. Ma papà non ha voluto. Diceva che era già una disgrazia perdere un figlio maschio e non voleva perderci tutti e due. Anche io ho faticato parecchio a convincere Otto a restare a casa."

"Chissà perché io e te parliamo due lingue diverse? Chissà perché siamo di due paesi diversi? Un po' come quelli di Chaumont che si sentono diversi da quelli di Boulogne, e dire che parlano tutti francese. Che stronzata! Siamo tutti uguali e vogliamo sentirci tutti diversi. Dio che voglia ho ti toccarti, di baciarti... di fare l'amore con te!"

"Mi sarebbe piaciuto avere un fratello maggiore come te. Non è sempre comodo essere fratelli maggiori. Beh, io ho due sorelle più grandi di me. Mio padre voleva tanto un maschio ed è stato contento quando finalmente sono nato io. Per questo era abbattuto quando l'ufficiale ha scelto me. Ci avevano messi tutti in fila e l'ufficiale ci esaminava e diceva: questo sì, questo no. Io sono piccolo, ma sono molto forte, così a me ha detto sì. Sai che io ero molto bravo nelle gare? Nel mio drappello ero uno dei migliori. All'inizio mi piaceva la vita militare. Il senso di cameratismo. Ma poi... quando Heinrich ha affondato la baionetta nel petto di quel giovane..."

"Se solo riuscissimo a comunicare, io e te... Mi piace il suono della tua voce. Mi piace sentire il tuo corpo accanto al mio. Io te lo sto dicendo e tu non puoi capirmi..."

"I suoi occhi... oh quei suoi occhi! E poi i tuoi occhi..."

"Ma chissà. Forse la tua anima capisce quello che vorrebbe dirti la mia anima..."

"Lì per lì ho avuto paura di te, lo confesso."

"Devo rischiare e farti capire che cosa sento per te?"

"Ma poi ho letto nei tuoi occhi che non mi avresti ucciso. E che forse anche tu eri spaventato quanto me."

"Ma così rischierei di perderti... ora che ti ho appena trovato."

"Mi minacciavi con un fucile che non poteva neppure sparare e non te n'eri accorto."

"Ma chi sei in realtà, tu? Che cosa ci unisce, oltre la fuga?"

"E ora dormiamo uno accanto all'altro come due amici, come due fratelli... È bello."

"Quando t'ho dato il fucile carico, ho pensato che avrei saputo se davvero tu mi avevi accettato, se non eravamo più nemici..."

"Chissà che cosa ci ha riservato il destino?"

"Sì, almeno in parte, tu mi hai accettato."

"Quale sarà il nostro destino?"

"Potrai un giorno accettarmi davvero?"

"Neanche tu lo sai..."

"Avremo un futuro, io e te?"

"Ma ora dormiamo, Jacques."

"Hai un bel nome, Kurt. Tutto è bello, di te."

"Buona notte, amico."

"Ti desidero..." mormorò Jacques.

S'addormentarono. Per primo si svegliò Kurt. Guardò il francese ancora immerso nel sonno. Lo scosse lievemente, finché Jacques aprì gli occhi.

"Bene svegliato, Jacques." lo salutò sorridendo.

L'altro sorrise a sua volta: "Sei ancora qui... non era un sogno, dunque."

"Dobbiamo toglierci le uniformi e vestire quegli abiti, ora." disse Kurt allungando un braccio a prendere gli abiti civili ed iniziando ad esaminarli.

A gesti, scelsero ognuno gli abiti che volevano indossare. Jacques ne aveva presi un po' più del necessario. Aveva anche preso un telo, così ci misero dentro gli abiti in più che non avrebbero indossato. Quindi vi mise assieme anche il cibo che restava, il coltello a serramanico e la statuetta dell'orso di Michel. Chiuse il telo annodandone le cocche e facendone un fagotto. Tolta la baionetta dal fucile, cercò un ramo e lo tagliò, per appendervi il fagotto. E finalmente iniziò a togliersi l'uniforme, subito imitato da Kurt.

Jacques guardò il corpo del ragazzo rivelarglisi a poco a poco. Kurt aveva un bel corpo, dolce ma muscoloso, glabro e snello ma forte. Quando s'era sfilato i calzoni, s'era girato dall'altra parte in un gesto di istintivo pudore. Completamente nudi, i piedi sulla coperta, cominciarono a rivestirsi. Jacques ammirò la schiena dell'amico, i suoi piccoli glutei sodi, le gambe snelle e robuste.

Quando si furono rivestiti riunirono le due uniformi nella coperta, vi aggiunsero lo zaino e le scarpe, quindi nascosero il fagotto nel folto di un cespuglio, deponendovi sopra anche parecchi rami tagliati. Poi Jacques scavò con la baionetta un solco nel terreno soffice e vi depose il fucile, la stessa baionetta, le giberne con la polvere e i proiettili, e ricoprirono tutto accuratamente.

Finito il lavoro, Kurt guardò soddisfatto l'amico: "Stai molto bene anche vestito così." gli disse.

"La borraccia per ora la teniamo. La lasceremo solo se incontreremo qualcuno, ma ne abbiamo bisogno per l'acqua."

"Sembriamo proprio due contadini qualsiasi, ora."

"Gli abiti in più ci serviranno quando farà più freddo. È un peccato che abbiamo dovuto abbandonare la coperta, ma è una coperta militare. Dell'esercito dell'Imperatore. Non avremmo potuto giustificare come mai l'avevamo..."

"Andiamo da quella parte, sei d'accordo?" chiese Kurt indicando col braccio.

Jacques capì il gesto più che le parole e disse: "Speriamo che coi porti lontano dai nostri due eserciti..." e si avviarono.

Jacques aveva ancora gli occhi pieni della visione del bel corpo dell'amico. Da come questi camminava a piedi nudi capì che lui pure doveva esservi abituato, un po' come tutti i ragazzi di campagna. Questo lo fece sentire ancor più vicino, più simile al ragazzo prussiano.

"Anche tu sei un contadino come me..." gli disse sorridendogli.

"Da qualche parte andremo a finire. Adesso che siamo vestiti così potremmo anche uscire dal bosco e camminare giù fra i campi, sulla strada. Solo che io, se parlo, si capisce subito che sono un nemico. Come si può fare?"

"Eri così bello, nudo, che mi dispiace che ci si è dovuti vestire!"

"Se solo sapessi parlare la tua lingua..."

"Tu quasi non m'hai guardato. Evidentemente non ti interessano i maschi."

Quando si fermarono per mangiare, Kurt disse: "Jacques? Io non parlo francese... come possiamo fare?"

"La roba da mangiare sta per finire... dobbiamo uscire di qui, andare in qualche posto abitato..."

"Jacques, io non parlo francese."

"Sì, puoi sembrare un francese."

"Parlare, capisci? Parlare." Disse Kurt accompagnando le parole coi gesti.

"Parlare?" chiese Jacques ripetendo il gesto con la mano.

"Sì, parlare. Io no parlare francese."

"Già, tu non parli francese... Tu nascosto, io andare?" chiese Jacques mimando e scandendo bene le parole.

"Io nascosto tu andare? Ma io no separato da Jacques. Kurt e Jacques sempre così!" disse il ragazzo prussiano facendo il gesto con le dita di essere uniti.

"Tu unito a me sempre?"

"Io unito a te sempre!" disse Kurt, "ma io no parlare francese."

"Ah, ho capito! Tu silenzio. Tu muto... Io parlare, tu muto..." disse Jacques illuminandosi e ripeté le parole accompagnandole con i gesti appropriati.

"Io muto? Mm... mmm... mmm... muto?"

"Sì tu muto e io parlare, d'accordo?"

"Sì, io muto e tu parlare. Buono. Io muto."

"Tu sei mio fratello. Tu e io... fratres... orate fratres... tu e io fratres... fratelli."

"Oh, sì, fratelli, fratres, fratelli!" disse Kurt illuminandosi, "tu Jacques fratello parlare, io Kurt fratello muto."

"No, Kurt è un nome prussiano. Tu sei Charles, no Kurt. Charles fratello muto."

"Io Charles fratello muto?"

"Sì, tu sei Charles il mio fratello muto così tu non devi parlare."

"Capito. Bene. Ma... ma io non capire se uomi francesi parlare me."

"Tu muto e stupido!" rispose ridendo Jacques, immediatamente, e mimò l'espressione di un deficiente.

Kurt rise: "Io Charles stupido e muto!" ripeté e a sua volta fece l'espressione di un idiota dicendo "mm... mmmm... mmm..."

"Sì, bravo, così!" disse Jacques battendogli le mani.

"Speriamo che funzioni, Jacques..."

"Io ho un fratello bellissimo e idiota!" sorrise il ragazzo francese dando una lieve carezza alla mano dell'altro.

"Non so se davvero funzionerà, Jacques. Forse ci scopriranno e ci uccideranno tutti e due. Ma sono contento di averti conosciuto."

"Amico... fratello... vorrei che tu fossi il mio amante, invece."

"Io e tu amico e fratello. Io e tu pace. Grazie." mormorò Kurt stringendo la mano dell'altro e guardandolo negli occhi.

"Io vorrei fare l'amore con te, Kurt!"

"Io no Kurt! Io Charles, fratello stupido e muto!" disse sorridendo il ragazzo prussiano.

"Tu sei bellissimo, e io ti desidero da morire, ti desidero, sì..." mormorò in risposta Jacques.

"Desidero?" chiese Kurt incuriosito, "Cosa significa, desidero?"

"Niente. Vorrei spiegartelo, ma non posso."

"Tu dici cose che non capisco. Io dico cose che non capisci. Eppure è così bello stare assieme."

"Mi fa uno strano effetto poterti dire: vorrei fare l'amore con te. E sapere che tu non puoi capire. Dirti che vorrei baciarti solo perché tu non conosci ancora il significato di questa parola."

"Sento che mi stai dicendo cose importanti. Lo leggo nei tuoi occhi. Alcune cose che mi dici, tu cerchi in tutti i modi di farmele capire. Altre invece le dici e basta e non mi spieghi, nemmeno se io ti chiedo di dirmi che significano. Forse perché sono troppo difficili da spiegare?"

"Vorrei vederti di nuovo nudo, e toccarti tutto e farti vedere che mi viene duro per te... E baciarti!"

"Ti brillano gli occhi, adesso. Proprio come Otto quando mi raccontava le sue avventure. Mi stai parlando della tua ragazza, forse? I tuoi ricordi più dolci, più belli? È questo che cerchi di comunicarmi?"

"I tuoi occhi mi sorridono così dolci... chissà a cosa stai pensando, ora, cosa mi stai dicendo?"

"Io non ho lasciato una ragazza là al paese. Ce n'era una che mi piaceva molto; ci siamo anche baciati. Ma poi suo padre l'ha fatta sposare al mugnaio, un vedovo ricco. Lei era triste, e anche io lo ero. Avrei voluto fare l'amore con lei, ma non ci è stato possibile, purtroppo."

"Io dovrò per tutta la vita sognare rapporti impossibili? Prima con Sylvestre, poi con Michel ed ora con te?"

"Beh, sì, ho fatto l'amore con altre ragazze. Due in tutto. Era bello, ma era solo sesso. Una era anche brava, l'aveva già fatto con altri. Mi ha fatto godere molto. Ma era solo sesso. Non c'era amore. Sei mai stato innamorato, tu?"

"Quei due là nel cespuglio lo facevano... chissà come s'erano capiti, come s'erano trovati? Beati loro!"

"A volte mi sono sentito solo, sai?"

"Forse semplicemente uno dei due aveva avuto il coraggio di dirlo all'altro..."

"Anche quando ero con le ragazze, mi sentivo solo. Con te non mi sento solo, invece. Come con mio fratello Otto. Anche con lui non mi sentivo mai solo."

"Se adesso io ti toccassi, ti carezzassi, come reagiresti, tu?"

"Sì e posso dirti amico, posso dirti fratello... È molto bello, no?"

"Tu mi senti solo come un amico, un fratello... perciò non devo."

"Amico e fratello. Sì, è buono!"

"È buono, sì. Anche se non mi basta. Ma dovrò accontentarmi. E nascondere il mio desiderio."

"Desiderio? Che significa desiderio?"

Jacques non rispose. Continuarono per un po' a camminare in silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri. Finché sbucarono di nuovo nei campi. Lontane, alcune fattorie. Si fermarono a guardare.

Jacques, indicandole, disse: "Andiamo laggiù. Forse io posso lavorare a farci dare del cibo... Tu ora fai Charles, il mio fratello muto e idiota, capito?"

"Sì, capito, io Charles muto e stupido. Tu Jacques parlare, io muto."

"Bene. Andiamo, allora." disse Jacques avviandosi, il fagotto in spalla. Kurt gli si affiancò e lo prese per mano. Jacques lo guardò e Kurt fece l'espressione idiota. Jacques gli sorrise e gli disse: "Bravo." e si avviarono a passo svelto verso le fattorie lontane, la mano nella mano.

Giunti in prossimità della più vicina fattoria, incontrarono un uomo sulla quarantina che veniva dalla direzione opposta, la zappa sulla spalla. L'uomo li squadrò di lontano. Jacques strinse la mano di Kurt. Giunti vicino all'uomo, Jacques lo salutò.

"Buongiorno."

"Chi siete voi? Da dove venite?"

"Noi... da Epinal." rispose Jacques.

"E che ci fate qui?"

"I prussiani hanno distrutto la nostra fattoria, e solo noi due siamo rimasti vivi... io e mio fratello... siamo scappati..."

"I prussiani? Sono passati anche da qui, e ci hanno rubato la metà dei nostri raccolti, i bastardi!"

"Ma almeno voi siete vivi... e le case sono in piedi." ribatté Jacques.

"Che ha quello?" chiese l'uomo indicando col mento verso Kurt.

Jacques lo guardò. Il suo amico aveva la bocca semiaperta, lo sguardo spento e fisso nel vuoto.

"È mio fratello Charles. È muto... e è idiota, poveretto..."

"Ah, è stata la guerra?"

"No, è così da piccolo."

"Ma non capisce niente?"

"No. Quando hanno bombardato casa nostra, lui rideva e batteva le mani..."

"Beh, beato lui, se non capisce. Ma come mai è così biondo? Non sembrate neppure fratelli, voi due."

"La povera mamma era bionda come l'oro. Lui ha preso dalla povera mamma. Io invece da papà..." rispose con aria triste Jacques, un po' teso, chiedendosi se l'altro l'avrebbe bevuta.

"Morta sotto la casa?" chiese asciutto l'uomo.

"Sì, con le due sorelle e i nonni."

"E vostro padre?"

"L'hanno tirato a sorte, è alla guerra."

"Già..."

"Noi ora... abbiamo poco cibo..."

"Anche a noi ne è rimasto poco."

"Io potrei lavorare per voi... in cambio di un po' di cibo..."

"Non per me. Ma venite. Padron Renard forse ha bisogno di un buon paio di braccia..."

"Mio fratello Charles, se gli faccio capire bene cosa deve fare, può anche fare qualche lavoro. È forte... In casa aiutava, un po'."

"Meglio così. Venite, vi porto da padron Renard."

L'uomo fece loro strada in silenzio ed i due lo seguirono. Giunti davanti ad un'altra fattoria più grande delle altre, l'uomo chiamò fuori padron Renard e gli raccontò dei due ragazzi, dicendogli che ora cercavano lavoro.

"Avete perso tutto in questa maledetta guerra, eh?" chiese l'uomo, sulla cinquantina, con voce brusca.

"Sì, casa, famiglia, tutto..."

"E vorreste lavorare per me?"

"Se possibile... per mangiare..."

"Ho la legna da spaccare, ma poi non saprei cosa altro farvi fare..."

"Beh... se ce la fate spaccare, in cambio di una scorta di cibo, poi noi andremo altrove..."

"E dove pensate di andare? Sedan è caduta in mano ai prussiani e l'Imperatore è loro prigioniero. A Parigi hanno proclamato la repubblica, mah... e i prussiani avanzano, sono già oltre qui e... ho paura che ormai noi siamo sudditi di Guglielmo il bastardo! Bazaire s'è chiuso a Metz, ma Dio sa se e quanto potrà resistere... Non saprei neanche io da che parte vi converrà andare. Comunque, per ora, venite, vi faccio vedere dov'è la legna da spaccare. Sei sicuro che tuo fratello sia in grado di farlo? Non vorrei che s'ammazzasse, con la scure."

"Oh sì, lo faceva sempre in casa, prima di ogni inverno."

"Meglio così. In cambio vi darò cibo..."

"E una coperta? Magari vecchia? Comincia a far freddo..."

"Sì, anche una coperta."


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