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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MALGRE TOUT CAPITOLO 8
MUTUA SCOPERTA

"Dev'essere Sedan quella... Sedan." disse Jacques indicando la città lontana che costeggiava il fiume.

"Sedan? Case?"

"Sì, tante case, città."

"Città. Francesi o prussiani?"

"Non so, forse prussiani. Lì il mio imperatore è stato preso prigioniero dal tuo. Così adesso noi non abbiamo più un imperatore. Non so se ci conviene scendere ancora con la barca. Forse sì. Se non ci sono soldati lungo il fiume, potrebbe andare bene."

"Francesi e prussiani nemici. Stupido. Io e te amici. Bene."

"Già, stupida guerra."

"Sì, stupida guerra." assentì Kurt guardando l'amico negli occhi.

"Dio, quanto sono belli i tuoi occhi!"

"Che dici ora? Non ti capisco."

"Perché sei così bello tu? Lo sai che ti amo?"

"Non so cosa mi stai dicendo, ma il tono della tua voce è molto bello. Continua a parlarmi così, mi fa sentire bene." mormorò Kurt sorridendogli.

"Vorrei tanto fare l'amore con te... farti sentire quanto ti amo, fartelo sentire con tutto il mio corpo..."

"La luce dei tuoi occhi è molto bella..."

"Se tu mi capissi... almeno saprei se... se posso sperare o no. No, lo so che è assurdo sperare. Per te sono solo un amico, un fratello."

"Amico, fratello..." ripeté Kurt sorridendogli.

"Sì, appunto. Solo amico e fratello..."

"Amico, fratello..." ripeté Kurt come assaporando quelle due parole.

Jacques si scosse a malincuore. Indicò verso il fiume.

"Prendiamo la barca, scendiamo il fiume?"

"Barca, fiume, sì. Giù giù Sedan?"

"Certo. Proviamo ad avvicinarci a Sedan, poi vedremo se ci sono prussiani o francesi."

"Sedan no guerra?"

"Non lo so, forse sì forse no. La guerra lì c'è stata, ora forse non piu."

"Andare?"

Mentre cercavano il punto in cui avevano legato la barca, Jacques ripensò al loro primo incontro. Allora non riuscivano a scambiare neppure una parola. Ora il loro vocabolario comune s'era ampliato. Non ancora abbastanza, ma... Kurt aveva una memoria prodigiosa. Gli bastava afferrare una parola che la ricordava e la usava. Lui invece ricordava poco le parole in tedesco e comunque non gli veniva quasi mai da usarle.

Ritrovata la barca, vi caricarono i loro due fagotti, vi salirono, Kurt s'arrampicò sul ramo a sciogliere il canapo. Spingendo con i rami riuscirono a farla tornare nella corrente.

Erano seduti l'uno di fronte all'altro e guardavano con attenzione le rive, temendo sempre di scorgere i soldati dell'una o dell'altra armata.

Dopo un po' Kurt, guardando l'anello al dito di Jacques, chiese: "Te l'ha dato la tua fidanzata?"

Jacques vedendo dove guardava l'amico, stese la mano e mostrò l'anello: "Ti piace?" chiese.

"Tu... donna, uniti?" chiese Kurt.

"Donna?" chiese Jacques, "che significa donna?"

"Ah, donna? Questa donna..." disse il ragazzo facendo i gesti delle mammelle con le mani.

"Ah, donna! No, no io e donna uniti. Questo è da amico. Uomo."

"Uomo? Così?" chiese Kurt facendo il segno dei baffi.

"Sì, uomo."

"Amico?"

"Sì, un amico."

"Ah. Ma un giorno tu troverai una donna e la sposerai. E allora dimenticherai Kurt?"

Jacques non capì. "Era un caro amico. Che io amavo. Ma lui non lo sapeva, non lo saprà mai. Io ho preso il suo posto per venire in guerra."

"Forse no. Se io mi sposerò, ti vorrò sempre vicino, come il mio migliore e più grande amico. Lo giuro!" disse Kurt mettendosi una mano sul cuore.

Jacques lo guardò e interpretò male quel gesto: "Tu sei innamorato di una ragazza là al tuo paese? E hai lei nel tuo cuore?"

"E poi io sono giovane e non crescerò, ha detto il mio sogno. E forse nemmeno mi sposerò, chi sa?"

La barca scendeva il fiume rapida ed a volte era difficile governarla. In un tratto del fiume in cui la corrente era più calma, Kurt vide un approdo con due barche.

"!" gridò indicandole a Jacques.

Questi si girò e disse: "Andiamo!"

"Sì!"

Tutti e due si misero ad agitare i loro rami cercando di deviare il moto della loro barca. Si avvicinarono ma oltrepassarono l'approdo. Dopo diversi metri riuscirono però a toccare la riva. Jacques scese dalla barca e la tirò a secco, aiutato da Kurt.

"Ascolta. Là molte barche. Forse case. Forse hanno remi da darci o da prendere."

Kurt lo ascoltava attentamente ma capì solo a metà. "Io e tu andare case?"

"Sì.'

"Io Charles, fratello scemo?"

"Sì, se sono francesi."

"Bene."

Presero i loro fagotti e risalirono la riva fino all'imbarcadero. Jacques esaminò le barche ma, come temeva, nessuna aveva i remi ed erano vecchie barche sfondate, inutilizzabili. Risalirono la riva verso lo stradello. Giunti sul piano, videro una costruzione in rovina, annerita dal fuoco. Si avvicinarono guardinghi.

"Non c'è più nessuno, qui. Qui dev'essere passata la guerra... Guardiamo fra le rovine se c'è qualcosa che ci può servire..."

Jacques s'infilò fra le mura annerite. Il tetto era crollato all'interno. Si guardò un po' attorno ma non poté vedere nulla di utile o d'interessante. Provò a rimuovere le macerie ma presto si accorse che non ne valeva la pena.

Dietro la casa bruciata c'era un forno per il pane, intatto. Jacques cercò lì attorno sperando di trovare una pala per il pane che avrebbero potuto usare come timone per la loro barchetta, ma non trovò nulla. Tornarono verso la strada.

Jacques disse sconsolato all'amico: "Qui non c'è niente. Torniamo alla nostra barca."

"Si. Qui niente buono." assentì il ragazzo facendo spallucce e seguì l'amico verso il fiume.

Stavano per scendere la riva quando sentirono colpi di fucile provenire dal fiume. Istintivamente corsero a ripararsi fra i cespugli. Gli spari continuavano. Si mossero fra i cespugli, curvati, cercando di avvicinarsi al fiume per rendersi conto di che cosa stesse accadendo e da dove provenissero gli spari.

Sulla riva opposta c'erano decine di soldati prussiani, le spalle rivolte al fiume, che sparavano di fronte a loro.

"Guerra!" sussurò Kurt stringendo un braccio a Jacques.

"Sì, Meglio aspettare qui."

"Già. È pericoloso. Speriamo che non vengano da questa parte. Ma forse non hanno barche, loro."

Videro diversi uomini cadere. Udirono squilli di tromba. Poi altri spari più lontano. Sempre sull'altra riva, ma più a monte, comparvero soldati francesi che avanzavano guardinghi, al riparo degli alberi, verso il punto in cui erano i soldati prussiani.

Jacques prese Kurt per mano: "Andiamo via."

"E barca?"

"Non possiamo scendere a prenderla ora. E quelli chissà per quanto continueranno a combattere..." rispose Jacques e allo sguardo interrogativo dell'altro disse: "Barca, lasciare. Camminare terra."

"Aspettare qui notte..."

"No, camminare terra, ora. Bene." disse Jacques nel francese approssimativo che l'altro poteva capire.

"Bene, Jacques. Capito."

I due tornarono sulla strada di terra e decisero di seguirla, visto che si allontanava dal fiume. Dopo poche ore di cammino, si trovarono di fronte ad un altro corso d'acqua. Era più un torrente che un fiume.

"Avanti fiume, dietro fiume!" disse Kurt.

"La strada finisce qui ma continua sull'altra riva. Forse questo è un guado. Tu aspettami qui, vado a controllare. Aspettare qui, capito?"

"Sì, Kurt qui, aspettare."

Jacques posò il suo fagotto a terra accanto a Kurt, si arrotolò le brache fin sopra le ginocchia, e si inoltrò nella corrente saggiando accuratamente il letto del torrente col suo bastone. Avanzò adagio, con prudenza. L'acqua gli lambì le ginocchia. Tastò più avanti e il letto scendeva ancora. Pensò che anche se si bagnava, aveva un ricambio, perciò avanzò ancora. Ora l'acqua gli arrivava al cavallo.

Tastò di nuovo. Scendeva ancora. Si girò a guardare. Era poco oltre il centro del corso d'acqua. Allora avanzò e l'acqua gli arrivò all'ombelico. Ancora un passo esitante e sentì che ora il fondo risaliva.

"Bene!" esclamò.

Tornò indietro, prese il suo fagotto e se lo piazzò bene sulla testa, bilanciandolo. Kurt lo imitò. Tenendolo fermo con una mano e tastando il greto con il bastone nell'altra, i due ragazzi iniziarono a traversare il torrente. Con molta attenzione, passo dopo passo, riuscirono a passare dall'altra parte, risalirono l'altra riva dove lo stradello di terra battuta ricominciava. Jacques gettò sull'erba il proprio fagotto.

"Bene, è andata!" esclamò con un sospiro.

"Noi bagnato. Freddo. Altri vestiti." disse Kurt cominciando a togliersi la camicia zuppa fino alle ascelle.

Si spogliarono tutti e due. Il sole basso sui monti mandava ben poco calore. Quando furono nudi, rabbrividendo per l'aria fresca, strizzarono i loro abiti. Quindi indossarono quelli asciutti. Ormai si spogliavano uno davanti all'altro senza più pudori e Jacques ne approfittò per ammirare brevemente le dolci nudità dell'amico.

Rivestitisi, Jacques indicò il sole che stava scomparendo fra i monti: "Cerchiamo un posto per dormire."

"Sì, posto buono e dormire." assentì Kurt.

Tenendo gli abiti bagnati con una mano, il bastone col fagotto con l'altra, si avviarono verso un grosso ciuffo di alti cespugli. Alle ultime luci del giorno li esplorarono accuratamente, finché individuarono un punto adatto per stendersi. Vi ammassarono le foglie secche a bracciate, quindi vi stesero sopra la coperta e vi sedettero.

"Mangiare cibo?" propose Kurt.

"Sì, va bene. Ho fame anch'io." rispose Jacques allegro.

Mentre l'amico tagliava le porzioni, lui stese sui rami ormai quasi spogli i loro abiti bagnati. Quindi sedette di nuovo e si misero a mangiare. Si guardavano alla luce del giorno morente, sempre più fioca, e di tanto in tanto si sorridevano.

Finito di mangiare, Jacques chiese: "Dormiamo, ora?"

"Dormire, sì." annuì l'amico.

Si stesero fianco a fianco. La luna era già alta su nel cielo.

"Jacques? Kurt freddo..."

"Sì, fa un po' freddo. E stanotte sarà peggio..."

"Notte molto freddo. Tu e io vicini vicini, bene? Così caldo." suggerì Kurt e senza aspettare la risposta, si addossò a Jacques in un semiabbraccio.

Questi presto sentì il dolce tepore del corpo dell'amico ed inevitabilmente si eccitò e sentì la propria erezione premergli prepotente contro la tela dei calzoni.

Kurt gli si addossò di più: "Mmhh, bello caldo, sì?" mormorò contento.

"Sì..." rispose incerto e turbato Jacques, ma quasi istintivamente lo abbracciò.

Allora anche Kurt lo abbracciò ed intrecciò le proprie gambe con quelle dell'amico. E si premette contro di lui, sì che Jacques si rese conto che ora non poteva più celargli la propria erezione. Ma Kurt, anche se non poteva non sentirla, sembrò non farci caso. Jacques stava immobile, teso, quasi trattenendo il respiro.

"Vieni qui... se stretti più, coperta sopra anche..." suggerì Kurt sottovoce.

Tiratosi quasi su di sé il corpo dell'amico, fece girare la parte della coperta restata libera sopra a Jacques. Questi stava rigido, ma la sua gamba era infilata fra quelle di Kurt e il suo bacino premuto contro quello del ragazzo e sentì che anche il membro dell'amico si stava inturgidendo e gli stava premendo contro, palpitando.

Jacques si sentì il cervello in subbuglio, il corpo in fiamme e tremò appena. La sua guancia sfiorò quella di Kurt. Il suo membro palpitò contro il corpo del ragazzo. Il membro del ragazzo palpitò quasi in risposta. E Jacques non riuscì più a controllarsi.

Le sue mani si liberarono da sotto il corpo dell'amico e salirono ai lati del suo capo, si posarono sulle guance di Kurt in una specie di timida, tenera carezza. Sollevò il capo a guardare il volto del ragazzo.

"Kurt... capisci?"

"Sì..." rispose con un filo di voce l'altro.

"Davvero capisci?"

"Sì..."

Allora Jacques abbassò il suo volto e le sue labbra sfiorarono quelle del ragazzo, che le schiuse appena. Jacques istintivamente sospinse fuori la punta della lingua e Kurt l'accolse nella sua bocca, suggendola lievemente. Le mani del ragazzo biondo si mossero a carezzare la schiena del compagno.

"Kurt, io ti desidero..."

"Ah... questo è desidero." rispose Kurt lieve, "Tu tanto detto desidero a Kurt ma io non capire... prima."

"Tu... vuoi questo?"

"Sì. Noi molto amici, sì? Io vuoi desidero..."

"Dio mio, Kurt! Quanto ti amo!" mormorò Jacques profondamente emozionato, carezzandolo.

"Io non sapevo, non avevo capito che tu volevi questo. Forse prima t'avrei detto di no... Ma ora è tutto così... diverso, così... giusto!"

"Tu vuoi fare l'amore con me?"

"Mi piace stare con te così. Non so cosa vuoi esattamente da me... ma farò quello che vuoi... non credevo che anche fra due uomini fosse così... bello."

"Io ti amo, Kurt! E voglio fare l'amore con te... finalmente!" mormorò Jacques di nuovo e di nuovo lo baciò.

I due ragazzi non si capivano ma sentivano la dolcezza della voce dell'altro e questo dava loro piacere. Kurt riconosceva quel tono di voce, quelle inflessioni... era lo stesso di quando lui e la ragazza che aveva amato si erano toccati e avevano desiderato con tanta forza di fare l'amore. E questo gli piaceva. Jacques voleva fare l'amore con lui, e lui si sentiva stranamente pronto. Le sue mani esplorarono, attraverso i panni, il corpo dell'amico.

"È la prima volta che lo faccio con un uomo, non so se sarò bravo, non ho esperienza, io. Mi piace sentirti sopra di me. Mi piace come mi baci. Mi piace toccarti..."

"Dio, quanto ti voglio! Lo senti? Lo senti il mio desiderio? Oh, amore mio, quanto ti ho aspettato! Quanto ho aspettato questo momento... questo momento magico."

I due si toccavano, si cercavano baciandosi, dicendosi mille cose, ognuno nella propria lingua, incuranti di capire, di farsi capire, perché sentivano che i loro corpi stavano comunicando ad un livello in cui non servono più le parole.

Per Jacques si stava finalmente aprendo un mondo a lungo sognato, fino a poco prima proibito, ed ora stava scoprendo che era più bello del più bello dei suoi sogni.

Per Kurt si stava svelando un mondo nuovo, sconosciuto e mai immaginato, di cui con stupore riconoscente stava scoprendo l'insospettata bellezza.

I due vi stavano entrando quasi timidamente, emozionati, con trepida anticipazione. Si volevano, si cercavano, ma nessuno dei due aveva ancora trovato il coraggio di superare la tenue barriera imposta dai loro abiti. Si sentivano attratti dalle rispettive erezioni palpitanti, ma nessuno dei due aveva l'ardire di scendervi con le mani.

Jacques sapeva bene dove voleva arrivare: a penetrare Kurt o ad essere da lui penetrato, o entrambe le cose; ma non sapeva come giungere a farlo. Solo sentiva che non poteva semplicemente mettersi a farlo. Sentiva che era qualcosa che sarebbe dovuto accadere spontaneamente, anche se ancora non sapeva come.

Kurt, da parte sua, aspettava che fosse l'amico, che lui credeva più esperto dato che era più vecchio di lui di due anni, a guidarlo in questa nuova, affascinante e piacevole esperienza. Si sentiva pronto a seguirlo ovunque l'amico l'avesse condotto, perché si fidava completamente di lui.

Si baciarono di nuovo, carezzandosi, stringendosi, fremendo l'uno per l'altro. Le loro lingue si cercavano, giocavano, si suggevano reciprocamente. Kurt aveva già baciato le ragazze e sapeva come fare, e Jacques stava rapidamente imparando da lui. E Kurt pensò che baciare Jacques non era affatto meno piacevole di quando aveva baciato le ragazze. Per la prima volta stava sotto ad un corpo, ed anche questa sensazione gli piaceva. Per la prima volta le sue mani esploravano un corpo sodo e liscio, muscoloso e forte, un corpo maschio, e questo lo eccitava. Per la prima volta sentiva un'erezione virile palpitargli contro, ed anche questo lo emozionava...

"Oh, Jacques, tu desidero Kurt?"

"Sì, ti amo!"

"Ti amo... cosa ti amo?"

"Questo..." rispose Jacques baciandolo, "poi questo..." mormorò carezzandolo e palpandolo, "e... questo," sussurrò premendo il proprio turgore contro quello del ragazzo... "e anche di più!"

"Ah, questo ti amo? Allora anche io ti amo!" sospirò contento Kurt e fu lui che, istintivamente scese per primo con una mano a saggiare attraverso la tela dei calzoni l'erezione palpitante dell'amico: "Così bello, Jacques? Così bene?"

"Sì... così è molto bello e buono." sospirò il ragazzo francese, trovando finalmente il coraggio di scendere anche lui con la mano a carezzare intimamente il turgore dell'amico.

Fu di nuovo Kurt a fare il secondo passo.

"Se Jacques e Kurt no vestiti, più bello, sì?"

"Sì amore."

"Allora tu fa a Kurt e Kurt fa a Jacques." propose il ragazzo in un mormorio dolce, cercando di spogliare l'altro.

"Sì, amore..."

Jacques scivolò su un fianco per permettere all'amico di sbottonargli il camiciotto e le braghe, mentre lui faceva altrettanto a Kurt. Le mani dei due ragazzi tremavano per l'eccitazione. Quando entrambi i corpi furono semiesposti, dal petto ai genitali, le loro mani vi si posarono trepide, ad esplorarsi a vicenda. Le loro mani bruciavano a quel contatto intimo e sensuale.

Kurt si stese su Jacques, il petto nudo sul petto nudo, il ventre teso sul ventre teso, il membro turgido a sfregarsi sul membro turgido dell'altro. Le mani di Jacques si infilarono sotto la camicia aperta di Kurt e ne carezzarono la schiena, seguendo le dolci curve dei lombi, spinsero giù la tela dei calzoni e scivolarono sui due globi piccoli e sodi delle natiche.

"Io ti amo, Kurt!"

"Sì, Jacques, sì..."

Kurt portò le mani sul petto dell'amico e gli sfregò i capezzoli che s'inturgidirono subito.

Jacques gemette: "Oh sì, così..."

"Bene così?"

"Sì, è molto bello!"

Allora, pensando che alle ragazze piaceva, Kurt scivolò un po' giù, fino a riuscire a posare le labbra su un capezzolo del compagno e lo strinse lieve fra i denti, suggendolo.

"Oh, sì..." mormorò Jacques sussultando per il piacere.

"Anche così bello?"

"Oh, sì, Kurt, è bellissimo!"

Jacques allora si girò su un fianco in modo di far scivolare anche il corpo di Kurt sul fianco, poi fu lui a voler scendere giù per suggere un capezzolo all'amico, che fremette con forza. Le ragazze non l'avevano mai fatto a lui e Kurt chiuse gli occhi per godersi a pieno quelle sensazioni così nuove e così intense.

Scese con le mani e vi racchiuse il turgore fremente del compagno e lo carezzò, lo palpò a lungo. Jacques risalì con le labbra lungo il petto e il collo dell'amico fino a raggiungere di nuovo la sua bocca e baciarlo. Con le mani andò a cercare il membro fremente di Kurt, finalmente toccandolo, titillandolo, sentendolo sodo a caldo, fremente contro la nuda pelle delle sue mani.

Si carezzarono, si toccarono, si baciarono, si esplorarono e palparono a lungo, persi nella scoperta l'uno dell'altro. Ognuno si sentiva sopraffatto dalle emozioni che l'altro gli suscitava, ognuno era felice per il piacere che stava dando all'altro.

Nonostante la loro seminudità, e che la coperta fosse scivolata via da sopra di loro, non avvertivano più il freddo della notte, tanto era il calore che promanava dai loro corpi accesi di reciproca passione.

Si baciarono, si mordicchiarono e leccarono e succhiarono i capezzoli, si baciarono di nuovo. Jacques iniziò a masturbare il compagno e subito anche questi lo fece a lui. Fremettero. I loro corpi giovani e forti, pieni di vita e di passione si tesero, si inarcarono. Kurt raggiunse l'orgasmo nelle mani di Jacques, spingendosi contro di lui, e subito dopo anche l'amico raggiunse l'apice del piacere scaricandosi contro il pube di Kurt. Strettamente allacciati, uniti in un lungo bacio. Scossi da forti fremiti.

Si rilassarono, allora, momentaneamente appagati, teneramente abbracciati, incuranti del liquido vischioso e caldo che si mescolava e colava fra i loro ventri tesi, ancora premuti uno contro l'altro.

"È stato molto bello, Jacques. Davvero molto bello! Non credevo che potesse essere così bello fra due ragazzi. Nessuno mai m'aveva detto che si poteva fare fra due amici. Grazie, amico mio!"

"Non pensavo che sarebbe davvero venuto un giorno come questo. E con un ragazzo bello come te! Anche se non siamo ancora entrati uno dentro l'altro, è stato bellissimo! E io ti amo, Kurt!"

"Sì, io ti amo Jacques..." ripeté come in un'eco il ragazzo.

"Tu non mi abbandonerai mai, è vero? Starai per sempre con me?"

"Sei forte e dolce, amico mio. Ma cos'è quello che sento per te? È molto più che amicizia... assomiglia molto all'amore. Sì, è bello come l'amore. Anzi è amore e amicizia insieme. Non l'ho mai provato per una ragazza. Una ragazza può solo essere o un'amica, o un'amante, o una sorella... tu invece sei amico, amante, fratello, tutto assieme! È straordinario! Non mi sono mai sentito così bene."

"Ora che ho trovato il ragazzo dei miei sogni, anzi, meglio che nei miei sogni, non voglio più perderti! Vorrei che fosse giorno adesso, che ci fosse il sole per guardarti, per ammirarti... Vorrei tenerti per sempre fra le mie braccia... Vorrei..."

Jacques non trovava le parole giuste per esprimere la propria gioia, l'intensità dei propri sentimenti, la grandezza e bellezza delle sue sensazioni... l'amore che provava: ne era sopraffatto, commosso, emozionato.

Ma ora il freddo ricominciava a farsi sentire. Si ricomposero gli abiti, si riavvolsero nella coperta, si abbracciarono di nuovo stretti, felici di sentire l'uno il corpo dell'altro, quel bel corpo che ora cominciava ad essere meno estraneo, meno "dell'altro".

Il sonno tardava a venire ma entrambi stavano così bene che non se ne curarono. Si godevano quella nuova e straordinaria intimità da poco fiorita eppure già così forte.

"Kurt?"

"Sì?"

"Io e te siamo uniti, ora, vero?"

"Uniti, sì."

"Per sempre?"

"Sempre, sì."

"Ti amo..."

"Ti amo."

Tacquero tutti e due, persi ciascuno nei propri pensieri. Pensieri di dolcezza, di gioia, di sicurezza. La guerra, la diserzione, la fuga non esistevano più. La notte, la solitudine, il freddo neppure. Esistevano solo loro due, il loro tenero abbraccio, il reciproco tepore.

Scivolarono nel sonno quasi senza rendersene conto.

Il mattino seguente si svegliò per primo Jacques. Guardò il volto dell'amico e lo trovò bellissimo, dolcemente abbandonato in un sonno sereno. Non volle svegliarlo, per goderne più a lungo l'espressione del volto, per carpirla, per interiorizzarla. Provò l'impulso di baciarlo, ma si trattenne. Il folto ciuffo di capelli d'oro gli copriva la fronte. Le braccia di Kurt erano ancora attorno al suo torso, le gambe del ragazzo intrecciate alle sue. Guardò le labbra sensuali e provò un brivido di piacere nel pensare che ora le conosceva, avendole assaggiate intimamente.

Con una mano carezzò lieve la nuca di Kurt, gioendo per il contatto con i suoi capelli morbidi, serici. Con l'altra mano sottolineò lieve la spina dorsale del ragazzo, su e giù, lentamente. Kurt mugolò nel sonno e si strinse più forte a lui. Jacques ne sentì l'erezione risvegliarsi e subito anche il proprio membro s'inturgidì in risposta. Kurt fremette appena, poi i suoi occhi si aprirono, incontrarono gli occhi dell'amico, si strinsero appena in un sorriso.

"Oh, Jacques!" mormorò.

Le loro labbra si cercarono, si sfiorarono, si schiusero e l'uno respirò l'alito dolce dell'altro. Si unirono infine in un bacio profondo e pieno di passione.

"Oh, Jacques! Come tu dire questo?"

"Questo?" chiese Jacques baciandolo ancora.

"Sì, questo."

"Bacio, Kurt."

"Oh, molto buono tuo bacio. Jacques fare molto bacio a Kurt."

"Sì, amore!"

"Tu contento, Jacques?"

"Sì, certo, sono molto felice!"

"Anche io molto felice. Molto bello questo amore. Molto buono desiderio."

Kurt protese il viso verso quello dell'amico e si baciarono di nuovo a lungo, alimentando le reciproche erezioni. Ma dopo un poco, quasi per un tacito accordo, si staccarono lentamente. Si alzarono.

Kurt raccolse la coperta, la scosse e la arrotolò. Jacques andò a toccare i panni, ma erano ancora umidi. Li raccolse ugualmente e li tenne in mano, prendendo il suo fagotto. Anche Kurt raccolse il proprio. Si avvicinò a Jacques e gli diede un rapido bacio sulle labbra.

"Andare?" gli chiese sorridendogli.

"Sì, andiamo via."

"Bene. Andiamo via." si corresse Kurt e si avviarono.

Camminarono fianco a fianco, i panni umidi in mano, guardandosi e sorridendosi di tanto in tanto. Contrariamente al solito, per parecchio tempo non parlarono. Non ne avevano bisogno, ora. Quando il sole fu alto in cielo, Jacques propose al ragazzo di fermarsi accanto ad un ruscello per mangiare. Stesero i panni sull'erba, al sole, e sedettero. Jacques tagliò due porzioni di cibo e ne offrì una all'amico.

"Grazie, mio Jacques!" disse Kurt addentando la propria con vigore.

Mangiando, si guardavano felici. Non sembravano due fuggiaschi, ma due amici in vacanza. Dopo aver mangiato masticando tutto bene, Jacques girò gli abiti al sole quindi andarono al ruscello a riempire la fiasca ed a bere. Dopo aver bevuto, Jacques guardò le labbra dell'amico lucide d'acqua, e gliele asciugò con un lieve gesto delle dita.


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