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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MALGRE TOUT CAPITOLO 10
HELGA E IL BURRO

"Sì, penso che sia una buona idea di andare in Belgio, visto che siete disertori tutti e due. Ma prima bisogna cercare di salvare il tuo amico francese. Starete nascosti qui. Soprattutto tu non dovrai farti vedere dal medico di Givet quando verrà. Lui è francese..."

"Papà, Kurt potrebbe passare per un nostro cugino venuto dal Lussemburgo..."

"Dovrebbe saper parlare il francese come il tedesco, però. Tu sai parlare francese?"

"Poco, io poco parlo francese..." rispose Kurt.

"No, noi lo parliamo meglio di così... Per ora è meglio se tu stai nascosto."

"Non ci denuncerete, vero?" chiese Kurt.

"No, non ce n'è motivo." rispose l'uomo.

Poi l'uomo raccontò a Kurt la sua storia. La madre di Helga era di Givet e possedeva quella fattoria col fratello. Lui, prima, faceva il mercante ambulante e faceva spesso la strada fra Lussemburgo, Liegi, Namour per poi tornare lungo la Mosa fino a Verdun, poi a Metz e di nuovo a Thionville.

Così aveva conosciuto Madeleine, si erano innamorati e si erano sposati. La donna l'aveva seguito. Era nata Helga e Madeleine s'era fermata a Hesperange, nel Lussemburgo. Poi, passando per Givet, l'uomo aveva incontrato il cognato e questi gli aveva detto che aveva intenzione di emigrare e di vendere i campi e la casa. Allora lui aveva deciso di comprare la parte del cognato, di trasferirsi lì con la famiglia e di mettersi a fare l'agricoltore. Infatti era stanco di girare tutto l'anno e di stare così spesso lontano dalla famiglia.

Aveva venduto tutte le sue mercanzie, era andato a prendere Helga e Madeleine, e aveva pagato la sua parte al cognato che aveva lasciato Givet con tutta la sua famiglia.

Questo era accaduto dieci anni prima, quando Helga aveva otto anni. Un anno dopo che vivevano lì, Madeleine era rimasta di nuovo incinta. Ma al parto erano nati due gemellini morti e, pochi giorni dopo, era morta anche Madeleine.

In un primo momento l'uomo aveva pensato di vendere tutto e di tornare a Hesperange, ma in fondo si trovava bene lì. Così erano rimasti. Nella stagione buona, per la semina e il raccolto, ospitavano lì nella casa alcuni lavoranti che venivano dai dintorni. Ora che stava venendo l'inverno erano loro due soli a badare al poco bestiame ed alla casa.

Helga aveva preparato un pagliericcio per Kurt accanto a quello di Jacques. Era tardi ed andarono tutti a dormire. Kurt, pur essendo terribilmente stanco, dormì poco e male perché molto spesso si svegliava per assicurarsi che Jacques respirasse ancora.

Era terrorizzato all'idea che l'amico non superasse la notte, fino all'arrivo del medico. Ma venne la mattina. Helga, salita su un asino, si avviò di buon'ora verso il non lontano paese. Kurt chiese all'uomo, padron Mayer, se poteva aiutarlo in qualcosa.

"No, Kurt. Ora tu vai di sopra, nel solaio e resti lì fino a quando il medico non sarà andato via. Ti chiameremo noi."

"Il medico non capirà che Jacques è un disertore, vedendo le ferite da fucile? Non lo denuncerà?"

"No, non ti preoccupare... ci penso io, stai tranquillo. Ma è straordinario che due nemici siano diventati tanto amici! Forse proprio perché avete disertato tutti e due, questo vi ha unito..."

"Ci disprezza, per aver disertato?"

"Ma no... siete giovani, avete scelto la vita... E comunque, questa guerra finirà, prima o poi, no? sali su, ora. Il medico potrebbe arrivare da un momento all'altro..."

Quando lo fecero finalmente scendere, Jacques era ancora incosciente, ma il medico aveva cambiato le fasciature. Aveva detto che c'erano buone speranze che il ragazzo si rimettesse, perché non erano stati lesi organi vitali. Aveva anche detto che sarebbe tornato a vedere il ferito ogni due giorni, ma di chiamarlo se fossero insorte complicazioni.

"Il tuo amico è forte. Se la caverà." gli disse Helga sorridendogli, mentre Kurt la aiutava a togliere il letame dalla stalla.

"Spero proprio di sì..."

"Anche tu sei forte. E sei un bel ragazzo, anche più del francese..." disse la ragazza guardandolo.

"Grazie, sei molto gentile."

"Sono contenta che tu sia qui. Mi sento meno sola. Nella buona stagione ci sono altri uomini, è divertente. Ma l'inverno non passa mai."

"Ti piacerebbe avere un fratello, una sorella?"

"Mi piacerebbe avere un ragazzo..."

"Non l'hai ancora? Sei molto bella, tu, chissà quanti ti fanno la corte."

"Beh, sì, è vero, ma... Papà mi tiene d'occhio. Vuole che io arrivi vergine all'altare, capisci?"

"E così non hai ancora un ragazzo?" le chiese di nuovo Kurt.

"Papà vuole che sposo il figlio del maniscalco..."

"E a te piace?"

"Così così... non è male ma... Mi piaci di più tu." rispose la ragazza guardandolo dritto negli occhi.

Kurt arrossì un poco e si girò a spargere la paglia fresca.

"Perché non vi fermate qui?" chiese allora la ragazza.

"Non so... non credo. Io qui sarei sempre uno straniero... un nemico..."

"Non per me..." disse la ragazza sfiorandogli una mano.

Kurt sentiva che si stava eccitando e cercò di mascherare la propria reazione, andando a prendere un'altra forconata di paglia da spargere sulla lettiera. Helga allora andò a preparare il pranzo e Kurt terminò da solo il lavoro nella stalla.

A pranzo il padre gli propose altri lavori da fare e Kurt accettò prontamente e volentieri. Ogni tanto andava a controllare le condizioni di Jacques. Dopo tre giorni ancora non aveva ripreso conoscenza ed anzi era subentrata una forte febbre che aveva fatto spaventare Kurt. Ma il dottore che era tornato a vederlo, dette ad Helga delle medicine e disse che non c'era da preoccuparsi.

Padron Mayer era contento dei lavori di Kurt: "Si vede che sei figlio di contadini. Perché non ti fermi qui da noi?"

"No, grazie... solo finché Jacques non sarà guarito, se non vi pesa troppo."

"Al contrario. Sai lavorare bene e mi sembri un bravo ragazzo. Tu pensaci, comunque... hai tempo."

"Grazie. Ci penserò, sì."

Quando Kurt ed Helga si trovarono di nuovo da soli, mentre cambiavano le fasciature a Jacques, la ragazza gli chiese: "Kurt, hai deciso se resti con noi?"

"Non ancora. Ci sto pensando."

"Io ne sarei molto felice... tu mi piaci molto, Kurt."

"Anche tu mi piaci, Helga."

La ragazza coprì il corpo di Jacques, s'avvicinò a Kurt, l'abbracciò e lo baciò in bocca. Lo sentì fremere, e scese a carezzarlo fra le gambe, a saggiarne il turgore che stava svegliandosi.

"Toccami anche tu, Kurt!" ansimò al ragazza baciandolo di nuovo intimamente.

Il ragazzo le posò le mani sulle mammelle e le palpò attraverso la tela della camicetta, sopra al bustino di velluto. La ragazza gemette sottovoce e la sua mano sul pacco del ragazzo si fece più inquisitrice. Kurt infilò una mano sotto la sua gonna e toccò i mutandoni della ragazza fra le su gambe. Questa fremette e sospirò forte.

Il rumore della porta nella cucina li fece staccare precipitosamente e Kurt arrossì. Helga ridacchiò. Il padre entrò nella stanza.

"Come sta il francese?"

"Scotta un po' di meno..." disse Helga tranquilla.

"Gli abbiamo cambiato le fasciature..." aggiunse Kurt.

"Non ha ancora ripreso coscienza?"

"Non ancora, papà."

"Kurt, vieni ad aiutarmi..." disse allora l'uomo.

"Subito." rispose il ragazzo e seguì padron Mayer.

Durante la notte Kurt, mentre cercava di addormentarsi steso sul suo pagliericcio accanto a quello del suo amico, ripensò a Helga. Certo, la ragazza era carina, e lo attraeva molto. E quella aveva voglia di fare l'amore almeno quanto lui, anzi, di più. E anche il padre della ragazza pareva desiderare che lui si fermasse lì con loro. Gli aveva detto che potevano farlo passare per un lontano parente del nord del Lussemburgo, cioè della zona di lingua tedesca. Nessuno lì in Francia avrebbe potuto notare che il suo accento non era quello del Lussemburgo. La tentazione era forte... e magari, chissà... poteva anche uscirci un matrimonio con Helga... E un giorno fattoria e campi potevano essere suoi...

Il giorno dopo Jacques riprese finalmente coscienza, mentre Kurt non era in casa. Il padre di Helga, che parlava un buon francese, gli spiegò dove era e che cosa gli fosse accaduto. Più tardi tornò il medico e Kurt fece appena a tempo a nascondersi. Questi visitò accuratamente Jacques e disse che il suo corpo stava cominciando a reagire bene, e che in un mesetto circa, il ragazzo avrebbe anche potuto forse alzarsi. Gli dette altre medicine e disse che sarebbe tornato quattro giorni dopo.

Appena il medico si fu allontanato, Kurt scese a trovare il suo amico.

"Oh, Jacques! Come tu sta?"

"Come stai, si dice..." lo corresse sorridendogli debolmente l'amico.

"Sì, come stai?"

"Mi sento deboluccio..."

"Cosa è deboluccio?"

"Senza forza. Forte è così..." fece Jacques mimando, "E debole è così, come sono io adesso..."

"Ah, capito. Ma tu ora riposa molto, mangia molto e torna forte, vero?"

"Sì, certo. Come sono l'uomo e la ragazza, qui?"

"Loro? Molto buoni sono. Sono di Lussemburgo. Io ho detto tutto di noi..."

"Tutto... tutto?" chiese Jacques con un sorriso birichino.

"No, tutto tutto no. No di amore e baci. Solo di noi disertori e queste cose. E loro detto che non denuncia noi."

"Beh, meno male. Tu come stai?"

"Io bene. Io lavora e aiuta qui in fattoria. E mangia bene. Helga prepara cibo molto buono."

"Ho un po' fame..." disse Jacques.

"Sì, tu molti giorni che non mangia niente! Io chiede Helga di fare cibo buono per te, bene?"

"Sì, grazie."

La ragazza preparò del cibo leggero e nutriente e volle imboccare lei il francese. Kurt tornò fuori a lavorare con il padre della ragazza.

Poco prima di cena Kurt andò nella stalla a mungere le vacche. Arrivò anche Helga.

"Kurt, papà sta segando la legna dietro la casa, lo senti?"

"..."

"Smetti di mungere, vieni qui."

"Perché? Devo finire..."

"Dopo ti aiuto io. Adesso vieni qui e baciami."

"Ma se arriva tuo padre?"

"Il rumore della sega ci avverte. Ma ne ha ancora per un bel po'. Vieni, dai."

Kurt si alzò e si avvicinò alla ragazza. Questa subito lo abbracciò ed i due si baciarono. Kurt le sollevò la gonna e la toccò.

"Non hai i mutandoni!" disse sorpreso carezzandola fra le gambe.

"No... li ho tolti per te..." mormorò lei e lo baciò intimamente e attraverso la tela dei calzoni toccò soddisfatta la forte erezione del ragazzo.

Mentre Kurt la stuzzicava fra le gambe con un dito, Helga gli sciolse la braga e gliela fece calare sulle anche. Prese in mano il membro eretto del ragazzo e lo palpò vogliosa.

"Ti voglio, Helga!" ansimò Kurt eccitato.

"..." rispose lei contenta.

Kurt le si addossò, spingendo in avanti il bacino in un maldestro tentativo di penetrarla, ma lei si sottrasse.

"No... non così..." disse Helga con voce bassa e roca.

"Ma io ti voglio..." protestò il ragazzo.

"Anch'io... Ma devo restare vergine. Prendimi di dietro, Kurt."

"Di dietro?" chiese il ragazzo un po' stupito.

"Sì, certo." disse lei girandosi e tirandosi su la lunga sottana fino a scoprirsi il formoso culetto che protese verso Kurt, girando il capo a guardarlo con un sorriso invitante.

Fuori il rumore della sega continuava ritmico.

Kurt le si addossò dirigendo il proprio palo con le mani fra le natiche tondeggianti e morbide di Helga. Cercò con un dito il foro della ragazza e vi poggiò l'asta, iniziando a spingere. Ma trovò la stessa resistenza che aveva sperimentato quando ci aveva provato con Jacques.

"Ehi, non così!" protestò lei ridacchiando, "così mi fai male..."

"E come, allora?" chiese Kurt fermandosi, eccitato ed ansante.

"Non l'hai mai fatto, prima?"

"Di dietro, no."

"Dovresti metterci un po' di burro, sul mio buchetto e sul tuo bel bastone... Ma qui non ne abbiamo di burro."

"E allora?"

"E allora può andare anche lo sputo. Mettine sulle dita e bagna bene il tuo bel bastone. Poi mettine anche ben bene sul mio buchetto. E poi spingi piano piano..."

"E non ti fa male?"

"No, anzi..."

"E entra? Tutto?"

"Sì, certo..."

"L'hai già fatto, tu?"

"Sì, con due dei lavoranti. Uno aveva usato il burro e m'ha preso sul tavolo della cucina... L'altro invece usava lo sputo. Il burro è meglio, ma poi è più difficile da pulire..."

Kurt aveva ascoltato con interesse. Si insalivò ben bene il membro duro, le insalivò abbondantemente il buchetto e ci riprovò. Inizialmente gli sembrò di incontrare la stessa resistenza di prima, ma poi sentì lo sfintere cedere, dilatarsi, aprirsi, accoglierlo e le scivolò dentro provando un fortissimo e bellissimo senso di calore.

Allora, afferratala per le anche, cominciò a fotterla con gran gusto. Il foro posteriore della ragazza era più stretto e caldo che non quello anteriore che aveva provato in passato, notò Kurt, e perciò più piacevole. E Helga dimenava il suo culetto formoso e stringeva di tanto in tanto lo sfintere facendogli così provare anche un maggiore piacere.

Ad un certo punto Kurt si rese conto con divertimento che il ritmo con cui fotteva quel culo era uguale a quello del rumore della sega dell'ignaro padre della ragazza. Ma ad un certo punto Kurt accelerò dando colpi disordinati e forsennati e si svuotò nelle viscere della ragazza con una serie di energiche spinte.

Si staccarono ansanti e si rimisero a posto gli abiti.

"Sei proprio un torello in calore, Kurt! T'è piaciuto, vero?"

"." rispose il ragazzo sorridendo, e fra sé e sé pensò: e tu sei proprio una vacca.

"Lo faremo ancora, vero?"

"Quando vuoi tu, Helga. Ma ora devi aiutarmi a mungere le altre vacche."

"Ora che ho munto te, mungiamo loro..." ridacchiò la ragazza.

Kurt pensò che ora sapeva perché fra lui e Jacques non erano mai riusciti a farlo. E si ripromise, appena l'amico fosse guarito, di insegnarglielo. Nel frattempo si sarebbe divertito con Helga.

No, pensò, non si sarebbe fermato nella loro fattoria. Helga gli piaceva, è vero, ma ormai lui sapeva di essere innamorato di Jacques. Helga era carina, simpatica, e anche piacevole da fottere. Ma Jacques era il suo amico-amante, insostituibile. Con Jacques si sentiva alla pari.

Decise di non dire nulla, per il momento. Voleva rifarlo con Helga, in modo di diventare più bravo. Lei l'aveva fatto parecchie volte con almeno un paio di uomini... Era esperta. Si sarebbe fatto spiegare da lei anche come era stato le prime volte... Lei avrebbe certamente trovato un altro uomo da incantare... e da incastrare, non aveva bisogno di lui. E lui non aveva bisogno di lei.

Invece sapeva che lui era il primo uomo di Jacques, e Jacques era il suo primo uomo. Sapeva che il ragazzo francese aveva bisogno di lui, come pure lui dell'amico. E in cuor suo giurò che lui non si sarebbe mai separato dal suo amico-amante. Lui doveva la vita a Jacques, quella volta del loro primo incontro, e Jacques ora gli doveva la vita. Erano legati indissolubilmente.

Riuscì ad appartarsi con Helga ancora due volte in quei giorni, ed una volta avevano usato il burro, che era molto meglio della saliva. Accadde un giorno che il padre della ragazza era al paese per acquisti. Helga si fece prendere sul tavolo della cucina, sdraiandosi sulla schiena e tirandosi le gambe sul petto, sporgendo il culo formosetto dal bordo del massiccio tavolo, e lui in piedi l'aveva fottuta, mentre con le mani le impastava le generose mammelle.

Quando stava con Jacques, si sentiva leggermente in colpa nei confronti dell'amico, ma il pensiero che così avrebbe potuto farlo meglio con lui quando questi si fosse ristabilito, gli mise in pace la coscienza.

Quando, di notte, era solo con il suo Jacques, lo baciava sulla bocca e lo carezzava teneramente. Jacques voleva fare l'amore, ma Kurt insisteva di aspettare.

"Prima tu devi essere guarito, amore. Dopo faremo molto belle cose, prometto, bene?"

"Sì, amore. Ma tu mi ami, vero?"

"Sicuro che io amo te. Io amo solo te!"

"Ma Helga ti guarda in un modo..."

"Oh, lei è solo donna. Vuole che io resto qui. Io adesso non dico no, non dico sì... ma quando tu sta bene noi andiamo al Belgio, io e tu, uniti per sempre, si?"

Jacques gli sorrideva grato.

"Ora tu riposa bene per diventare forte presto, così io e tu la notte può ancora fare l'amore anche più bene di prima. Bene?"

"Sì, amore..."


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