Matteo Venini era un ragazzo di Genova Quinto, figlio di un bidello e di una maglierista. Aveva una sorella maggiore ed un fratello minore. Aveva preso il diploma alle magistrali e, subito dopo, era partito per il servizio militare.
Aveva fatto il CAR, come qualsiasi recluta, un po' spaesato fra tutti quei ragazzi provenienti quasi da ogni parte d'Italia: mille dialetti, mille livelli sociali, mille mentalità e mille caratteri. Passò il primo mese, e Matteo si tenne piuttosto isolato, studiando gli altri, l'ambiente...
Matteo aveva un problema inconfessato e, a quei tempi, inconfessabile: era omosessuale. Ora, il fatto di trovarsi con tanti ragazzi giovani come lui, dividendo con loro camerate e docce, da una parte lo eccitava e dall'altra lo spaventava.
Parecchi avevano una ragazza, una fidanzata più o meno ufficiale, lasciata al paese. Ma le loro voglie non le avevano affatto lasciate al paese, le avevano addosso, che infuriavano nel loro sangue giovane e caldo, e, Matteo poteva sentirlo, intuirlo, erano pronti a scaricarle alla prima occasione che si presentasse, e questo lo eccitava.
Ma al tempo stesso erano quasi tutti succubi del mito del "tutto maschio dalla testa ai piedi" ed erano feroci nelle loro battute che dimostravano un'evidente ostilità e disprezzo nei confronti dei "froci" (o finocchi, ricchioni, culi, busoni a seconda dei vari dialetti) e questo lo spaventava.
Matteo infatti, all'inizio del suo periodo di naja, non era un gay incallito, ma un principiante, con tutte le timidezze, incertezze, paranoie e complessi dei novizi che non si sono ancora pienamente accettati o che non hanno ancora avuto modo di confrontarsi con altri loro simili.
Prima del servizio militare Matteo aveva avuto solo due storie. La prima quando aveva sedici anni, con un tale che gli aveva dato un passaggio in auto e che aveva cominciato a toccarlo. Il ragazzo aveva capito subito che cosa volesse quell'uomo da lui. Come tutti i suoi coetanei Matteo aveva indosso una gran voglia di provare a far sesso, ma a differenza di tutti i suoi coetanei, lui sentiva di essere attratto da quelli del proprio sesso. L'uomo sentì questa voglia prorompere fra i calzoni del ragazzo e si fece più audace.
Perciò fermò l'auto in un punto appartato e solitario e senza esitare si occupò del ragazzo. Matteo lo lasciò fare quando quello gli aprì la camicia ed i calzoni, lo lasciò fare quando l'uomo lo leccò e succhiò da vero esperto, suscitando immediata tutta la sua eccitazione, lo lasciò fare quando l'altro lo finì di spogliare e si spogliò a sua volta, lo lasciò fare quando lo fece piegare a novanta gradi per leccargli il foro inviolato... E quando l'uomo lo penetrò con pochi energici colpi, e cominciò a fotterlo impedendogli di sottrarglisi, di sfuggirgli, era troppo tardi per tornare indietro.
Passata la prima sorpresa e la fitta di dolore iniziale, quando l'uomo, mentre continuava a scoparlo di gusto, iniziò a masturbarlo ed a pizzicargli i capezzoli, mordicchiandogli il collo e l'orecchio, mormorandogli parole piene di libidine, Matteo si accorse che, dopo tutto, quel che gli stava capitando aveva anche un lato piacevole. Sentì di essere contento di aver finalmente la sua prima esperienza sessuale, ed iniziò a godersi il prolungato assalto a cui lo sconosciuto lo stava sottoponendo.
Dopo che tutti e due ebbero raggiunto l'orgasmo e si furono rivestiti, l'uomo gli chiese se faceva spesso l'autostop su quella strada. Matteo rispose di sì: lo faceva ogni giorno, tornando a Quinto dopo la scuola. Allora l'uomo si offrì di passare a prenderlo per portarlo a casa, facendo solo una doverosa sosta lungo il cammino... Matteo accettò. Così si videro, e Matteo si lasciò scopare, giorno dopo giorno, per circa tre mesi. Poi il tizio non passò più a prenderlo e la storia finì improvvisamente com'era cominciata. Non lo rivide mai più.
Circa un anno dopo, aveva diciassette, quasi diciotto anni, Matteo ebbe la sua seconda esperienza sessuale.
Un suo compagno di classe che abitava come lui a Quinto, e da cui spesso andava a studiare il pomeriggio, durante una sosta negli studi, iniziò a fare discorsi sul sesso... Una parola tira l'altra, un'allusione ne tira un'altra, una battuta ne provoca un'altra, il suo compagno ad un certo punto gli disse che anche lui non l'aveva ancora mai fatto con una ragazza, ma con uomini sì...
Non fecero nulla fra loro. Ma il compagno gli disse che lui conosceva alcuni uomini con cui si "divertiva" e gli disse che uno di questi gli aveva chiesto di trovare un amico per farlo in tre...
Matteo, a cui dopo quei tre mesi di intense attività sessuali quasi quotidiane era mancata la possibilità di farlo ancora, dopo una breve esitazione, spinto dalla voglia prepotente che bruciava nelle sue vene e nei suoi genitali di fare di nuovo qualcosa, accettò di provarci. Il compagno così un giorno lo portò a casa di quell'uomo.
Era un giudice minorile, un bell'uomo sulla quarantina, magro e con un paio di neri baffetti ben curati. Li fece entrare in uno studio pieno di libri di codici, leggi e pandette, in cui c'era anche un accogliente sofà letto. Si spogliarono tutti e tre nudi. Prima l'uomo si fece leccare e succhiare per tutto il corpo dai due ragazzi in modo di eccitarsi ben bene. A Matteo piacque prodigarsi su quel bel corpo maschio per farlo eccitare, e gli piacque poter assaggiare e succhiare, per la prima volta, un bel membro duro.
Poi il giudice li penetrò tutti e due a turno, e mentre ne penetrava uno con metodica calma, succhiava il membro all'altro ragazzo, e Matteo trovò che era anche molto bello farselo succhiare.
Tornarono dal giudice circa una volta alla settimana, fino alla fine dell'anno scolastico. Quando si salutarono prima delle vacanze estive, il giudice regalò ad ognuno dei ragazzi un orologio da polso: per Matteo era il primo orologio suo. A casa inventò che l'aveva vinto a scuola come premio per un concorso...
L'anno seguente, l'ultimo delle magistrali, lui sperava di ritrovare sia il suo compagno che il giudice, ma venne a sapere che il suo compagno aveva cambiato scuola e che il giudice era stato promosso e trasferito a Venezia.
Così non aveva più avuto rapporti sessuali.
Trovarsi quindi lì al CAR a stretto contatto con tanti bei ragazzi spesso seminudi, e notare le loro non rare erezioni, lo mettevano in uno stato di eccitazione notevole... ma non tentò mai di fare nulla.
La sua prima destinazione dopo il CAR fu in fanteria, ad Ascoli Piceno, un piccolo capoluogo di provincia delle Marche. Qui Matteo cominciò ad avere l'impressione di essere oggetto delle attenzioni erotiche di alcuni suoi commilitoni. Allora cercò di creare una certa complicità con due o tre suoi compagni che lo attraevano di più. Il primo a fare un approccio esplicito con Matteo fu un ragazzo veneto. S'erano attardati nelle docce, e il compagno con una visibile erezione che non tentava nemmeno di dissimulare, gli disse che era stufo di doversi sempre e solo far seghe, perché le ragazze del posto non la mollavano, e così lui adesso aveva una gran voglia addosso... E l'aveva invitato a toccarglielo, per sentire quanto l'aveva duro...
Matteo gliel'aveva preso in mano e invece di accontentarsi di toccarlo, aveva cominciato a masturbarlo lentamente. Il ragazzo veneto allora gli aveva messo una mano sulla nuca e l'aveva spinto giù, in una muta ma esplicita richiesta. Matteo s'era chinato e con la bocca gli aveva fatto il servizietto che l'altro s'aspettava da lui...
Un altro era un ragazzo napoletano della camerata vicina alla sua. Anche con quello s'erano "capiti" alle docce ma lì non avevano fatto niente. Dopo però il napoletano ne aveva parlato con lui e Matteo fu stupito per l'estrema naturalezza con cui l'altro gli disse di essere gay, gli disse che era un po' che l'aveva notato e che aveva voglia di fare l'amore con lui...
Gli diede l'appuntamento per quella stessa notte.
"Tu tieni d'occhio l'orologio. Dopo che è passata la ronda, alle 12,45 tu ti alzi e vai ai cessi. Io t'aspetto lì..."
"Non mi va di farlo ai cessi, lì puzza..." obiettò Matteo.
"No, non lì. Vicino c'è il deposito dei ricambi dove ci possiamo chiudere dentro. Siamo di due camerate diverse, se anche ci vedono uscire, mica sanno che abbiamo un appuntamento. Pensano semplicemente che dobbiamo andare al cesso, no? Lì nello stanzino c'è una pila di vecchi materassi, staremo comodi. A te piace fottere, no? Ho una gran voglia di sentirmi tutto quel tuo bel battacchio dentro al culo..."
Matteo non aveva ancora mai penetrato nessuno e la cosa lo incuriosiva e lo attraeva molto. Così quella notte, sia pure con il cuore in gola per il timore che potessero essere sorpresi da qualcuno, quando il suo orologio dalle lancette fosforescenti segnò le 12,45 in punto, si alzò ed andò.
Tutto filò liscio come l'olio e Matteo poté godersi in pace e comodamente il culetto accogliente del compagno, e non solo quella notte. Erano sempre scopate veloci, ma non per questo meno piacevoli.
Poi c'era un commilitone calabrese, che un giorno al bar davanti alla caserma gli fece capire che avrebbe fatto qualcosa con lui... ed infine un ragazzo siciliano tutto fuoco.
L'unico veramente gay era il napoletano. Il veneto e il calabrese soffrivano semplicemente per la mancanza di donne e Matteo ere ben lieto di sopperire ai loro bisogni. Il più interessante di tutti era comunque il siciliano. Da quello che raccontava andava indifferentemente con uomini e donne, fin da ragazzino, con uguale piacere. Ma mentre con le donne gli piaceva fare il torello in calore, con gli uomini gli piaceva soprattutto il ruolo passivo a cui si sottoponeva con evidente gusto e piacere.
"Ai maschi non me ne frega niente di metterglielo nel buco, quello posso farlo con le femmine. Ma le femmine non ce l'hanno il bastone, purtroppo e così..." disse la prima volta a Matteo.
Poi Matteo fu trasferito a Milano ed assieme con lui fu trasferito solo il napoletano, con cui continuò a fare l'amore. Gli dispiacque un po' perdere gli altri, specialmente l'appassionato e focoso siciliano. Ma la naja è così: ci si conosce, ci si perde di vista.
A Milano, dopo pochi giorni, il suo amico napoletano gli disse che aveva scoperto che c'erano posti in cui si poteva andare a battere e che, specialmente un soldato in divisa, poteva farsi un bel po' di soldi. Lo introdusse così nel mondo delle marchette.
Matteo scoprì anche che in certe strade, in certi giardini bastava passeggiare tranquillamente, specialmente di sera ma non solo, che spesso fioccavano le proposte.
Come a tutti i soldati, a Matteo l'idea di poter avere qualche soldo di più in tasca non dispiaceva affatto, tanto più se, per averli, doveva divertirsi con altri uomini. Matteo era un bel ragazzo, e aveva in più il fascino dell'uniforme, era inoltre disponibile a fare di tutto a letto, così presto divenne una delle marchette più richieste. E poiché i clienti abbondavano, Matteo presto s'accorse che poteva scegliere con chi andare, in modo che poteva farlo solo con i maschi che gli piacevano.
Una cosa che lo meravigliava era che ragazzi anche giovani e molto belli, che secondo lui non avrebbero dovuto avere nessuna difficoltà a trovarsi un partner, lo pagassero per fare l'amore. Non se ne lamentava certo, anzi, ma davvero ne era stupito.
Pochi mesi prima di finire la naja, Matteo fece due incontri particolari e molto interessanti, uno conseguenza dell'altro.
Il primo incontro non lo fece battendo, ma mentre era in un bar del centro dove spesso andava di pomeriggio, mentre stava bevendo tranquillamente il suo solito succo di pomodoro, seduto al bancone.
Pochi sgabelli più in là era seduto un ragazzo pressappoco della sua età, forse un paio d'anni più vecchio, capelli biondicci tagliati a spazzola su un viso quadrato, naso dritto quasi greco, lunghe ciglia biondo scure. Facendo finta di niente, Matteo l'osservava nello specchio alle spalle del barista. I loro sguardi si incrociarono piu volte e Matteo pensò che quel ragazzo gli piaceva parecchio. Stava valutando se fargli un cenno, o alzarsi ed andare a sedersi vicino a quello, quando fu l'altro ad alzarsi ed andarsi a sedere sullo sgabello libero accanto al suo.
"Scusa, ma mi sembra che ci siamo già visti da qualche parte..." gli disse il ragazzo con un sorriso amichevole.
"Credo proprio di no, o di sicuro mi ricorderei di un bel tipo come te..." gli rispose Matteo.
"Comunque... io mi chiamo Guido, e tu?"
"Matteo."
Parlarono un po' del più e del meno, poi Guido gli disse: "Abito qui vicino... ti va di fare un salto su da me a... a sentire un po' di musica?"
"Sei da solo?"
"Sì, certo. Vieni?"
"Volentieri."
Mentre salivano con l'ascensore, Guido gli chiese: "Ma tu, lo fai per soldi?"
"Di solito sì, ma con te anche gratis." rispose Matteo.
L'altro sorrise: "Anche io di solito lo faccio per soldi... ma oggi ho una gran voglia di succhiartelo!"
"Finché vuoi, ma dopo?"
"Beh, ti andrebbe se te lo metto in culo?" chiese Guido carezzandogli il sedere.
"Perfetto." rispose Matteo sorridendogli.
Entrati in casa (era un minuscolo pied-a-terre, un monolocale) appena chiusa la porta Matteo si calò immediatamente i calzoni e gli slip. Guido gli si inginocchiò davanti e glielo prese in bocca. Era molto abile il ragazzo, un vero esperto in quel lavoro di bocca. Matteo si appoggiò con le spalle allo stipite della porta, il basso ventre proteso in avanti ad offrirgli il membro duro, i testicoli gonfi e il sacchetto contratto per l'eccitazione, gli occhi chiusi per assaporarsi meglio quelle belle sensazioni.
Guido gli aveva posto le mani a coppa sulle natiche tese e con la bocca aveva iniziato un rapido movimento di va e vieni. Mugolava di tanto in tanto e pompava con velocità sempre maggiore, stringendo le labbra sul forte palo scivoloso di saliva.
Allora Matteo gli afferrò la testa fra le mani facendolo fermare ed impresse al proprio bacino il giusto ritmo per raggiungere l'ormai imminente orgasmo. Gli eiaculò in gola tutto il proprio maschio liquore che Guido ingoiò in golose sorsate fino all'ultima goccia.
Allora il ragazzo si alzò, sospinse Matteo verso il letto carezzandogli il culetto nervoso e stuzzicandolo con un dito nella profonda piega. Guido si aprì velocemente la patta e Matteo gli estrasse il membro già duro e guizzante e notò che era delle giuste dimensioni per prenderlo, e perciò assai desiderabile. Si chinò a lavorarglielo un po' con la bocca, lubrificandolo ben bene di saliva quindi si mise carponi sul letto, protendendo bene in fuori il culo ed allargandosi le natiche con entrambe le mani.
Subito sentì la punta del membro dell'altro appoggiarsi sull'entrata, esitare appena, spingere un poco, fermarsi di nuovo, quindi ripartire deciso e dritto alla meta. Sentì il glande del suo compagno infilarsi nel suo sfintere, allargarlo lentamente, poi di colpo gli entrò dentro, seguito da tutta la lunghezza del bel membro virile.
Quando se lo sentì tutto dentro, Matteo emise un sospiro di soddisfazione e strinse le natiche mentre Guido cominciava a limarlo di gusto. Gemevano tutti e due per l'intensità del piacere, avevano il fiato corto e pesante, s'agitavano in modo che quel membro strofinasse contro le pareti del canale con sempre maggiore energia.
Matteo sentì il proprio membro tornare in vita, inturgidirsi rapidamente, rizzarsi di nuovo quasi a chiedere una seconda opportunità di godere.
Guido ora l'aveva afferrato per le anche e lo tirava violentemente a sé, nel forsennato tentativo di singerglisi più a fondo, finché si scaricò in lui con un grido roco e prolungato.
Allora Matteo si sfilò, lo sospinse ancora ansante sul letto, gli sollevò le gambe ancora imprigionate nei calzoni spingendogliele contro il petto e s'insalivò il membro fremente.
"Ehi, che fai, non era nei patti, questo!" protestò Guido giocosamente, sorridendogli e senza far nulla per sfuggirgli.
"M'hai fatto venir voglia, e adesso te lo ficco tutto dentro, bello mio!"
Matteo si sentiva come ubriaco, non esisteva più nulla attorno a lui oltre al suo palo puntato e quel culetto in attesa. Si addossò a Guido, premette, gli scivolò dentro con una sola spinta e subito iniziò la sua danza, agitandosi vigorosamente avanti e dietro in quel caldo tunnel accogliente, con ampi e forti movimenti delle anche.
"Mi sfondi, così!" protestò l'altro godendosi l'irruenza di Matteo.
"No, sei già sfondato, tu! Quanti ne hai già presi, prima del mio, eh?" gli chiese Matteo ansimando e martellandogli dentro.
"Decine e decine... Ma il tuo li supera tutti..." gemette Guido in delirio.
"Sì, solo perché è l'ultimo..."
"No, perché lo sai usare bene..." disse l'altro compiaciuto.
Matteo sentì il secondo orgasmo arrivare ed aumentò ritmo e vigore delle sue spinte, finché si tese tutto come la corda di un arco e finalmente si rilassò in una serie di potenti getti, inondando gli intestini di Guido che gemette con lui in preda al piacere.
Si staccarono e anche Matteo si abbandonò sul letto, ansante. Quando si sentirono rilassati, si rivestirono.
"Cavolo, sei un vero stallone tu!" disse Guido a Matteo mentre gli versava della birra in un boccale.
"T'è piaciuto?"
"Eccome! Senti, io avrei da farti una proposta..."
"No, niente relazioni fisse, per favore!" ribatté Matteo e bevette una sorsata di birra.
"No no, che vai a pensare! Senti, ti andrebbe di guadagnare un bel po' di soldi?"
"A chi non piacerebbe?" rispose Matteo, bevve un'altra generosa sorsata, posò il boccale e lo guardò. "Allora?"
"Conosco un tizio che cerca ragazzi come me e te, giovani, ben fatti e caldi... Ha un giro di clienti d'alto bordo: industriali, politici, artisti... che pagano fior di quattrini per un'ora di sesso con un bel maschio giovane e caldo. Lui ha dei locali adatti, eleganti, discreti..."
"Un bordello gay?" chiese Matteo incuriosito.
"Sì, ma molto chic. Ti interesserebbe lavorare per lui? Vuoi che te lo faccia conoscere?"
"Quanto pagano per un'ora?"
"Quattro o cinque volte quello che puoi guadagnare facendo marchette per la strada. Dipende anche da quanto sei richiesto. Un paio al giorno e campi da signore... Che ne dici?"
"Cavolo! Fammelo conoscere, questo tizio..."
"Scendiamo al bar. Gli telefono di lì e ti fisso un appuntamento con lui. Logicamente prima ti vorrà esaminare..."
Matteo rise: "A letto, cioè?"
"Anche. Ma pure far visitare da un medico per essere sicuro che sei pulito: niente malattie veneree e niente droga, cioè..."
"Sicuro. Bene, andiamo a telefonare."
Scesero di nuovo al bar. Guido tirò fuori un gettone e fece un numero, girandosi in modo che Matteo non potesse vedere.
"Pronto? Sono Guido... Sì, certo... C'è qui un mio amico che ti vorrei far conoscere... È militare, adesso... Ma certo, se no non ti avrei telefonato, no?... Certo, gli ho accennato... Anche quello... È esperto, te l'assicuro io... Anche, e al di sopra della media... Sì, di tutto e bene... Notevole davvero... Non lo so... no... Bene, aspetta un attimo..." disse e giratosi verso Matteo gli chiese: "Ti va bene domani a quest'ora?"
"Sì. Dov'è?"
"Ti accompagno io, è qui in centro." Poi parlando di nuovo nella cornetta, disse, "Va bene domani a quest'ora. Te lo porto io... Certo... Lo so, stai tranquillo... Ciao!" e riattaccò.
"Allora, mi vuole vedere?" chiese Matteo.
"Sì. Domani ci troviamo qui e ti ci porto io. Quanto ti manca per finire la naja?"
"Tre mesi e mezzo, perché?"
"Perché domani vedrà se vai bene, però ha detto che ti assume solo dopo che hai finito la naja."
"Assume? Vuoi dire con un contratto?"
"Sì, certo."
"Vuoi dire... un contratto come... come marchetta?" chiese Matteo sottovoce, stupito.
"Ma no, certo. Non si può, non lo sai? No, avrai un contratto come cameriere d'albergo o qualcosa di simile e, oltre alla paga, avrai gli extra."
"Ma è un albergo?"
"Sì, per la facciata. Un quattro stelle. Tutto legale, tutto collaudato."
"Cazzo, se quello mi assume, cioè, ho trovato lavoro, con la mutua e le ferie e tutto!?"
"Proprio così."
"È un genio questo tuo amico. Lavori anche tu per lui?"
"Sì, certo. Ma il mio lavoro è trovargli... i camerieri come te."
"Tu fai il primo esame e lui il secondo, cioè."
"Esatto. È il primo l'hai passato brillantemente. Sei un bel mandrillo, tu."
Il giorno seguente Matteo, prima della libera uscita si fece una bella doccia, mise indosso biancheria pulita e l'uniforme ben stirata: voleva fare bella figura, perché quel "lavoro" lo interessava davvero.
Incontrò Guido al solito bar. Questi con un taxi lo portò fino all'Hotel Hellas, un quattro stelle subito dietro il duomo. Alla reception c'erano tutti giovani molto belli. Guido salutò: era evidente che lo conoscevano bene. Senza che lui dicesse niente, uno dei giovani della reception telefonò.
"Dottore, c'è qui Guido con un... bene, molto bene. Riferirò." disse, poi disse a Guido: "Fra pochi minuti. Chiamerà lui, ora è occupato."
Guido annuì. Sedettero nella hall. Attesero poco, poi furono fatti salire. Matteo si guardava attorno: aveva tutto l'aspetto di un normalissimo hotel. Entrarono in una porta su cui era scritto "General Manager".
Giorgio Monito era un uomo di soli ventinove anni, ben fatto, di aspetto gradevole. Li fece accomodare e frattanto l'uomo studiava Matteo. Si presentarono.
Quindi l'uomo disse: "Bene, so che Guido ti ha già accennato, ma preferisco spiegarti tutto da capo. Ci sono personaggi molto importanti, sia italiani che forestieri, che di tanto in tanto hanno piacere di passare una, due o più ore in compagnia di un bel ragazzo, sano, pulito, disponibile e gentile, sicuro. Quello che cercano è vario, quindi i ragazzi che noi assumiamo devono essere in grado di fare di tutto e bene... e quando dico di tutto, intendo veramente di tutto.
"La nostra organizzazione mette a disposizione di questi clienti speciali i ragazzi, i locali e tutto quanto occorre. Ora il sistema è questo: io prima di tutto verifico che il candidato, cioè il ragazzo che chiede di essere assunto, sia veramente in grado di fare di tutto e di farlo bene. Se non ci sono problemi, il candidato viene mandato da un nostro medico che lo visita accuratamente. Quindi gli si fanno le foto per il book, sia vestito che nudo. E quindi viene assunto in questo albergo come cuoco, receptionist, facchino, cameriere o altro a seconda di cosa sa fare e di cosa ci serve. E lavorerà realmente in questo albergo per quello che è stato assunto.
"Ma il personale di questo albergo è sovradimensionato in modo di poter rispondere anche alle chiamate extra. Questi nostri clienti speciali scelgono in base al book fotografico il ragazzo che vogliono, oppure uno che già conoscono, e il ragazzo invece di lavorare qui nel suo turno, lavorerà nella camera del cliente. Una parte dei nostri clienti non vuole essere riconosciuta per ovvi motivi, specialmente i politici o gli ecclesiastici... in questi casi quindi l'incontro avviene al buio. Il ragazzo viene mandato in una stanza senza luce dove si prepara e sta in attesa del cliente. Fa quello che il cliente gli chiede, poi dopo che il cliente è uscito si riveste ed esce pure lui.
"Oltre allo stipendio fisso per il lavoro di routine, il ragazzo riceve un extra fuori busta per ogni prestazione speciale, direttamente da me, volta per volta. È tutto chiaro?"
"Sì, certo... Ma come possono non essere riconosciuti, se sono comunque clienti di questo albergo?" chiese Matteo.
"Ah, ma non sono solo clienti di questo albergo, e non tutti i clienti di quest'albergo si fermano qui per quello. Questo albergo è soprattutto una copertura per i ragazzi, e solo alcuni dei clienti speciali lo usano, quelli appunto che non hanno problemi... Per gli altri, gli incontri avvengono altrove, in locali appositamente attrezzati."
"Capisco. E... si deve anche sottostare ad attività... voglio dire, fruste o cose del genere?"
"No, niente sado-maso, non forniamo questo tipo di servizio. Al massimo un po' di leather..."
"E... quanti clienti al giorno?"
"Da nessuno ad un massimo di quattro, a seconda dei giorni. In media due al giorno. Dipende anche se la richiesta è per una, due, o più ore. A volte, specialmente i forestieri, chiedono anche un ragazzo che gli faccia da accompagnatore per uno o più giorni, e allora le tariffe sono speciali, si capisce. Capita, ma capita piuttosto di rado."
"E... non ci si può rifiutare?"
"Sì, ma in questo caso viene detratto il cinquanta per cento dalla prestazione seguente, come penalità. Ma non è mai capitato, o quasi mai."
"E se uno si volesse licenziare?"
"Come da un qualsiasi altro lavoro, le stesse regole: preavviso di legge eccetera."
"Mai avuto noie da qualche ex dipendente?" chiese Matteo cercando di capire bene come funzionasse la cosa.
"No, mai. Tra i nostri clienti abbiamo pezzi grossi della polizia, del tribunale... Non temiamo assolutamente nulla. D'altronde nessuno dei nostri dipendenti ha mai avuto motivo di lamentarsi. E la nostra organizzazione lavora ormai da sei anni..."
Matteo rifletté un poco, poi chiese: "Tutti i dipendenti di questo albergo fanno questo lavoro extra?"
"Sì, certo, tutti. Lo fanno o l'hanno fatto."
"E lo fanno anche fra loro?" chiese Matteo.
L'uomo si mise a ridere: "Fuori dall'orario di lavoro, se ne hanno voglia... fanno quello che vogliono. Ma mai durante i turni di lavoro."
"Mi pare molto interessante... Quando posso cominciare, allora?"
"La prova con me durante questa settimana. Fisseremo dopo giorno ed ora anche in base alle tue libere uscite. Per la visita medica, fra una o due settimane, perché ora il nostro medico è fuori sede. Quando abbiamo i risultati della visita medica, ti faremo fare le foto per il book, quindi sarà più o meno il mese prossimo. E poi, appena avrai il congedo, firmerai il contratto, ti assumeremo e comincerai a lavorare. Ti va bene?"
"Ottimamente, direi. Anche perché fare la prova con lei... mi dà l'aria che sarà piuttosto interessante e gradevole." disse Matteo con un sorriso accattivante.
L'uomo rise di nuovo: "Ho l'impressione che sarai un buon impiegato, tu. Molto bene. Allora fissiamo subito un appuntamento per la prova?" disse aprendo un'agenda e consultandola.
Fissato l'appuntamento, l'uomo chiese i documenti a Matteo e ne annotò gli estremi su una scheda.
Quindi restituendoglieli, gli disse: "Bene, Matteo, non vedo l'ora di sottoporti alla prova. Verrai qui in albergo a farla, d'accordo?"
"Anch'io dottor... Giorgio Monito." disse Matteo leggendo il nome sul biglietto da visita che l'uomo gli aveva dato rendendogli i documenti.
Uscirono. Guido gli chiese: "Contento?"
"Cazzo! Non vedo l'ora di finire la naja, a questo punto!" rispose eccitato il soldatino.
"Quando finirai la naja, hai già un posto dove andare a dormire?"
"No..."
"Se vuoi te lo trovo io."
"Sì, grazie. Senti, Guido, ti andrebbe adesso di fare... un'altra prova, tu e io? O devi cercare nuovi impiegati e provare loro?"
"No, ne cerco solo quando me lo chiede Giorgio e ora gliene bastava uno. Perciò se ti va possiamo andare da me, anche subito."
"Perfetto. Andiamo!"