Matteo si presentò all'Hotel Hellas, vestito in divisa, ed appena disse il suo nome l'impiegato della reception gli consegnò una chiave.
"Camera 302. L'ascensore è lì. Il dottor Monito arriverà subito. Auguri."
Matteo guardò il bel giovane e per un attimo provò la tentazione di chiedergli se potevano vedersi dopo il suo turno di lavoro, ma poi decise di non precipitare le cose: avrebbe avuto tutto il tempo e le occasioni se fosse stato assunto. E lui era fiducioso di superare la prova... Ringraziò e salì al terzo piano. Entrò nella camera 302. Era una normalissima camera d'albergo con un letto matrimoniale.
Si chiese se dovesse spogliarsi ed aspettare nudo a letto o no. Decise di no. Accese la radio, cercò una stazione che trasmettesse musica, la mise a basso volume e sedette sul bordo del letto. Dopo pochi minuti bussarono alla porta.
"Avanti!" disse Matteo.
Entrò un cameriere con un carrello con alcune bottiglie e caraffe, un secchiello di ghiaccio e dei bicchieri. "Il dottor Monito ha detto che arriverà fra poco. Se ti vuoi servire, nel frattempo..."
"Grazie."
"Auguri..." gli disse il cameriere con un sorriso, lasciando lì il carrello, e lo lasciò solo.
E due. Tutti gli facevano gli auguri. È vero che era un esame...
Stava sorseggiando un succo d'arancia quando sentì la porta aprirsi. Si alzò subito in piedi. Era Giorgio, il general manager.
"Bene, eccoci qua. Vedo che hai scelto un analcolico. Molto bene. I nostri ragazzi devono essere sobri quando lavorano e il fatto che tu non ti sia versato un liquore significa o che sei astemio o che comunque non sei nervoso per la prova..."
"Buongiorno, dottore. No, non sono astemio ma comunque bevo poco e di rado... e non vedo perché dovrei essere nervoso. Anzi, sono piuttosto eccitato per questa opportunità di fare l'amore con lei." rispose Matteo disinvolto e con un sorriso accattivante.
"Spogliati, allora. Voglio vedere il tuo corpo, prima..." disse Giorgio sedendo sul bordo del letto.
Matteo posò il bicchiere sul carrello ed iniziò a sbottonarsi il giubbetto militare, guardando l'uomo negli occhi con un lieve sorriso. Sfilatosi il giubbetto si allentò la cravatta e la tolse, quindi si sbottonò i polsini e ad uno ad uno i bottoni della camicia. Sganciò la cintura in modo di liberare le falde della camicia e se la fece scivolare via dalle braccia lasciandola cadere a terra. Quindi si aprì la patta e si fece scivolare i calzoni sulle anche.
Con i piedi, senza chinarsi, si fece saltar via le scarpe e finì di togliersi i calzoni lasciandoli cadere sulle caviglie e uscendone fuori con due piccoli passi. I boxer militari erano già gonfi e tesi sotto la spinta del suo membro turgido.
Prese la maglietta grigioverde ai fianchi sollevandola fin sopra il capo e la fece cadere alle sue spalle. Quindi finalmente sbottonò le mutande di tela e le lasciò scendere ai suoi piedi, rivelandosi così in tutta la sua nudità.
"Ottimo, Matteo, era quasi uno spogliarello. Hai un bel corpo glabro, a molti clienti piace un corpo non peloso..."
"E a lei... piace?"
"... ornato da un bel pisellone, né troppo grande né troppo piccolo. Girati, fammi vedere il culo... Bene, non sei peloso neanche lì. Chinati e allarga le chiappe... sì, bene. Girati di nuovo..."
Mentre Matteo si girava e rigirava per farsi guardare, Giorgio si stava spogliando nudo a sua volta e il soldatino vide che l'uomo era ben fatto, mediamente peloso, ben dotato e già semieretto.
"Ora Matteo toccati, carezzati... no, senza toccarti il cazzo, però... eccitati... molto bene... Adesso tocca il mio corpo, solo con le mani e non toccarmi ancora il cazzo..."
Matteo trovava curioso quel gioco erotico, ma piacevole ed eccitante. Carezzò l'uomo, lo palpò, lo frugò, lo solleticò, lo massaggiò e vide con piacere che ora anche l'altro aveva una piena e forte erezione come lui. L'uomo lo fece smettere e si stese supino sul letto, le gambe larghe.
"Adesso Matteo sali sul letto... Bene, senza usare le mani, ma solo labbra e lingua, passa su tutto il mio corpo, esclusa la bocca e il cazzo..."
Matteo, divertito ed eccitato, cominciò a darsi da fare. Gli leccò le orecchie suggendogli e mordicchiandogli i lobi, scese sul collo, sul mento, poi sul petto e si soffermò sui capezzoli, a turno, leccandoli, baciandoli, suggendoli e mordicchiandoli per un po'. Quindi si spostò sui fianchi e sulle braccia, passò sul ventre attardandosi sull'ombelico, sul pube, tornò ai fianchi, giro sulle cosce, dentro e fuori, sulle gambe, sui piedi finché sentì che l'uomo era tutto un fremito.
"Bravo... adesso stenditi sopra a me e baciami in bocca..."
Matteo non se lo fece dire due volte. Aderì col suo corpo a quello dell'uomo. Gli posò le labbra sulle sue e le lecchettò, le mordicchiò lieve, ne suggeva ora una ora l'altra, poi insinuò la sua lingua nella bocca di Giorgio, ne cercò la lingua e vi intrecciò la sua giocandoci lieve, la invitò ad uscire e la succhiò. Lo bacio a lungo, intimamente, ora con delicatezza ora con vigore.
"Sì, ci sai fare... ora vediamo come te la cavi a succhiarmelo..."
"Il cazzo?" chiese Matteo con gli occhi che gli brillavano per l'anticipazione.
"Sì, certo, ma senza farmi venire." l'ammonì Giorgio.
Matteo iniziò dai testicoli, li leccò accuratamente, li succhiò, li prese entrambi in bocca e li impastò delicatamente con la lingua. Quindi salì a leccare ben bene l'asta vibrante, ritta e dura, su su fino alla punta. Allora, con una lieve pressione delle labbra ed un buon lavoro di lingua, lo scappellò liberando il glande dalla pelle del prepuzio. Leccò con cura il glande, frugando con la punta della lingua nel forellino, mordicchiando lieve il frenulo, lappando tutta la testa violacea come se fosse un delizioso gelato, la imprigionò fra le labbra lavorandola nella bocca con la lingua e finalmente scese ad accoglierlo tutto dentro la bocca, finché la punta gli solleticò la gola ed il suo naso sfregò contro i peli del pube.
Allora iniziò il dolce movimento su e giù muovendo ad arte la lingua contro il bel palo e graduando la pressione delle labbra. Lo lavorò con perizia, finché si rese conto che l'uomo stava per venire. Allora rallentò, tornò a leccarlo all'esterno, scese di nuovo a lavorargli le palle.
"Sì, bravo... Ora preparami il culo ed inculami. Fammi vedere cosa sei capace di fare."
"Lo preferisce di brutto o con gentilezza?" chiese Matteo eccitato alla prospettiva di dover fottere quel bel maschio virile.
"Comincia sempre con dolcezza, quando non sai cosa preferisce l'altro..."
"Come le piace esser preso, da davanti, alla pecorina, di fianco, a smorzacandela..."
"Quando il cliente desidera essere penetrato, di solito assume da solo la posizione in cui gli piace esser preso..."
"Bene, perciò la prenderò da davanti..." rispose Matteo inginocchiandosi fra le gambe divaricate dell'uomo ed iniziando a prepararlo.
Era strano fare l'amore in quel modo, pensava il soldatino dandosi da fare, ma era pur sempre buon sesso e lui lo apprezzava comunque, in qualsiasi modo fosse fatto. Quando sentì che l'uomo iniziava a fremere per il piacere intenso che gli stava procurando leccandogli l'ano, lo mise in posizione facendosi passare la gambe sulle spalle, e spinse sul foro. Lo trovò piacevolmente stretto, e gli scivolò completamente dentro.
Allora Matteo si lanciò in una monta sostenuta e vigorosa, pur senza essere violento. Studiava l'espressione del volto dell'uomo per regolarsi nei suoi movimenti. Giorgio se ne accorse.
"Ricordati che a volte non potrai vedere il volto del cliente, perché l'incontro avverrà al buio. Devi imparare a regolarti solo dai suoi fremiti, da quello che dice, da come ti tocca..." gli disse Giorgio, godendosi però evidentemente quella monta vigorosa.
"Posso venirle dentro?" chiese ad un certo punto Matteo.
"Non chiederlo mai. Avverti semplicemente in tempo quando stai per venire e regolati su come reagisce l'altro."
"È che... sì... sto per venire..." ansimò Matteo continuando a fotterlo con gusto.
"Sì, dai..." lo incitò l'uomo.
Allora il soldatino si lasciò andare a briglia sciolta finché venne, assestandogli vigorosi colpi appassionati.
"Bene, molto bene, Matteo. Adesso tocca a me vedere come sai prenderlo in questo tuo bel culetto..." disse Giorgio visibilmente eccitato e voglioso.
Matteo si lasciò guidare, mettere in posizione. Giorgio voleva montarlo alla pecorina, perciò Matteo si mise a quattro zampe offrendoglisi pieno di aspettativa. L'uomo aveva un membro di tutto rispetto, perciò il bel soldato si rilassò per poterlo accogliere senza problemi.
Si sentì impalare con una certa rudezza, ma si gustò appieno quella determinata invasione. Giorgio prese a fotterlo con forza e con evidente diletto. Matteo pensò divertito che gli sarebbe piaciuto se l'avessero sottoposto ad un "esame" come quello alla maturità magistrale... Specialmente il professore di scienze... Comunque questo general manager era uno che ci sapeva fare davvero. Stava limando il culetto del soldato da vero esperto e Matteo, nonostante fosse appena venuto, cominciò ad eccitarsi di nuovo.
Giorgio non venne subito, ma si fermò, gli fece cambiare posizione e lo penetrò di nuovo. Cambiarono posizione tre o quattro volte, ed era evidente che per Giorgio quello non era solo un esame, ma si stava realmente godendo il bel soldatino. E finalmente l'uomo si vuotò in lui, fremendo da capo a piedi. Matteo d'istinto lo carezzò sul corpo, quasi a volerlo aiutare a calmarsi, a rilassarsi.
L'uomo si rilassò e commentò: "È stata una gran bella fottuta, sì. Sei piuttosto bravo, tu. Mi sei piaciuto."
"Allora... sono promosso?" chiese Matteo con allegria.
L'uomo rise: "Per questa prova pratica sì. Ora dipende esclusivamente dalla visita medica. Mi piaci, ragazzo. Credo che andremo d'accordo, io e te."
"Sarò un impiegato modello, non ne dubiti..."
"Ricordati però che il fatto di essere bravo a letto non ti esime dal lavorare seriamente in albergo."
"Mi scusi, ma... i normali clienti dell'albergo possono chiederci anche queste prestazioni?"
"No, non in albergo comunque e non nel vostro orario di lavoro. L'Hotel Hellas è un albergo come gli altri, non ammette queste cose al suo interno. Se però tu dovessi ricevere delle proposte, fuori dall'albergo e dai tuoi turni di lavoro, puoi fare ciò che vuoi, logicamente. In albergo assolutamente no. Chiaro?"
"Come col personale, insomma."
"Proprio così."
"Ma lei... fa eccezione?"
"No, a parte questo esame, nessuna eccezione, Matteo, ricordalo. Adesso beviamo qualcosa poi ci rivestiamo e scendiamo nel mio ufficio."
Giorgio gli fissò la visita medica per la settimana seguente presso un noto ambulatorio medico privato con cui erano convenzionati.
Matteo uscì dall'albergo soddisfatto ed allegro: non sarebbe tornato al paese dopo la naja, ma si sarebbe fermato lì a Milano a lavorare. Molto meglio che fare il maestro ad una ventina di mocciosi per due soldi. Certo che ne aveva fatta di strada dal ragazzino timido e imbranato che era quando era arrivato al CAR a fare la naja!
La settimana seguente andò a fare la visita medica. Esame del sangue, delle orine, raggi X al torace, visita accurata, un vero controllo completo e meticoloso. E dopo anche un lungo colloquio con lo psicologo che lo sottopose a numerosi test. Doveva andare a ritirare i risultati la settimana seguente e portarli al dottor Monito personalmente.
In quel periodo Matteo fece ancora qualche marchetta, ma meno del solito.
Infine il general manager gli dette l'indirizzo di uno studio fotografico per fare le foto per il book. Era un grande studio specializzato in servizi di fotomodelli per le riviste di moda. Il fotografo a cui fu assegnato, quello che faceva tutti i servizi per il dottor Monito, era un uomo sui trentacinque anni, simpatico. Lo fece entrare nello studio numero 7. Cominciò scegliendo un fondale che rappresentava un palazzo antico e lo fotografò in uniforme. Quindi lo fece cambiare in abiti civili e lo fotografò davanti ad un fondale che rappresentava un viale. Lo faceva parlare, muovere, mettere in pose diverse, leggere, accendersi una sigaretta, sorridere, stare serio e scattava una foto dopo l'altra.
Lo fotografò contro un fondale che rappresentava un interno e gli scattò molte foto mentre si spogliava. E infine lo fotografò nudo, in varie posizioni, contro fondali di boschi o del mare, in posizioni erotiche e sensuali, con il membro morbido, semieretto ed eretto e mentre si masturbava. Scattò parecchi rullini, uno dopo l'altro.
Matteo si divertiva molto ed ancora più quando notò il gonfiore nella patta del fotografo accentuarsi e palpitare. L'uomo gli fece diversi primi piani. Quindi lasciò la macchina fotografica e gli si avvicinò. Gli carezzò il membro ritto e teso, sorridendogli e guardandolo negli occhi.
"Sei un gran bel ragazzo, tu, uno dei migliori. E sai posare molto bene, pare che tu non abbia fatto altro per tutta la vita. Ma adesso ci prendiamo una meritata pausa, vero?"
Matteo lo guardò negli occhi con aria furbetta e, senza dire nulla, gli si inginocchiò davanti, gli sbottonò la patta gonfia e gli calò calzoni e mutande sulle ginocchia. Il fotografo lo lasciò fare, con aria compiaciuta. Matteo glielo tirò fuori e l'imboccò subito, cominciando a pomparglielo di gusto. L'uomo gli afferrò il capo fra le mani ed iniziò a fotterlo in bocca con evidente piacere. Quando Matteo lo sentì prossimo all'orgasmo, gli posò un dito sull'ano e poiché l'altro non si sottrasse, glielo spinse tutto dentro. L'uomo immediatamente si scaricò in lui riempiendogli la bocca e mugolando basso ad ogni contrazione.
"Fa così con tutti i modelli?" gli chiese Matteo con un sorriso, alzandosi in piedi soddisfatto.
"Dipende. Tu mi piaci. Comunque sì, me li passo quasi tutti."
"Un bel lavoro, il suo. Fa anche foto pornografiche, per le riviste?"
"No. Al massimo come a te prima, qualche a solo, soprattutto per il dottore. Nudi artistici sì, spesso. È la mia specializzazione."
"Davvero dice che io so posare?"
"Sì, davvero. La maggior parte dei ragazzi è impacciata a posare, specialmente nudi. Tu no. Beh, tu non sei impacciato nemmeno per il resto, a dire il vero..." disse l'uomo risistemandosi i calzoni.
Fecero alcuni altri rullini in posizioni provocanti, quindi lo fece rivestire.
"Mi scusi, le foto le da tutte al dottor Monito?"
"No, solo le migliori, solo cinque o sei..."
"Allora, potrei averne qualcuna anche io? Costano molto?"
"Se ne vuoi una decina... puoi venire a sceglierle dopo che ho mandato al dottore le sue. Gratis. O, al massimo, potresti pagarmele in natura... Mi piacerebbe scopare con te, una volta."
"Bene, grazie. Pagherò in natura allora, se per lei va bene..." rispose allegro Matteo.
Un mese prima del congedo Guido lo andò a cercare.
"Se hai tempo, ti ho trovato un miniappartamento non lontano dall'Hotel. Sono solo dieci minuti a piedi. Ti va di venire a vederlo?"
"Volentieri."
Era al primo piano di uno stabile di vent'anni prima. C'era un minuscolo ingresso con tre porte: a destra il bagno, a sinistra un cucinino e di fronte una stanza di medie dimensioni. Era ammobiliato in modo essenziale, né bello né brutto, funzionale. Il prezzo era abbordabile. La stanza aveva un balconcino che dava sulla via ed era arredata con un letto d'una piazza e mezzo, un guardaroba, una piccola libreria e una scrivania con due sedie.
Matteo decise che era quel che faceva al caso suo, perciò lasciò una caparra al proprietario prendendo appuntamento per andare dal notaio a firmare il contratto.
In quel mese comprò le cose che gli servivano per viverci, a poco a poco, alla Rinascente e all'Upim. Comprò anche dei poster di James Dean, il suo idolo, per decorare un po' la stanza.
E finalmente arrivò il giorno del congedo. Festeggiò con i compagni fino a sera. Quindi invitò il suo commilitone napoletano su da lui.
"È l'ultima volta che possiamo stare insieme..." disse questi.
"Parti domani per Napoli?"
"Sì, domani pomeriggio."
"Fermati qui, stanotte. Il letto è abbastanza grande per due."
"Speravo che me lo chiedessi. Mi piace farmi scopare da te."
"Sì, anche a me piace scoparti."
"Ultimamente pareva quasi che io non ti interessavo più..."
"Ma no, ero solo preso. Sai, cercare lavoro, questa casa, metterla a posto..."
"È carino qui da te."
"Beh, insomma... Sai che sei il primo maschio che porto qui a fare l'amore?"
"Mi mancherai..."
"Ne troverai mille, a Napoli. E mi dimenticherai."
"Può darsi... e tu pure. Ti ricordi quella prima scopata nello sgabuzzino dei materassi?"
"È passato solo un anno e mezzo... Hai un gran bel culo, tu..." gli disse Matteo carezzandoglielo e palpandoglielo.
"E tu sai farci meraviglie. Sono contento d'averti conosciuto."
"Anche io. Sai che tu sei stato il mio quarto maschio?"
"Davvero? Ma ora non li conti più, scommetto... specialmente con tutte le marchette..."
"No, li conto... me li scrivo tutti su una mia agendina."
"Davvero?"
"Sì, per non perdere il conto, appunto."
"E a che cifra sei?"
"Comprese le marchette, sono 157..."
"Beh, per avere vent'anni credo proprio che non ti puoi lamentare!"
"No, certo. Spogliamoci, dai, ho voglia di te,"
"A Napoli... ho un uomo che mi aspetta."
"È il tuo ragazzo?"
"Sì, lo spero, almeno, se non si è trovato un altro. È sposato, lui. Ha ventisei anni. È stato il mio primo uomo, mi ha sverginato quando io avevo sedici anni e lui ventuno. Proprio il giorno delle sue nozze, pensa..."
"Un tuo parente?"
"Un cugino di terzo grado."
"E com'è successo?"
"Si vestiva per il matrimonio in camera sua. La madre m'ha detto di salire a portargli la cravatta nuova che aveva dimenticato di sotto. Io sono entrato senza pensare a bussare, e lui stava per infilarsi le mutande e così l'ho trovato nudo. Lui mi dice di entrare e di chiudere a chiave per non avere altre sorprese. Poi vede come gli guardavo il tarello e mi chiede se non avevo mai visto un maschio nudo. Io dico di no e allora lui mi chiede se glielo voglio toccare. Io faccio di sì con la testa, incuriosito, attratto, emozionato e glielo prendo in mano... e quello gli salta su, dritto e duro, vivo... e lui mi dice di baciarglielo, e io lo bacio... di leccarglielo e io glielo lecco... di succhiarglielo e io lo faccio e mi piace e non capisco più niente... Lui allora mi sbottona i calzoncini corti, me li abbassa, mi fa girare, mi ci mette lo sputo e mi incula. Ci sapeva fare e io impazzisco dal piacere. Ecco, è cominciata così... E dopo m'ha chiesto se volevo essere il suo ragazzo e io gli ho detto di sì."
"Ma non è stato il tuo unico maschio, no? Quando t'ho preso io, mica ero il secondo, no?"
"No, certo che no. Mi è piaciuto tanto quella prima volta. Lui ogni tanto mi chiamava per scoparmi, ma fra una volta e l'altra passava troppo tempo per me, qualche volta anche due settimane. E allora gliel'ho detto e lui mi dice che mica può farlo più spesso di così. Ma mi dice che se io lo voglio fare più spesso, lui può presentarmi ad alcuni amici suoi che gli piace... io gli dico di sì. Così, ora uno ora l'altro, almeno un paio di volte la settimana posso farlo.
"Poi a diciassette anni ho scoperto dove si può battere a Napoli quando hai voglia di un maschio in calore... Ma sono sempre corso, appena lui mi chiamava. Ogni volta che la moglie aspettava un figlio e andava al paese dai genitori di lei per farlo, lui mi faceva andare a casa sua anche tutti i giorni e mi scopava. Erano i giorni più belli, per me. Ci vogliamo bene, oltre a scopare..."
"Quando l'hai visto l'ultima volta?"
"In licenza, due mesi fa."
"Avete fatto l'amore?"
"Certo. C'era la moglie a casa così lui m'ha portato con la moto su nel bosco e m'ha preso lì. Dice che la mia bocca e il mio culo gli piacciono da morire. Dice che lui scopa solo la moglie e me e nessun altro."
"Anche a me piace molto il tuo bel culo...." gli mormorò Matteo saggiandolo con un dito.
"Prendimi allora, fottimi col tuo bel tarello per l'ultima volta. Dai, Matteo!"
"Vieni qui, sieditici sopra... dai, fattelo entrare tutto dentro... così... Ti piace?"
"È sfizioso! Sei un campione, tu."
"Meglio di tuo cugino?"
"No, con lui è diverso, è speciale lui. E poi ci vogliamo bene. Ma con te mi piace un sacco, lo sai, no?"
"Sono migliorato da quella prima volta là nello sgabuzzino?"
"Eccome! E se non avessi mio cugino, credo che mi piacerebbe restare con te."
"Com'è tuo cugino?"
"Ha i baffetti, il petto peloso, un bel tarello grosso come il tuo. E quando mi fotte è come se non esistesse niente altro. È una forza della natura. Tante volte ho invidiato sua moglie che se lo può godere ogni notte... Ah, Matteo... ma anche tu mi fai girare la testa... Dai, fottimi più forte... più forte..."
Non dormirono, quella notte, ma nessuno dei due se ne lamentò.
Il pomeriggio del giorno dopo Matteo accompagnò il napoletano alla stazione a prendere il treno per Napoli. Si salutarono, e non si rividero mai più.
Matteo si presentò al lavoro. Gli fu fatta l'uniforme su misura. Gli furono presentati i colleghi e gli spiegarono il suo lavoro in albergo come cameriere di piano, nulla di complicato. L'uniforme era attillata e fasciava il suo corpo modellando perfettamente il suo bel culo e lasciando intravedere il bozzo nella patta.
Dopo tre giorni, il general manager gli spiegò finalmente come funzionavano gli appuntamenti erotici. Quando uno dei VIP avesse scelto lui sfogliando il book, su cui ogni ragazzo era denominato con un nome d'arte (il suo era Nicola ed ogni nome iniziava con una diversa lettera dell'alfabeto) avrebbe fissato con Monito l'appuntamento (ad esempio, Nicola per mercoledì sera alle ore 10, per due ore) e la stanza (per esempio la numero 4, ve ne erano sei, numerate da 1 a 6). Allora lui, Matteo, avrebbe dovuto scendere nel sotterraneo dell'albergo, salire in un ascensore di cui aveva la chiave e premere il bottone 6 assieme allo stop. L'ascensore sarebbe così salito fino al settimo piano. Di lì usciva in una stanzetta con sei porte numerate, Doveva entrare usando la sua chiave nella numero 4 e si sarebbe trovato in un piccolo spogliatoio dove doveva denudarsi. Quando si fosse spenta la luce dello spogliatoio, si sarebbe anche aperta l'altra porta che dava nella camera da letto. Qui, a seconda del cliente, poteva esserci la luce accesa o poteva trovarsi in un fitta penombra, sufficiente solo per vedere dove andava ma non per vedere in volto il VIP che già era lì dentro.
Finita la prestazione doveva tornare nello spogliatoio e chiudersi la porta, che poteva essere aperta solo dalla camera da letto, alle spalle. Si sarebbe allora riaccesa la luce, si sarebbe eventualmente lavato, si sarebbe rivestito e doveva quindi fare il percorso inverso. I clienti arrivavano alle stanze attraverso altri percorsi, in modo di non essere visti da altri se così preferivano.
Giorgio, dopo avergli spiegato tutto bene, fece fare una prova a Matteo. Questi fu chiamato dal receptionist che gli consegnò un cartoncino con su scritto "N/ma/16.15/2/1h/X"
Il martedì alle quattro e un quarto del pomeriggio Matteo scese nel sotterraneo, andò all'ascensore e fece tutto il percorso. Si denudò nello spogliatoio numero 2 e, nudo, attese. La luce si spense e si aprì la porta con un lieve clic. La stanza aveva tenui luci a livello del pavimento, rivolte solo in basso, che gli permettevano di vedere la disposizione dei mobili della stanza per non inciamparsi. Come gli era stato spiegato, appena entrato disse: "Buongiorno. Sono Nicola." e si accostò al letto.
Sulle lenzuola colorate intravedeva appena la forma del corpo di Giorgio, ma non avrebbe saputo riconoscerlo. Salì e si lasciò guidare dall'uomo che, nonostante fosse solo una prova, fece l'amore con lui tranquillamente. Ad un certo punto la luce del pavimento si attenuò per tre volte: era il segnale che stava per scadere l'ora. Conclusero. Poi Matteo scese dal letto: "Buona giornata, signore." disse e tornò nello spogliatoio chiudendo la porta intercomunicante. La luce si accese subito. Uscì sul pianerottolo ed andò a farsi una doccia nell'apposito box. Si asciugò, tornò nudo verso il numero 2 per rivestirsi, quando vide uscire dall'ascensore un collega. Questi gli strizzò l'occhio ed entrò al numero 3.
Matteo tornò al 2, si rivestì e tornò all reception dell'albergo. Consegnò il cartoncino al receptionist, che lo inserì in una busta azzurra.
"Tutto bene?" gli chiese il collega.
"Sì. Curioso però farlo senza poter vedere l'altro..."
"Ti ci abituerai. Diventa quasi eccitante. E non tutti spengono le luci, qualcuno se ne frega."
"Tu è da tanto che lavori qui?"
"Diciassette mesi."
"Ti piace?"
"Sì, certo. Molto meglio che battere al parco, no?" gli disse con un sorriso.
"E quando mi pagano?"
"Questa volta no, era solo una prova. Ma la busta va dal dottor Monito che ti chiama e ti dà la somma pattuita. Sempre in giornata."
"Mai avuto problemi coi clienti?"
"No, mai. E dopo un po' sono gli stessi a chiamarti. Parecchi sono abitudinari, anche se non tutti."
"Ma come fai a sapere che è lo stesso se non puoi vedere chi è?"
"Vedi questa X qui sul tuo cartoncino? X vuol dire che è una prova. Di solito c'è un numero di tre cifre, ogni cliente ha un numero diverso. Quando vedi, per esempio, che è il cliente 327, a cui piace solo essere spompinato, sai cosa devi fare e come."
"Ma uno come fa a ricordarsi di ogni cliente?"
"Io mi faccio degli appunti dopo ogni incontro. Numero e cosa gli piaceva fare e come. Ma con un cliente abituale, non hai nemmeno più bisogno di guardare gli appunti. Io per esempio so che il 327 che viene ogni venerdì, gli piace essere spompinato in un certo modo..."
"Da dove entrano i clienti? Non passano dall'albergo?"
"No. Credo che abbiano la possibilità di passare da due o tre posti diversi, ma non lo so. E è meglio non cercare di saperlo."
"Capisco. Pare complicato, ma funziona, no?" commentò Matteo.
"Sì, da sei anni, liscio come l'olio. Ho visto che questo mese io e tu abbiamo gli stessi turni," gli disse il receptionist, "cosa fai quando smonti?"
"Cos'è, una proposta?"
"Perché no? Mi sei simpatico."
"E mi vuoi alla luce o al buio?" scherzò Matteo.
"Come ti pare, purché accetti di farlo con me."
"Sembra interessante. Mi sa che ti aspetto quando finisco..."
"Molto bene. A più tardi, allora." disse sorridendo contento il receptionist mentre Matteo andava all'ascensore per salire al piano dove era di servizio.
Non vedeva l'ora di ricevere il suo primo cartoncino vero...