logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin MILLE AMORI, UN AMORE CAPITOLO 3
INCONTRI INTERESSANTI

Non dovette aspettare molto. Gli fu consegnato un cartoncino il mercoledì sera N/ve/10.00/4/1h/206. Il giovedì ricevette un secondo cartoncino, N/ve/14.15/3/2h/193.

Bene, già due richieste. Prese la sua agendina e sul venerdì segnò 206 e 193 lasciando il posto per annotare quel che avrebbe fatto con quei due clienti.

Il venerdì mattina andò dal 206. Era un uomo massiccio, ma non grasso, peloso. Per prima cosa il cliente si fece fare un lungo pompino. Aveva un arnese di medie dimensioni, bello duro. Lo lavorò a lungo. Quando sentì che stava per venire accelerò ma l'uomo lo fermò e gli stuzzicò il buco del culo. Lo lasciò fare, e lo carezzò. L'uomo parve gradire le sue carezze ed eccitarsi. Dopo un po' fece sdraiare Matteo sulla pancia, gli fece allargare le gambe e ci si inginocchiò in mezzo, lavorandogli l'ano con le dita. Matteo fremette e spinse in su il culo per fargli capire che gli piaceva. Allora l'uomo gli ci appoggiò al punta del suo palo e gli si stese sopra, penetrandolo. Quindi, stringendolo fra le braccia, cominciò ad agitarglisi sopra con forza, fottendolo con colpi decisi, a lungo.

Matteo ne ammirò la resistenza. Si chiese chi fosse, che età potesse avere, se fosse un uomo sposato o no, mentre l'altro continuava a pompargli dentro con fervore. Lui spingeva in su il bacino ad ogni colpo per dare più godimento all'uomo, ma anche a se stesso. In quel modo il proprio membro turgido sfregava sul morbido lenzuolo in un massaggio piuttosto gradevole.

Dopo un po' l'uomo si sfilò da lui, lo fece girare, gli si sedette sul petto e glielo infilò tutto in bocca. Matteo riprese a succhiarlo coscienziosamente. Lo intravedeva appena torreggiare su di sé, una silhouette scura, indistinta. Dopo un po' l'uomo gli si tolse di sopra, lo fece di nuovo mettere prono e lo infilzò come prima, riprendendo a fotterlo con energia. Continuò così, alternando, fottendolo ora in bocca ora nel culo con sempre maggiore trasporto, senza emettere un suono, senza dire una parola.

Matteo si stava chiedendo quanto sarebbe andato avanti così, quel suo primo cliente. Sembrava inesauribile, instancabile. Ma la luce tremolò: era il segnale. Allora l'uomo prese a fotterlo con maggiore forza e velocità e finalmente gli si scaricò nel culo riempiendolo con una serie di getti che pareva non dover finire mai... finalmente gli si tolse di sopra e per la prima volta parlò: "Bravo. Vai, ora."

Matteo salutò ed uscì. Andò a farsi una doccia e vi trovò un collega.

"Ciao, Matteo. Com'era il tuo?"

"Un fottitore egregio! E il tuo?"

"Al mio piace immaginare che sia il figlio a incularlo... devo chiamarlo papà mentre lo fotto..." ridacchiò l'altro.

Si asciugarono e rientrarono in albergo assieme. Andarono al bar a prendere qualcosa. Dopo ogni prestazione avevano diritto a mezz'ora di relax.

"È un tuo cliente fisso quel... papà?" gli chiese Matteo.

"Sì, viene un paio di volte al mese. Lo fa sempre con la luce accesa. Io devo entrare e dirgli: papà, che fai lì nudo? Non ti vergogni? Ce l'hai pure duro, brutto porcone! Adesso ti faccio vedere io... e così via. O qualcosa del genere. E quello gode come un matto."

"Deve avere dei complessi, quello..."

"Forse no. Magari si diverte solo. Vengono fuori strani discorsi... devo un po' recitare a soggetto con lui. Comunque finisce sempre che lo fotto in culo, e devo mettercela tutta, gli piace che lo faccio forte... Tu sei qui da poco, vero?"

"Quello che ho fatto è il mio primo servizio."

"Ah. Vedrai che all'inizio lo troverai piuttosto divertente, ma alla lunga diventa noioso da morire."

"Ah sì? Da molto lavori qui?"

"Quasi tre anni."

"Ma quanti anni hai, tu?"

"Maggiorenne quest'anno."

"Hai cominciato a diciotto anni, allora. Non l'hai fatto il militare?"

"No, figlio unico di madre vedova, mio padre morto in guerra. Con lo stipendio che mi danno qui mantengo mia madre. Gli extra me li godo io."

"Quando hai avuto il tuo primo uomo, tu?"

"Io? A quindici anni, un soldato americano. In cambio di due tavolette di cioccolato. Era un mulatto, bellissimo, pareva un attore... ci sarei andato pure gratis."

"Già ti piacevano i maschi, quando ci sei andato?"

"Sì, ma non avevo il coraggio. Sai, solo qualche sega coi compagni di scuola... cosette. Lui pisciava contro un muro e ha visto che lo guardavo. Mi ha sorriso e m'ha fatto segno di avvicinarmi. Non ho capito cosa mi diceva, ma lui mi piaceva. M'ha portato nel suo camion, dietro, sotto il tendone che ha tirato giù, lì m'ha calato le braghette e dopo poco ero a novanta gradi che mi godevo la sua mazza nel culetto. Faceva male ma era anche bello, sai, dolore e piacere assieme, una cosa strana. Dopo di lui, ho cominciato a chiedere tavolette di cioccolata in regalo a tutti i soldati che mi piacevano, e più d'uno, oltre alla cioccolata, mi dava qualcos'altro, in bocca o in culo... Mi piaceva sempre di più e ho deciso di imparare l'americano. Ho anche imparato a capire da come mi guardavano chi di loro aveva voglia di farlo con me. Ero diventato in gamba e cominciai a guadagnare anche soldi... Sapevo come farli godere senza venire anch'io, così potevo accontentarne parecchi nello stesso giorno.

"Poi uno di loro si è innamorato di me... si chiamava Tim, era dell'Illinois, era un ragazzo, giovane, avrà avuto si e no vent'anni. Era biondo e ricciolino. Io non ero innamorato di lui, ma mi trattava come un principe, e era bello e mi faceva godere... così sono diventato il suo ragazzo fisso e ho mollato tutti gli altri. Quando ci siamo messi assieme io avevo diciassette anni. Siamo stati assieme per poco più di un anno, poi lui è dovuto tornare in America. Voleva che andassi con lui, ma io non me la sentivo. Pianse quando gli dissi di no e partì da solo.

"Adesso, in America, lui s'è trovato un amante. Mi scrive ogni anno, per Natale e per il mio compleanno. Il suo amante è un ragazzo portoricano che, dice lui, assomiglia a me. Vivono insieme da tre anni, hanno un distributore di benzina..."

"Sei pentito di non esserci andato?"

"No. Anche se a letto era fantastico, te lo garantisco. Perché lui non lo faceva solo per uno sfogo, lui era omosessuale e in più era innamorato di me, capisci? E io gli piacevo da matti..."

Matteo nel pomeriggio si preparò per andare dal secondo cliente. Quando fu nella stanza, nudo, l'altro al buio gli si avvicinò ancora vestito e lo esplorò per tutto il corpo.

"Tu per queste due ore devi essere il mio amante, dirmi che mi ami, chiaro?"

"Sì, signore..."

"No, devi darmi del tu! Adesso spogliami e dimmi che mi aspettavi, che mi desideri."

"Come devo chiamarti?"

"Amore. Devi chiamarmi amore..."

"Sì, amore. Sei qui finalmente. Vedi, io t'aspettavo, sono già tutto nudo, per te..." disse Matteo cercando di calarsi nella parte.

"Sì... mi desideri?"

Ah, già... "Sì, ti desidero da impazzire. Lasciati spogliare, ti voglio nudo, voglio sentire la tua pelle nuda... ti voglio..." e tastoni cercò i bottoni e cominciò a spogliarlo. Lo sentiva fremere, il respiro farglisi pesante, pieno di voglia. "Finalmente soli, finalmente io e te... ti amo, ti desidero!"

"Mi farai tuo?" chiese il cliente.

Bene, questo vuole essere fottuto, pensò Matteo. "Certo, ti voglio! Non vedo l'ora di prenderti, di farti mio di nuovo!"

"Dove me lo vuoi mettere questo tuo bel cazzone duro, amore?" chiese il cliente.

Oh, dio, e dove lo vuole, questo? pensò Matteo, ma rispose: "Tutto in bocca, fino in gola..."

"Oh, sì! E anche tu succhierai il mio pisello, vero?"

"Certo, amore, sai quanto mi piace, no? Ecco, vieni sul letto, sdraiati, che adesso ci facciamo un bel sessantanove..." alla faccia del pisello, ce l'ha più grosso del mio! pensò Matteo mentre gli saliva sopra al rovescio.

Il cliente ansimò: "E dopo, dove me lo metti?"

Questa volta non poteva sbagliare: "Tutto fino in fondo nel tuo bel culetto, amore mio!"

"Non mi farai male, vero?"

"No... lo sai che ti amo, no?" rispose Matteo e si riempì la bocca con tutto quel ben di dio che il cliente aveva fra le gambe.

Anche il cliente si mise a succhiarglielo, con vera arte. "Ti piace, amore?" chiese a Matteo in una breve sosta.

"Sì. Lo sai che mi fai impazzire dal piacere, tu, no?" rispose Matteo.

L'uomo si dava da fare quasi come se pagassero lui per far godere Matteo.

Dopo un po' Matteo azzardò: "Girati, amore, adesso te lo voglio infilare tutto in questo tuo culetto delizioso..."

"Oh, sì... fammi sentire quanto mi ami, quanto mi vuoi..." ansimò l'uomo mettendosi prontamente a quattro zampe, poi aggiunse: "Non farmi male, però. Ce l'hai così grosso... e così duro..."

"No, non ti farò male. Ti farò bene, vedrai. Ti farò godere come non hai mai goduto, amore..."

Matteo gli si immerse dentro, senza fatica, ed iniziò a stantuffargli dentro delicatamente, con lunghi va e vieni.

"Oh... oh... è troppo bello... così, amore... così..." ansimò il cliente.

"Sì, amore mio, così... ti piace sentirtelo tutto dentro, vero?"

"Sì, è bello. Ma tu mi ami, è vero?"

"Ti adoro e ti desidero da impazzire. Lo senti quanto mi piaci, no?"

Continuarono così, a lungo. Sapendo che l'uomo aveva pagato per due ore, Matteo fece in modo di non venire troppo presto. Ma l'uomo dimenava il sedere, faceva palpitare lo sfintere, sì che l'eccitazione di Matteo stava salendo vertiginosamente. L'altro voleva farlo godere e così ad un certo punto Matteo non riuscì più a controllarsi e prese a fottere il suo cliente con energia e vigore. L'uomo sembrò apprezzarlo molto.

"Ah, sì, così! Che bel maschio sei, potente, forte... Dio che bello! Mi fai venire, così... oh, amore, mi fai venire..." gemette il cliente e venne davvero, senza essersi toccato.

Le sue contrazioni fecero partire Matteo che finalmente si scaricò in lui. L'uomo crollò sul letto e Matteo sopra di lui, ansanti. Il cliente allora lo fece stendere sulla schiena ed iniziò a leccarlo per tutto il corpo, finché Matteo fu di nuovo eccitato.

Allora il ragazzo propose al cliente: "Facciamo un altro bel sessantanove, amore, vuoi?"

"Oh, sì!" rispose l'uomo e subito si tuffò a prenderglielo in bocca.

Anche Matteo si girò per raggiungerlo fra le cosce, e si mise a succhiarlo di nuovo con determinazione. Essendo venuti da poco tutti e due, questa volta ci misero parecchio a venire. E quando raggiunsero l'orgasmo, anche il cliente gli succhiò avidamente tutto il seme saporoso finché non ce ne fu più...

E adesso che facciamo? Si chiese Matteo.

"Abbracciami, amore..." disse il cliente.

Bene. Lo abbracciò e lo coccolò e cominciò a sussurrargli paroline dolci, e l'uomo sembrò essere al settimo cielo.

Mentre recitava la parte dell'amante innamorato, Matteo pensava che era triste dover pagare per sentirsi dire di essere amati... Chissà qual era la storia di quel cliente? Dalla voce e dal corpo, pareva essere giovane, di pochi anni più grande di lui.

"Amore, sei contento di essere qui con me?" gli chiese ad un certo punto Matteo.

"Oh sì! E papà non sospetta niente." rispose l'altro.

"No, non sospetta niente." disse Matteo compiacente.

"Vuole farmi sposare, sai?"

"Ma io ti amerò sempre, anche se dovrai sposarti..." azzardò Matteo.

Parlottarono ancora un po' e Matteo non sapeva più cosa dire quando per sua fortuna la luce lampeggiò, dicendogli così che le due ore erano quasi esaurite.

"Amore, io devo andare, ora..." gli sussurrò Matteo.

"Sì, purtroppo." disse l'uomo lasciandolo andare.

Sulla porta, Matteo d'impulso disse: "Ciao, amore... mi mancherai..."

"Oh sì..." gemette l'uomo.

Matteo chiuse la porta dello spogliatoio alle sue spalle. La luce s'accese improvvisa e Matteo sbatté le palpebre, e gli sembrò più forte che mai, dopo le due ore di quasi buio...

Mentre faceva la doccia ripensò allo sconosciuto cliente e ne provò compassione. Era molto diverso dal far marchette come era abituato prima. Quella semioscurità non nascondeva solo volti, identità, ma anche problemi se non drammi. Che strana cosa farsi dire "amore" da uno sconosciuto pagato ad ore...

Il sabato Matteo non ebbe clienti, ma ne ebbe tre la domenica, uno il mattino e due nel pomeriggio. Quello del mattino pagò due ore e Matteo dovette sfregargli e spingerli il membro duro per tutto il corpo, fin nelle orecchie, sull'ombelico, sotto le ascelle ma anche, logicamente, in bocca e nel culo, mentre gli diceva parolacce. E alla fine di quell'estenuante maratona, gli dovette eiaculare sulla faccia, mentre l'altro si masturbava furiosamente.

Nel pomeriggio, col primo fece l'amore abbastanza normalmente, con la luce accesa, si penetrarono a vicenda e alla fine il cliente gli disse: "Scopi bene, ragazzo. Ci rivediamo."

Anche il secondo del pomeriggio tenne la luce accesa. Voleva giocare al colonnello e il soldato. Il cliente faceva il colonnello che approfittava di un soldatino ingenuo sottoponendolo a strane pratiche, finché il soldatino si incazzava, metteva il colonnello a culo in aria e lo fotteva di brutto. Matteo recitò la sua parte con impegno. Quando la luce lampeggiò, lo stava ancora fottendo con vigore ma l'orgasmo non accennava a venire. Allora Matteo lo simulò, irrigidendosi tutto e mugolando, spingendoglielo in fondo con forza... e il cliente ci cascò, e parve soddisfatto...

Quando, prima di tornare a casa passò in ufficio da Giorgio a ritirare le tre buste, questi gli fece i complimenti.

"I clienti sono contenti di te, Matteo. Il 127 ha voluto anche lasciarti una mancia, la trovi nella busta assieme alla quota."

Era il primo del pomeriggio, il più normale...

Giorgio continuò: "Credo che avrai successo e che dovremo alzare le tue tariffe, così ci guadagneremo di più sia noi che tu. Comunque, vedremo come vai nei prossimi giorni."

Matteo quella sera tornò a casa e fece i conti: era soddisfatto. In soli due giorni di extra e cinque di lavoro normale s'era già guadagnato più di metà dello stipendio di un mese... se continuava così, sarebbe diventato ricco in breve! Il giorno dopo avrebbe fatto bene ad andare ad aprire un libretto di risparmio in banca.

Il lunedì ebbe un solo cliente, nessuno il martedì che era il suo giorno libero, due il mercoledì, quattro il giovedì, uno il venerdì, di nuovo il silenzioso 206, tre il sabato e tre la domenica. Il lunedì era il suo giorno libero.

Il martedì ebbe un solo cliente, il 418, che come molti tenne la stanza al buio. Pareva essere un uomo maturo, con un po' di pancetta ma un corpo forte. Aveva un arnese discreto che si faceva succhiare a lungo. Poi, fotteva Matteo venendogli in culo e infine voleva essere penetrato da Matteo e lo incitava, con una parlata un po' romanesca: "Daje, ragazzo mio, daje sotto..."

Quel giorno Matteo non fece molto caso al 418, di cui comunque, come faceva sempre, si segnò cosa gli piacesse fare e come. Tornò il 206, che a Matteo piaceva sempre più, poi tornò anche il 418. Di nuovo prima se lo fece succhiare a lungo, poi lo inculò e di nuovo lo incitò a fotterlo con forza. Quella volta Matteo sentì che l'uomo aveva due anelli al dito: una fede ed un ferma anello con una pietra.

Al 418 piaceva essere preso con le gambe all'aria, e mentre Matteo gli stantuffava nel culo sodo e grosso, l'uomo gli pizzicava i capezzoli e lo incitava: "Sei un torello, tu, sì, propio un torello in fregola! Daje, montame, fammelo sentì!" A Matteo venne da dirgli che lui era una gran vacca, ma si trattenne, temendo di offenderlo.

Fra i clienti nuovi Matteo fu richiesto dal 502. Era un uomo magro ed alto ed aveva un membro enorme, che all'inizio preoccupò non poco Matteo. Ma per sua fortuna l'uomo non glielo mise dentro, si accontentava di sfregarglielo addosso. Poi gli piaceva mettersi in ginocchi e Matteo prima doveva metterglisi davanti in piedi e farselo succhiare, poi doveva inginocchiarglisi dietro e fotterlo in culo. E all'uomo piaceva essere insultato.

"Succhiamelo, maiale! Allarga le chiappe, troia! Ti piace il cazzo, eh, vacca!" e così via. Quando Matteo s'era scaricato in lui, in bocca o in culo, aveva poca importanza, doveva sdraiarsi e l'altro gli si sfregava addosso fino a venirgli sul ventre o sul petto, mentre Matteo continuava ad insultarlo: "Sei un porco, un figlio di puttana! M'hai sbrodato tutto addosso, schifoso maiale!"

Anche il 502 divenne un suo cliente fisso. Ma quelli che più spesso richiedevano i suoi servizi erano il 206 e il 418. A Matteo piaceva molto il 206 e ogni volta che vedeva il suo numero sul cartoncino, si sentiva subito eccitato e pieno di voglia.

Dopo alcuni mesi che Matteo lavorava lì, Giorgio Monito aumentò le sue tariffe del 25% ma questo non diminuì il numero dei suoi clienti, e specialmente quelli fissi continuarono a chiedere di lui.

Ogni tre mesi ognuno degli impiegati doveva sottoporsi ad una visita medica di controllo, ed ogni sei mesi anche all'analisi del sangue, ma nessuno di loro prese mai malattie veneree dai clienti.

Dopo un anno Matteo aveva una bella sommetta in banca. Per le ferie tornò a Quinto dai genitori. Tre settimane senza rapporti sessuali gli fecero bene. Aveva portato un regalo a tutti i membri della famiglia ed i suoi erano fieri che il loro Matteo lavorasse in un albergo a quattro stelle a Milano.

In quelle tre settimane prese il sole, abbronzandosi leggermente. Rivide i vecchi amici e compagni di scuola, fece visita a tutta la parentela, invitato a pranzo ora da uno ora da un altro dei parenti. Si riposò e si rilassò, ma alla fine non vedeva l'ora di tornare a Milano nel suo alloggetto ed al suo lavoro, ai suoi clienti fissi e non.

Tornato finalmente a casa sua, avendo ancora un giorno libero, pensò di andare a trovare il suo amico della reception con cui a volte aveva fatto l'amore. Prese il tram ed andò fino a casa sua. Non sapeva se l'avrebbe trovato, ma aveva telefonato al lavoro ed aveva saputo che non era di turno.

Suonò. Il collega gli venne ad aprire in vestaglia, e sembrò sorpreso.

"Oh, sei tu, Matteo!"

"Ti disturbo?"

"No... no, entra... è che aspettavo qualcuno..."

"Se vuoi me ne vado, senza complimenti..."

"Ma no, no, vieni."

"Qualcuno che conosco?"

"No. È un ragazzo che ho conosciuto tre settimane fa."

"Qualcosa di serio?"

"Non lo so ancora. Mi pare di sì, ma..."

"Quando arriva vi lascio soli, allora."

"No, puoi rimanere per un po'. Sarei contento se vi conosceste, così dopo mi dici che cosa ne pensi..."

Chiacchierarono un po' finché suonò di nuovo il campanello. L'amico andò ad aprire e tornò nel piccolo soggiorno col ragazzo di cui aveva parlato. Appena il ragazzo entrò, Matteo si alzò in piedi sorpreso: era il suo ex commilitone siciliano! Si riconobbero immediatamente tutti e due e dopo un brevissimo imbarazzo iniziale, si salutarono calorosamente.

"Vi conoscete già, voi due?"

"Abbiamo fatto la naja assieme..." disse Matteo.

"E non solo la naja..." aggiunse il ragazzo siciliano con un sorrisetto malizioso.

"Volete dire che voi due..."

"Qualche volta ci si divertiva assieme." disse il siciliano allegramente.

"Eravate amanti?" chiese l'amico.

"No. Lui se la rifaceva anche con altri... e anche io, a dire la verità. Ma a volte ci andava anche di farlo assieme." spiegò il giovane siciliano.

"E adesso, così, state assieme?" chiese Matteo.

Il siciliano annuì ma disse: "Ci stiamo provando. Ma vedi, prima di metterci per davvero assieme, ci sono due condizioni. Io devo smettere di correre dietro alle ragazze e lui deve cambiare lavoro."

"Ma tu rinunceresti alle ragazze? Davvero?" gli chiese Matteo ricordando quanto al siciliano piacesse anche l'altra metà del cielo.

"Credo proprio di sì. Con lui io sto molto bene. E d'altronde, se mi sposassi, dovrei essere fedele solo a una, no? E rinunciare alle altre e agli altri. Così, per lui, potrei rinunciare a tutte e tutti... Ma solo se lui cambia lavoro, capisci?"

Chiacchierarono per un po', poi Matteo li lasciò soli.

Avendo fatto l'amore con tutti e due, Matteo pensò a come potevano essere assieme e si chiese se potevano essere una buona coppia. Concluse di sì: la focosità del siciliano e la dolcezza del collega, la passività dell'uno e la forza dell'altro potevano formare un piacevole equilibrio. E Matteo per la prima volta pensò che forse anche a lui sarebbe piaciuto avere un amante fisso invece che tanti clienti... Chissà, prima o poi forse anche lui avrebbe trovato qualcuno giusto con cui mettersi...

Il giorno seguente riprese il lavoro e trovò subito due cartoncini ad aspettarlo per il giorno seguente. Uno era il 418, l'altro un cliente nuovo.

All'ora fissata Matteo si recò nella stanza in cui lo aspettava il 418. Entrò. L'uomo al solito lo aspettava seduto sul letto, le gambe spalancate, il membro morbido in attesa. Matteo, salutatolo, salì carponi sul letto e cominciò a carezzare e leccare quel membro che subito s'inturgidì e si rizzò, bello duro.

"Mi sei mancato, Nicola! Sei un mago a leccarlo, tu..." mormorò l'uomo chiamandolo col suo nome in codice e, mettendogli una mano sulla nuca, gli spinse più giù la testa. Matteo aprì le labbra e si lasciò scivolare in bocca tutto il membro duro dell'uomo, succhiandolo ed agitandogli contro la lingua.

"Dai, mettimelo in forma che poi te lo ficco tutto nel tuo bel culetto..." mormorò l'uomo chinandosi su di lui per raggiungerlo con le mani e palparglielo, pieno di voglia, "Sei il migliore dei ragazzi che ho avuto, tu, sai?" aggiunse l'uomo con voce roca di libidine, cominciando a stuzzicare con le dita l'ano del ragazzo.

Ma ad un tratto Matteo provò uno stimolo impellente. Imbarazzatissimo, cercò di resistere, ma dopo un po' lasciò il membro dell'uomo e con voce incerta gli disse: "Mi scusi, mi dispiace, ma... ma dovrei proprio andare al gabinetto..."

L'uomo ridacchiò: "Sì, vai. Ma dopo lavati bene sul bidè, mi raccomando."

"Sì, certo. Grazie. Mi scusi..." disse Matteo scendendo dal letto ed avviandosi verso lo spogliatoio.

"Dove vai? Il cesso è lì..."

"Ma lì è il suo..."

"Così fai prima." rispose la forma indistinta sul letto.

Matteo entrò nel bagno privato della stanza e cercò con la mano l'interruttore.

"Mi scusi, ma la luce dov'è?"

"Chiudi la porta no? Fa' svelto!"

Matteo annuì. Appena chiuse la porta la luce si accese. Sedette sul water e si scaricò. Frattanto si guardava attorno. E vide, appesi dietro la porta, gli abiti del cliente e gli venne una tentazione. Si alzò e frugò nelle tasche. Trovò il portafogli, lo aprì ne estrasse la carta d'identità... e spalancò gli occhi: il suo cliente era il famoso regista Fiorenzo Romanesi! Di anni quarantasette residente in Roma, Piazza dei Quiriti...

Rimise tutto a posto, si pulì, tirò l'acqua, si lavò accuratamente e tornò nella stanza dove l'uomo, ignaro ed impaziente, lo aspettava. E riprese a dargli piacere, istintivamente, con duplicato ardore. Chissà perché, ma il fatto di sapere chi fosse il suo cliente gli dava un senso di maggiore partecipazione...

L'uomo sembrò apprezzare l'entusiasmo di Matteo: "Sì, bravo, così..." mugolava finché, sentendosi abbastanza eccitato, fece girare il ragazzo e lo impalò di gusto.

"Ti piace, Nicola?"

"Sì... oh sì..." rispose Matteo e questa volta non mentiva come altre volte.

Gli si spingeva tutto contro mentre l'uomo gli stringeva il petto con le mani forti e gli si agitava dentro. Alla fine l'uomo soddisfatto si stese sulla schiena e disse: "Daje, adesso, Nicola, fottime come sai fa' tu..."

Il ragazzo quasi l'assaltò, tanto era eccitato, e lo fotté con vigore, mentre l'uomo mugolava parole di apprezzamento.

Alla fine l'uomo gli disse: "Oggi Nicola sei stato pure mejo der solito. Bravo!"

Matteo tornò in albergo e subito si segnò i dati del regista nella sua agenda prima di dimenticarli. Il famoso regista era gay! Matteo aveva visto molti dei suoi film e gli piacevano. Erano film nella corrente del neorealismo, come "Il maestro", "Cavalli bradi", e "Sogni di una dattilografa" con le loro tenere e struggenti, crude e realistiche storie d'amore, di dolore e di rassegnazione.

Matteo non pensò subito a sfruttare il fatto di aver scoperto che Fiorenzo Romanesi fosse gay ed un suo cliente. Sicuramente non pensò neppure per un attimo di ricattarlo. Ma a poco a poco, ripensando al fatto che un anno prima il fotografo gli aveva detto che lui era disinvolto e naturale davanti alla macchina fotografica, e che era fotogenico, gli venne l'idea che avrebbe forse potuto tentare la carriera dell'attore...

Non poteva certo parlarne al regista mentre erano a letto assieme, perché teoricamente lui non doveva essere in grado di averlo riconosciuto e si sarebbe insospettito... No, doveva presentarsi a lui come se niente fosse, facendo finta di non conoscerlo... certamente l'uomo l'avrebbe riconosciuto, perché l'aveva scelto vedendo le sue foto, anche se lo conosceva solo col nome in codice Nicola... Matteo poteva fingere che la cosa fosse casuale... chissà se l'uomo ci avrebbe creduto? O se invece si fosse lamentato con Giorgio, e allora lui, oltre a non poter fare l'attore, rischiava di perdere il suo lavoro attuale...

Ci pensò su per parecchi giorni, ma era sempre più deciso a provare. Gli sarebbe piaciuto davvero fare l'attore... In fondo, con alcuni dei clienti, non doveva recitare, forse? Beh, sì, davanti a una cinepresa era forse diverso, ma per quello c'erano appunto i registi, no? E magari, visto che lui piaceva a letto all'uomo, forse questo lo prendeva anche come amante... e gli avrebbe spianato le strade... oltre che il culo!

Matteo alla fine si decise: con la scusa di un'improvvisa malattia della madre chiese ed ottenne una settimana di permesso. Andò a casa, preparò una valigia e partì per Roma. Qui giunto si trovò una stanza in un alberghetto. Quindi si informò dove fosse Piazza dei Quiriti. Giunto lì vicino con l'autobus, entrò in un bar e telefonò. Rispose la voce di un uomo. Gli chiese che cosa volesse, poi gli spiegò che il dottor Romanesi non riceveva mai in casa gli aspiranti attori, e che doveva perciò andare a Cinecittà e chiedere lì un appuntamento col dottore...

Matteo, ringraziato l'uomo, riagganciò. Si informò come raggiungere Cinecittà e vi andò immediatamente. Qui chiese di essere ricevuto dal dottor Romanesi per un provino come attore, ed ottenne un appuntamento per due giorni dopo.

Matteo andò dal barbiere, anche se c'era andato già a Milano prima di partire, perché voleva essere perfetto. E si preparò all'incontro.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
6oScaffale
scaffale 6
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008