Nella stanza anonima, sedute su semplici panche di legno, c'erano altre persone che aspettavano. Una ragazza seduta accanto a Matteo attaccò bottone con lui.
"Tu pure sei qui per un colloquio col dottor Romanesi?"
"Sì, certo."
"Vuoi fare l'attore del cinema?"
"Sì, certo."
"Che accademia hai frequentato, tu?"
"Accademia?" chiese Matteo senza capire.
"Sì, accademia d'arte drammatica, no?"
"Ah... nessuna."
"E vorresti fare l'attore? Al massimo, visto che sei caruccio, ti pigliano come comparsa..."
"Beh, tanto per cominciare..."
"Oh no, se cominci come comparsa, muori come comparsa, cocco mio bello. Non farti illusioni, è un mondo spietato, quello del cinema. Hai una lettera di presentazione, almeno?"
"Eh? No..."
"Beh, allora perdi tempo, mi sa..."
Un ometto aprì una porta e chiamò: "Vanna Girotti."
La ragazza accanto a Matteo s'alzò: "Sono io!" disse squillante ed entrò da quella porta, ancheggiando lieve.
Dopo mezz'ora circa la ragazza uscì e l'ometto chiamò un altro nome,
"Com'è andata?" le chiese Matteo.
"Dice che gli interesso ma non ora, non ha parti adatte a me. Però mi chiamerà, magari per il prossimo film..." rispose la ragazza con tono sostenuto, ed uscì. Senza più ancheggiare.
Dopo un paio di altri nomi, finalmente l'ometto chiamò: "Matteo Venini."
"Eccomi." rispose il ragazzo alzandosi emozionato e, fatto un cenno di saluto agli altri, andò alla porta.
Entrò. L'uomo aveva una folta capigliatura (Matteo lo sapeva, avendolo toccato) color sale e pepe pettinata all'indietro. Stava guardando delle carte. Prese un foglio dal tavolo davanti a lui e senza guardare Matteo, lesse.
"Matteo Venini, nato a Quinto Genovese il 12 gennaio 1936, diploma magistrale, professione cameriere, giusto?"
Matteo era restato in piedi davanti al tavolo ed il cuore gli stava battendo all'impazzata. Quasi si sentiva pentito di essere andato lì...
"Sì, dottore..." rispose riconoscendo la voce dell'uomo.
Questi alzò lo sguardo ed un brevissimo lampo di riconoscimento passò nei suoi occhi, ma la sua espressione restò impassibile.
"Dove facevi il cameriere?"
"Nell'Hotel Hellas, a Milano... ci lavoro ancora..."
"E perché sei venuto qui da me?" chiese l'uomo lievemente teso.
"Perché vorrei diventare un attore..."
"Sì? Ma perché proprio da me?"
Matteo s'era preparato: "Ho visto i suoi film e sono quelli che mi piacciono di più e poter fare l'attore con lei..."
"Hai mai recitato, tu?"
"No, mai..."
"E com'è che all'improvviso t'è venuto il ghiribizzo di fare l'attore?"
"Sono mesi che ci penso, mi hanno detto che sono fotogenico... e alla fine mi sono deciso..."
"E che cosa ti aspetti, ora da me, eh?"
"Che... che mi faccia un provino e che se sono adatto, mi dia un lavoro..."
"E se invece non sei adatto?"
"Beh, è lei il giudice... torno a fare il cameriere."
"Ma di' un po'... noi, non ci siamo già incontrati, per caso?" gli chiese allora l'uomo studiandolo.
Matteo era sicuro che l'altro l'avesse riconosciuto, ma continuò nella linea che s'era prefissata.
"Credo proprio di no, dottore... È la prima volta che io vengo a Roma."
"Ma io vado spesso a Milano."
"E è sceso qualche volta all'Hotel Hellas, dottore?"
"No, in quell'albergo mai. Ma tu... non ti chiami Nicola, tu?"
Matteo sbarrò gli occhi (e sperò di essere un buon attore) e disse: "È una specie di... di soprannome che... Ma lei... la sua voce..."
"Quindi, ci siamo incontrati." disse l'uomo scrutandolo attentamente.
"Ecco, non potrei giurarlo, ma... se lei conosce quel mio... quel mio soprannome..."
"Sì, Nicola, o Matteo. Io a Milano ho conosciuto un certo Nicola, piuttosto... intimamente. Non sei tu?"
Matteo si chiese come si facesse ad arrossire ma non lo sapeva, ed assunse un'aria imbarazzata: "Io... mi dispiace... non so..." balbettò chiedendosi che cosa avrebbe fatto o detto ora il regista.
Ci fu un attimo di silenzio.
"Non stai mica cercando di approfittarne, ora, no?"
"Approfittarne? No... non capisco..."
"Ricattarmi, insomma."
"Eh? Ma no! Ci mancherebbe... Io... non immaginavo neppure che..."
"Dunque, questa sarebbe solo una coincidenza?"
"Io volevo provare a fare l'attore e..."
"Sei un gran bel ragazzo, Matteo. E mi piace come... diciamo che ho un piacevolissimo ricordo di... Nicola. Ma no so se riuscirei a fare di te un attore. Non so se hai la stoffa, capisci?"
"Beh, non potrebbe farmi fare un provino?" chiese Matteo.
"Sì, certo... ma se non hai la stoffa?"
"Beh, torno a Milano e continuo a fare il cameriere..."
"E riguardo a noi due?"
"Quando... quando torna a Milano... potrebbe chiedere ancora di Nicola... no?"
"E se invece tu avessi la stoffa per fare l'attore... ti andrebbe ogni tanto di fare di nuovo... quello che Nicola faceva con me?"
"Oh, certo, dottore, con vero piacere!" esclamò Matteo pensando che aveva vinto.
"Bene, allora ti fisserò un provino. Adesso chiamo Agenore che ti faccia fare le foto e prepari la tua scheda. Ti ripresenterai qui per il provino... domattina alle 10, puntuale. Sono contento di averti rivisto, Nicola, o Matteo. Ma se credi di approfittare di quello che sai, io ti schiaccerò, ricordatelo!"
"Oh no, dottore! Io sarò muto come una tomba, lo giuro!"
"Sarà meglio per te. Dopo il provino, comunque, tienti libero. Andremo a mangiare una pizza e poi... ti farò un provino più... personale, d'accordo?"
"Certo, dottore. Volentieri, dottore."
Il regista premette un bottone e subito entrò l'ometto.
"Agenore, porta il ragazzo da Sinibaldi. Fagli fare le foto e la schedatura completa. E dagli un pass per domattina alle 10 per un provino allo studio 4."
Matteo salutò e seguì l'ometto. Fu fotografato, misurato, presero tutti i suoi dati e gli dettero il pass.
Il ragazzo era eccitato: aveva aperta davanti la carriera dell'attore e magari di amichetto del famoso regista. Era stato molto più facile di quanto avesse pensato o sperato. Poteva licenziarsi, trasferirsi a Roma... cominciare una nuova vita eccitante. Sì, al regista lui piaceva, come maschio da letto. A Matteo l'uomo né piaceva né non piaceva. Certo, se fosse stato il 209... pensò. Ma non era male come uomo. E comunque Matteo poteva trovarsi un ragazzo che gli piacesse per compensare... specialmente se fosse diventato un attore, non avrebbe dovuto essergli difficile.
Il giorno dopo si presentò puntuale. Come il giorno precedente era vestito con sobria eleganza, con abiti che s'era fatto fare su misura, per valorizzare il suo corpo che sapeva essere bello.
Fiorenzo Romanesi lo accolse con un cenno di riconoscimento e gli fece cenno di sedere. Stava facendo fare il provino ad una ragazza. Matteo osservò attentamente quanto stava accadendo perché dopo poco sarebbe toccato a lui fare più o meno le stesse cose, pensò.
Fu chiamato.
"Siedi su quello sgabello." gli disse il regista che fece un cenno all'operatore e la cinepresa ronzò.
Lo stavano già riprendendo. Matteo si sentì un po' teso ma andò a sedere cercando di essere il più naturale possibile e di dimenticare il ronzio della macchina da presa, le luci, il teatro di posa. Il regista gli fece alcune domande a cui Matteo rispose, sentendosi sempre più a proprio agio. Gli fece raccontare momenti della propria vita, poi gli chiese di leggere un testo.
Gli fu dato qualche minuto per una prima lettura veloce, quindi fu dato il ciac e cominciò. Poi il regista gli fece altre domande, quindi gli fece rileggere una parte dello stesso testo, chiedendogli di dare più intensità ad alcuni passaggi. Matteo li rilesse, cercando di seguire le indicazioni del regista.
"Bene, questo è l'ultimo per oggi, Giovanni. Riavvolgi e vai a sviluppare. Tu Stefano vedi di preparare per oggi pomeriggio alle quattro, come al solito. Vieni con me, Matteo. Arrivederci a tutti, ragazzi, alle quattro. Ciao Menotti. Ciao..." disse il regista alzandosi ed uscì, seguito da Matteo.
Camminarono in silenzio fino al bar di Cinecittà.
"Un aperitivo, Matteo?"
"Grazie, non si disturbi..."
"Non fare complimenti, con me. Io lo prendo, perciò se lo vuoi..."
"Va bene, grazie. Com'era il provino?"
"Discreto. Sei rozzo ma... forse c'è stoffa. Per cominciare ti darò una parte secondaria nel mio prossimo film."
"Oh, grazie! Di cosa si tratta?"
"Una storia in un circo. Sto prendendo accordi con gli Orfei. Forse lo chiameremo l'acrobata..."
"Sarò uno del circo, io?"
"Puo darsi, vedremo."
Andarono fino all'auto del regista che lo fece salire. Guidò fino ad una casetta verso Tor della Monaca. Mangiarono in una pizzeria di fronte, ed offrì il regista. Poi lo portò nella casetta.
"Questo è uno dei miei rifugi preferiti. Abbiamo un paio d'ore." disse l'uomo sedendo su un sofà davanti ad un caminetto spento. "Allora, Matteo... vieni qui, aprimi i calzoni e comincia..." aggiunse allargando le gambe.
Matteo s'inginocchiò subito fra le gambe dell'uomo, gli slacciò la cintura poi tutti i bottoni della patta. Gli sbottonò le mutande e ne estrasse il palo, già duro. Le sue mani lo riconoscevano... Ma vederlo ora in piena luce gli dava più piacere. Si chinò a leccarlo sapendo bene che il vero provino, in realtà, era questo.
La sua lingua scivolò su e giù lungo l'asta tesa dando all'uomo piacevoli sensazioni. Sempre continuando a passarci la lingua, sollevò gli occhi a guardare l'uomo come per averne un assenso. L'uomo lo guardava soddisfatto.
"Sì, bravo, scappellalo..."
Matteo obbedì ed iniziò a leccare di punta e di piatto il glande gonfio e violaceo. L'uomo si spinse più avanti col bacino, allargando di più le gambe ed appoggiò la schiena sullo schienale. Matteo, sorreggendo il palo teso con una mano, lo imboccò e lo lavorò in punta con le labbra e con la lingua, fino a farlo palpitare con forza.
"Così, Matteo, bravo. Sei davvero un ragazzo in gamba. Succhialo tutto, adesso." disse mettendogli una mano sul capo e tirandolo a sé.
Matteo se lo lasciò scivolare fino in gola, serrandoci attorno le labbra e muovendoci contro la lingua man mano che avanzava dentro di lui. Quindi iniziò a succhiarlo ed a muovere la testa avanti e dietro.
"Sì, tutto, così..." disse l'uomo gustandosi quel buon lavoro di bocca, ad allargando di più le gambe.
Matteo gli carezzò le palle piene, continuando a succhiarlo con avidità e perizia. Quando lo sentì fremere con forza, lo guardò di nuovo di sotto in su.
"Me lo vuole mettere in culo, ora?"
"Sì, ragazzo... sieditici sopra e prendilo tutto..." ansimò l'uomo.
Matteo s'alzò in piedi e si calò con un solo gesto calzoni e slip e se li sfilò. Salì in ginocchio sul divano, a cavalcioni del bacino dell'uomo e si calò giù sedendosi sul suo grembo, prendendo il membro duro nel solco fra le sue natiche, iniziò a muoversi avanti e dietro masturbandolo in quel modo per un po'. Poi si risollevò leggermente, tenne dritto il palo dell'uomo facendolo puntare contro il proprio ano e scese di nuovo, lentamente. L'asta gli scivolò tutta dentro, senza difficoltà.
Matteo allora appoggiò le mani sulle cosce dell'uomo ed iniziò a salire e scendere facendosi infilare ogni volta bene a fondo. L'uomo allora gli pizzicò i capezzoli attraverso la camicia e, presogli il membro libero e ritto nella mano, iniziò a masturbarlo con lo stesso movimento su e giù del ragazzo. Questi lo guardò in volto e godette per l'espressione di abbandonato piacere che leggeva sul viso dell'uomo.
Tutti e due sentirono l'orgasmo avvicinarsi rapidamente. Matteo ora gli molleggiava in grembo con movimento cadenzato.
"Sto per venire..." ansimò Matteo continuando a muoversi su e giù, "non vorrei sporcarla..." gemette.
L'uomo lo fece fermare: "Scendi, allora. Ti voglio inculare in piedi, da dietro..."
Matteo si sollevò, scese dal divano e a si alzò in piedi, in attesa. L'uomo gli si addossò di dietro e con pochi colpi ben assestati gli si infilò nuovamente dentro completando l'impalamento con un'ultima brusca spinta. Matteo emise un sospiro di autentico piacere e gli si spinse contro. Fiorenzo iniziò i suoi movimenti di va e vieni, stringendolo a sé con un braccio attorno alla vita e masturbandolo con l'altra mano. Il piacere esplose contemporaneamente per tutti e due: con una serie di sussulti l'uomo si svuotò nell'ano di Matteo ed il ragazzo, quasi istantaneamente, schizzò il suo seme nel caminetto spento.
Fiorenzo tenne il ragazzo stretto a sé: "Ah, Matteo, sei davvero uno dei ragazzi migliori che ho mai avuto. Si sente che te la godi almeno quanto me. Sei venuto anche tu, eh? Vuol dire che a me mi fotterai un'altra volta..." disse.
Poi si staccò da lui e si rimise a posto gli abiti. Matteo stava anche per rivestirsi, ma l'uomo lo fermò posandogli una mano sul braccio.
"No, non t'ho mai visto nudo ancora, alla luce. Finisci di spogliarti, invece, e fatti vedere."
Matteo sorrise e si denudò completamente. Il regista lo guardò girandogli attorno e saggiandogli il corpo con le mani.
"Sì, più o meno come mi parevi, toccandoti. Ma devo dire che mi piaci di più alla luce che al buio. Resta ancora un po' nudo, sei una festa per gli occhi. Un gran bel maschietto, non c'è che dire. Mi sa che ora che ho te..."
A Matteo facevano piacere quelle lodi. Fiorenzo gli offrì da bere. Parlarono un po'. Dopo una mezz'ora l'uomo guardò l'orologio.
"Rivestiti, ora. Dobbiamo tornare allo studio. Sì, ti faccio avere una parte nel film. Sai andare a cavallo, tu?"
"No..."
"Imparerai. Ti fisserò delle lezioni. Farai il cavallerizzo al circo. Forse la parte di Tonio... è una parte secondaria, ma per cominciare... e poi valorizza il tuo bel corpo."
Fiorenzo gli procurò una vespa e dopo pochi giorni gli trovò un appartamentino di cui anche lui aveva le chiavi. Matteo si licenziò dall'albergo, spedì le sue cose a Roma ed iniziò al sua nuova vita.
Per prima cosa Matteo imparò ad andare a cavallo. Il costumista gli fece un collant bianco con lustrini d'oro e stivaletti di morbida pelle bianca. Recitava a petto nudo ed il collant metteva discretamente in risalto la generosità della sua dotazione virile. Matteo, quando si iniziò a girare, notò più di uno sguardo ammirato da parte di altri attori e del personale, sia maschi che femmine.
Fiorenzo andava spesso a trovarlo per avere sesso con lui. Ora si spogliavano tutti e due nudi e lo facevano a letto, con calma e piacere. Matteo in casa aveva preso l'abitudine di indossare solamente la vestaglia, senza niente sotto, per essere pronto quando il regista lo andava a trovare. Fiorenzo approvò ed apprezzò la cosa.
Rare volte il regista lo chiamava anche durante le pause di lavorazione nel suo studio privato, con una scusa o un'altra, per farselo succhiare. Matteo si prestava sempre volentieri. Gli piaceva la vita del mondo del cinema. E grazie a Fiorenzo partecipò a feste con gli altri attori ed ebbe modo anche di conoscere attori famosi che lui ammirava.
Un giorno, mentre si stavano cambiando nel camerino dei generici, un altro ragazzo che come lui faceva il cavallerizzo, gli carezzò il pacco sotto il collant, con l'aria più naturale del mondo.
"Mi piacerebbe succhiartelo, sai?" gli sussurrò.
Matteo lo guardò negli occhi e gli passò una mano sulle natiche strettamente fasciate dalla calzamaglia: "E a me piacerebbe prendere questo bel culetto..."
"Oh, sì, magari! Ce l'hai un posto, tu?"
"No." rispose Matteo pensando che non poteva portarselo a casa dove Fiorenzo sarebbe potuto arrivare ed entrare da un momento all'altro.
"Da me c'è un problema... io vivo con un altro ragazzo..."
"Il tuo ragazzo?"
"No. È così lui pure ma..."
"E non fate mai l'amore?"
"No, vedi, È passivo anche lui, come me, perciò... Il problema è che non portiamo mai a casa i nostri ragazzi."
"Non si potrebbe farlo in tre?"
"Non so se a lui..."
"Beh, vedi un po' tu... e fammi sapere. Io il tuo bel culetto me lo farei proprio volentieri, comunque."
"Stasera gli parlo, e se lui è d'accordo... In tre o in due... Domani ti dico qualcosa, va bene?"
"Cosa fa il tuo amico? È un attore lui pure?"
"No, lui fa il custode ai musei vaticani. Lui è il ragazzo di un monsignore."
"Di un monsignore? Di un prete vuoi dire?"
"Sì, certo, da sette anni. Gli ha trovato lui quel lavoro, e anche l'alloggio è del Vaticano."
"E come mai abiti con lui?"
"L'ho conosciuto a Monte Caprino quando battevo. Siamo diventati amici, e io cercavo casa..."
"Ma anche lui batteva?"
"No, lui no. Aveva solo accompagnato a battere un prete spagnolo dell'Opus Dei, e siccome io piacevo al prete..."
"Com'è fare l'amore con un prete?"
"È un maschio come tutti gli altri, no?"
Il giorno dopo il ragazzo gli disse che il suo amico gli lasciava casa libera per un paio d'ore, quella sera. Così Matteo, finite le riprese, fece salire il ragazzo sulla sua vespa e guidato da lui andò fino a casa sua. Si spogliarono subito e si misero sul grande letto matrimoniale.
"Dormite qui, assieme?"
"Sì."
"E non fate mai niente?"
"No, siamo solo amici."
"Ma com'è il tuo amico? Bello?"
"Sì, molto..." disse il ragazzo e si chinò a succhiargli il membro.
Matteo se lo stava godendo, erano mesi che nessuno più glielo prendeva in bocca, e il ragazzo ci sapeva fare. All'improvviso con la coda dell'occhio colse un movimento, si girò a guardare e vide un ragazzo completamente nudo sulla porta della camera, molto bello, il membro fieramente eretto, che li guardava con un sorrisetto.
"Spero di non disturbare. Ho cambiato idea, non mi andava di stare due ore al bar da solo..." disse il nuovo arrivato.
Il ragazzo smise di succhiare Matteo e lo guardò imbarazzato. Matteo, per nulla scomposto e anzi eccitato per la bella visione, gli disse, alzandosi a sedere sul letto: "Vieni, in tre ci si diverte anche meglio..." e spinse la testa del suo compagno a continuare la sua opera.
Mentre il ragazzo riprendeva a succhiarglielo, il nuovo arrivato, un bel ricciolino moro, si accostò al letto e Matteo gli mise una mano sul sedere e lo tirò a sé, e si mise a succhiargli il paletto dritto e duro. Dopo un po' si spostarono per far salire sul letto anche il ricciolino, con Matteo al centro che ora lo succhiava al collega mentre il ricciolino lo succhiava a lui.
Continuarono così a succhiarselo a vicenda, finché il collega si mise a quattro zampe e Matteo, inginocchiandoglisi dietro lo infilò e si mise a fotterlo con vigore. Il ricciolino si mise allora cavalcioni sulla schiena dell'amico ed offrì di nuovo il proprio membro a Matteo che lo succhiò con piacere.
Poi fu il riccio a volersi far scopare da Matteo mentre questi lo succhiava al suo collega. Matteo si stava divertendo molto e notò che comunque i due amici non facevano mai nulla fra di loro ma tutti e due si dedicavano a lui. E finalmente, dopo varie evoluzioni, vennero tutti e tre quasi all'unisono e finalmente giacquero sul letto spossati a rilassarsi, Matteo al centro.
Il ricciolino disse a Matteo: "Sei un figo!"
"Meglio del tuo monsignore?"
"Beh... no. Ma mi piaci."
"Ma non è geloso, il tuo monsignore?"
"No, perché non faccio quasi mai scappatelle. Tu sei il terzo in sette anni."
"Perché non vivi con lui?"
"Non si può, lui abita in Vaticano."
"Ma come vi siete conosciuti?" chiese Matteo incuriosito.
Il ricciolino rise: "Io avevo diciassette anni e andavo a scuola al liceo dei gesuiti. Suo fratello era il nostro professore di lettere. Un uomo sposato, tutto casa e chiesa, un baciapile. Ci dette un tema sull'amicizia. A me già piacevano i maschi, specialmente quelli più vecchi di me, e avevo già avuto qualche esperienza. Beh, in quel tema scrissi che quando si diventa veramente amici, quando si condivide tutto, può subentrare anche un'attrazione fisica e che in quel caso il rapporto fra due maschi poteva anche manifestarsi fisicamente e che questo era una cosa bella e giusta...
"Logicamente il professore si scandalizzò, e mi chiese se per caso io fossi un sodomita... disse proprio così. Io gli risposi di sì. Allora lui mi disse che se mi denunciava ai superiori sarei stato cacciato dalla scuola, ma che forse ero solo un ragazzo sbandato e confuso, così mi disse che dovevo parlare col fratello più giovane, che era un prete e che si occupava di giovani disadattati, e che forse poteva aiutarmi a correggermi...
"Così ho conosciuto il mio monsignore, che allora era un prete giovane di ventisette anni, bello da morire, che si occupava appunto di ragazzi sbandati, drogati, ladri e così via. Lui mi chiese se ero sicuro della mia sessualità o se non fosse invece solo una posa giovanile, per il gusto di scandalizzare o di andare controcorrente, una forma di ribellione... Io gli dissi che ero più che sicuro, che già l'avevo fatto parecchie volte, e che anzi, solo a stargli vicino mi arrapava da matti...
"Parlammo, volle sapere delle mie esperienze, di come avevo capito di essere omosessuale e così via. Oltre a essere bello e arrapante, lo trovai simpatico. Poi ad un certo punto mi chiese che cosa ne pensavo dei preti omosessuali. Io gli risposi sfacciato che speravo che lui lo fosse, perché mi sarebbe piaciuto da matti farmi scopare da lui... e così siamo diventati amanti, logicamente all'insaputa del fratello che anzi era convinto che lui m'avesse messo sulla retta via, e che mi evitò l'espulsione dalla scuola."
"Ma tu sei innamorato del tuo monsignore?"
"Sì, certo, siamo innamorati. È un uomo straordinario, oltre che bello."
"E allora, perché lo tradisci?"
"Non è un tradimento, questo. Non è un rapporto fisico che me lo fa tradire. Ora lui è in Canada col suo cardinale... quando siamo lontani a volte per me è difficile resistere. Ma per me conta solo lui, davvero."
"Ma se per esempio tu ti innamorassi di me? Tanto per dire..."
"No, non può succedere. Perché io per regola non lo faccio mai due volte con lo stesso maschio, per quanto possa piacermi. E come t'ho detto, non è che lo faccio poi così spesso..."
Chiacchierarono ancora un po' tutti e tre e Matteo raccontò loro della sua vita precedente, tacendo solo sulla sua attuale relazione col regista. Dopo quella volta Matteo fece ancora l'amore col suo collega, ma il ricciolino non partecipò più, anche se a volte li aspettava per poi chiacchierare assieme.
Finito il film sul circo, Fiorenzo gli dette una particina, un po' più importante, in un film sulla spedizione dei Mille. Ora il regista andava da Matteo a fare l'amore due o tre volte alla settimana. Oltre alla paga come attore, Fiorenzo gli pagava casa e tutte le spese, così Matteo viveva bene. Spesso gli comprava vestiti o gli faceva altri regali. Per festeggiare il primo anno assieme e il suo ventunesimo compleanno, Fiorenzo gli regalò una Topolino.
Matteo, molto presto, aveva scoperto che Fiorenzo era sposato ed aveva quattro figli: tre femmine di ventisei, ventuno e diciannove anni ed un maschio di ventiquattro. La femmina più grande s'era sposata col suo sceneggiatore ed era l'unica della famiglia che Matteo avesse visto, oltre alla moglie del regista, in occasione di alcune feste.
Una volta Matteo chiese a Fiorenzo come mai, se gli piaceva fare l'amore con i maschi, avesse messo su famiglia.
"Sai com'è, io ho scoperto fin da ragazzo che a me piacevano molto di più i maschi che le femmine. Ma nel 1930 era impossibile e pericoloso che si sapesse in giro una cosa del genere. Così, quando a venti anni mio padre decise che mi dovevo sposare con Marzia, che è mia moglie, e che era una bella ragazza, intelligente e tranquilla, e di famiglia molto ricca, decisi di accettare.
"È una buona moglie, ed è stata lei ad aiutarmi a diventare regista... Logicamente non sospetta niente della mia vita omosessuale. Anche perché il sesso con lei funziona bene, e comunque le sono molto affezionato. I primi due o tre anni dopo il matrimonio non ho neanche sentito granché l'esigenza di avere un maschio. Poi ho cominciato ad avere qualche rara avventura. Poi per circa tre anni sono stato l'amante segreto del mio maestro di regia. Verso i trenta anni fui l'amante di un famoso uomo politico, un oppositore del fascismo. Dovette fuggire in Svizzera e io andavo a trovarlo là. Ma poi lui là si è trovato un altro...
"Comunque siamo rimasti amici. E è stato lui che ha aiutato Giorgio a cominciare la sua attività e che mi fece entrare nel giro dei clienti di Giorgio. Così per gli ultimi anni, quando avevo bisogno di un bel maschietto, andavo a Milano con la scusa del lavoro... E lì ho conosciuto te, e mi sei piaciuto subito... e il destino ha voluto che tu venissi proprio da me per tentare la carriera di attore... e così, eccoci qui."
"Allora... sono il tuo unico maschio, ora?"
"Sì. Non ho mai avuto più di un maschio alla volta, io."
"Ma sei contento di me?"
"Sì, te l'ho detto. Sei uno dei migliori maschi che abbia mai avuto, a letto. E sto bene con te anche fuori dal letto, comunque."
"Se non avessi tua moglie... vivresti con me?" chiese allora Matteo.
"Mah, forse. Se trovassi il modo di giustificare la tua presenza a casa mia... Sei un bravo ragazzo, tu, anche se credo che qualche volta tu mi metti un cornetto..."
"Perché dici così?"
"Una sensazione. D'altronde non posso pretendere che tu venga a letto solo con me, visto che io non vengo a letto solo con te, ma lo faccio anche con mia moglie." disse sorridendo tranquillo Fiorenzo carezzando il corpo nudo del ragazzo steso accanto a lui. "Un paio di volte sono venuto a cercarti e tu non c'eri... D'altra parte mica posso pretendere che tu stia sempre a casa ad aspettarmi..."
"Quando so che vieni, ti aspetto sempre..." disse Matteo.
"Sì, lo so. Sei un bravo ragazzo, appunto. E hai una bocca, un culetto e un cazzo deliziosi."
"Solo quello?" chiese Matteo fingendo di essere offeso.
"No, anche un bel corpo e un volto espressivo... e simpatico."
"E come attore? Ho talento o no?"
"Ti stai facendo. Non so se sarai mai un attore famoso o no, un protagonista, ma non è escluso. Dipende tutto da te, dal tuo impegno. Da quanto ci tieni veramente a diventare un attore rifinito."
"Se non ti piacevo per fare l'amore, me la davi una parte, quella volta?"
"Non lo so... forse sì, forse no."
"Più sì o più no?"
"Più sì, credo. Ma certo che questo tuo bel culetto m'attira parecchio e ha fatto decisamente pendere la bilancia dalla parte del sì..."
"Vuoi prendermi di nuovo?"
"No, stavolta voglio che mi fotti tu... È già un po' che non lo fai, ne ho proprio voglia..."
"Sì... ma prima mettimelo in bocca, dai... ce l'hai di nuovo duro..." l'incitò Matteo.
L'uomo non si fece pregare. Accostò il bacino alla testa del giovane e gli offrì il proprio membro turgido. Matteo ricominciò a prenderne cura.
Anche se quell'uomo non aveva un corpo veramente bello, piaceva a Matteo che lo trovava sensuale. Lo fece eccitare al punto giusto, poi Fiorenzo si stese sulla schiena e gli si offrì. Matteo lo montò con irruenza come sapeva che piaceva a Fiorenzo.
Matteo pensò che se solo il regista avesse potuto farlo vivere con sé, lui non avrebbe cercato altri, gli sarebbe stato fedele. Non è che si sentisse innamorato del regista, ma tutto sommato gli piaceva e si stava affezionando a lui. E il regista gli dava anche sicurezza economica ed agi e di questo gli era grato.
Aveva perso di vista il ragazzo che aveva lavorato con lui nel suo primo film, ed anche il suo amico ricciolino, ma ora aveva fatto amicizia con l'aiuto costumista, un bel veneto biondo che prima si faceva fottere da lui con gran gusto, e che poi finiva facendo con lui un sessantanove e bevendo tutto il suo seme con vera golosità. Niente male, il ragazzo.