Quando il film "Uno dei Mille" fu presentato alla stampa, ci fu la consueta festa. In quest'occasione anche Matteo fu invitato nella villa di Fiorenzo. Il ragazzo si vestì con cura, indossando il suo abito più bello, si preparò andando dal barbiere e mettendosi addosso un leggero profumo che gli aveva regalato il regista.
Quando si presentò alla villa, il primo che incontrò fu un giovanotto di ventiquattro-venticinque anni, alto, snello, molto bello che subito colpì Matteo. Il ragazzo si presentò.
"Sono Matteo Venini..."
L'altro gli sorrise e disse: "Salve. Sì, ti riconosco. Nel film facevi la parte di Nino, il ragazzo piacentino, no? Piacere, io sono Giuliano Romanesi, il figlio di Fiorenzo."
Matteo lo guardò con interesse. Il giovane aveva un volto un po' squadrato, uno sguardo intenso sottolineato da due sopracciglia forti e dritte, la bocca con le labbra lievemente piegate in su agli angoli che gli davano l'aria di avere un eterno, leggero sorriso.
Giuliano lo guidò nel salone affollato di gente, enorme e splendente di luci. Matteo già conosceva parecchi dei presenti, gente che aveva lavorato con lui nel film o che aveva incontrato in precedenti feste. Passò da un gruppo ad un altro scambiando convenevoli e banalità. Un paio di volte incrociò Giuliano, che gli presentò le altre due sorelle. Mangiò le tartine, bevve al buffet, chiacchierò ancora. Scambiò anche qualche parola di circostanza con Fiorenzo.
Poi, dopo un'oretta, stanco, s'allontanò da quella folla vociante ed allegra ed uscì sulla terrazza che dava sul giardino, per prendere una boccata d'aria fresca.
Mentre guardava il giardino illuminato da lampioni, in cui s'aggiravano gruppetti di ospiti allegri e rumorosi, sentì qualcuno giungergli alle spalle. Si girò e vide Giuliano che gli porgeva sorridente una coppa di champagne. Il suo completo blu metteva in risalto, qui nella penombra della terrazza più che nel salone, il suo volto perfetto, la dentatura bianchissima rivelata dal sorriso, lo sguardo scuro e penetrante, il grosso ciuffo di capelli che gli copriva metà della fronte.
Matteo provò un brivido di piacere e di desiderio nel guardare il giovane e pensò che se il padre avesse avuto la bellezza del figlio...
"Un po' di tranquillità, qui fuori..." disse Giuliano sollevando lievemente il proprio calice in un gesto di brindisi.
Matteo percepì tutta la dolcezza di quella voce nella notte calda, e si sentì sempre più eccitato. Aveva come un nodo allo stomaco e sentì il proprio membro fremergli sotto gli abiti, iniziando ad inturgidirsi. Giuliano, vuotata la propria coppa, la posò sul davanzale della balaustrata e, così facendo, sfiorò con la mano il braccio di Matteo. Il ragazzo ebbe come un sussulto e fremette di nuovo, pieno di emozione e sempre più eccitato.
"T'ho ammirato nel film, anche se non hai un ruolo importante. Specialmente nella scena del bagno al fiume..." disse Giuliano con la sua bella voce bassa e calda.
"Anche a me quella scena è piaciuta..." rispose Matteo.
"Sì. Specialmente quando prendi per mano Vanni e lo fai entrare in acqua con te. E poi uscite con le mutande bagnate ed aderenti al corpo... È quasi erotica, quella scena..."
Matteo lo guardò un po' incuriosito e si chiese se quello non fosse un velato messaggio. Ma poi si disse che non doveva scambiare il desiderio con la realtà e sorrise di se stesso.
L'altro gli disse: "Sorridi? Perché ho detto che è una scena erotica? Eppure, specialmente a te in quella scena s'indovina tutto quello che nascondi sotto i tuoi panni... E non sembra poca cosa, a giudicare dal film."
Matteo lo guardò studiandolo. Era solo un complimento o... qualcosa di più? Si sentiva sempre più eccitato e pieno di desiderio per quel bellissimo giovanotto e pensò che gli sarebbe piaciuto vederlo nudo, farci l'amore.
Il volto maschio di Giuliano s'illuminò di un nuovo sorriso: "Mi stai guardando in modo strano, Matteo... A cosa stai pensando?"
"Che è strano che tuo padre non t'abbia mai dato una parte in uno dei suoi film. Sei molto bello..."
"Non mi interessa fare l'attore. Mi sto per laureare in ingegneria."
"Peccato. Mi sarebbe piaciuto avere l'opportunità di recitare con te. Hai un volto così bello, così espressivo..."
"Mi stai facendo un sacco di complimenti..."
"Anche tu li hai fatti a me."
"Mia sorella Anna, la minore, m'ha detto che ti trova terribilmente sexy..."
"E tu... cosa ne pensi?"
"Che ha ragione, tu sei veramente sexy. Anche il modo in cui sei vestito stasera... non si può fare a meno di guardarti." disse Giuliano e posò una mano su quella di Matteo, appoggiata alla balaustra.
Matteo fremette di nuovo. L'altro mosse la mano in una specie di lieve carezza.
"Anche tu sei sexy..." mormorò Matteo fremendo di nuovo, "Sì, Giuliano, sei uno dei più bei ragazzi che io abbia mai visto..."
"Lo pensi davvero?"
"Non te l'ha mai detto, la tua ragazza?"
"Io... non ho la ragazza. E tu?"
"Io nemmeno..."
"Io non ho mai baciato una donna..." disse Giuliano guardandolo dritto negli occhi.
"Nemmeno io... mai..." mormorò Matteo perdendosi negli occhi profondi dell'altro.
"Ti va di venire... in camera mia, Matteo?"
"Adesso?"
"Sì... per stare un po' tranquilli, lontani da tutto questo stupido vociare..."
"Non può sembrare strano?"
"Mica devono accorgersene, loro... vieni?"
"Sì..." disse Matteo sempre più emozionato.
Giuliano lo guidò ad un'estremità della terrazza, ad una porta che dava in uno stretto corridoio. Salirono una scala di servizio e sbucarono in un bel corridoio al secondo piano. Entrarono in un'ampia stanza. Giuliano spinse un interruttore ed una luce soffusa, dolce, permeò la stanza. Chiuse a chiave la porta alle loro spalle. Nel centro della camera c'era un gran letto quadrato, limitato su un angolo da un bel paravento giapponese, e coperto di bianchi e soffici cuscini.
Giuliano s'avvicinò a Matteo da dietro e lo prese fra le sue braccia, ponendogli le mani sul petto e s'incollò al suo corpo, strofinandogli sulle natiche il proprio turgore. Matteo si girò fra le braccia del giovanotto.
"Non è un sogno?" chiese in un sussurro.
Giuliano gli avvicinò il volto e le loro labbra s'incontrarono, le loro lingue s'esplorarono in un bacio dolce e tenero. I loro corpi aderirono di nuovo, premendosi l'uno contro l'altro, cominciando a fare conoscenza. Anche Matteo prese Giuliano fra le sue braccia, tirandolo di più a sé.
Matteo, in preda ad una viva emozione, sentendo il suo cuore tambureggiare furioso, prese l'altro per la vita ed i loro bassi ventri si cercarono, si strofinarono l'uno contro l'altro, premendo, per sentire e far sentire la forza del loro desiderio.
"Oh, Giuliano... è bello..."
"Da quando t'ho visto nel film di papà, io ti desidero..." mormorò Giuliano iniziando a spogliarlo senza fretta, molto lentamente.
Matteo gli aprì la camicia e gli sfiorò il collo con le labbra, sostando lieve e procace nella curva fra collo e spalla, per poi scendere sui capezzoli scoperti, perché anche il giovanotto, sotto la camicia, non indossava nulla.
Giuliano gli aprì la cintura, calmo e sicuro gli sbottonò la patta, frugò nelle mutande del giovane attore e ne liberò il membro già pienamente turgido ed eretto. Il contatto delle dita sul suo sesso elettrizzò Matteo che emise un tremulo sospiro. Sentì la mano del giovanotto, calda e dolce, impugnargli il membro e scappellarlo. Poi Giuliano scivolò giù, in ginocchio davanti a Matteo e cominciò a coprirgli l'asta vibrante di lievi baci rapidi e teneri.
"È bello! Perfetto!" sospirò Giuliano e schiuse le labbra guardando in su verso Matteo.
Il ragazzo sospinse in avanti il proprio bacino e, molto lentamente, s'introdusse nella bocca del compagno in attesa. Poi gli prese la testa fra le mani e cominciò a muovere lentamente il bacino avanti e dietro.
"Ti piace?" gli chiese Matteo, lasciandolo.
"Oh sì! Quanto l'ho sognato. Finiamo di spogliarci... vieni sul letto."
Si sdraiarono testa-coda, ognuno col volto davanti al pube dell'altro. Giuliano aveva ripreso a succhiare il membro dell'attore e questi stava carezzando lieve con i polpastrelli il sacco dei testicoli contratto, poi su su l'asta soda e forte, poi giocherellò con la pelle del prepuzio che fece scivolar via in modo che la sua lingua avesse accesso diretto al glande liscio e teso. Giuliano allora spinse in avanti il bacino e gli infilò tutto il membro in bocca. Matteo allora prese a succhiarlo golosamente, deciso a berne il frutto del godimento.
Giuliano raggiunse per primo l'orgasmo e si liberò in una serie di veloci schizzi riempiendo la bocca e la gola di Matteo che bevve tutto quel seme, deliziato e, assaporandolo, continuò a succhiare delicatamente la fonte di tanta delizia.
Allora Giuliano si girò veloce, mettendosi sul fianco destro davanti a Matteo, sollevando alto il ginocchio sinistro e gli si offrì, chiedendo con voce calda e bassa: "Prendimi!"
Matteo gli si accostò fino a premergli sull'ano la punta del suo durissimo palo. Guidandolo con la mano, lo strofinò torno torno al foro e Giuliano emise bassi gemiti di piacere.
"Mettimelo, dai!" lo pregò.
"No, aspetta..." rispose Matteo che s'era reso conto di quanto il giovanotto fosse ancora stretto. Si spostò e si mise a lavorargli il buchetto caldo e palpitante con la lingua, finche sentì che si stava rilassando. Lo forzò con la punta della lingua ed un dito.
Giuliano, ansando, implorò: "Inculami, dai! Riempimi!"
Matteo si rimise in posizione e finalmente lo penetrò, con estrema dolcezza, senza più incontrare resistenza e gli affondò completamente dentro. Ogni volta che Matteo si ritraeva, Giuliano serrava con forza lo sfintere e quando gli si spingeva di nuovo dentro, il giovanotto si rilassava ed ondeggiava lievemente il bacino, in modo di goderselo meglio. Matteo sentì i primi segni dell'orgasmo avvicinarsi. Gli afferrò la vita con le mani ed impresse al suo va e vieni un ritmo più veloce ed energico.
Il piacere cresceva rapido, vertiginoso, e presto culminò in un lungo gemito mentre Matteo si svuotava nel canale caldo e stretto e Giuliano agitava gentilmente il sedere in un moto quasi rotatorio. Dopo poco si staccarono, Giuliano si girò sull'altro fianco, abbracciò Matteo e lo baciò in bocca con passione.
"Dio, avrei voglia di ricominciare... ma forse è meglio che torniamo giù con gli altri..." sussurrò.
"Sì, purtroppo..." mormorò Matteo.
"Vorrei rivederti, però."
"Anche io."
"E mi piacerebbe prenderti..."
"Anche a me piacerebbe..."
"Ma papà non sa niente di me... come possiamo fare per ritrovarci?"
"Non lo so... Possiamo vederci domani vicino al ponte Vittorio... così possiamo parlarne con calma..." propose Matteo.
"Sì. Puoi alle 11 di mattina?"
"Va bene, ci sarò."
"Rivestiamoci. Vai prima tu. Io scendo fra pochi minuti." disse Giuliano.
Matteo scese. Dunque il padre non sapeva del figlio né il figlio sapeva del padre, evidentemente... Interessante. Essere l'amante di tutti e due, sarebbe stato bello. Il padre gli dava la sicurezza economica ed anche parte del piacere. E il figlio un sacco di piacere!
Stava rientrando nel salone, quando si trovò davanti Fiorenzo.
"Oh, Matteo, hai per caso visto mio figlio?"
"No, sono andato al gabinetto..." mentì Matteo.
In quel momento Giuliano entrò nel salone da un'altra porta lì vicino. Il padre lo vide e si girò verso di lui.
"Oh, Giuliano, ti cercavo..." disse il padre.
"Ero salito un attimo in camera mia, m'era venuto un lieve capogiro..."
"È passato, ora?"
"Sì, adesso mi sento proprio bene, papà." rispose il giovanotto lanciando un'occhiata verso Matteo.
Il giovane attore s'allontanò sorridendo.
Il giorno dopo si incontrarono nella piazza vicino al ponte Vittorio. Giuliano portò Matteo in un bar lì vicino e gli offrì un aperitivo.
"Ti ho pensato tutta la notte... quasi non ho dormito, pensando a te..."
"Anch'io, Giuliano."
"È stato così bello, ieri sera..."
"Sì, molto."
"Io voglio vederti ancora, Matteo!"
"Anche io, anche io Giuliano."
"Solo che... tu non hai il telefono, vero? Ti ho cercato sulla guida e non ci sei."
"No, non ce l'ho."
"E non è opportuno che mi telefoni tu. In casa potrebbero trovarlo strano, capisci?"
"Ti controllano?"
"No ma... troppe telefonate da un ragazzo... e poi potrebbe risponderti mio padre e riconoscerebbe la tua voce..."
"Potrei venirti ad aspettare fuori dall'Università... Solo che poi... a casa mia non è possibile."
"Per la casa non ci sono problemi. Ho affittato una soffitta in Piazza della Rotonda. I miei non ne sanno niente. Senti, facciamo così, allora: io ti do i miei orari così vedi ogni giorno a che ora esco. Quando sei libero vieni ad aspettarmi lì fuori e andiamo da me con la mia o con la tua auto. Ti va?"
"Sì, certo."
Così cominciarono a vedersi. Il più delle volte si davano appuntamento da una volta all'altra. A Matteo piaceva moltissimo fare l'amore con Giuliano ed anche il giovanotto era sempre più preso da Matteo. Si incontravano tre o quattro volte alla settimana ed altre due o tre volte Matteo faceva l'amore con Fiorenzo.
Con Fiorenzo facevano sesso sempre con una certa irruenza, e questo non dispiaceva a Matteo. Ma preferiva Giuliano, non solo perché a questi piaceva molto essere penetrato e per i bei sessantanove pieni di passione che facevano assieme, ma anche e soprattutto per la dolcezza di Giuliano e per i lunghi momenti di tenerezze che precedevano e seguivano le loro unioni.
Matteo pensò che in un certo senso il padre e il figlio si completavano e che era fortunato ad averli tutti e due. Fisicamente era certo molto più bello Giuliano, ma anche il padre, a parte un po' di pancetta, non era male.
Giuliano aveva un corpo asciutto e forte, a causa degli sport che praticava regolarmente, era glabro e sempre perfettamente abbronzato. Anche il corpo di Fiorenzo era abbastanza muscoloso, poiché l'uomo faceva un po' di palestra, ma era chiaro, quasi latteo ed aveva un lieve strato di peli ricci, color sale e pepe, al centro del petto e sul ventre. Il membro di Giuliano, quand'era ritto, era un vigoroso, liscio cilindro puntato fieramente in avanti, dritto, a novanta gradi e coronato da un trapezio di folti peli. Quello del padre era leggermente puntato verso il basso, ma altrettanto sodo e duro, percorso da vene pronunciate e circondato da un'aureola di pelo non molto folto e liscio. I testicoli di Giuliano erano un po' più piccoli di quelli del padre e meno penduli, quasi aderenti al membro.
Matteo si eccitava al solo pensare al corpo di Giuliano. Col padre si eccitava solo quando cominciava a farci l'amore. Certo, pensava Matteo, Fiorenzo gli sarebbe piaciuto di più se avesse amato quei lunghi preliminari e postliminari... ma preferiva comunque Giuliano e la sua sensualità dolce ma travolgente, il suo volto virile ma tenero, la sua voce bassa e calda.
Matteo compì ventidue anni e ricevette due regali: un orologio d'oro da Fiorenzo ed una preziosa penna stilografica di lacca da Giuliano e quel giorno fece l'amore con tutti e due, con il figlio nel pomeriggio e con il padre la sera.
Fiorenzo dette inizio ad un nuovo film. Si sarebbe intitolato "Notte partigiana". Matteo doveva fare la parte del figlio di un capo partigiano. Il suo ruolo era secondario, ma abbastanza importante. E c'era una scena molto bella in cui lui doveva piangere la morte di un suo coetaneo ed amico, partigiano anche lui, cullandone in grembo il corpo esanime. Una scena struggente che Matteo, che nel film si chiamava Libero, trovò molto eccitante. Infatti doveva tenere il corpo inerte dell'altro attore in grembo, abbracciandolo e cullandolo, chiamandolo sottovoce e baciandolo sul volto esangue.
Durante una pausa delle riprese, l'altro attore gli disse: "Ehi, Matteo, se continui a toccarmi e a baciarmi così... altro che morto! Me lo fai venir duro e allora addio scena! Te lo immagini?"
"E che ci posso fare io, mica è colpa mia! È il copione..." protestò Matteo.
"Sarà... però l'ho sentito che pure a te viene duro..." disse l'altro attore con tono insinuante, poi proseguì, "e bello duro, pure." e lo guardò maliziosamente.
Matteo si schermì: "Bah, è solo un caso... mica adesso penserai che..."
"No, che c'entra. Anche a me, mica è che..." e la cosa morì lì.
Matteo non voleva davvero far iniziare una terza storia, anche se era evidente che il suo giovane collega sarebbe proprio voluto arrivare lì. Il ragazzo non era niente male ma a Matteo bastavano Fiorenzo e Giuliano. Da quando faceva l'attore Matteo avrebbe avuto non poche occasioni. Ma ogni volta aveva fatto in modo di scoraggiarle, specialmente da quando aveva anche Giuliano. Anche con l'aiuto costumista aveva smesso di vedersi. Non poteva e non voleva assolutamente tornare ai ritmi di quando faceva il "cameriere" a Milano.
Solo una volta s'era sentito fortemente tentato di cedere all'evidente interesse di una comparsa: un ragazzo più o meno suo coetaneo di una bellezza mozzafiato, di origine spagnola. Il ragazzo aveva fatto del tutto per attirare la sua attenzione e Matteo aveva dovuto fare un vero e proprio sforzo di autocontrollo per non lasciarsi catturare da quello sguardo assassino e da quella patta gonfia e sfacciatamente provocante.
No, a Matteo bastavano davvero Fiorenzo e suo figlio Giuliano. A volte si chiedeva, se avesse dovuto scegliere, quale dei due avrebbe preferito. D'istinto, sicuramente Giuliano. Ma il padre gli dava lavoro, sicurezza economica e, sia pure a modo suo cioè in un modo un po' brusco ed essenziale, anche un po' di affetto. Avrebbe quindi scelto Fiorenzo. Ma gli sarebbe mancato il calore e la dolcezza di Giuliano, la sua bellezza, la completezza e tenerezza del loro rapporto fisico. Se avesse mai dovuto perdere Giuliano, lo sentiva, avrebbe cercato un altro partner da affiancare a Fiorenzo, come aveva fatto prima di conoscerne il figlio.
Sicuramente quella che stava vivendo era la situazione ideale. Padre e figlio, però: com'è curiosa la vita a volte.
Una cosa che cominciava a mancare un po' a Matteo erano però gli amici. Aveva molti conoscenti, ma nessun vero amico. Nessuno con cui potersi confidare completamente, con cui potersi aprire. Avrebbe voluto ritrovare quel suo collega del suo primo film o forse, più ancora il suo amico ricciolino, l'amante del monsignore. Ma ne aveva perso l'indirizzo e quando aveva provato di rintracciarne l'abitazione a naso, non aveva saputo riconoscere la casa.
Avrebbe potuto chiedere in segreteria di produzione l'indirizzo del suo collega, e si riprometteva sempre di farlo, ma al momento giusto se ne dimenticava.
In luglio Giuliano si laureò. Il padre dette una festa in villa e fra gli invitati c'era anche Matteo. Il ragazzo chiese a Fiorenzo che cosa avrebbe potuto regalare al figlio, fingendo di non conoscerlo abbastanza per poter scegliere un regalo adatto. Fiorenzo comprò una bella borsa da legale di cuoio naturale, molto raffinata, e la diede a Matteo.
"Ecco, regalagli questa. Sono certo che la gradirà molto."
Matteo lo ringraziò, ma disse: "Avevo abbastanza soldi per pagarla io, soprattutto visto che è un regalo da parte mia..."
"No, va bene così. Tanto più che gli fai un regalo solo perché è mio figlio..."
Così Matteo regalò la bella borsa a Giuliano che la apprezzò moltissimo.
In un momento in cui nessuno li poteva ascoltare, Giuliano gli disse: "Desideravo proprio quella borsa! Come hai fatto ad azzeccarci cosi? Non te ne avevo mai parlato!"
Matteo ebbe un attimo di panico, poi disse: "Con la scusa che non ti conoscevo abbastanza, ho chiesto consiglio a tuo padre..."
Giuliano rise: "Sei un furbetto, tu! Così hai detto a mio padre che noi non ci conosciamo granché e nello stesso tempo hai saputo cosa comprarmi per farmi contento! Grazie, comunque, sei molto caro. Senti, oggi sono al centro dell'attenzione e non mi è possibile, ma domani pomeriggio verresti su da me?"
"Domani pomeriggio? Verso le 16, ti andrebbe bene?"
"Ottimamente. Ti aspetterò."
Si avvicinarono delle amiche del giovanotto e Matteo si allontanò con aria indifferente. Ma solo l'idea di poter passare il pomeriggio del giorno dopo da solo con Giuliano, lo eccitava. Anche perché in quegli ultimi tempi, per via della laurea imminente, avevano potuto vedersi piuttosto di rado.
Giuliano si era laureato con 110 e lode e dignità di stampa. Matteo sapeva che il giovanotto aveva già ricevuto, addirittura prima della discussione della tesi di laurea, diverse ottime offerte di lavoro sia a Roma che in Italia che all'estero. Ma Giuliano gli aveva detto che lui avrebbe accettato solo un lavoro a Roma e dintorni, perché voleva restare accanto a Matteo.
Questi stava proseguendo nelle riprese del film sui partigiani. In quel periodo iniziarono di nuovo a girare le riprese in esterni, poiché quelle in interni le avevano finite tutte. Le riprese in esterni avrebbero preso alcuni mesi, per poter girare sia quelle in periodo estivo, che autunnale che invernale. Si pensava di terminare le riprese per i primi mesi dell'anno seguente. Matteo cominciava ad abituarsi al fatto che le varie sequenze del film non fossero girate nell'ordine in cui sarebbero apparse nel film ma in base a considerazioni diverse.
Anche le scene in esterni, poiché la storia si svolgeva nell'arco di quattro anni, non erano girate evidentemente in fila. Prima avrebbero girato tutte le scene dei quattro anni che si svolgevano in estate, poi tutte quelle in autunno e infine tutte quelle in inverno. Quelle in primavera le avevano già girate tutte prima di fare le scene in interni.
Per questo gli attori dovevano recitare i vari spezzoni in ordine sparso, ogni volta ricordandosi bene, grazie al copione, che cosa era avvenuto prima delle scene che giravano, anche se non l'avevano ancora girata. Questo nel suo primo film aveva disturbato Matteo e gli aveva creato problemi, ma meno nel secondo e via via sempre meno. Certamente, diventare un bravo attore richiedeva tempo, esperienza e soprattutto talento.
A Matteo piaceva osservare come recitavano gli attori principali perché così, gradualmente, poteva assorbire i loro trucchi del mestiere. Gli piaceva anche molto ascoltare i consigli che Fiorenzo dava ai vari artisti, perché anche da quelli aveva parecchio da imparare.
Indubbiamente Fiorenzo era un ottimo regista e sapeva trarre da ogni attore il meglio. Non pretendeva mai l'impossibile. Era evidente che conosceva assai bene sia i personaggi del film sia gli interpreti e perciò faceva in modo che ogni interprete "incontrasse" il proprio personaggio. Perciò a volte cambiava alcune battute del copione o anche alcuni dettagli nei movimenti, nelle scene. Era un regista esigente, ma era molto apprezzato ed amato sia dal personale che dagli attori che dal pubblico. A volte era quasi idolatrato.
Lavorare per lui era un ottimo biglietto da visita. Parecchi dei giovani registi emergenti erano stati suoi aiuto-regista. Anche Matteo era fiero di lavorare per Romanesi, oltre che di esserne l'amante segreto.
Sulla scena comunque Fiorenzo lo trattava come ogni altro attore, né più né meno. Questo non tanto e non solo per nascondere la loro relazione, quanto perché era giusto che fosse così, per il buon andamento delle riprese. Matteo lo capiva perfettamente.
Quando invece erano soli, e specialmente quando erano a letto assieme, Fiorenzo era diverso. A Matteo sembrava che l'uomo si stesse gradualmente aprendo con lui e che lo trattasse con crescente affabilità e confidenza. Matteo evidentemente ne era contento.
Ma anche il rapporto con Giuliano stava diventando sempre più intimo ed affettuoso. Il giovanotto, in particolare, iniziava sempre più spesso a fare progetti sul loro futuro. Sembrava, insomma, intenzionato a fare della loro relazione una cosa seria. E infatti negli ultimi mesi cercava di moltiplicare le occasioni ed i momenti dei loro incontri, rendendo così un po' più difficile per Matteo barcamenarsi fra i suoi due amanti.