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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MILLE AMORI, UN AMORE CAPITOLO 6
UNA DIFFICILE SCELTA

Matteo aveva un appuntamento con Giuliano, ma questi dovette andare ad un colloquio per un'assunzione fuori Roma, così all'ultimo minuto fece sapere a Matteo che per tre giorni non avrebbero potuto vedersi.

Proprio quello stesso giorno, due ore più tardi, Matteo incontrò Fiorenzo. Questi gli disse che il giorno dopo sarebbe stato solo a casa, in Piazza dei Quiriti, ed invitò Matteo ad andarlo a trovare per passare il pomeriggio assieme, da soli.

Matteo, in quei tre anni, era stato solo un paio di volte nella casa di città di Fiorenzo, in occasione di due party. Non ne aveva mai visto perciò la parte privata e già pregustava il piacere di vederla e di passarci alcune ore in intimità con Fiorenzo. In villa aveva già anche dormito tre o quattro volte nel letto del regista, quando tutta la famiglia era nella casa di città, anche se solitamente era Fiorenzo ad andare a fare l'amore da lui nell'appartamento che gli aveva preso in affitto e che gli aveva arredato in modo molto elegante, con tutti i comforts moderni.

Quando Matteo si presentò nella casa di Piazza dei Quiriti, gli venne ad aprire uno dei servi. Chiese di Federico, dicendo che era atteso, e fu fatto accomodare in biblioteca. Dopo pochi minuti arrivò il regista.

"Matteo, ciao. Vieni di là."

"Ma credevo che tu fossi da solo..."

"Sì, sono solo, non c'è nessuno della famiglia."

"Ma c'è la servitù..."

"Ah, loro non ci daranno alcun problema. Ho detto che non voglio essere disturbato e che per chiunque mi cerchi, io non sono in casa. Vieni, passiamo di qui..."

La biblioteca aveva una porta che dava in un antebagno, e da qui si poteva passare nel suo studio privato, che era collegato allo spogliatoio da cui si passava nella sua camera da letto. Perciò Fiorenzo portò Matteo nella sua camera senza passare per i corridoi e quindi senza incontrare nessuno della servitù.

Matteo guardò la camera da letto di Fiorenzo: era bella. Una grande stanza quasi quadrata, con un letto rotondo in centro. Due pareti ad angolo avevano due finestre ciascuna, le altre due pareti avevano una la porta dello spogliatoio da cui erano entrati e l'altra una porta che dava sul corridoio.

Nell'angolo fra le due pareti con le finestre c'era una grande e bella pianta di ficus benjamin, rigogliosa. Negli altri tre angoli tre statue moderne di bianco marmo rappresentanti tre nudi: un atleta, una ballerina ed un uomo con un neonato sollevato fra le mani. Tutto l'arredamento era giocato sul colore bianco e su varie tonalità di azzurro.

"È bello qui. Ci dormi con tua moglie?"

"Sì, ha scelto lei l'arredamento. Ti piace?"

"Belle quelle statue, erotiche..."

"Sono di uno scultore che ha fatto l'Accademia delle Belle Arti con mia moglie. Sì, sono belle." disse Fiorenzo avvicinandosi a Matteo ed iniziando a spogliarlo.

"Perché hai voluto che venissi io qui invece di venire tu da me?"

"È un simbolo. Su questo letto, a parte mia moglie, non ci ho mai portato nessuno. Tu sei il primo. Ormai sono quasi tre anni che stai con me. T'ho sempre detto che sei il migliore dei ragazzi che ho avuto,no? E non solo fisicamente, che pure mi piaci molto. Tu non mi chiedi mai nulla, non pretendi mai nulla nemmeno sul piano del lavoro, e questo mi piace, lo apprezzo. Tu sei come mia moglie, mi dai tutto ciò che ti chiedo e non chiedi... Perciò ti ho voluto qui." disse Fiorenzo e carezzò il corpo nudo del giovane.

Matteo gli sciolse la vestaglia e la lasciò scivolare a terra. Fiorenzo aveva già una bella erezione. Matteo gli carezzò il membro duro, mentre si chinava a titillargli i capezzoli con la bocca.

Fiorenzo lo guidò fino al letto e sedette al centro, le gambe divaricate. Matteo gli si accoccolò fra le gambe e cominciò a leccargli i genitali, mentre l'uomo gli stuzzicava il culetto con un dito.

"Matteo, non so se preferire la tua bocca o il tuo culetto, sai?"

"Li hai tutti e due, Fiorenzo." gli rispose il giovane.

"Il mio cazzo ti piace, vero?"

"Sì, molto... e come lo usi..."

"Mia moglie quasi non lo tocca, invece... non parliamo poi di succhiarlo, di leccarmelo... piuttosto morirebbe. Mi piace abbastanza fare l'amore con lei, ma... ho bisogno anche di questo, e tu sei così bravo. E qualche volta anche di avere un bel paletto che mi balla dietro, e questo lei non può proprio darmelo."

Matteo sapeva di essere bravo a letto. Sapeva come dare il massimo del godimento ad un uomo, come e dove toccarlo.

"Siediti qui in grembo, infilatelo tutto dentro, dai... che dopo me lo lecchi di nuovo..." ansimò l'uomo pienamente eccitato.

Matteo si alzò sul letto, piazzò le ginocchia ai fianchi dell'uomo e sedette, cingendogli il collo con le braccia, mentre Fiorenzo si teneva il palo dritto con le mani e lo disponeva al giusto angolo per incontrare il foro del ragazzo, che si calò giù in modo di farsi penetrare fino in fondo. Poi, puntando sulle ginocchia e facendo forza sulle braccia, iniziò a molleggiare su e giù.

Fiorenzo gli sorrise e, per la prima volta da che stavano assieme, prese la testa di Matteo fra le mani e lo baciò in bocca. Un bacio profondo, intimo, caldo, procace. Lungo.

"Sei il migliore, Matteo... stenditi sulla schiena, adesso. No, senza sfilarti... così... Ecco, stai fermo, così posso prenderti io. Ecco, così... Sai che mi piace da matti fotterti?"

"Più che... con lei?" chiese Matteo gustandosi l'andirivieni di quel sodo palo nel suo canale.

"Sì, ma è diverso. Anche lei mi piace... e mi piaci tu."

Fiorenzo gli si muoveva dentro con gesti calmi, quasi solenni, lenti ma forti, spingendosi ogni volta bene a fondo. Lo guardava negli occhi quasi a volerlo dominare non solo col corpo, ma anche con lo sguardo.

"Ti piace, vero, Matteo?"

"Sì, mi piace."

"Anche gli altri con cui vai a letto, sono così?"

"Non vado con altri... solo con un altro, uno solo." disse Matteo.

"E è meglio di me?"

"È diverso... mi piace lui, mi piaci tu." disse Matteo ripetendo le parole di poco prima dell'uomo, che colse la battuta e sorrise.

Poi Matteo gli chiese: "Sei geloso... dell'altro?"

"No, te l'ho detto, finché resti con me. Com'è l'altro?"

"Mi piace..." rispose Matteo e si chiese che cosa avrebbe detto l'uomo se avesse saputo che stavano parlando di suo figlio, del suo unico figlio maschio.

"Più giovane di me?" chiese l'uomo continuando a pompargli dentro con calmo vigore.

"Sì..."

"Uno della troupe?"

"No..."

Stavano così, allacciati, uniti in quell'amplesso forte e calmo, quando la porta dello spogliatoio si aprì. I due si immobilizzarono, girando la testa verso la porta. Ritto sul varco, immobile, pallido, la bocca semiaperta in una esclamazione che non voleva uscire, gli occhi sbarrati, c'era Giuliano.

"Matteo! Papà..." mormorò infine il giovane chiudendosi alle spalle la porta intercomunicante e facendo un passo avanti.

I due sul letto non s'erano mossi. I loro occhi erano fissi in quelli del giovane. Poi Fiorenzo si sfilò dal ragazzo e con una mano cercò il lenzuolo, per coprire almeno in parte la loro nudità, ma il lenzuolo era bloccato sotto i loro corpi. Giuliano fece un altro passo avanti.

"Puoi anche lasciar stare, papà... tanto, ormai..." disse con voce strana il giovane.

"Giuliano... io... non devi giudicarmi..." disse visibilmente imbarazzato Fiorenzo.

"No... non te, papà. Ma lui!" disse il giovanotto, tremando visibilmente.

"Lui... sta con me da tre anni... gliel'ho chiesto io..." balbettò quasi il regista imbarazzato, e continuò: "Io amo tua madre, credimi, ma... ho sempre avuto bisogno di... anche di... di questo."

"Tre anni..." mormorò Giuliano guardando fisso negli occhi Matteo. "Tu stai con lui da tre anni?!" ripeté quasi incredulo.

"Sì..." disse Matteo sentendosi sprofondare. Avrebbe voluto nascondersi, scomparire.

"E io che credevo... m'ero illuso... che idiota!" disse amaro il giovanotto.

"Giuliano, cerca di capire... io fin da adolescente sono stato attratto sia dall'uomo che dalla donna..." disse Fiorenzo in tono di scusa.

"La tua vita è tua, papà. Non devi scusarti con me. A me piacciono solo i maschi, io sono omosessuale." disse Giuliano senza guardarlo, i suoi occhi ancora fissi in quelli di Matteo.

"Tu, Giuliano... ma allora... tu puoi capirmi..." disse Fiorenzo con un accento di speranza nella voce.

Ma Giuliano non lo ascoltava. Disse a Matteo: "E io che volevo restare a Roma per te, per non perderti! Povero scemo, eh? Tu te la rifacevi con me e con lui..."

Fiorenzo li guardò sbalordito: "Ma... allora... era lui il tuo amante, Matteo? Tu e lui? Dio che casino! E io che non ne sapevo niente..."

"Perché m'hai fatto questo, Matteo? E io che mi stavo innamorando di te!" disse in tono di rimprovero Giuliano, accorato, triste.

Matteo si sentiva come ubriaco. Mille idee, mille sentimenti, mille sensazioni gli balenavano nel cervello senza che riuscisse a fermarne neppure una, a metterne a fuoco nessuna.

"Giuliano, tu mi piaci da matti..." riuscì a mormorare.

"Ah sì? Per fottere ti andavo anche bene? Chissà quanto ti sei divertito, padre e figlio contemporaneamente..." rispose amaro Giuliano.

"Io... ero già con lui quando... quando tu m'hai cercato..."

"Oh, e io che credevo che tu fossi il mio amante... e invece..."

"Non m'hai mai detto di amarmi, tu. Non te l'ho mai detto io. Non ti ho mentito. Non m'hai mai chiesto se c'erano altri nella mia vita... Non t'ho mai mentito, io..." ripeté Matteo quasi disperato.

"No, è vero. Sono io che mi sono illuso... che pensavo che il mio amore per te fosse evidente... che pensavo che tu fossi un ragazzo onesto e non uno che passa allegramente da un letto ad un altro..." disse il giovane.

Fiorenzo allora aggiunse, in tono di rimprovero: "Non m'hai mai detto che te la rifacevi con mio figlio, Matteo! Che era lui, l'altro."

"Almeno tu sapevi che c'era un altro, papà..." disse Giuliano duro, "Almeno tu non ti illudevi..." aggiunse desolato.

"Ma cazzo, che potevo fare io? Lui mi voleva, tu mi volevi... Non vi ho chiesto io di..."

"Meno male che non te l'hanno chiesto anche altri, allora. O forse sì?" disse sarcastico Giuliano.

"No, non ci sono altri. E me l'hanno chiesto, e mi attraevano. Ma io avevo voi due e..."

"Ti sei accontentato? Povero Matteo, fai pure la vittima, ora?" chiese Giuliano sempre più sarcastico.

"No, non faccio la vittima. Vorrei solo che tu capissi. Io non ho mai voluto farti del male, deluderti. Ma tu non m'hai mai chiesto nulla, detto nulla. Non m'hai mai chiesto se c'era un altro nella mia vita. Non m'hai mai detto che volevi che io fossi solo tuo, o che mi amavi... Tu, come lui, pareva che volevate solo godervi la mia compagnia e che questo vi bastava..."

"Matteo, io ti volevo. Ti vorrei ancora, forse. Ma tu a questo punto devi fare una scelta. O me o mio padre. No, non ti chiedo una risposta subito. Pensaci, hai qualche giorno per decidere. Ho avuto un'ottima offerta di lavoro in Nuova Zelanda e stavo per rispondere di no... per te. Invece ora la accetterò. Partirò presto. Decidi prima della mia partenza: o vieni con me o... o addio per sempre!" disse Giuliano e si avviò verso la porta del corridoio.

Un attimo prima di aprirla si girò e disse, con amara ironia: "Scusate per l'interruzione, comunque."

"Non dirai niente a mamma, vero?" chiese allora Fiorenzo.

"No, papà, né a lei né a nessuno. La tua vita è tua, te l'ho detto." rispose Giuliano ed uscì precipitosamente.

Matteo, desolato, disse: "Che casino! Che casino!"

"Rivestiamoci... non mi va più di continuare, a questo punto." disse Fiorenzo.

Raccolsero gli abiti e si rivestirono in silenzio. Fiorenzo lo portò fino al suo studio.

"Matteo, io non ce l'ho con te..." disse l'uomo sedendo alla scrivania.

"Almeno uno..." commentò il giovane abbattuto.

"Però, se scegli lui e vai con lui... devi rompere il contratto e pagare la penale. Io non t'aiuterò, in questo. Il film è troppo importante. E non so se tu avrai abbastanza soldi per pagare la penale..."

"Io... io stavo molto bene con Giuliano. Ma non ne sono innamorato. E anch'io ci tengo a finire il film... e a restare con te, se ancora mi vuoi..."

"Certo che ti voglio. E poi, mio figlio, cosa ha da offrirti? Con me hai un lavoro che ti piace, soldi, casa... e se vai a letto con altri non ti rompo l'anima. Anche se non avrei mai immaginato che... proprio con Giuliano..."

"Non l'avevo cercato io..." si scusò Matteo.

"Cambia poco. Ma io non ti rimprovero per questo. Dico solo che non me l'aspettavo. Non sapevo neppure che a Giuliano piacessero solo gli uomini! Sì, è vero, non ha mai avuto una ragazza, ma era così preso dagli studi, pensavo... E come padre non è che gli sia mai stato così vicino... Il cinema m'assorbe così tanto, che... Comunque, tornando a noi, devi decidere, Matteo. O con lui o con me, ha ragione Giuliano, su questo punto."

Matteo passò alcuni giorni di tensione e di confusione. Da un lato gli dispiaceva molto perdere Giuliano ma dall'altro non se la sentiva di abbandonare il cinema, di pagare la penale, ammesso che i suoi risparmi fossero sufficienti... Giuliano d'altronde gli piaceva moltissimo... Oscillò più volte fra le due soluzioni, ma in fondo propendeva più per restare.

Avesse avuto un amico con cui parlare, a cui chiedere un parere, un consiglio, con cui confidarsi...

Avrebbe voluto parlarne con Giuliano, ma sentiva che lui non avrebbe accettato di discutere, lui attendeva solo una sua risposta. Attendeva un sì per partire assieme. Ma che avrebbe fatto lui, in Nuova Zelanda? Parlava inglese, ma non granché bene. Che lavoro avrebbe potuto fare? Farsi mantenere da Giuliano? Non gli sarebbe piaciuto di certo, anche se l'altro avesse accettato di farlo.

Lì a Roma aveva un lavoro che gli piaceva, una casa...

Così disse a Fiorenzo che aveva deciso di restare e lo pregò di avvertire lui il figlio della sua decisione. Non se la sentiva di affrontare di nuovo Giuliano.

Quando seppe il giorno in cui Giuliano partiva per la Nuova Zelanda, Matteo andò di nascosto all'aereoporto. Vide Giuliano, accompagnato da tutta la famiglia. Provò come una fitta al cuore nel doverlo guardare così da lontano, nel non poterlo salutare, sapendo che forse non l'avrebbe rivisto mai più...

"Dio, quant'è bello... " pensò sentendo come una fitta nel petto, e pianse. Tornò a casa sentendosi terribilmente triste.

Ma le sessioni per le sequenze del film presto lo assorbirono di nuovo. Fiorenzo si comportava con lui come sempre, sia sul set sia quando lo andava a trovare a casa. Però sentiva acuta la mancanza di Giuliano. Gli mancava il suo modo dolce di fare l'amore, il suo desiderio di accoglierlo in sé, i teneri preliminari...

All'inizio dell'autunno, erano andati a girare gli esterni in un paesino di mezza montagna. Alcuni ragazzi del posto erano stati presi come comparse. Uno di loro era un ragazzo di diciotto anni, biondo scuro, carino. Aveva uno sguardo da cerbiatto e gli occhi erano di un blu profondo come il mare. Matteo si sentì immediatamente attratto da lui. Attaccò bottone e seppe che era uno studente. Frequentava l'ultimo anno all'istituto per periti agrari a Roma. Viveva presso uno zio, dove sarebbe tornato appena finito di girare le scene lì al suo paese.

All'inizio il ragazzo sembrò non rendersi conto dell'interesse che Matteo provava per lui. Questi invece lo osservava spesso, beandosi dell'agilità del suo corpo snello, della delicatezza della sua pelle, della profondità del suo sguardo. Matteo lo immaginava, nudo fra le sue braccia, che lo carezzava, che se lo godeva e lo faceva godere, ed il suo desiderio aumentava giorno dopo giorno.

Così, l'ultimo giorno in cui girarono in quel paesino, Matteo disse al ragazzo che avrebbe avuto piacere di incontrarlo di nuovo a Roma... per fargli vedere le foto di scena dei suoi precedenti film... Il ragazzo sembrò illuminarsi ed accettò senza alcuna esitazione. Si dettero un appuntamento.

Quando, pochi giorni dopo, all'ora fissata, Matteo sentì suonare alla porta, si sentì emozionato. Lo fece entrare. Aveva voglia di abbracciarlo, di sentirne il buon odore, di stringerlo a sé... Si sentiva tremare per l'eccitazione.

Gli mostrò le foto di scena, specialmente quelle in cui, in qualche modo, il suo corpo era più in mostra. Quando giunsero alla foto in cui lui usciva dal fiume, il torso nudo, le mutande bagnate ed aderenti che mettevano in mostra quello che riposava fra le gambe di Matteo, il ragazzo la guardò con occhi brillanti, e la sfiorò con le dita, come a carezzare il petto dell'attore.

"Sei molto bello, qui..." mormorò.

Questo per Matteo fu sufficiente, lo sfiorò in una lieve carezza, e il ragazzo non gli sfuggì. Le sue mani si attardarono sulla schiena del ragazzo, sui suoi fianchi in una carezza un po' più esplicita. Il ragazzo non si sottrasse, non si mosse e continuò a contemplare quella fotografia, chinato sulla scrivania. Matteo che gli era alle spalle, gli si addossò e gli premette il bacino contro il sedere, ed il ragazzo non si mosse neppure quando sentì il membro duro di Matteo pulsargli contro le natiche.

Posò la foto, si rizzò e si girò verso l'attore che s'era staccato da lui. Matteo notò che il petto del ragazzo si alzava ed abbassava rapidamente. Il ragazzo lo guardò e gli fece un sorriso timido, lieve.

"Speravo che tu volessi... questo. Non l'ho ancora mai fatto... tu saresti il mio primo uomo... Mi vuoi?"

Matteo non gli rispose, ma sorrise e cominciò a sbottonargli la camicia. Il ragazzo tremava, e lo lasciava fare, ansando lieve. Matteo gli infilò le mani sotto la canottiera e gli carezzò la schiena, i fianchi, il ventre piatto e sodo, i pettorali appena disegnati. Le mani di Matteo parevano non saziarsi mai di toccare la pelle serica e soda del ragazzo che si lasciava toccare con abbandono. Matteo gli sfilò la camicia e gli sollevò la canottiera, poi le sue labbra scesero ad assaggiare la dolcezza della sua pelle, suggendogli lieve un capezzolo con desiderio e passione. Il ragazzo tremò con forza, chiuse gli occhi ed emise un basso e lieve gemito di piacere.

Le mani dell'attore scesero a slacciargli la cintura, a sbottonare la patta dei calzoni del ragazzo, a sfiorare il membro che tendeva la maglina degli slip rigonfi. Gli fece scendere gli slip assieme ai calzoni fino a metà coscia, liberando così il membro forte e sodo del ragazzo. Lo sfiorò con i polpastrelli, ammirandolo. La pelle fresca e satinata era tesa sulla carne dura che rispondeva palpitando a quelle lievi, intime carezze. Con tutte e due le mani lo serrò, delicatamente, lo palpò, lo massaggiò tirandogli delicatamente indietro la pelle del prepuzio fino a scoprirne il bel glande rosato.

Lentamente, inesorabilmente, lo portò alle soglie del piacere, finché una perla tremula, traslucida, si affacciò sul taglietto del glande del ragazzo. Allora Matteo si chinò su di lui e la catturò con la punta della lingua, Il ragazzo emise un secondo basso, caldo, prolungato gemito e tremò di nuovo. Allora il giovane attore gustò quel membro pastoso con la lingua, lo insalivò e lo leccò, finché lo prese fra le labbra e lo succhiò deciso, muovendo avanti e dietro la testa su quel bel pube giovane eppure così ben sviluppato. Il ragazzo fremette con forza, il suo membro sembrò gonfiarsi nella bocca accogliente del giovane attore, e si tese, quattro, cinque volte, facendo colar fuori ogni volta un tiepido schizzo di dolce liquore. Matteo lo gustò inebriato.

Il ragazzo aveva l'aria stordita, le gambe molli, si dovette tenere su Matteo. Questi lo guidò fino al proprio letto, dove il ragazzo si lasciò scivolare, abbandonandosi sulla schiena. Matteo finì di liberarlo dei suoi abiti, si denudò rapidamente e si stese al suo fianco. Il ragazzo gli si strinse contro, mentre Matteo lo abbracciava. I loro corpi erano strettamente premuti uno contro l'altro, e Matteo lo carezzò.

"Davvero sono il tuo primo uomo, io?" gli chiese Matteo in un sussurro.

"Sì... solo qualche sega coi compagni ma niente di più, o mi avrebbero preso in giro... Ma io ho sempre desiderato altro... questo..."

Anche se il ragazzo aveva già il membro di un uomo adulto, i lombi e le natiche avevano ancora la morbidezza di quelli dell'efebo. Matteo le carezzò e le sue dita frugarono nel solco fra le piccole natiche, e provò un irresistibile desiderio di infilarcisi, di rubargli la verginità.

Lo baciò in bocca, assaporandone la freschezza. Quando il suo dito tentò l'ano del ragazzo, vi premette contro e poi, insalivato, penetrò appena, il membro dello studentello tornò subito in vita. Matteo allora lo riprese in bocca e l'asta ritrovò definitivamente tutto il proprio vigore e la propria consistenza, si gonfiò contro la sua lingua, si strofinò contro il suo palato. Allora il ragazzo cominciò a muoversi come per spingerglielo fino in gola. Ma Matteo si tolse e prese a leccargli i testicoli, poi più sotto, nel solco, facendosi strada con la lingua sulla pelle scivolosa e vellutata e finalmente raggiunse l'inviolata rosetta di carne rosea che stuzzicò con la punta della lingua.

Il ragazzo istintivamente allargò le gambe e le sollevò, per dare a Matteo più agio, e di nuovo fremette con forza e mugolò in un gemito tremulo e basso.

Allora finalmente Matteo gli scivolò fra le gambe guidando il proprio palo, ormai teso allo spasmo, ad incunearsi fra le piccole natiche verso quel dolce foro vergine, palpitante per il desiderio, e vi poggiò la punta.

"Sì..." mormorò il ragazzo in tono implorante.

Matteo allora spinse con gentile vigore e sentì la carne sotto di lui allargarsi docile, tenera, accogliente. E lentamente scivolò all'interno, riempiendo il liscio, caldo, inviolato canale d'amore.

"Oh, sì..." ansimò il ragazzo eccitato, sentendolo entrare in sé, "... finalmente..."

Quando Matteo gli fu completamente dentro, si fermò, lo carezzò in volto ed il ragazzo riaprì gli occhi e gli fece un radioso sorriso.

"Tutto bene?" gli chiese l'attore in un tenero sussurro.

"Sì. È... è bello..." mormorò il ragazzo, facendo palpitare lievemente lo sfintere.

Allora Matteo iniziò a muoversi avanti e dietro in quell'adorabile culetto appena conquistato, in un ritmo via via più vigoroso e sfregò i capezzoli del ragazzo. Questi chiuse gli occhi godendosi quella prima monta vigorosa, agitando la testa a destra e sinistra e carezzando senza posa la schiena ed i fianchi di Matteo.

Il membro del ragazzo, prigioniero fra i due ventri tesi, sfregato ad ogni movimento del bacino del giovane attore, fremette ed eiaculò una seconda volta.

Matteo scese sul ragazzo e lo baciò in bocca, continuando a fotterlo con colpi più brevi ma più rapidi e forti, e sfregandogli i capezzoli. Il ragazzo mugolava succhiando la lingua del giovane attore, le sue mani sfregarono e stuzzicarono i capezzoli di Matteo, e finalmente questi sollevò il suo torso tendendolo come la corda di un arco, e sommerso da un intenso piacere si svuotò dentro il ragazzo, premendoglisi dentro più a fondo che poteva, sentendo le calde natiche del ragazzo ben premute contro il suo pube.

Matteo gli si abbandonò sopra e di nuovo lo baciò in bocca, attendendo che la calma tornasse nei loro due corpi ancora strettamente connessi. Il suo membro si ritirò pian piano dallo stretto canale che aveva appena conquistato, tornando gradualmente morbido.

"Grazie..." mormorò il ragazzo riaprendo gli occhi e sorridendogli contento.

"Di che?" gli chiese dolce Matteo.

"Di avermi sverginato con tanta dolcezza. Dicevano che la prima volta fa male, e invece..."

"Ti è piaciuto, allora?"

"Sì, molto. Mi prenderai ancora?"

"Certo. Mi piaci."

"Anche tu. Sei un maschio molto sexy, e virile..."

"E tu un ragazzo molto dolce.

Dopo quella prima volta, si videro regolarmente.

Matteo stava bene. Il film stava per giungere al termine, dovevano girare solo le ultime scene invernali. Per evitare brutte sorprese, aveva detto a Fiorenzo dello studente che dopo scuola passava spesso a casa sua per fare l'amore. Fiorenzo capì, e decise di far mettere il telefono a casa di Matteo, per poterlo avvertire per tempo se fosse andato da lui ed evitare imbarazzanti situazioni. Matteo gliene fu grato.

Sì, Matteo stava proprio bene, ora. Il ragazzo gli piaceva, continuava a fare l'amore con Fiorenzo, recitava nel film ed il suo nome sul cartellone avrebbe fatto qualche passo avanti nell'elenco, avvicinandosi alle prime posizioni.

Stava bene, eppure continuava a sentire la mancanza di Giuliano. Non in modo acuto come i primi tempi, ma in modo continuo. Specialmente quando faceva l'amore, sia con lo studentello che con il regista... Cominciava a rendersi conto che Giuliano non gli aveva dato solo il suo corpo, non gli aveva donato solo ore di piacere, di intenso e bel godimento, ma qualcosa di più... qualcosa di sottile ma prezioso, qualcosa che né Fiorenzo né il giovane studente parevano in grado di dargli...

E questo qualcosa di indefinibile (ma non era forse semplicemente amore?) gli mancava e non avrebbe saputo dove cercarlo, da chi, come...

Matteo festeggiò il suo ventitreesimo compleanno, di nuovo due volte, una col suo studentello ed una con Fiorenzo... ricevette bei regali... ma sentiva che gli mancava qualcosa per essere pienamente sereno, veramente felice. Carezzava quasi la bella penna di lacca che gli aveva regalato Giuliano un anno prima... senza rendersi conto che quel gesto inconscio era diretto in realtà al bel giovane che gliel'aveva donata e che ora era così lontano, addirittura agli antipodi...

Finirono anche le riprese del film, ed ora Matteo aveva molto più tempo libero. Fiorenzo invece era impegnato in sala montaggio, con la colonna sonora e con le mille cose che restavano ancora da fare perché il film potesse prendere la sua forma definitiva, e potesse essere presentato alla stampa ed ai critici per il lancio, ed infine al pubblico.

Matteo cercò di riempire il suo tempo vedendo più spesso il suo studentello, che non chiedeva di meglio. Ma anche quello, si accorse il giovane attore, non gli chiedeva altro e non gli dava altro che momenti di godimento. Belli, certo, ma...


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