logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin MILLE AMORI, UN AMORE CAPITOLO 7
LA NUOVA VITA DI GIULIANO

Giuliano, arrivato all'aereoporto di Wellington, trovò ad attenderlo un funzionario della ditta. Questi lo portò in auto fino ad Auckland. Qui alla periferia della città, che contava mezzo milione di abitanti, sorgeva l'industria con cui Giuliano aveva firmato il contratto di lavoro tramite i buoni uffici dell'Ambasciata.

Fu ricevuto dal proprietario delle industrie Kirk, il signor Michael Kirk in persona, un solido uomo di quarantotto anni che aveva fatto parte, durante la guerra, delle truppe alleate che erano entrate in Trieste. L'uomo parlava un po' di italiano, cosa di cui andava evidentemente fiero.

Parlarono, il signor Kirk gli spiegò dettagliatamente il loro lavoro e che cosa si attendevano da Giuliano, lo accompagnò nel suo ufficio, gli presentò le segretarie, i collaboratori, gli altri dirigenti. Quindi lo fece accompagnare alla stanza d'albergo che la ditta gli pagava finché non avesse trovato un alloggio di suo gradimento, dopo averlo informato che sarebbe stato dato un party in suo onore nella Villa Kirk il venerdì seguente.

Giuliano lo ringraziò. L'accoglienza era stata superiore ad ogni aspettativa. Si sistemò nella camera d'albergo, che in realtà era una piccola suite piuttosto elegante. Fece una doccia, poi, dato che avrebbe iniziato a lavorare solo il giorno seguente, si fece portare da un taxi in centro per visitare la città.

Era una città gradevole, moderna, le costruzioni più antiche risalivano solo ad un secolo prima, in riva al mare. Essendo nell'altro emisfero, lì era primavera. Il clima era gradevolissimo e Giuliano sentì che lì sarebbe stato bene. Respirò a pieni polmoni camminando qua e là per la città.

Il venerdì sera un autista della ditta lo portò a Villa Kirk. Il party era un barbecue nel vasto giardino della villa. C'erano tutti i dirigenti delle industrie Kirk, la famiglia del proprietario ed altri invitati della "crema" della città. Il signor Kirk lo presentò a tutti e Giuliano si chiedeva come fare per ricordare tanti nomi, tanti volti. Per sua fortuna molti avevano l'abitudine di dare biglietti da visita.

Ricevette parecchi inviti, fra cui uno, molto pressante, dal signor Harris, il proprietario di una banca locale, che aveva due figlie piuttosto belle, una di ventuno e l'altra di ventiquattro anni, che lo divoravano letteralmente con gli occhi. Giuliano si chiese se il padre delle due ragazze gli avesse messo gli occhi addosso pensando di farne il proprio genero e sorrise dentro di sé. Ma accettò l'invito per la domenica seguente.

Così la domenica pranzò a Villa Harris e, dopo pranzo, andò a giocare a tennis con le due ragazze dietro la villa, facendo coppia con la più piccola, mentre la grande faceva coppia col cugino, Scott Harris, un ragazzo che era stato a pranzo con loro.

Giuliano era stato colpito da Scott quando gli era stato presentato prima di pranzo. Era un ragazzo di venti anni, bello, elegante, raffinato. A tavola parlò poco ma a Giuliano dette l'impressione che fosse intelligente e dotato di un buon senso dell'umorismo. E Scott parlava fluentemente l'italiano che aveva scelto come prima lingua straniera all'università.

Scott aveva un volto ovale, con labbra dritte e sensuali, ben disegnate, un naso dritto, proporzionato, occhi d'un verde nocciola dorato, mobili, vivaci, belle sopracciglia lunghe e folte, fronte ampia, capelli castano chiaro pettinati con la riga a sinistra, morbidi e folti, perfettamente a posto anche mentre saltellava nel campo da tennis.

Durante il pranzo aveva indossato un abito scuro, formale, con papillon bordeaux. S'era cambiato dopo pranzo, come pure Giuliano che era stato avvertito di portarsi il ricambio, per giocare a tennis. Il ragazzo indossava calzoni lunghi bianchi ed una maglietta a maniche lunghe, pure bianca, bordata di verde pisello. Sul campo si muoveva con estrema agilità e prontezza.

Dopo la partita, che fu vinta di misura dalla sorella maggiore e Scott, andarono a sedere sotto la pergola, a riposarsi e bere qualcosa. Chiacchierarono. Giuliano raccontò di sé, del padre e dei suoi film. Poi Scott raccontò di sé: suo padre era il fratello minore del padre delle ragazze e comproprietario della banca che era stata fondata dal loro bisnonno. Studiava letteratura inglese all'Università. Nel suo tempo libero faceva vela, tennis ed equitazione. Il suo hobby era il teatro... Giuliano lo ascoltava interessato, incantato quasi e si sentiva molto attratto da quel bel ragazzo.

Così, quando questi lo invitò ad andare a cavallo con lui, accettò subito. L'invito era per la settimana seguente, per il sabato. Scott si offrì di andarlo a prendere in albergo.

Giuliano si sentiva elettrizzato. Scott non gli aveva dato nessun segno di essere attratto da lui, pur essendosi mostrato molto cortese nei suoi confronti. Forse ne sarebbe nata solo un'amicizia, pensò Giuliano, ma ne valeva comunque la pena. Era molto gradevole parlare con Scott.

Quando questi passò a prenderlo in albergo, gli disse: "Senti, Giuliano, se sei libero per il week-end, perché non prendi con te lo spazzolino da denti e non ti fermi da me?"

Giuliano fece un po' di complimenti, pro-forma, ma poi accettò più che volentieri. Infilò tutto il necessario in una ventiquattrore e lo seguì.

Scott aveva un'auto sportiva. Guidò fuori città in direzione di Takapuna, che superò, finché imboccò una deviazione verso il mare e si fermò davanti ad una bassa villetta ad un piano circondata da un alto muro bianco.

"Eccoci arrivati. Questo è il mio regno. Qui vivo io, da solo."

"Solo?" chiese Giuliano interessato.

"Certo, tutto solo."

"Con la servitù..." insisté Giuliano.

"No no, proprio solo."

"Ma... pulisci tu, fai da mangiare tu?"

"Certo, ho fatto il boy-scout, io," disse il ragazzo in tono semiserio, "non ho bisogno di nessuno. A parte un buon amico... e spero che tu lo diventi."

La casa era di legno bianco, in riva al mare, ben articolata, luminosissima e circondata di alberi. Aveva due camere da letto, ognuna con bagno e spogliatoio, la cucina con la dispensa, uno studio al centro della costruzione, che riceveva luce dall'alto, ed un ampio salone con veranda che s'apriva verso la spiaggetta privata. Era arredata in modo moderno e funzionale, allegro e luminoso, giovane.

"Ma tu, Scott, non vivi con la tua famiglia?"

"Sì, certo, quando sono in città ho una camera a casa dei miei. Ma il mio tempo libero lo passo qui. Questa casetta me l'ha regalata mio padre per il mio diciottesimo compleanno. Qui ricevo anche i miei amici, quando voglio stare solo con loro. Ecco, questa è la tua camera. La mia è di là."

"Ma... e i cavalli?"

"A tre miglia di qui c'è la tenuta di famiglia, i cavalli sono lì. Ora sistemati nella tua camera, poi andiamo a prendere i cavalli. Se vuoi puoi prenderti una doccia dopo che siamo andati a cavallo. Pranziamo qui, prendiamo un po' il sole là fuori... Se vuoi ci facciamo anche una bella nuotata prima di cena."

"Non ho portato il costume... non me l'avevi detto che potevamo anche nuotare..."

"Oh, qui non serve, ci siamo solo noi due. Possiamo prendere il sole e nuotare facendo nudismo integrale... se per te non è un problema, s'intende." concluse Scott, come ripensandoci.

"No... credo di no. Anche se in Italia non siamo abituati al... nudismo."

"Ah no? È un vero peccato, è così bello poter stare nudi..."

Giuliano lo guardò cercando di capire se c'era un sottinteso in quelle parole ma lo sguardo del ragazzo era puro e limpido.

Andarono a cavallo, tornarono e fecero la doccia ognuno nel suo bagno. Scott preparò da mangiare mentre Giuliano cercava in qualche modo di aiutarlo, e chiacchierava con lui, in italiano per farlo allenare. Mangiarono accanto alla parete vetrata della cucina, in vista del mare.

Durante il pranzo, Giuliano gli disse: "Tu qui ci porti anche le tue ragazze, immagino."

"No. Non ho ragazze, io. Sono gay. Per questo mio padre m'ha regalato questa casa, perché non gli va che io porti a casa nostra i miei amichetti, quando ho voglia di scopare."

Lo disse come se fosse la cosa più naturale del mondo e Giuliano si fermò a guardarlo, con la forchetta a mezz'aria, stupito.

"Vuoi dire che tuo padre sa e che... e che gli va bene?"

"Sì, certo, tanto non potrebbe mica cambiare la realtà."

"E tu... m'hai portato qui per..." aggiunse incerto ma con un filo di speranza nella voce.

"Sì e no. Non per scopare, se è questo che intendi. Non so se tu sei gay o no. E se anche lo fossi..."

"Sì, lo sono..." ammise Giuliano a mezza voce, ancora stupito.

Il ragazzo riprese: "... e anche se lo sei, non è detto che si stia bene assieme. T'ho portato qui per conoscerti... e se tutto andasse bene... Mi piaci molto, Giuliano, sei molto bello e sembri anche simpatico. Ma vorrei conoscerti meglio... prima."

"Prima! Anche tu m'attrai moltissimo. Anch'io vorrei conoscerti meglio. E mi piacerebbe che nascesse qualcosa di serio fra noi due." disse Giuliano sorridendogli e sentendosi lieve e felice.

Giuliano aiutò Scott a lavare i piatti ed a rimettere a posto, quindi andarono a rilassarsi nel salone, con la vetrata sulla veranda completamente spalancata. Nel salone c'era un juke-box che spandeva musica a basso volume. Scott offrì una sigaretta a Giuliano.

"Parlami ancora di te..." lo invitò.

Giuliano iniziò a parlare, guardando Scott e sentendosi sempre più affascinato dal ragazzo. Poi Scott propose di uscire sulla spiaggia a prendere il sole. Giuliano accettò con un lieve brivido di anticipazione: fra poco avrebbe finalmente visto il ragazzo completamente nudo! Mentre si spogliavano sulla veranda, si guardarono apertamente.

"Sei bello." osservò Scott con naturalezza.

"Anche tu sei molto bello. Hai un corpo perfetto." rispose Giuliano emozionato.

Si stesero al sole su due grandi teli da spiaggia.

"È da molto che sai di essere gay?" gli chiese Giuliano.

"Da poco più di tre anni. Me lo fece capire un mio compagno di scuola."

"E tu... l'hai subito detto ai tuoi?"

"Sì, certo, prima di tutto a mio padre. Ne abbiamo discusso molto. Lui mi disse di prendermi un anno per esserne sicuro. Mi consigliò di provarci anche con una ragazza. Lo feci... ma non funzionò. E allora mio padre mi comprò questa casa perché io potessi vivere la mia vita."

"E... ci hai portato molti ragazzi, qui?" chiese Giuliano sollevandosi su un gomito e girandosi a guardarlo.

"No, tu sei il quarto. Il quarto con cui ci provo, voglio dire."

"E... finora va bene... l'esame?"

Scott sorrise: "Non è un esame, questo. Voglio solo conoscerti un po' meglio prima di provarci con te. Sempre che anche a te interessi provarci con me."

"Com'erano gli altri?"

"Gli altri tre? Nessuno dei tre era il mio uomo, semplicemente, benché all'inizio mi fossi illuso che potevano esserlo. Ma in fondo ognuno di loro m'ha dato, insegnato qualcosa. Il primo... era un giornalista di ventotto anni. Siamo stati assieme per sei mesi circa. Ma era ossessionato che gli altri venissero a sapere di lui, di noi. Così non voleva mai che ci si vedesse in città, ci si doveva sempre incontrare di nascosto... Alla fine non lo reggevo più... anche se a letto mi piaceva molto. Perciò lo lasciai.

"Conobbi poi un ragazzo di ventiquattro anni, un tipo molto gradevole, disinvolto, simpatico. Anche con lui era bello fare l'amore, ma era geloso alla follia. Non potevo avere altri amici maschi, perché lui..."

"Sei un tipo fedele, tu?"

"Certo. Tu no?"

"Sì. T'ho raccontato perché ho lasciato il mio ragazzo, no?"

"Già. Beh, con lui ho resistito solo quattro mesi. Poi ho conosciuto il terzo. Era un ballerino di ventisei anni, molto sensuale e di piacevolissima compagnia. Si stava davvero molto bene assieme..."

"Ma alla fine, hai lasciato anche lui."

"No, mi ha lasciato lui. Mentre era in tournée si era innamorato di un altro ballerino e così... Così sono di nuovo restato solo."

Giuliano e Scott si videro altre volte e si avvicinarono sempre più, finché un giorno, mentre stavano di nuovo prendendo il sole sulla spiaggetta davanti alla casa di Scott...

Giuliano era entrato in casa per prendere dal frigorifero due bicchieri di spremuta d'agrumi. Tornò fuori e notò che Scott lo stava guardando su e giù per tutto il corpo, anzi, lo stava ammirando. Giuliano gli porse un bicchiere quindi si sdraiò sul telo accanto a lui, sul ventre. Scott gli guardava ancora il bel corpo nudo, il bel sedere tondo e sodo. Scambiarono alcune parole ma entrambi sentivano una strana tensione nell'aria.

Una mano di Scott si posò su una spalla di Giuliano e lo carezzò, scendendo lungo la spina dorsale. Continuavano a parlare e la mano scese fin sulle natiche che carezzò e palpò con evidente piacere. Giuliano appoggiò la testa sulle proprie braccia ripiegate e tra loro scese un silenzio carico di aspettativa.

Scott si alzò a sedere e si chinò sull'amico, a baciarlo sulle natiche, a leccarlo, finché la lingua penetrò nel solco scorrendo su e giù più volte, per soffermarsi infine sull'ano. Lo inumidì accuratamente con la saliva, frugando e leccandolo, poi vi introdusse prima un dito, poi due...

"Ho voglia di te, Giuliano... Mi piaci troppo, non resisto più!" mormorò massaggiandolo dolcemente con le dita, dentro e fuori, "facciamo l'amore, ti prego..."

Giuliano si girò ad ammirare il bel membro dell'amico, pienamente eretto, maestoso e sodo. Scott si stese su un fianco ed i due giovani cominciarono finalmente a succhiarsi reciprocamente in un fantastico sessantanove, mentre Scott continuava ad impastargli le natiche ed a stuzzicargli l'ano con le dita. Anche Giuliano tentò, dapprima timidamente, l'ano del giovane amico che lo fece palpitare più volte in risposta. Giuliano allora scese a leccarglielo per lubrificarglielo ben bene con la saliva poi, mentre tornava a succhiare il bel membro fremente e proteso, iniziò a sua volta a penetrare Scott con le dita.

Quando sentirono di essere pericolosamente vicini all'orgasmo, quasi di comune accordo, smisero. Scott si girò e si baciarono, abbracciandosi stretti.

"Credi che andrà tutto bene, fra noi due?" chiese Giuliano in un sussurro.

"Lo spero... Non possiamo che provare, a questo punto..." rispose Scott e nella sua voce si sentì la sua emozione.

Non ripresero subito a fare l'amore. Si carezzarono, si esplorarono con le mani per tutto il corpo, impararono a conoscere l'uno il corpo dell'altro. Poi Giuliano sospinse Scott sulla schiena, gli sollevò le gambe e si mise in posizione per penetrarlo. Ma non gli entrò subito dentro. Prima gli sfregò a lungo l'asta dura nel solco fra le natiche, facendogliela sentire bene, stuzzicandolo ogni tanto appena un po' con il glande sul foro, e nel frattempo gli carezzava tutto il corpo ripiegato in due sotto di lui, dal volto ai piedi, finché Scott, sovraeccitato, lo implorò di penetrarlo.

Allora finalmente Giuliano si congiunse con lui e gli si insinuò dentro con vigorosa dolcezza. Scott fremette, accogliendolo.

A Giuliano piaceva molto fare l'amore così, all'aperto, sotto il sole, col rumore delle onde sulla battigia e le carezze della brezza marina sui loro corpi nudi ed accaldati. Era molto tempo che Giuliano non faceva più l'amore, il piacere divenne presto incontenibile, esplose in ondate violente e godette nel suo amico con una serie di bassi mugolii. Ma Giuliano non si sentiva ancora veramente appagato...

"Prendimi tu, ora, ti prego. Ti voglio sentire dentro di me."

Scott allora gli si tolse di sotto e facendolo restare in ginocchio gli si inginocchiò dietro. Giuliano guidò con una mano il membro dell'amico e lo fece entrare in sé. Scott lo penetrò entrando lentamente nel canale dell'amico che comunque non opponeva la minima resistenza. Poi, con un ritmo lento e cadenzato, cominciò a scivolargli dentro e fuori dal retto mentre il piacere saliva di nuovo in entrambi, inarrestabile. Scott abbracciò il torso dell'amico stringendolo contro il proprio petto, e mentre lo continuava a penetrare a ritmo sostenuto, gli leccava il collo, gli mordicchiava le orecchie.

Ad ogni affondo di Scott, Giuliano dava un colpo di reni all'indietro per dare più vigore a quell'unione, finché sentì che Scott fremeva, ansimava più forte, ed infine si vuotava in lui con lunghi schizzi in un intenso orgasmo che pareva non dovesse avere mai fine.

Lentamente si slacciarono l'uno dall'altro e si lasciarono andar giù, sfiniti, sul telo. Si abbracciarono e si baciarono di nuovo.

Giuliano si stabilì nella casa di Scott. Comprò un'auto per recarsi al lavoro. Scott presentò Giuliano alla sua famiglia dicendo che era il suo nuovo amante. Facevano l'amore spesso, e raramente sul loro letto. Erano felici. Nel tempo libero facevano sport assieme, soprattutto tennis ed equitazione. Andavano assieme al cinema, a teatro. Giuliano cominciò a conoscere e frequentare anche gli amici di Scott.

Vivevano felicemente assieme da sette mesi quando accadde un gravissimo incidente. Scott stava tornando a casa dall'Università. Stava superando con la sua veloce auto sportiva un'altra auto, quando gli scoppiò uno pneumatico. La sua auto sbandò, l'auto che stava superando la colpì e la fece spostare sulla corsia dell'altro senso di marcia. Un camion che proveniva dalla direzione opposta non ebbe il tempo di frenare e centrò in pieno l'auto di Scott facendola volare fuori strada, nei campi, contro un albero.

Scott non era morto. Lo trasportarono subito all'ospedale. Il ragazzo era incosciente ed aveva una costola ed un femore fratturati, varie ferite in quasi tutto il corpo. Lo operarono, gli ridussero le fratture, lo sottoposero a cure intensive. Ma non riprese conoscenza. Restò due mesi in ospedale, in coma.

Il corpo stava reagendo bene alle cure, stava guarendo. Le fratture si stavano saldando bene, le ferite si stavano rimarginando perfettamente. Ma Scott non usciva dal coma. Infine Giuliano ottenne che il ragazzo fosse trasportato a casa. Era immoto, pareva quasi che dormisse, se non fosse stato per le fleboclisi con cui doveva essere alimentato. Giuliano assunse tre infermieri perché s'alternassero al capezzale del suo amante.

Venivano a trovarlo i familiari, gli amici, ma Scott, il cui corpo si stava rigenerando anche piuttosto rapidamente, era sempre in un coma profondo.

Ogni giorno veniva il medico a vederlo. Tentarono di tutto per riportarlo alla coscienza, ma tutto sembrò inutile. I familiari, gli amici, lo stesso medico diradarono le visite. Giuliano a volte passava ore a guardarlo in silenzio. Poi si ritirava nell'altra stanza, si gettava sul letto e tentava di dormire, mentre l'infermiere di turno vegliava su quel corpo inerte, vivo eppure più simile ad un vegetale che non ad un essere umano, se non nell'aspetto.

Gli infermieri lo pulivano, gli cambiavano regolarmente posizione sul letto perché non gli venissero le piaghe da decubito, gli facevano appositi massaggi, gli facevano regolarmente la barba, lo pettinavano, cambiavano le bottiglie della soluzione nutritiva.

Tornavano periodicamente i medici, lo visitavano: tutti gli organi funzionavano bene, ma Scott era sempre immerso nel suo coma, da cui non accennava ad uscire.

Giuliano andava a vederlo sempre più di rado e passava sempre meno tempo nella stanza di Scott. Si era raccomandato agli infermieri di chiamarlo non appena Scott avesse dato segno di vita. Ma ormai Giuliano non resisteva più a stargli vicino. Quel corpo che aveva amato ora gli sembrava diventare di giorno in giorno più estraneo. Quello non era più il suo Scott, era solo un involucro vuoto, una larva sempre più pallida.

Ormai Giuliano, quando tornava a casa dal lavoro, si affacciava nella camera di Scott, scambiava due parole con l'infermiere di turno, ed andava di là a guardare il mare, leggere un libro, ascoltare un po' di musica.

Mangiava fuori casa, stava in un pub fino a tardi. Tornava a casa, dava un'occhiata senza più speranza nella camera di Scott, andava a dormire.

A volte, prima di addormentarsi, si masturbava. Gli mancava sempre di più il contatto sessuale. Si sentiva sempre più solo.

Così, spinto anche dai comuni amici, la sera, cominciò a frequentare certi locali in cui aveva sentito dire che si potevano fare incontri interessanti... E cominciò a trovare dei ragazzi con cui accompagnarsi, con cui sfogarsi.

All'inizio, dopo uno di questi incontri di sesso, si sentiva in colpa, provava come un senso di rimorso. Ma a poco a poco anche questo cessò: lui non stava tradendo il suo amante, ma solo un corpo senza più vitalità...

Spesso i ragazzi che trovava erano marchette. Il fatto di pagarli, in qualche modo, attenuava il suo senso di colpa nei confronti di Scott. Aveva scoperto che nel pub "King's Arms" c'erano molte marchette giovani e carine e che l'approccio era facile. Una sera...

"Sei solo?" chiese ad un ragazzo con i tratti orientali.

"Sì..."

"Ti disturbo, se siedo al tuo tavolo?"

"No, al contrario... Sei solo anche tu?"

"Non più, ora..." rispose con un sorriso accattivante Giuliano.

"Mi vuoi?"

"Sì."

"Hai un posto?"

"Vieni."

Per via si accordarono sul prezzo. Quando arrivarono in casa, il ragazzo notò, lievemente allarmato: "Ma c'è gente, in casa."

"C'è solo il mio ragazzo, malato grave, e il suo infermiere. Ma non c'è nessun problema. Noi andiamo di qua e non ci disturberà nessuno..."

"Ah, per me... contento tu..." disse il ragazzo seguendolo nella camera da letto.

Qui giunti la marchetta si spogliò rapidamente e si stese sul letto.

"Vuoi qualcosa da bere, prima?"

"Se vuoi. Non ho fretta."

Giuliano andò a prendere due birre in cucina. Qui trovò l'infermiere che si stava facendo un tè.

"Come sta Scott?" gli chiese.

"Al solito, niente di nuovo."

"Ah. Bene. Io mi ritiro in camera mia. Buona notte."

"Notte..." rispose l'infermiere guardandolo uscire con le due birre in mano e facendo un sorrisetto comprensivo.

Giuliano tornò in camera e porse una delle birre alla giovane marchetta. Si spogliò. Bevve la sua birra e si stese accanto al ragazzo.

"Tu non sei neo zelandese, vero?" gli chiese la marchetta cominciando a carezzargli il corpo.

"No, italiano."

"Oh, un latin lover, dunque."

"E tu?"

"Mio padre è australiano, mia madre birmana."

"Sei bello."

"Grazie. Anche tu. Cosa ti va di fare?"

"Di tutto, te l'ho detto... Fammi godere."

"Sì, certo. Hai un gran bel cazzo. Ficcamelo tutto in bocca per cominciare, bell'italiano, dai..."

Giuliano non si fece pregare. S'inginocchiò cavalcioni del grembo del bell'orientale e gli presentò la sua verga dura alle labbra. Il ragazzo le schiuse e, prendendogli il sacco dei testicoli in una mano ed impastandoglieli delicatamente, lasciò che Giuliano lo fottese per un po' nella bocca. Poi il giovanotto si sfilò dalla bocca del ragazzo.

"Mettiti a quattro zampe, adesso, che ho voglia di infilartelo tutto di dietro."

"Oh, sì, fottimi! Ficcamelo tutto dentro!" disse il ragazzo cambiando lesto posizione ed offrendogli le sue chiappette piccole e sode.

Giuliano lo afferrò per le anche e gli puntò il glande sul foro così offerto. Con un solo movimento del bacino gli fu tutto dentro senza incontrare la minima resistenza. Allora iniziò a cavalcarlo con forza. Il ragazzo gli si dimenava sotto per godersi meglio quella ingroppata vigorosa e cominciò a masturbarsi.

"No..." gli disse Giuliano facendogli togliere la mano dal membro, "non devi venire. Dopo devi fottere me..."

"Come vuoi tu, stallone!" ansimò il ragazzo sotto di lui.

Giuliano gli pompò dentro a lungo, dando forti colpi di reni che il ragazzo assorbiva con evidente piacere, finché gli schizzò dentro in una fantasmagoria di piacevoli sensazioni.

Giuliano si sfilò, ancora fremente e duro e si stese prono, le gambe larghe, sentendo quasi l'urgenza di non interrompere quei loro giochi sessuali. Il ragazzo orientale capì e subito gli si stese sopra. Gli fece scivolare il suo palo forte e duro fra le natiche che Giuliano sollevò in una muta e urgente preghiera di essere penetrato. E finalmente il ragazzo lo impalò con una forte spinta.

Giuliano mugolò: "Ah, sì... così! Fottimi, dai!"

Il ragazzo cominciò a martellargli dentro con la stessa energia con cui era stato preso poco prima. Durò a lungo, sembrava inesauribile, e questo piaceva a Giuliano. Quel ragazzo che fino a pochi minuti prima era sembrato dolce e remissivo, ora si dimostrava forte, deciso, potente, ed anche questo gratificava Giuliano. Non desiderava un rapporto dolce, infatti. Non era amore, quello, ma solo l'esigenza di dare sfogo alla sua naturale voglia di sesso.

Ma alla fine anche l'esperta marchetta fu incapace di controllarsi ulteriormente e raggiunse l'orgasmo, svuotandosi nell'accogliente culo del suo cliente.

Si rivestirono quasi subito. Giuliano lo pagò e riaccompagnò il ragazzo in città.

"Vorrei rivederti..." disse Giuliano rendendosi conto che non gli aveva nemmeno chiesto il nome.

"Con piacere. Mi trovi lì, al King's Arms, tutte le sere verso le dieci. Se vieni a quell'ora, mi trovi ancora. Torno volentieri con te, tutte le volte che vuoi."

"Sì. Finché guarirà il mio amico. Ho bisogno di uno sfogo, capisci?"

"Sì, certo. Ci penserò io, non ti preoccupare. Vedrai che non ti mancherà la possibilità di sfogarti, con me. Hai un gran bel cazzo, e anche un gran bel culo, tu!"

Giuliano, tornando a casa, si chiese se tutto quello che c'era di bello in lui fosse solo un membro ed un sedere... ma d'altronde, che ci poteva aspettare da una marchetta? Era già tanto che non gli avesse detto che aveva un gran bel portafogli!


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
6oScaffale
scaffale 6
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008