"Adesso ti metto un po' su un fianco, così non ti si rovina la pelle. Però, mi chiedo, stando tanto tempo così, immobile, pian piano ti si atrofizzano i muscoli... non c'è un modo per evitarlo? Non credo che il massaggio serva, per questo. Forse farti flettere gli arti... Bah, ma io non sono un medico, magari dico sciocchezze. Magari la prossima volta che viene il medico posso parlarne con lui, no? Fra un'oretta ti lavo, poi ti metto la solita lozione. Ma lo sai che è quasi una tortura per me spalmarti quella lozione per tutto il corpo, massaggiarti? Sì, perché toccarti così mi eccita molto, moltissimo, e mi vien voglia di fare altro. Cosa? Baciarti, carezzarti in un certo modo... Mi viene voglia di fare l'amore con te, insomma. Perché tu hai un corpo molto sensuale...
"Io non lo capisco, Giuliano. Se fossi al posto suo, se fossi io il tuo amante, cioè, insomma, se sapessi che tu mi ami, io mi spoglierei nudo e mi stenderei accanto a te e farei l'amore con te, senza problemi, perché saprei che tu ne saresti contento. Ma io per te sono uno sconosciuto, non sono niente... e così devo stare attento a non lasciarmi andare, a non cedere al mio desiderio... Però, mi costa sempre più caro, sai?"
Matteo sorrise al corpo immoto di Scott e, istintivamente, gli carezzò un braccio.
"Perché non ti svegli, Scott? Se solo sapessi cosa devo fare per riaverti fra noi... Sì, lo so, perderei te e perderei Giuliano, perché lui in realtà ama te e tu ami lui. Lo so che Giuliano fa l'amore con me sognando te. Non mi ama più, lui. Mica posso fargliene una colpa. Io non ho saputo dirgli di sì al momento giusto. E poi lui ora ha te. E tu devi essere un ragazzo eccezionale, oltre che bello. Oh dio, non è che io sia brutto. So di essere piuttosto bello anch'io. Ma tu... non lo so ma tu hai una bellezza speciale, lo sento. Giuliano m'ha raccontato come vi siete conosciuti e anche che non avete fatto l'amore subito perché tu prima volevi conoscerlo.
"Di solito, fra due uomini, viene prima il sesso e poi l'amore. Tu invece sei diverso. Hai voluto prima vedere se ci poteva essere amore e solo dopo hai accettato di unirti a lui. È giusto e molto bello, così, credo."
Matteo accarezzò il volto del ragazzo in un gesto affettuoso, lieve.
"Adesso vado un attimo di là a farmi un caffè. Non è buono come il caffè che facciamo noi in Italia, ma mi sono abituato. Torno subito, eh? Poi ti laverò e ti spalmerò la lozione... a dopo, Scott..." gli disse Matteo.
Si alzò, ne coprì il corpo con il lenzuolo ed andò in cucina. Si preparò il caffè. Poi preparò tutto il necessario per lavare Scott. Quando fosse arrivato l'infermiere, quella sera, si sarebbe fatto aiutare a cambiare le lenzuola del letto di Scott. Chissà perché Giuliano non aveva mai voluto farlo? Prima lo facevano i due infermieri quando si davano il cambio. Sembrava quasi che Giuliano non volesse nemmeno toccare il corpo di Scott. Matteo ci pensò: in effetti non l'aveva mai visto toccarlo, prendergli la mano, dargli una carezza... mai.
Tornò nella camera di Scott. Gli stese sotto il telo, quindi con delicatezza gli passò su tutto il corpo la morbida spugna naturale intrisa di lozione detergente. Lo sciacquò, lo asciugò. Quindi prese la lozione per irrobustire la pelle, la scaldò nelle mani ed iniziò a massaggiarlo lentamente ed accuratamente su tutto il corpo, specialmente sui punti più a lungo a contatto con le lenzuola, in modo che la pelle non si lacerasse e non gli venissero le piaghe da decubito.
"Sai, Scott, ormai conosco il tuo corpo quasi ad occhi chiusi. È piacevole massaggiarti così. Anzi, è eccitante. Questo tuo petto così ampio e sodo... questo tuo ventre piatto e ben disegnato... le tue cosce solide e ben tornite... ora le tue gambe... i piedi... Bene. Passiamo alle braccia. Credo che mi piacerebbe sentirle attorno al mio corpo, sai? Sono forti, si sente... e le tue mani, le dita affusolate... Ecco, ora ti giro piano piano... così. La tua schiena vasta... la vita snella... i fianchi dolci... Adesso passo la lozione anche sul tuo culetto perfetto, dolce... Dio, quanto ti desidero, Scott! Di nuovo le cosce...
"Ecco qua, ho finito. Adesso posso toglierti il telo di sotto e rimetterti dritto... così... ecco... bene! Mi piacerebbe anche massaggiare quel tuo bell'uccello morbido... ma lì la lozione non serve, per lo meno l'infermiere non te la metteva mai lì. In realtà te lo massagerei più volentieri con le labbra... Sarà meglio che ti copro, adesso, o ho paura che non saprei resistere alla tentazione di farlo... Dio mio, Scott... mi sto proprio innamorando di te."
Matteo ripose tutto e tornò a sedere accanto al letto.
"Allora, vediamo un po' il giornale di oggi che cosa dice... Ecco, qui c'è un articolo interessante. Parla del problema dei maori e della loro cultura che rischia di scomparire. Te lo leggo, ascolta..." disse Matteo e lesse l'articolo a voce alta e chiara.
Alla fine mise via il giornale.
"Magari a te interessa poco dei maori, chi sa? Forse preferiresti che ti leggessi qualcosa sullo sport... Tu facevi tennis, equitazione e vela, vero? Certo, con un mare così bello... Mi piacerebbe nuotarci assieme a te. Giocare nell'acqua come due delfini, io e tu... Giocavi nell'acqua con Giuliano, tu? Non me ne ha mai parlato... Chissà perché io mi innamoro di persone di cui non dovrei? Di Giuliano ora che non mi vuole più, di te che non puoi volermi. Prima non mi sono mai innamorato. Forse ero troppo giovane, forse pensavo troppo a me stesso... chissà se un giorno mi innamorerò della persona giusta?"
Matteo carezzò lieve una mano di Scott, inerte sul lenzuolo.
Passavano i giorni, Matteo continuava a vegliare Scott, e a fare l'amore con Giuliano. A volte questi voleva passare il week-end con Matteo, allora chiamava altri infermieri. Ma appena Matteo si trovava di nuovo solo con Scott...
"Giuliano mi ha portato sul lago Taupo, questo week-end. È molto bello, sai... ma mancavi tu. Ti ho pensato continuamente. Mi è dispiaciuto lasciarti solo... con quegli infermieri. Sto così bene qui con te... Giuliano si stupisce che io non mi rompo a passare tante ore con te. Ma davvero non mi annoia, anzi, mi piace. Ah, è ora di mettere la nuova bottiglia per la fleboclisi. Devi nutrirti. Ecco fatto. Credo che il dottore dovrà spostare l'ago sull'altro braccio, ormai. Povero Scott, con tutti questi buchi... Ma almeno spero che tu non soffra. Direi di no, il tuo volto è sereno. Mi piacerebbe vedere il colore dei tuoi occhi. Dalle foto sembrano color dell'oro... chiari e luminosi. Ma mi piacerebbe vederli, specchiarmici. Quante cose mi piacerebbero! Baciarti, per esempio. Hai delle labbra bellissime, invitanti. Anche troppo..." disse Matteo con un profondo sospiro.
Suonarono. Andò ad aprire. Era il medico. Questi visitò Scott, al solito, aggiunse qualcosa sulla cartella clinica, scambiò due parole con Matteo, andò via.
Matteo andò di nuovo accanto a Scott: "Dice che fisicamente stai bene... Oh, Scott! Quando ti sveglierai?" chiese scuotendo la testa.
E, d'istinto, si chinò sul suo volto e lo baciò lieve sulle labbra. Lo carezzò, indugiando sul petto con le mani lievi, scese a carezzarlo sul ventre scostando il lenzuolo e, senza riflettere, gli carezzò il membro morbido.
"Dio quanto sei bello! Quanto ti desidero, Scott! Perdonami..." mormorò staccandosi a malincuore da quel corpo amato. "Non avrei dovuto farlo, vero? Ma mi è sempre più difficile, sai? Mi sento tutto sottosopra, adesso. Ma io ti amo, Scott. Amo questo tuo corpo così bello e quello che questo tuo corpo nasconde. Amo la tua anima, anche se la conosco appena, solo per quel poco che Giuliano mi ha detto di te. Ti bacerei tutto... tutto!"
Matteo sospirò. Era fisicamente eccitato ed aveva quasi paura di quella sua eccitazione.
"Mi è venuto duro, Scott, solo a sfiorarti. Ma non ne ho il diritto. Non devo... non dovrei... eppure mi sento sempre più debole. Non so fino a quando saprò resistere al tuo fascino. È una follia, lo so... Questo mio amore e desiderio per te è una follia. Ho voglia di abbracciarti, di stringerti a me, di coccolarti... di fare l'amore con te. Ho voglia di sentirti in me... o di immergermi in te. Di darti la mia vita, unendomi a te... Non sono pazzo? Sì, sono pazzo di te, Scott. Dio mio, sono troppo turbato. È meglio che vada un po' di là, ora... prima che mi metta davvero a fare l'amore con te. Perdonami, Scott..."
Matteo si allontanò dalla stanza. Si versò da bere. Cercò un libro e sedette a leggerlo. Ma la sua mente era di là, da Scott, con Scott. Lo desiderava, sì, terribilmente. Non riusciva a toglierselo dalla mente. Mise via il libro. Tornò nella camera di Scott. S'accostò al letto. Scostò il lenzuolo immacolato dal corpo del ragazzo. Lo contemplò a lungo, lottò con se stesso a lungo, tremando. Allungò una mano a sfiorare quel corpo desiderato ma si fermò prima di toccarlo e lentamente ritirò la mano, tremando.
"Ti amo, Scott! Ti amo e ti desidero. Io non resisto, Scott, non resisto più... devo toccarti, baciarti. Lo so che non dovrei, ma..."
Matteo si chinò sul bel corpo nudo e posò le labbra lievi sul petto di Scott. Lo baciò, inebriandosi del fresco odore della sua pelle. Scese a baciargli un capezzolo, poi giù giù, lungo il costato, sul ventre. Si sentiva ubriaco, la testa gli girava, ma si sentiva felice. Le sue labbra sfiorarono i peli del pube del ragazzo e di nuovo ne aspirò l'odore maschio e pulito. E finalmente le sue labbra si posarono sul morbido membro. Passò le labbra lievi su e giù per l'asta mollemente abbandonata fra le gambe. Vi passò la lingua e le sue mani sfiorarono in una carezza il petto e le gambe del ragazzo inerte, insensibile.
Le sue labbra si schiusero ed accolsero la punta di quel membro soffice e cedevole e se lo fece scivolare in bocca e lo sentì dolce, pastoso, tenero, liscio, delicato. Lo succhiò, lo compresse con la lingua contro il palato quindi, lentamente, lo lasciò. Esalò un lungo sospiro e si rialzò lentamente, sentendosi la testa girare.
"Mi sento ubriaco, Scott, amore! L'ho fatto! È stato dolce, gradevole, soave... delizioso... Non so se ho fatto male, davvero... spero di no. Avevo fatto tanti buoni propositi di non cedere, di non farlo, ma non ci sono riuscito, vedi? Dovrei pentirmene, rammaricarmene forse, provar rimorso... e invece mi sento così contento! Se tu lo sapessi, forse mi odieresti... Penseresti che sono pervertito, corrotto... depravato... ma io ti amo davvero. Il mio corpo vuole il tuo... Ti amo, Scott, ti amo con tutto me stesso. Sono soggiogato da te, non riesco più a frenarmi... sentissi il mio cuore che fracasso sta facendo... Sono frastornato... ma ti amo!"
Matteo sedette quasi di schianto e contemplò quel corpo che pochi istanti prima aveva osato assaporare. Gli veniva voglia di piangere e di gioire al tempo stesso.
"Mi sento come un ladro, ad averti baciato così, Scott. Non potrò mai dirti quanto ti amo." mormorò sconsolato. "Non devo farlo mai più, vero? Non dovrei, no... lo so... Sarebbe logico, ragionevole..." disse, ma dentro di sé sentiva che in realtà voleva farlo di nuovo, voleva ricominciare...
Riuscì a resistere per alcuni giorni, limitandosi appena ad una carezza fugace, ad un bacio lieve sulle labbra o sul petto dell'altro e ritraendosi subito.
Giuliano notò che Matteo era strano e gli chiese che cosa avesse, che cosa gli stesse accadendo. Matteo disse che non c'era assolutamente nulla. Ma dentro di lui continuava, inarrestabile, la battaglia. Metà di sé voleva resistere al desiderio dettato dall'amore, l'altra metà cedere, arrendersi e questa battaglia lo spossava, lo logorava.
Un pomeriggio, al solito lo lavò passandogli accuratamente la spugnetta su tutto il corpo, lo sciacquò con l'altra spugnetta, lo asciugò tamponandogli il corpo con il morbido asciugamano ed invece di prendere la lozione iniziò a carezzarlo sentendosi il cervello in tumulto. E di nuovo iniziò a baciarlo, a suggergli i capezzoli, a passargli la lingua sul bel corpo, sulla pelle serica, sentendosi la testa in subbuglio, il corpo in fiamme.
Quando infine scese sul pube di Scott, leccò a lungo il suo membro a riposo, quindi lo carezzò, lo introdusse in bocca impastandolo con la lingua, succhiandolo, stringendolo con le labbra mentre con le mani gli sfregava dolcemente i capezzoli.
Non s'accorse subito che i capezzoli s'erano inturgiditi, perché tutta la sua attenzione era focalizzata sul membro di Scott. Continuò, molto più a lungo della prima volta. Si faceva scivolare fra le labbra quel dolce membro morbido, su e giù, lieve ma instancabile. E quando finalmente il membro di Scott iniziò a prendere gradualmente consistenza, ad inturgidirsi, Matteo si rese conto confusamente di quel miracolo.
Non realizzò subito che per la prima volta da mesi il corpo di Scott stava reagendo ad uno stimolo esterno. Lo succhiò con passione e tenerezza e lo sentì crescere lentamente fra le labbra, indurirsi, rizzarsi. Lo sentì fremere contro la propria lingua e d'improvviso si immobilizzò. Il suo cervello in subbuglio per l'emozione aveva registrato finalmente il significato di quel cambiamento. No, non era solo una sua sensazione...
Sfilò lentamente la bocca dal membro ritto e duro e lo guardò come affascinato. Poi, quasi non credendo ai propri occhi, guardò il viso di Scott: era immobile, gli occhi chiusi, sereno come sempre. Tornò a guardare il membro inequivocabilmente turgido e puntato verso l'alto.
Con voce tremante, guardandolo di nuovo in volto, sussurrò: "Scott! Oh, Scott, mi senti? Oh, Scott, dammi un segno... dammi un segno che sei tornato... Oh, ti prego... dammi un segno... Hai reagito... ti ho fatto eccitare... Scott... dammi un segno..." implorò quasi.
Ma il membro iniziò lentamente a scendere di nuovo, ad afflosciarsi, finché come sempre riposò languidamente fra le cosce del ragazzo.
"Oh, Scott... Scott... avevamo stabilito un contatto..." mormorò confuso, "Non può essere stato un caso... Tu avevi sentito le mie labbra... oh Scott... che devo fare?" chiese carezzandogli una guancia, "Mio dio, ho fatto male a farlo... o dovevo continuare? Ma se ti svegliavi mentre io ti succhiavo... uno sconosciuto... Forse mi avresti odiato, avresti pensato che stavo profittando di te... E non posso neanche chiedere consiglio, non posso parlarne, dire ad altri quello che ti stavo facendo. Non capirebbero che il mio era un gesto d'amore. Perché io ti amo, Scott, ti amo da morire..."
Matteo sedette, gli occhi colmi di lagrime, e contemplò quel corpo su cui ora più nulla tradiva quel che era appena accaduto.
"E non ho altro modo per dirtelo, Scott, non ho altro modo per dirti quanto ti amo, se non questo..."
Passarono circa due ore, durante le quali Matteo continuò a parlargli, a chiedergli scusa, a dirgli che lo amava. Sentì la chiave nella porta di casa e ricoprì Scott con il lenzuolo.
Dopo poco Giuliano si affacciò con la testa nella stanza: "Ciao, Matteo. Niente di nuovo, vero?"
"No, niente di nuovo..." mentì Matteo senza guardarlo per timore che l'altro potesse leggere quella bugia nei suoi occhi. Poi, preso da un'improvvisa ispirazione, disse: "Entra, Giuliano, vieni qui..." e mentre l'altro si avvicinava al letto, scoprì il corpo del ragazzo: "Guardalo," continuò, "non è bellissimo?"
"Non lo so... sì, certo, è bello. Ma perché..."
"Non ti viene voglia di farci l'amore, a te?"
"Ma che dici! È... è solo un corpo... Come potrei farci l'amore? È incosciente, lui... lui non c'è. È solo un involucro..."
"Ma non sei innamorato di lui, tu?"
"Di Scott, sì... non di... di lui."
"Ma lui è Scott! Lui è qui... magari aspetta solo che tu lo richiami indietro..."
"Cos'è, la storia della bella addormentata nel bosco? Credi alle fiabe, tu?" gli chiese Giuliano con sarcasmo, visibilmente disturbato.
Matteo scosse la testa. Suonò l'infermiere e Giuliano andò ad aprire. Tornarono.
"Vai a preparare la cena, Matteo. Vai..." gli disse Giuliano prima di andare in camera da letto a cambiarsi.
Matteo preparò il cibo. Guardarono la televisione. Poi, verso le 23,30 andarono a letto.
Giuliano l'abbracciò: "Vieni qui, facciamo l'amore..."
"No, stasera non mi sento... sono stanco." disse Matteo.
"Ma io ho voglia... Senti come ce l'ho duro..."
"Ce l'hai duro per me?"
"E per chi, se no? Vieni qui, dai..."
"Non potresti averlo duro solo per... per caso?"
"Ma che sciocchezze dici? È solo il desiderio che lo può far rizzare, no? E io ti desidero. Dai, smettila di parlare..."
"Durante la notte diventa duro da solo, però..."
"Succhiamelo, dai..."
"No, dimmi perché di notte..."
"Ma che ne so! Forse un sogno erotico... uno sfregamento involontario... Ma adesso non è notte, non sto dormendo cioè. Sono ben sveglio e ho proprio voglia di te..." gli disse Giuliano sospingendogli la testa verso il proprio pube.
Matteo socchiuse le labbra e se lo lasciò spingere in bocca. Si lasciò fottere per un po' in bocca, senza eccitarsi. Si lasciò girare, penetrare, lo lasciò venire dentro di sé, senza eccitarsi ancora. Non gli aveva dato fastidio, ma non gli aveva dato neppure piacere.
"Ah, Matteo, mi piaci." gli disse Giuliano rilassandosi.
Matteo lo sentì scivolare nel sonno, soddisfatto, appagato. E allora ripensò a Scott, a quel che aveva fatto con lui... e si eccitò subito. E ripensò alla parole di Giuliano: "È solo il desiderio che te lo fa rizzare... solo il desiderio... solo il desiderio..."
Il mattino seguente si alzò, preparò la colazione, salutò Giuliano che andava al lavoro e dette il cambio all'infermiere di notte.
Quando fu solo nella camera di Scott, si accostò al letto e guardò il giovane in viso.
"Sono qui, Scott... Siamo di nuovo soli,io e te. E io ti desidero sempre più, Scott! Sto bruciando d'amore per te... Se solo io sapessi che cosa devo fare... È più giusto che me ne vada? O che resti qui accanto a te e che faccia l'amore con te? Sono confuso, amato mio. Sono terribilmente confuso, lo sai? Se resto qui... finisco di sicuro per farlo di nuovo, lo so. Ma se me ne vado, mi sembra quasi di tradirti, amore! Che devo fare, Scott? Oh, se solo tu potessi rispondermi!" disse Matteo carezzandogli una guancia.
Scese a baciargli le labbra e vi passò lieve la punta della lingua, e lo carezzò sulle guance, e sul collo, e le sue mani scesero sul petto, indugiarono sui capezzoli e quando scese a suggerne uno, lo sentì quasi subito inturgidirsi.
Questa volta se ne accorse immediatamente, perché era proprio la reazione che desiderava, che sperava di ottenere. Continuò a suggergli i capezzoli mentre le sue mani scendevano a carezzargli il ventre, il pube e raggiungevano il membro che carezzarono, titillarono, palparono dolcemente. E le sue mani lo sentirono rassodarsi a poco a poco, lentamente ma inequivocabilmente.
Matteo, continuando a toccarlo con una mano sui capezzoli ancora duri e con l'altra sul membro sempre più sodo e grande, lo guardò sul volto, sempre sereno ed impassibile.
"Scott... Scott, tu stai provando qualcosa, lo stai sentendo... Ti piace? Devo continuare? Vuoi che faccia l'amore con te, Scott? Mi vuoi?" chiese incerto, accorato.
Poi, continuando a carezzarlo per tutto il corpo, indugiando con le mani nelle zone più erogene, scese con la bocca su quel membro non ancor pienamente eretto ma già sodo. Lo leccò su e giù, leccò ed impastò con le labbra e con la lingua i testicoli, tornò a leccare e stringere lieve fra le labbra l'asta, su e giù, poi si dedicò al glande, ora avvolgendolo con la lingua protesa, ora lappandolo, ora passandoci lieve solo la punta della lingua. E finalmente lo accolse tutto in bocca, e mentre le sue mani spaziavano sul bel corpo inerte, iniziò a succhiarlo muovendo il capo su e giù.
Sentì il membro di Scott farsi più duro, più forte, ergersi in tutta la sua potenza, massiccio e saldo nella sua bocca. Quel corpo esanime stava rispondendo alle amorose sollecitazioni di Matteo e questi ne era sempre più emozionato.
Continuò a succhiarlo a lungo, finché istintivamente passò con un dito sotto i testicoli, spingendolo fino a vellicare l'ano di Scott. Lo massaggiò, lo titillò, lo stuzzicò ed infine ne saggiò la resistenza con il polpastrello, spingendo delicatamente. Gli sembrò di percepire un fremito percorrere il membro nella sua bocca. Allora si insalivò il dito e riprovò. Lo sfintere cedette ed il dito affondò nelle calde carni del giovane corpo. Il membro fremette ancora, poi di nuovo, e palpitò ed una dolce, tiepida crema si versò nell'accogliente bocca di Matteo, che la bevve tutta avidamente... finché sentì il bel membro ritrarsi a poco a poco.
Allora si staccò da lui e lo contemplò. Si stupì quasi nel vedere quel corpo abbandonato, di nuovo esanime, il membro ancora lucido della sua saliva, ma già a riposo. Lo carezzò.
"Scott... amore... sei venuto in me, finalmente. Ma perché ancora non ti svegli? Mi hai sentito, evidentemente, e ti è piaciuto... Io sono riuscito a darti piacere, godimento... Vieni, Scott, torna in te, torna con noi... Io ti amo tanto e... forse mi manderai via, non importa, ma torna... Accetterò quello che deciderai, che mi dirai, ma torna... Oh, Scott, mio dolce amato... Vorrei tanto essere tuo... tutto tuo... Mi vorrai? O ti sarò indifferente? O mi odierai? Non m'importa, purché tu ritorni..." gli disse Matteo sentendosi come in una dimensione di sogno.
Più tardi lo lavò e lo massaggiò con la lozione, spiando una nuova risposta ai suoi toccamenti da quel corpo amato, ma non accadde nulla. Cambiò la boccia della fleboclisi nutritiva. Sedette accanto al letto e ricominciò a parlargli. Gli diceva del tempo, della stagione, delle piante, delle onde del mare... Gli raccontava i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie speranze ed i propri timori... Gli esprimeva i suoi sentimenti, il suo amore, il suo desiderio.
Passarono le ore e Matteo, instancabile, ora lo carezzava lieve, ora gli parlava, ora semplicemente gli teneva una mano fra le sue e gliela carezzava, standogli accanto in silenzio.
Tornò Giuliano, venne l'infermiere a dargli il cambio. Matteo non disse nulla dell'accaduto ma, a differenza del giorno precedente, si sentiva ora più sicuro di sé, più tranquillo.
Stavano guardando un film alla televisione, quando Matteo gli chiese: "Di' un po', Giuliano, e se Scott non tornasse mai più alla coscienza?"
"Dio, sarebbe orribile... non resisterei... Già mi pesano tutti questi mesi. Ormai è quasi un anno che è così..."
"Ma che faresti, tu?"
"Non lo so. Continuerei a farlo curare, certo..."
"Ma tu?"
"Io? Cioè?"
"La tua vita, voglio dire. Continueresti ad aspettarlo?"
"Non lo so... con te vicino, forse. Mi sto innamorando di nuovo di te, Matteo. Da quando ci sei tu mi sento meglio. Più vivo anch'io..."
"Vuoi dire che non ami più Scott?"
"Sì, lo amo, ma... lui non c'è, è assente. Tu invece sei qui, caldo, vivo, reale, desiderabile, dolce..."
"Ma se invece lui tornasse alla coscienza? Torneresti da lui, no?"
"Non so... ne sono sempre meno sicuro. Tu mi piaci molto... Sei davvero desiderabile, tu. Vieni di là, dai... facciamo l'amore..."
"Finiamo di vedere il film, ora."
"Ma che t'importa? Guarda qui, come sono eccitato."
"Giuliano! Può venire di qua l'infermiere! Copriti, dai!" lo rimproverò Matteo.
"Vieni di là, dai! Ieri notte ti sei lasciato prendere da me... ma questa notte devi prendermi tu... ti voglio in me, Matteo!"
"Aspetta, dai. No, dai, sta' fermo..."
"Vieni di là, allora."
"Non ne ho molta voglia, Giuliano, davvero..."
"Te la faccio venire io, mio bel maschio!"
"No, per favore... non mi forzare... non mi sento..."
Ma Giuliano lo prese per un braccio e lo portò in camera da letto. Lo spogliò, lo baciò, lo succhiò. E Matteo che nella giornata aveva trattenuto la propria eccitazione senza sfogarla, dopo poco reagì.
"Vedi che ti sta venendo la voglia, mio bel maschio? Mmhh, com'è bello duro, adesso. Ficcamelo dentro, dai!" lo incitò Giuliano offrendoglisi pieno di libidine.
Matteo lo prese e lo penetrò quasi con violenza.
"Oh, così, Matteo! Dai, fottimi, dai... spingi! Più forte..."
Matteo gli si scatenò dentro e dopo pochi colpi raggiunse un orgasmo fortissimo: "Tieni! Ecco, tieni! Godo... oohh... goodooo..." rantolò scaricandosi in lui.
"Sei già venuto?" chiese Giuliano un po' deluso.
"Sì, sono venuto." rispose Matteo sfilandosi da lui e lasciandosi andare sul letto.
"Io non ho fatto in tempo. Succhiamelo, dai, che ti voglio venire in bocca..." gli disse Giuliano presentandogli l'asta fremente alla bocca.
"Non ne ho voglia,stasera..." disse Matteo girando il capo in un rifiuto.
"Ma io ho voglia di venire!"
"Fatti una sega, per questa volta." rispose Matteo cercando di non suonare troppo duro e scostante, poi aggiunse, "Abbi pazienza, Giuliano, te l'ho detto che stasera proprio non mi va, non mi sento in vena..."
Ma Giuliano non demordeva. Sorridendogli lascivo gli disse: "Allora allarga le chiappe, che te lo metto in culo. Faccio tutto io, se tu non te la senti..."
Matteo lo guardò un po' contrariato, ma poi allargò le gambe e lasciò che Giuliano si sfogasse in lui, senza provare fastidio, senza provare piacere.