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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MILLE AMORI, UN AMORE CAPITOLO 11
LA POTENZA DELL'AMORE

"Ciao, amato mio! Eccoci di nuovo soli, io e tu. Non ne vedevo l'ora, sai? La televisione ha detto che oggi pioverà e infatti ci sono parecchie nuvole. Il mare è grigio. Ma noi stiamo bene, qui. Tu sei il mio sole, lo sai? Ti adoro... Ogni volta che ti guardo, che ti penso, provo un tuffo al cuore, piacevolissimo. Tu stai riempiendo la mia vita, le stai dando colore e sapore... Quanto durerà? Tu hai acceso il mio desiderio per te e ora questo sta risvegliando il tuo. È bello. Tu lo sai da quando ti amo... e per quanto tempo questo mio amore per te mi ha turbato. Ma ora mi sento tranquillo. Quando ti sveglierai e tornerai finalmente fra di noi... sarà quel che sarà.

"Ma oggi io farò l'amore con te. E domani, e dopodomani, finché ti sveglierai e deciderai se accettare il mio amore o mandarmi via da casa tua, cacciarmi. Farò l'amore con te, mio dolce Scott, perché sento che anche tu ne hai bisogno, almeno quanto me."

Matteo spostò il corpo di Scott sul letto, da un lato. Si tolse la vestaglia, si sfilò la canottiera e le mutande e si stese accanto al bel corpo nudo del ragazzo. Gli si addossò e, per la prima volta, lo strinse fra le sue braccia. Lo baciò a lungo sulle labbra, e gli fece sentire la propria erezione contro un fianco. Lo carezzò e scese a baciargli tutto il corpo.

"Ti amo, Scott... ti amo..." gli mormorava inebriato continuando a carezzarlo, leccarlo, baciarlo per tutto il corpo.

Poi gli divaricò le gambe, vi si accoccolò in mezzo e prese a leccargli i testicoli ed il membro soffice. E dopo pochi minuti lo sentì inturgidirsi lentamente. Allora scese a leccarlo nella piega fra le cosce ed i glutei, fino a giungere a sfiorargli l'ano nascosto. Il membro di Scott ora era ritto a perpendicolo sul suo pube. Matteo lo leccava dalla punta dell'asta dura, giù giù ai testicoli sodi, e sotto fino all'ano che raggiungeva a mala pena.

Allargò ancora un po' le gambe di Scott, sollevandone un po' le ginocchia ed il corpo del ragazzo si lasciò piegare senza resistere. In questo modo la lingua di Matteo poteva frugare meglio nella calda piega fra le piccole natiche sode e dedicarsi più liberamente a stuzzicare e lubrificare l'ano del ragazzo.

E finalmente Matteo sedette fra le gambe di Scott, infilando le proprie sotto quelle dell'altro, facendosele passare ai fianchi, ed avvicinò il proprio bacino a quello del ragazzo, avanzando col proprio palo teso e duro, parallelo al piano del letto, fino ad infilarlo nella piega del sedere di Scott ed a vellicarne l'ano con la punta.

"Scott, amore... ora entrerò in te... Ora farò l'amore con te, Scott... Tra poco una parte di me diventerà tua, parte di te... Il tuo bel culetto mi riceverà, Scott... E allora io diventerò tuo!"

Matteo avanzò e sentì Scott aprirsi alla sua pur lieve pressione, accoglierlo. Spinse con gentilezza, delicatamente, spostandosi in avanti lentamente con tutto il bacino e gli si immerse dentro.

Frattanto spiava il volto di Scott: era sempre sereno, gli occhi chiusi, impassibile. Ma il suo membro restava ritto. Matteo allora iniziò a scivolare lentamente avanti e dietro, dentro e fuori, con delicati ondeggiamenti del corpo sospeso sulle mani puntate indietro e sulle gambe premute ai fianchi di Scott, fra il suo corpo e le sue braccia. L'eccitazione di Matteo era tale che, nonostante la delicatezza dei suoi movimenti nell'altro, raggiunse l'orgasmo quasi subito. Eiaculò dentro il ragazzo con calma, con dolcezza.

Allora si chinò su Scott e lo baciò lieve sulle labbra. Quindi si sfilò da lui pian piano e scese a succhiargli il bel membro ancora ritto e duro.

Mentre lo succhiava con passione, tutta la sua attenzione focalizzata a cogliere i primi segni del godimento del ragazzo, non notò che le dita delle mani di Scott si piegavano leggermente, come ad annaspare, in lievissimi scatti tremuli, quasi corrispondenti ai dolci spasmi con cui il giovane si stava svuotando nella bocca di Matteo.

Quando anche Scott si fu svuotato, Matteo si stese parzialmente sovrapposto al corpo del ragazzo e lo abbracciò stringendolo dolcemente a sé.

"Vorrei abbracciarti forte forte, ma ho paura di farti male, amore. Ecco, quest'oggi abbiamo finalmente fatto l'amore, io e tu... è stato bellissimo, dolcissimo... Anche per te, spero. Faremo l'amore ogni giorno, quando saremo soli. Questa volta sono venuto subito, perché ero troppo eccitato. Ma le prossime volte ti darò più piacere, amore mio. Tutto il piacere di cui sono capace, tutto il piacere di cui puoi avere bisogno... Dio, quanto sei bello, Scott! Se solo tu potessi rispondermi... guardarmi... aprire quei tuoi occhi chiari chiari... sorridermi..."

Dopo un'oretta, scese dal letto.

"Adesso ti lavo, amore, e ti metto la lozione. Poi vado a prepararmi qualcosa da mangiare. Mi dispiace lasciarti solo, anche se per poco tempo... Forse potrei metterti un po' di musica, per tenerti compagnia... Mi diceva Giuliano che a te piace Mozart. Metterò su un disco per te, mentre non ci sono. Sì, ecco, con le porte aperte, così lo puoi sentire da qui..."

Quella sera Matteo fece l'amore con Giuliano, perché l'amico ne aveva bisogno e perché temeva, se si fosse rifiutato, che Giuliano si stancasse di lui e non lo volesse più in casa.

Il giorno dopo fece di nuovo l'amore con Scott, come il giorno prima. E, come aveva promesso, durò più a lungo.

Giuliano notò che Matteo aveva ritrovato una certa allegria e serenità.

"Eri strano, in questi ultimi giorni. Che avevi?"

"Niente. Forse solo un momento di stanchezza."

"Vuoi fare meno ore con Scott?"

"Oh, no, va bene così. Va tutto bene."

"Come fai ad avere tanta pazienza con lui?"

"Non mi pesa per nulla, anzi... Perché non gli vai un po' vicino a parlargli, a carezzarlo?"

"Ma via! A che serve? Sarebbe come farlo ad una statua."

"Ma è sempre il tuo Scott, no?"

"No."

"Come no?"

"No. Non è il mio Scott, quello. È un involucro vuoto. Lui non c'è più."

"Non ne sarei così sicuro, io..."

"Sei un sognatore, tu. Un inguaribile romantico."

"Romantico io? Ma se ho fatto per anni la puttana!"

"Beh... adorabile, però. Lo sai che mi piaci sempre più?"

"Ah."

"Come, tutto quello che hai da dire è: ah? Non sei contento che mi sto di nuovo innamorando di te?"

"E se anche io diventassi... un involucro vuoto come dici che è Scott?"

"Ehi, sarei proprio sfortunato! Ma tu sei tutt'altro che un involucro vuoto. Non mi ami?"

"Non lo so."

"Come non lo sai? Ma se hai traversato mari e monti per ritrovarmi!"

"Mi piaci, certo. Ti voglio anche bene. Ma..."

"Ma come, io mi sto di nuovo innamorando di te, e tu..."

"Sto bene con te, Giuliano, davvero..."

"Ma non sei più sicuro di amarmi?"

"No. Sei tu che m'hai fatto disamorare di te, ripetendomi per tante notti che io sono solo un sostituto di Scott."

"Ma è una storia passata. Sto cambiando idea..."

"Io no. Non sono un pacco postale, Giuliano, o una ruota di scorta."

"Sei arrabbiato con me perché ti dicevo che ero innamorato di Scott?"

"No, proprio per niente. Ti capivo... almeno credevo di capirti. Finché eri innamorato di Scott."

"Perché ora lo tradisco con te?"

"No. Cioè, non è il fatto fisico. Quello non è tradimento e lo posso capire. Ma disamorarti di lui... questo sì che è tradimento, Giuliano, secondo me."

"Che diritto hai tu di giudicarmi, Matteo? Proprio tu!"

"Nessuno. Infatti non ti giudico, io. Giudico quello che fai, non te."

"Tu... tu saresti diverso?"

"Non lo so. Forse... Lo spero, per lo meno."

"Preferiresti che io continuassi ad essere innamorato di Scott? Proprio non ti capisco, sai?"

"Ma lo sei mai stato, tu, innamorato di lui? O di me? O di altri?"

"Vuoi dire che io non sarei capace di amare?"

"Non lo so. Ma ho l'impressione che tu ami in base a quanto ricevi... Posso sbagliarmi, certo... ma questa è la mia impressione."

"E ti sembra strano? Sbagliato?"

"Secondo me amare davvero è qualcosa di diverso. Amare è donare senza chiedere nulla. Lo so che è difficile, e io non è che ci sia riuscito granché, finora. Ma spero di aver imparato qualcosa, di essere cambiato."

"L'ho detto io che sei un inguaribile romantico, tu, Matteo!" gli disse Giuliano a mo' di conclusione, sorridendo e scuotendo la testa.

Matteo continuò a fare l'amore con Scott, giorno dopo giorno, ed a parlargli, a fargli ascoltare musica, a leggergli il giornale, a lavarlo ed a massaggiarlo a lungo.

Quando veniva il week-end, Matteo sempre più spesso preferiva fermarsi a casa con Scott, così Giuliano prese di nuovo ad uscire con i colleghi o gli amici. Giuliano e Matteo non facevano più l'amore tutti i giorni, ormai. E Giuliano ricominciò a cercare, di tanto in tanto, una marchetta al King's Arms, ma non le portava in casa ora che c'era anche Matteo.

Matteo ormai faceva l'amore con Scott, di nascosto, da quasi un mese. Aveva anche notato il lieve movimento delle dita, durante gli orgasmi di Scott, e questo aveva aumentato le sue speranze. Ma anche di questo non ne aveva mai parlato con nessuno. Matteo aveva cominciato a mettere la musica anche mentre faceva l'amore con Scott, tenendo le porte aperte perché la si sentisse anche dalla camera da letto. In un primo momento aveva pensato di spostare l'impianto stereo nella camera di Scott, ma poi aveva rinunciato perché era troppo complicato.

Una mattina verso le dieci, stava facendo l'amore con Scott, infilato in lui nella solita posizione, con la consueta tenerezza e passione, gli LP nello stereo col cambiadischi, quando Giuliano tornò a casa.

Al lavoro infatti gli avevano detto che sarebbe dovuto andare a Sidney per tre giornate, e che sarebbe dovuto partire nel pomeriggio, quindi era tornato subito a casa per farsi la valigia.

Matteo non lo sentì entrare. Giuliano sentì la musica ad alto volume e, stupito, andò in soggiorno. Vuoto. Le sue scarpe con la suola di para non facevano rumore, perciò Matteo non lo sentì arrivare in camera se non quando udì la voce di Giuliano.

"Matteo! Che cazzo stai facendo!" gridò il giovanotto esterrefatto.

Matteo si sentì gelare e si immobilizzò. Girò il capo impallidendo. Giuliano aveva un'espressione furibonda, terribile.

"Brutto porco schifoso! Brutta puttana di merda! Approfittare così di... Mi fai schifo, schifo! Scendi subito di lì!" urlò tremando.

Matteo si staccò lentamente da Scott e scese dal letto, prese la vestaglia e se l'infilò.

"Giuliano, lascia che..."

"Zitto! Sta' zitto, porco! Prendi subito le tue cose e vattene da questa casa! Via! Non voglio più vederti, non voglio più sentir parlare di te, verme schifoso!"

"Giuliano, io..."

"Zitto! Vai via, via di qui! Lurido schifoso! Vai via di qui!" gridò tremando tutto, rosso in volto, paonazzo.

Matteo raccolse la sua canottiera e le sue mutande, infilò le pantofole e, nel silenzio che seguì agli improperi di Giuliano fece per uscire.

"No..." disse una voce fioca ma chiara: quella di Scott.

Tutti e due si girarono a guardarlo. Era ancora immobile sul letto, ma i suoi occhi erano aperti.

"No... Matteo resta..." mormorò Scott con voce impastata.

I due lo guardavano attoniti.

"Matteo è... il mio... amante." aggiunse Scott con voce stentata ma chiara.

"Tu... tu sei... tu..." balbettò Giuliano confuso. Poi si girò verso Matteo: "Perché non m'hai detto... Lui ha ripreso coscienza... quando?"

Matteo lo guardò attonito, poi guardò Scott, i cui occhi chiari lo guardavano. Allora gli si avvicinò.

"Scott... oh, Scott... i tuoi occhi... la tua voce... Scott!"

"Matteo..." mormorò Scott, "resta qui... ti voglio..."

"Ma io..."

"Ti amo, Matteo..."

"Oh, dio, dio mio!" singhiozzò Matteo e si chinò a baciare delicatamente Scott sulle labbra ed il ragazzo, con levità, rispose al bacio.

Giuliano, sulla porta, era immobile come una statua di sale.

"Matteo..." iniziò.

Questi si girò a guardarlo con occhi luminosi: "Guarirà, guarirà in fretta, ormai! Vai a telefonare al medico, chiamalo, muoviti! Vai!" gli disse e tornò a carezzare Scott con infinito amore.

"Resta con me... Matteo..." mormorò Scott.

"Sì, amore mio, finché vorrai."

Giuliano tornò. Matteo aveva ricoperto il corpo di Scott con il lenzuolo.

"Viene subito... io devo andare, purtroppo... il lavoro... mancherò per tre giorni... Ma da quando..."

"Ne parleremo al tuo ritorno, Giuliano. Vai, ora." gli rispose Matteo.

Giuliano, ancora attonito, uscì ed andò a prepararsi la valigia.

"Tu... mi... ami... Matteo..." affermò Scott.

"Io? Sì, da morire. E tu?"

"Io... ti... amo."

"Grazie... grazie Scott. Ma ora non parlare, non sforzarti... guarirai in fretta, ora, vero?"

"Con te... sì..." rispose Scott abbozzando un debole sorriso.

Giuliano si affacciò alla porta: "Matteo... io devo andare... Io... scusami per prima, ma... io non sapevo... Io credevo che..."

"Vai. Ti capisco, ne parleremo. Ora vai."

"Telefonerò..."

"Sì, certo."

"Scusami, Matteo..." ripeté confuso Giuliano ed uscì.

Matteo notò con una certa sorpresa che Giuliano non aveva salutato Scott, non gli aveva rivolto la parola. Poi pensò che stava per arrivare il medico ed andò a rivestirsi. Spense la musica, tornò accanto a Scott. Aveva gli occhi chiusi. Preoccupato, lo chiamò sottovoce. Il ragazzo riaprì gli occhi, gli accennò un sorriso e li richiuse.

Matteo si sentiva spossato per la violenza delle emozioni attraverso cui era passato nel giro di pochi minuti. Ma era felice.

Arrivò il medico. Visitò accuratamente Scott sotto lo sguardo attento di Matteo.

Alla fine disse: "Bene. È uscito finalmente dal coma. Ora dovrà gradualmente riabituarsi alle normali funzioni: mangiare, usare i muscoli, andare di corpo... Venga di là, le spiegherò tutto quello che deve fare, la dieta, gli esercizi fisici... Tornerò domani e se necessario le darò nuovi consigli."

"Sarà lunga, la convalescenza?"

"Sì, ma andrà sempre meglio. È un ragazzo sano, il signor Harris. Dieta giusta, ginnastica graduale, massaggi: è tutto. Dormirà molto, specialmente i primi tempi."

"Non c'è pericolo che... che torni indietro, no?"

"No, assolutamente. Ma vorrei tanto capire che cosa l'ha fatto uscire dal coma. Mah, la medicina ne sa ancora così poco, riguardo ai meccanismi cerebrali..."

Matteo, uscito il medico, tornò accanto a Scott. Pareva assopito. Gli prese lieve una mano fra le sue, in silenzio. Scott mosse appena le dita.

"Parlami..." mormorò.

"Oh, Scott... che vuoi che ti dica... tu sei tornato, finalmente. Adesso devi riprenderti a poco a poco da questa lunga immobilità. Sei debole, ma tornerai forte. Io ti aiuterò, finché mi vorrai accanto a te. Mi sono sentito morire prima, quando è arrivato Giuliano. Poi tu... hai parlato. E sai il mio nome! Come fai a sapere il mio nome? No, non rispondermi ora, non devi sforzarti. Me lo dirai poi, vero?"

"Sì..."

"Ecco. Tanto avremo tempo. Io... io ti resterò vicino giorno e notte, ormai. Non ti abbandonerò neppure per un momento. Anzi, sai che farò? Farò venire gli infermieri di giorno, perché mi aiutino a cambiarti, a farti scendere e salire da letto... perché ti stiano vicino mentre preparo da mangiare anche per te. E la notte io dormirò qui con te. Va bene?"

"Sì..."

"Staremo un po' stretti, forse. A meno che... vuoi che faccia mettere qui un letto matrimoniale?"

"Sì..."

"Bene. Adesso riposa, amore mio. Il medico dice che specialmente questi primi giorni, dormirai molto. Riposa, ora. Io resto qui accanto a te."

Matteo poi telefonò ai due infermieri e spostò il loro orario di giorno, il primo dalle 8 alle 14, e il secondo dalle 16 alle 22. Appena informata, venne la famiglia di Scott a trovarlo e questi presentò loro Matteo dicendo semplicemente: "Il mio amante, Matteo."

Poi tornò Giuliano. Allora Scott volle parlargli.

"Giuliano... io ero furioso con te, all'inizio. Dopo l'incidente, sono tornato alla coscienza molto presto. Ero già in ospedale. Sentivo tutto, capivo tutto... ma non riuscivo più a comunicare col mio corpo e perciò neppure con gli altri.

"È stato terribile, ma a poco a poco mi sono calmato, mi sono arreso. Tu, Giuliano, avresti potuto aiutarmi a venir fuori, a ritrovare il modo di comunicare. Avevo sete di una tua carezza, di un tuo bacio. Tu, il mio amante, a cui mi sentivo unito in una cosa sola... e invece nulla. Non una parola, non un gesto per me. Parlavi di me come di un estraneo, come di un oggetto. E allora mi sono ritirato ancora di più in me stesso. No, non volontariamente...

"Ma mi son sentito abbandonato. Una macchina da tenere in funzione, non più un essere umano da amare. No. Tu non amavi me, Giuliano. Tu amavi la macchina perfetta che ero stato prima, non me, altrimenti mi avresti amato anche in quelle condizioni. Tu aspettavi che io tornassi a funzionare. Ma non facevi nulla.

"All'inizio ero furioso con te, sì... ma poi mi sono rassegnato. Quello era il tuo limite, Giuliano. No, lasciami parlare, ora. Non ho molte energie...

"Tu non eri capace di amarmi nella buona e nella cattiva sorte, Giuliano, ma solo nella buona. Così ho cominciato ad aspettare di morire, ma la morte non veniva. Mani estranee mi muovevano, aghi mi nutrivano, mani estranee mi lavavano. Mai le tue, Giuliano.

"Poi è arrivato Matteo. In un primo momento l'ho preso per l'ennesimo infermiere. Ma lui era diverso da tutti gli altri, perché lui mi parlava. Parlava a me, con me, anche se io non potevo rispondere. Sì, Matteo, ho ascoltato tutto quello che m'hai detto, tutto, dalla prima all'ultima parola.

"Mi parlava con l'anima, Matteo, e parlava alla mia anima. E le sue mani mi lavavano con amore. Così ho cominciato ad aspettarlo. E ho cominciato ad aspettare che vincesse il proprio ritegno, la propria ritrosia. E finalmente ha cominciato a carezzarmi, a baciarmi. Ogni volta era un piccolo passo che mi facevi fare, Matteo, per ritrovare il mio corpo, per ristabilire i collegamenti. E quando finalmente hai cominciato a fare l'amore con me, Matteo, l'emozione che ho provato è stata così forte che i collegamenti hanno ricominciato a funzionare, molto gradualmente.

"Le sensazioni che mi facevi provare, Matteo, erano così intense che risaldavano i fili... Mi sentivo rinascere, riaffiorare. Quando tu m'imploravi di svegliarmi, come dicevi tu, di ritornare con voi, io ci volevo riuscire, per te. Ma era lunga, dura. Difficile. Ci stavo riuscendo, comunque, a poco a poco, come anche tu hai potuto intuire, vedere...

"Poi Giuliano ci ha sorpresi a fare l'amore. Sì, ci ha sorpresi, me e te, perché io lo stavo facendo con te, anche se non riuscivo a dimostrartelo. E ti voleva mandare via. E tu stavi per andare, ma io non potevo perdere anche te, Matteo. La paura, la disperazione, il terrore hanno scatenato in me una tempesta e finalmente sono riuscito a riprendere il controllo di questo mio corpo... e a dire di no.

"In un certo senso, Giuliano, senza volerlo, senza saperlo, tu hai accelerato un processo che comunque era in corso. Perciò... non sono più arrabbiato con te. Ma fra noi due tutto è finito, perché tu l'hai fatto finire, Giuliano.

"Io sono innamorato di Matteo, ormai, per tutto l'amore che m'ha dato anche senza speranza. E gli appartengo, perché è lui che m'ha riportato qui..."

"Scott, io... io ti ho amato..." disse abbattuto Giuliano.

"Sì, è possibile..." rispose stancamente Scott ma strinse appena la mano che Matteo gli teneva.

"Io ero spaventato dal tuo stato, ero spaventato..."

"Sì, purtroppo." annuì Scott.

"Sono felice che tu sia tornato fra noi..."

"Ti credo. Ma io ci sono sempre stato..."

"Ma io non lo sapevo!" protestò accorato Giuliano.

"Nemmeno Matteo poteva saperlo. Ma in qualche misterioso modo l'ha capito." disse Scott.

"Mi dispiace, Scott, credimi... Non mi giudicare male..."

"No, non ti giudico. Possiamo restare amici, se vuoi... Ma il mio amante ora è Matteo. Per sempre..." disse Scott dolce, poi aggiunse, "Ma adesso mi sento stanco. Voglio dormire..."

Quando Scott si fu addormentato, Matteo raggiunse Giuliano in soggiorno.

"Dorme." disse semplicemente, sedendoglisi accanto.

"Ho perso lui, ho perso te..." mormorò Giuliano.

"Lui, l'hai lasciato, non l'hai perso. Me... mi sono innamorato di lui, ti ho lasciato io. Ma questo è successo soprattutto perché ho sentito che per te lui ormai era un estraneo. Se tu lo avessi amato... io non sarei neppure qui, ora."

"Sì, lo capisco. Hai ragione, credo. E tu, più d'una volta hai cercato di farmelo capire, devo ammetterlo. È stato fortunato a trovare te, comunque."

"Di più io a trovare lui..." ribatté dolce Matteo.

"Mi cercherò un'altra casa. In città, credo."

"Ma... resteremo amici?"

"Se mi vorrete."

"Scott dice di sì."

"E tu?"

"Io pure. Dopo tutto devo a te se ho incontrato Scott."

Pochi giorni dopo Giuliano si trasferì in città.

Scott, lentamente, stava riprendendosi. Il suo stomaco si stava riabituando a ricevere il cibo e a digerirlo. I suoi muscoli stavano tornando gradualmente in forma. Ogni giorno prendeva un po' di sole e la sua pelle pallida stava riprendendo il suo sano colore dorato.

Matteo aveva fatto mettere il letto matrimoniale nella camera di Scott e dormiva con lui ed ogni notte facevano l'amore. Quando Scott si sentì un po' più forte, cominciò a prendere l'iniziativa, a ricambiare le attenzioni sessuali di Matteo, finché finalmente anche lui poté penetrare il suo nuovo amante.

"Sai, Matteo, mi faceva tanta tenerezza tutto il tuo timore che le tue attenzioni sessuali potessero infastidirmi, irritarmi... dentro di me io ti gridavo: amami! prendimi! E quando hai cominciato ad arrenderti al tuo desiderio, io ero felice. Ti conoscevo, ormai. Conoscevo il timbro della tua voce. Conoscevo i tuoi pensieri, le tue fantasie, i tuoi ideali, i tuoi desideri. Conoscevo la tua bocca sul mio corpo, poi anche il tuo membro sodo in me... ma non ancora il tuo aspetto. E finalmente, quel giorno... ti ho visto!"

"Sei rimasto deluso?"

"No... All'inizio non riuscivo a metterti a fuoco ed ero arrabbiato con me stesso. Poi ho visto i tuoi occhi... poi il tuo sorriso... Poi finalmente sono riuscito a mettere a fuoco il tuo volto... E ti ho trovato bellissimo! Poi finalmente anche il tuo corpo nudo, e questo tuo bell'arnese che avevo già gustato tante volte dentro di me. Ti trovo bellissimo, Matteo."

"Perché mi ami."

"Perché sei bellissimo. Perché, come mi hai detto tu proprio all'inizio, in un bel corpo ci deve essere un'anima bella. E quello che rende bellissimo il tuo bellissimo corpo, è la tua anima bella!"

"E ti piace fare l'amore con me?"

"Da matti, specialmente ora che posso ricambiare a pieno. Sei l'essere più sensuale che potessi sognare. Sensuale e sexy. Voglio essere tuo per sempre, Matteo."

"E io tuo!"

Si baciarono, si carezzarono assaporando la dolce sensazione del risveglio del desiderio dell'altro.

"Sei tutto bello, Matteo. Specialmente quando sei eccitato per me."

"Ti piace anche il mio culetto, amore?"

"Sì, certo."

"Prendilo, allora. Devi pareggiare tutte le volte in cui io l'ho preso a te."

"Con piacere, amore mio! Ma non dimenticarti del mio, ora..."

"No, mai. Non potrei."

"Sai, mi è piaciuto molto, la prima volta in cui m'hai penetrato, che non m'hai detto che io ero tuo ma che tu, entrandomi dentro, diventavi mio!"

"È vero, è così che lo sentivo, che lo sento... Quando ci si ama non c'è più differenza fra prendere e dare... È una fusione... è il momento magico in cui non c'è più differenza fra il tuo corpo e il mio."

"Sì. Hai un modo molto bello di vedere la sessualità e l'amore. Quand'ero incosciente e ti ascoltavo, godevo di quello che mi dicevi. Mai nessuno m'ha aperto la sua anima come hai fatto tu."

"Credevo che tu non mi sentissi, e poi non sapevo ancora che capisci l'italiano così bene... se no credo che non avrei avuto il coraggio di dirti tutto quello che t'ho detto."

"Sì, capisco. Eppure il tuo subconscio sapeva che invece forse ti stavo ascoltando. E comunque sono contento di conoscerti così intimamente, ora. È una grazia che è data a pochi."

"E tu? Quando mi parlerai di te?"

"Poco per volta. Anch'io vorrei sapermi aprire a te nello stesso modo. Anch'io vorrei che tu potessi conoscere me così a fondo. Voglio essere completamente trasparente con te. Un vero libro aperto..."

"E io ti sfoglierò a poco a poco, allora, amore mio. Ma adesso prendimi, entra in me, ti prego. Sto morendo dal desiderio di unirmi a te. Scrivi poesie d'amore con la tua penna turgida e forte, verso dopo verso, dentro di me. E che sia una poesia lunga, amore..."

"Vieni, allora..."

I due amanti si unirono, donandosi l'uno all'altro senza riserve, scrivendo lunghi canti d'amore e firmandoli con l'esplosione del loro reciproco piacere, mentre il rumore dei flutti che lambivano lievi la spiaggia faceva da accompagnamento e contrappunto al loro incondizionato amore.


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