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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CRONACHE DI UN DESTINO di Andrej Koymasky © 2008
scritto l'1 novembre 1993
PARTE PRIMA
1960 - 6 giugno

1960 - 6 giugno

A Vincenzo De Penne, orefice, ed alla moglie Santa, casalinga, è nato il terzo figlio a cui è stato posto il nome Giampaolo.

Il piccolo è stato battezzato nella Collegiata dei Santi Pietro e Paolo dall'Arciprete.

Lena, la sorellina di cinque anni, era delusa: sperava in una sorellina. Il fratellino Gianfranco, di tre anni, invece era contento, forse più per dispetto verso la sorellina che per altro.

Nella villetta dei De Penne venne preparata la terza camera, anche se il neonato era ancora tenuto in culla, nella camera dei genitori. Era un bebè tranquillo, pacifico, sempre sorridente. A differenza dei fratellini, non faceva capricci e la notte lasciava dormire i genitori. Diventò perciò presto il loro prediletto.


1962 - 5 marzo

Nel casolare dei Minni venne alla luce Damiano, quinto figlio e terzo maschio.

Il commento del padre fu: "Una bocca in più da sfamare." e si andò ad ubriacare con i compagni in osteria.

La madre affidò il piccolo alla figlia maggiore, di undici anni, perché lei andava a lavorare a servizio e non era quasi mai in casa.


1963 - settembre

Giampaolo venne portato all'asilo delle suore Orsoline. Era un ragazzino vivace ed intelligente, obbediente e sorridente. Le suore non facevano che lodarlo e portarlo ad esempio agli altri bambini. Nello stesso asilo c'era anche il fratello Gianfranco, ma con i "grandi". Lena andava già alle elementari.


1973 - dicembre

Sono passati gli anni. Dopo Damiano in casa Minni sono nati altri tre figli. Il padre guadagnava qualcosa facendo lavori saltuari, ma solo quando i soldi in casa non bastavano per arrivare alla fine del mese. A volte lui e Saro, il fratello minore, per arrotondare andavano a rubare. Saro aveva cinque figli e la moglie faceva le pulizie in municipio.

Damiano aveva cominciato le elementari ed era molto bravo. Gli piaceva molto studiare. Ma spesso doveva andare a lavorare a giornata nei campi, coi fratelli e le sorelle, per portare un po' di soldi in casa. Allora Damiano studiava di notte seduto nella guardaroba dietro la cucina, perché nella camera dei maschi erano in cinque e c'era troppa confusione.


Anche Giampaolo andava a scuola. Faceva le medie ed era bravo. A casa poteva studiare tranquillo nella sua luminosa cameretta poi, finiti i compiti, andava a giocare con gli amici ed i compagni. La sua compagnia era ambita: era un ragazzino fine ed elegante, spiritoso e buono, deciso e dolce. Era un amore di ragazzo!


1974 - settembre

Anche Damiano si è iscritto alle medie. I professori erano contenti di quel ragazzino determinato e pieno di volontà, anche se vestito male, con più toppe che vestiti. Apprezzavano il suo impegno e la sua intelligenza. Erano solo un po' preoccupati per il suo carattere chiuso. Damiano sorrideva molto di rado. Non aveva amici.


Giampaolo entrò in quarta ginnasio. Parecchi dei compagni erano nuovi. Uno lo colpì in modo particolare: si chiamava Sergio, era un ragazzo forte, spigliato, estroverso. Era il figlio del vice-direttore della banca locale. Sergio era un leader naturale e presto si affermò come il centro, il capo della classe.

Fra Sergio e Giampaolo nacque subito un forte sentimento di amicizia. I due cominciarono a studiare assieme, ora a casa dell'uno ora a casa dell'altro. Vivevano agli estremi opposti della piccola cittadina, ma in bicicletta ci voleva poco, per l'uno o per l'altro, andare a casa dell'amico.

I due ragazzini, oltre a studiare assieme, svilupparono interessi comuni, in particolare il modellismo. Non quello ferroviario o militare: preferivano costruire diorami, casette, paesini, scene naturali. E presto diventarono molto bravi.


1974 - novembre

Damiano in casa era preso in giro perché passava tutto il suo poco tempo libero sui libri. Chiese alla madre se poteva portare il suo materasso nello stanzino del guardaroba dietro alla cucina, per stare più tranquillo.

"Ma sì, tanto tu stai sempre rintanato lì dentro! Ma di giorno arrotola il materasso: io ci devo lavorare in quella stanza, con tutto quello che c'è da rammendare!" risponde la donna.

I fratelli erano contenti, perché così nella loro camera c'era più spazio per loro.

Cosimo lo prendeva in giro: "Il nostro fratello capoccione vuole diventare maestro! Si crede superiore a noi, il signorino!"

Ma Luca, il più grande, come sempre lo difendeva: "Lascialo stare, tu! Lui ha testa, lui è diverso da noi. Magari diventa davvero un maestro, lui, che ne sai?"


Giampaolo stava giocando in camera sua con Sergio. D'improvviso nella sua testa sorse un pensiero, una costatazione: "Dio, quant'è bello Sergio!" e ne ammirò il corpo fasciato nei jeans. E subito dopo un secondo pensiero gli balenò nel cervello: "Mi piacerebbe toccarlo..." e immaginando di farlo, si eccitò.

Questo lo turbò profondamente. Sapeva bene che un maschio dovrebbe eccitarsi per una femmina, non per un altro maschio. Lo sanno tutti! A lui invece, per la prima volta che gli veniva duro non era per una ragazza ma per il suo amico.

Giampaolo sapeva anche che ci sono i "ricchioni" che gli piace farlo coi maschi, ed era proprio questo a turbarlo. "Dio mio! Ma allora io sono un ricchione! Se se ne accorge Sergio, non mi vuole più per amico... e gli altri, peggio pure!"

I "ricchioni" sono presi in giro da tutti. Sono effeminati, deboli, mezze femmine...

Andò al gabinetto e si guardò allo specchio: eppure lui non aveva l'aspetto effeminato... ma forse sarebbe cominciato a diventarlo adesso... e gli altri avrebbero capito tutto... e sarebbe stato deriso, isolato, evitato... Doveva reagire. Non poteva permettere che accadesse una cosa del genere. Doveva fare in modo che nessuno potesse guardarlo e pensare che non era maschio abbastanza!


1974 - dicembre

Damiano venne mandato dal padre a lavorare nell'officina meccanica di Marco, il cugino di Saro da parte della moglie. Vi lavorava solo mezza giornata, così poteva continuare a frequentare la scuola.

Per studiare, la notte faceva sempre più tardi e così era sempre più stanco. Per fortuna stavano per arrivare le vacanze di Natale, almeno avrebbe avuto più tempo per studiare e per riposarsi.

Il suo rendimento a scuola non diminuiva e Damiano ne era fiero, ma gli costava molta fatica. Quando poteva finalmente srotolare il suo materasso e mettersi a dormire, dopo che aveva finito i compiti, il sonno lo coglieva subito, pesante e profondo.


Giampaolo era sempre più turbato. S'atteggiava sempre più a maschio, arrivò a fare a pugni con un compagno di classe per un motivo futile. Si fece tagliare i capelli corti, a spazzola. Vestiva quasi da bullo.

Ma l'attrazione che provava per Sergio era sempre più forte ed ormai il suo compagno popolava i suoi sogni erotici.

Cominciò a rallentare i suoi incontri con l'amico, ad evitarlo quasi. E si mise a fare il filo alle compagne. Ma tutto sembrava inutile. Inoltre, più lui cercava di evitare Sergio, più questi sembrava cercarlo...

L'ora di ginnastica per Giampaolo era una vera sofferenza, una tortura. Non riusciva a togliere gli occhi di dosso dal corpo dell'amico. Alle docce evitava di trovarglisi vicino...

Quando Sergio, una volta, gli andò a chiedere lo shampoo, lui gli rispose secco: "Compratelo! Cos'è, non ha abbastanza soldi tuo padre?"

Lo sguardo, dapprima sorpreso, poi offeso dell'amico lo ferì profondamente, ma sapeva che non poteva agire in un altro modo, e ci stava male.


1975 - febbraio

Damiano a scuola andava bene, ma per non trovarsi indietro studiava anche mentre i compagni facevano intervallo. La professoressa di italiano si accorse della cosa e andò a parlare col ragazzo. Venne così a sapere del suo ritmo di vita e si impietosì.

Mandò a chiamare i genitori di Damiano e disse loro che dovevano smettere di mandare a lavorare Damiano, prima di tutto perché non aveva ancora l'età legale per fare un lavoro, e poi perché in quel modo lo stavano portando all'esaurimento.

Quando i genitori tornarono a casa, prima il padre, poi anche la madre, lo riempirono di botte perché era andato a lamentarsi con la professoressa.

"Ci hai svergognati davanti a tutti, mascalzone!"

Damiano capì che non poteva fidarsi di nessuno. Doveva imparare a stare zitto.


Giampaolo ormai non invitava più Sergio a casa sua e con una serie di scuse non accettava gli inviti dell'amico. Questi capì che c'è qualcosa che non andava e cercò di parlargli.

"Che c'è, Giampaolo, non siamo più amici?"

"Ma no, che c'entra..." protestò debolmente Giampaolo, terribilmente combattuto. Non avrebbe voluto perdere l'amicizia di Sergio, ma aveva paura dei propri sentimenti verso l'amico.

Alla fine decise di chiedere consiglio al confessore. Il prete gli disse che faceva bene a resistere, e gli diede una serie di consigli pratici, di norme da seguire per non cadere in tentazione: pregare molto, fare spesso la comunione, fare bagni freddi, non toccarsi le parti intime, evitare di trovarsi solo con l'amico...

Giampaolo ogni mattina, prima della scuola, si mise ad andare alla messa delle 7,30 e fare la comunione. La madre era contenta, il padre sorrise per questa crisi mistica ma non disse niente.


1975 - marzo - giugno

Damiano, mentendo, aveva detto alla professoressa che non andava più a lavorare. Ma per questo non poteva più studiare durante gli intervalli, perciò andava a dormire ancora più tardi, ed ormai non dormiva che quattro ore per notte. Era pallido, stanco, ma teneva duro.

Cominciò a rendere un po' meno al lavoro ed anche a scuola. Ma non voleva assolutamente mollare. Quando tornava a casa dall'officina era stanco fisicamente, ma la testa era pronta e sveglia. Si lavava a fondo, veloce, nella tinozza, poi cenava con la famiglia e, mentre gli uomini uscivano per andare all'osteria, le donne facevano i lavori di casa, e i piccoli erano messi a letto, lui si chiudeva nello stanzino del guardaroba a studiare.

Damiano era il più taciturno della famiglia. Non aveva voglia di chiacchierare, la sua testa era tutta concentrata nello studio.


Giampaolo a scuola andava meno bene del solito, ma era comunque sulla sufficienza. La sua testa era piena del suo inconfessabile problema. Pensava sempre a Sergio, al suo corpo, al desiderio di farci l'amore.

Riuscì a non stare solo con il suo amico, Riuscì a non masturbarsi, ma mentre faceva i suoi bagni freddi, mentre pregava, mentre stava a messa, mentre andava a fare la comunione, non faceva che pensare a Sergio...

Viveva in uno stato di continua tensione. Sergio una volta, in classe, gli mise una mano sul braccio e Giampaolo si sentì sciogliere, ed ebbe un'erezione fortissima tanto che, con aria indifferente, dovette mettersi la giacchetta in grembo per nasconderla.

Aveva deciso allora di chiedere alla madre di comprargli le mutandine di una misura più piccola per tenerselo più fermo, in modo di rendere meno visibili le sue improvvise ed imperiose erezioni.

E si mise a fare il filo alle compagne anche più di prima.


1975 - luglio - agosto

Giampaolo era stato promosso con la media del 6,8. Sergio con quella del 7,6. La fine della scuola fu un sollievo per Giampaolo. Ormai arrivavano le vacanze. Lui sarebbe andato a Taormina con la famiglia. Sergio invece sarebbe andato a Capri con la sua. Quando l'amico gli chiese di scambiarsi gli indirizzi per scriversi durante le vacanze, Giampaolo accettò subito: così a distanza non correva pericoli e nello stesso tempo non doveva rompere con Sergio.

Si scrissero spesso. Giampaolo a Taormina conobbe una ragazzina spigliata e simpatica e fecero amicizia. E l'amicizia si tinse di rosa. E un pomeriggio Giampaolo la baciò... alla ragazzina piacque, a lui fece uno strano effetto, non proprio spiacevole, ma... ma non si eccitò affatto.

Due giorni dopo si baciarono di nuovo e questa volta Giampaolo pensò a Sergio, e immaginando che si stessero baciando loro due, si eccitò immediatamente. Spaventato, si staccò dalla ragazzina bruscamente.

Questa, stupita, gli disse: "Ehi, che c'è Giampi? Credevo che ti piacesse, come a tutti i ragazzi normali..."


Damiano era stato stato promosso con la media del 6,1 grazie all'aiuto del professore di matematica. Ora doveva lavorare in officina mattina e pomeriggio. Ma la sera continuava a studiare, a ripassare, a fare i compiti delle vacanze. Studiava soprattutto matematica, perché sapeva che il sei gli era stato regalato.

Una notte, stava studiando, arrivò il padre in pigiama.

"Damià, che fai, ancora studi a papà?"

"Sì, ma fra poco dormo."

"Eh, io non riescivo a dormire, co' 'sto caldo. Tira giù il materasso, va'!"

"Subito." rispose Damiano e andò a svolgere il materasso.

Ma voleva finire a leggere il capitolo e tornò ai suoi libri. Il padre sedette sul materasso.

"Damià, vieni qua da papà tuo..."

"Un attimo, papà."

"No... vieni subito. Voglio che ti metti a dormire, adesso. Vieni qua, t'ho detto!"

Damiano, rassegnato, chiuse il libro e andò accanto al materasso. Si tolse la maglietta, poi i calzoni.

"Stenditi, Damià..." gli disse il padre.

Mentre il ragazzo si stendeva, il padre gli abbassò le mutandine.

"Ma che fai, papà!"

"Stai zitto! Ah, che bel culetto tieni..."

"No, papà, che fai..."

"Vieni qua... ti stai facendo bello... fai contento a papà..."

"No... no dai... non voglio...'

"Sta' zitto, sta' zitto!" gli intimò l'uomo tenendolo fermo sul materasso e frugandogli nel culetto con un dito inquisitore.

Nonostante il ragazzino si divincolasse, il padre lo immobilizzò facilmente, gli insalivò il forellino, gli pesò sopra con tutto il corpo e lo penetrò, chiudendogli la bocca con le mani forti e grandi, perché non potesse gridare. Poi cominciò a fottere con forza e determinazione il figlio.

Damiano, vista inutile ogni resistenza, cessò di lottare e si abbandonò, si arrese a quell'assalto e solo le sue lacrime sul materasso tradivano quello che provava: dolore, rassegnazione, umiliazione, vergogna. Il dolore fisico era forte, ma gli pareva nulla rispetto al dolore che provava nel cuore, nel cervello.

Il padre si scaricò in lui. Poi si tolse, gli diede una pacca sul sedere: "Bravo Damià... hai fatto contento a papà tuo... Bravo."

L'uomo si rimise a posto il membro nell'apertura del pigiama e tornò al piano di sopra, a stendersi accanto alla moglie, nella sua stanza.

Damiano restò alcuni minuti immobile, come l'aveva lasciato il padre. Poi si infilò le mutandine, spense la luce e si gettò di nuovo sul materasso.

I giorni seguenti era tutto normale, come se niente fosse accaduto. Ma ogni quattro o cinque notti il padre tornava, in piena notte, da Damiano, accendeva la luce, lo svegliava, lo faceva mettere in posizione e lo penetrava. Senza dire una sola parola.

Damiano aveva provato un paio di volte ad opporsi, ma il padre l'aveva forzato. Aveva vinto la sua resistenza, l'aveva sottomesso e ci aveva provato anche più gusto del solito a penetrarlo.


1975 - settembre

Ripreserno le scuole. Damiano entrò in seconda media, più schivo e taciturno che mai. Studiare gli piaceva. Gli faceva dimenticare le violenze sessuali del padre, la fatica dell'officina, tutte le brutture della sua giovane vita.

Le visite notturne del padre erano una specie di parentesi che cercava di dimenticare. S'era accorto che ogni volta che il padre si faceva vivo la notte, durante la cena lo guardava in un modo diverso, con una luce diversa negli occhi, quindi sapeva quando poteva dormire tranquillo o quando doveva aspettarsi una visita. In questo caso gli conveniva aspettarlo stando sveglio, perché almeno, quando il padre aveva finito, lui si addormentava subito. Se invece era il padre a svegliarlo per fotterlo, dopo non riusciva a prendere sonno per un bel pezzo, così la mattina si alzava sentendosi stanchissimo.

Il dolore fisico delle penetrazioni era scomparso. Restavano solo l'umiliazione, la vergogna. Ma aveva imparato presto a convivere anche con queste. Però si sentiva addosso una rabbia sorda che a volte esplodeva quando qualche compagno gli dava fastidio. Così presto si fece la fama di violento.

Ma ora sentiva rispetto ed ammirazione da parte dei compagni, e questo leniva, almeno in parte, le ferite della sua anima. Damiano stava crescendo robusto e forte ed anche i più grandi cominciarono a rispettarlo. Ma ormai nessuno lo vedeva più sorridere: il suo volto, la sua espressione erano perennemente scuri, corrucciati, scontrosi. Il suo sguardo era duro.


Sergio e Giampaolo si ritrovarono in quinta ginnasio. Appena quest'ultimo rivide il suo amico, il suo cuore entrò in fibrillazione. Si raccontarono in lungo e largo la loro estate. Giampaolo parlò del suo flirt con quella ragazzina, vantandosene, abbellendo la cosa. Ma alla domanda dell'amico ammise che non era arrivato al rapporto completo...

Sergio allora gli confidò che lui non aveva ancora mai avuto una ragazza, nemmeno solamente per un flirt.

"Ho solo quindici anni, dopo tutto!" concluse allegro facendo spallucce.

Parlarono d'altro. Sergio era contento perché gli sembrava di aver ritrovato l'amico di un tempo. Ripresero a studiare assieme.

Ma Giampaolo era sempre più tormentato dal desiderio per l'amico.

Una volta che era andato a studiare a casa di Sergio, questi gli fece vedere le fotografie della vacanza di Capri. Giampaolo notò che in molte l'amico era, logicamente, in costume da bagno. Ma in una era completamente nudo! Stava seduto in riva al mare, nell'acqua bassa, senza nulla indosso, e l'acqua lasciava intravedere piuttosto chiaramente i genitali dell'amico. Il cuore di Giampaolo cominciò a battere forte forte.

Sergio mise via l'album e si misero a fare i compiti. Poi Sergio si alzò per andare al gabinetto. Appena solo, Giampaolo andò a riprendere l'album delle fotografie, cercò la foto in cui Sergio era nudo e la guardò emozionato. Poi, lesto, la sfilò dall'album, lo rimise a posto e nascose la foto nella propria cartella, appena in tempo prima del ritorno dell'amico. Il cuore gli batteva all'impazzata. Finirono di studiare, ma Giampaolo faticava a concentrarsi.

Tornato a casa, la sera nel suo letto, Giampaolo tirò fuori la fotografia che aveva rubato. La baciò e, per la prima volta si masturbò, guardandola e sognando che lì ci fosse Sergio a farglielo... Ma dopo provò un acuto senso di colpa. Nascose la foto. E il giorno dopo quasi ignorò Sergio,

Due giorni dopo il suo amico gli chiese se aveva preso lui la foto dall'album. Giampaolo fece un'espressione offesa e gli chiese con durezza, quasi con violenza, se lo stava accusando di essere un ladro.

Sergio sorrise e gli rispose: "Non volevo dire questo. Io quella foto me la sono fatta fare apposta per te, per regalartela..."

"Per me? E perché per me?"

"Così, come ricordo. Pensavo che ti potesse piacere..."

"E perché dovrebbe piacermi?" gli chiese Giampaolo bellicoso e si allontanò facendo un'espressione arrabbiata.

Non si parlarono per diversi giorni. Ma ormai ogni sera Giampaolo si masturbava guardando quella foto, nel segreto della sua bella cameretta, immaginando di fare con l'amico tutte quelle cose che aveva sentito dire che i "ricchioni" fanno.

Un giorno era in casa da solo, e stava studiando greco, quando sentì suonare alla porta. Andò ad aprire: era Sergio. Lo salutò con freddezza, ma l'amico, per nulla scomposto, sorridente, gli chiese se poteva salire da lui, perché gli doveva parlare. Andarono in camera. E qui Sergio, senza troppi giri di parole, solo premettendo che sapeva perfettamente che stava rischiando la loro amicizia, gli disse chiaro e tondo che era innamorato di lui!

Il mondo sembrò fermarsi per Giampaolo. Guardò con occhi sbarrati l'amico, incapace di articolare un solo suono. Poi, con voce strozzata, quasi faticando a tirar fuori le parole, Giampaolo gli disse che era vero, che aveva rubato lui quella foto... perché anche lui era innamorato del suo amico.

Parlarono. Giampaolo gli spiegò, gli raccontò tutto quello che aveva passato in quell'anno poco più, da quando aveva conosciuto Sergio. Gli spiegò la vera ragione del suo comportamento strano. Gli disse che non voleva più lottare contro l'amore che sentiva per il suo amico. E gli chiese di insegnargli, perché lui non aveva ancora mai fatto l'amore.

Sergio invece aveva già fatto l'amore con altri ragazzi, così quel pomeriggio, lì nella cameretta di Giampaolo, Sergio lo condusse per mano ad esplorare i nascosti sentieri dell'amore fra due maschi.

Da quel giorno i due ragazzi, ogni volta che potevano, si univano in appassionati incontri d'amore. Ora studiavano sempre assieme, diventarono inseparabili, e anche Giampaolo era di nuovo fra i primi della classe come il suo amico Sergio.

Finite tutte le sue paure, le sue tensioni, le sue incertezze, era proprio l'amore anche fisico che lo legava al suo amico a dargli maggiore serenità ed energie. Le due famiglie vedevano molto di buon occhio quell'amicizia, senza minimamente sospettare che c'era molto più di quanto apparisse.



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