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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CRONACHE DI UN DESTINO PARTE TERZA
1980 - marzo

1980 - marzo

Giampaolo ebbe la sua prima avventura con un compagno d'università. Lui era una matricola e il compagno frequentava il terzo anno. Si incontrarono ai cessi del secondo piano. Occhiate trasversali, tutti e due a masturbarsi lentamente, poi l'altro allungò la mano e lo toccò... e gli propose di andare con lui.

Quel ragazzo abitava in una pensione privata. Lo portò in camera sua, si chiusero dentro e fecero l'amore. L'altro, fisicamente gradevole, a letto valeva poco. Ma dopo, chiacchierando con Giampaolo, gli spiegò come e dove trovare altri ragazzi gay come loro.

Così iniziò la carriera di libertino di Giampaolo. E poiché era un ragazzo molto attraente, frequentando gli ambienti giusti, presto furono gli altri a cercarlo e lui aveva solo l'imbarazzo della scelta. Non potendo portare nessuno nella propria camera del pensionato universitario, andava solo con quelli che avevano un posto. Comunque, almeno un paio di volte alla settimana riusciva a condividere un letto ed a fare l'amore. Diventava sempre più selettivo: li voleva carini, simpatici, bravi a letto e con una camera a disposizione. Ma pur essendo così selettivo, non gli mancavano le occasioni.

Poi Giampaolo scoprì le riviste gay. Le andava a comprare all'edicola della stazione, facendo attenzione di non essere visto, se le portava in camera, le sfogliava e sceglieva le fotografie che gli piacevano di più. Quindi le ritagliava e le incollava in un album. Metteva la rivista ritagliata in una busta che poi gettava in un bidone della spazzatura in giro per la città.

A volte la sera, quando smetteva di studiare, sfogliava il suo album, eccitandosi e masturbandosi mentre creava le sue fantasie erotiche...


Lino un giorno disse a Damiano di andare con lui.

"Dove mi porti?"

"A casa di mio nonno."

"E a far che?"

"A scopare, no?"

"Da tuo nonno?"

"Certo. Vive da solo e è sordo come una campana e non può fare le scale e al primo piano c'è una stanza vuota con un bel letto. Almeno ci possiamo spogliare nudi e farlo a letto, comodi e tranquilli."

"Ma tuo nonno che dice a vederci andar su ogni volta?"

"Mica se ne accorge. È chiusa a chiave la stanza, ma io mi son fatto fare il duplicato."

"Hai pensato a tutto, tu."

"Certo..."

Aveva ragione Lino. Salutarono il nonno e passarono con lui una decina di minuti. Poi lo salutarono di nuovo come per andar via e invece, usciti dalla sua stanza, sgattaiolarono su per le scale, al piano di sopra. Nella stanza c'era un letto matrimoniale. Tolsero il copriletto e sotto c'erano anche le lenzuola. Si spogliarono nudi, salirono sul letto e lì Damiano prese Lino. Sì, era molto più bello farlo nudi e su un letto morbido. La pelle contro la pelle... Damiano per la prima volta carezzò Lino sul corpo e la sensazione gli piacque.

Dopo un po' di volte che andavano a fare l'amore nella casa del nonno, Damiano cominciò a masturbare Lino mentre lo fotteva. Anche la sensazione di un membro duro fra le mani gli piaceva. La sessualità di Damiano, a piccoli passi, si stava facendo meno rozza. Stava scoprendo che, oltre che fottere, c'era piacere anche nel toccare, carezzare, palpare il corpo di un maschio nudo. E tutto sommato Lino era un bel maschio, pure eccitante anche se un po' esile. Damiano scoprì anche che dare piacere all'altro aumentava il proprio piacere...


1981 - maggio

Giampaolo, grazie alle riviste gay, scoprì la possibilità di mettere annunci usando un fermo posta. Così iniziò a mandare un annuncio ogni mese, poi a passare alle poste centrali ogni lunedì mattina quando arrivava in treno dal paese.

Iniziò quindi a rispondere ad alcuni di quelli che gli scrivevano, o a telefonare se mettevano il loro numero di telefono. Contattava solo quelli che allegavano una fotografia e che gli piacevano. Dopo le sue varie selezioni ne rimanevano pochi con cui finiva a letto. E meno ancora quelli con cui tornava una seconda volta. Ma di questi conservava le fotografie, che metteva in un altro album, e gli indirizzi in un'apposita agendina.

Era soddisfatto: si stava facendo una discreta esperienza ed ormai aveva fino a tre, quattro incontri alla settimana, il che, considerando che stava lì solo dal lunedì mattina al venerdì sera, voleva dire quasi uno al giorno.

I suoi partner andavano dai diciotto anni (non voleva minorenni per non avere problemi con la legge) ai ventotto anni. Nei più giovani trovava più freschezza e spontaneità, più naturalezza. Nei più vecchi più maturità e più esperienza. Si chiedeva perché non ci fosse nessuno che fosse fresco e maturo al tempo stesso. Comunque se la stava godendo, anche se non lasciava indietro gli studi.

Restava in contatto epistolare con Sergio, che stava sempre col suo Paolo. Non s'erano più visti perché Sergio ormai passava le vacanze col suo amante. Dalle lettere pareva che andassero d'amore e d'accordo, e Giampaolo era contento per loro.


Damiano aveva ricevuto la cartolina ed era partito per il servizio militare. Dopo i tre mesi iniziali di CAR, l'avevano mandato a Bologna. Era la prima volta che andava via dal proprio paesello. Era affascinato dalla grande città. A Bologna, una delle prime volte che era in libera uscita, di sera, fu abbordato da un giovanotto vestito in modo elegante e distinto.

"Hai da accendere?"

"Sì..." disse e gli porse l'accendino.

L'altro gli disse: "Non sei di qui, tu."

"No, faccio il militare."

"Ah, bene... Hai da fare stasera? Aspetti qualcuno?"

"No, perdo tempo..." disse sincero Damiano.

Allora quello gli disse: "Perché non vieni a casa mia, allora? Ci divertiamo. Non è lontano..."

Damiano lo guardò e chiese: "Quanto?" intendendo chiedere quanto lontano da lì.

L'altro rispose: "Ventimila, come è la tariffa, no?"

Damiano capì l'equivoco, aveva sentito parlare di quello. Ma rispose: "No, io trentamila."

"Ah! Ma ti fai inculare, no?"

"E che, sei matto?" rispose Damiano e lo piantò in asso.

Damiano, la settimana prima, era stato in un casino coi compagni di naja, ed aveva scopato la prima donna della sua vita, pagando trentamila lire. Non gli era piaciuto granché, preferiva il culetto di Lino.

"Ancora un po' e ci cascavo dentro anch'io!" disse ai compagni quando uscirono dalla casa chiusa.

Per quello aveva chiesto trentamila lire, almeno avrebbe recuperato i soldi che aveva speso per una scopata che non l'aveva soddisfatto. Ma lui il culo non l'avrebbe dato mai: gli era bastata la brutta esperienza col padre.

Fu agganciato di nuovo, da uno che gli andava bene pagarlo trentamila lire per farselo mettere in culo. E quando furono soli Damiano ebbe una bella sorpresa: quello, prima di farsi fottere, glielo succhiò ben bene. Era davvero piacevole, bello! Damiano si ripromise di farselo fare ancora, e di insegnarlo a Lino quando l'avesse rivisto.

Damiano era un bel ragazzo moro, virile, snello, così cominciò a trovare spesso uomini compiacenti disposti a pagarlo per far sesso con lui. E non andando a puttane, il ragazzo a poco a poco mise da parte un discreto gruzzoletto, pur concedendosi di tanto in tanto qualche lusso.


1982 - marzo

Giampaolo ricevette al fermoposta una lettera interessante. Era firmata da un certo Silver. C'era la foto: un bel ragazzo con un sorriso franco e simpatico, a torso nudo... e con un bel torso. La lettera diceva che lui non credeva nell'amore ma che sperava in un'amicizia vera e duratura, pur rimanendo tutti e due liberi. C'era anche il numero di telefono e, dal numero, Giampaolo capì che Silver viveva a soli venti chilometri da casa sua, nella cittadina limitrofa.

Telefonò. Silver gli disse che, avendo la macchina, sarebbe andato a trovarlo. Si dettero appuntamento davanti al teatro dell'Opera per il giorno dopo alle 17.

Giampaolo lo vide arrivare e si fece riconoscere. Legarono subito. Silver era il suo vero nome: gli fece vedere la carta di identità. Viveva con la famiglia, che sapeva che lui era gay e non gli faceva storie, solo che non poteva portare i suoi ragazzi a casa. Giampaolo allora gli chiese dove avrebbero potuto vedersi per star soli e tranquilli.

"In macchina, di notte, in campagna. La mia macchina ha i sedili ribaltabili, non ci si sta troppo scomodi..."

Poiché Silver gli era molto simpatico e lo attraeva, fece la sua prima eccezione e accettò di fare l'amore con uno che non aveva una stanza. Quella notte stessa, in campagna. Nonostante il freddo. E gli piacque talmente il modo di fare l'amore di Silver, che decise di rivederlo.

Poi cambiarono il regolamento del collegio universitario: nelle ore diurne, cioè fra le 9 di mattina e le 6 di pomeriggio, chi voleva andare a trovare (a studiare, ufficialmente) uno degli studenti, bastava che lasciasse un documento di identità in portineria e poteva salire.

Così Silver cominciò ad andarlo a trovare (a far l'amore) in camera. Giampaolo gli fece vedere i suoi "album gay". Per non farsi aspettare in corridoio, fece fare una copia della chiave della sua camera e la dette a Silver. Stavano molto bene assieme, anche se non si consideravano una coppia ed a volte, sia l'uno che l'altro, aveva qualche avventura che poi raccontava in dettaglio all'amico.


Damiano aveva ormai il suo giro di clienti affezionati da cui passava quasi tutto il tempo delle sue libere uscite. Anche in caserma aveva trovato un ragazzo di Caserta, un "ricchione" che si faceva inculare da lui con gran piacere (reciproco).

Così ora Damiano aveva a volte anche più di un rapporto al giorno. Era instancabile. Specialmente il suo commilitone lo eccitava molto. Era davvero un gran bel ragazzo, per niente effeminato anche se gli piaceva prenderlo e succhiarlo e era bravo in tutte e due le cose.

L'aveva scoperto un giorno, anzi una sera, perché l'aveva visto battere dove lui stava aspettando uno dei suoi clienti. Così il giorno dopo l'aveva abbordato nelle docce e siccome erano soli, se l'era fatto lì, con gran gusto. Ed erano diventati amici. Andavano spesso in pizzeria assieme e in caserma si facevano continuamente piaceri l'un l'altro.

Cominciarono anche ad andare assieme da qualche cliente che voleva rapporti sia attivi che passivi e che era disposto a pagarli tutti e due. Per Damiano il fatto che oltre ai "maschi" come lui ed ai "ricchioni" come il suo amico, ci fosse gente a cui piaceva tutte e due le cose, fu una vera e propria rivelazione. Scoprì cioè che esistevano anche i gay. Si chiese se anche lui dopo tutto non lo fosse, ma non si decise mai a provarci.

La naja finì e tornò al paese. Cercò subito Lino ma seppe da suo cognato (Salvatore aveva frattanto sposato sua sorella) che Lino proprio la settimana prima era partito perché aveva trovato lavoro su nel nord. Gli dispiacque non aver più Lino con cui fare l'amore...

Riprese a lavorare nell'officina di Marco.


1982 - maggio

Silver e Giampaolo continuavano a vedersi tre volte alla settimana. Il lunedì mattina, quando lo accompagnava in auto al capoluogo e si fermava in camera con lui, il mercoledì pomeriggio e poi il venerdì sera, quando dopo aver fatto l'amore con lui nella cameretta del dormitorio, Silver lo riaccompagnava a casa in macchina.

Silver aveva due anni più di Giampaolo ed era laureato fresco in Economia e Commercio. Lavorava come consulente esterno presso una ditta di assicurazioni e questo, oltre ad un discreto stipendio, gli dava una notevole libertà di orari e di movimento.

Silver aveva detto a Giampaolo che voleva trovarsi un pied-à-terre lì nel capoluogo. Lo stava cercando, ma ancora non aveva trovato niente di interessante. Giampaolo si offrì di aiutarlo a cercare nel suo tempo libero.

Oltre che con Silver, Giampaolo faceva l'amore con un uomo di trentasette anni, un giovane chirurgo che stava facendo una buona carriera. Anche con lui s'erano conosciuti tramite un'inserzione sulle riviste gay. Era molto diverso da Silver, ma gli piaceva abbastanza. Era un tipo che viaggiava molto e a Giampaolo piaceva ascoltare i suoi racconti, le sue avventure esotiche ed erotiche.

Tanto Silver era vivace e passionale a letto, tanto l'altro era dolce ed appassionato: in un certo senso l'uno completava quello che gli dava l'altro. Ma mentre a Silver raccontava in dettaglio le sue serate erotiche a casa del chirurgo, all'uomo non interessava ascoltare dei suoi incontri con Silver, pur sapendo che lo incontrava e che ci faceva l'amore.

Giampaolo era soddisfatto.


Damiano una sera, mentre stavano chiudendo l'officina, fu chiamato da Marco che gli chiese se poteva fermarsi ed andare a parlare a casa sua.

"Sì, certo. Di cosa?" chiese il giovane.

"Saprai. Finisci a chiudere poi vieni."

Damiano, abituato a far poche parole e ancor meno domande, non si stupì. Quando arrivò a casa di Marco, questi venne ad aprirgli e lo portò in soggiorno. Attorno al tavolo c'erano già Petruzzo, il fratello di Marco, Saro, loro cugino e suo zio, Annibale, il cognato di Saro, ed uno che non aveva mai visto e che gli fu presentato come "il ragioniere". Era un uomo raffinato e pieno d'oro, sui cinquanta anni. Lo fecero sedere.

Quindi Saro disse: "Ragazzi, ascoltate: c'è la possibilità di fare un colpo grosso."

"Auto?" chiese Petruzzo.

"No, meglio."

"E che, svaligiamo una banca?" chiese Annibale.

"Meno pericoloso."

"E che è? Ce ne vuoi parlare, finalmente?" disse Marco.

"Prima voglio sapere se ci state tutti." disse Saro.

"Senza sapere che è?" chiese Petruzzo.

"Senza sapere che è, certo. V'ho mai fatto bidoni, io? O dentro o fuori. Chi ci sta, saprà." disse Saro.

Tutti allora dissero di sì, meno il ragioniere.

"E lui?" chiese allora Marco.

"Lui è quello che ce lo propone, perciò è chiaro che ci sta. Allora, si tratta di un rapimento."

"Rapimento?" chiese Annibale, "Cosa grossa è!"

"E quanto ci può fruttare?" chiese Petruzzo.

Per la prima volta parlò il ragioniere: "Chiederemo due miliardi."

"Minchia!" esclamò Marco sgranando gli occhi.

"Ma poi forse si dovrà scendere a uno." aggiunse il ragioniere.

"Beh, è sempre parecchio." disse Annibale con gli occhi che gli luccicavano.

Il ragioniere continuò, leggermente seccato per quelle interruzioni: "Di cui mezzo viene a me e l'altro mezzo a voi cinque, che fa 100 milioni a testa. Sicuri."

"E perché mezzo a voi?" chiese Annibale.

"Perché io vi do il nome, il posto, dove nasconderlo e perché io vado a ritirare i soldi, che è la cosa più pericolosa."

"E se voi andate a pigliare i soldi, chi ci dice che poi ce li date?" chiese Annibale.

Il ragioniere lo fulminò con gli occhi ma subito intervenne Saro.

"Garantisco io, è galantuomo. E per cominciare, se accettiamo, appena abbiamo nelle mani l'ostaggio, ci da dieci milioni a testa. Il resto al pagamento."

Discussero. Accettarono tutti. Allora il ragioniere spiegò loro alcuni dettagli organizzativi. E disse che tutto sarebbe stato pronto dopo un mese e mezzo o due e mezzo. Dovevano andare alla grotta dove sarebbe stato nascosto l'ostaggio, attrezzarla di nascosto, impratichirsi perfettamente del luogo. Dopo avrebbe anche detto loro dove doveva avvenire il rapimento, e dovevano impratichirsi molto bene anche di quel posto. E solo pochi giorni prima avrebbero saputo chi era la persona da rapire.

Discussero ancora un po' e alla fine il ragioniere se ne andò, dicendo loro che avrebbe fatto avere sue notizie. Quando l'uomo fu uscito, Marco chiese chi fosse quello, come potevano fidarsi. La risposta di Saro fece scendere un attimo di timoroso silenzio: "Sacra Corona."

"Minchia! Quelli sanno il fatto loro..." disse Marco annuendo gravemente.

Uno sconosciuto, il giorno dopo, li portò a vedere il posto della grotta.

"Qui ci sono passato mille volte e non sapevo che c'era!" disse stupito Annibale.

La ispezionarono. L'imboccatura della grotta era molto ben nascosta, praticamente invisibile. Dentro c'era un cancello di solido ferro, perfettamente oliato. Poco più oltre c'era una massiccia porta di legno, ed infine oltre la porta una zona pavimentata in cemento con due letti di ferro.

"C'è già tutto!" disse Marco.

"No, mancano due materassi, delle coperte, un secchio igienico, le lampade, un tavolo e due sedie... Ho qui l'elenco, comunque. Dovete portare tutto qui ma senza farvi vedere da nessuno. E prima dovete impratichirvi della zona, delle strade... Ho qui delle carte, giriamo, venite."

Damiano aveva accettato di partecipare: 100 milioni erano davvero una somma enorme, per lui. E lui doveva solo fare il carceriere. Se mancava lui dal paese avrebbe dato meno nell'occhio. Ogni tanto gli altri gli avrebbero dato il cambio. Damiano era contento di non dover essere uno dei rapitori ma solo il carceriere.

Marco preparò la macchina con cui avrebbero rapito l'ostaggio. Logicamente una macchina rubata, il motore truccato, messa perfettamente a punto. Prepararono anche una catena con due manette alle estremità. E cinque passamontagna di cotone nero, e vestiti da usare solo per quell'occasione e poi gettare... e tante altre cose.

Un rapimento, si rese conto Damiano, era una cosa complicata. Era chiaro che "il ragioniere" era uno del mestiere e dirigeva a puntino il loro capo, che era Saro.


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