1983 - marzo
Decisero di aspettare che passasse anche il venerdì seguente per tentare la fuga. Così avrebbero avuto l'intera settimana davanti.
Giovedì sera Damiano ammanettò Giampaolo e si rimise il passamontagna. "Per l'ultima volta, amore mio..." gli sussurrò dolce.
"Certo, topolino."
"Recita bene la tua parte, mi raccomando."
"Anche tu, Topo."
"Poco più di 24 ore..."
Quando il venerdì sera Damiano tornò alla grotta, il cuore gli batteva forte. Trovò tutto "normale" e dette il cambio all'altro come ogni venerdì.
"Sono le 9... Ci conviene partire domattina alle 5 come avevamo detto, no?"
"Sì certo. Così abbiamo tutto il tempo di fare l'amore e poi di prepararci."
"Sì. Tanto non riuscirei a dormire, stanotte. Che dio ce la mandi buona, Giampaolo. Ammesso che dio si dia pena per noi..."
"Sì, andrà tutto bene, vedrai. Nessuno sospetta niente, no?"
"No. Stamattina An... l'altro è andato a comprare le bombole nuove..."
Erano tesi e nervosi tutti e due. Solo quando si misero finalmente a fare l'amore si rilassarono un po'. Lo fecero a lungo, con calma, anche perché sapevano che dopo la fuga, per parecchio tempo, non avrebbero potuto vedersi.
Poco prima dell'ora fissata si vestirono accuratamente. Giampaolo scrisse su un biglietto numeri di telefono e recapiti: il suo di casa, del collegio universitario, quello di Silver di casa, del pied-à-terre e del lavoro e lo diede a Damiano, per ogni evenienza. Poi, come avevano progettato, rovesciarono e sfasciarono un po' tutto come se ci fosse stata una violentissima colluttazione. A Damiano dispiacque un po' dover sfasciare la sua radiolina a transistor, la sua prima radiolina, ma lo fece pensando che comunque se ne sarebbe potuta comprare un'altra. Misero in una borsa poche cose e partirono.
Invece di scendere, salirono per il bosco gelato. Erano le prime luci dell'alba. Dopo un'ora di marcia giunsero alla strada comunale che passava sul crinale. La seguirono fino a raggiungere la provinciale. Camminarono per circa mezz'ora, finché finalmente sentirono arrivare una macchina. Ne videro i fari da lontano.
Giampaolo si sdraiò sulla strada, e misero la borsa prima di lui per essere sicuri che il guidatore la vedesse e frenasse in tempo. Damiano, il passamontagna in testa e la pistola in mano, si nascose lì vicino, nel fosso.
L'auto arrivò e si fermò. Ne scese un uomo che, ritto subito fuori della portiera, guardò Giampaolo riverso scompostamente sull'asfalto. Si guardò attorno quindi, con cautela, l'uomo fece due passi verso il suo corpo. Allora Damiano saltò fuori e gli intimò il "mani in alto!". L'uomo si fermò, spaventato ed alzò le mani. Damiano gli si avvicinò alle spalle, lo fece sedere a terra sul bordo della strada, lo bendò, imbavagliò ed iniziò a legarlo, mentre Giampaolo, silenzioso, si alzava, recuperava la sua borsa ed andava all'auto con lo sportello aperto.
Damiano, quando fu sicuro di averlo legato bene, salì nell'auto dove era già Giampaolo e mentre il suo amico rimetteva in moto e partiva a tutta velocità, si levò il passamontagna.
"Fin qui abbiamo avuto culo. Pensa se erano in quattro, invece che uno solo..." disse Damiano sorridendogli.
Quando fu abbastanza lontano, Giampaolo rallentò e, guidando ad andatura normale, si avviò verso il capoluogo. Traversò due paesi, incrociò diverse auto. Si fermarono alle porte della città, alla prima fermata dell'autobus di linea, abbandonando l'auto rubata, infatti molto probabilmente la loro vittima era stata trovata da qualche altro automobilista ed aveva già potuto dare l'allarme alla polizia.
L'autobus arrivò dopo una decina di minuti, che ai due fuggitivi sembrarono eterni. Scesero alcune fermate dopo, senza aver fatto il biglietto, appena videro una cabina del telefono. Vi entrarono tutti e due. Giampaolo telefonò a Silver. Da lui, in città, non ebbe risposta. Allora lo chiamò a casa dei suoi. Dopo un po' rispose una voce di donna.
"C'è Silver, per favore?"
"Chi lo desidera?"
"Il dottor Salimbene..." disse Giampaolo inventando un nome.
"È per lavoro?"
"Sì..."
"Resti in linea..."
Dopo poco Giampaolo riconobbe la voce insonnolita di Silver: "Pronto, chi è?"
"Non dire nessun nome e stammi bene a sentire..."
"Ma... chi..."
"Sono Giampaolo, Silver! Sono libero, ma ho bisogno urgente, urgentissimo del tuo aiuto. Puoi venire immediatamente?"
La voce dell'amico, ora più sveglia, disse: "Certo, dove?"
Giampaolo guardò dai vetri della cabina il nome delle vie e gli dette l'indirizzo.
"Come stai?" chiese Silver.
"Bene, ma fai in fretta. Quanto ci metti?"
"Mezz'ora, poco più... Volo. Ma non c'è un bar lì vicino?"
"Mi potrebbero riconoscere. Passeggerò e tornerò qui. Vieni subito."
"Certo, certo."
Usciti dalla cabina, Giampaolo disse a Damiano: "Se mi riconoscono adesso è un casino. Hai ancora il passamontagna?"
"Sì, qui nella borsa. Mica te lo metterai, no?"
"Arrotolato, come un berretto, almeno sarò un po' meno riconoscibile..."
Passeggiarono. Tornarono all'angolo della cabina telefonica due volte. La terza c'era già l'auto di Silver ferma.
"Giampaolo! Dio che bellezza rivederti! Stai bene?"
"Sì, facci salire."
"Chi è lui?"
"Ti spiego dopo. Ci puoi portare alla tua stanza qui in città?"
"Sì, certo..."
Saliti in auto, Giampaolo iniziò a raccontare tutto a Silver e finì quando furono nella stanza dell'amico.
"Senti, ti va di nascondere Damiano qui da te, e poi portarmi fino ad un telefono in modo che chiamo il 113 e dico che sono riuscito a liberarmi? Me lo fai questo favore?"
"Sì, certo. Ah, quando t'hanno rapito, appena ho potuto sono andato in camera tua in dormitorio e ho portato i tuoi album qui da me in modo che i tuoi o la polizia non li trovasse..."
"Grazie. Tienili ancora tu. Bene Damiano, tu resta qui e non uscire mai, finché non te lo dirò io o Silver."
"Va bene. Telefonerai?"
"Sì certo, quando potrò."
Silver disse a Damiano: "C'è poco nel frigo, ma ti porterò altro. Accompagno Giampaolo poi torno qui, così ci mettiamo d'accordo per tutto. Andiamo, Giampaolo?"
1983 - aprile
La polizia lo interrogò e lui diede loro la versione concordata con Damiano, senza mai nominarlo. Fu sottoposto a visita medica e psichiatrica ed infine poté tornare a casa.
Tutti i giornali parlarono della "fuga" di Giampaolo.
Giampaolo aveva deciso di dire tutta la verità solo al padre, tacendo solamente sull'amore e sulla relazione con Damiano, e quando il padre si disse disposto ad aiutarlo a nascondere il ragazzo che "s'era pentito e l'aveva aiutato a fuggire" e che ora rischiava la vendetta della banda, gli rivelò chi fosse e dove era nascosto. Decisero di aspettare che il clamore si fosse calmato.
Giampaolo suggerì al padre di prendere in affitto un appartamentino nel capoluogo, quando lui avesse ripreso a frequentare l'università, che lui avrebbe potuto usare per studiare al posto della stanza nel collegio universitario, e Damiano avrebbe potuto usare come nascondiglio. Il padre accettò, come pure accettò la proposta del figlio di versare un piccolo mensile a Damiano per compensarlo del pericolo corso.
"In fondo quel ragazzo t'ha fatto risparmiare due miliardi, e lui ha rinunciato a 100 milioni per aiutare me..." gli aveva fatto notare il figlio.
Grazie alle indicazioni di Giampaolo i carabinieri trovarono la grotta. E di lì, dopo solo tre settimane di indagini, riuscirono ad arrestare tutta la banda, escluso "il ragioniere". I quattro arrestati logicamente si protestarono innocenti.
Giampaolo dovette andare in questura per il riconoscimento. Il giovane durante la prigionia aveva osservato molto accuratamente le mani dei quattro uomini, le labbra, i denti, gli occhi, il modo di muoversi, la voce, il modo di parlare, così fu in grado di riconoscerli senza dubbi in una serie di confronti all'americana.
E finalmente la polizia riuscì a farli confessare. Nessuno dei quattro parlò di Damiano né del "ragioniere" e neanche Giampaolo poté mai parlare del ragioniere perché non avrebbe potuto parlarne senza dire da chi l'aveva saputo. Si fissò la data per il processo.
In casa Giampaolo fu coccolato, viziato da tutti. Arrivarono a trovarlo parenti, amici e conoscenti e dovette raccontare a tutti infinite volte la sua avventura, compresa la "fuga dopo la colluttazione" con uno dei quattro carcerieri. Solo il padre conosceva l'esatto svolgimento dei fatti: neanche la madre né fratello e sorella ne furono messi al corrente, per prudenza. Così aveva voluto Giampaolo, ed il padre era d'accordo.
Arrivò anche una telefonata e poi una bella lettera di Sergio, che aveva seguito tutta la vicenda sui giornali ed alla televisione. Ed arrivarono anche lettere da sconosciuti che si congratulavano con lui per essersi salvato da quell'incubo.
Giampaolo non vedeva l'ora di riprendere i suoi studi, cioè la sua vita normale, anche perché questo avrebbe voluto dire poter finalmente rivedere Damiano, anzi poterci vivere assieme. Giampaolo in quel mese era riuscito a telefonare a Damiano solo quattro volte.
Questi stava in casa di Silver, il più del tempo da solo, a guardare la televisione o a leggere fumetti, riviste e qualche libro che Silver gli portava. A volte Silver si fermava a chiacchierare o a mangiare con Damiano, ed i due si trovarono reciprocamente simpatici.
A Damiano mancava Giampaolo. Ma, come disse a Silver: "La mia prigionia è un lusso... non come il povero Giampaolo."
"Comunque è stato fortunato a trovare te." gli disse Silver, poi gli chiese: "Ma chi di voi due ha fatto il primo passo?"
"Ah, beh... io ho fatto il primo passo ma lui ha detto di no. Poi lui il secondo... e io invece ho detto di sì."
"Però, da nemici, diventare così amici... anzi, amanti, non deve essere stata una cosa facile, no?"
"Ci abbiamo messo otto mesi, più o meno. No, non è stato facile. Ma a passare insieme giorno e notte, o ci si odia o si impara a conoscersi..."
"Siete stati anche fortunati che siete gay tutti e due. Se no, magari lui era ancora lì..."
"Già, e con un dito di meno..." disse rabbrividendo Damiano.
A volte i due guardavano la televisione assieme, o un video che Silver aveva affittato. A Silver Damiano piaceva molto anche fisicamente e si sentiva sempre più attratto verso il ragazzo.
Così, gradualmente, cominciò a corteggiarlo. Lo colmava di attenzioni, di sorrisi, di gentilezze. E Damiano, che sotto quel profilo era ancora piuttosto ingenuo, aspettava con sempre maggior piacere i momenti in cui non doveva stare solo, i momenti di compagnia che Silver gli offriva due o tre volte alla settimana. Silver era, con Giampaolo, l'unica persona con cui lui si fosse mai aperto, con cui avesse chiacchierato, e questo lo trovava molto piacevole.
Si lasciò affascinare da Silver. Quando questi infine una sera, mentre guardavano un film alla televisione seduti fianco a fianco sul sofà, gli mise una mano su una coscia, Damiano istintivamente gli cinse una spalla con un braccio. Allora Silver si fece più audace e salì con la mano a carezzare e palpare Damiano fra le gambe, suscitandogli subito una notevole erezione.
Si abbracciarono, si toccarono, si baciarono, ormai dimentichi del film che continuava a svolgersi sul piccolo schermo. Dopo poco cominciarono a sbottonare l'uno gli abiti dell'altro, liberando così i loro corpi che si offrirono alle carezze dell'altro. Silver era un po' più intraprendente, ma Damiano seguiva a ruota. Ormai il giovane era stato svezzato da Giampaolo, perciò accettò con naturalezza e ricambiò le attenzioni dell'altro. Gli abiti caddero ad uno ad uno finché i due giovani corpi nudi, eccitati e frementi, aderirono l'uno all'altro stesi sul comodo sofà.
Damiano, istintivamente, cercò il foro di Silver, che si offrì prontamente e volentieri al desiderio del suo ospite. Lo accolse in sé, da dietro, stesi su un fianco. Damiano lo stringeva a sé, agitandoglisi dentro avanti e dietro, con irruente passione. Silver lo assecondava con i suoi movimenti, godendosi la giovane irruente virilità con cui l'altro lo prendeva. Poiché Damiano lo masturbava velocemente, vennero quasi assieme, con alti gemiti di piacere, in un orgasmo intenso. Quando si furono calmati, dopo poche carezze, si rivestirono.
"È stato bello..." disse Silver guardandolo con un sorriso soddisfatto.
"Sì... però... io sto con Giampaolo."
"È meglio di me?" gli chiese Silver, gentile.
"No. È... Giampaolo." rispose con semplicità Damiano.
"Ti dispiace averlo fatto con me?"
"No, è stato bello, è vero. Ma preferisco lui... senza offesa."
"No, certo. Va bene."
"E... forse è meglio che non lo facciamo più."
"Perché?"
"Perché non so se poi a lui dispiace." spiegò Damiano.
1983 - maggio
Finalmente Giampaolo poté andare col padre a vedere per un alloggetto nel capoluogo. L'uomo logicamente ne cercò uno con due camere da letto, un soggiorno, un'ampia cucina ed un bagno. Lo trovarono nel centro storico in una costruzione ristrutturata da poco. Andarono anche a scegliere i mobili, funzionali, semplici e non troppo cari, e alla fine l'alloggio fu arredato e fornito di tutto, dal televisore al freezer, dal forno a microonde allo stereo. E la compagnia dei telefoni assicurò che in un paio di settimane avrebbe allacciato la linea.
La madre di Giampaolo fornì la casa di tutto il necessario per la vita quotidiana, pentole, vasellame, biancheria da letto e da bagno, cibo nel frigorifero e in dispensa ed ogni ben di dio.
Giampaolo era tornato in facoltà dove avevano accettato la sua reiscrizione ed aveva anche preso contatto con i suoi professori, tutti più che disponibili e ben disposti per aiutarlo a recuperare i mesi persi.
E finalmente Giampaolo poté istallarsi nel suo appartamento, dove fece subito trasferire Damiano, che in quell'occasione presentò al padre.
"Io ti devo ringraziare, ragazzo, per aver tirato fuori mio figlio da quella situazione. Ti sono veramente riconoscente..." gli disse l'uomo.
"Beh... ho solo cercato di rimediare... e mica subito..."
"Giampaolo m'ha spiegato. Hai fatto molto, mettendo a rischio la tua vita per liberarlo, e perciò non ha più nessuna importanza quello che avevi fatto prima. E so che facendo così hai perso la tua parte. Perciò ho deciso che ti verserò un mensile, almeno finché non sarai in grado di trovarti un buon lavoro, cioè finché non sarai al sicuro dai tuoi vecchi compari..."
"Io vi ringrazio..."
Giampaolo assisteva alla scena divertito: il padre che faceva il mecenate ed il suo amante intimidito dall'uomo.
E finalmente i due giovani rimasero soli.
La prima cosa che Damiano disse fu: "Ma dobbiamo dormire separati?"
"Ma no. Le due camere è solo perché papà, logicamente, non sa niente. Ma tu dormirai con me, è logico."
"Ah. Meno male... Anche se staremo un po' stretti..."
"Ma in camera mia ho fatto mettere un letto a canguro."
"Cioè? Che è?"
Giampaolo gli fece vedere il lettino che veniva fuori da sotto all'altro e che saliva di fianco.
Damiano spalancò gli occhi: "Cavolo, così diventa un letto matrimoniale!"
"Per una coppia ci vuole un letto matrimoniale, no? Perché non lo proviamo? È un sacco che aspetto questo momento..."
"Prima... devo dirti una cosa, però." disse Damiano guardandolo negli occhi.
"Cosa, amore?"
"Io... io vedi... ho fatto l'amore con Silver, una volta. Ma una volta sola."
"E... allora?"
"Se tu non sei arrabbiato con me..."
"No."
"Io preferisco stare con te."
"Perché?"
"Perché a te ti amo. A lui no."
Giampaolo per tutta risposta lo abbracciò, felice.
"Allora mi perdoni?"
"Certo, Topo." disse Giampaolo e Damiano sorrise felice.
Si baciarono, si cercarono, si spogliarono l'un l'altro e salirono sui lettini affiancati. E si persero l'uno nelle braccia dell'altro, ebbri di amore e di desiderio.
"È così bello, qui con te, e sentirsi desiderati, amati. Mi pare un sogno, Giampaolo!"
"E invece è proprio vero. E finalmente saremo sempre insieme, tranquilli."
"Sai che hai proprio ragione tu, che è più bello fare l'amore così?"
"Così, come?"
"A fare tutto, proprio tutto."
E fecero proprio tutto, con trasporto, appassionatamente.
Dopo, mentre Giampaolo preparava la cena, Damiano disse: "Che bella casa! Non avrei mai sognato di poter vivere un giorno in una casa cosi bella."
"E è nostra."
"Ma magari, se tuo padre un giorno scopre che siamo amanti, mi sbatte sulla strada..."
"No, non potrebbe. La casa l'ha comprata lui, ma a nome mio. E poi, per sbatterti sulla strada, prima dovrebbe fare i conti con me. Io non ti lascerò mai andar via... se non sarai tu a volertene andare."
"Io volermene andare? Andare via da te? Ma io mi sono innamorato per sempre, mica così per dire!"
"Meno male, Topo."
Così cominciò la loro vita comune. Giampaolo ricominciò a studiare architettura. Comprò diversi libri per Damiano perché potesse rinfrescare le materie delle medie. Infatti avevano progettato di iscriverlo di nuovo a scuola a settembre. Damiano, poiché Giampaolo studiava architettura, aveva deciso che voleva studiare per diventare un geometra, così poi avrebbero potuto lavorare assieme.
1983 - giugno
I due stavano molto bene assieme. Siccome avevano la stessa corporatura ed era più prudente che Damiano non si facesse vedere in giro, Giampaolo un po' per volta gli comprò un guardaroba. Damiano metteva man mano le sue cose nella "sua" stanza (quella di Giampaolo era la "nostra" stanza).
Quando Giampaolo era a casa studiavano assieme. Quando invece era all'università, Damiano ne approfittava per fare i lavori di casa che imparò a fare a poco a poco. Teneva l'alloggio pulito come uno specchio e preparava da mangiare, e dopo qualche iniziale fallimento, lo faceva sempre meglio.
Giampaolo aveva paura che Damiano si sentisse sminuito nel dover fare questi lavori "femminili" e ne parlò con lui.
Ma il giovane gli rispose con aria scanzonata: "Visto che né io né tu vogliamo femmine in questa casa, dobbiamo per forza fare noi tutti i lavori, no?"
Damiano era felice per la facilità con cui stavano tornandogli in mente le cose che aveva studiato circa sei anni prima. Aveva sempre meno bisogno di chiedere spiegazioni all'amante. Inoltre aveva cominciato a leggere i libri di storia dell'arte di Giampaolo e quando non capiva una parola andava a consultare il dizionario o l'enciclopedia. Giampaolo era pieno di ammirazione per la forza di volontà e per la facilità di apprendimento del suo delizioso amante.
Ma quello che l'incantava più di tutto era come la tenerezza con cui Damiano faceva l'amore con lui fosse perfettamente armonizzata con il suo virile entusiasmo. Fu una specie di lunga luna di miele in cui impararono a conoscersi meglio, ad adattarsi l'uno all'altro, ad apprezzarsi a pieno l'un l'altro.
Damiano aveva dato i suoi dieci milioni ed i suoi risparmi, oltre al mensile che riceveva dal padre di Giampaolo, al suo amante che li aveva messi in banca in un conto a nome proprio, in attesa di poterne aprire uno a nome di Damiano, quando ogni pericolo fosse cessato.
Silver ogni tanto li andava a trovare: era l'unico amico che potesse frequentare casa loro.
1983 - giugno
In quel mese iniziò il processo contro la banda che aveva rapito Giampaolo e questi dovette andare a testimoniare contro i quattro. Disse che i quattro non l'avevano trattato male, non gli avevano fatto mancare nulla, nella speranza così di addolcirli e di non far loro tirar fuori il fatto che nella banda ci fosse anche Damiano. E fortunatamente nessuno dei quattro parlò del giovane. Anche Silver dovette andare a testimoniare, essendo stato presente al momento del rapimento ed anche lui parlò, senza dover mentire, sempre e solo di quattro complici.
Venne fuori però chiaramente che non era nessuno dei quattro ad aver tenuto i contatti telefonici ed epistolari con il padre del rapito, ed alla fine Saro fece accenno al "ragioniere" come rappresentante dei mandanti. Sotto un pressante interrogatorio, lo descrisse, pur affermando, e probabilmente era sincero, che non sapeva né chi fosse, né da dove venisse, né da chi avesse saputo che poteva contattare proprio lui.
Infine Giampaolo dovette dare la sua versione su come si era liberato: aveva sorpreso uno dei quattro che s'era appisolato e dopo una disperata colluttazione era riuscito a stordirlo, a prendergli le chiavi, a liberarsi ed a fuggire. No, non aveva pensato a sollevargli il passamontagna quindi non aveva idea di chi fosse dei quattro... aveva camminato fino ad arrivare al telefono da cui aveva chiamato il 113. No, non aveva fatto l'autostop perché temeva che potessero essere i banditi che lo cercavano, anzi se sentiva un'auto si nascondeva... Non aveva l'orologio ma pensava che la sua fuga potesse essere avvenuta nella notte fra venerdì e sabato, forse verso mezzanotte. Aveva camminato per ore ed ore, prima per riuscire a trovare la strada, poi per giungere fino al telefono senza farsi vedere, nascondendosi ogni volta che vedeva un'auto arrivare.
Il pubblico ministero poi mise in relazione il finto svenuto ed il furto dell'automobile del sabato mattina, avvenuto alle 6,30, con un tentativo del bandito di rintracciare Giampaolo. L'autista dell'auto rubata disse che non era in grado di riconoscere il suo assalitore. Ma quando gli mostrarono i passamontagna e gli abiti trovati in casa dei quattro, disse che sì, potevano essere quelli.
Quando poi gli mostrarono le mitragliette, che Giampaolo e Silver avevano già riconosciuto, disse che sì, gli pareva che il suo assalitore avesse proprio una mitraglietta come quella. Giampaolo dentro di sé tirò un sospiro di sollievo: aveva temuto che parlasse della pistola. Ma dalla deposizione dell'automobilista, risultava che c'erano due persone coinvolte nel furto della sua auto, quella riversa sulla strada e quella col passamontagna che l'aveva legato... Mentre si sapeva che il carceriere di Giampaolo era sempre solo uno, a parte i momenti in cui si davano il cambio...
Gli chiesero di descrivere l'uomo che fingeva di essere svenuto sulla strada ma il testimone disse che non era ancora abbastanza chiaro, né lui aveva potuto andare abbastanza vicino per vederlo bene, e che perciò non era in grado di descriverlo. Giampaolo tirò un altro sospiro di sollievo.
Tutti e quattro gli imputati giurarono che nessuno di loro aveva avuto la colluttazione con Giampaolo e che nessuno di loro aveva rubato l'auto del testimone... ma dopo tutto queste erano accuse minori e furono lasciate cadere, tanto più che l'auto era stata ritrovata intatta.
Quando tornò a casa da Damiano, assieme a Silver, Giampaolo era ancora molto teso, ma raccontandogli tutto, gradualmente si rilassò.
Poi commentò: "Vedi Damiano, c'è andata bene. Io e tu non siamo veri criminali, nel progettare la storia della mia fuga ci sono sfuggiti diversi particolari che potevano rovinare tutto. Speriamo che non saltino fuori altri particolari sbagliati, e che non indaghino troppo sul fatto che eravamo in due a rubare quell'automobile e non uno solo..."
"Se comunque il mio nome non è saltato fuori, non è più necessario che io resti chiuso in casa, no?" disse Damiano.
"Beh, il processo non è ancora finito. È meglio che aspetti ancora un po'. E anche di essere sicuri che quelli della banda non vogliano cercare di vendicarsi su di te per aver mandato a monte tutto..." disse Silver.
"D'altronde, abbiamo resistito molto più a lungo là nella grotta e in condizioni peggiori, no, amore?" gli disse Giampaolo, poi aggiunse in tono malizioso: "Cos'è, ti sei già stancato a stare tutto il giorno con me?"
Damiano lo guardò sorpreso ma quando capì che il suo amante stava scherzando, gli si avvicinò e lo abbracciò, lo baciò lungamente in bocca con un bacio intimo e caldo, carezzandolo. Silver li guardava sorridente. Damiano a sua volta lo guardò, poi guardò Giampaolo.
"È bello potersi abbracciare così anche davanti ad un altro e non solo e sempre di nascosto." disse Damiano.
"Beh, sì, perché lui è nostro amico e gay come noi. Immagina cosa succederebbe se lo facessimo giù in strada..." disse ridendo Giampaolo.
"Ci prenderebbero per ricchioni a tutti e due," rispose Damiano ridendo a sua volta, "e invece noi siamo solo due amanti!"
"Beh, ragazzi, mi sa che a questo punto voi due preferite essere lasciati soli. Ci vediamo!" disse Silver salutandoli ed andò via.
Restati soli Damiano abbracciò di nuovo l'amico: "Che ne dici, ti va di andare un po' di là sui nostri lettini a fare l'amore?"
"Credo che sia una splendida idea. Se Silver non se ne andava, mi sa che rischiavo di cominciare lì davanti a lui!"
"Che svergognato!" gli disse scherzoso Damiano.
"Ma non è mica colpa mia... È che tu mi ecciti troppo e non ti so resistere."
"Davvero ti eccito troppo?" chiese Damiano compiaciuto, "Cos'è che ti eccita di più in me?"
"Tutto, amore. Come mi guardi, come mi tocchi, questo tuo bel corpo nudo, questo tuo bel palo dritto..."
"Lo sai Giampaolo che quando ti cambiavi, e restavi lì nudo dopo esserti lavato, accanto al tuo lettino, avevo una gran voglia di saltarti addosso, di piegarti sul letto e di mettertelo tutto dentro?"
"E come mai non l'hai mai fatto?"
"Non potevo. Mi sarebbe sembrato di fare come faceva mio padre con me... Non potevo proprio."
"Oh, amore! Non riesci a dimenticare quel brutto periodo?"
"Beh, lo sento sempre più lontano. E credo che proprio perché adesso sei tu a mettermelo, ma con tanto amore, riesco a dimenticarlo. Lo sai che tu sei l'unico che può farlo con me?"
"Neanche quella volta con Silver?"
"No, certo! Da lui mi avrebbe dato fastidio. Da te invece... lo desidero, mi piace, lo voglio. E sai perché, no?"
"No..."
"Ma perché gli altri lo farebbero solo per farsi una bella fottuta, tu invece perché sei innamorato di me. Non è quello che uno fa che conta, e forse neanche come lo fa, ma perché lo fa."
Giampaolo sentiva che Damiano era assetato di amore, ed era felice di poterglielo e di saperglielo dare.