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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CRONACHE DI UN DESTINO ULTIMA PARTE
1983 - novembre

1983 - novembre

Per prima cosa spiegarono il nuovo problema a Silver e gli chiesero se poteva ospitare Damiano ancora una volta. Poi Giampaolo decise di salire a nord per cercare una sistemazione. Andò a Venezia, a casa di Sergio e Paolo. Spiegò loro gli ultimi problemi e disse che pensava di trasferirsi lì con il suo ragazzo. Tutti e due si dissero felici di averli lì, e pronti ad aiutarli.

Per prima cosa lo accompagnarono in una seria agenzia immobiliare. Giampaolo chiese di vedere gli alloggi in vendita. Visitò tre appartamenti e ne scelse uno dietro alla Giudecca, all'ultimo piano, composto di una grande stanza da cui si accedeva, da una parte alla cucina ed al bagno, dall'altra in una camera da letto e di fronte su un'ampia altana sopra i tetti, che guardava su un canale. Oltre ad essere luminoso ed avere una bella vista, c'era anche l'ascensore ed il riscaldamento centralizzato.

Dopo aver firmato il contratto, andò all'università per informarsi cosa dovesse fare per trasferirsi lì, poi cercò una scuola privata dove Damiano potesse proseguire i suoi studi per diventare geometra. Quindi passò ad ordinare un bel letto matrimoniale che fece installare nell'appartamento. In tutto aveva passato a Venezia dieci giorni. Salutati Sergio e Paolo, tornò giù.

Aveva già tenuto al corrente Damiano per telefono e quando si videro di nuovo, gli raccontò gli ultimi particolari.

Silver chiese: "Hai fatto mettere il telefono?"

"No, perché non voglio che vengano fuori i nostri nomi sulla guida del telefono, se no potrebbero ancora trovarci..."

"Peccato, mi sarebbe piaciuto sentirvi ogni tanto... ma capisco. Ma senti, e non potresti farlo mettere a nome di uno dei tuoi due amici?"

"Ho paura che ci voglia il certificato di residenza... ma posso informarmi. Potrebbe essere una buona idea, comunque... Adesso dobbiamo fare subito i documenti all'università per il trasferimento, e anche alla scuola di Damiano. Poi spediamo su tutte le nostre cose, dobbiamo trovare un'agenzia di traslochi... Devo disdire tutti i contratti e mettere in vendita il mio alloggio... E finalmente io e Damiano possiamo andar su col nostro 126."

"A Venezia non potrete usarla..." gli fece notare Silver.

"È vero, ma o la teniamo in un garage a Mestre se vogliamo tenerla per fare qualche gita, o la vendo lassù, vedremo."

Per fare tutto quello che era necessario, Giampaolo ci mise un'altra decina di giorni. Riuscì a vendere l'alloggio ricavandoci un po' più di quello che aveva speso per quello di Venezia, che aveva una stanza in meno, ma aveva stanze ampie e molto luminose. Assisté gli operai che caricarono tutti i loro mobili e le loro cose per il trasloco, e finalmente andò a casa di Silver a prendere Damiano.

Salutato il loro amico promettendogli di fargli avere loro notizie, caricarono le valigie sul 126 e partirono per il nord, prendendo l'Autostrada del Sole. Si fermarono un paio di volte per fare benzina, sgranchirsi le gambe e per mangiare qualcosa.

"Spero che sia l'ultima volta che ci dobbiamo nascondere, Giampaolo."

"Sì, lo spero anch'io. Ma va bene anche così, finché possiamo stare assieme."

"Mi dispiace che non ho la patente e che devi guidare sempre tu..."

"Su a Venezia potresti andare a scuola guida... se non vendiamo la macchina."

"Com'è Venezia? Bella?"

"L'ho vista appena, ma certo che essere bella è bella. Un po' per volta ce la visitiamo tutta. Ci sono moltissime cose da vedere."

"Sarà freddo lassù, no?"

"Ci sono i termosifoni, e comunque ci terremo caldo io e te..." rispose allegro Giampaolo.

Arrivarono a Venezia prima della loro roba e Giampaolo portò subito Damiano nell'appartamento ancora vuoto.

"È grande!" disse Damiano guardandosi attorno.

"Ha una stanza in meno dell'altro che avevamo, ma le stanze sono davvero spaziose. C'è una sola camera da letto."

"E che ce ne facciamo di due? Una basta, no?" disse Damiano con aria birichina.

"Certo che una basta..."

Entrarono nella camera da letto.

"Oh, ma c'è già l'unico mobile veramente importante! Il più importante di casa!" disse Damiano allegro.

"Sì, certo. E almeno non rischieremo sempre di cadere fra i due lettini mentre facciamo l'amore..."

"È vero. Ma, di' un po', ce l'abbiamo il tempo di provarlo prima che arrivino con gli altri mobili?"

"Non lo so, potrebbero arrivare da un momento all'altro..."

"Va be', pazienza allora..." disse Damiano facendo un buffo gesto di rassegnazione. "Ma di' un po', è la prima volta che piglio l'ascensore... E se si ferma? Se manca la corrente e si resta bloccati dentro?"

"C'è l'allarme. E poi ti tirano giù a mano. Non c'è nessun pericolo."

"Se capita... spero almeno che ci restiamo dentro assieme, io e tu."

"Perché, da solo avresti paura?" chiese Giampaolo un po' stupito.

"No, ma in due si fa passare meglio il tempo che uno deve aspettare no? In modo piu piacevole!" disse sorridendo furbescamente Damiano.

Portarono i mobili. Si sistemarono. Ci misero alcuni giorni ad avere la casa in ordine e funzionante. Per inaugurarla invitarono a cena Sergio e Paolo. Passarono una gradevolissima serata tutti e quattro assieme.

Andarono anche a registrarsi all'anagrafe e a prendere la residenza, facendosi fare le carte di identità nuove, poi passarono alle rispettive scuole per scriversi gli orari, imparare la strada e vedere quanto tempo ci voleva a piedi da casa loro. Poi andarono anche in banca dove aprirono un unico conto a nome di tutti e due e dove trasferirono tutti i loro soldi.

A tutti e due piacque molto il fatto che per le strade di Venezia ci fosse esclusivamente traffico pedonale, e Damiano fu affascinato dai vaporetti e dalle gondole, dai canali e dai ponti che rendono Venezia una città veramente unica.

E finalmente ripresero un ritmo di vita normale.


1983 - dicembre

Damiano scostò il soffice piumino d'oca scoprendo i loro corpi nudi e contemplò quello del suo amante. Giampaolo era steso sul ventre, un braccio sul cuscino, sopra al capo e l'altro piegato ad angolo di fianco al cuscino. Una gamba era dritta e l'altra piegata leggermente su un fianco. I due piccoli glutei eburnei emisferici, la vita snella, la schiena ampia. La luce pallida del mattino illuminava dolcemente quel corpo che lui amava di una luce dorata.

Lo carezzò con tale levità che Giampaolo non si svegliò. Ne guardò il volto dolce e sereno girato verso di lui. Sì, lo amava e lo desiderava. Ma non voleva ancora svegliarlo. Gli piaceva troppo poterlo guardare a proprio agio, senza che l'amante ne fosse cosciente. Quel corpo che lui conosceva così bene e che pure ogni volta gli procurava un'emozione così profonda. Quel corpo che lui conosceva così intimamente e che pure non si stancava mai di esplorare, di sondare, di amare e da cui gli piaceva tanto essere amato.

Grazie all'impianto centralizzato di riscaldamento, potevano anche girare per casa nudi o seminudi senza problemi e dormire nudi. Era bello. Ripensò a quando doveva condividere quell'unica stanza squallida con tutti i fratelli, e si disse che allora non avrebbe mai sognato qualcosa di tanto bello! Aver trovato Giampaolo gli aveva completamente cambiato tutta la vita, anzi gli aveva dato qualcosa degno di essere chiamato vita! E questo non tanto per quella bella stanza, per i termosifoni o il piumino d'oca o le mille comodità, quanto per l'amore con cui l'aveva colmata e continuava a colmarla.

Si chiese se svegliarlo coprendolo di baci, carezzandolo, facendolo eccitare e cogliendo il frutto di quell'eccitazione, o se seguire il copione che aveva accuratamente preparato... e nonostante la forte tentazione, decise di restare fedele a questa seconda soluzione. Allora scese pian piano dal letto facendo attenzione a non farlo svegliare.

Andò in cucina, prese due croissants dal freezer e li mise nel forno a microonde. Accese la macchina del caffè che aveva già preparata la sera prima, Preparò il vassoio con le tazzine, lo zucchero, il latte, la frutta, facendo bene attenzione di non fare rumore. Quindi andò nello sgabuzzino e prese la busta di nylon che vi aveva accuratamente nascosto.

Prese gli slip rossi bordati di pelliccia bianca alla cinta e li indossò. Si infilò le calze rosse, anche quelle bordate di pelliccia bianca, infilò i due braccialetti di pelliccia bianca ai polsi, e mise in testa il berretto rosso col pompon bianco e bordato di pelliccia bianca. Prese il pacchettino col regalo e tornò in cucina. Versò il caffè nelle tazzine, mise i croissants caldi su due piattini e dispose tutto sul vassoio assieme al pacchettino. Poi prese la ghirlanda verde e rossa che aveva nascosto sopra ai mobili della cucina e la dispose pure sul vassoio, sopra a tutto.

Tornò nella camera da letto, dalla parte di Giampaolo, il vassoio in mano, e lo chiamò dolcemente. Il suo amante aprì gli occhi e si girò a guardarlo. Si illuminò in un magnifico sorriso e si alzò a sedere sul letto.

"Buon Natale, amore mio!" gli disse allora Damiano.

"Buon Natale, topolino! Che Babbo Natale arrapante! Sei tu il mio regalo di Natale?"

"Certo. Ma prima c'è la colazione ed un altro regalino..." gli disse posando il vassoio accanto a lui e mettendo la ghirlanda sul cuscino.

"Grazie, Topo. Ma... ti dispiace aspettare un momento? Devo andare al gabinetto, prima..."

"Oh... mi rovini tutta la poesia, così!"

"Solo un attimo, amore. Aspettami a letto, metti il vassoio in centro. Faccio in un attimo..." disse Giampaolo e scese rapido ed agile dal letto.

Damiano ne guardò le belle forme con crescente desiderio. Sistemò meglio il vassoio ed andò a sedersi sul letto, in attesa. Giampaolo tornò quasi subito. Aveva un pacco in mano.

"Anche io ho un regalo per il mio bellissimo Babbo Natale..."

"Ah, birichino! Era una scusa il gabinetto, allora!"

"Certo. Prima facciamo colazione sennò si fredda tutto. Poi apriamo i regali, e poi..."

"Sì, ma facciamo svelti, perché non vedo l'ora dell'... e poi!" disse allegro Damiano addentando un croissant.

Mangiarono, guardandosi e sorridendosi, felici di stare assieme. Poi Giampaolo prese il suo pacchettino e lo aprì. Dentro c'era un astuccio. Aprì anche quello. C'erano due anelli d'oro bianco, uguali, a fascetta, con un piccolo rubino incastonato.

"Sono bellissimi!" disse Giampaolo ammirandoli.

"Io ho pensato che, visto che tu mi presenti sempre a tutti dicendo che sono il tuo ragazzo, è ora che abbiamo anche due anelli uguali, no?

"Sì, amore, certo. Dammi la tua mano, che ti infilo il tuo... E poi tu mi infili il mio..."

Dopo che si furono scambiati gli anelli, si dettero anche un lungo, intimo bacio. Poi Damiano aprì il suo regalo. Era un presepio di legno della Valgardena, finemente scolpito.

"Dio, quant'è bello!" disse con occhi sognanti Damiano scartando tutte le statuine ed ammirandole, carezzandole ad una ad una, e deponendole sul vassoio.

"Tu un anno fa m'avevi detto che Natale senza presepio non è Natale. E noi non avevamo un presepio. Così ho pensato che dovevamo averne uno. Anche perché proprio in quel giorno, quando hai portato il presepio, io ho cominciato ad amarti... Perciò in un certo senso, il giorno di Natale è il nostro anniversario, no?"

"Certo, amore mio!" disse Damiano commosso. "Ecco, ci sono tutti i pezzi... no c'è ancora un pacchettino... una pecorella?" chiese tirandolo fuori dalla scatola.

"Aprilo..." disse Giampaolo con un sorriso invitante.

Damiano lo aprì e rimase a guardare a bocca aperta: si trovò in mano un minuscolo topolino di legno.

"Ma questo... sono io!" esclamò pieno di stupore.

"Sì, amore. Non riuscivo a trovarlo in nessun presepio, allora l'ho fatto scolpire apposta dallo stesso artista che ha fatto il presepio... avevo paura che non arrivasse in tempo... È arrivato al negozio l'altro ieri..." disse Giampaolo felice per lo stupore e la contentezza del suo amante.

"Ma... e tu?" chiese allora Damiano.

"Cerca, cerca meglio nella scatola, fra la carta d'imballaggio..." suggerì Giampaolo,

Damiano frugò e finalmente, sotto a tutto, trovò l'ultimo pacchettino di carta velina bianca. Lo scartò e...

"Mezza forma di cacio!?" esclamò.

"Certo, ho pensato che ai topini piace il cacio, e quindi... ho chiesto allo scultore di fare anche questa... Non va bene? Nel nostro presepio, davanti alla culla di Gesù Bambino, metteremo sempre il topino con la sua forma di cacio..."

"Certo, amore mio, e questo topo ha una enorme fame di cacio..."

Sgombrarono il piano del letto sistemando tutto sui comodini. Giampaolo tolse ad uno ad uno i succinti panni da Babbo Natale dal corpo del suo amato, ed iniziarono finalmente a festeggiare e celebrare il loro anniversario nel modo migliore che conoscevano.


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