logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA GABBIA DORATA 2 - JOHANN SVELA A JAKOBUS UN MONDO NUOVO

Tre giorni dopo Johann e Jakobus partirono per la foresta, sulla montagna dietro al castello, e salirono a cavallo fino al Rifugio. Questo consisteva in un complesso di tre case. Una grande in cui abitavano i guardiacaccia ed il personale, una media dove di solito erano alloggiati gli ospiti, ed una piccola, deliziosa, un po' appartata in cui solitamente dormivano Johann e il padre o i fratelli.

Messi i cavalli in stalla nella casa grande, Johann portò il cugino a visitare il rifugio piccolo.

"Questo lo chiamiamo il Ritiro. Ecco, qui a pian terreno c'è la cucina ed il soggiorno, vedi? E qui c'è il cesso, qui il bagno. Ora saliamo. Qui ci sono le tre camere da letto. Queste due con i letti a castello e questa con il letto matrimoniale. Quando veniamo su tutti, qui dormono il papà e la maman, qui noi fratelli e lì le sorelle. Ora è tutta per noi perciò possiamo dormire dove vogliamo. La stanza più bella è questa matrimoniale, vedi che magnifico panorama si gode di qui? Ed è anche la più luminosa. Se vuoi, perciò, tu puoi dormire qui."

"È bellissima, molto intima. Ma tu dove dormirai?"

"Mah, in una qualsiasi delle stanze..."

"Visto che siamo soli... mi piacerebbe potermi addormentare chiacchierando con te. Perciò dimmi in quale stanza tu dormi che io userò in uno dei lettini liberi, se non ti dispiace."

"No no, tu devi dormire qui, nella stanza più bella..."

"Beh... allora perché non dormi qui anche tu? Il letto è molto grande, c'è posto anche per due. E se dobbiamo rifarlo da soli, un letto così grande lo facciamo meglio in due, no?"

"Come vuoi tu, Jakobus. Tu sei l'ospite e qualsiasi cosa tu desideri per me va bene. Dormiremo tutti e due qui, allora..."

Jakobus era felice. Aprirono le loro valigie e sistemarono i loro abiti nel grande armadio.

"Dovrai insegnarmi tutto, Johann... dovrai avere pazienza."

"Ti insegnerò tutto ed avrò pazienza!" rispose il cugino con un ampio sorriso. "Per prima cosa scendiamo ad accendere il fuoco in cucina, così ci possiamo preparare il pranzo. Vieni?"

"Sì, certo." rispose Jakobus elettrizzato.

Johann gli spiegava quello che doveva fare e Jakobus, sollecito, eseguiva. Lo divertì molto dover pompare l'acqua dal pozzo con la pompa a manovella. Lo divertì imparare ad accendere il fuoco nei fornelli, preparare il cibo, cuocerlo.

"Un pranzo preparato con le nostre mani!" esclamò il ragazzo quando si misero a tavola.

I due ragazzi mangiarono di buon appetito. Dopo, cinti i fianchi con due grandi teli, lavarono ed asciugarono i piatti e le pentole e rimisero tutto in ordine.

"Ora andiamo a cambiarci. Per andare nel bosco è meglio mettere gli abiti di pelle." disse Johann.

Salirono le scale a due a due, si denudarono, e si rivestirono.

"Bene, ora sembri un vero montanaro!" gli disse Johann guardandolo, "Ti stanno bene questi vestiti!"

"Anche a te Johann. Sai che mi sento più... vero con questi panni addosso?"

"Sì, più libero. Ti sei mai arrampicato su un albero?"

"No, mai..."

"Allora vieni, che ti insegno. C'è una grande quercia qui fuori e dalla sua cima si gode il più bel panorama del mondo. Vieni, dai!"

Uscirono di corsa. Con l'aiuto di Johann, Jakobus riuscì ad arrampicarsi sul vecchio albero maestoso, su su fino all'ultima biforcazione dove sedettero, ognuno cavalcioni di un grosso ramo.

"Guarda! Non è stupendo?"

Il ragazzo guardò ed ammutolì. Dopo un po' esclamò: "È meraviglioso! Si vede tutta la valle, di qui! Guarda come brilla il fiume laggiù: pare un nastro di diamanti! Oh, Johann, sei fortunato tu ad avere tutto questo ed a poterlo godere quando vuoi!"

"Quando sarai re, tornerai qui?"

"Certo. Ma anche prima, spero. Vale la pena di vivere anche solo per vedere questo. Certe cose sono così belle che non si possono neppure descrivere. E questa vista è una di quelle cose."

"Tu non hai mai visto dei cervi vivi, vero?"

"No mai. Solo delle teste imbalsamate."

"Ti piacerebbe vederli? da vicino?"

"Oh sì, certo!"

"Domani ti ci porterò. Dovremo partire di mattina e camminare parecchio, ma ne varrà la pena."

"Ti credo..."

"Ssst, zitto! Senti? Questa è l'allodola..."

Dopo un po' scesero. Johann lo guidò ad esplorare i dintorni. Conosceva il nome di ogni pianta, di ogni fiore, di ogni animale. Jakobus passava di meraviglia in meraviglia.

"Ah! Io so il nome di tutti i nostri antenati, ma non saprei distinguere due fili d'erba. Ti invidio, Johann."

"Beh, come re a che ti servirebbe sapere i nomi dei fili d'erba?"

"Mi farebbe sentire meno straniero nella natura. Prima di essere re, o duchi, o stallieri, si è uomini, creature della natura."

"Sì. Cerca di non dimenticarlo mai, allora, cuginetto."

"Certo. E tu vali più di tutti i miei tutori messi assieme."

"Oh, non esagerare adesso. Se tu non sapessi le leggi o la storia, che re saresti? Tutto può essere importante nella vita, a seconda del ruolo che uno deve svolgere."

"Ehi, cos'è quello?"

"Uno scoiattolo, no?"

"Ah, è vero. L'avevo visto nell'illustrazione di un libro. Ma credevo che fosse più grosso... È molto grazioso. Guarda come mangia! E non ha paura di noi..."

"No, qui nessuno gli fa del male, nessuno gli da fastidio."

Tornarono al Ritiro a sera. Johann gli fece preparare la cena, dandogli solo i necessari consigli di tanto in tanto. Jakobus si divertì un mondo a mangiare il pollo arrosto con le dita ed a leccarsele dopo.

"Mi vedessero maman e la grande mère, inorridirebbero!" esclamò felice Jakobus.

Dopo aver lavato i piatti accesero il caminetto nel soggiorno e sedettero vicini davanti al fuoco, seduti a terra sul tappeto, a chiacchierare.

"Sono esausto, Johann!"

"Ti ho fatto lavorare troppo?"

"No, affatto, non è quello. Troppe emozioni, oggi. Mi sento frastornato. Ma davvero felice come non mi sono mai sentito. Come potrò mai ringraziarti?"

"Continuando ad essere felice, Jakobus." rispose Johann cingendogli le spalle con un braccio.

"Io, a Palazzo, non potrei offrirti neanche un decimo di tutto questo..."

"Mi basterà la tua amicizia sincera. Vale più di dieci volte tutto questo."

"Oh, quella l'hai, l'avrai sempre!"

"Giuralo!"

"Lo giuro, Johann."

Più tardi salirono in camera. Si spogliarono, infilarono le camicie da notte e si stesero sul grande letto.

"Sai, è la prima volta che non dormo da solo... che posso chiacchierare prima di addormentarmi. Là a Palazzo c'è il valletto nella stanza accanto, ma sono solo, senza esserlo. Non so se mi spiego..."

"Sì, ti capisco."

"Con lui non parlo... siamo due estranei."

"Già."

"Mi dai una mano?"

"Sì, certo."

Stesero un braccio e si presero la mano, intrecciando le dita.

"Mi sarebbe piaciuto avere un fratello maggiore, Johann."

"Per questi giorni, posso esserlo io, se vuoi."

"Sì... lo sei."

"Sono contento di averti qui, Jakobus. Ci vediamo di rado, ma io ti voglio bene."

"Sì, anche io. Papà a volte mi parla di tua madre. Le vuole bene, come io voglio bene a Stefanie. Ma spero che Stefanie mi resti vicino. A volte penso che papà si senta solo... e triste."

"Lui ha la zia Margaretha, no?"

"Maman? Dormono in due stanze diverse... E maman è sempre così... distante. È buona, ma... Gli zii dormono sempre nello stesso letto, o solo quando sono qui?"

"No, sempre."

"Così si sentiranno meno soli, no?"

"Certo."

"Anche grande mère Bianca con re Jakobus II dormivano in due stanze separate. Chissà... pare che re e regina debbano fare così... Lei ha le sue dame di compagnia, lui i suoi attendenti, io i miei valletti... e siamo tutti soli!"

"Adesso non sei solo, no?"

"No certo, ci sei tu..."

Più tardi Jakobus si addormentò sentendo un gran senso di calore nel proprio cuore, per la affettuosa vicinanza di un altro essere umano, dell'amato cugino Johann.

Il mattino seguente lo svegliò Johann. Scesero a lavarsi. A turno si misero nella tinozza con l'altro che aiutava ad insaponare la schiena o a versare sopra l'acqua calda per sciacquarsi. Si asciugarono e si rivestirono. Poi Johann fece preparare la colazione a Jakobus, che volendo imparare, voleva fare tutto lui. Quindi, preparato un pranzo al sacco e messolo negli zainetti, partirono per salire a piedi su nella foresta sulle pendici della montagna.

Johann lo fece appostare in una specie di capanno e gli sussurrò: "Ora dobbiamo tacere a lungo e, se siamo fortunati, vedremo passare i cervi. Stando qui, non sentiranno il nostro odore. E lì c'è il passaggio per andare alla fonte a bere."

Furono fortunati: dopo neppure mezz'ora arrivarono i cervi. Jakobus li guardava, gli occhi spalancati, trattenendo il respiro.

Dopo che furono passati, Jakobus sussurrò: "Come si può uccidere animali così belli? Come si può andare a caccia?"

"A volte bisogna farlo, specialmente quando c'è un animale azzoppato per un incidente o ferito gravemente in seguito ad una lotta fra maschi. Ma sono d'accordo con te... Zitto, ora, forse tornano..."

Li videro passare di nuovo. C'era in particolare un cervo giovane, snello, d'una bellezza incredibile, che si fermò a pochi passi dal capanno e si girò verso di loro, come a guardarli. Poi si allontanò agile, tranquillo, a raggiungere il resto del branco che aveva proceduto oltre.

Quando si furono allontanati, Jakobus disse a Johann: "Credi che sapeva che noi siamo qui?"

"Chi lo sa... È possibile..."

"Era bello quel giovane maschio, vero?"

"Sì. Credo che quando sarà adulto potrebbe diventare il nuovo capo branco. Se tu potessi venire qui nel periodo degli amori, potresti essere abbastanza fortunato da assistere alla lotta fra due maschi. È un vero spettacolo. Andiamo, ora."

"Dove?"

"Alla fonte dove erano andati ad abbeverarsi i cervi. È molto bella. L'acqua è fresca e chiara e ci fermiamo lì per fare pranzo."

La fonte consisteva in una cascatella alta un metro e di una polla limpida e fresca da cui usciva un ruscelletto che scendeva mormorando giù per le rocce. Sedettero lì accanto e si misero a mangiare.

"Questo è il paradiso terrestre, Johann."

"Sì, e senza né melo né serpente. Quassù tutto è puro."

"Davvero. Peccato che non ci siano Stefanie e Friedrich."

"Faremo in modo che possano venire anche loro, un giorno."

"Quanti giorni possiamo restare quassù?"

"Ancora una settimana. Poi verranno su papà con Valdemaro ed il giorno dopo scenderemo con loro."

"Devo godermela questa settimana." esclamò Jakobus felice.

"Sì, ce la godremo, te lo prometto."

A metà pomeriggio scesero e Johann, lungo il cammino, continuava a mostrare le piante al cugino e a dirgliene i nomi. Questi cominciava a riconoscerne alcune. Tornati al Ritiro, spaccarono la legna, poi fecero cena. Quindi di nuovo si misero davanti al caminetto. Jakobus prese una mano del cugino e vi intrecciò le dita.

"Il fuoco è affascinante."

"Quello lo avete anche a corte..."

"Sì, almeno questo sì." annuì Jakobus, "ma non ci posso stare davanti seduto sul pavimento..."

Chiacchierarono. Dopo un po' Johann propose: "Andiamo a letto, ora? Continuiamo a chiacchierare su, se ti va."

"Sì, certo."

Si infilarono sotto le coperte. Stavano vicini, su un fianco, uno di fronte all'altro. Jakobus stese una mano a cercare quella di Johann. Questi gliela strinse e con l'altro braccio cinse lieve le spalle del cugino.

"Stai bene qui con me, Jakobus?"

"Sì, molto."

"Anch'io. Vieni più vicino, dai." gli disse tirandolo lievemente a sé.

Jakobus si spostò tranquillo, finché le loro fronti si sfiorarono e le loro ginocchia si toccarono. La mano di Johann si mosse lieve sulla schiena di Jakobus in una specie di carezza. Questi, istintivamente, strinse la mano del cugino che era nella sua. Johann rispose alla stretta, poi liberò la mano da quella del ragazzo e la passò lieve sul petto di Jakobus. Il ragazzo emise un lieve sospiro, interpretando quel gesto come un semplice gesto di amicizia. La mano di Johann scese a sfiorare, attraverso la tela della camicia da notte, il ventre del cugino. Poi scese ancora e si posò sul membro del ragazzo, che immediatamente iniziò a risvegliarsi.

"Che fai?" chiese Jakobus sorpreso, in un sussurro, ma senza muoversi.

"Non ti piace?"

"Sì, ma... perché mi tocchi così? Lì?"

"Perché ti voglio bene, Jakobus, e perché mi piaci."

"Ma... così... così non si toccano solo l'uomo e la donna?" chiese Jakobus incerto e confuso, ma anche eccitato da quel tocco lieve, caldo, insistente.

"Anche due uomini, Jakobus, anche due uomini. Prova a toccarmi anche tu lì..."

"Non so..."

"Non è bello, forse?"

"Sì... sì, è... gradevole..."

"E allora? Toccami, dai."

Jakobus esitò. Poi allungò timidamente una mano e sentì il turgore dell'altro. Johann, spostando il braccio attorno alla vita del cugino, lo tirò di più a sé, toccandolo con maggiore decisione sul membro ora eretto.

"Johann..."

"Dimmi Jakobus."

"Sei sicuro che... che vada bene?"

"Certo. Non ti ho insegnato tutte cose belle e giuste, finora?"

"Sì, è vero, ma..."

"Due uomini che si vogliono bene, se lo dicono in questo modo e in questo..." disse Johann e baciò sulla bocca il cugino.

Jakobus s'irrigidì per un attimo, emise come un breve singhiozzo, ma poi si lasciò andare ed accettò quel bacio, che si fece anche più intimo e profondo.

"Non è bello?" gli chiese Johann sottovoce, staccandosi.

"Sì, molto..." rispose tremando lievemente Jakobus, sentendosi la testa girare come se avesse bevuto del vino.

"Tu non hai mai fatto l'amore, Jakobus?"

"No, mai."

"Ti insegnerò a fare l'amore, ora. Perché tu mi piaci troppo, Jakobus."

"Ma noi siamo due maschi... Queste cose non le fanno un maschio ed una femmina?" chiese di nuovo il ragazzo confuso.

"No, fanno cose diverse. Queste cose che ora ti insegnerò le possono fare solamente due maschi. E le faremo io e te, questa notte, per completare in modo splendido una splendida giornata. Ti fidi di me, no?"

"Sì, certo." rispose Jakobus confuso ma eccitato.

Johann gli salì sopra col suo corpo, lo abbracciò e lo baciò di nuovo in bocca, premendogli la propria erezione sulla sua. Jakobus questa volta rispose al bacio e trovò che era molto bello. Fremette. Il cugino si sentì incoraggiato.

"È bello, vero?"

"Sì... è molto bello... insegnami..."

"Togliamoci le camicie da notte. L'amore si fa meglio nudi."

"Va bene."

Johann si tolse di sopra al cugino ed i due ragazzi si denudarono veloci. Johann allora sfiorò con i polpastrelli il petto ed il dorso nudo del cugino, poi gli posò le labbra su un capezzolo e si mise a suggerlo lieve.

"Oh! Oh che sensazioni!" gemette Jakobus fremendo.

Johann lo fece stendere su un fianco e gli si addossò di dietro, facendogli sentire il proprio turgore contro le natiche e palpandogli i genitali.

"Ti piace così?"

"Sì."

"Ora io entrerò in te e così faremo l'amore..." gli sussurrò il cugino continuando a farlo eccitare.

"Ma... come?"

"Così, di dietro."

"Ma..."

"Così si uniscono i maschi per fare l'amore. Così ci uniremo io e te. Vedrai che sarà bello. Ti preparerò ben bene, mio Jakobus, poi ti penetrerò. Sarà bello..."

"Sei... sicuro?"

"Certo, fidati di me."

"È tutto così strano."

"Ma anche bello, no?"

"Sì, è vero."

"Io l'ho già fatto, so come si fa, ed ora ti insegno... Ti insegno a fare l'amore. L'amore fra maschi. Il segreto meglio custodito di tutta la terra..." sussurrò Johann suadente.

L'incertezza di Jakobus svaniva con l'aumentare dell'eccitazione e del piacere.

"Non ho mai provato nulla di simile, prima d'ora..."

"È bello, no?" insisté Johann.

"Sì, strano ma bello." ammise Jakobus.

Johann allora fece stendere Jakobus sulla schiena, gli si accoccolò di fianco e prese a leccarlo sul petto, giù giù.

"Che fai, ora?"

"Ti preparo a fare l'amore. Impara, così dopo lo fai tu a me. Hai un corpo molto bello, Jakobus, un corpo assai desiderabile."

Johann arrivò infine al membro eretto del ragazzo e prese a baciarlo, leccarlo, carezzarlo ed infine se lo lasciò scivolare fra le labbra, in bocca. Jakobus ebbe un guizzo di piacere ed emise un breve mugolio.

"Ti piace?"

"Oh sì Johann, è bellissimo! Bellissimo."

Il cugino lo lavorò con la bocca e frattanto fece allargare le gambe al ragazzo e vi si inginocchiò in mezzo, senza smettere di succhiargli il membro. Quindi riprese a leccargli il membro, scese a leccare i sodi testicoli, mentre gli carezzava petto, fianchi e ventre. E scese infine a leccargli la rosetta di carne fra le natiche, facendogli sollevare un po' le gambe.

Jakobus fremette con forza: "Oh, Johann... mi gira la testa... mi sento ubriaco... è incredibile... ma che mi stai facendo?" gemette scuotendo con forza il capo sul cuscino.

Il cugino gli sollevò di più le gambe, allargandogliele, in modo di avere più libero accesso e leccarlo più a fondo. Continuò a lungo, insalivandolo bene e spingendogli dentro la punta della lingua, finché lo sentì ansimare forte per l'intensità del piacere.

"Mi fai impazzire, Johann..."

"Vuoi che smetta?"

"No!" gridò quasi il ragazzo.

Johann, compiaciuto, riprese e cominciò ad alternare la lingua con le dita, iniziando ad abituarlo alla penetrazione. Jakobus era rilassato, cedevole, eccitatissimo.

"Ora, cuginetto mio dolce, ti ci metterò il mio membro. Sei pronto a ricevermi dentro di te?"

"Sì ma... non sarà troppo grosso? Riuscirò ad accoglierti?"

"Tu mi vuoi in te? Vuoi conoscere le gioie dell'amore?"

"Sì, oh sì..." gemette il ragazzo.

Johann gli si addossò e gli fece sentire la punta della sua verga turgida all'ingresso dell'inviolato canale. Iniziò a spingere sul foro ben lubrificato e questo cedette appena, iniziò ad allargarsi, si dilatò e ne accolse un centimetro, poi due, e poi ancora.

"Ti piace?" ansimò Johann.

"Oh, sì... ti sento entrare..."

"Sto prendendo la tua verginità, mio dolce amico."

"Sì..."

"Mi vuoi tutto in te?"

"Sì..."

Johann era piacevolmente meravigliato per la facilità con cui il cugino l'accoglieva, lo riceveva. Jakobus era pienamente rilassato, docile a quella intrusione mai sognata eppure così intensamente bella. Johann gli scivolò dentro senza ostacoli, con lieve fatica, spingendo con determinazione ma senza violenza, finché gli fu pienamente inserito dentro. Allora gli pizzicò lieve i capezzoli e Jakobus fremette da capo a piedi, in preda ad un intenso e sordo piacere.

"Eccomi tutto in te, mio Jakobus."

"Sì, ti sento. È bello."

"Ora cominceremo a fare veramente l'amore. Ora ti farò veramente mio..." mormorò Johann pieno di desiderio e di passione.

Non avrebbe mai creduto che il cugino potesse e sapesse accoglierlo così facilmente. Iniziò a muoversi avanti e dietro con dolce determinazione. Vedeva gli occhi del cuginetto fissi nei suoi, luminosi e pieni di piacere. Ne sentiva il corpo tenero e sodo sussultare e fremere al suo vigoroso andirivieni.

"Ti piace, Jakobus, vero?" chiese per l'ennesima volta.

"Sì."

"Quanto ti piace?"

"Tantissimo, Johann, tantissimo."

"Anche a me, sai?"

"Sì, lo sento, lo vedo."

Johann continuò a prenderlo con trasporto e passione. Cercò di controllare il proprio orgasmo, di far durare a lungo qull'unione, ma il cugino era così stretto, il piacere così intenso, che non riuscì e quasi all'improvviso si scaricò nel retto del compiacente cugino, mugolando alto il proprio piacere e fremendo tutto da capo a piedi. Il suo fremito parve comunicarsi a Jakobus, che tremò violentemente sotto di lui, gemendo. Johann gli si abbandonò sopra baciandolo intimamente nella bocca, attendendo che il loro respiro si calmasse, che il loro cuore tornasse a battere normalmente. E solo allora si rese conto che anche Jakobus aveva raggiunto l'orgasmo, forse contemporaneamente a lui. Lo carezzò teneramente, restandogli sopra.

"È stato bello, allora?" gli chiese in un sussurro.

"Incredibilmente bello, Johann. Questo, dunque, è fare l'amore?"

"Sì, questo è fare l'amore fra due uomini, mio dolce Jakobus." rispose il cugino.

Si staccò dal suo corpo e con una delle loro camicie da notte ripulì i loro corpi dal seme di Jakobus.

"Vieni fra le mie braccia, ora, mio bel cugino!" disse Johann accogliendo il ragazzo e circondandolo con le braccia e le gambe, coprendo i loro corpi con le soffici coperte. "Adesso dormiamo."

"Oh, Johann, ma io ne vorrei parlare..."

"Domani, se vuoi. Domattina. Ora riposiamo."

"Sì, come vuoi. Buona notte, Johann."

"Buona notte."

"E... grazie."

"A te, cuginetto..."

Si addormentarono appagati e sereni, allacciati l'uno all'altro, grati l'uno all'altro per la gioia ed il piacere ricevuti.

Il mattino seguente Jakobus si svegliò per primo. Dormendo si erano sciolti e separati. Johann dormiva supino, un'espressione serena sul bel volto. Jakobus gli carezzò il petto, lieve. Il cugino aprì gli occhi e gli sorrise.

"Johann, sei bellissimo."

"Anche tu, cugino mio!" gli rispose il giovane scompigliandogli i capelli in un gesto affettuoso.

Jakobus si chinò su di lui e gli diede un bacio lieve e tenero sulle labbra.

"Mi devi spiegare tante cose, però, tu che sei così... grande."

"Sì, tutto quello che vuoi... e che so."

Jakobus gli si accoccolò contro e gli posò una guancia sul petto.

"Abbiamo fatto l'amore, questa notte."

"Certo."

"Perché nessuno m'aveva mai detto che è una cosa così bella?"

"Perché la gente non ne parla mai."

"Ma perché?"

"Perché è sciocca e piena di pregiudizi."

"Io sapevo che si può fare l'amore fra un uomo e una donna, ma anche quello non so esattamente come avvenga, né se sia così bello."

"Io non l'ho ancora mai fatto con una donna."

"Tutti gli uomini fanno l'amore fra di loro?"

"No, anzi, pochi... molto pochi."

"È strano. Perché pochi, se è così bello?"

"E di solito, specialmente i grandi, e i preti, dicono che due uomini non devono fare l'amore. Perciò devi fare ben attenzione che non lo sappia mai nessuno."

"Ma... i grandi non lo fanno? Lo fanno solo i ragazzi come noi?"

"No, anche alcuni grandi lo fanno. Ma di nascosto. L'amore si fa sempre di nascosto, e non se ne parla, anche quello fra un uomo e una donna, ma specialmente fra due uomini come abbiamo fatto noi."

"Mi pare così strano... è talmente bello..."

"Lo so, per questo ho voluto insegnartelo. E ci sono altre cose che ti insegnerò. Ma tu devi giurarmi che non le racconterai mai a nessuno... prometti?"

"Sì, certo."

"I preti specialmente. Dicono che è male, che è peccato."

"Forse perché loro non l'anno mai provato, no?" disse Jakobus.

"Forse... o forse perché vorrebbero ma non possono..."

"Ma a te chi l'ha insegnato, chi te l'ha spiegato se non se ne deve parlare?"

"Un nostro giovane guardiacaccia."

"Oh. L'hai fatto con lui?"

"Sì. Nel bosco, un pomeriggio, un paio d'anni fa. Avevo la tua età."

"Ed è stato bello?"

"È stato bellissimo. E dopo lui l'ho fatto con un cugino da parte di papà."

"L'hai insegnato tu a lui?"

"No, lui lo sapeva già e gli piaceva molto farlo. Ma non a tutti piace. Alcuni uomini preferiscono farlo solo con le donne, altri sia con uomini che con donne, ed altri solamente con gli uomini."

"Ma se non se ne deve parlare, come hai fatto con quel tuo cugino?"

"Ci si è capiti... da certi sguardi..."

Parlarono a lungo. Ad un certo punto Jakobus chiese: "Ma, scusa, non è strano metterlo lì dietro? Di lì escono gli escrementi..."

"Certo, ma di qui non esce la pipì eppure anche il seme? E la bocca non serve per parlare e per mangiare e per respirare? I nostri organi hanno spesso diverse funzioni, no?"

"È giusto. Ma perché esce il seme anche fra due maschi? Il seme non serve per fare i bambini?"

"Il seme esce ogni volta che il piacere giunge al massimo, che sia per fare i bambini oppure no. Anche quando lo metti nella donna il seme esce, ma non ogni volta ne nasce un bambino. Di solito moglie e marito possono farlo anche ogni notte, ma mica nasce un bambino ogni volta, no?"

"È vero."

"È anche un modo per dirsi mi piaci, ti voglio bene, o anche ti amo."

"Ma quando due si amano, vivono per sempre insieme, no?"

"Se possono, sì. Per un uomo e una donna a volte è possibile ed anche facile, anche se non sempre. Per due uomini è molto difficile, molto raro, quasi impossibile."

"Ma come, anche se si amassero?"

"Certo, anche se si amassero."

"Ma non è giusto!"

"Eppure è così. Nessuno può farci niente."

"Oh no! Se io amerò un uomo o una donna, io vorrò vivere sempre e solo con lui o con lei e nessun altro!"

"Non sarà così facile, specialmente per un re non è così. La ragion di stato gli impone di avere un erede e perciò una moglie. E la moglie quasi sempre la scelgono il re padre ed i ministri, lo sai no?"

"È vero. Non ci avevo mai pensato, prima. È orribile, però." commentò Jakobus con decisione.

Dopo un po' si alzarono, si lavarono e si vestirono. Fecero colazione.

Jakobus disse al cugino: "Io e te non ci amiamo, però. Siamo solo amici, vero?"

"Certo, amici e cugini."

"Però possiamo fare l'amore."

"L'abbiamo fatto."

"E lo faremo ancora?"

"Certo, finché vorremo tutti e due."

"Anche stanotte, no?"

"Anche stanotte."

"Tu hai detto che hai anche altre cose da insegnarmi..."

"Sì. E innanzitutto tu devi fare a me le cose che ieri notte io ho fatto a te."

"Certo. Spero solo di saperle fare bene..."

"Abbiamo ancora cinque notti da passare qui, soli. Ti insegnerò tutto, non temere, mio caro Jakobus."

"Oh, grazie!" rispose il ragazzo contento.

Durante la giornata, mentre esploravano i dintorni, di tanto in tanto Jakobus tornava sull'argomento per chiedere spiegazioni al compiacente e piu esperto cugino e Johann gli chiariva molti dubbi e punti oscuri. E tornò la sera. Dopo la consueta sosta davanti al focolare, i due ragazzi salirono pieni di desiderio nella camera da letto. E Jakobus, quella notte, penetrò il cugino e trovò che anche questo era molto bello.

Dopo aver raggiunto tutti e due l'orgasmo, Johann fece notare al cugino: "Vedi, quello che è bello fra due uomini, è che possono fare l'uno e l'altro le stesse cose. Ognuno dei due può penetrare ed essere penetrato. Con le donne, invece, non è possibile. L'uomo può solamente penetrare e la donna solamente essere penetrata. Il rapporto fra uomo e donna non è completo..."

"È vero, hai ragione. Oh Johann tu non immagini quanto ti sia grato per avermi insegnato tante cose e specialmente a fare l'amore. Non lo dimenticherò mai!"

La notte dopo Johann insegnò a Jakobus il rapporto orale completo ed il ragazzo per la prima volta imparò a conoscere ed apprezzare il "liquore di maschio".

La notte seguente Jakobus sperimentò anche il rapporto orale contemporaneo e gli piacque moltissimo. Johann pensò che il cugino era davvero un allievo diligente e volenteroso, ed anche bravo.

La quinta notte, dopo aver fatto ancora l'amore, Jakobus disse a Johann: "Sai, ho notato una cosa. Ora che so quanto sia bello fare l'amore fra due maschi, ogni uomo che vedo lo guardo con occhi diversi. E mi chiedo se mi piacerebbe farci l'amore o no, ed a volte la risposta è sì, e mi viene anche spesso un'erezione... Però, mi chiedo, come faccio per sapere se all'altro piace la femmina o il maschio? E se anche gli piacesse il maschio, come posso capire se posso piacergli proprio io o no?"

Johann sorrise e si accinse a spiegargli alcune cose. Ormai, quando erano completamente soli e sicuri di non poter essere uditi, parlavano quasi solo di quello. Jakobus era avido di sapere, di capire. Ma era anche avido di fare l'amore con il cugino.

L'ultimo giorno che potevano ancora passare da soli, Johann, dopo la solita abbondante colazione, gli disse: "Prepariamo il pranzo al sacco. Quest'oggi ti voglio di nuovo portare lassù alla fonte."

"Per rivedere i cervi?"

"Forse, ma anche per un'altra cosa."

"Cosa?" chiese il ragazzo elettrizzato.

"Andiamo. Lassù ti spiegherò." rispose il cugino con un sorriso misterioso.

Salirono. Giunti accanto alla fonte, Johann scelse accuratamente il posto e stese a terra la coperta che aveva portato con se, fra le felci e le erbe profumate.

"Ecco, ora ci spogliamo nudi e facciamo l'amore qui, sotto il sole, in mezzo alla natura. È una delle cose più belle che si possano fare."

"Oh, Johann, che idea meravigliosa!" esclamò il ragazzo e, abbracciatolo, lo baciò in bocca facendogli sentire tutta l'intensità del proprio desiderio.

Si denudarono svelti e si stesero sulla copertella.

"Mi prendi prima tu?" chiese Jakobus impaziente di cominciare.

"Sì, mio bel maschietto! Ma prima ci eccitiamo un po' con le mani e le bocche, carezzandoci e baciandoci... Poi ti prenderò io, poi tu prenderai me."

"Un bellissimo programma!" esclamò Jakobus pieno di ardente desiderio e di gioia.

Fecero l'amore fino all'ora di pranzo. Quindi, senza rivestirsi, consumarono il cibo in festosa intimità. Si stesero poi al sole, semiabbracciati a chiacchierare. Verso metà pomeriggio Jakobus disse al cugino che provava il desiderio di fare di nuovo l'amore e Johann accondiscese di buon grado. Si presero di nuovo a vicenda con focosa passione ed immutato piacere.

Quando, appagati, si rivestirono e scesero di nuovo al Ritiro, trovarono ad attenderli, come s'aspettavano, il padre ed il fratello di Johann.

"Oh, ecco i due amanti della natura! Vi siete divertiti, ragazzi?"

"Oh sì, zio, moltissimo!" esclamò sincero e felice Jakobus.

"Molto bene. Attendendovi noi due abbiamo preparato la cena. Scommetto che vi sentite affamati come lupacchiotti!"

"Certo, papà." rispose Johann allegro.

"Vedo che avete legato molto bene voi due." esclamò l'uomo guardando compiaciuto i due ragazzi.

"Sì, abbiamo legato davvero. Peccato che si debba di già tornare al castello..." disse Jakobus sincero.

"Oh, troverete il modo di divertirvi anche laggiù, ne sono sicuro!" esclamò l'uomo ignaro del senso che i due ragazzi dettero a quelle parole dentro di loro.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
6oScaffale
scaffale 6
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008