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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA GABBIA DORATA 3 - INCONTRI SEGRETI DEL PRINCIPE CON LO STAFFIERE

Tornati al castello, Jakobus e Johann non poterono più godere della libertà ed intimità che avevano avuto al ritiro, ma neppure dovettero cessare di fare l'amore come aveva temuto Jakobus. E anzi, fu proprio quando furono al castello che Johann poté far notare al cugino un garzone di cucina ed un valletto.

"Vedi, anche a quei due piace fare l'amore fra maschi."

"Davvero? Come fai a saperlo? Hai fatto l'amore con loro?"

"No, mai."

"Te l'han detto loro?"

"No no."

"E allora?"

"È il loro modo di guardare. Nota come il loro sguardo si sofferma più a guardare un bel ragazzo che una bella ragazza. E non solo, nota come, quando guardano un bel ragazzo, il loro sguardo si sofferma più a lungo fra le sue gambe o sul sedere che su altre parti del corpo..."

"Non mi pare..."

"Fai attenzione. Senza che se ne accorgano, osservali e vedrai che ho ragione... Da questo loro modo di guardare si può capire che a tutti e due piace ed interessa di più il maschio che la femmina."

Per Jakobus diventò una specie di gioco segreto osservare gli sguardi non solo dei due ma degli altri in generale. E notò che il cugino aveva abbastanza ragione: c'era chi guardava tutti in modo neutro, chi soffermava di più lo sguardo sulle femmine, e specialmente sul loro petto, e chi sugli uomini, soprattutto sui punti che aveva detto suo cugino.

"Johann, ma allora anche il cocchiere è così..."

"Oh forse, ma è brutto e vecchio, non ci ho mai fatto caso."

"Ho notato che guarda sempre fra le gambe dei ragazzi, specialmente quando gli capita di passare accanto al garzone di cucina..."

"Beh, il garzone di cucina è quello che ha il rigonfio più generoso nei calzoni, capisco che possa piacergli..." commentò Johann maliziosamente.

Anche i giorni al castello passarono veloci, troppo veloci. Il conte Stefan tornò dalla sua ambasciata e si fermò nuovamente per una notte ospite al castello. Il giorno seguente avrebbe scortato il principe fino alla capitale, fino a Palazzo.

Quell'ultima notte Johann, passando come le altre volte sul cornicione, bussò ai vetri della camera di Jakobus. Questi che lo aspettava corse ad aprire.

"Oh, entra."

"Hai chiuso a chiave la porta?"

"Certo."

Johann scivolò veloce e silenzioso nella stanza e chiuse la finestra alle sue spalle, senza far rumore. I due ragazzi furono subito l'uno nelle braccia dell'altro e si baciarono.

"L'ultima volta, Johann... chissà fino a quando..."

"Sì, ma troverai qualcuno a corte. Ormai sai come fare, no?"

"Sarà molto difficile. Fra guardie, valletti, lacchè, camerieri non sono mai solo. Mi mancherai." mormorò Jakobus sfilando la camicia da notte al cugino e chinandosi subito a suggergli i capezzoli.

Il cugino lo sospinse gentilmente verso il letto.

"Fra un anno quasi certamente verrò a fare servizio a corte, Jakobus, e potremo vederci piuttosto spesso..."

"Vederci, sì. Appartarci, ne dubito..." disse tristemente il ragazzo.

Johann tolse la camicia da notte al cugino e lo strinse a sé, carezzandogli le natiche e sfregando la propria erezione contro quella di Jakobus.

"Stanotte ci divertiremo, non pensare ad altro..." gli mormorò dolce.

Il giorno seguente, poco prima del commiato ufficiale, Johann gli donò un ciondolo d'oro rappresentante una corona traversata da uno scettro: "Tieni questo ciondolo come portafortuna. Tienilo sempre su di te."

"Una corona ed uno scettro? Un augurio per quando sarò re?"

"Se vuoi puoi dire questo agli altri. In realtà lo scettro rappresenta il membro virile e la corona il sedere e l'ano... È il simbolo dell'amore fra uomini, in ricordo delle nostre notti." disse Johann con un sorrisetto malizioso.

Jakobus annuì e lo appese subito alla cintura.

Salutati gli zii ed i cugini, Jakobus salì sulla carrozza con il conte Stefan e partirono.

Durante il viaggio il conte gli chiese: "Vostra Altezza ha tratto profitto da questa permanenza?"

"Oh sì, signor conte, molto profitto. Molto più di quanto potessi immaginare."

"Bene. Vostra Altezza ora dovrà riprendere i propri studi..."

"Certamente. La vostra ambasciata ha sortito l'effetto sperato?"

"Ne riferirò al Re, vostro padre." rispose asciutto l'uomo.

Jakobus lo guardò negli occhi, senza dire niente. Il conte distolse lo sguardo e guardò fuori dal finestrino il paesaggio che sfilava veloce.

"Siete sposato, vero, signor conte." chiese allora Jakobus.

L'uomo lo guardò lievemente sorpreso per la domanda: "Certo, conoscete la mia sposa, è dama di compagnia di Sua Maestà la regina Margaretha."

"Già. Ma... non avete figli?"

"No."

"Come mai?" chiese il ragazzo.

"Il Signore non ha ancora voluto benedire la nostra unione con la grazia di un erede..." rispose asciutto l'uomo.

"Si vede che non lo pregate abbastanza!" disse con aria di rimprovero il ragazzo, ridacchiando in cuor suo per l'aria perplessa dell'altro.

Aveva forse trovato il modo per punzecchiarlo.

Tornato a corte, Jakobus incontrò Stefanie e Friedrich che lo subissarono di domande sul suo mese a casa dei cugini. Jakobus raccontò loro tutto, tacendo evidentemente solo riguardo ai suoi rapporti sessuali col cugino.

"Ah, deve essere stato bellissimo!" esclamò Friedrich.

"Sì, davvero splendido. Un altro mondo, un mondo straordinario. E ho imparato tantissime di cose..." rispose Jakobus con aria sognante, che disse ai fratelli più di qualsiasi descrizione.

Riprese i propri studi, le proprie attività secondo gli orari rigidamente fissati. Il cambiamento era enorme, ma Jakobus conservava gelosamente nel proprio cuore il ricordo del mese passato con il cugino e questo gli dava ora la forza di essere più sereno.

Ma ora, la notte, nel suo grande letto si sentiva ancor più solo di prima e l'unico, parziale sollievo era masturbarsi ripensando alle splendide notti passate con Johann. Ma gli sorse un problema: se i valletti avessero ora trovato le macchie del suo seme non una volta ogni tanto ma ogni notte... avrebbero certamente capito, ne avrebbero parlato... così prese l'abitudine di masturbarsi quando era al gabinetto, in modo di non lasciare alcuna traccia della sua nuova attività.

E quando il confessore gli chiese se giocava con le sue pudenda, lui rispose sinceramente "no, padre" perché sapeva che quello non era affatto un gioco ma qualcosa di molto più serio e bello.

Anche a corte Jakobus aveva preso ad osservare gli sguardi di tutti gli uomini che, in qualche modo, lo attraevano. E dopo pochi mesi ebbe l'impressione che uno staffiere di nome Lukas (stava ora imparando i nomi di tutto il personale come si era ripromesso) un bel giovanotto di ventitré anni, aveva proprio "quel modo" di guardare. Così decise che doveva provarci con lui. Il problema era poter star solo, e abbastanza a lungo, con il bel giovanotto. Finalmente, poco dopo aver compiuto i diciassette anni, ci riuscì.

Dopo la solita lezione di equitazione, fatto il bagno, tornò nella stalla con una scusa e vide che Lukas stava riponendo i finimenti del suo cavallo.

"Vi chiamate Lukas, vero?" lo apostrofò.

"Sì, Vostra Altezza."

"Da quanto servite come staffiere qui?"

"Da sette anni, Altezza."

"Avevi cioè la mia età." disse Jakobus passando al tu.

"Sì, Altezza."

"Eri un ragazzo ed ora ti sei fatto un bel giovanotto. Stai molto bene in livrea, mette in risalto le belle forme del tuo corpo..."

Il giovanotto lo guardò senza capire, un po' stupito per quel complimento.

"Specialmente le polpe attillate..." aggiunse Jakobus guardandolo dritto fra le gambe, poi negli occhi e di nuovo fra le gambe, e notò che lo staffiere arrossiva lievemente.

Jakobus sorrise appena, il giovanotto stava cominciando a cogliere il senso del suo messaggio.

"Sembra che tu sia ben fatto... dappertutto."

"Vostra Altezza mi confonde... è troppo gentile..."

"Oh no, vorrei io essere... dotato come te."

"Alla Vostra età, anche io ero più... modestamente dotato."

"Ah sì? Allora ho la speranza di poter un giorno svilupparmi... così?" chiese Jakobus sfiorando lieve con la mano il bozzo fra le gambe del giovane.

Lo staffiere arrossì più visibilmente di prima, ma non si sottrasse. Jakobus allora lo toccò in modo più ardito...

"Sì, sei davvero ben fornito. Senti me, invece..."

"Ma... Altezza, non potrei mai ardire..."

"Sì che puoi. Nessuno ci vede, qui. Toccami..."

"Vostra Altezza si sta prendendo gioco di me..." protestò debolmente il giovanotto imbarazzato sia per la richiesta del ragazzo sia per la sua mano che ora lo palpava apertamente.

"Ti si sta indurendo, Lukas..." mormorò il ragazzo compiaciuto.

"Se mi toccate così..." si scusò l'altro a bassa voce, sempre più imbarazzato.

"Il mio s'è indurito eppure non l'hai ancora toccato. Non ti piace come ti sto toccando?"

"Non è questo, Altezza..."

"Toccami anche tu... ne avrei piacere..."

"Ma, Altezza..."

Jakobus allora prese una mano dello staffiere e la guidò sul proprio turgore. Lukas per un attimo sembrò resistere, ma poi la sua mano si animò, e palpò, lieve e timida, l'erezione del ragazzo.

"Senti? M'è venuto duro per te, Lukas..."

Il giovane fremette appena ma la sua mano si fece più sicura ed insistente.

"Lukas, non ti andrebbe di appartarti con me?"

"Oh, Altezza... è pericoloso..."

"Ma a te andrebbe?"

"Se a vostra Altezza fa davvero piacere... sì."

"Sì, Lukas mi piacerebbe molto."

"Ma non è possibile, Altezza. Può arrivare qualcuno da un momento all'altro e..."

"Non qui, non ora. Ma troverò il modo. Io ti desidero, Lukas."

"Vostra Altezza mi confonde... e mi onora..."

"Ti farò sapere, sì. Troverò il modo." disse Jakobus soddisfatto e si staccò dallo staffiere.

Lo guardò di nuovo fra le gambe e sorrise nel vedere quanto il bozzo fosse ora più visibile e prominente che mai. Sorrise al giovane che rispose con un mezzo sorriso incerto. Quindi uscì rapidamente dalla stalla e tornò verso il Palazzo.

Doveva trovare il modo di appartarsi con quel Lukas. Doveva avere un corpo maturo, virile, che Jakobus pensava dovesse essere eccitante. E un membro di notevoli dimensioni. E gli piaceva...

Per qualche giorno non riuscì a trovare una soluzione. Rivide Lukas ma tutto si limitò allo scambio di un'occhiata complice. Poi riuscì a star solo con Lukas per pochi istanti.

Oltre a carezzarlo nuovamente fra le gambe, gli chiese: "Dove dormi, Lukas?"

"Nel quartiere dei servi, Altezza..."

"Di notte, puoi venire qui nelle stalle senza essere visto?"

"Credo di sì, Altezza."

"E da qui puoi andare nel parco senza problemi, no?"

"Beh, passando dalla porta del maneggio, poi scavalcando il cancelletto che di notte viene chiuso col lucchetto... Ma è proibito a noi servi entrare nel parco, e poi di lì passa sempre la ronda..."

"Fra un passaggio e l'altro, puoi non farti vedere, no?"

"È molto pericoloso, per me... se poteste venire voi qui nella stalla, forse..."

"Per me, di notte è più facile scendere nel parco, credo, che non arrivare fin qui. Sai dov'è il gazebo?"

"Sì, Altezza."

"Vicino c'è il vecchio capanno abbandonato. Mi potresti aspettare lì?"

"Non so... posso provarci. Quando?"

"Giovedì notte. Il mio valletto è il vecchio Rodolfo. Russa la notte. Quando lo sento dormire, potrò uscire dalla finestra..."

"Oh dio! Ma è pericoloso, Altezza! Potreste farvi male, cadere..."

"No, ho visto che posso scendere aggrappandomi al glicine e così posso andare fino al parco. Solo che la sera, quando mi spoglio, il valletto porta via tutti i miei abiti. Non posso scendere in camicia da notte, oltre che scomodo, sarei troppo visibile... Devo trovare altri abiti, che non diano nell'occhio..."

"Volete che ve ne procuri io? Vesti semplici, da servo... se Vostra Altezza non si offende..."

"Verrei anche nudo, se potessi..."

Il giovane sorrise: "Ve li procurerò. Riuscirete a portarli con voi?"

"Troverò il modo. Grazie, Lukas."

"Dovere, Altezza..." rispose il giovanotto inchinandosi.

Non riuscirono a trovarsi quel giovedì. Ma Jakobus riuscì a contrabbandare fino alla propria stanza i calzoni ed il camiciotto che Lukas gli aveva procurati. E finalmente una notte i due riuscirono a trovarsi nel vecchio capanno del parco.

"Lukas, ci sei?" chiese il ragazzo eccitato entrando nel buio del capanno.

"Sì, sono qui, Altezza." rispose sottovoce il giovanotto, ed una mano sfiorò il principe.

Questi la prese ed i due si avvicinarono senza vedersi e si strinsero l'uno contro l'altro. Jakobus sollevò le mani e prese il volto dello staffiere e lo baciò in bocca. Il giovanotto rispose immediatamente al bacio. A Jakobus il contatto col forte corpo dello staffiere provocò un forte fremito di piacere.

"Oh, Lukas, finalmente..."

"Sì, Altezza..."

"Chiamami Jakobus, quando siamo soli." gli disse il principe carezzando attraverso i panni la fremente erezione del giovanotto.

"Sì, Jakobus. Siete eccitato anche voi..." disse Lukas palpandolo fra le gambe.

"Spogliamoci, Lukas, voglio fare l'amore con te. Dio, è tanto che lo desidero!"

"Sì, venite qui... L'altra notte ho portato qui una coperta da cavallo, un acciarino ed un lume. Se volete posso fare un po' di luce."

"Non si vede, da fuori?"

"No, ho controllato l'altra notte e da fuori non trapela nulla."

"Accendi, allora. Voglio vederti nudo, finalmente." mormorò il ragazzo sempre più eccitato.

Lo staffiere batté l'acciarino ed accese la piccola lucerna ad olio. Jakobus, con piacere ed un brivido di emozione, vide il desiderio brillare negli occhi del bel giovanotto.

"Denudiamoci, Lukas, svelto!"

"Sì..."

I due si tolsero rapidi gli abiti, senza perdersi di vista.

"Dio, Lukas, hai dei peli sul petto e sulle gambe..."

"Non vi piacciono?"

"Al contrario! Hai un corpo molto virile, bello. Ed un membro... meraviglioso!"

Il giovane sorrise compiaciuto e disse, carezzandolo con lo sguardo: "E voi un corpo dolce e liscio e bello, senza peli, delizioso! Siete giovane ma molto bello. E vi farete un bell'uomo, crescendo."

Jakobus si stese sulla coperta e tirò sopra di sé il bello staffiere.

"Fai l'amore con me, Lukas."

"Come vi piace farlo, Jakobus?"

"In ogni modo. Tu fai quel che ti piace fare ed anche io farò quello che mi piace."

"Siete voi il mio signore..."

"No, ora sono solo un ragazzo, siamo solo due maschi che anelano fare l'amore!"

Il giovanotto annuì e si mise a carezzare e baciare il corpo giovane e fresco sotto di lui. Le sue mani erano rudi, paragonate a quelle di Johann, ma Lukas le stava usando con tenerezza, quasi avesse paura di sciupare qualcosa di prezioso e delicato. Lukas stava ardendo di passione per quel ragazzo che gli si stava offrendo, ma si tratteneva, si controllava un po' per soggezione e un po' per una sorta di istintivo rispetto per un ragazzo così giovane.

Jakobus pian piano riuscì a girarglisi sotto, finché riuscì a prendere nella bocca il grosso membro turgido dello staffiere.

"Oh, Jakobus!" ansimò il giovanotto e d'istinto prese nella propria bocca l'asta dura del ragazzo.

Questi non riusciva a contenere tutta intera nella bocca la massiccia erezione del bello staffiere, ma solo circa i due terzi. Però la lavorava con avida passione, donando al giovanotto sensazioni bellissime che questi cercava di ricambiare dedicandosi tutto al ragazzo.

"Prendimi, Lukas..." mormorò il principe.

"Non sono troppo grosso, per voi? Non vorrei farvi male..."

"Non importa, prendimi."

"Se vi facesse male, ditemelo." disse Lukas con voce roca.

Fece mettere il ragazzo a quattro zampe e cominciò ad insalivargli accuratamente il buchetto. Jakobus fremeva tutto in anticipazione. Lukas desiderava prenderlo, carezzava il culetto piccolo e sodo ed era eccitatissimo, ma temeva di fargli male, perciò quando puntò la sua mazza sul buchetto esitò.

"Spingi, Lukas." l'implorò il ragazzo.

"Sì, ma... non voglio farvi male..."

"Spingi, ti prego."

Il giovanotto iniziò a spingere. Jakobus si sentì divaricare e sospirò contento. Lukas si fermò, teso, timoroso.

"No, dai, non mi stai facendo male. Spingi."

Lukas riprese a spingere. Ora a Jakobus iniziava a far male: era veramente grosso.

"Oh, Lukas, mi piace, ma..."

"Volete che mi tolga?"

"No, non ancora. Devo solo abituarmi. Resta così, fermo..."

Lukas dovette fare uno sforzo, ma lo fece volentieri. Le sue mani rudi carezzavano dolci e delicate il petto e il ventre del ragazzo.

"Mi piace, Lukas... Prova a spingere ancora un po'... Ahi! No, fermati... Oh, mi dispiace, Lukas, ma l'hai davvero troppo grosso..."

"Mi tolgo..."

"Non ancora. Ma non credo che riuscirò, questa volta, ad accoglierti tutto."

"Non importa, non è necessario. Voi dovete godere, Jakobus, non soffrire..."

"Prima o poi ci riusciremo, vero?"

"Se voi volete, ma... ora mi tolgo."

"Forse è meglio..." rispose con lieve rammarico il ragazzo.

Lukas si sfilò. Jakobus si girò, si abbracciarono e si baciarono con desiderio.

"Volete provare voi ad entrare in me? Io posso farmi prendere senza problemi, se vi fa piacere, io ci sono abituato..."

"E il mio non è così grosso..." annuì il principe.

"Volete prendermi?"

"Sì, Lukas, mi piacerebbe."

Lo staffiere si mise in posizione, lasciandosi guidare dal ragazzo.

"Non abbiate timore, non mi farete male, Jakobus. Prendetemi!" disse il giovanotto offrendoglisi con un sorriso di evidente piacere.

Il giovane principe affondò in lui al primo tentativo, senza difficoltà.

"Oh Lukas, è bello... è bello, vero?"

"Certo. Fottetemi ora. Sì, così... forte... più forte... così... così..." mormorava il giovanotto godendosi le spinte del ragazzo.

Jakobus si lasciò andare in una specie di galoppo veloce, pieno di ebrezza. Lukas frattanto si masturbava velocemente, un sorriso pieno di piacere negli occhi e sulle labbra.

Il canale dello staffiere era meno stretto di quello di Johann, ma Jakobus lo sentiva morbido, caldo, avvolgente ed accogliente. Possedere quel bel corpo virile dava a Jakobus un senso di gioia selvaggia che pareva accrescere la sua stessa virilità.

"Vi piace, non è vero?"

"Sì, Lukas, moltissimo. Ed a te?"

"Anche a me. Siete un vero puledro, un purosangue. Chissà quanti maschi avete cavalcato voi, nonostante la vostra giovane età."

"Oh no, tu sei solo il secondo."

"Il secondo? E siete già così bravo?" esclamò il giovanotto.

Jakobus era compiaciuto. Continuò a muoversi con vigore dentro e fuori quel piacevole canale d'amore. Era diverso che con Johann, ma altrettanto piacevole. Il godimento aumentava, colpo dopo colpo, inesorabilmente. Jakobus sentiva che anche lo staffiere stava godendo per quell'appassionata unione, e questo aumentava il suo piacere.

"Oh, Lukas, sento che sto per godere!"

"Anch'io Jakobus, anch'io..."

"Lukas... oh Lukas... Lukas godo... godo... godo..." ansimò il ragazzo scaricandosi con forti spinte nel bel giovanotto.

Anche lo staffiere raggiunse l'orgasmo e istintivamente fece palpitare l'ano aumentando così il piacere del suo principe.

"Non vi sfilate ancora, restatemi sopra, è più bello..." mormorò Lukas ansante.

"Sì..." sussurrò Jakobus abbandonandosi sul forte corpo del compagno.

Dopo un po' si sciolsero, lentamente.

"Siete contento, Jakobus?" gli chiese allora il giovanotto.

"Sì, molto. È stato bello. E tu?"

"Anche per me è stato bello. Siete un amatore focoso, Jakobus!"

"Tu hai acceso il mio fuoco. Ma mi dispiace che non sono riuscito ad accoglierti in me."

"Non ha importanza. Sono troppo grosso per voi."

"Farai ancora l'amore con me?"

"Se voi lo volete... per me sarà un onore."

"Un onore? Io... speravo che fosse un piacere, per te."

"Oh sì, anche un piacere, ve l'assicuro!"

Mentre si rivestivano, Jakobus gli chiese: "Hai già fatto l'amore con molti uomini, tu?"

"Beh, sì... posso proprio dire di sì."

"Chi t'ha insegnato a fare l'amore così, a te?"

"Insegnato? Volete dire il primo uomo con cui l'ho fatto?"

"Sì, esatto."

"Oh, è stato quasi dieci anni fa. Mio padre ha una locanda. Fu un cliente, un nobile signore di passaggio. Mio padre la sera mi disse di salire nella camera di quel signore e di mettermi a sua disposizione e di fare tutto quel che il signor marchese mi chiedeva di fare. Tutto, capisci, tutto! mi ripeté mio padre mentre salivo da quel signore. Così io bussai alla sua stanza ed entrai. Mi disse di spogliarmi nudo e di salire sul letto. Lui pure si spogliò, mi venne sopra e mi prese... mi fotté nel culetto."

"Tuo padre ti mandò da lui?" chiese Jakobus quasi incredulo.

"Sì, certo."

"Ma... non sapeva quello che quel cliente voleva farti..."

"Lo sapeva bene. Infatti dopo quella notte mi mandò spesso nelle camere dei clienti. Pagavano mio padre, per avermi nel loro letto la notte..."

"Pagavano?" chiese Jakobus con gli occhi sbarrati.

"Certo. Per quello mio padre mi mandava. Così aumentava i suoi guadagni."

"Ma a te... piaceva?"

"Con alcuni sì, e pure molto. Con altri poco, o niente. E allora con questi non vedevo l'ora che finissero per tornarmene sul mio pagliericcio... Poi una volta si fermò nella locanda di mio padre il Sovrintendente delle Scuderie di Palazzo. Gli piacque talmente prendermi che pagò a mio padre una somma perché mi permettesse di venire a lavorare qui a Palazzo."

"Il signor sovrintendente alle scuderie?"

"Non quello che c'è ora, quello di prima. Così venni a lavorare come staffiere qui a Palazzo e fui il suo ragazzo da letto fisso... Quando si ammalò e dovette lasciare l'incarico, non mi portò via con sé ma mi lasciò qui. Per un po' non lo feci più con nessuno. Poi fu assunto uno stalliere... e dopo poco si è cominciato a fare l'amore io e lui..."

"Ancora lo fai con quello stalliere?"

"Sì, piuttosto spesso."

"Ma lui... sa di noi due?"

"No, ci mancherebbe altro! Non parlerei di voi con anima viva, è naturale!"

"E... lui è meglio di me a fare l'amore?"

"No. Lui non bacia né in bocca né... altrove. A lui piace solamente essere fottuto da me, e basta. Comunque è piacevole..."

Si lasciarono.

Jakobus scivolò furtivo verso il Palazzo. Si nascose per far passare la ronda, quindi si arrampicò sul glicine, entrò silenzioso nella propria camera e s'infilò dietro le cortine del proprio letto. Qui si sfilò gli umili panni e li nascose dietro alla testiera del letto. Si infilò la camicia da notte e si mise sotto le lenzuola.

Gli era piaciuto Lukas. Era un gran bel giovanotto. Ripensò al racconto che gli aveva fatto: dover andare a letto con uomini che non ti piacciono, gli sembrò una cosa strana, assurda, brutta. Non aveva motivo per dubitare del racconto del giovanotto. E l'idea che fosse il padre a spingerlo a far quello, la trovò ancor più strana, assurda e brutta. Ripensò al corpo forte e lievemente peloso del suo bello staffiere, al suo membro grande e bello anche a riposo...

"Ah, potessi essere libero di fare l'amore con Lukas come lo facevo con Johann su al Ritiro!" pensò Jakobus mentre si addormentava.

Non riusciva ad appartarsi spesso come avrebbe voluto col bel Lukas, ma circa una volta alla settimana o ogni dieci giorni, riuscivano a rinnovare i loro appuntamenti amorosi. Aveva provato diverse volte a farsi penetrare da Lukas, ma non riusciva ad accoglierlo in sé per il dolore. Lukas alla fine insité per lasciar perdere.

"Jakobus, non è necessario. A me piace molto anche solo essere penetrato da voi. E poi, lo sapete, con lo stalliere posso solo penetrare, perciò va bene così. Davvero!"

Jakobus cedette e spesso faceva godere Lukas con la bocca. Gli piaceva il sapore asprigno e muschiato del seme del giovane. Quello che gli piaceva non era solo fare l'amore col virile giovanotto, ma anche le chiacchierate che facevano dopo aver fatto l'amore. Lukas gli raccontava in dettaglio alcune delle sue avventure, sia di sesso che no, e Jakobus le ascoltava con piacere. Gli faceva mille domande, scoprendo così mille aspetti della vita di un suo suddito, mille aspetti che non conosceva, che non sospettava neppure.

Erano giunti gradualmente ad un grado di familiarità che a Jakobus piaceva molto. A volte, quando s'incontravano da soli nelle scuderie, Lukas gli sussurrava cose come: "Ho una gran voglia di succhiare il vostro bel paletto, sapete?" e Jakobus ridacchiava divertito ed eccitato. O anche: "Dite la verità che invece di montare questo morello, vi piacerebbe montare me, là nel parco, sotto il sole..." "Oh sì, puoi giurarci!" rispondeva il principe eccitandosi al pensiero.

Anche la segretezza dei loro incontri ne aumentava il piacere. Così la loro storia continuò e si rafforzò per circa sette mesi. Ma una notte, mentre stavano tornando ciascuno verso la propria stanza, Jakobus sentì voci gridare: "Altolà! Chi va là!"

Il ragazzo si nascose in un'aiuola e sentì lo staffiere rispondere ad alta voce: "Sono Lukas, lo staffiere."

"Che fai qui, a quest'ora?"

"Non riuscivo a prender sonno, così sono uscito a fare due passi..."

"Lo sai che è proibito ai servi entrare nel parco senza permesso, no?"

"Beh, è notte, non c'è nessuno, non credevo di fare nulla di male..."

"Devi seguirci al posto di guardia. Il sergente deciderà se c'è o no qualcosa di male."

"Va bene, vengo." rispose limpida e chiara la voce di Lukas.

Jakobus tremava, un po' impaurito. Li sentì allontanarsi. Dopo un po' sbirciò attorno: non si vedeva nessuno. Col cuore in gola scivolò furtivo fino al glicine e si arrampicò. Rientrò nella propria stanza al primo piano e si rifugiò nel proprio letto. Il cuore gli tambureggiava in petto ed il sangue gli pulsava forte alle tempie. Si cambiò e si mise sotto le lenzuola.

Non riusciva a prendere sonno. Si chiedeva che cosa sarebbe accaduto ora e sperò che nulla di grave capitasse al suo bello staffiere. Non si pose neppure il problema che Lukas potesse parlare dei loro incontri segreti, sapeva che non l'avrebbe mai fatto. Era davvero preoccupato solo per lui.

Riuscì ad andare alle scuderie solo due giorni dopo. Non vide Lukas. Al suo posto c'era un altro staffiere, un ragazzo di nome Manfred.

"Non c'è Lukas oggi?" chiese con tono indifferente.

"No, Vostra Altezza, hanno affidato a me il suo posto..."

"Ah, e come mai? Dov'è Lukas?"

"È stato licenziato, Vostra Altezza. Ieri. È andato via."

"Licenziato? E per quale motivo? Era un ottimo staffiere!"

"È stato sorpreso in una parte del parco in cui a noi è proibito entrare, Altezza."

"E... solo per questo... l'hanno licenziato?"

"In tronco, Altezza."

Jakobus, appena poté, chiese di essere ricevuto dal padre.

"Papà, ho saputo che il mio staffiere è stato licenziato in tronco perché era senza autorizzazione nel parco..."

"Non ne so nulla, ma evidentemente ha avuto la giusta punizione per non aver rispettato il regolamento."

"Ma è eccessivo! Non rubava, non faceva nulla di male..."

"Tutti dobbiamo rispettare le regole, le leggi, o sarebbe il caos. Dal re all'ultimo dei sudditi."

"Ma questo è un regolamento assurdo, andrebbe cambiato! E Lukas assunto di nuovo."

"Se anche facessi cambiare questa regola, cosa che comunque non ho intenzione di fare, la violazione resta e la punizione anche. La legge non può mai essere retroattiva, lo sai bene."

"Ma voi siete il re, papà..."

"Anche i re devono rispettare le leggi, figlio mio..."

Jakobus capì che era inutile insistere, perciò salutò il padre ed uscì dal suo studio, scuro in volto. Quello che lo turbava non era solo aver perduto Lukas, ma il fatto che questi avesse perso il lavoro, in fondo, per causa sua. E che lui era impotente a rimediare. Per diversi giorni Jakobus fu teso e taciturno e quando Stefanie e Friedrich gliene chiesero il motivo, spiegò loro di Lukas e del suo licenziamento.

"Oh, Jakobus, e a te dispiace?" chiese Friedrich.

"Certo, era il mio staffiere da un pezzo, ed un ottimo staffiere, e..."

"Ma allora, se a te dispiace, non dovevano mandarlo via!" esclamò il fratellino, con convinzione.

"Eh no, Friedrich. Le regole sono regole, non si possono infrangere..." disse Stefanie atteggiandosi a saggia signorinella.

"È la regola che è assurda." ribatté Jakobus imbronciato.

"Ma ti hanno dato un nuovo staffiere, no?" obiettò pratica Stefanie.

"Che c'entra! Mica è come un giocattolo, che rotto uno se ne acquista un altro." disse Friedrich e Jakobus lo guardò con ammirazione. Poi il piccolo disse al fratello maggiore: "Quando sarai re tu, farai cambiare tutte le regole stupide."

"Troppi anni mancano ancora..." disse sorridendo Jakobus al fratellino.

Ma aver potuto sfogarsi un po' con loro, anche se naturalmente non aveva potuto raccontare loro tutto, lo aveva sollevato un poco. Istintivamente si toccò il ciondolo d'oro che teneva sempre appeso alla cintura, il portafortuna che gli aveva regalato il cugino Johann. E si chiese quanto mancasse alla festa di presentazione a corte. Lo chiese alla sorella che su queste cose era sempre ben informata.

"Nostro cugino Johann Mattia? Ha già compiuto i diciotto anni quindi la festa di presentazione avverrà nel mese di dicembre, come per tutti quelli del suo anno. L'otto dicembre, no?"

"Ah, ancora un mese, allora..." commentò Jakobus.

"Dice maman che poi si fermerà a corte e che probabilmente farà l'attendente nell'anticamera della sala del trono. Così potremo vederlo piuttosto spesso. Che bellezza, vero Jakobus?"

"Sì, sarà un vero piacere averlo qui a Palazzo."


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© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008