Jakobus sentiva la mancanza di Lukas, e della possibilità di fare l'amore. Ricominciò ad osservare con occhi indagatori i maschi che c'erano a corte e che gli piacevano. Non pochi lo attraevano fisicamente, e fra questi alcuni anche come carattere, personalità, ma in nessuno riusciva a riconoscere "quello" sguardo che poteva fargli sperare in un nuovo incontro.
Venne l'otto di dicembre e la festa della presentazione. Nel salone delle feste si radunò tutta la nobiltà del regno. Al momento prefissato si aprì la porta d'onore ed entrò la famiglia reale. Re Heinrich e la regina Margaretha passarono fra le due ali di nobili che s'inchinavano al loro passaggio, e si diressero ai due seggi regali allestiti in fondo al salone. Li seguiva la regina madre, Bianca, che sedette su un tronetto più basso alla destra della coppia reale, posto su un gradino più in basso. Quindi veniva Jakobus e dietro di lui Stefanie e Friedrich, che sedettero alla sinistra della coppia regale su tre sedili senza insegne e due gradini più in basso.
Dopo il "saluto" ufficiale del re, il ciambellano fece aprire la porta a destra della porta d'onore ed iniziò ad annunciare i "presentandi". Il primo per rango fu proprio il cugino Johann.
"Il duca Johann Mathias Wenzeslaus, nato nel giorno 19 del mese di agosto."
Johann entrò, splendido nella sua uniforme viola e nera, la fascia azzurra a tracolla, lo spadino d'onore al fianco, scintillante d'oro e di gemme, che poteva portare a corte in quanto figlio della sorella del re.
Avanzò fino a metà sala, dove fu affiancato dal padre e dalla madre, quindi tutti e tre avanzarono fino a giungere di fronte alla coppia reale. Tutti e tre si inchinarono profondamente, poi padre e madre arretrarono lasciando Johann da solo.
Il re, alzatosi in piedi, declamò: "Bene, Johann Mathias, siate il benvenuto in questa corte. La vostra domanda è stata accolta, e da domani prenderete servizio in questa corte in qualità di attendente all'anticamera della sala del trono."
Johann si inchinò e mentre si rizzava lanciò un brevissimo sguardo a Jakobus. Quindi salì i gradini, ricevette il rituale abbraccio dal re, si spostò davanti alla regina e si inchinò profondamente e le fece il baciamano, si girò verso la regina madre, sua nonna, inchinandosi profondamente, quindi si girò verso i tre principi salutandoli militarmente, sull'attenti. Quindi scese dai gradini arretrando, si girò verso la sala e salutò militarmente mentre tutti facevano il breve applauso di prammatica. Infine prese posto fra gli invitati.
Il ciambellano annunciò il secondo "presentando".
Stefanie si chinò appena verso Jakobus e sussurrò: "Quant'è bello nostro cugino Johann, vero?"
"Ssst!" fece sottovoce il fratello.
Ma anche lui guardava spesso verso Johann e questi, pur sembrando impassibile, ricambiava spesso il caldo sguardo del cugino.
Finita la presentazione, si diede inizio alle danze. I giovani festeggiati, inchinatosi ciascuno alla rispettiva dama che sapevano di dover invitare, iniziarono a volteggiare nel salone. Il re e la regina scesero dai loro seggi e si misero a parlare informalmente con gli invitati.
Stefanie disse a Jakobus: "Che peccato che noi non possiamo ancora andare a ballare..."
Friedrich le disse: "Oh, troppi anni ancora ti mancano. Sei una bambina!"
"Bambina? Ho undici anni, solo due meno di te. E la mia maestra di danza dice che sono già bravissima."
"Beh, comunque ancora sette anni di pazienza, cara sorella." ribadì Friedrich facendole un sorrisetto di sufficienza.
Jakobus, dopo i primi tre balli, riuscì ad avvicinare il cugino.
"Johann! Stai benissimo in quell'uniforme. Ti fa sembrare anche più alto e snello di quello che sei."
"Grazie per il complimento, cugino. Come stai?"
"Non lo so. Così così. Vorrei poterti parlare a quattr'occhi..."
"Oggi e qui sarà impossibile. Vedo che hai sempre il mio portafortuna. Non hai dimenticato, allora."
"No, certo. Neanche tu, spero."
"Neanche io, è naturale. È stato molto bello il mese che ho potuto passare con te."
Jakobus gli si avvicinò e gli sussurrò: "Però sei più bello senza nulla indosso..."
Johann rise: "Qui sarebbe piuttosto imbarazzante, non trovi? E soprattutto violerebbe l'etichetta!"
La festa finì. Il re con la sua famiglia ricevettero nelle stanze private la famiglia di Johann che si sarebbe fermata a palazzo per quella notte.
"Si è fatto un bel ragazzo il tuo Johann, mia cara cognata..." disse ad un certo punto la regina.
"Sì, ringraziando Iddio." rispose la sorella del re.
"Avrete certamente già pensato ad una sposa per lui, immagino."
"A dire il vero... non ancora. Ha poi solo diciotto anni..."
"Oh, non è mai abbastanza presto. Essendo cose che vanno ben ponderate, è bene pensarci per tempo. Qui a corte vi sono molte damigelle che... anche fra le mie più giovani damigelle di camera... Possibile che non abbiate ancora pensato a nessuna?"
Jakobus, che aveva ascoltato questo discorso, andò accanto a Johann che stava ad una delle finestre della stanza e guardava fuori.
Gli sussurrò: "Stanno parlando del tuo matrimonio!"
"Lo immagino."
"Ma... e non t'interessa?"
"Dovrebbe? In fin dei conti sarà solo mia moglie."
"Ma tuo padre e tua madre si sono scelti loro... e sembrano felici. Non sarebbe meglio se tu pure..."
"Non importa. Se mi piace le sarò fedele. Se no, avrò un'amante, o meglio, il mio ragazzo."
"Hai avuto qualcuno, dopo di me?"
"Certo."
"Chi?"
"Un bellissimo uomo di trent'anni."
"Uno dei vostri servi?"
"No..."
"Chi allora?"
"Il mio confessore e direttore spirituale."
"Che? Un prete?"
"Sì, certo. Sono uomini anche loro, no? E che bell'uomo è lui! Abbiamo sempre lunghe sessioni assieme, e molto piacevoli, te l'assicuro. Ma ora purtroppo ci si deve separare... troverò qualcun altro qui a corte, spero."
"Oh, qui a palazzo è così difficile, complicato..."
"Lo immagino. Ma io sarò molto più libero di te, povero cugino mio. Dimmi di te, piuttosto..."
"È una lunga storia... Te ne parlerò. Devo parlarne a qualcuno, e a chi se non a te..."
"Dalla tua espressione direi che non è una bella storia..."
"Ti racconterò..." ripeté Jakobus e tornò verso il centro della stanza, con gli altri.
Pochi giorni dopo riuscì ad isolarsi nel giardino con Johann ed allora, passeggiando, gli raccontò la storia avuta con Lukas.
"Siete stati sfortunati, sì. Ma troverai qualcun altro, non ti abbattere."
"Oh, Johann, è così difficile. Se vieni al parco ti faccio vedere dove ci incontravamo in segreto."
"Volentieri."
Seguiti a distanza dall'immancabile scorta, Jakobus guidò il cugino fino al capanno abbandonato. Ne aprì la porta e guardò dentro.
"Non ero mai più venuto qui dopo quella notte. Guarda, là nell'angolo, ripiegata c'è ancora la copertella, con sopra la lucerna e l'acciarino di Lukas."
"Lasciaceli, potrebbero farti comodo per altre occasioni..." disse sorridendo Johann.
"Non viene mai nessuno qui al capanno. Era stato fatto costruire da nostro nonno, Jakobus II che vi si ritirava per comporre le sue poesie... Poi non fu più usato da nessuno. È pieno di polvere, ormai..."
"E dei tuoi ricordi..." aggiunse Johann.
"Bellissimi ricordi. Lukas era un uomo semplice, ma genuino, e molto dolce. Mi piaceva far l'amore con lui, anche se sapevo che lo faceva anche con uno stalliere... E mi piaceva anche parlare, con lui."
"Non potresti provarci tu con quello stalliere?"
"No, non ho neppure mai occasione di vederlo. Non siamo mai soli, qui. Vedi che anche ora ho i miei due angeli custodi al seguito, no?"
"Quello di sinistra è bello..." disse Johann senza girarsi.
"Sì ma... mica posso andare a dirglielo, no? E poi c'è sempre anche l'altro..."
"Sembra giovane. Avrà una ventina d'anni?"
"Sì, mi pare. E si chiama Reinhardt."
"Vedo che ora sai i nomi di tutti, come t'avevo consigliato..."
"Certo. Ma non è che questo faccia cambiare qualcosa. Ho una voglia matta di fare l'amore, sai?"
"Con me?"
"Anche!"
"Sì, anch'io. Ma davvero tu sei inavvicinabile in intimità. Non t'invidio davvero, cugino mio. Hai ormai diciassette anni e sei ancora trattato e seguito come un bambino, qui dentro."
"Quando avrò diciotto anni cambierà qualche cosa, ma mica molto. La bella libertà che avete voi al castello... resta un sogno, per me. Ma... ascolta, perché non sali su in camera da me? A quest'ora dovremmo poter restare soli per un po', a parte la guardia fuori dalla porta... E il valletto in camera posso tentare di farlo allontanare con una scusa... Ed essendo tu mio cugino..."
"Proviamoci."
Salirono. Jakobus riuscì ad allontanare il valletto ed i due ragazzi volarono l'uno nelle braccia dell'altro e si baciarono.
"Non possiamo spogliarci, purtroppo. Non faremmo in tempo a rivestirci se arrivasse qualcuno." disse Jakobus.
"Cosa c'è dietro quelle due porte?" chiese Johann.
"Là la camera del valletto. Qua il bagno e, dentro, il cesso."
"Andiamo nel bagno, allora. Se entrasse qualcuno nella camera da letto lo sentiremmo in tempo. Io posso chiudermi nel cesso e tu puoi uscire e dire che m'hai mostrato dov'era..."
"Sì, ma io non farei ugualmente a tempo a rivestirmi."
"Ci apriamo solo i calzoni, li puoi riabbottonare in un attimo. Vieni, dai, che ho una gran voglia di fare l'amore con te!" disse Johann, "Mmhh. Stai crescendo bene, cugino. Lasciamelo succhiare un po', che poi me lo metti di dietro... Sì, è più grosso di quella prima volta... Infilamelo in bocca, dai..."
Jakobus l'aveva infilato da poco nel bel culo ospitale del cugino e glielo stava pompando dentro con gran gusto, quando sentirono bussare alla porta della camera. Johann si precipitò nel cesso e si chiuse dentro, mentre Jakobus, un po' a fatica a causa dell'erezione che ancora aveva, se lo chiudeva nei calzoni ed andava in camera da letto.
"Avanti!" disse con voce alta e chiara sedendo su una sedia perché il gonfiore nei calzoni fosse meno visibile.
"Scusatemi, Altezza, ma dovrei preparare la camera per questa notte, se non disturbo..."
"Certo. Aspetto solo che esca mio cugino dalla toilette, poi ti lasciamo lavorare in pace, Walterus."
"Grazie, Altezza."
Il valletto attese. Johann uscì con aria indifferente dalla porta del bagno.
"Vieni, Johann, Walterus deve rifare la stanza..." disse Jakobus alzandosi e,col cugino, lasciò la sua camera. "Non siamo neppure riusciti a concludere. È frustrante!" esclamò Jakobus quando furono soli.
"Sì, è vero. Ma... hai notato come guardava quel tuo valletto? Quello, secondo me, ci sta."
"Ma va!?"
"Sì, ci metterei la mano sul fuoco... Quando sono uscito dalla porta del bagno, il primo posto dove sono caduti i suoi occhi, e si sono soffermati per un po', è stato qui fra le mie gambe. Quanti anni ha, quel ragazzo?"
"Mi pare diciannove."
"È molto carino..."
"Sì, è vero. Ma io non ho mai notato nessuno sguardo che..."
"Io direi proprio di sì, invece."
"Forse allora gli piaci tu e non io..."
"Impossibile. In fondo mica siamo così diversi fisicamente, tu ed io."
"Hai quasi due anni più di me, sei più maturo, più desiderabile, forse..."
"Mah... o forse non osa guardare te nello stesso modo in cui ha guardato me... Ma magari, se tu lo mettessi in condizione di farlo..."
"Mi vede anche quasi nudo. Tutte le sere mi assiste con gli altri due. A volte anche mentre faccio il bagno."
"Non dorme mai di là, nella stanza del valletto?"
"Sì, certo, un paio di notti per settimana."
"Perciò due o tre volte alla settimana, di notte restate soli tu e lui..."
"Sì, certo, ma io di qua e lui di là..."
"Non è di sicuro questo il problema... Io se fossi in te ci proverei..."
Questo colloquio con Johann continuò a ronzare nella testa di Jakobus. Sì, Walterus era molto carino. Poteva essere piacevole farci l'amore. E se ci stava, potevano avere davvero due o tre notti per settimana in cui poter fare l'amore indisturbati...
Nei giorni seguenti Jakobus studiò Walterus con maggiore attenzione, osservò i suoi sguardi... ma nulla gli fece capire se Johann avesse ragione o no.
Più ci pensava, però, più aveva voglia di provarci con quel ragazzo e più gli sembrava desiderabile. Ma lo sguardo del ragazzo non scendeva mai fra le sue gambe né fra quelle degli altri due valletti, e se anche uno dei due era anziano e poco attraente, l'altro non era poi male... Lo sguardo di Jakobus invece ormai correva sempre più spesso a posarsi sul discreto rigonfio che ornava le polpe della livrea di Walterus. E Johann continuava a spingerlo a provarci...
Con Johann era riuscito ad avere qualche altro incontro intimo, e in un modo relativamente semplice. Lo andava a trovare nel quartiere degli attendenti. Johann divideva una camera con un altro ragazzo ("noioso, parla sempre di donne"...) e quando questi era in libera uscita, Jakobus andava a trovare il cugino. Sulla porta della stanza ordinava alla sua scorta di restare lì fuori.
"Vedete che nessuno ci disturbi, devo parlare col duca mio cugino." ordinava loro.
Entrava, chiudevano la porta a chiave senza far rumore, svelti si spogliavano e si stendevano sul letto di Johann a fare l'amore. Tutti e due ne sentivano il bisogno, un bisogno che non era solamente fisico. Soprattutto per Jakobus era uno dei pochi momenti nella sua vita, oltre a quelli che poteva passare con i suoi fratelli, in cui si sentiva vivo, felice, spensierato. Con il cugino poteva dare e ricevere non solo piacere, ma tenerezza, dolcezza, intimità. In realtà non erano innamorati l'uno dell'altro, ma un forte affetto li legava, oltre ad amicizia e fiducia.
Quando Johann andò a passare un mese a casa, Jakobus di nuovo si sentì solo. E riprese a pensare in modo più esplicito al suo bel valletto, a Walterus. Gli piaceva, lo attraeva. Era molto diverso da Lukas, non solo perché era più giovane, ma anche per i modi più raffinati, per il corpo forse meno atletico ma sodo. Ma mai un solo sguardo del valletto aveva tradito un suo interesse o anche solo curiosità sessuale. Jakobus era sulle spine: che fare? Andare nel suo letto durante la notte? Se almeno il valletto non avesse dovuto dormire completamente vestito...
Una notte che Jakobus non riusciva a prendere sonno, mentre fantasticava si ritrovò con una forte erezione. Allora, quasi senza riflettere, chiamò il valletto.
"Walterus!"
Immediata venne la risposta: "Sì, Altezza... Eccomi!"
Vide il chiarore del doppiere dietro le cortine del baldacchino del suo letto. Allora si tolse la coperta di dosso, si sfilò la camicia da notte restando nudo e con l'erezione bene in vista fra le gambe...
"Walterus, apri la cortina..."
Il valletto la fece scivolare di lato e Jakobus vide il riflesso delle fiammelle negli occhi del giovane. Il suo sguardo si posò per un breve istante sull'erezione del principe, gli occhi ebbero come un guizzo, ma poi tornarono, impassibili, a guardare negli occhi Jakobus.
"Non riesco a prendere sonno. Vedi, Walterus, in che stato sono?"
"Sì, Altezza..."
"Non mi riesce assolutamente di dormire..."
"Mi rincresce, Altezza..." rispose il ragazzo, formale, impassibile.
"Walterus, mi sento troppo solo, in questo grande letto..." disse Jakobus
Ma cominciò a chiedersi se non avesse sbagliato tutto e se non fosse meglio rinunciare, ammesso che non avesse già fatto un passo falso. E proprio in quel momento i suoi occhi si abbassarono all'altezza del pube del valletto e quello che vide gli riaccese la speranza: il rigonfio nelle polpe della livrea stava chiaramente crescendo, palpitando...
"Walterus... verresti a tenermi compagnia?"
"Come comandate, Altezza..."
"No, io non ti comando nulla ma... ti sarei grato se tu volessi posare quel doppiere e venissi qui, accanto a me. Ma solo se anche tu ne hai piacere, Walterus..."
"Io, Altezza... io sarei lieto di poter dare sollievo alla vostra solitudine..."
"Posa il doppiere in capo al letto, allora... Sì, e ora vieni qui, vicino a me..."
"Così, vestito, Altezza?"
"Ti spoglieresti per me?" chiese Jakobus ancor più emozionato ed eccitato.
"Con vero piacere, Altezza."
"Allora... ti prego..."
Il giovane iniziò a slacciarsi gli abiti e se li tolse ad uno ad uno, finché restò ritto, nudo, accanto al letto. Jakobus lo guardò: era bello. Il corpo era glabro, con solo una lieve pelurie sugli avambracci e sulle gambe, Il petto ampio aveva due scuri e piccoli capezzoli tondi, perfetti. Il bottoncino dell'ombelico affiorava appena dal ventre ben disegnato. Un'aureola di peli a fiamma circondava il membro già eretto e sodo, ben ritto verso l'alto, sotto cui pendeva, pieno, il sacchetto dei testicoli.
"Sei bello..."
"Grazie."
"Ma togliti quella ridicola parrucca..."
Il valletto se la tolse, sorridendo, morbidi capelli appena ondulati comparvero.
"Sei davvero bello!" mormorò Jakobus ammirandolo con piacere.
"Voi siete molto bello. E non vi sto adulando..."
Jakobus stese un braccio verso il ragazzo: "Vieni..."
Il valletto prese la mano che gli veniva tesa e Jakobus lo tirò a sé. Walterus salì in ginocchio sul letto e s'avvicinò al principe.
"Walterus, io vorrei fare l'amore con te..."
"Sì, Altezza."
"Ma tu, lo faresti con piacere con me?"
"Sì, certo."
"Hai già fatto l'amore con un maschio, tu?"
"Sì, Altezza."
"Qui a palazzo?"
"Oh no, Altezza. Quando torno al paese, con un mio caro amico, fin da ragazzini..."
"Bene, fai conto allora che qui con te ci sia quel tuo amico... come fate l'amore di solito, fallo anche con me. Vuoi?"
"Sì..." disse il valletto.
Si stese accanto al principe ed iniziò a carezzarlo per tutto il corpo. Jakobus rabbrividì per il piacere e a sua volta si mise a carezzare ed esplorare il corpo del bel giovane. Era sodo, vellutato, gradevolissimo.
"Perché, Walterus, non hai mai guardato il mio corpo con desiderio?"
"Non osavo, Altezza. Io sono solo un vostro servitore."
"No, non ora, non in questo momento, comunque. Tu ora non sei qui per servirmi, devi pensare a me solo come ad un tuo amico..."
"È... difficile, quello che mi chiedete."
"Ma è di questo che io ho bisogno, non puoi capirlo?"
"Capirlo? Sì, credo di sì."
"Io, ora, sono solo un ragazzo che desidera poter fare l'amore con un suo simile... con te."
"Sì..."
"Perciò, ti prego, non chiamarmi Altezza, in questi momenti."
"Anche questo sarà difficile... ma ci proverò."
"Non siamo a palazzo, ora... siamo soli in un'isola deserta..." invocò il principe, e scese a carezzare il membro eretto del compagno.
Walterus fremette e chiese: "Posso... baciarvi?"
"Se ti fa piacere, devi baciarmi. Puoi e devi fare tutto ciò che ti piace, è chiaro?"
"Sì... ma non vorrei dispiacervi..."
"No, qualunque cosa tu faccia non mi dispiacerà. E se per caso dovesse, te lo direi senza fartene una colpa..."
Walterus allora lo baciò prendendogli il volto fra le mani. Quando si staccarono, Jakobus si tuffò veloce sul grembo del ragazzo e gli prese in bocca il bel membro rigido come una spada.
"Oh no, Altezza, non questo!" ansimò il ragazzo.
"Perché, non ti piace?"
"Sì, mi piace, ma..."
"E allora?"
"Ma voi siete il principe ed io il servo. Io dovrei farlo a voi."
"Tu lo facevi al tuo amico?"
"Sì."
"E lui a te?"
"Anche."
"E allora! Te l'ho detto, qui nel mio letto devi dimenticare che io sono il principe e tu il valletto!"
"Oh, ma è così..."
"Difficile?" concluse Jakobus sorridendo e carezzandogli il petto. "Posso succhiartelo allora?"
"S... sì..." balbettò il giovane.
Jakobus riprese gioiosamente a farlo, con vero gusto e piacere. Il giovane emise un gemito di piacere.
"Ssst! Piano! Le guardie qui fuori ci possono sentire..." gli sussurrò il principe.
"Perdonatemi... ma siete così bravo, voi..."
Jakobus riprese in bocca l'asta durissima e fremente. Allora Walterus si girò pian piano, facilitato dal compagno che ne aveva capite le intenzioni, e anche lui prese a succhiare il membro duro di Jakobus.
Dopo un po' Jakobus, sentendo che il piacere reciproco stava vertiginosamente aumentando, disse: "Tu lo bevevi il seme del tuo amico?"
"No... non lo depositava mai nella mia bocca. Ma solo nel mio didietro."
"Bene, allora vedrò di non farlo io. Ma a me piace bere il seme, perciò non ti togliere quando dovrai emetterlo, chiaro?"
"Ne siete certo?"
"Ne sono più che certo. Mi piace moltissimo bere il seme, perciò non privarmene."
"Come desiderate voi..."
Così, quando Jakobus sentì che il giovane stava per venire, aumentò il ritmo e l'energia delle sue succhiate e, tenendo le mani sulle natiche tese dell'altro, lo tenne ben dentro la propria bocca. Walterus iniziò ad eiaculare con forza. Il godimento dell'altro innescò il suo, allora cercò di togliere il proprio membro dalla bocca del valletto. Ma il giovane, imitandolo, gli pose le salde mani a coppa sul culetto e lo tirò a sé. Jakobus cercava di sfilarsi, di arretrare, ma il valletto affondò il capo contro il pube del principe e lo imprigionò, succhiando e muovendo il capo, finché Jakobus non fu più in grado di trattenersi e si svuotò con getti potenti nella gola del compagno, che deglutì sorsata dopo sorsata il tiepido flusso.
Quando finalmente i due si lasciarono, Jakobus guardò il volto del compagno e vide che aveva un'espressione strana.
"Avevo cercato di togliermi, ma tu me l'hai impedito..." si scusò.
"Certo. Voi avete bevuto da me e allora io volevo bere da voi."
"Ma se non l'avevi mai fatto... Non ti è piaciuto, vero?"
"No, non è così. È solo che non sapevo come fare a berlo e quasi mi andava per traverso, e..."
"E come t'è sembrato?"
"È... strano, ma non male."
"Non dovevi farlo..."
"No, al contrario... E perdonatemi se vi ho impedito di togliervi... ma ho agito d'impulso, e..."
"Io volevo togliermi solo per te, perché m'avevi detto di non averlo mai fatto e pensavo che non ti piacesse..."
"Ora l'ho fatto."
"Ma lo rifaresti?"
"Sì."
"Anche col tuo amico?"
"Certo."
"Abbiamo goduto piuttosto in fretta... Vorrei che resistessimo di più, la prossima volta, che lo facessimo durare più a lungo..."
"Ero troppo eccitato... Farlo addirittura con voi..."
"Mi giuri però che non lo dirai mai a nessuno, neppure al tuo amico?"
"Oh, Altezza, sapete bene che quello che vediamo o sentiamo qui dentro, non esce mai di qui dentro! Questo è il primo dovere di un buon valletto?"
"E tu sei un buon valletto?"
"Cerco di esserlo..."
"Ti dispiace restare ancora un po' qui nel letto accanto a me?"
"Finché volete voi."
"A me piace, dopo aver fatto l'amore, non dovermi separare subito."
"Avete ragione, anche a me piace."
"Ti va di raccontarmi come hai scoperto tu di amare gli uomini? Sono sempre molto curioso, io, visto che è una cosa così rara."
"Oh, è una storia di poco interesse..."
"Se preferisci non raccontarmela..."
"No no, non c'è motivo. Avevo undici anni..."
"Undici anni? Così presto? Io ne avevo sedici, la prima volta..."
"Non so se è presto... forse sì. Mio padre e mia madre fanno i lanaiuoli, i cardatori di lana. Ogni anno vanno a comprarla dai pastori, in montagna, poi la portano giù, la cardano e la rivendono alle filature. Così noi, una volta l'anno, tutta la famiglia assieme, si andava su in montagna al tempo della tosa per comprare la lana. Ci si fermava diversi giorni. Noi piccoli di solito si giocava con i piccoli dei pastori.
"Quella volta, si giocava a nasconderci ed io ero nascosto con un pastorello di tredici anni. Lui mi disse che voleva insegnarmi un bel gioco e mi toccò sotto le braghette. Io lo lasciai fare perché mi piaceva, mi pareva proprio un bel gioco ed anzi lo toccai io pure. Quella volta non si fece altro. Ma quello stesso giorno, più tardi, lui mi venne a cercare e mi portò in un luogo appartato e volle riprendere quel gioco. Io accettai tranquillo. Lui allora mi calo le braghette e mi spinse il suo cosino nel didietro e me lo mise tutto dentro. Faceva uno strano effetto, ma anche piuttosto piacevole, così lo lasciai fare.
"Quando però gli dissi che volevo farlo anche io a lui, lui mi disse di no, e mi spiegò che lo possono solo fare i più grandi ai più piccoli. Io avrei voluto provarci, ma non sapevo con chi. Così in quei giorni fu sempre e solo lui a mettermelo dentro. Comunque ogni volta mi piaceva un po' di più, quindi andavo con lui volentieri.
"L'anno seguente, quando andammo su di nuovo, quel pastorello volle di nuovo farlo con me. Io insistevo però che volevo farlo anche io, così lui mi disse di aspettarlo, e tornò con un suo cuginetto di dieci anni e finalmente potei provarci anche io. La cosa si ripeté di nuovo l'anno seguente, in tre: lui prendeva me ed io prendevo il suo cuginetto.
"Quando avevo quindici anni conobbi l'amico con cui ancora faccio l'amore al paese. Lui aveva diciassette anni, e già conosceva quel gioco... così quando in gran segreto glielo proposi, lo fece con me. E lui, pur essendo più grande di me, non solo me lo metteva ma se lo lasciava anche mettere da me. Questo mio amico è il figlio del gendarme del nostro paese. Facemmo l'amore per tre anni, parecchie volte alla settimana. Quando veniva buio si andava alla segheria, ci si nascondeva fra le cataste di legno, se ne scalava una e lassù, sicuri di non essere visti, si faceva l'amore in piena tranquillità.
"Quando io avevo diciassette anni, e lui diciannove, il mio amico mi disse che cercavano dei valletti per la corte e che lui voleva provarci. Perciò decisi di provarci anche io. Ci fecero fare delle prove, ci esaminarono. Lui fu scartato, e io invece fui accettato. Mi fecero scuola di belle maniere e di etichetta per circa un anno e finalmente iniziai il mio servizio a corte. Ecco, la mia storia è tutta qua..."
"In questi due anni, non l'hai mai fatto con nessuno qui a corte? Con un altro valletto, o con altri?"
"No."
"E come mai?"
"Non ne ho mai avuto occasione. Cioè, una volta un cuoco ci provò con me, ma avevo troppa paura che ci scoprissero e così gli dissi che non mi piaceva farlo, anche se in realtà quel ragazzo mi piaceva."
"Chissà perché bisogna fare di nascosto una cosa così bella?"
"Eh, Altezza, per esser bella, è bella. Ma sono tante le cose belle ma proibite. Anzi, pare quasi che più sono belle più si divertono a proibirle!"
"Sai che hai delle labbra molto belle. Labbra da baciare..."
"Grazie..."
Jakobus si accoccolò contro il corpo del giovane e gli chiese di raccontargli altre cose della sua vita. Il valletto assentì ed iniziò a raccontare, a voce bassa. Jakobus scivolò gradualmente nel sonno. Quando Walterus si accorse che il principe dormiva, si divincolò delicatamente dal suo corpo, lo coprì con la soffice coperta, prese il doppiere e scese dal letto. Chiuse senza far rumore le cortine del baldacchino, raccolse i propri abiti e la parrucca e tornò nella sua cameretta. Si rivestì e si mise in ordine, quindi si stese a riposare.
Il mattino la pendola lo svegliò. Andò a chiamare il principe. Da dietro la tenda, quando sentì che era sveglio, gli sussurrò: "Altezza, rimettetevi la camicia da notte. Fra poco devo chiamare gli altri due valletti per la vestizione..."
"Sì, Walterus, grazie..." rispose Jakobus, "Ecco fatto. Puoi cominciare. Svegliami, ora." disse ridacchiando.
"Altezza reale, è la sveglia! Altezza reale..." iniziò il rito.
Ogni volta che Walterus aveva il turno di notte, i due si ritrovavano nel letto del principe a fare l'amore. Il valletto, pur restando impassibile e formale durante il giorno e di fronte agli altri, a poco a poco quando era nel letto con Jakobus, iniziò a trattarlo con maggiore semplicità e spontaneità, pur continuando a dargli del voi e restando rispettoso.
Oltre a far l'amore parlavano di molte cose, e fra i due si stava formando, se non un'amicizia, che sarebbe stata impossibile, una certa complicità calda e gradevole.
Jakobus aveva preso l'abitudine di addormentarsi semiabbracciato a Walterus e questi, come la prima notte, solo quando il principe dormiva si allontanava silenziosamente, si rivestiva e tornava sul suo lettino nella sua stanza di valletto. Poiché i tre valletti di servizio nella camera del principe si alternavano a passar la notte, Jakobus poteva far l'amore con Walterus una notte sì e due no. Nelle altre due notti, una volta c'era Pietro, il capo valletto, un austero uomo di quarantacinque anni e, secondo Jakobus, antipatico. L'altra notte c'era invece Arrigo, un valletto di ventuno anni che fisicamente non attraeva per nulla il giovane principe. Fuori dalla porta della camera si alternavano invece, su tre turni di otto ore, tre guardie nobili, ed una di queste era il bel Reinhardt.
Spesso Jakobus lo spogliava con gli occhi ma, specialmente ora che aveva Walterus, non pensava neppure lontanamente alla possibilità di provarci col pur gradevolissimo soldatino. Altre tre guardie nobili si alternavano infine fuori dalla porta dell'anticamera e cioè nel corridoio degli appartamenti reali. A volte Jakobus pensava che era un vero spreco far lavorare ben nove persone esclusivamente per lui.
"Quando sarò re, anche queste cose cambieranno." pensava spesso il giovane principe.
Ma chissà quanti anni sarebbero passati prima che lui diventasse re: dieci, venti, trenta? Suo padre era diventato re quando aveva quarantacinque anni, cioè quando lui ne aveva tre e Friedrich era appena nato.
Quando erano in intimità, Walterus a volte gli diceva cose molto carine, come: "Sapete che siete veramente bello? È un piacere anche solo guardarvi." oppure "Ogni volta che viene il mio turno di far la notte, mi sento fortunato!" e ancora "far l'amore con voi è una delle cose più belle della mia vita..." e Jakobus sentiva che il giovane era del tutto sincero e ne godeva. Un'altra cosa che gli piaceva sempre più in Walterus era il fatto che questi, specialmente dopo aver fatto l'amore, lo coccolava.
A volte Jakobus faceva anche l'amore con Johann, ma da quando questi aveva preso a fare ufficialmente la corte ad una damigella di corte che gli era stata destinata come moglie, cioè la figlia del ricco conte il ministro delle Finanze del regno, si vedevano più di rado ed anche più rari erano i loro momenti di intimità.
Jakobus stava per compiere i diciotto anni quando accaddero tre cose.
La prima fu che in gennaio Johann si sposò. Fu celebrata una fastosa cerimonia nella cattedrale e tutta la famiglia reale al completo presenziò. Jakobus sentì un po' il matrimonio del cugino come un tradimento, ma non gli disse nulla. Anzi, si congratulò con lui quando, come regalo di nozze, fu promosso ad attendente alla sala del trono.
La seconda e la terza accaddero entrambe in marzo.
Jakobus stava facendo l'amore con Walterus. Si stava godendo il bel membro del giovane valletto ben infisso nel suo culetto voglioso. Walterus, con la sua consueta foga glielo stava pompando dentro quando un improvviso rumore nell'anticamera li fece gelare. Voci concitate. Si separarono e mentre il principe si infilava veloce la camicia da notte, Walterus, precipitandosi giù dal letto, stava cercando di recuperare i propri abiti.
Ma di colpo si aprì la porta della camera da letto ed entrò l'attendente del re con un doppiere in mano. L'ufficiale si bloccò sulla porta come una statua di sale per un solo istante, poi entrò e si chiuse la porta alle spalle.
Walterus era rimasto immobile, semiaccucciato a terra dove stava cercando di raccogliere la propria livrea. Jakobus era sceso dal letto e guardava spaventato, allibito, imbarazzato, arrabbiato, l'ufficiale.
Con voce alterata, quasi isterica, disse: "Come vi permettete di entrare così nella mia camera!"
L'altro aveva recuperata tutta la propria compostezza.
In tono formale disse: "Chiedo venia, Altezza. Sua maestà il re mi incarica di dirvi che la regina madre ha avuto un grave attacco di cuore e che pertanto la vostra presenza è richiesta senza indugio al suo capezzale."
"Mi... devo vestire."
"No, così come siete. Vi siete rivestito... abbastanza. Non c'è tempo."
"Quello che avete visto... intuito... Non dovete farne parola con nessuno, ve lo ordino!" disse Jakobus agitato.
"Non posso, Altezza. Io ricevo ordini solo da sua Maestà. E non posso non riferire. Il... servo sarà consegnato qui, per ora. Darò ordine che non esca..."
"Uscite voi, ora! Verrò subito!"
L'ufficiale batté i tacchi ed uscì. Walterus era ancora a terra, tremante, pallido.
"Walterus, vai di là e rivestiti. Non ti accadrà nulla, ci penserò io. Fidati di me."
"Oh Jakobus, Altezza! Come potrete fare qualcosa per me se ora sarete nei guai voi pure?"
"Non ho tempo ora. Ma ricorda la mia promessa. E se ti interrogassero devi dire che ti ho costretto io, chiaro?"
"Ma..."
"È un ordine! Non voglio che ti facciano del male..."
"Grazie, Altezza... grazie, Jakobus."
Jakobus corse al capezzale della nonna. I suoi fratellini, la madre ed il padre erano già lì, mancava solo lui.
"Grande mère, c'è vostro nipote Jakobus..." disse la regina.
"Jakobus... vieni qui... Dovevo vedere te, prima di lasciarvi... Sii un buon re, quando verrà la tua ora. Ricordati, un buon re non ha mai debolezze, nessuna debolezza. Un buon re... deve essere giusto, ma non misericordioso. Deve essere rigido, duro... Ricordalo."
"Ma, grande mère, un buon re deve essere buono, no?" disse il ragazzo confuso, la testa ancora in subbuglio per quanto era appena accaduto nella sua camera.
"Buono?" la vecchia tuonò quasi, con occhi di brace. Poi sembrò quasi sgonfiarsi, e con un filo di voce disse: "Dio, forse, può anche permettersi di essere buono. Mai un re. Mai un re... mai..." ripeté più volte.
Jakobus si sentì riempire gli occhi di lacrime, pensando che solo un re buono avrebbe potuto dimenticare, perdonare quello che l'attendente aveva visto e che presto gli avrebbe rivelato.
La vecchia taceva da un po'. Il medico di corte le si avvicinò, le prese il polso. Quindi le auscultò con aria preoccupata il cuore. Poi si alzò con espressione mesta e solenne e scosse più volte il capo. Il confessore di corte iniziò subito le preghiere dei defunti in latino. Il re si chinò sulla madre, le depose un lieve bacio sulla fronte quindi le coprì il volto con il lenzuolo.
Con voce neutra disse: "Si facciano i preparativi per le esequie. Occupatevene voi, baronessa Olga, ve ne prego." Poi si girò verso i suoi e disse: "Possiamo tornare ai nostri quartieri, ora. Non possiamo fare altro per lei, ormai."
Jakobus era l'unico, sia pure per ragioni diverse, ad avere le lacrime agli occhi. Vide Friedrich e Stefanie uscire, accompagnati dal valletto e dalla damigella personali. Allora di ricordò di Walterus e si affrettò verso la propria stanza. In anticamera trovò l'attendente del padre.
"Voi..." esclamò teso il principe.
"Non è questo il momento di disturbare sua maestà con la notizia del vostro... affare. Il servo sarà messo in guardina fin dopo le esequie. Poi..."
"In guardina? Non potete!"
"Posso, e ho già fatto chiamare la guardia."
"Mi oppongo! Il mio valletto non andrà in guardina!"
"Non è questo il momento, Altezza. Lasciatemi fare il mio dovere o sarò costretto a far intervenire ora sua maestà! Non è proprio il momento!"
"Voi... voi... dovete giurarmi che non gli sarà torto un capello finché ne parleremo con mio padre."
"Non gli sarà torto un capello, certo."
"Giuratemelo!"
"Va bene, avete la mia parola d'onore, Altezza!"
"E ho detto finché ne parleremo a mio padre. Io e voi assieme, è chiaro?"
"Come volete voi. Subito dopo le esequie."
"Certo. Ora lasciatemi parlare da solo con il mio valletto."
"No, Altezza."
"Come no?"
"No, Altezza. Oh, ecco le guardie. Fatemi strada nelle vostre stanze, Altezza..."