Dopo i funerali della regina madre, Jakobus affrontò il padre. S'era chiesto mille volte come farlo: avrebbe potuto negare tutto dicendo che lui voleva solo provare la livrea del suo valletto e che perciò... ma Walterus era nelle loro mani, e lui non sapeva che cosa il giovane avrebbe potuto dire... Poteva dire che... Che cosa se non la verità? No, certo, doveva affrontare le conseguenze di quel che aveva fatto. Era una questione di onestà e di dignità. Che potevano fargli? Diseredarlo? Almeno forse avrebbe potuto uscire da quella gabbia dorata e vivere libero ed a modo suo... Esiliarlo? Si sarebbe fatto una vita all'estero, in qualche modo, e sarebbe stato ancor più libero...
Ma si rese conto che il vero problema non era che cosa potessero fare a lui. Il vero problema era il povero Walterus. Walterus si trovava in quella situazione solo perché lui gli aveva chiesto di fare l'amore. No, Walterus non doveva pagare per colpa sua. Già Lukas aveva perso il suo lavoro per causa sua...
Così, quando l'attendente gli chiese se fosse pronto ad andare dal padre, Jakobus aveva preso la sua decisione. Disse, ed insisté su questo punto, che il valletto aveva solo obbedito ai suoi ordini e perciò insisté che non venisse punito per colpa sua.
Il re Heinrich reagì alla notizia in modo straordinariamente calmo. Non si alterò, non alzò la voce, non usò termini duri. Alle insistenze di Jakobus, dette ordine che il valletto fosse liberato, ma fosse licenziato ed accompagnato ai confini del regno. Esiliato. Non permise a Jakobus di vederlo, di parlargli e neppure di scrivergli.
Riguardo a Jakobus... Disse che sperava che si trattasse solamente di un errore di gioventù (anche se grave, molto grave) e dette ordine che il principe fosse sorvegliato più da vicino. I valletti dovevano essere persone sicure e di età. Perciò a parte Petrus, che rimase il capo valletto, gli furono assegnati Roland, un uomo sposato di quarantadue anni e al posto del giovane Arrigo fu messo un altro uomo sposato di quarantacinque anni, Martinus. Inoltre dette l'ordine che Jakobus non potesse incontrare nessuno senza la presenza nella stessa stanza di una guardia nobile. Le uniche eccezioni erano i membri della famiglia reale.
Quindi il re congedò l'attendente e disse a Jakobus che della cosa doveva essere messa al corrente anche la regina.
Jakobus era frastornato, soprattutto per l'apparente assenza di emozioni nel padre. Questi aveva ascoltato, giudicato, emesso la sentenza come se il problema non lo toccasse, non lo riguardasse.
La reazione della madre fu molto diversa. Prima chiese al marito perché dovevano essere tsnto sfortunati da meritare un primogenito così, dopo tutto quello che avevano fatto per farne un futuro re degno di questo nome. Re Heinrich le rispose gelido che Jakobus non avrebbe dovuto regnare dal letto ma dal trono!
Allora la regina Margaretha toccò il tasto della morale e della legge di Dio e chiese a Jakobus come non si vergognasse di "concupire persona del proprio sesso ed oltretutto di così bassa condizione sociale!"
Jakobus stava per chiederle se sarebbe stato più perdonabile se l'avesse fatto con l'erede al trono di un qualche regno vicino, ma capì che era meglio tacere.
La regina concluse questa sua seconda fase delle lamentele ordinando al figlio un lungo colloquio con il padre confessore.
Jakobus pensò sarcastico al padre confessore del cugino Johann... Ma disse solo che certamente l'avrebbe fatto.
Quindi la regina toccò il tasto della "troppa libertà e fiducia che ti abbiamo concessa"...
Jakobus stava per reagire dicendole che lui doveva ancora capire dove e quando fosse stato libero... ma nuovamente tacque. E il re disse che a questo aveva già posto rimedio.
Poi la regina chiese a Jakobus di giurare sulla Bibbia che in futuro non sarebbero mai più accadute simili cose. Ma il re le disse che la parola di un principe valeva più di mille giuramenti e che lui aveva avuto la parola del figlio e tanto bastava! Jakobus stava per dire che non era vero, che lui non aveva dato mai la sua parola... ma di nuovo preferì tacere.
Infine la regina disse al figlio: "Spero, Jakobus, che io non abbia più a subire un simile trauma da uno dei miei figli! Spero, Jakobus, che sia ben chiara la gravità di ciò che è accaduto. Spero, Jakobus, che sia davvero solamente un errore di gioventù come dice il re vostro padre... anche se fra soli due mesi vi dovrebbe essere la cerimonia di investitura a principe ereditario e l'accesso alla maggiore età!"
Re Heinrich dichiarò con forza che la cerimonia avrebbe avuto luogo esattamente come previsto e che proprio le accresciute responsabilità del principe l'avrebbero aiutato a capire come deve agire un erede al trono.
Jakobus tornò alle sue stanze abbattuto. Né il padre né la madre s'erano minimamente preoccupati di capire che cosa lui provasse, che cosa lui sentisse, il vero senso di ciò che era accaduto.
Friedrich aveva avuto sentore che era accaduto qualcosa di grave che riguardava Jakobus, e le risposte evasive e vaghe del padre e della madre lo avevano messo ancor più in sospetto. Ormai Friedrich aveva quattordici anni, non era più un bambinetto ma un adolescente. Così alla fine decise di chiedere direttamente a Jakobus che cosa fosse accaduto. All'inizio anche il fratello fu evasivo.
"Jakobus, sono tuo fratello! Fra di noi ci si è sempre capiti, voluti bene. Perché non vuoi più confidarti con me?"
"Oh, Friedrich... vorrei, ma... sei ancora un ragazzino, tu, come potresti capire certe cose? Credo che papà e maman non vorrebbero che te ne parlassi..."
"Sì, questo è evidente. Ma hai dimenticato che ci siamo giurati di non abbandonarci mai, qualunque cosa fosse accaduta? Chi ho mai avuto io se non te e Stefanie? E tu, se non noi due? Dobbiamo proprio ora iniziare a separarci, a tradire il nostro giuramento?"
"No, Friedrich, fratello mio adorato, no. Bene, ascolta allora..." disse Jakobus e gli raccontò tutto a partire da quel mese di tre anni prima lassù in montagna col cugino Johann.
Friedrich ascoltava serio, poneva domande, rifletteva. Quando Jakobus ebbe finito il suo lungo racconto, per un po' tacquero tutti e due.
Poi Friedrich gli chiese: "Ma tu, Jakobus, non hai mai provato interesse verso l'altra metà del cielo?"
Jakobus sorrise a quella definizione e rispose: "No, Friedrich, mai. Sono sempre rimasto... nella mia metà del cielo."
"E... ti ci trovi bene?"
"Benissimo."
"Tu... l'hai fatto con tre persone, vero?"
"Sì, esatto."
"E ti è sempre piaciuto?"
"Moltissimo."
"Mai avuto un dubbio, un rimorso?"
"Mai. Anche se dicono che sia male, che sia un peccato..."
"Oh, quello! Anche masturbarsi dicono che sia un peccato, no?"
"Sì, è vero..."
"Eppure io lo faccio e... mica solo io!"
"Oh! E chi ti ha insegnato?"
"Nessuno. Cioè, una volta, due anni or sono, ho visto uno dei figli di un servo farlo, e pareva che gli piacesse, ed ho capito che era quello che il nostro padre confessore chiama giocare con le pudenda... così per curiosità ho provato e... beh, è bello, qualunque cosa ne dicano."
"Sì, ma pare che fare l'amore fra maschi sia una cosa orribile... dicono. Una cosa di cui vergognarsi, dicono."
"Dicono, dicono! Ma se per te è l'unica cosa bella... come può essere male se non fai del male a nessuno? E comunque, se tu sei così, che mai si può fare?"
"Non lo so... Evitarlo."
"Sì, è come dire che devi evitare di mangiare o di respirare!"
"Che posso fare io, Friedrich?"
"Bah... dicono che potrebbe essere un errore di gioventù, no?"
"Sì, nostro padre dice così. Ed anche il padre confessore."
"Oh, il reverendo padre confessore! Il nostro, forse. Ma da quello che mi hai raccontato, quello di nostro cugino Johann la pensa in modo opposto, no? E per essere un errore di gioventù, mi pare che quel reverendo padre sia un po' in là con l'età, no? E allora, chi dei due preti ha ragione? Loro, i grandi, dicono tante di quelle cose assurde... Dicono che non bisogna mentire, poi in politica o in diplomazia la menzogna diventa un'arte. Dicono che non si deve ammazzare, poi ci sono le pubbliche esecuzioni e le guerre, ed anche ammazzare diventa un'arte, e benedetta dai preti! Dicono che si deve avere una sola donna, quella con cui ci si sposa, e di non desiderare la donna d'altri, e poi hanno l'amante segreta, e magari anche più di una, come nostro padre!"
"Che? Nostro padre?"
"Oh sì, non ti sei mai accorto? La marchesa Cecilie Melanie..."
"Ma... e come fai a saperlo, tu?"
"Quando era viva grande mère Bianca, l'ho sentita dire a maman di non lamentarsi che per lo meno papà aveva una sola amante, Cecilie Melanie, mentre suo marito lo faceva con almeno metà delle dame di corte."
"Chi, il nonno Jakobus?"
"Così diceva grande mère, e non vedo perché non crederle. Allora, vedi, se loro dicono una cosa e poi ne fanno un'altra, che diritto hanno di dire a noi che cosa dobbiamo fare e che cosa non dobbiamo fare?"
"Già."
"Perciò penso che tu dovresti poter vivere quello che senti, quello che desideri, finché non fai del male a nessuno. Tutto sommato credo che faccia piu del male papà facendo l'amore con la marchesa Cecilie Melanie che tu facendolo con un uomo."
"Perché? se lui ama la marchesa, a chi fa del male?"
"Ma a maman, che ne soffre!"
"È vero. Però anche papà fu obbligato a sposare maman per motivi politici. Anche a lui è stato fatto del male."
"Hai ragione. Per questo io rifiuterò di sposare una donna che non ho scelto io. E a quella che sceglierò, io sarò fedele."
Jakobus guardò con ammirazione il fratello e pensò che era molto più maturo della sua giovane età.
"Solo che, adesso, sarò controllato a vista. Sai che solo con te e con Stefanie mi è permesso di parlare a quattr'occhi? Con chiunque altro deve sempre esserci una guardia nobile presente."
"Ah... e questo per impedirti di appartarti con un uomo."
"Certo."
"Allora dovrebbero mettere una guardia nobile anche alle costole di papà!" esclamò deciso il ragazzino.
Jakobus sorrise.
Friedrich gli chiese: "Papà non sa di te e di Johann, vero?"
"Oh no. Né di Lukas. Solo del povero Walterus, che è stato esiliato. Avevo pregato Johann di provvedere in qualche modo a Walterus da parte mia, ma si è rifiutato. Ha detto che non poteva mescolarsi in queste cose, né esporsi..."
"Ti ha deluso, vero?"
"Sì. E poi lui si è anche sposato..."
"Magari a lui piace sia l'uomo che la donna..."
"Ne dubito... ma non lo so, in realtà. Si è sposato anche lui solo per ragioni politiche ed economiche. Scendono tutti a compromessi..."
"Tu, Jakobus, non ti sposerai?"
"No!"
"Ma... e chi sarà allora il tuo erede al trono?"
"Tu ti sposerai, Friedrich?"
"Penso proprio di sì. Ma solo il giorno in cui incontrerò la donna di cui posso innamorarmi."
"Bene. Nominerò il tuo primogenito mio erede al trono. È già accaduto nella nostra famiglia."
"È una soluzione. Ammesso che ti permettano di non sposarti."
"Non possono obbligarmi, specialmente quando sarò re."
"Jakobus?"
"Dimmi Friedrich..."
"Ti ringrazio per esserti confidato con me. Continua a farlo, ti prego. Fra di noi mai più segreti, d'accordo?"
"D'accordo, fratellino. E grazie a te per la tua comprensione e per il tuo affetto...'
"Ti voglio bene, Jakobus. Tu sei l'unico vero amico che ho, lo sai. E fin da piccolo tu sei stato l'unico a darmi sempre l'affetto di cui avevo bisogno. Puoi contare su di me, finché avrò vita."
I due fratelli si strinsero la mano, poi si abbracciarono stretti. Jakobus si sentiva meglio, ora che s'era aperto con Friedrich. Sapeva di non essere più solo.
Il 12 maggio Jakobus compì i diciotto anni. La cerimonia dell'investitura, a causa del lutto della corte, fu spostata a giugno. Alla presenza della corte, del vescovo, degli Ambasciatori, dei Ministri di Stato, a Jakobus fu messo il manto d'ermellino e fu imposta la corona di erede al trono. Come conseguenza di ciò fu allestito il tronetto dell'erede alla destra di quello del re e della regina, al posto di quello che era stato della regina madre.
Altra conseguenza fu che a Jakobus furono assegnati nuovi quartieri. Ora, oltre alla sua camera con annesse la camera dell'attendente, del valletto ed il bagno privato, c'erano anche uno studio ed un salotto, che aprivano tutti sull'anticamera. Come attendente gli fu assegnato il conte Valerianus, un ufficiale di ventotto anni. I nuovi quartieri dell'erede al trono erano nell'ala ovest del Palazzo, quella più antica, distaccati da quelli della famiglia reale. Questo, teoricamente, gli avrebbe dato una maggiore libertà. Di fatto erano aumentate le persone che avrebbe avuto attorno giorno e notte ed era così anche più controllato di prima.
"Oh, Friedrich, quando mai potrò trovare l'uomo della mia vita, se non sono mai solo neppure per un istante? Non posso neppure più uscire di nascosto dalla finestra, ora: sotto c'è il fossato e nessun appiglio per arrampicarmi! Ti rendi conto che l'unico momento in cui sono solo è al cesso!"
"Povero Jakobus. Mi sa che dobbiamo giocarli d'astuzia..."
"E come?"
"Ho dei progetti..."
"Ah sì? E quali?"
"Permettimi di tenerli segreti, per ora... Ma ricordati che sto lavorando per te..."
"Non credo che si riuscirà, ma ti ringrazio. Sei un vero tesoro, Friedrich!"
Come erede al trono Jakobus era molto impegnato. Oltre alle lezioni dei tutori che continuavano come prima, ora doveva partecipare ad alcune riunioni di Stato, a cerimonie ufficiali, a feste. Il suo attendente gli fungeva da segretario e gli ricordava i suoi mille impegni. A sera, di solito, era stanco morto e si addormentava come un sasso. Ma sentiva sempre più acuta la mancanza di un amante. Era sempre con qualcuno eppure si sentiva sempre più solo. L'unico sollievo gli veniva dagli incontri con Stefanie e con Friedrich.
In settembre partecipò alla festa data dal cugino Johann per la nascita del suo primogenito. La festa si svolgeva nei saloni del pianterreno e nel giardino d'inverno della sua residenza di città. Jakobus, come gli imponeva il suo ruolo, girava qua e là scortato dal suo attendente e s'intratteneva con la nobiltà varia invitata alla festa. Ma l'attendente, che pure aveva l'ordine di non lasciare mai solo il principe, pensando che in tutta quella confusione il principe non sarebbe comunque stato mai solo, cominciò ad accontentarsi di guardarlo sempre più di lontano. E quando una damigella gli fece gli occhi dolci, si lasciò abbindolare e dimenticò il proprio dovere.
Johann si avvicinò a Jakobus: "Caro cugino, mia nipote Caroline sta affascinando il tuo bell'attendente, come le avevo chiesto di fare. Vieni con me, svelto."
"Dove?"
"Vieni!"
Jakobus guardò l'attendente uscire in giardino con la graziosa Caroline al braccio, e segui il cugino. Questi lo portò in biblioteca e di qui, attraverso una scala a chiocciola dissimulata dietro ad uno scaffale, in una cameretta piccola e graziosa quasi completamente occupata da un grande letto.
"Ecco, Jakobus, il mio rifugio segreto. Qui porto i miei amichetti. Ho voglia di fare l'amore con te... Anche tu, povero amico, devi morire dal desiderio di avere un po' di sollievo, no?"
"Sì..." disse il principe.
"Non possiamo assentarci troppo a lungo. Spogliamoci, dai!" l'invitò Johann iniziando a denudarsi.
Fecero l'amore quasi con furia, con avidità, specialmente Jakobus. Ebbero un orgasmo violento e Jakobus si scaricò nel cugino che s'era fatto penetrare con gusto. Mentre si rivestivano Jakobus osservava i dipinti licenziosi fra gli stucchi dorati del soffitto.
Johann gli disse: "Devi fidanzarti con una qualche nobile dama, sposarla, così smetteranno di sorvegliarti e potrai avere tutte le avventure che vorrai."
"Fidanzarmi io? Sposarmi? Mai!"
"Sei sciocco. Lo sai il detto, no? Sposati ed ama chi vuoi! Questa è la regola. E sapessi quanti uomini sposati hanno anche un amante... maschio. A corte ne ho già scoperti sette, solo fra noi giovani."
"Sette? Chi sono?"
"Sposati. Unisciti a noi e te li farò conoscere."
"No, non mi sposerò, io."
"Sei pazzo. Pazzo! Vuoi fare il martire?"
"No. Voglio solo essere me stesso. Non indossare una maschera."
"Senza una maschera sei nudo! Cambierai idea, eroe di paglia." gli disse Johann mentre rientravano nel salone.
L'attendente era ancora in giardino a fare la corte alla bella Caroline e non s'era accorto di nulla.
"Pensa a quello che ti ho detto, Jakobus. Avrai otto alleati a corte, se seguirai il mio consiglio."
"Cos'è, siete un nuovo partito politico? Sposati e scopa un maschio? Siete una congrega?"
"No, nulla di formale. Ci si aiuta l'un l'altro. Non è sempre facile trovare un bel maschio disponibile. Così a volte ci si segnala le nostre conquiste. C'è per esempio un ufficialetto della consulta araldica che è molto disponibile... come anche il giovane cocchiere di uno di noi... A volte organizziamo festini per soli uomini nella villa di caccia di un altro di noi, con una decina ragazzi pagati per farci divertire... È una bella vita. Non ti piacerebbe?"
"Non lo so, cugino. Come sei diverso dal Johann che mi ha introdotto all'amore... No, non credo proprio che mi interesserebbe essere uno... uno di voi."
"Pensaci. Se cambiassi idea... sai dove trovarmi."
Jakobus ci ripensò. In certi momenti l'idea di poter far l'amore liberamente lo solleticava ma... liberamente? In fondo era sempre di nascosto, in segreto... No, quello che voleva lui era ben altro. Non certo i festini con ragazzi pagati! Ne parlò con Friedrich ed il fratello si disse d'accordo con lui.
Poi il ragazzo gli chiese: "Jakobus, c'è qualcuno che ti piace? Un uomo con cui vorresti poter iniziare una relazione?"
"Sì, che mi piace, sì. Ma senza speranza..."
"Chi è?"
"È una delle guardie nobili. Si chiama Reinhardt Martinus. Ha ventidue anni ed è molto bello..."
"Sì, ho presente chi è. Ha una faccia pulita e simpatica. Perché dici che è senza speranza, però?"
"Perché non ho nessun segno che io possa interessargli, o che lui possa desiderare fare l'amore con un maschio."
"Non potresti in qualche modo... sondarlo?"
"Per cosa? Per averne un no? Oppure, peggio, per averne un sì e fargli fare la fine di Walterus o di Lukas? No, temo davvero di non avere speranze..."
"Ti andrebbe di venire con me negli archivi di Palazzo?"
"Negli archivi? A far che?"
"Ho una cosa molto interessante da mostrarti. Cose dimenticate, ma utili... Vieni?"
"Va bene."
I due principi andarono negli archivi. La guardia di scorta a Jakobus si fermò sulla porta. Friedrich salutò l'archivista.
"Vorrei rivedere quegli incartamenti su cui sto studiando..."
"Certamente, Altezza, ve li porto giù subito..."
"Non occorre, ormai so dove sono. Vieni Jakobus... Li rimetteremo a posto noi, signor archivista."
"Come desiderate, Altezza."
Friedrich portò Jakobus nella stanza seguente e di qui in una terza stanza. Spostò l'alta scala a castello sulle sue rotelle e vi salì agile. Prese a colpo sicuro due grandi volumi e li portò giù.
"Che sono?"
"Nel 1632 re Heinrich I fece ristrutturare questo Palazzo per farne una nuova reggia..."
"Sì, lo so."
"In realtà fece fare praticamente solo le nuove facciate che univano e collegavano le due costruzioni precedenti, affiancate, cioè il castello di Ranald II del 1338 ed il Palazzo ducale di Otto III il Solitario del 1467."
"Sì, so anche questo. Non aveva abbastanza oro per far demolire tutto e ricostruire ex novo..."
"Fortunatamente per noi... Perché vedi, l'architetto che fuse le due costruzioni e dette l'attuale forma al Palazzo reale, ebbe un ordine: lasciare, collegare e completare i passaggi segreti che c'erano nelle due precedenti costruzioni. Quegli stessi passaggi segreti che nostro nonno Jakobus II quasi certamente usava per raggiungere le sue amanti. E qui ci sono tutti i disegni del progetto del 1632, e in queste pagine sono segnati tutti, chiaramente. Guarda..."
"Ma è una ragnatela!"
"Sì, una ragnatela completamente dimenticata. E se noi togliamo da questo volume queste due pagine, e queste sei pagine da quest'altro volume, nessuno più saprà dove sono... a parte noi due..."
"Ma... strappare i libri..."
"Taglieremo le pagine in modo che non si veda. Ho portato una lama molto affilata, per questo."
"Ma... e a che pro rovinare questi libri antichi?"
"Il prezzo della tua libertà, Jakobus. Non capisci? Guarda qui, un passaggio porta esattamente nel tuo studio. Tu puoi allontanarti non visto dai tuoi quartieri e raggiungere praticamente ogni parte del Palazzo! Non capisci?"
"Oh per giove! Libero di muovermi, o quasi..."
"Appunto."
"Ma tu, come hai fatto a trovarli? A sapere che c'erano?"
"L'ultima che sapeva qualcosa di questi passaggi segreti e solo per sentito dire, era grande mère Bianca, che quand'ero piccolo me ne aveva parlato, come in una fiaba... e lei ora non c'è più... Ma io mi sono ricordato e ho fatto le mie ricerche... Ed ho pensato che se trovavo i progetti originali di ristrutturazione, potevo forse anche trovare... questi!"
"Tu sei un genio, Friedrich!"
"Allora, adesso li tagliamo. Poi stanotte inizieremo ad esplorarli. Ti va?"
"Stanotte?"
"Sì, guarda. Uno arriva qui, che è la stanza in cui dormo io. Proverò ad aprirlo ed a venire fino al tuo studio. Ci troveremo lì. Il primo che arriva aspetta."
"Ma forse sono bloccati... e forse fanno rumore quando si aprono, dopo tanti anni che non sono più usati..."
"Beh, vale la pena di provare, no? Stanotte, Jakobus?"
"Sì, stanotte."
Si trovarono ed iniziarono l'esplorazione. A parte la polvere, tutto era in perfetto ordine e funzionante. E affascinante. Stretti corridoi, scale, spioncini, pannelli scorrevoli o pivottanti con ingegnosi meccanismi. Uscite nelle stanze più diverse, comprese quella del re e quella del trono, o nei locali più impensabili come la grande guardaroba, la sala d'armi, la cucina, la rimessa delle carrozze. Spioncini nella camera della regina, nella stanza del Consiglio, nel Gabinetto del Primo Ministro. Quel sistema di passaggi segreti parlava di storie di intrighi, di segreti amori, di spionaggio. E sopra ogni spioncino, sopra ogni uscita un cartello di legno dipinto con il nome della stanza a cui corrispondeva. Qua e là buchi di aerazione verso l'esterno del Palazzo, feritoie da cui si potevano intravedere parti dei dintorni, nicchie per porre lumi o forse anche armi...
Friedrich e Jakobus ci misero parecchie notti ad esplorare quel labirinto e ad impratichirsene. Non potevano provare tutte le uscite, perché a volte dall'altra parte c'era gente. Ma Jakobus durante il giorno osservava alcune di quelle stanze per capire dove fosse il passaggio segreto. Erano tutti molto ben dissimulati da pannellature, fregi, mobili, caminetti... Passarono quasi un mese a riempire quegli otto fogli ed altri fogli bianchi che vi avevano uniti, con annotazioni ed appunti.
Erano entrambi eccitati e a Jakobus pareva di essere tornato bambino e di vivere un'incredibile avventura. Ma soprattutto l'idea di potersi allontanare dalle proprie stanze all'insaputa di tutti, e di poter spiare invece di essere sorvegliato, lo eccitava molto.
"Chissà come mai re Jakobus II, che deve essere stato l'ultimo ad usarli, non ne ha mai svelato l'esistenza a suo figlio Heinrich IV, nostro padre?" chiese Jakobus un giorno a Friedrich.
"Beh... il nonno è morto all'improvviso così non ha avuto tempo di dirglielo. E prima forse non voleva dirglielo perché voleva essere libero di andare dalle sue amanti senza che nostro padre lo potesse sapere o controllare..."
"Sì, è possibile. Forse anticamente erano più usati per spiare e per intrighi che non per convegni amorosi, ed ogni re li mostrava al suo erede..."
"Sì, Jakobus! E proprio così! Ricordi nella tua investitura ad erede la frase che ha pronunciato papà?"
"Beh, ne ha pronunciate tante..."
"No, quella quando ti ha dato quel rotolo di fogli bianchi sigillati col suo sigillo..."
"Ah, verso la fine, quando poi mi ha abbracciato e m'ha detto: i segreti del regno e del Palazzo sono ora anche tuoi, figlio mio..."
"Esatto! Una volta quei segreti erano svelati e non erano solo segreti di stato, e quei fogli non erano bianchi, ma... mappe come queste!"
"Sì, è possibile..." disse pensieroso Jakobus.
"Sia come sia, ora noi due li conosciamo!"
Durante le loro esplorazioni scoprirono una cosa: la maman, la regina Margaretha, aveva anche lei un amante! Era il capo della guardia nobile, il duca Wlatimir Marwin Andreas!
"E poi dicono a me!" esclamò solamente Jakobus, accigliato.
Friedrich gli strinse una mano in segno di comprensione e solidarietà.
A poco a poco Friedrich e Jakobus iniziarono ad "attrezzare" il labirinto di passaggi segreti: lanterne ad olio, abiti per cambiarsi quando vi entravano in camicia da notte, in modo di non riempirle di polvere, un cofanetto chiuso a chiave in cui misero i fogli con le piante dei passaggi segreti e le loro note... Stabilirono anche dei segnali da farsi prima di aprire un passaggio segreto nelle loro stanze.
Jakobus pensò che se fosse stato a conoscenza di quei passaggi la notte dell'irruzione dell'attendente del padre, avrebbe potuto farvi nascondere Walterus e nulla sarebbe accaduto... ma purtroppo la storia non si fa con i "se"...
Chissà dove erano ora Lukas e Walterus? Chissà come vivevano? Jakobus si sentiva responsabile dei loro destini e si rammaricava di non essere in grado di far nulla per loro. E Johann s'era rifiutato di interessarsene. Jakobus stentava a riconoscere nel bel cugino cinico il suo Johann pieno di gioia di vivere che per primo gli aveva fatto gustare il senso della libertà.
Jakobus aveva trovato anche un modo per poter usare di giorno i passaggi segreti. A volte diceva al suo attendente: "Andate in anticamera, voglio star solo per un'oretta..."
L'attendente usciva: il principe dallo studio poteva solo andare o in camera propria o nell'anticamera dove era lui, e dalla propria camera avrebbe potuto solamente o tornare in studio o uscire nell'anticamera... perciò il devoto attendente era tranquillo: se il principe desiderava solamente un po' di solitudine, si poteva anche concedergliela...
Jakobus allora s'infilava svelto nel passaggio segreto ed andava a spiare nelle varie stanze. Non aveva mai scoperto nulla di interessante, ma qualcosa lo spingeva a continuare... Ed un giorno sentì un brano di conversazione nella sala dei trofei fra suo cugino Johann ed il conte Karl Anton.
"... come sempre. Ed oltre ai ragazzi, vi sarà una sorpresa..."
"Quale?"
"Sorpresa, appunto, quindi la vedrete. Vi piacerà, ne sono certo."
"Via, datemi almeno un indizio..."
"Un giovane maschio di indicibile bellezza..."
"E... disponibile?"
"Disponibilissimo. Di sangue blu, straniero, ma soprattutto di sangue caldissimo..."
"Lo conosco?"
"No, ma lo conoscerete... e molto intimamente. Non mancate!"
Jakobus non poté ascoltare altro perché i due erano usciti. Ma due cose lo fecero riflettere: ora sapeva chi era un altro degli "otto", ed un nobile dal sangue caldo, molto bello, straniero, si sarebbe unito alla congrega... chi mai poteva essere? Non gli risultava che vi fossero nobili stranieri a corte, né in città... Ne parlò con Friedrich ma anche il fratello non ne sapeva nulla.
Un'altra cosa che scoprirono, questa volta Friedrich, fu che il comandante della guardia nobile, oltre ad essere l'amante della regina, era anche l'amante della sua prima dama di compagnia! La corte era un vero covo di contorte relazioni sessuali e volevano impedire a Jakobus di vivere le sue! Il principe era sempre più furioso.
L'otto di dicembre vi fu la presentazione a corte dei nuovi maggiorenni. Jakobus vi partecipò, questa volta dal suo tronetto. Erano praticamente suoi coetanei e lui non era stato presentato in quell'occasione perché vi era già stata l'investitura a principe ereditario. Ed ora i giovani, uno dopo l'altro, dopo aver salutato il re e la regina, scattavano sull'attenti davanti a lui che rispondeva al saluto e, quando ne valeva la pena, li spogliava con gli occhi. Parecchi erano attraenti nelle loro attillate uniformi di gala. Ah, se fosse stato libero di far loro la corte...
Durante la festa che seguì la presentazione, Jakobus girò per la sala a parlare con quelli che avevano attratto la sua attenzione e acceso le sue fantasie. E quelli che gli parevano più simpatici ed interessanti, li invitava ad andare ad allenarsi con lui in sala d'armi o al maneggio nei giorni seguenti...
Finché la regina lo prese in disparte e gli disse, con voce dura: "Credo che fareste bene a passare meno tempo con quei giovani e più tempo con le damigelle, non vi pare?"
"Oh, maman, sono tutte solo delle ochette!" rispose Jakobus con un tono fatuo e si allontanò da lei.
Più tardi, finita la festa, fu fatto chiamare dal padre e dalla madre.
"Jakobus, il vostro atteggiamento ci preoccupa. Vi è stata perdonata, anche troppo facilmente, la vostra scappatella con quel servo, perché si era pensato che fosse solamente una sbandata dovuta alla vostra giovane età. Ma ora..." iniziò il re.
"Padre, dopo di allora non è mai più accaduto nulla del genere, lo sapete bene. È passato quasi un anno e..."
"Certo, siete ben sorvegliato, ora. Ma quest'oggi tutti hanno potuto notare come riservaste i vostri sorrisi ed il vostro tempo ai presentati e non alle damigelle!"
"Era la loro festa! Anche voi avete parlato più con loro che con le damigelle!" rispose Jakobus con un tono di stupore.
"Ma io non sono un giovanottello come te! Ci mancherebbe che mi metta a far la ronda alle damigelle. Per te, invece, sarebbe solo normale... E la vostra risposta a vostra madre quando ve l'ha fatto notare, mi stupisce. Siete certo che il vero problema non stia piuttosto nel fatto che ci si sia sbagliati a considerare quanto avevate fatto come un semplice incidente e che voi invece siate un povero malato attratto dal vostro stesso sesso invece che dall'altro come Dio comanda!"
"Io mi sento perfettamente sano. Se fossi malato dovreste affidarmi ad un medico..." rispose Jakobus.
E mal gliene incolse.
Il re infatti iniziò a farlo sottoporre a visite mediche. I medici, dopo averlo attentamente visitato, dissero al re che fisiologicamente il principe era del tutto sano e normale e che l'unica cosa era sottoporlo ad una visita psichiatrica. Pertanto fu convocato a corte da Parigi il famoso psichiatra ed ipnotista il dottor Syebault. Questi volle dapprima avere un lungo colloquio a tu per tu con il principe. Quindi gli propose di sottoporlo ad una o più sedute di sonno ipnotico.
Jakobus era diffidente: "A che servirebbe questo farmi dormire a comando?"
"Innanzitutto a scoprire se voi siete affetto o no da omosessualità, quindi a scoprirne l'eventuale causa ed in fine a liberarvene."
"Non mi piace l'idea che voi giochiate con la mia mente mentre io sono incosciente."
"Vedete, Altezza Reale, durante il nostro precedente colloquio voi siete stato sempre sulla difensiva. Avete molto abilmente eluso tutte le domande che vi ho posto riguardo alla vostra sessualità, anche le più dirette. Ora, se stabiliamo che voi non siete afflitto da omosessualità, tutto finisce qui, dato che questo è il problema per cui sono stato convocato. Ma se voi lo foste, vi posso curare..."
"Voi volete manipolare la mia anima..."
"Oh, via! L'anima non esiste!"
"Non fatevi sentire dalla regina o vi fa licenziare su due piedi!" rise Jakobus.
"È la vostra psiche..."
"Va bene, volete manipolare la mia psiche."
"Guarirla, se è ammalata."
"Potreste farmi diventare... omosensuale se non lo sono?"
"Omosessuale, volete dire. No, posso solo guarirvi."
"Un vero medico ha anche il potere di far ammalare, se lo volesse..."
"Vostra Altezza Reale si intende anche di medicina e di psichiatria?"
"No. Ma stanno già manipolando la mia vita fisica, non voglio che ora si tenti di manipolare anche la mia vita interiore."
"Manipolare è un brutto termine. Guarire, se vi è malattia, cosa per altro ancora da dimostrare."
"Desiderare una persona del proprio sesso per la nostra società è scandalo, per la chiesa è peccato, per voi medici è malattia... Una malattia non può essere peccato né scandalo. Mettetevi d'accordo, ma lasciatemi in pace, nel frattempo."
"Io non credo nel peccato... e non lo dirò a vostra madre la regina." disse ammiccando il medico e Jakobus sorrise.
Poi il principe disse: "Ascoltatemi. Non voglio farvi perdere altro tempo. Ditemi solo questo: voi siete convinto che l'omo...sessualità sia una malattia? E perché? Potete dimostrarmelo?"
"Malattia: iniziamo di qui. Malattia è un'alterazione di un organo e/o delle sue funzioni. Ora i vostri organi fisici pare che siano sani e che funzionino regolarmente. Perciò i medici di corte hanno detto che non avete una malattia fisica. Ma l'uomo non è solo fisico, ha anche una psiche. La psiche è la sfera di ciò che l'uomo sente, muove ed opera con la mente, l'intelletto ed il subcosciente. E la psiche dirige le nostre pulsioni sessuali. Quando è sana le dirige verso il sesso opposto, quando è malata le dirige verso il proprio sesso e prova repulsione per il sesso opposto."
"Non ho mai provato repulsione verso le donne, io!"
"Sì, me lo avete detto. Ma provate attrazione verso il vostro stesso sesso, no?"
"E con questo?"
"Una delle due affermazioni deve essere falsa. Non è possibile provare attrazione per i due opposti sessi allo stesso modo."
Continuarono a discutere...